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lunedì 14 settembre 2026

🛑 Deportazioni verso la morte: l’irresponsabilità che trasforma la legge in arma

Primo piano drammatico di diverse mani che stringono con forza le sbarre metalliche arrugginite di una cella o di una prigione, su uno sfondo scuro e parzialmente sfocato.
 L'automazione della giustizia: quando la burocrazia si trasforma in sbarre e detenzione forzata.

In queste settimane assistiamo a una pratica che dovrebbe scuotere la coscienza di qualsiasi democrazia: la deportazione di persone vulnerabili verso paesi terzi dove la loro identità è criminalizzata, perseguitata o punita con il carcere e la morte.

Il caso di Daniela Lázaro Fuentes, una donna trans cubana di 31 anni deportata dalle autorità statunitensi il 30 luglio 2026, è l’ultimo capitolo di una strategia che ha smesso di distinguere tra il "controllo dei confini" e l'abbandono deliberato di esseri umani in zone di pericolo estremo.

Daniela non è stata rimandata nel suo paese d'origine, Cuba. In virtù di opachi accordi bilaterali di ricollocamento stipulati dagli Stati Uniti con nazioni africane, è stata spedita nella Repubblica Centrafricana, un territorio devastato da conflitti interni e dove il Dipartimento di Stato USA impone il divieto assoluto di viaggio per questioni di sicurezza nazionale.
Oggi, Daniela si trova bloccata in un albergo della capitale Bangui: le autorità le hanno sequestrato il passaporto, è priva di documenti e vive nel terrore costante. Come documentato dalle inchieste internazionali del Latin Times e dai reportage di Telemundo, ha dovuto persino alterare nuovamente il proprio aspetto fisico e nascondere la propria voce per evitare linciaggi e aggressioni in strada.
Questa non è amministrazione. Questa è crudeltà istituzionale.
🚨 La polizia di rastrellamento: il braccio spietato di ICE
Dietro queste espulsioni forzate c’è un apparato preciso: ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale nata nel 2003 sotto l'amministrazione di George W. Bush nel clima post-11 settembre. Creata originariamente con scopi legati alla sicurezza nazionale, ICE si è trasformata in una vera e propria forza di rastrellamento interna, dotata di immensi poteri discrezionali per attuare retate, detenzioni di massa e deportazioni accelerate.
Se le amministrazioni repubblicane hanno storicamente potenziato il budget e la retorica repressiva di questo corpo, le organizzazioni internazionali ricordano che l'automatismo spietato delle espulsioni ha registrato picchi drammatici in modo trasversale e bipartisan nella storia recente degli Stati Uniti. Il risultato è una macchina amministrativa che non si limita a "far rispettare la legge", ma pianifica trasferimenti di massa verso paesi terzi in cambio di ingenti finanziamenti internazionali, eludendo i controlli legali e ignorando i rischi di tortura, violenza e morte a cui espone i migranti.
🌍 Quando la deportazione diventa condanna
Negli ultimi anni, diversi paesi del continente africano hanno inasprito drasticamente le leggi sull'orientamento sessuale e l'identità di genere: normative che prevedono l'ergastolo, la punizione del semplice attivismo e, in alcuni contesti, la pena di morte.
Mentre la lista dei paesi a rischio cresce, la comunità internazionale si volta dall'altra parte. In questo scenario globale, deportare una donna trans asilante in un paese terzo ostile non è una procedura burocratica. Significa condannarla consapevolmente alla fame, all'isolamento sociale, all'arresto arbitrario e alla violenza fisica. Significa trasformare un provvedimento civile in una vera e propria condanna extragiudiziale.
La responsabilità politica e la violazione del Diritto Internazionale
Un governo che decide di agire in questo modo non sta "proteggendo i confini". Sta violando in modo flagrante il principio di non-refoulement (divieto di respingimento), il pilastro fondamentale del diritto internazionale sui rifugiati sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951: non si rimanda mai, in nessun caso, una persona verso un territorio dove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate.
Quando lo Stato spedisce una donna trans in un luogo in cui la sua stessa esistenza è considerata un reato, lo fa con piena coscienza delle conseguenze.
La domanda che resta
Che nome diamo a una politica che pur di allontanare persone dal proprio territorio è disposta a mandarle dove rischiano di essere uccise?
Che nome diamo a un sistema che considera la vita di una persona trans sacrificabile, negoziabile, eliminabile?
La storia ci ha già ampiamente mostrato cosa accade quando gli Stati decidono che alcune esistenze valgono meno di altre. Non possiamo permettere che accada di nuovo.
La denuncia è un dovere
Raccontare queste storie non è militanza: è giornalismo necessario. È memoria. È resistenza civile. Finché la legge verrà usata come un'arma per schiacciare i più fragili, chi ha voce ha il dovere etico di usarla.
Vanessa Mazza TLGBQI+
Editorialista indipendente. Contro l’ipocrisia, sempre.
Fonti e Approfondimenti del Post
  • Il caso di Daniela Lázaro Fuentes: L'inchiesta originale sulle deportazioni e sulla testimonianza di Daniela, rimasta bloccata a Bangui senza passaporto e costretta a nascondere la propria identità, è stata documentata in dettaglio dal Latin Times e approfondita nei reportage video e nelle video-testimonianze della redazione di Noticias Telemundo.
  • La dinamica del volo ICE a sorpresa: I dettagli sul volo segreto del 30 luglio 2026, che ha trasferito ventun ore i migranti residenti in Florida verso l'Africa centrale senza preavviso, sono descritti nell'inchiesta speciale del Latin Times - Six Latin Deported Migrants. 
  • Tracciamento delle deportazioni in paesi terzi: Per monitorare i flussi legali, gli accordi bilaterali commerciali e l'elenco dei voli verso paesi dell'Africa subsahariana, è possibile consultare i dati e le tabelle del Third Country Deportation Watch e il database aggiornato dello USCRI Third Country Deportations Tracker.
  • Condizioni di sicurezza nella Repubblica Centrafricana: Per verificare i bandi e gli allarmi di viaggio emessi dallo stesso governo americano sul territorio di Bangui, la fonte ufficiale è l'indice dei livelli di allerta del U.S. Department of State Travel Advisory. 
  • Finanziamenti e riforme strutturali di ICE: L'analisi geopolitica sull'espansione dei budget federali per i centri di detenzione e l'aumento dei rastrellamenti sul territorio statunitense è consultabile nei rapporti del Center for Foreign Relations (CFR) e negli studi statistici dell'American Immigration Council. 

