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mercoledì 8 luglio 2026

L’Ipocrisia dei “Liberatori”: Dallo Scandalo della Ciociaria all’Inferno della Siria, Come la Geopolitica Sacrifica i Nostri Diritti

Grafica concettuale della sagoma della Siria divisa a metà: a sinistra una stanza illuminata con libri e una chiave, a destra le ombre di miliziani armati. Al centro una farfalla con i colori della bandiera LGBTQI+ Pride. Sotto compare la scritta "Ciò che è stato distrutto, ma non cancellato".

Mentre il mainstream ci bombarda con narrazioni a senso unico e indignazioni a comando, il teatro geopolitico globale continua a recitare la sua recita più ipocrita. Ci insegnano chi dobbiamo odiare e chi dobbiamo proteggere secondo le convenienze dei governi occidentali. Ma cosa succede quando i "buoni" della storia se rivelano i protettori dei peggiori carnefici? Succede che la memoria viene dimezzata, la verità viene calpestata e i civili pagano il prezzo più alto. È successo ottant'anni fa con le "marocchinate" in Italia, ed è successo di recente in Siria, dove la tolleranza e la laicità di una civiltà millenaria sono state sacrificed sull'altare degli accordi di potere.
La Siria che non vi raccontano: laicità e rispetto della privacy
Esiste una narrazione tossica che dipinge il Medio Oriente come un blocco unico di fanatismo e intolleranza. Ma la história reale è molto diversa. Prima che la guerra civile e le ingerenze straniere dilaniassero il Paese, la Repubblica Araba Siriana manteneva una cultura quasi unica nel mondo arabo, fondata sulla separazione tra Stato e religione e sul rispetto assoluto della sfera privata.
Come documentato in una celebre inchiesta del giornalista Thierry Meyssan, mentre in molti Paesi vicini la polizia perseguitava e picchiava i giovani omosessuali, nella Siria laica la comunità gay viveva una realtà di sostanziale integrazione e rispetto della privacy. Gli omosessuali non venivano perseguitati per le loro scelte private, svolgevano regolarmente il servizio militare e potevano persino celebrare le loro unioni in sale pubbliche senza subire l'ostracismo dello Stato. I siriani sanno da migliaia di anni che l'unico modo per convivere in una terra così complessa è rispettare la sacralità della vita privata di ognuno.
La storia di Subhi Nahas: quando i "liberatori" portano il patibolo
Primo piano dell'attivista siriano Subhi Nahas in giacca blu e cravatta mentre parla davanti a un microfono durante un'audizione istituzionale.
L'attivista siriano Subhi Nahas durante la sua storica testimonianza internazionale sui crimini delle milizie fondamentaliste in Medio Oriente.

