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sabato 26 settembre 2026

Dall’Esclusione al Potere: Symmy Larrat e il Grido della Comunità Trans Latina all’ONU

Primo piano di Symmy Larrat con capelli biondi e occhiali mentre parla durante un'intervista istituzionale, indossando il cordino blu ufficiale dell'Organizzazione degli Stati Americani OAS.
Symmy Larrat, Segretaria Nazionale per i Diritti LGBTQIA+ del Brasile, durante una sessione diplomatica internazionale.

Di Vanessa Mazza

New York, Settembre 2026
– Le stanze del Palazzo di Vetro non sono più soltanto un luogo di diplomazia felpata e promesse di facciata. In questi giorni, l'apertura della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è diventata il palcoscenico di un evento storico: la presenza militante e istituzionale di Symmy Larrat, la prima travesti brasiliana a ricoprire la carica di Segretaria Nazionale per i Diritti delle Persone LGBTQIA+ del Brasile. 

Invitata come unica persona trans nel massimo livello di rappresentanza di uno Stato membro all'incontro ministeriale del UN LGBTI Core Group, Larrat ha portato un messaggio chiaro: i diritti trans non sono negoziabili, e l'esclusione sociale ha un costo umano ed economico inaccettabile.
Il Discorso all'ONU: "Garantire Diritti per Proteggere Vite"
Nel suo intervento davanti ai leader globali, Symmy Larrat ha denunciato con forza l'impatto devastante della transfobia istituzionale e sistematica, in particolare nel mondo del lavoro. 
"Dobbiamo promuovere la cooperazione internazionale per smantellare l'odio. La democrazia esiste solo se i diritti pubblici raggiungono tutti, indipendentemente da dove si trovino: dai grandi centri urbani fino alle comunità più isolate". 
Larrat ha esortato l'ONU e i governi alleati a passare dalla retorica all'azione, ricordando che la difesa delle minoranze non è un "tema di nicchia", ma il pilastro stesso della tenuta democratica globale.
I Numeri della Vergogna: Quanto Costa l’Esclusione?
Per smontare la narrazione conservatrice che vede i diritti civili come un lusso secondario, Larrat ha scagliato sul tavolo dell'Assemblea i dati di un recente e rivoluzionario studio del Banco Mondiale intitolato "Il costo dell'esclusione LGBTI+ in Brasile".
I numeri sono impietosi: l’esclusione delle persone queer dal mercato del lavoro costa al Brasile ben 94,4 miliardi di real all’anno (circa lo 0,8% del PIL nazionale). 
  • Perché questo costo? A causa di ambienti scolastici ostili che causano l'abbandono precoce, discriminazioni spietate nelle assunzioni, disparità nella salute mentale e barriere fisiche causate dalla violenza di genere. 
  • La miopia dei governi: Discriminare significa impedire a una fetta enorme della popolazione di produrre, consumare e pagare le tasse, condannando lo Stato a spendere miliardi in sussidi di disoccupazione e welfare riparativo. 
L'esclusione, ha dimostrato Larrat, danneggia l'intera società.
IL COSTO DELL'OMOTRANSFOBIA IN BRASILE
┌────────────────────────────────────────────────────────┐
│  R$ 94,4 Miliardi di Real persi ogni anno             │
│  ~ 0,8% del Prodotto Interno Lordo (PIL) brasiliano    │
└────────────────────────────────────────────────────────┘
Fonte: Ricerca ufficiale del Banco Mondiale (2026)
La Rivoluzione Brasiliana: Le Politiche del Governo Lula
La presenza stessa di Symmy Larrat a New York testimonia il cambio di rotta radicale del Brasile dopo gli anni bui dell'estrema destra. Il Ministero dei Diritti Umani e della Cidadania, attraverso la segreteria guidata da Larrat, sta portando avanti politiche sistemiche:
  1. Lavoro e Dignità: Programmi nazionali di inserimento lavorativo per persone trans e travestite, sul modello dell'esperienza pionieristica di Transcidadania a San Paolo. 
  2. Umanizzazione della Giustizia: Protocolli per garantire il rispetto dell'identità di genere all'interno del sistema carcerario brasiliano, uno dei luoghi storicamente più violenti per la comunità.
  3. Dati per Governare: Censimenti e mappature territoriali per rendere finalmente visibile la popolazione trans e calibrare i servizi di salute pubblica ed educazione. 
Resistenza Latina: Un'Oda alle Voci che Hanno Aperto la Strada
Symmy Larrat non è sola. La sua storica presenza all'ONU è il frutto di decenni di resistenza guidata dal movimento trans dell'America Latina, la regione con il più alto tasso di transfemminicidi al mondo. Prima e insieme a lei, la diplomazia internazionale è stata scossa da altre voci fondamentali:
  • Lohana Berkins e Diana Sacayán (Argentina): Anche se non hanno calcato direttamente l'Assemblea Generale prima della loro scomparsa, i movimenti da loro fondati hanno ispirato le prime delegazioni trans latine che, attraverso l'iniziativa della Trans Advocacy Week di ILGA World, portano ogni anno a Ginevra decine di attiviste per denunciare i crimini d'odio davanti al Consiglio per i diritti umani.
  • La rete RedLacTrans: Questa colossale rete regionale, che unisce organizzazioni guidate da persone trans in oltre 20 paesi dell'America Latina, combatte da anni nei corridoi della Commissione ONU sulla Condizione delle Donne (CSW) per imporre un concetto chiave: non esiste femminismo senza le donne trans e le travestite.
Conclusione: Fare Spazio al Disagio
"Dobbiamo continuare a far sentire le persone a disagio, finché quel disagio smetterà di esistere". Questa frase, pronunciata da Symmy Larrat in passato, riassume l'essenza della sua missione all'ONU. La sua presenza a New York non è una concessione benevola del potere diplomatico, ma una conquista strappata con la lotta. Una travesti al governo, una travesti all'ONU, per ricordare al mondo che nessun bilancio economico e nessuna decisione politica può più prescindere dalle nostre vite.
Fonti Ufficiali e Link Attivi
  • Discorso ufficiale all'ONU: Per leggere la trascrizione completa dell'intervento ministeriale ad alto livello e consultare i documenti d'archivio, puoi accedere al portale delle Nazioni Unite: UN Digital Library & Transcripts.
  • Dati economici del Banco Mondiale: Per consultare lo studio analitico sul costo dell'esclusione sociale e l'impatto sul PIL delle discriminazioni di genere, visita il report ufficiale: World Bank Documents - Economic Cost of Exclusion.
  • Attivismo Trans Internazionale all'ONU: Per approfondire i report annuali presentati dalle delegazioni dell'America Latina a Ginevra, consulta la sezione dedicata di GATE - Global Action for Trans Equality.

