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sabato 31 ottobre 2026

IL CINISMO DELLA GEOPOLITICA E LA MEMORIA TRADITA: IL CASO UCRAINA-ITALIA E IL GENOCIDIO SILENZIOSO DI CUBA

Dittico di fotografie storiche in bianco e nero sul programma Tarará a Cuba. A sinistra, Fidel Castro accoglie sulla pista dell'aeroporto i bambini ucraini reduci dal disastro nucleare di Chernobyl. A destra, una dottoressa cubana con stetoscopio esamina il braccio di un giovane paziente ucraino assistito da sua madre in ospedale.
La memoria che la geopolitica cancella: A sinistra, l'arrivo a L'Avana dei primi bambini ucraini colpiti dalle radiazioni di Chernobyl; a destra, le cure specialistiche e quotidiane offerte gratuitamente dal personale medico cubano a Tarará. Una pagina straordinaria di solidarietà internazionale oggi tradita dal cinismo dei voti e delle astensioni in sede ONU. (Foto: Archivio Storico / Cuba)


Mentre l’isola affronta la crisi materiale più drammatica della sua storia recente, l’aula delle Nazioni Unite ha consumato un tradimento etico e storico che la dice lunga su cosa sia diventata la diplomazia occidentale. Il voto del 28 ottobre 2026 all'Assemblea Generale dell'ONU sull'embargo a Cuba non ha solo sancito la fine dell'isolamento totale di Washington, ma ha svelato una scioccante perdita di memoria storica.
La frattura del voto 2026: il dietrofront dell'Italia e l'allineamento a Trump
Se negli anni passati la condanna del bloqueo raccoglieva una maggioranza granitica di oltre 180 voti, quest'anno le pesanti pressioni e le minacce dell’amministrazione statunitense hanno spaccato il fronte. Il testo della risoluzione è passato, ma ha registrato uno smottamento diplomatico mai visto prima.
La nota più dolente riguarda direttamente il nostro Paese: l'Italia ha tradito Cuba, scegliendo per la prima volta in 34 anni di astenersi anziché votare per la fine dell'embargo. La Farnesina ha motivato l'astensione parlando di una presunta "mancanza di riforme interne" all'Avana, allineandosi formalmente alle posizioni di Germania, Polonia e alla linea sanzionatoria dura promossa oltreoceano. Una scelta giudicata da molti come un atto di pura sottomissione geopolitica, specie se si considera che proprio i medici cubani della Brigata Henry Reeve corsero in aiuto dell'Italia nei momenti più drammatici della pandemia di Covid-19.
Ancora più drastica la posizione di Kiev: l'Ucraina ha scelto di non votare, rifiutandosi di appoggiare la risoluzione umanitaria per Cuba. Una decisione che calpesta una delle pagine di solidarietà medica più straordinarie del ventesimo secolo.
LA SCHEDA STORICA: IL PROGRAMMA UMANITARIO DI TARARÁ E I BAMBINI DI CHERNOBYL
Un bambino ucraino calvo, vittima delle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl, sorride all'obiettivo mostrando con orgoglio il bicipite e un tatuaggio temporaneo sul braccio. Sullo sfondo, altri bambini lo guardano sorridenti all'interno del centro medico umanitario di Tarará, a Cuba.
Il miracolo di Tarará: Un bambino ucraino, vittima delle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl, mostra fiero il proprio bicipite insieme ai compagni durante i lunghi trattamenti terapeutici gratuiti offerti dal sistema sanitario cubano. (Foto: Reuters / Claudia Daut) [1]

