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giovedì 10 settembre 2026

Voci e Volti della Bisessualità: Alessandro Magno, l’assolutezza dell’amore oltre ogni confine

Grafica di copertina in stile pop art e vaporwave neon che ritrae il busto scultoreo di Alessandro Magno. Il ritratto ellenistico è rielaborato con un retino tipografico e sfumature nei colori rosa magenta, viola e blu della bandiera dell'orgoglio bisessuale.
L'assolutezza del desiderio classico: Elaborazione grafica in chiave pop-neon del celebre volto di Alessandro Magno, illuminato dalle sfumature d'orgoglio del Mese della Visibilità Bisessuale. 

Benvenute e benvenuti al terzo appuntamento della nostra collana dedicata alla storia della fluidità affettiva.

Dopo aver esplorato la lirica e la censura attorno a Saffo, questa settimana viaggiamo nel IV secolo a.C. per incontrare l’uomo che ha letteralmente ridisegnato i confini del mondo conosciuto: Alessandro Magno.

Re di Macedonia, conquistatore dell’Impero Persiano e leggenda vivente, Alessandro è passato alla storia per il suo genio militare. Eppure, la storiografia successiva ha spesso faticato a raccontare a pieno la sua vita privata. Proprio come le sue campagne, anche la sua affettività non conosceva confini rigidi: ha amato con la stessa, travolgente intensità sia uomini che donne, incarnando perfettamente la fluidità del mondo greco.

Il mito di Achille e l’amore indissolubile per Efestione

Dipinto neoclassico del 1827 di Camillo Guerra intitolato Alessandro che piange la morte di Efestione, situato nella Sala di Alessandro alla Reggia di Caserta.
Il dolore monumentale: Alessandro che piange la morte di Efestione, dipinto neoclassico realizzato da Camillo Guerra nel 1827 per la Sala di Alessandro della Reggia di Caserta. L'opera descrive la disperazione assoluta del condottiero (a destra) di fronte al corpo senza vita dell'amore della sua vita (a sinistra).

Per comprendere l’affettività di Alessandro, dobbiamo guardare al suo legame con Efestione, compagno d’armi, consigliere e guardia del corpo. I due crebbero insieme, e la loro relazione superava di gran lunga la semplice amicizia militare.

I contemporanei paragonavano apertamente il loro legame a quello mitologico tra Achille e Patroclo. Quando Alessandro visitò le rovine di Troia, depose una ghirlanda sulla tomba di Achille; Efestione la depose su quella di Patroclo. Un gesto pubblico, simbolico, inequivocabile: la loro unione era profonda, totale, affettiva.

Quando Efestione morì improvvisamente a Ecbatana, Alessandro fu devastato da un dolore furioso:

  • tagliò i crini a tutti i cavalli del regno,

  • ordinò un lutto pubblico monumentale,

  • ne divinizzò la memoria.

Efestione era, a tutti gli effetti, l’amore della sua vita.

I matrimoni politici e le passioni reali

Accanto a questo legame indissolubile, Alessandro visse relazioni intense con figure femminili.

Sposò Roxane, principessa battriana descritta come una delle donne più belle dell’Asia, dalla quale ebbe un figlio. Successivamente sposò Statira e Parisatide, principesse persiane, abbracciando la cultura e i costumi d’Oriente.

Le cronache raccontano anche della sua profonda attrazione per Bagoas, giovane eunuco persiano. Plutarco narra un celebre episodio: durante una festa pubblica, Alessandro lo baciò appassionatamente davanti a tutto l’esercito, scatenando ovazioni e applausi. Un gesto che oggi definiremmo rivoluzionario.

Il desiderio senza etichette nel mondo greco

La trappola più comune nel descrivere Alessandro è volerlo etichettare secondo i canoni moderni. Nel mondo greco non esistevano i recinti dell’orientamento sessuale: non si era “etero” o “gay”. Esisteva la capacità di desiderare, di riconoscere la bellezza e la nobiltà d’animo ovunque risiedessero.

