Con l'espressione persona transgender (o trans) si indica una persona che sente e sperimenta un'identità di genere diversa rispetto al sesso biologico e anagrafico assegnato alla nascita. Questo senso di profondo disallineamento nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l'adolescenza o, più raramente, manifestarsi in età adulta.
Storia del concetto ed evoluzione medica
L'inquadramento nosografico e clinico delle identità trans ha subìto una profonda metamorfosi storica. Se nel 2007 la scienza medica parlava ancora di "Disturbo dell'Identità di Genere" (DIG), classificandolo come patologia psichiatrica nel DSM-IV e nell’ICD-10, oggi la situazione è radicalmente cambiata.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nell’attuale ICD-11, ha rimosso la transessualità dai disturbi mentali, inserendo l’Incongruenza di Genere tra le condizioni di salute sessuale. Parallelamente, l’Associazione Americana degli Psichiatri nel DSM-5 ha sostituito la parola "disturbo" con Disforia di Genere, spostando il focus clinico dall'identità in sé (che non è una malattia) al solo malessere psicologico derivante dal disallineamento corporeo e sociale.
Il termine "transessuale" fu coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell, ma divenne di uso comune dopo la pubblicazione del saggio The Transsexual Phenomenon del dottor Harry Benjamin nel 1966. Nella cultura occidentale, il concetto ha vissuto uno "slittamento" progressivo: dalla perversione, alla psicopatologia, fino all'attuale riconoscimento dell'incongruenza di genere.
Il paradosso storico dell'inquadramento nosografico risiede nel fatto che questa condizione non è mai stata curata psichiatricamente. Lo psichiatra, infatti, non ha il compito di "guarire" la persona riconducendola al sesso biologico, bensì quello di validare l'identità per avviarla alle terapie endocrinologiche e chirurgiche d'affermazione.
Questa impostazione è nata dai tragici fallimenti della medicina tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando si tentava una "guarigione" forzata tramite psicoterapie di conversione o somministrazione di ormoni del sesso genetico. Tali pratiche fallimentari determinarono un altissimo tasso di suicidi. Solo a partire dagli anni '60 si è compreso che l'unico equilibrio possibile si ottiene adeguando il corpo alla psiche e mai viceversa.
Oggi, il movimento trans mondiale rifiuta con forza la patologizzazione della propria condizione, pur rivendicando il diritto fondamentale all'intervento medico per trasformare la disforia in benessere e stabilizzare la qualità della vita.
La questione delle cause: oltre lo stratagemma diagnostico
L'eziogenesi della transessualità resta priva di una causa unica e definitiva. Storicamente, l'inquadramento psichiatrico è stato spesso interpretato dall'attivismo come uno "stratagemma politico e burocratico" necessario a garantire la copertura delle spese mediche da parte dei Sistemi Sanitari Nazionali e delle mutue.
A questo proposito, rimane emblematica la dichiarazione rilasciata nel 2003 a Bari dalla dottoressa Peggy Cohen-Kettenis, tra i massimi esperti internazionali sul tema. Alla domanda sul perché tali condizioni rientrassero nei manuali dei disturbi mentali nonostante l'assenza di psicopatologie associate e gli ottimi esiti post-transizione, rispose:
«Credo che le ragioni principali stiano fuori dal DSM. Ad esempio, una ragione pratica è che senza un disturbo classificato, in molti paesi le compagnie di assicurazione non coprirebbero le spese del trattamento. So che è un problema di cui si sta discutendo nella preparazione del DSM-V.»
Sul fronte biologico, la ricerca scientifica ha continuato a indagare sia la predisposizione genetica, sia l'esistenza di un dimorfismo sessuale cerebrale nelle persone trans coerente con il genere percepito e non con il sesso biologico.
Condizione umana, sociale e politica
La realtà transgender investe in modo paritario entrambe le direzioni dell'affermazione di genere. Internazionalmente si utilizzano gli acronimi FtM (Female to Male) per gli uomini trans e MtF (Male to Female) per le donne trans. Sebbene storicamente la percentuale visibile di donne trans sia apparsa più elevata, i dati epidemiologici moderni mostrano una sostanziale parificazione. L'apparente invisibilità storica degli uomini trans (FtM) è stata spesso determinata da una maggiore e più rapida "indistinguibilità" sociale nel contesto pubblico.
Nonostante l'evoluzione dei diritti, le persone trans subiscono ancora oggi violente discriminazioni in ambito lavorativo, sociale e istituzionale. Questo stigma specifico prende il nome di transfobia.
Come teorizzato dall'attivista Mirella Izzo (già presidente di Crisalide AzioneTrans), la transfobia non è una semplice estensione dell'omofobia: i due fenomeni condividono il destino della discriminazione, ma affondano le radici in matrici diverse. Lo stigma sociale che colpisce le persone trans è strutturalmente più elevato rispetto a quello riservato alle persone cisgender omosessuali, ed è storicamente più feroce nei confronti delle donne trans (MtF) rispetto agli uomini trans (FtM). Le motivazioni politiche e sociali sono evidenti:
- Mentre l'orientamento affettivo e sessuale investe la sfera privata e relazionale, la transizione corporea e sociale scardina l'intera percezione pubblica dell'individuo, imponendo un totale ribaltamento dei codici visivi della società.