La notte più buia di Ankara: la caccia alle streghe contro la comunità LGBTQI+ nella Turchia di Erdoğan

Un'illustrazione digitale drammatica in toni rossi e infuocati. In alto, una figura colossale e furiosa che ricorda il presidente turco Erdoğan indossa una corona e impugna uno scettro con la mezzaluna e la stella, sovrastando una bandiera turca tra le fiamme. Al centro, una linea di agenti di polizia in tenuta antisommossa scura avanza verso un gruppo di giovani attivisti LGBTQI+ disperati in primo piano. Tra loro, una ragazza piange avvolta in una bandiera arcobaleno, due ragazzi si abbracciano spaventati e un giovane ferito è rannicchiato a terra.
La violenza del potere contro l'amore e l'identità. Questa potente opera digitale descrive visivamente la spietata caccia alle streghe in corso in Turchia. Il contrasto è netto: in alto la ferocia distruttiva e infuocata del regime e delle sue forze di sicurezza; in basso, il dolore, le lacrime e la vulnerabilità dei giovani della comunità LGBTQI+, colpevoli solo di esistere e di resistere sotto il peso di una repressione disumana.

Il pretesto è quasi orwelliano: “La mia famiglia è al sicuro”.

Con questo slogan, il governo turco ha sferrato a metà settembre 2026 uno dei più feroci attacchi coordinati contro la comunità LGBTQI+ della storia recente del Paese. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in abitazioni private, sedi associative e locali gay in 15 province, conducendo indagini su oltre 162 persone, oscurando siti web e bloccando i canali social delle storiche sigle per i diritti civili.

Come documentato nel reportage di BBC News, questa repressione non è un episodio isolato, ma l’apice di una strategia statale che mira a smantellare completamente la società civile.

Una regressione pianificata da lontano

Per anni Istanbul è stata la capitale morale dei diritti civili in Medio Oriente, ospitando Pride con oltre 100.000 partecipanti. La svolta autoritaria di Recep Tayyip Erdoğan ha invertito la rotta, trasformando progressivamente la retorica d’odio in legge dello Stato.

Dal 2015, i Pride sono stati sistematicamente vietati con la forza. Negli ultimi mesi, la propaganda governativa si è ulteriormente inasprita: Erdoğan ha proclamato il “Decennio della Famiglia”, definendo le persone LGBTQI+ «pervertiti» e un «movimento deviato» colpevole del calo delle nascite.

Dietro lo scudo dei “valori tradizionali”, il regime sta portando avanti pacchetti giudiziari che puntano a:

  • criminalizzare l’identità di genere,

  • limitare i percorsi di transizione,

  • incarcerare chi organizza cerimonie simboliche,

  • sciogliere associazioni storiche come Kaos GL.

I media filogovernativi amplificano quotidianamente l’incitamento all’odio, etichettando gli attivisti come “agenti stranieri prezzolati dall’Occidente”.

Chi sostiene la comunità LGBTQI+?

Nonostante la repressione, la comunità non è completamente sola. Ma i suoi alleati istituzionali operano sotto una pressione estrema.

I partiti della sinistra filokurda e progressista (DEM Party)

Il sostegno più esplicito arriva dal DEM Party. Durante i blitz, parlamentari come Kezban Konukcu sono scesi in piazza denunciando il regime e dichiarando che “il governo del palazzo non resterà al potere demonizzando le persone LGBTQ+”.

La principale opposizione (CHP)

Il CHP ha inserito nei suoi programmi la lotta alle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Tuttavia, la sua posizione resta spesso prudente: il partito evita di esporsi troppo per non perdere l’elettorato più conservatore.

Società civile e sindacati

Organizzazioni come IHD, sindacati progressisti come DISK e diversi Ordini degli Avvocati (Ankara, Istanbul) denunciano costantemente i blitz, subendo in cambio indagini giudiziarie.

L’isolamento sociale

Nonostante queste sacche di resistenza, l’attivista medio e il cittadino comune si trovano drammaticamente soli. Il clima di terrore spinge le persone a nascondere il proprio orientamento sul lavoro e in famiglia. Criminalizzare l’associazionismo serve proprio a questo: tagliare i ponti di solidarietà, privare le persone di supporto psicologico e legale, e renderle vulnerabili alla macchina repressiva dello Stato.

Oltre la religione: la disumanizzazione nel 2026

Ridurre questa persecuzione a una questione religiosa significa non vedere la reale ferocia della situazione. Questa non è fede: è malvagità politica organizzata.

Quando uno Stato etichetta sistematicamente una minoranza come “deviata” o “malata”, sta compiendo un processo di disumanizzazione. Chi perpetra questi raid, chi firma i decreti di arresto e chi specula sull’odio ha ormai ben poco di umano. La religione diventa un paravento per coprire la crudeltà e distrarre un Paese impoverito dalla crisi economica, offrendo alle masse un capro espiatorio da linciare pubblicamente.

La resistenza dell’informazione indipendente: il baluardo di Bianet

In questo deserto di diritti, la prima linea di difesa è il giornalismo indipendente. Agenzie come Bianet continuano a documentare i raid strada per strada, anche mentre le autorità oscurano siti web e bloccano profili social.

Durante i blitz di metà settembre, Bianet ha pubblicato:

  • verbali dei fermi,

  • testimonianze dirette,

  • dettagli delle violazioni dei diritti civili.

Questo giornalismo basato sui diritti umani sfida quotidianamente le leggi sulla “disinformazione”, usate dal regime come arma di persecuzione giudiziaria.

La risposta internazionale

Appelli urgenti delle ONG

Amnesty International e Human Rights Watch chiedono il rilascio immediato dei 162 indagati e denunciano torture psicologiche e fisiche durante i fermi.

Pressioni da UE e Consiglio d’Europa

Da Bruxelles e Strasburgo arrivano condanne severe. Nonostante la Turchia sia uscita dalla Convenzione di Istanbul, resta vincolata alla CEDU. Si chiedono sanzioni mirate e il congelamento di fondi europei.

Fondi di emergenza globali

Organizzazioni come ILGA World e i network europei di protezione rapida hanno attivato sovvenzioni d’emergenza (Threat & Opportunity Response Fund) per:

  • difesa legale,

  • supporto psicologico,

  • reti di evacuazione,

  • visti umanitari d’urgenza.

    La notte più buia di Ankara non è solo repressione: è un avvertimento. E se il regime vuole il silenzio, allora la risposta è semplice: noi continueremo a parlare. E non potranno fermarci.

— Vanessa Mazza, diritti umani e libertà civili

Fonti e approfondimenti

BBC News, Bianet English, ILGA World, AFP News Agency

giovedì 10 settembre 2026

Voci e Volti della Bisessualità: Alessandro Magno, l’assolutezza dell’amore oltre ogni confine

Grafica di copertina in stile pop art e vaporwave neon che ritrae il busto scultoreo di Alessandro Magno. Il ritratto ellenistico è rielaborato con un retino tipografico e sfumature nei colori rosa magenta, viola e blu della bandiera dell'orgoglio bisessuale.
L'assolutezza del desiderio classico: Elaborazione grafica in chiave pop-neon del celebre volto di Alessandro Magno, illuminato dalle sfumature d'orgoglio del Mese della Visibilità Bisessuale. 

Benvenute e benvenuti al terzo appuntamento della nostra collana dedicata alla storia della fluidità affettiva.