Alessandro visse il suo amore plurimo con la stessa assolutezza che metteva sul campo di battaglia. Non nascose mai i suoi sentimenti, imponendo la dignità dei suoi affetti a un impero che andava dalla Grecia all’India.

Perché raccontare Alessandro Magno oggi

Celebrare Alessandro Magno nel Mese della Visibilità Bisessuale significa abbattere lo stereotipo che lega la fluidità affettiva a una mancanza di forza o virilità.

Il più grande guerriero della storia antica ha amato senza barriere, dimostrando che la pluralità dei sentimenti non è un limite, ma una manifestazione di libertà e di immensa potenza umana.

Nel Mese della Visibilità Bisessuale, celebriamo chi ha scardinato gli schemi e acceso la luce dell’orgoglio.
vanessa mazza TLGBQI+
📚 Fonti storiche e bibliografiche di riferimento:
  • Le biografie antiche: I dettagli sui legami con Efestione e Bagoas provengono direttamente dalle opere storiche classiche di Plutarco (Treccani) e dalle narrazioni della storiografia antica.
  • La storiografia su Alessandro: Per un'analisi approfondita della figura del condottiero e dei suoi costumi privati e pubblici, è possibile consultare la scheda biografica dettagliata di Alessandro Magno su Wikipedia.
  • I costumi affettivi nel mondo classico: Per comprendere il concetto di desiderio e la mancanza di etichette rigide nella Grecia antica, si fa riferimento ai testi cardine della sociologia storica, rintracciabili nei cataloghi di approfondimento su Michel Foucault (Treccani).

Il Dividendo del Re: Come Trump ha trasformato il Sogno Americano in una Lotteria di Paese

Donald Trump sul palco della convention repubblicana a Dallas nel settembre 2026, mentre indica la folla di sostenitori con bandiere americane prima delle elezioni di midterm.
Donald Trump sul palco di Dallas mentre indica, uno per uno, i futuri beneficiari del suo "fantastico" dividendo patriottico.

Ci sono voluti decenni di raffinata diplomazia, guerre miliardarie per esportare la democrazia e sfilate di portaerei per convincere il mondo che gli Stati Uniti fossero il faro della civiltà occidentale. Poi è arrivato lui, Donald Trump, e con la grazia di un imbonitore di fiera ha ridotto la più grande superpotenza globale a una televendita di provincia.

La sua ultima trovata? Cinquemila dollari a testa. Cash. Ma solo se a novembre fate la crocetta sul simbolo giusto.

Se vi sembra di aver già sentito questa musica, non vi sbagliate. In Italia abbiamo una lunga tradizione di “pensioni a mille euro” e scarpe destre regalate prima del voto (promettendo la sinistra a scrutinio avvenuto, stile Achille Lauro nella Napoli degli anni ’50).

Ma vedere Washington che copia il clientelismo nostrano fa un certo effetto. Benvenuti nella fase terminale della decadenza americana, dove il dibattito sul futuro dell’Occidente si risolve con un “prendi i soldi e scappa”.

L’arte del dazio (ovvero: come pagare un regalo con i vostri stessi soldi)

La spiegazione tecnica di questo miracolo economico è pura poesia geopolitica. Il magnate di Mar‑a‑Lago la chiama “dividendo aziendale”: l’America è una grande corporation e i cittadini sono gli azionisti.

E da dove arrivano questi profitti da distribuire? Dai dazi doganali.

Il piano è geniale nella sua assurdità: tassare i prodotti che arrivano dall’estero per riempire le tasche degli americani. Peccato che qualsiasi studente al primo mese di economia sappia che i dazi non li pagano i governi stranieri, ma le aziende che importano e, alla fine della catena, i consumatori.

In pratica, Trump vi sta promettendo di regalarvi 5.000 dollari che avrete già speso, pagando pane, benzina e iPhone il doppio del loro valore. Un gioco delle tre carte elevato a strategia di Stato.