- La transizione da maschio a femmina subisce una sanzione sociale maggiore perché inserita in una cultura intrinsecamente maschilista e patriarcale. In questo impianto ideologico, la rinuncia volontaria ai privilegi della "virilità" viene percepita dal sistema come una ferita inaccettabile e incomprensibile, molto più rispetto alla rivendicazione di spazi maschili da parte di un uomo FtM.
Questa marginalizzazione si traduce in una sistematica esclusione dal mercato del lavoro. Il rifiuto familiare, l'assenza di tutele lavorative e l'alto costo economico dei percorsi di affermazione generano una violenza economica strutturale. È la società stessa che, chiudendo ogni porta d'accesso formale, crea un circolo vizioso in cui i soggetti più vulnerabili sono stati storicamente spinti verso la prostituzione e il lavoro sessuale come unici strumenti di pura sopravvivenza.
La prostituzione transessuale, fenomeno analizzato anche per l'impatto sulle rigide classificazioni degli orientamenti sessuali, è diventata così il perno di uno stigma riflesso: la società discrimina la persona trans spingendola ai margini, e poi utilizza quella stessa marginalità per imprigionare l'intera categoria nello stereotipo dell'oggetto sessuale e della trasgressione. Questo meccanismo perverso distrugge l'immagine pubblica globale della transessualità, sbarrando ulteriormente l'accesso a un lavoro dignitoso.
Il percorso di affermazione: la realtà italiana e la Legge 164/82
L'iter di transizione in Italia è normato dalla Legge 164/1982. Il percorso standard prevede una presa in carico psicologica e psichiatrica clinica per la definizione dell'incongruenza o disforia di genere, passaggio necessario per accedere ai trattamenti endocrinologici della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) con farmaci a base di estrogeni e antiandrogeni per le donne trans, o testosterone per gli uomini trans.
Mentre gli interventi di chirurgia estetica collaterali (femminilizzazione o mascolinizzazione facciale, rimozione dei peli, ecc.) gravano quasi interamente sulle tasche della persona, la chirurgia di riassegnazione dei caratteri sessuali primari (vaginoplastica, falloplastica, isterectomia, mastectomia) può essere eseguita all'interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) previa autorizzazione del Tribunale.
La vera evoluzione politica e legale riguarda l'anagrafe: oggi non è più obbligatorio sottoporsi agli interventi chirurgici sui genitali per cambiare il proprio nome e il genere sui documenti. Grazie alle storiche sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione del 2015, l'autorizzazione alla rettifica anagrafica viene concessa dai giudici quando la transizione identitaria è considerata stabile, solida e definitiva a livello psicologico e sociale.
Una volta emessa la sentenza positiva di rettificazione, tutti i documenti d'identità correnti vengono modificati per nome e per sesso, garantendo la piena tutela della privacy e dell'identità personale, e blindando legalmente il diritto all'autodeterminazione, al matrimonio e alla vita familiare a tutti gli effetti di legge.
Vanessa Mazza, TLGBQI+
Attivista trans e voce queer. Questo blog è il mio spazio di resistenza, poesia e verità. Non scrivo per chi si nasconde. Scrivo per chi vuole vedere, sentire, cambiare.
Attivista trans e voce queer. Questo blog è il mio spazio di resistenza, poesia e verità. Non scrivo per chi si nasconde. Scrivo per chi vuole vedere, sentire, cambiare.
- InfoTrans - Portale Istituzionale: la prima piattaforma ufficiale in Italia dedicata alla salute delle persone transgender, nata dalla collaborazione tra l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Offre una Mappa Digitale dei Servizi per localizzare consultori, centri medici specializzati e uffici legali su tutto il territorio nazionale.
- MIT - Movimento Identità Trans: fondata a Bologna, è l'associazione storica dell'attivismo trans in Italia. Gestisce servizi cruciali legati alla salute, al contrasto dello sfruttamento lavorativo attraverso il progetto Common Ground, al supporto psicologico e all'accoglienza.
- ACET - Associazione Transgenere: un importante punto di riferimento gestito direttamente da persone transgender, focalizzato sulla creazione di spazi di socialità, informazione scientifica corretta e advocacy politica.
- Sportello Trans ALA Milano ETS: presidio fondamentale sul territorio lombardo, offre supporto psicologico, gruppi di auto mutuo aiuto per persone trans e per i loro genitori, e consulenza legale contro le discriminazioni sul posto di lavoro.
- Gruppo Trans APS: associazione politicamente attiva a livello nazionale per il riconoscimento dei diritti e lo sviluppo di servizi specialistici dedicati alla tutela delle persone transgender e non-binarie.
- Rete InfoTrans Arcigay: la più grande associazione LGBTQIA+ italiana offre, tramite i suoi comitati locali, sportelli di primo orientamento per l'avvio dei percorsi di transizione medica e legale.
La transizione non è una cura medica per correggere un errore della mente, ma un percorso politico di liberazione e affermazione sociale che lo Stato ha il dovere di tutelare e garantire gratuitamente a ogni cittadino.

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