Quando l'Ucraina dimentica Cuba, cancella il salvataggio di un'intera generazione di propri figli. Ecco la verità storica inopponibile del programma medico di Tarará:
  • L'inizio del miracolo (1990): All'indomani del disastro nucleare di Chernobyl del 1986, mentre il mondo occidentale osservava a distanza, Cuba fu il primo Paese a rispondere all'appello umanitario. Nel 1990, il governo cubano aprì le porte della cittadina costiera di Tarará, trasformando un intero centro balneare in un gigantesco complesso ospedaliero e terapeutico pediatrico.
  • Solidarietà nel momento più buio: Il programma partì proprio mentre Cuba entrava nel "Periodo Speciale", la più spaventosa crisi economica dell'isola dovuta al crollo dell'URSS. Nonostante la carenza di cibo, la fame e la mancanza di risorse interne, il popolo cubano scelse di razionare le proprie risorse per destinarle gratuitamente alle cure dei bambini ucraini, russi e bielorussi.
  • I numeri del salvataggio: Per oltre vent'anni (fino al 2011), Cuba ha ospitato e curato a proprie spese ben 26.000 bambini colpiti dalle radiazioni, di cui oltre 20.000 provenienti esclusivamente dall'Ucraina.
  • Le cure avanzate: I medici cubani non offrirono semplici soggiorni di vacanza, ma terapie d'avanguardia per gravissime patologie: leucemie, tumori, deformazioni tiroidee, problemi ematologici e gravi patologie dermatologiche (come l'alopecia e la vitiligine indotte dal trauma nucleare). Tutto rigorosamente a costo zero per le famiglie ucraine.
Fotografia storica in bianco e nero che mostra il leader cubano Fidel Castro in uniforme militare mentre accoglie calorosamente un gruppo di bambini ucraini e sovietici sopravvissuti al disastro nucleare di Chernobyl al loro arrivo all'aeroporto di L'Avana nel 1990. Castro accarezza il volto di una bambina tenendo un mazzo di fiori.
'inizio della solidarietà (29 marzo 1990): Il leader cubano Fidel Castro accoglie personalmente ai piedi della scaletta dell'aereo il primo gruppo di bambini ucraini reduci dalla catastrofe nucleare di Chernobyl. Nonostante l'imminente collasso economico del "Periodo Speciale", l'isola darà il via a un programma di cure gratuite durato oltre vent'anni. (Foto: Liborio Noval / Archivio Granma) 


Oggi, i vertici di Kiev scelgono l'allineamento totale con i dettami della Casa Bianca, dimenticando che migliaia di adulti ucraini oggi sono vivi solo grazie alla generosità profusa dai medici di quell'isola che oggi contribuiscono a soffocare finanziariamente.

LE DICHIARAZIONI IN AULA: LA DIVISIONE DELL'UNIONE EUROPEA E LA FERMEZZA DEL BRASILE
La sessione di voto del 2026 ha spaccato l'Unione Europea, evidenziando una profonda faglia diplomatica tra chi ha ceduto ai ricatti di Washington e chi ha mantenuto l'indipendenza giuridica:
  • I governi dell'astensione (Italia, Germania, Polonia): Nel corso delle dichiarazioni di voto, il blocco allineato agli USA ha cercato di giustificare lo strappo politico scaricando la responsabilità dell'attuale collasso economico unicamente sulle autorità dell'Avana, minimizzando l'impatto extraterritoriale delle sanzioni americane.
  • La resistenza europea (Francia, Regno Unito, Spagna): Al contrario, governi come quello francese, spagnolo e britannico si sono rifiutati di cambiare linea e hanno votato a favore di Cuba. Nelle dichiarazioni congiunte, hanno ribadito che la Legge Helms-Burton del 1996 e l'applicazione extraterritoriale dell'embargo costituiscono una palese violazione del diritto internazionale, della libertà di commercio e della sovranità degli Stati terzi, danneggiando le stesse imprese europee che provano a investire nell'isola.
  • L'esempio di dignità del Brasile di Lula: In totale controtendenza rispetto al cinismo europeo, il Brasile guidato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha votato fermamente a favore di Cuba, unendo la sua voce al coro che chiede la fine del blocco economico. Lula ha ribadito che il bloqueo è una misura illegale, ingiusta e immorale, rifiutando categoricamente l'inclusione di Cuba nella lista nera dei paesi sponsor del terrorismo. Il posizionamento del Brasile rappresenta un argine formidabile contro la destra trumpiana ed esponenti come Flávio Bolsonaro, che dal loro rifugio a Miami sostengono apertamente l'ingerenza e il soffocamento finanziario dell'isola. Con questo voto, il Brasile si conferma la vera guida morale e diplomatica del Sud Globale, fondata sul rispetto dell'autodeterminazione.
LA REALTÀ CUBANA DI OGGÌ: UN GENOCIDIO SILENZIOSO
La conseguenza diretta di questo cinismo diplomatico si traduce in quello che si può definire un vero e proprio genocidio silenzioso ai danni della popolazione civile.
L'inserimento criminale di Cuba nella lista statunitense dei Paesi sponsor del terrorismo ha tagliato l'isola fuori da ogni normale meccanismo di credito internazionale. Cuba oggi non può comprare carburante, pezzi di ricambio per le centrali o navi cisterna senza che le banche o le società di navigazione subiscano sanzioni miliardarie da parte americana.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ospedali al buio, incubatrici bloccate, impossibilità di pompare l'acqua potabile nelle case, trasporti paralizzati e una carenza cronica di cibo e medicinali salvavita. Non si tratta di una crisi astratta; si tratta di un piano scientifico volto a piegare un popolo per fame ed esasperazione. E l'astensione dell'Italia in sede ONU non fa altro che rendere il nostro Paese complice di questo assedio medievale.
📂 Fonti e Riferimenti Giornalistici (Link ufficiali):
Di Vanessa Mazza
vanessablogmazza.com
Attivista LGBTQI+, blogger e opinionista indipendente