mercoledì 9 settembre 2026

Ballando con i lupi: da Weimar all’AfD, il suicidio politico di una sinistra inesistente e il bluff queer di destra

Fotografia storica in bianco e nero del 6 maggio 1933. All'interno dell'Istituto di Sessuologia di Berlino (Institut für Sexualwissenschaft), un uomo in abiti civili e un militare nazista in uniforme, stivali alti e fascia con svastica sul braccio, calpestano e rovistano tra migliaia di libri, riviste d'avanguardia come 'Die Ehe' e documenti scientifici accumulati sul pavimento, pronti per essere bruciati nei roghi dei libri.
Berlino, 6 maggio 1933. Membri delle organizzazioni studentesche naziste e delle SA saccheggiano la biblioteca dell'Istituto per la Scienza Sessuale (Institut für Sexualwissenschaft) di Magnus Hirschfeld. Tra i volumi calpestati sul pavimento si notano le copie della rivista d'avanguardia "Die Ehe" (Il Matrimonio). Pochi giorni dopo, l'intero archivio queer della Repubblica di Weimar verrà ridotto in cenere a Bebelplatz.

La storia ufficiale soffre di una grave amnesia selettiva. Ci hanno abituati a pensare che i diritti civili siano un cammino lineare, che prima delle rivolte di Stonewall nel 1969 ci fosse solo buio e clandestinità. Chi difende la democrazia e chi lotta ogni giorno per l’esistenza sa che non è così.

C’è stata un’epoca in cui l’Europa ha visto nascere la più straordinaria avanguardia mondiale per i diritti di genere e l’emancipazione: la Repubblica di Weimar, nella Berlino degli anni ’20.