C’è chi, tra i più cinici, immagina scenari da impero predatore, con oro e petrolio di mezzo mondo — dal Venezuela in giù — a finanziare la lotteria patriottica. Ma la verità è molto più banale: è un pagherò senza fondo, una manovra da oltre 1.000 miliardi di dollari che nessun Congresso sano di mente potrebbe mai approvare, lanciata al grido di “fate finta che sia io il candidato”. Una richiesta d’amore politico mista a una disperata televendita.

La sindrome del “Compagno Kamala” e lo spauracchio rosso

In questo circo ideologico non poteva mancare il pezzo forte: la caccia alle streghe comuniste.

Fa sinceramente sorridere sentire un miliardario con i rubinetti d’oro, che flirta con oligarchi e spinge il capitalismo più sfrenato, accusare i democratici di voler trasformare l’America in un’appendice dell’Unione Sovietica.

L’arma di distrazione preferita della destra americana è ancora lo spauracchio del “pericolo rosso”. Kamala Harris e i democratici — storicamente neoliberisti amici di Wall Street — vengono dipinti nei comizi di Trump come bolscevichi pronti a collettivizzare ranch e campi da golf.

Un anacronismo talmente grottesco che persino Hollywood lo scarterebbe per una sceneggiatura di serie B. Ma nell’America profonda scatena il panico termonucleare.

La grande normalizzazione: il sonno della ragione mediatica

La vera tragedia non sono le sparate di Trump, ma la reazione di chi dovrebbe fare informazione.

La macchina mediatica globale — non solo i network conservatori, ma telegiornali e quotidiani di mezzo mondo — ha ormai subito una assuefazione totale all’assurdo.

Quella che un tempo sarebbe stata trattata come una violazione scandalosa del decoro istituzionale, oggi viene impacchettata e rivenduta come “strategia politica aggressiva”.

I conduttori leggono la notizia del bonus da 5.000 dollari con lo stesso tono asettico con cui parlerebbero di una riforma del welfare. Si aprono dibattiti con grafici e analisti che discutono seriamente la fattibilità di una boutade da bar, normalizzando il delirio e trasformando la democrazia in un Reality Show permanente.

La vernice si è scheggiata

La vera umiliazione per gli Stati Uniti non è la proposta in sé, ma il fatto che funzioni.

Per anni l’America si è presentata al mondo con una vernice lucida di rigore istituzionale. Oggi quella vernice è scrostata, rivelando un Paese diviso, fragile e permeabile alle promesse più grossolane.

E a reggere il sacco di questa deriva c’è una delle più grandi contraddizioni del secolo: la base dei fanatici evangelici. Comunità che predicano moralità assoluta e distacco dai beni terreni, ma che si identificano ciecamente in un leader miliardario che promette bonus in contanti e usa un linguaggio che farebbe arrossire un marinaio.

Il misticismo religioso che sposa il materialismo più sfrenato, uniti sotto la bandiera del populismo.

Il sipario sulla superpotenza

Mentre il resto del pianeta guarda a Washington per capire il futuro delle alleanze globali, dell’inflazione e della transizione energetica, la risposta americana è un televoto da reality show.

La vernice di rispettabilità è andata, sostituita dal riflesso dorato di una slot machine che promette jackpot a fondo perduto.

Forse ha ragione chi dice che sarebbe quasi giusto darglieli subito, questi 5.000 dollari, se non altro per godersi lo spettacolo del crollo definitivo della dignità imperiale in diretta TV.