venerdì 30 ottobre 2026

Il Pugnale Invisibile – Parte 5: La vita sacrificabile

Copertina grafica editoriale per l'ultimo capitolo della collana di Vanessa Mazza. L'immagine mostra una stanza vuota con pareti di cemento grigio e freddo. Al centro, contro la parete di fondo, c'è una culla di legno bianco completamente vuota. Dal pavimento in primo piano si propaga un fascio di luce gialla e calda diretto verso la culla, che proietta al centro della stanza l'ombra scura e definita di un pugnale dritto. In alto compare il testo bianco: "Il pugnale invisibile - La vita sacrificabile". In basso, il testo d'ancoraggio recita: "Finché sei nel grembo materno sei protetto dal dogma. Una volta nato sei invisibile."
L'ipocrisia del potere si consuma sulla pelle dei più deboli: un'ossessione fanatica per proteggere l'embrione nel grembo materno, seguita dal totale abbandono sociale una volta venuti al mondo. Se nasci con la "sfiga addosso" — se nasci povero, donna, trans o minoranza — per lo Stato diventi carne sacrificabile.

Con questo ultimo capitolo si chiude il percorso del Pugnale Invisibile, una serie dedicata alle forme di violenza che raramente occupano le prime pagine dei giornali ma che incidono profondamente sulla vita delle persone.

Dopo aver parlato di povertà, repressione del dissenso, economia di guerra e violenza esercitata in nome della legge, resta una domanda fondamentale: Quali vite vengono davvero considerate degne di protezione?

È una questione che attraversa il dibattito contemporaneo sui diritti riproduttivi, sulle disuguaglianze sociali e sulle condizioni di vita delle minoranze. Ed è qui che il "pugnale invisibile" mostra uno dei suoi volti più controversi.
L'ipocrisia del grembo sacro e della vita sacrificabile
Qui emerge il cortocircuito più cinico e spietato del nostro tempo. Gli stessi ambienti politici e ideologici che tollerano la tortura nei bracci della morte o che tagliano i fondi sociali mostrano un'ossessione fanatica nel vietare l'aborto.

Si riempiono la bocca di parole come "sacralità della vita" per difendere un embrione non ancora formato, anche quando è il frutto drammatico di stupri e incesti compiuti da adulti, familiari o predicatori che abusano della propria posizione di potere.

La verità è brutale: non gli importa nulla della vita. È una pura questione di controllo sul corpo e sulla libertà delle donne. Vogliono che quella vita nasca a tutti i costi solo per un motivo: perché, una volta venuta al mondo, quel sistema possa ucciderla piano, piano.

Non con un coltello. 
Non con un colpo di pistola. 
Non con un'esecuzione.

Piano, piano significa attraverso la povertà, i tagli alla sanità, l'abbandono scolastico, la precarietà lavorativa, la negazione dei diritti e l'indifferenza istituzionale.

  • Significa nascere in una famiglia che non arriva alla fine della settimana e sentirsi dire che la colpa è tua.
  • Significa aspettare mesi per una visita medica che non puoi permetterti privatamente.
  • Significa crescere in quartieri dove le opportunità diminuiscono ogni anno e le rinunce diventano la normalità.
  • Significa vivere una vita intera accumulando ostacoli che altri non vedranno mai.
L'ipocrisia di questa posizione crolla un secondo dopo il parto. Perché a quel sistema non importa nulla di cosa accadrà a quel bambino, né alla madre che è stata violata per metterlo al mondo.
L'abbandono dei nati con la "sfiga addosso"
Finché sei nel grembo materno sei protetto dal dogma; una volta nato, se nasci con la "sfiga addosso", diventi invisibile. Diventi il cittadino che non arriva alla fine della settimana, quello a cui tagliano la sanità e la scuola per comprare munizioni.

Una volta nati, i figli della povertà, delle fasce deboli e delle violenze smettono immediatamente di essere protetti dai dogmi dello Stato.

 Diventano invisibili. Diventano sacrificabili.
Entrano di diritto in quella schiera di persone che, come abbiamo raccontato nei capitoli precedenti, vengono lasciate sole davanti alle conseguenze di scelte economiche e politiche che non hanno mai potuto decidere.

