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| L'estasi del dhamaal: nei giorni del festival Sufi, i colori e la danza sospendono il tempo. Ma cosa succede quando le luci del santuario si spengono? |
In Pakistan, c’è un confine invisibile dove il sacro incontra il profano, e la carne si fa spirito. È il confine abitato dai Khawaja Sira, una comunità che definire semplicemente “transgender” o “non binaria” significa ridurne la profondità storica. Oggi li vediamo elemosinare ai semafori di Lahore, danzare per pochi soldi nei matrimoni di provincia o cercare rifugio in oasi temporanee durante i festival Sufi nel distretto di Kasur e nella città di Pattoki. Ma non è sempre stato così. La loro è la storia di una caduta verticale: da consiglieri di imperatori e custodi del misticismo a ombre emarginate dalla società.
L’Epoca d’Oro: I Grandi Nomi delle Corti Mughal
Per secoli, nell’Asia meridionale pre‑coloniale, i Khawaja Sira occupavano posizioni di immenso potere geopolitico. Sotto l’Impero Mughal (XVI–XIX secolo), erano:
consiglieri fidati dei sovrani,
amministratori dello Stato,
custodi dei ginecei reali,
garanti della sicurezza interna,
mediatori politici e diplomatici.
La loro identità, posta al di fuori del binarismo di genere tradizionale, veniva percepita come una garanzia di purezza e lealtà, priva degli interessi dinastici e patriarcali degli uomini biologici.
La storia ricorda figure monumentali come Itimad Khan, uno dei ministri delle finanze più potenti sotto Akbar il Grande. E come Jauhar, braccio destro dell’imperatore Humayun, autore di memorie storiche fondamentali per ricostruire la vita di corte.
Questi personaggi possedevano terre, comandavano eserciti e venivano sepolti in mausolei monumentali. La loro autorità era riconosciuta e rispettata in tutto il subcontinente.
Didattica del Sacro: L’Urs di Baba Bulleh Shah
Per comprendere il loro legame con l’invisibile, bisogna viaggiare verso il distretto di Kasur e la vicina Pattoki durante l’Urs di Baba Bulleh Shah.
L’Urs (che significa “matrimonio mistico”) non è una commemorazione funebre, ma una celebrazione dell’unione dell’anima del santo con Dio.
Bulleh Shah (1680–1757) è uno dei poeti Sufi più venerati della storia punjabi. Il suo verso più celebre, “Bullah ki jaana main kaun”, è un inno alla dissoluzione dell’ego e delle etichette sociali.
Durante i tre giorni del festival, Kasur diventa una marea umana di devoti, poeti e musicisti. Il cuore della festa è la ricerca dell’estasi spirituale attraverso:
Dhamaal
Una danza ritmica e ipnotica a ritmo di tamburi (dhol), vissuta come una preghiera fisica.
Qawwali
Canti devozionali collettivi che portano alla trance mistica.
I Khawaja Sira partecipano storicamente a questi riti incarnando la fluidità cantata da Bulleh Shah.
Si diceva che la loro dua (preghiera) fosse diretta e senza filtri verso Dio, proprio perché liberi dalle catene del binarismo terreno. Nei santuari (darbar), la loro presenza era considerata un talismano di fortuna.
Approfondimento accademico: Sufi spiritualism & Khawaja Sira – LSE
1871: Il Trauma Coloniale
Questa sacralità si è frantumata con l’arrivo dell’Impero Britannico. Per i colonizzatori vittoriani, ossessionati dal puritanesimo, l’esistenza di una comunità di genere fluido rispettata e potente era intollerabile.
La frattura definitiva arriva nel 1871 con il Criminal Tribes Act.
Da un giorno all’altro, i Khawaja Sira vennero:
marchiati come “criminali ereditari”,
privati del diritto di possedere terre,
proibiti dall’indossare abiti femminili,
esclusi dalla vita pubblica,
spinti ai margini della sopravvivenza.
Le corti reali vennero smantellate. La comunità fu spezzata.
La Realtà di Oggi: Tra Violenza e Riscatto
Nonostante il Pakistan abbia approvato nel 2018 una legge d’avanguardia per la protezione dei diritti transgender, una violenta ondata conservatrice ne ha boicottato l’applicazione.
Banditi dalle famiglie fin dall’adolescenza, molti Khawaja Sira sopravvivono grazie alla questua (badhai) o al lavoro sessuale, protetti dal sistema tradizionale Guru‑Chela (madre‑figlia spirituale).
Eppure, contro ogni previsione, alcune straordinarie persone Khawaja Sira stanno riscrivendo il proprio destino:
Marvia Malik: Ha fatto la storia diventando la prima conduttrice di un telegiornale nazionale in Pakistan, scardinando i pregiudizi sui media televisivi.
Dr. Sarah Gill: Ha superato barriere istituzionali imponenti diventando la prima persona transgender a laurearsi in medicina nel Paese, esercitando oggi come medico specializzato.
Nisha Rao: Fuggita da casa da adolescente, ha studiato di notte mentre di giorno mendicava ai semafori. Oggi è la prima avvocata Khawaja Sira del Pakistan, e lotta nei tribunali per difendere i diritti della sua stessa comunità.
Aisha Mughal: Una rinomata accademica e ricercatrice che ha rappresentato ufficialmente il governo del Pakistan presso le Nazioni Unite a Ginevra.
Le case‑rifugio temporanee a Pattoki offrono una bolla di ossigeno durante l’Urs, ma fuori da quelle mura la strada resta un campo di battaglia.
Un Epilogo Amaro: Sorelle nel Deserto dell'Umanità
Purtroppo, guardando i numeri delle violenze quotidiane e l'indifferenza delle istituzioni, l'ottimismo cede il passo a una dolorosa lucidità. In questo mondo ormai malato, dove la cattiveria sembra sistematicamente coprire e soffocare il bene, diventa difficile aspettare. Diventa difficile credere che qualcosa di buono possa davvero arrivare dall'alto a cambiare, da un giorno all'altro, la vita di queste sorelle.Sorelle sfortunate, lo sono due volte: la prima per il corpo e l'anima in cui sono nate, che le costringe a una perenne ricerca di identità incompresa; la seconda per il destino beffardo di essere venute al mondo in posti così aridi di umanità, dove il pregiudizio pesa più della compassione e dove la povertà materiale si specchia in una spaventosa povertà spirituale.Le luci dell'Urs di Pattoki e i canti per Bulleh Shah, alla fine, si spengono sempre. La casa-rifugio temporanea viene smantellata, le barriere di protezione cadono e il deserto sociale riprende il sopravvento. Ciò che resta è la loro incredibile, quasi sovrumana capacità di resistere in mezzo al fango. Ma non dovrebbero essere costrette a essere eroine solo per sopravvivere. Finché il mondo non ritroverà l'empatia perduta, la storia dei Khawaja Sira rimarrà una ferita aperta sul corpo del Pakistan, un promemoria di quanto l'essere umano possa diventare spietato quando dimentica che l'unica vera legge divina è l'amore.
Eppure resistono. E resistendo, esistono.
— Vanessa Mazza Editorialista indipendente Attivismo TLGBQI+ e diritti umani