Dopo aver esplorato la lirica e la censura attorno a Saffo, questa settimana viaggiamo nel IV secolo a.C. per incontrare l’uomo che ha letteralmente ridisegnato i confini del mondo conosciuto: Alessandro Magno.

Re di Macedonia, conquistatore dell’Impero Persiano e leggenda vivente, Alessandro è passato alla storia per il suo genio militare. Eppure, la storiografia successiva ha spesso faticato a raccontare a pieno la sua vita privata. Proprio come le sue campagne, anche la sua affettività non conosceva confini rigidi: ha amato con la stessa, travolgente intensità sia uomini che donne, incarnando perfettamente la fluidità del mondo greco.

Il mito di Achille e l’amore indissolubile per Efestione

Dipinto neoclassico del 1827 di Camillo Guerra intitolato Alessandro che piange la morte di Efestione, situato nella Sala di Alessandro alla Reggia di Caserta.
Il dolore monumentale: Alessandro che piange la morte di Efestione, dipinto neoclassico realizzato da Camillo Guerra nel 1827 per la Sala di Alessandro della Reggia di Caserta. L'opera descrive la disperazione assoluta del condottiero (a destra) di fronte al corpo senza vita dell'amore della sua vita (a sinistra).

Per comprendere l’affettività di Alessandro, dobbiamo guardare al suo legame con Efestione, compagno d’armi, consigliere e guardia del corpo. I due crebbero insieme, e la loro relazione superava di gran lunga la semplice amicizia militare.

I contemporanei paragonavano apertamente il loro legame a quello mitologico tra Achille e Patroclo. Quando Alessandro visitò le rovine di Troia, depose una ghirlanda sulla tomba di Achille; Efestione la depose su quella di Patroclo. Un gesto pubblico, simbolico, inequivocabile: la loro unione era profonda, totale, affettiva.

Quando Efestione morì improvvisamente a Ecbatana, Alessandro fu devastato da un dolore furioso:

  • tagliò i crini a tutti i cavalli del regno,

  • ordinò un lutto pubblico monumentale,

  • ne divinizzò la memoria.

Efestione era, a tutti gli effetti, l’amore della sua vita.

I matrimoni politici e le passioni reali

Accanto a questo legame indissolubile, Alessandro visse relazioni intense con figure femminili.

Sposò Roxane, principessa battriana descritta come una delle donne più belle dell’Asia, dalla quale ebbe un figlio. Successivamente sposò Statira e Parisatide, principesse persiane, abbracciando la cultura e i costumi d’Oriente.

Le cronache raccontano anche della sua profonda attrazione per Bagoas, giovane eunuco persiano. Plutarco narra un celebre episodio: durante una festa pubblica, Alessandro lo baciò appassionatamente davanti a tutto l’esercito, scatenando ovazioni e applausi. Un gesto che oggi definiremmo rivoluzionario.

Il desiderio senza etichette nel mondo greco

La trappola più comune nel descrivere Alessandro è volerlo etichettare secondo i canoni moderni. Nel mondo greco non esistevano i recinti dell’orientamento sessuale: non si era “etero” o “gay”. Esisteva la capacità di desiderare, di riconoscere la bellezza e la nobiltà d’animo ovunque risiedessero.

Alessandro visse il suo amore plurimo con la stessa assolutezza che metteva sul campo di battaglia. Non nascose mai i suoi sentimenti, imponendo la dignità dei suoi affetti a un impero che andava dalla Grecia all’India.

Perché raccontare Alessandro Magno oggi

Celebrare Alessandro Magno nel Mese della Visibilità Bisessuale significa abbattere lo stereotipo che lega la fluidità affettiva a una mancanza di forza o virilità.

Il più grande guerriero della storia antica ha amato senza barriere, dimostrando che la pluralità dei sentimenti non è un limite, ma una manifestazione di libertà e di immensa potenza umana.

Nel Mese della Visibilità Bisessuale, celebriamo chi ha scardinato gli schemi e acceso la luce dell’orgoglio.
vanessa mazza TLGBQI+
📚 Fonti storiche e bibliografiche di riferimento:
  • Le biografie antiche: I dettagli sui legami con Efestione e Bagoas provengono direttamente dalle opere storiche classiche di Plutarco (Treccani) e dalle narrazioni della storiografia antica.
  • La storiografia su Alessandro: Per un'analisi approfondita della figura del condottiero e dei suoi costumi privati e pubblici, è possibile consultare la scheda biografica dettagliata di Alessandro Magno su Wikipedia.
  • I costumi affettivi nel mondo classico: Per comprendere il concetto di desiderio e la mancanza di etichette rigide nella Grecia antica, si fa riferimento ai testi cardine della sociologia storica, rintracciabili nei cataloghi di approfondimento su Michel Foucault (Treccani).