La stessa classe politica che ha combattuto battaglie feroci in nome della vita nascente è spesso la prima a ridurre il sostegno ai servizi pubblici, alla scuola, alla sanità e alle famiglie più fragili. Le vite reali vengono abbandonate a sé stesse. Le madri vengono lasciate sole. Le famiglie più povere vengono dimenticate. I bambini crescono in contesti in cui il punto di partenza determina già gran parte del percorso successivo.

Perché il problema non è soltanto far nascere una vita. Il problema è chiedersi che cosa una società sia disposta a fare per proteggerla una volta venuta al mondo.
Le vite trans e la marginalizzazione sociale
Questo stesso meccanismo colpisce duramente anche le persone trans, che continuano a essere tra le più esposte all'emarginazione sociale, alla discriminazione e alla violenza istituzionale.

I dati storici e globali raccolti annualmente per il Transgender Day of Remembrance (TDOR) mostrano come i crimini d'odio continuino a colpire persone la cui unica "colpa" è esistere in una società che fatica ad accettarne l'identità e la dignità biologica.

Ma l'assassinio fisico è spesso soltanto l'ultimo atto. Molto prima arrivano l'abbandono familiare, l'esclusione dal mondo del lavoro, le barriere insormontabili nell'accesso alla casa e ai servizi sanitari, l'isolamento sociale coatto.

È una violenza meno visibile. Più silenziosa. Ma non per questo meno devastante. Viene pianificata spingendo i corpi verso la clandestinità delle strade o nel sommerso degli appartamenti digitali, negando i mezzi legali per lo sviluppo dell'individuo.
Uccidere piano, piano
Ed è qui che il pensiero di Bertolt Brecht torna ad assumere tutta la sua forza.

Una società riconosce immediatamente il singolo atto di violenza. Un coltello. Un'aggressione. Un omicidio. Molto più difficile è riconoscere quelle forme di sofferenza che si accumulano lentamente attraverso decisioni economiche, politiche e culturali.

A volte la violenza non si manifesta come un colpo improvviso. A volte assume la forma dell'indifferenza. Di un diritto negato. Di una cura rinviata. Di una discriminazione tollerata. Di una persona lasciata sola.
Il pugnale invisibile
Alla fine di questo viaggio la domanda rimane la stessa del primo capitolo.

Ci sono molti modi per uccidere una persona. Si può toglierle il pane. Si possono negarle le cure. Si può costringerla alla precarietà. Si può impedirle di essere sé stessa. Si può lasciarla sola davanti alla discriminazione. Si può convincerla, giorno dopo giorno, di non avere alcun valore.

È proprio qui che il "pugnale invisibile" mostra la sua vera natura. Non colpisce tutti allo stesso modo. Colpisce quasi sempre le stesse persone.
  • Chi nasce povero.
  • Chi nasce diverso.
  • Chi vive ai margini.
  • Chi non possiede denaro, relazioni o protezioni.
  • Chi è costretto a lottare per ottenere diritti che ad altri vengono concessi senza nemmeno doverli chiedere.

Nel corso di questa serie abbiamo parlato di povertà, di guerra, di dissenso, di repressione e di morte. Ma in fondo abbiamo sempre parlato della stessa cosa: del valore che una società attribuisce alla vita umana.

Perché una democrazia non si misura dal modo in cui protegge i forti. Si misura dal modo in cui tratta chi ha meno voce. Le persone povere. Le donne. Le persone trans. Le minoranze. Coloro che il potere considera sacrificabili.

Bertolt Brecht aveva compreso che la forma più pericolosa della violenza non è quella che irrompe all'improvviso. È quella che diventa normale. Quella che smettiamo di vedere. Quella che continua a colpire nel silenzio.

Il pugnale invisibile non scompare quando smettiamo di parlarne. Continua a colpire. Per questo raccontarlo non è soltanto un dovere giornalistico. È un dovere civile.

Vanessa Mazza
Il Pugnale Invisibile
Raccontare ciò che il potere preferisce non mostrare

📌 Fonti e approfondimenti giornalistici per i lettori:
  • Il monitoraggio globale della violenza e dell'esclusione trans: Transrespect versus Transphobia (TvT) – Report sui diritti e la marginalizzazione della comunità trans nel mondo
  • L'inchiesta internazionale sulle leggi riproduttive e violenze: Human Rights Watch – Rapporto sulle restrizioni all'aborto forzato e impatto sociale
  • I dati sull'infanzia e le disuguaglianze di welfare: Save the Children Italia – Rapporto sulle barriere economiche e sociali per le famiglie fragili