L’America non fa più paura e non fa più scuola. Fa semplicemente ridere. E il biglietto per questo spettacolo di varietà, purtroppo, lo pagheremo tutti.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e Approfondimenti
Per la stesura di questa analisi critica, sono state consultate le notizie e i report ufficiali pubblicati dalle principali testate giornalistiche:

🇮🇹 La sindrome di Kabul: Chi sono gli “Italebani” e perché l’estremismo nostrano invidia il fondamentalismo

llustrazione concettuale a forma di clessidra: nella parte superiore la silhouette di un miliziano armato di Kabul, nella parte inferiore un leone da tastiera che digita insulti sui social.
Il paradosso degli Italebani: non odiano il fondamentalismo di Kabul, lo invidiano. Li odiano solo perché ci sono riusciti prima di loro.

Sui social network sta circolando un saggio satirico, firmato “Dal Web”, che introduce un neologismo tanto geniale quanto inquietante: gli Italebani. Non è una semplice provocazione: È un identikit culturale che rivela come l’estrema destra, qui e nel resto del mondo, stia scivolando dal conservatorismo al fondamentalismo.

Per evitare di confondere la dialettica politica con il fanatismo ideologico, smontiamo questo fenomeno pezzo per pezzo.

1. Politica vs Dogma

“Quando dite ‘di destra’ state indicando una posizione politica. Gli Italebani non hanno posizioni politiche. Hanno dogmi: ti permettono di avere ragione senza chiederti perché. Basta credere.”

La mia analisi: La prima cosa da capire è la separazione fondamentale tra la normale dialettica politica e il fanatismo. In una democrazia, le forze conservatrici si scontrano con quelle progressiste su visioni economiche e sociali (le tasse, le riforme, la gestione dello Stato). Questo fa parte del gioco democratico. L'Italebano, invece, compie un salto fuori da questo perimetro: sostituisce il confronto delle idee con il dogmatismo identitario. Non propone soluzioni pratiche, impone fedi assolute. Il dogma cancella la fatica di pensare: non richiede studio o approfondimento, richiede solo un'obbedienza cieca che spegne il cervello.

2. La mappa dei dogmi: L’ossessione per il controllo dei corpi

“Credono che una donna che abortisce commetta un omicidio.
 Credono che due uomini che si baciano corrompano i bambini.
 Credono che la scuola indottrini. 
Credono nella famiglia patriarcale con donna sottomessa. 
Credono nella militarizzazione dello Stato.”

La mia lettura critica:
Se guardiamo da vicino il pacchetto di credenze dell'Italebano, ci accorgiamo che si tratta di un'agenda ossessiva incentrata sul controllo biologico e sociale delle persone. C'è la colpevolizzazione delle donne e il tentativo di smantellare i loro diritti riproduttivi. C'è l'omofobia strutturale, che vuole cancellare la visibilità delle persone LGBTQI+ dallo spazio pubblico usando la scusa di "proteggere i bambini". E infine c'è il mito patriarcale della famiglia gerarchica, dove l'uomo comanda e la donna deve stare sottomessa a fare figli. Se leggiamo questa mappa senza bende sugli occhi, ci accorgiamo che coincide millimetricamente con le leggi applicate dai regimi teocratici e integralisti.

Colpevolizzare le donne
  • cancellare la visibilità LGBTQIA+

  • restaurare la famiglia gerarchica

  • sacralizzare l’autorità maschile

  • militarizzare lo Stato

Le donne come bersaglio primario

L’Italebano non vuole solo “difendere la famiglia”: vuole riportare le donne al Medioevo.

Per lui:

  • una donna che abortisce è un’assassina

  • una donna che denuncia violenza “se l’è cercata”

  • una donna che studia, lavora, decide è una minaccia

  • una donna libera è un’anomalia da correggere

L’Italebano non odia le donne: odia la loro autonomia.

E sogna un mondo dove la donna torna a essere:

  • fattrice

  • serva

  • proprietà

  • silenzio

È qui che la sindrome di Kabul diventa evidente: la donna non è un soggetto politico, è un corpo da disciplinare.

3. Il paradosso dell’invidia: “Vincerà Kabul”

“Gli Italebani non odiano i Talebani. Li invidiano. Li odiano perché ci sono riusciti prima di loro.”