🏳️‍⚧️ L’oasi queer cancellata dal fascismo

Fotografia storica in bianco e nero della Repubblica di Weimar a Berlino. Un gruppo di persone della comunità queer dell'epoca posa seduto in una stanza con carta da parati scura damascata; sulla destra si riconosce lo scienziato e attivista Magnus Hirschfeld con occhiali e baffi.
Berlino, anni '20: l'attivista e pioniere dei diritti civili Magnus Hirschfeld (sulla destra) insieme a un gruppo di frequentatori della scena queer berlinese dell'epoca, la cui memoria e le cui libertà perdute sono al centro del documentario Netflix "Eldorado"

Mentre il continente era congelato in un patriarcato maschilista, a Berlino la comunità queer viveva alla luce del sole. Nel 1919 il medico ebreo Magnus Hirschfeld fondava l’Institut für Sexualwissenschaft, il primo centro al mondo a studiare l’omosessualità e la transessualità come varianti naturali. Lì vennero teorizzati i concetti moderni di identità di genere e praticati i primi interventi chirurgici di affermazione. C’erano riviste, locali storici come l’Eldorado e reti di mutuo soccorso.

Fotografia storica in bianco e nero dell'interno del nightclub Eldorado a Berlino negli anni '20. Al centro, due donne eleganti in abito scuro ballano guancia a guancia. Sulla sinistra, un gruppo di clienti siede attorno a un tavolo guardando la scena, mentre sulla destra si intravede un musicista seduto alla batteria della Bernd Robert Orchestra.
Berlino, anni '20: Clienti e coppie ballano all'interno dell'Eldorado, il più celebre locale queer della Repubblica di Weimar. Questa normalità alla luce del sole venne completamente spazzata via dal regime nazista nel 1933, trasformando il locale in una sede di propaganda.

Quell’oasi non è crollata da sola. Fu abbattuta quando i nazisti indicarono la cultura queer come il cancro che “distruggeva la famiglia tradizionale”. Ma, soprattutto, crollò perché i partiti moderati e conservatori dell’epoca normalizzarono l’estremismo, pensando ingenuamente di poterlo “controllare” per arginare la sinistra.

Nel gennaio del 1933 Adolf Hitler divenne Cancelliere legalmente. Tre mesi dopo, l’istituto di Hirschfeld veniva saccheggiato e i suoi libri bruciati nei roghi di Bebelplatz. Le stesse persone che avevano vissuto libere finirono nei campi di concentramento, marchiate dal triangolo rosa.

Il cortocircuito di oggi: il lusso ipocrita di Alice Weidel

Cent’anni dopo, la storia si ripete con una precisione agghiacciante. Il recente trionfo elettorale di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni regionali, dove l’ultradestra ha sfiorato il 44% dei voti, riapre esattamente i fantasmi di Weimar.

E al centro di questa tempesta c’è un cortocircuito umano clamoroso: Alice Weidel, leader nazionale del partito.

Guardatela nelle foto ufficiali. Sorridente, rilassata, impeccabile. Vive in Svizzera con la sua compagna, Sarah Bossard, produttrice cinematografica originaria dello Sri Lanka, con cui cresce due figli. Una splendida e normalissima famiglia arcobaleno multietnica.

Il problema è che se questa stessa famiglia cercasse di esistere nel modello di Germania che la Weidel promuove nei suoi comizi, verrebbe demolita dalla legge.

Il manifesto ufficiale dell’AfD esige il ritorno alla “famiglia tradizionale come principio guida”, combatte i programmi scolastici di educazione alla tolleranza e si oppone fermamente alle adozioni per coppie dello stesso sesso.

Per Alice Weidel i diritti non sono universali: sono uno status symbol. Se sei ricca, privilegiata e guidi il partito, puoi essere lesbica e sposare una migrante. Se sei una persona comune, devi subire la melma reazionaria dei suoi programmi politici.

La Weidel pratica il tokenismo più cinico: difende i gay solo quando può usarli come arma geopolitica per attaccare gli immigrati musulmani, mentre la sua stessa coalizione stringe patti per cancellare le tutele LGBTQIA+.

🏳️‍⚧️ Da persona trans vi dico: smettetela di ballare con i lupi

Come donna trans, guardo questa realtà e provo un brivido profondo che va oltre la rabbia politica. È un brivido che tocca l’incomprensione antropologica. Non so cosa passi nella testa di queste persone. Non riesco a capire come si possa guardare la propria compagna, guardare i propri figli negli occhi la sera, e la mattina dopo salire su un palco a sputare veleno e firmare decreti che renderanno infernale la vita di altri bambini nati in famiglie esattamente come la tua.