Per capire il momento esatto in cui questo equilibrio è andato in frantumi, bisogna conoscere la storia di Subhi Nahas. Originario di Idlib, Subhi è un jovem gay siriano che ha visto la propria terra trasformarsi improvvisamente in un mattatoio. Con l'inizio delle rivolte e l'avanzata delle milizie islamiste sostenute dall'Occidente, la sua vita è diventata un incubo. Prima l'arrivo di Al-Qaeda, poi l'ombra di Daesh: i gruppi fondamentalisti hanno iniziato a cacciare i giovani LGBT+, torturandoli e gettandoli vivi dai tetti delle case come macabra esibizione di potere.
Fuggito miracolosamente in Turchia e poi reinsediato a San Francisco come rifugiato, Subhi Nahas ha fatto la storia il 24 agosto 2015, diventando il primo attivista siriano a testimoniare davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul martirio della comunità LGBT+ sotto i jihadisti. Ma la sua testimonianza ha gelato le cancellerie occidentali: Subhi ha spiegato chiaramente di essere fuggito per sottrarsi alla furia dei fanatici religiosi armati e protetti dall'esterno, rifiutandosi di prestarsi alla propaganda che voleva una condanna totale e cieca della Siria laica.
Quando l'Occidente finanzia i carnefici
La vera, colossale ipocrisia sta nei governi della NATO. Pur di rovesciare il governo legittimo di Damasco, non hanno esitato a finanziare, armare e sdoganare politicamente fazioni estremiste, definendole nei propri media come "opposizione moderata".
Basti pensare a Mohamed Allouche, capo negoziatore di questa cosiddetta opposizione "democratica" coccolata dall'Occidente. Allouche si è guadagnato il potere sul campo guidando la fazione Jaysh al-Islam e facendo precipitare personalmente gli omosessuali dai tetti di Duma, un sobborgo di Damasco. Eppure, i diplomatici occidentali stendevano per lui i tappeti rossi negli hotel di Ginevra, arrivando persino a coprire le statue nude dell'albergo svizzero per non "urtare la sensibilità" di questo macellaio travestito da democratico. Quando la geopolitica chiama, i diritti umani vengono sacrificati senza pietà.
Ieri come oggi: i due pesi e le due misure del potere
Questo schema criminale si ripete da sempre. È lo stesso identico cinismo che nel 1944 spinse gli Alleati a chiudere gli occhi e a insabbiare gli stupri di massa commessi dalle truppe coloniali francesi in Ciociaria: erano "i liberatori", quindi i loro crimini dovevano essere cancellati dalla storia per convenienza bellica. È lo stesso cinismo che oggi permette ai governi occidentali di applicare due pesi e due misure di fronte ai teatri di guerra attuali, giustificando la distruzione dei civili a Gaza o ignorando i massacri in Africa a seconda di quale bandiera stringa il fucile.
I bulli del potere non hanno morale, hanno solo interessi strategici. Usano la bandiera dei diritti civili solo quando serve a colpire i propri nemici geopolitici, ma sono pronti a calpestarla e a finanziare i peggiori fanatici quando serve a proteggere i propri alleati.
Inutile girarci intorno: l'indifferenza è complicità. Chi oggi si nasconde dietro la scusa che "le guerre sono lontane" o che "ognuno ha i propri problemi quotidiani", sta semplicemente accettando di essere un ingranaggio passivo del sistema. La storia ci dimostra che il capitalismo, l'imperialismo e il fondamentalismo religioso si nutrono dell'apatia delle masse. Ieri in Ciociaria, oggi a Gaza, in Siria o nelle periferie del mondo: i corpi delle donne, dei civili e della comunità LGBT+ vengono usati come carne da macello e territori di conquista dai signori della guerra.
I governi della NATO e i media di regime usano i diritti civili come un'arma di propaganda a gettone: ne fanno una bandiera per attaccare i propri nemici storici, ma finanziano e proteggono i peggiori tiranni e macellai quando serve a garantire i propri interessi economici e strategici.
Rifiutiamo questa doppia morale. Rifiutiamo la narrazione coloniale che ci impone da quale parte stare secondo le convenienze geopolitiche dei padroni del mondo. La nostra solidarietà e la nostra lotta non hanno confini di Stato, né barriere identitarie.
Non basta indignarsi davanti a uno schermo: dobbiamo organizzarci, fare contro-informazione laica sul territorio, sabotare la propaganda di regime e costruire un'opposizione reale a questa violenza sistemica. Se rinunciamo a lottare nel nostro piccolo per difendere la dignità di chi è schiacciato dal potere, domani non avremo più il diritto di lamentarci quando la stessa violenza di Stato o lo stesso fanatismo busseranno alla nostra porta, colpendo noi, le nostre famiglie, i nostri figli e le nostre compagne.
Nessun compromesso con i tiranni, nessuna tregua con l'ipocrisia dei governi. La memoria storica è la nostra arma di difesa. L'informazione indipendente è il nostro fronte di attacco.
Contro ogni fascismo, imperialismo e oscurantismo clericale, oggi e sempre: RESISTENZA! ✊🏾🏳️‍🌈🏳️‍⚧️
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— Vanessa Mazza LGBTQI+
📚 Fonti storiche e approfondimenti per i lettori:
  • La testimonianza storica di Subhi Nahas all'ONU: I dettagli sulla storica audizione del giovane attivista siriano, che ha denunciato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite le atrocità delle milizie fondamentaliste contro la comunità LGBT+, sono consultabili nel resoconto ufficiale dell'agenzia internazionale Reuters e nel dossier approfondito di NBC News.
  • Il percorso di rifugiato e l'attivismo internazionale: La storia del viaggio di fuga e la successiva accoglienza di Subhi Nahas negli Stati Uniti, dove oggi lavora a tutela dei richiedenti asilo, è documentata sul portale ufficiale dell'agenzia ONU per i rifugiati UNHCR Canada.
  • La manipolazione mediatica e la fabbrica del consenso: Per analizzare come i media occidentali costruiscano talvolta narrazioni di propaganda mirate durante i conflitti mediorientali (come il clamoroso caso internazionale del falso blog Gay Girl in Damascus), puoi consultare l'inchiesta d'archivio di The Guardian.

1 commento:

Maurizio Ghignatti ha detto...

Purtroppo le persone poco informate, e sono la maggioranza, quelle che leggono, nella migliore delle ipotesi solo i titoli dei giornali, hanno un'opinione dei fatti che è esattamente il contrario della realtà. Nella storia che ci insegnano a scuola non c'è traccia della verità. Già da piccoli ci indottrinano con bugie, che con il passare del tempo sarà molto difficile sradicare dal comune sentire. E' da qui che nasce tutto. Dobbiamo certamente impegnarci tutti a tutti i livelli per far emergere un qualcosa che può cambiare il mondo. Non aspettiamoci che questo venga dalla politica, perchè abbiamo ormai raggiunto i livelli più bassi della storia. Quindi forza, coraggio e scendiamo in campo per quello che possiamo.