La mia analisi: Questa è la tesi più potente del testo e svela l'ipocrisia finale. L'Italebano sventola i simboli cristiani o la presunta difesa dell'Occidente non perché ami la libertà, ma perché vuole usarli come una clava per escludere gli altri. Nei fatti, l'estremista di casa nostra prova una profonda invidia per i Talebani afghani. Ne ammira la forza bruta, la capacità di azzerare i diritti delle donne con un decreto, di perseguitare apertamente le minoranze sessuali, di zittire la scienza e di governare attraverso la censura e il terrore. 

Invidia i Talebani perché:

  • hanno cancellato i diritti delle donne

  • perseguitano gli omosessuali

  • silenziano gli intellettuali

  • governano con terrore e censura

L'unica vera differenza tra un Talebano a Kabul e un Italebano a Roma è che il primo ha già preso il potere con le armi, mentre il secondo sta cercando di farlo usando la propaganda social, l'algoritmo di TikTok e le urne democratiche.

L’autostrada dell’ignoranza e l’abbraccio delle Ancelle

Illustrazione stencil in bianco e nero di tre silhouette di donne incatenate e sottomesse, simbolo del patriarcato e della sottomissione femminile.
L'abbraccio più doloroso resta quello di chi, pur facendo parte delle minoranze, decide di farsi complice di questo disegno per sentirsi accettato, dimenticando che nella mente di un fanatico le nostre vite sono solo anomalie da correggere.

Questa analisi si ricollega direttamente alle denunce che porto avanti ogni giorno su questo blog. L'Italebano non nasce dal nulla: è il prodotto finale di anni di tagli all'istruzione pubblica, di demonizzazione della cultura e di analfabetismo funzionale. È l'individuo spaventato dal progresso che, invece di aspirare all'intelligenza, preferisce osteggiarla perché la cultura lo fa sentire inferiore.
Ma il pericolo più grande è il vittimismo strategico di cui questo fanatismo si nutre. Al grido di "non si può più dire niente", questa maggioranza aggressiva bullizza le minoranze, rivendica il diritto all'insulto e prepara il terreno per l'eliminazione dei diritti civili.

Le donne complici

La ferita più dolorosa è vedere donne biologiche che diventano megafono del patriarcato. Difendono la “famiglia tradizionale” senza capire che, nella mente dell’Italebano, la loro libertà è un errore storico da correggere.

Una donna che vota per chi vuole abolire il divorzio, criminalizzare l’aborto e ridurre la cultura a peccato non sta scegliendo “valori”: sta scegliendo la propria sottomissione.

I migranti come specchio dell’ipocrisia

L’Italebano applaude quando all’estero vincono i nazionalisti, convinto che “finalmente sbatteranno fuori gli immigrati”. Dimentica una verità elementare: per ogni altro nazionalismo, l’immigrato è lui.

Il migrante è il suo bersaglio preferito perché rappresenta ciò che l’Italebano teme di essere:

  • povero

  • vulnerabile

  • senza potere

  • senza voce

Il migrante è lo specchio che l’Italebano non vuole guardare: gli ricorda che la sua identità non è superiorità, ma paura.

🧨 Conclusione

E l'abbraccio più doloroso, come ho scritto nel post precedente, resta quello di chi, pur facendo parte delle minoranze, decide di farsi complice di questo disegno per sentirsi accettato. Sostenere chi vuole blindare i confini della propria "siepe" significa dimenticare che, nella mente di un Italebano, le nostre vite sono solo anomalie da correggere o da nascondere. La democrazia non rischia di morire per una minaccia esterna; rischia di morire per mano di un fondamentalismo domestico che odia Kabul solo perché invidia le sue catene.

— Vanessa Mazza TLGBQI+

Editorialista indipendente. Contro l'ipocrisia, sempre.
🔗 Fonti e Riferimenti:
  • Testo d'origine: Saggio satirico di analisi sociale diffuso sulle piattaforme digitali (Autore originario dal Web).
  • Approfondimenti globali: Per capire come le tesi del fondamentalismo domestico si sovrappongano alle agende internazionali dell'estrema destra, vedi l'inchiesta sui movimenti anti-gender di CNN As Equals.

mercoledì 9 settembre 2026

🩸 Le Ancelle del Patriarcato: Il collaborazionismo delle donne che votano la propria sottomissione

Murale street art transfemminista con simbolo femminile nero su bandiera trans azzurra e rosa, con la scritta: Il femminismo non esclude. Il patriarcato sì.
Un femminismo che esclude le donne trans, che sorveglia i corpi e si allea con l'estrema destra non è liberazione: è il patriarcato che indossa una maschera per dividerci.

Mentre la propaganda reazionaria sposta l’attenzione pubblica costruendo a tavolino il finto spauracchio della “minaccia trans”, la storia reale consuma un paradosso spaventoso: milioni di donne cisgender scelgono deliberatamente di dare forza, voti e legittimità a forze politiche nate per annientare la loro stessa autodeterminazione.

Di quale “impero” hanno il coraggio di parlare le teoriche dell’esclusione, quando le prime a firmare la resa di fronte al potere maschile sono proprio quelle donne che si alleano con l’estrema destra?

Il finto “Impero Transessuale” degli anni ’70 e la bugia ideologica

Per smantellare questa ipocrisia, bisogna tornare alle radici ideologiche dell’odio. Nel 1979, la teorica radicale Janice Raymond pubblicò The Transsexual Empire, un’opera che ha gettato le fondamenta del moderno movimento TERF (femminismo radicale trans‑escludente).

In questo testo, Raymond inventò una teoria complottista: sosteneva che la transessualità non fosse un’identità legittima, ma un fantomatico “impero” coloniale creato dai medici maschi patriarcali per infiltrarsi nei collettivi femministi e distruggere il femminismo dall’interno.

Raymond dipingeva le persone trans come soggetti potentissimi, privilegiati e supportati da lobby miliardarie. Questa narrazione distorta ha fornito per decenni la giustificazione pseudo‑intellettuale per disumanizzare le donne trans ed escluderle dagli spazi femminili (centri antiviolenza, bagni, spogliatoi, consultori).

Di quale impero dobbiamo parlare OGGI?

La realtà storica e quotidiana smonta questo delirio teorico. Se le donne trans avessero davvero un “impero”, non vivrebbero nella marginalità.

Oggi dobbiamo parlare del vero impero che schiaccia le vite delle donne trans MTF: l’Impero del Pregiudizio, della Violenza e del Capitale.

L’Impero dell’Esclusione Economica (la prostituzione forzata)

In gran parte del mondo, l’unica alternativa per sopravvivere rimane il lavoro del sesso. Non per scelta, ma perché il sistema nega documenti corretti, accesso al lavoro formale, agli affitti e all’istruzione. Questo non è un impero: è un ghetto economico.

L’Impero della Crudeltà e del Transfemicidio

Le donne trans vengono assassinate con una ferocia disumana. I dati del Trans Murder Monitoring (TMM) confermano ogni anno centinaia di omicidi, e la maggior parte delle vittime sono donne trans nere, indigene e sex workers. Vengono uccise due volte: dal carnefice e dall’indifferenza dello Stato.

L’Impero della Violenza Domestica e Sociale

La violenza inizia dentro casa, con famiglie che cacciano le figlie adolescenti per strada, e continua fuori, nei luoghi pubblici, dove le donne trans vengono derise e ridotte a macchiette comiche.

⛓️ La sindrome di Stoccolma sociale: Negare il femminicidio

Di fronte a questa violenza, assistiamo al collaborazionismo di quelle donne cisgender che decidono di farsi complici dei loro stessi carnefici.

Com’è possibile che una donna arrivi a negare la matrice strutturale del femminicidio, derubricando la violenza di genere a un semplice fatto di cronaca o a un “raptus”?

Facendo propria la retorica della destra conservatrice, queste cittadine legittimano la cultura dello stupro e normalizzano il controllo maschile.

È l’abbraccio mortale con una visione patriarcale che le vuole silenziose, sottomesse e grate per la protezione dell’uomo, ignorando che la prima minaccia alla loro incolumità non arriva dalle minoranze marginalizzate, ma dall’epidemia di violenza maschile domestica.

L’utero come proprietà dello Stato: La rinuncia al corpo

Il paradosso diventa ancora più feroce quando queste femministe escludenti si schierano contro i diritti riproduttivi pur di compiacere l’elettorato conservatore.

Diventano le soldatesse di crociate anti‑abortiste, manifestando per sottrarre a se stesse e alle proprie figlie il diritto di scelta sul proprio corpo.

L’alleanza tra fondamentalismo religioso ed estrema destra anti‑gender ha convinto una parte dell’elettorato femminile che la maternità debba essere un obbligo nazionale, non una libera scelta.

Accettare che lo Stato decida della tua salute riproduttiva significa regredire a una condizione di oggetto di incubazione, rinnegando decenni di conquiste civili.

La memoria cancellata: Il ritorno al matrimonio riparatore mentale

Sentire oggi donne cis che giustificano il maschilismo strutturale o che colpevolizzano le vittime di abuso (“se l’è cercata”, “poteva denunciare prima”) significa fare un salto indietro nel tempo.

In Italia, abbiamo dovuto attendere la Legge 442/1981 per abrogare definitivamente il delitto d’onore e il matrimonio riparatore, norme barbare ereditate dal codice fascista.

Eppure, molte donne che oggi sostengono l’estrema destra sembrano aver interiorizzato nuovamente quella logica medievale: negano il concetto di consenso, pretendono che le vittime subiscano in silenzio, e negano il diritto sacrosanto di sottrarsi al proprio violentatore.

Il nemico artificiale: Dividere le minoranze per salvare il potere

Perché lo fanno? Perché il patriarcato ha fatto alle donne conservatrici una promessa illusoria:

“Se ci aiutate a colpire le persone trans, voi sarete le donne ‘vere’ e sarete protette.”

È la massima espressione della manipolazione: spingere le donne cis a fare la guerra alle donne trans per impedire che si uniscano contro l’unico vero oppressore.

Una donna che si allea con l’estrema destra non difende il femminismo: contratta la lunghezza della propria catena.

I diritti civili non sono una torta che si rimpicciolisce se ne diamo una fetta a qualcun altro. Finché le donne cis non capiranno che il controllo sui corpi trans è lo stesso identico controllo che le destre vogliono applicare sui loro uteri, la piramide sociale rimarrà intatta.

E a pagare il conto saremo, ancora una volta, tutte noi.

Vanessa Mazza TLGBQI+ Editorialista indipendente. Contro l’ipocrisia, sempre.

🔗 Fonti e Documentazione Storica di Riferimento:
  • Le origini del movimento TERF: Per l'analisi accademica e la storia della pubblicazione del testo di Janice Raymond, vedi la scheda enciclopedica su The Transsexual Empire (Wikipedia).
  • Statistiche Trans Murder Monitoring: I dati annuali e storici sugli omicidi e le violenze contro le persone trans ed emergenti sono curati dalla rete internazionale Transrespect versus Transphobia (TvT).
  • L'analisi geopolitica sui movimenti anti-gender: L'inchiesta internazionale sul legame tra l'estrema destra globale, il fondamentalismo e i tagli ai diritti delle donne è disponibile su CNN As Equals.
  • Abrogazione delle leggi storiche sul matrimonio riparatore: Per consultare il testo giuridico italiano e la storia della transizione legislativa del 1981, vedi l'archivio su Legge 442/1981 (Wikipedia).