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mercoledì 9 settembre 2026

🇺🇸 La cultura sotto assedio: Se l’America cancella la storia del razzismo per decreto

Lonnie G. Bunch III: il primo segretario afroamericano della Smithsonian Institution, costretto alle dimissioni dall'offensiva revisionista dell'estrema destra americana.

Mentre l’Europa sperimenta il brivido dell’estrema destra nelle urne, oltreoceano la scure della censura si abbatte sui custodi della memoria storica.

Le recenti e forzate rimozioni di Lonnie G. Bunch III, primo storico afroamericano a capo della prestigiosa Smithsonian Institution, non sono un fatto di cronaca amministrativa. Sono un atto di sottomissione politica.

Bunch non ha lasciato il suo incarico: è stato spinto fuori dalla leadership dopo mesi di pressioni e attacchi politici diretti da parte della nuova gestione Trump, inaugurando una preoccupante stagione di epurazioni culturali.

Chi è Lonnie Bunch: Il custode della memoria scomoda

Per capire la gravità di quanto accaduto, bisogna capire chi è l’uomo che è stato messo alla porta. Lonnie Bunch non è un burocrate: è lo storico che ha ideato, lottato e costruito da zero il National Museum of African American History and Culture a Washington.

Ha dedicato la sua vita a dare voce a chi non l’aveva, portando alla luce i dettagli brutali della tratta degli schiavi, delle leggi Jim Crow e del razzismo strutturale su cui si fondano gli Stati Uniti.

Sotto la sua guida, la Smithsonian ha smesso di essere un polveroso archivio del potere bianco per diventare uno specchio inclusivo e onesto della società americana. Ma l’onestà storica, si sa, fa paura ai regimi.

La strategia del negazionismo: Cancellare la colpa per giustificare i privilegi

Cosa dà così fastidio alla nuova amministrazione americana? Esattamente ciò che infastidisce l’estrema destra in Europa: la memoria.

La destra radicale e sovranista di Donald Trump sta portando avanti un’agenda spietata per riscrivere i programmi scolastici e accademici. L’obiettivo è eliminare lo studio della Critical Race Theory e qualsiasi percorso educativo che metta in discussione il mito della “nazione perfetta e senza macchia”.

Attaccare i vertici dei grandi musei nazionali serve a questo: – censurare le mostre, – rimuovere i riferimenti storici alle violenze della polizia, – minimizzare l’orrore della schiavitù, – normalizzare il suprematismo bianco di ritorno.

Se cancelli il vocabolario del razzismo, il razzismo smette di essere un problema politico e diventa una colpa individuale dei poveri e degli emarginati.

Il legame globale: Dalla Sassonia a Washington la logica è identica

Il filo rosso che unisce l’exploit dell’estrema destra in Sassonia‑Anhalt alla rimozione di Bunch a Washington è evidente. In tutto l’Occidente, la reazione radicale applica lo stesso schema di potere:

• Smantellare i presidi culturali indomiti (la scuola pubblica in Germania, le fondazioni museali negli Stati Uniti).

• Imporre una narrazione nazionalista e distorta della storia per addormentare le coscienze delle masse.

• Colpire le minoranze privandole dei loro spazi di rappresentazione ed espressione.

È la realizzazione globale di quella che gli intellettuali progressisti chiamano “regressione illuministica”. Quando i governi iniziano a decidere quali mostre si possono fare e quali storici hanno il diritto di parlare, la democrazia si è già svuotata della sua sostanza.

🌍 Il silenzio colpevole delle opposizioni

Anche in questo caso, dove sono le forze progressiste? Dov’è l’opposizione che dovrebbe barricarsi nelle istituzioni per difendere la libertà di ricerca e la memoria delle minoranze?

Resta a guardare, incapace di opporre una narrazione forte e radicale all’aggressività dell’estrema destra, preoccupata solo di non disturbare i mercati.

Lasciare solo Lonnie Bunch di fronte alla macchina del fango governativa è l’ennesimo tradimento verso la comunità nera e verso chiunque creda nella verità storica.

Vanessa Mazza TLGBQI+ Editorialista indipendente. Contro l’ipocrisia, sempre.

Fonti e Documentazione Geopolitica di Riferimento:
  • Le dimissioni e le pressioni politiche: Per tutti i dettagli sulla partenza di Lonnie Bunch sotto la pressione della Casa Bianca, consulta la copertura internazionale e l'articolo approfondito di ArtReview.

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