C’è una fetta della nostra stessa comunità che ha deciso di ballare con i lupi. Persone LGBTQIA+ che, illuse dal proprio conto in banca, dalla propria classe sociale o dal colore della propria pelle, pensano di essere al sicuro. Si convincono che il loro patriottismo o il loro conformismo borghese li renderà “accettabili” agli occhi dei reazionari.

È un’illusione mortale.

La storia di Weimar ci ha già mostrato il finale di questa sceneggiatura: all’epoca esistevano persino associazioni di omosessuali nazionalisti che appoggiarono Hitler, convinti che la loro fedeltà alla patria li avrebbe salvati. Sappiamo tutti dove sono finiti.

Quando l’onda d’urto del fascismo si abbatte sulla società, i lupi non guardano in faccia a nessuno: i token vengono sbranati per primi, non appena smettono di essere utili come foglia di fico.

🟥 Il banco vuoto di una sinistra inesistente

Ma se i lupi fanno i lupi, la colpa storica più imperdonabile ricade su una sinistra drammaticamente inesistente.

Mentre le mappe elettorali si tingono di nero, il mondo progressista si è barricato nei salotti intellettuali delle grandi città a fare dibattiti accademici, abbandonando completamente i territori, le periferie sociali e i lavoratori impoveriti dalla crisi.

L’ultradestra al 44% non è solo il frutto del razzismo; è il risultato di un voto di ribellione assoluta di un popolo che si sente solo, terrorizzato dal futuro e tradito dalle istituzioni.

La sinistra ha smesso di essere un’alternativa economica e sociale credibile, ha smesso di stare nelle piazze a fare opposizione reale, riducendosi a fare la spettatrice educata dello smantellamento dei diritti.

Weidel e l’AfD dimostrano che la democrazia può essere svuotata dall’interno usando le sue stesse regole. Non bastano i post di indignazione sui social. Se la sinistra non torna a essere una barriera sociale ed economica concreta, e se la nostra comunità non smette di negoziare con chi vuole la nostra cancellazione, la trincea crollerà.

🔥 Ricordare Weimar significa capire che nessun diritto è conquistato per sempre

È tempo di svegliarsi, prima che i libri ricomincino a bruciare.

Restiamo svegli, lucidi e in trincea. ✊🔥 — vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e riferimenti
  • Documentazione storica dell'Institut für Sexualwissenschaft (1919-1933): Berlino Magazine — La vita dell'Istituto per la Ricerca Sessuale.
  • Manifesto politico ufficiale di Alternative für Deutschland (AfD) e analisi del programma: Reuters — What an AfD-led government looks like e Il Corriere della Sera — Il programma dell'AfD.
  • Dati elettorali regionali Germania: Deutsche Welle — Far-right AfD landslide victory, Al Jazeera — Germany state election updates, Il Giornale — Terremoto AfD e l'analisi sociopolitica post-voto della Chiesa di Milano.

mercoledì 19 agosto 2026

🌈🔥 Siria: l'eredità coloniale e la trappola della clandestinità per le donne trans

Donne trans in Siria nella clandestinità, inchiesta giornalistica di Jonas Karlov e Roméo Kermarec, blog di Vanessa Mazza attivista transessuale a Milano.
L'impatto visivo dell'inchiesta "En Syrie, les femmes trans condamnées à la clandestinité" firmata da Jonas Karlov e Roméo Kermarec. (Foto: Instagram / SyriaUntold)

Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia)
L'impatto visivo di quell'immagine è un pugno nello stomaco: il volto di una donna velato di bianco, lo sguardo chino, che sembra quasi sbiadire in una luce dorata. Sopra di lei, parole che pesano come una condanna a morte silenziosa: «En Syrie, les femmes trans condamnées à la clandestinité» (In Siria, le donne trans condannate alla clandestinità). Questa inchiesta necessaria e dolorosa, firmata dai giornalisti Jonas Karlov e Roméo Kermarec, squarcia il velo su una tragedia umanitaria sistematicamente ignorata dai media generalisti. Ci ricorda che, nei grandi scacchieri della geopolitica mondiale, i corpi delle minoranze di genere restano il primo, tragico terreno di scontro e di violenza.
Chi pensa che la fine di una dittatura militare significhi automaticamente l'inizio dei diritti civili farebbe bene a guardare cosa sta succedendo in Medio Oriente. In Siria, la recente caduta del regime autocratico di Bachar El-Assad non ha affatto spezzato le catene delle donne transessuali. Al contrario, la loro sopravvivenza è oggi ridotta a un paradosso brutale: Internet è rimasto l’ultimo, fragilissimo spazio di respiro, mentre il mondo reale si è trasformato in una trappola mortale.
📜 Il feticcio giuridico: un regalo del colonialismo francese
C'è una verità storica di fondo che l'Occidente preferisce rimuovere con ipocrisia: le leggi che oggi distruggono le vite delle persone queer in Siria non affondano le radici in ancestrali costumi locali, ma sono l'eredità diretta del colonialismo europeo.
Prima dell'occupazione, l'area mediorientale conosceva forme di tolleranza e fluidità pragmatica rispetto alle varianti di genere. È stato sotto il Mandato francese che il sistema giuridico si è irrigidito in senso repressivo. Quell'impianto burocratico e punitivo è stato poi ereditato e formalizzato nel Codice Penale siriano del 1949, un testo in cui spiccano articoli usati come armi di Stato:
  • L'Articolo 520, che criminalizza i rapporti sessuali definiti "contro natura".
  • L'Articolo 517, che punisce i reati contro la pubblica decenza e viene sistematicamente applicato contro chi "si maschera" o si veste con abiti tradizionalmente associati al genere opposto, prevedendo dai sei ai nove mesi di reclusione.
Questo arsenale normativo, nato nelle cancellerie coloniali francesi, continua a legittimare poliziotti, delatori e aguzzini a caccia di corpi trans.
⛓ Il vuoto di potere e il miraggio del dopo-Assad
Per anni, la dittatura di Assad ha venduto al mondo la maschera di una Siria "laica" e protettrice delle minoranze per contrapporsi al fondamentalismo. Nei fatti, per le donne trans quel regime è stato un carnefice spietato, fatto di stupri sistematici nei centri di detenzione, torture e ricatti continui ai checkpoint militari.
Il crollo di quel blocco di potere centralizzato avvenuto alla fine del 2024 faceva sperare in una transizione democratica. La realtà si sta invece dimostrando un risveglio d'inferno. Il vuoto istituzionale ha polverizzato il controllo, lasciando campo libero a fazioni armate conservatrici, milizie locali radicali e tribunali religiosi improvvisati. Per una donna trans, il pericolo non si è estinto; si è semplicemente decentralizzato. Oggi la minaccia arriva dal vicino di casa, dalla banda che controlla il quartiere, o persino dalla propria famiglia d'origine, pronta a lavare il "disonore" con il sangue.
💻 Il paradosso di Internet: l'ultimo rifugio, l'ultima esca
In questo scenario di macerie materiali e morali, les échappatoires (le vie di fuga) nello spazio fisico non esistono più. L'unico vero spazio di resistenza, aggregazione e mutuo soccorso è diventato lo schermo di uno smartphone. Attraverso chat crittografate, profili privati e reti social, le donne trans siriane riescono ancora a parlarsi, a curare l'isolamento e a ricordarsi di essere umane.
But questo rifugio virtuale è una lama a doppio taglio. In una società dominata da una forte ortodossia religiosa e dal machismo tossico, la visibilità digitale si trasforma in un bersaglio. I movimenti ultra-conservatori monitorano la rete, scatenando campagne d'odio online e cyberharcèlement mirati, che spingono le autorità locali a compiere vere e proprie retate moralizzatrici per ripulire l'onore della nazione.
✊ La resistenza non chiede il permesso
L'inchiesta di Karlov e Kermarec è un atto di giornalismo puro che toglie il velo di rispettabilità alla retorica geopolitica internazionale. Ci sbatte in faccia il doppio standard di governi pronti a riempirsi la bocca di "diritti umani" solo quando serve a giustificare sanzioni o interventi, ma totalmente ciechi di fronte al massacro quotidiano della comunità LGBTIQA+ nei territori di guerra.
La resistenza delle donne trans in Siria non ha i colori di un Pride in piazza o la tutela di uno scranno parlamentare. Si consuma nel silenzio di una stanza, dietro una tenda accostata, nell'ombra della clandestinità. Esistere, nonostante tutto e tutti, è il loro atto politico più grande. E noi abbiamo il dovere di dare loro una voce.
Fonti dell'inchiesta e approfondimenti internazionali: