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giovedì 4 marzo 2010

Immigrati, sciopero 1 marzo: la voce degli stranieri a Milano

Sciopero dei lavoratori immigrati resi clandestini e discriminati dalle nuove leggi italiane


L'ultima beffa agli immigrati spunta la sanatoria trappola


In gran segreto il governo ordina: via chi ha chiesto la sanatoria ma ha un'espulsione alle spalle
La linea dura applicata a Trieste, Riimini e Perugia. Clemenza a Milano, Venezia e Bologna
L'ultima beffa agli immigrati
spunta la sanatoria trappola
Input contraddittori dal Viminale. Prima rassicura gli stranieri, poi avalla il giro di vite


TRIESTE - Come criminali comuni, magnaccia o spacciatori di droga. Gli immigrati che hanno fatto domanda di sanatoria ma in passato non hanno rispettato un decreto di espulsione vanno rispediti a casa.Non ovunque, ma così, come gira agli uffici stranieri delle questure. Qua e là, alla chetichella, partendo dalla provincia, che nessuno mangi la foglia in anticipo. Uno sì e l'altro no, in modo che tutti restino col fiato sospeso. Funziona così la sanatoria Maroni: inflessibile in alcune province, a maglie larghe altrove. Una dicotomia interpretativa che colora la carta d'Italia come le chiazze del morbillo.

Durezza a Trieste, Rimini, Perugia. Clemenza a Milano, Venezia, Bologna e in altre province. Incertezza ovunque, di conseguenza. La voce si è sparsa e gli immigrati si scoprono a bagnomaria, con un contratto regolare in mano ma senza sapere ancora se saranno espulsi o no. In gran parte africani, gli stessi che la mafia ha preso a fucilate a Rosarno. I più visibili, quelli espulsi più di frequente, dunque più ricattabili e di conseguenza a costo più basso sul mercato del lavoro. L'incertezza del diritto in Italia la vedi sulla pelle degli stranieri.

La storia si gioca negli ultimi sette mesi, da quando parte la sanatoria Maroni. A monte, la contraddizione insita nella precedente legge Bossi-Fini, che all'articolo 14 individua nella mancata ottemperanza all'espulsione l'unico reato veniale del codice per il quale è previsto l'arresto obbligatorio. Come dire: non hai fatto niente, ma ti ficco dentro lo stesso. Di fronte a questa incertezza del diritto, molte organizzazioni vogliono vederci chiaro. I condannati per mancata obbedienza al decreto di espulsione possono fare domanda, sì o no?

La Confartigianato di Rimini per esempio, città che in seguito vedrà espulsioni, pone il quesito al Viminale. Ottiene circostanziata risposta ufficiale via mail in 48 ore: la richiesta si può fare. Data: 23 settembre 2009. Anche il buon senso dice che non può essere altrimenti. Che cosa si deve sanare se non una precedente illegalità? Che senso avrebbe impedire la legalizzazione di coloro che sono stati illegali? Insomma: lasciate che le pecorelle vengano a noi con fiducia.

Tutto sembra mettersi bene. Il ministero raccomanda alle prefetture, che devono istruire le domande, di lavorare con larghezza. Ovunque si instaura un clima di efficienza ecumenica. Traduttori, mediatori culturali, rispetto. L'Italia sembra improvvisamente un altro Paese. Ma attenzione: la raccomandazione del Viminale non avviene per iscritto ma con telefonate dirette a ogni prefetto d'Italia. L'elettore medio non deve sapere che questo governo tratta gli immigrati come persone.

Ma i prefetti non si formalizzano e la macchina s'avvia. Scatta l'emersione. Decine di migliaia di stranieri escono dalle catacombe, trovano datori di lavoro per un contratto, spesso minimale ma sufficiente. Pagano l'Inps e le varie tasse di regolarizzazione. Firmano montagne di carte. Fanno lo stesso i cittadini italiani che li hanno assunti. Ma l'ultima parola spetta alla questura, che deve controllare la fedina degli stranieri.

E qui il clima cambia di colpo. Alcune questure convocano gli immigrati, comunicano il respingimento della domanda e, contestualmente, il decreto di espulsione. Il pollo è lì, si è autoconsegnato con i documenti in mano, e viene caricato su un aereo. La sua colpa è appunto quella individuata dalla Bossi-Fini: avere ignorato la condanna all'espulsione. Il tutto gli viene spiegato senza preavviso prefettizio e senza dar tempo al malcapitato di consultare un legale. Via subito. Il caso di Trieste.

La voce gira, e gli immigrati si organizzano, cercano patrocinio legale. Alcuni consegnano i passaporti ai loro datori di lavoro, non si sa mai. Tutti fiutano il trappolone, temono che la larghezza iniziale sia stata propedeutica alla chiusura successiva. E intanto partono nuove domande al Viminale. Il giornale di Trieste, per esempio, segnala la cosa al ministro, il quale risponde, ma con un appunto anonimo, cioè senza firma, compilato dalla stessa questura.

C'è scritto: la condanna per mancata obbedienza all'espulsione è da considerarsi reato grave, tant'è vero che comporta arresto obbligatorio. La cacciata dall'Italia è dunque legittima. L'esatto contrario di quanto sostenuto ufficialmente il 23 settembre. Ora nemmeno al ministero ci capiscono più niente. Gli uffici cui fanno capo le prefettura ignorano quanto pensano e fanno al piano di sopra gli uffici delle questure. Il marasma è tale che le stesse questure chiedono istruzioni, vedi Pavia e Alessandria. E il ministro risponde con appunti senza firma perché non può sostenere un nonsenso e contraddirsi.

"Noi applichiamo la legge" dichiara il questore di Trieste, il quale peraltro aggiunge subito dopo che il reato in questione "può rientrare" tra quelli ostativi alla concessione della sanatoria. "Può rientrare", si badi bene: non "rientra". Dunque quell'interpretazione è, per sua stessa ammissione, facoltativa. Ed è quanto avviene, per l'appunto, in giro per l'Italia. Chi vuol mostrare i muscoli col ministro espelle; gli altri no. E le prefetture, laddove subalterne alle questure, si adeguano all'anarchia interpretativa. Sulla quale sarebbe ora che il ministro si pronunciasse in prima persona, in nome dello stato di diritto.

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/04/news/l_ultima_beffa_agli_immigrati_spunta_la_sanatoria_trappola-2499728/

Omosessualità: anche il Marocco si apre al dibattito

TESTO ORIGINALE DI DR. H., TRADUZIONE DI BEATRICE BORGATO

Negli ultimi tempi il dibattito sull'omosessualità va crescendo nel Paese, cioè da quando un giovane scrittore marocchino ha osato rivendicare, coraggiosamente, il proprio orientamento sessuale. Più che una questione sociale, l'apertura di un dibattito sulla questione dell'omosessualità permette di dialogare sulla società marocchina, sui costumi e sui comportamenti sociali considerati per anni immobili o eterni. Oggi non è più così.



Abdellah Taia
non è certo uno straniero, ma un giovane sognatore che assomiglia un po’ a tutti noi. Viene da una famiglia semplice: figlio di uno “shawesh”, il custode della biblioteca nazionale, e con mamma analfabeta, è cresciuto in uno dei quartieri popolari della piccola Salé, a pochi chilometri da Rabat. Corrisponde al 'cittadino medio' cui fanno riferimento gli intellettuali marocchini durante le conversazioni da salotto, al bar o nei cafè. È l'esempio vivente del cambiamento di mentalità dei giovani marocchini, più aperto e senza remore, non solo rispetto all'omosessualità ma anche nella sua visione del futuro del Paese. Un atteggiamento coerente oltre che coraggioso, dove non c'è più spazio per l'ipocrisia. Un uomo che sa agire di conseguenza alle proprie azioni, capace di praticare quel che pensa.

L'attivista Abdellah è l'esempio vivente della possibilità di avviare un dibattito sull'omosessualità. Io stesso ho cambiato opinione: in che modo, da una visione alquanto omofobica comune alla maggioranza dei miei compatrioti, ho cominciato a capire e difendere gli omosessuali?

Gli eterosessuali che credono nelle libertà individuali e nella necessità di un dibattito aperto, che non hanno timore di appoggiare tali posizioni, devono sostenere la comunità omosessuale nelle sue battaglie. Dovremmo stabilire delle regole civili a garanzia del rispetto di tutti i soggetti in questione, e porre fine al trattamento ingiusto e all'esclusione inflitta alla popolazione gay marocchina fino ad oggi. Si tratta di una categoria di persone analoga ad ogni altra: come i tassisti quando protestano contro il nuovo codice della strada, o come i tifosi del Raja o del Wydad quando si riuniscono per incitare le rispettive squadre di calcio.

Sono uomini (e, quanto prima, anche donne) che hanno il diritto a rifiutare di essere rifiutati dalla società, e che vogliono partecipare allo sviluppo del proprio Paese e alla difesa dello Stato di diritto. Naturalmente parliamo del Marocco: se in Occidente il dibattito sulla possibilità del matrimonio per i gay e dell'adozione per le coppie gay si fa acceso, qui non ce n'è traccia. Arriverà quel giorno anche per noi, quando raggiungeremo il livello delle altre società civilizzate, e anche noi saremo capaci di decidere da soli e prendere posizione su questioni importanti. Ma sarà per merito di battaglie fondate sulle idee, non per rispondere alla dittatura di chi vorrebbe imporre la propria soluzione al Marocco.

Si, siamo tutti omosessuali. In Marocco, non c'è bisogno di dirlo, gli uomini si abbracciano e si toccano affettuosamente ben più che in altri Paesi, o almeno questa è la percezione dei turisti. Oltretutto Marrakech è conosciuta come la capitale marocchina degli omosessuali. Secondo il detto popolare: "Se ti cade un dirham, una monetina, a Marrakech, non chinarti a raccoglierlo, colpiscilo con il piede finché raggiungi il souk!!". Ora, guardiamo in faccia il problema e accettiamo chi è diverso (purché ci lasci raccogliere il nostro maledetto dirham da terra a Marrakech, ovvio!).



"La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri". E non prima. Le stesse leggi e gli stessi doveri per tutti, sanciti in maniera libera e democratica nel massimo rispetto delle minoranze. Ecco in cosa consiste la "libertà".

Oggi il dibattito è stato avviato e, cosa più importante, sta guadagnando terreno. Qualche mese fa Kif Kif, associazione per i diritti degli omosessuali fondata a Madrid, è venuta a farsi conoscere in Marocco. Alcuni attivisti hanno incontrato politici ed esponenti della società civile. Chi, solo cinque anni fa, avrebbe potuto anche solo immaginare una cosa del genere? Chi? Anche se è vero che probabilmente non conquisteremo mai le simpatie dei "barbuti", né dei vecchi conservatori, né di tanti altri, i giovani di oggi sono cresciuti con questi dibattiti, e c'è da sperare che non rimarranno indifferenti agli appelli in favore della libertà e della tolleranza. Siamo stati testimoni di molti eventi drammatici, come a Ksar Lekbir (l'assalto dei locali contro quello che ritenevano fosse un matrimonio gay, novembre 2007) e altrove, ma è meglio riflettere in modo positivo e costruttivo su come questi episodi abbiano permesso di avviare una discussione che fino a questo momento languiva in uno stato di immobilismo culturale.

Dunque, le cose dovranno per forza cambiare. Smettiamo di avere paura di ciò in cui crediamo, e lasciamo che il cambiamento prenda forma, senza interrogarci sui limiti che dovremmo imporgli. Perché ciò avvenga, dobbiamo essere convinti di poter implementare i cambiamenti a livello personale. Ciò produrrà un effetto valanga che finirà col trasformare l'intera società. Ciascuno di noi deve rifletterci, recuperare la propria la facoltà di pensare in modo indipendente. Smettiamola, dunque, di dare al marocchino medio la colpa dei nostri fallimenti. Spetta a ciascuno di noi, uomo e donna, aprire la strada al cambiamento. La libertà è l'essenza dello sviluppo. La lotta per la libertà dell'uno è anche la lotta per la libertà dell'altro.

Durante i primi dieci anni del regno di Re Mohammed VI abbiamo assistito all'avanzare di svariate questioni sociali. Dalla condizione femminile al tema dei diritti degli Amazigh (come si autodefiniscono i Berberi), sono diverse le discussioni che continuano ad emergere nella scena pubblica. Eppure, nel nostro Paese queste dinamiche non prendono mai la forma convenzionale di dibattito nazionale, come in altre nazioni sviluppate. Per rispondere alle innovazioni della società, tutti i soggetti del Paese devono poter partecipare a questi scambi, sempre che le autorità si impegnino a proteggere tutte le minoranze che contribuiscono a tali dibattito. Purtroppo, però, non siamo ancora a questo punto.

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Testo originale: In Defense of the Minorities: the Case of Homosexuality, di Dr. H. Tradotto dal francese (Défense des minorités: le cas de la cause homosexuelle) da Zouzou. Stefano Ignone ha collaborato alla traduzione italiana. Ripreso da Talk Marocco: blog/forum centrato su un dibattito onesto, intelligente e aperto su questioni relative al Marocco e ai nord-africani nel mondo.

fonte:http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/vociglobali/grubrica.asp?ID_blog=286&ID_articolo=32&ID_sezione=654&sezione=

Sportello migranti gay A Verona si è formato un gruppo di accoglienza per gay, lesbiche e transessuali extracomunitari.



ParmaGaily, la finestra sul mondo gay, lesbo, trans e bisex.

Si sta formando a Verona un gruppo di persone che vuole accogliere i gay, le lesbiche, le/i transessuali migranti di Verona e provincia, fornendo loro assistenza se decidono di chiedere asilo o lo status di rifugiato in Italia, tramite uno sportello di ascolto, informazione e sostegno.
Sono molte le persone migranti gay lesbiche e trans in fuga dal loro paese, perseguitati in quanto omosessuali o transessuali. Molti di questi Paesi hanno leggi che puniscono l’omosessualità e la transessualità con il carcere e in alcuni casi anche con la pena di morte: il recente caso ugandese è solo uno tra i più eclatanti.
Lo sportello migranti GLBT Verona vuole offrire questo servizio, gratuito, per aiutare tutte le persone migranti in difficoltà o che non sono in grado di avviare le pratiche per la richiesta di asilo, e riprende un'analoga esperienza già attiva a Milano e resa possibile anche grazie ai risultati del progetto nazionale di Arcigay "IO - Immigrazione e Omosessualità".
Il gruppo propone a tutte le persone che volessero collaborare un corso di formazione per meglio essere preparate e preparati alle richieste che arriveranno.
Il corso non è specifico per gay lesbiche e trans ma è aperto a tutte e tutti ritengano di avere sensibilità adeguate a gestire questa specifica tematica.

IL CORSO DI FORMAZIONE
Gli incontri di formazione si svolgeranno dalle 20.30 alle 22.30 presso l'Arci di Verona qui sotto i temi affrontati e le date:
1) 18 marzo 2010: Introduzione, cenni generali sulla disciplina dell’ingresso e soggiorno in Italia dei cittadini immigrati - relatori Giorgio e Simone.
2) 1 aprile: Concetti: il rifugiato, la protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria ecc. - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI.
3) 15 aprile: Procedure: la richiesta di protezione internazionale. Domanda, procedura avanti alla commissione territoriale, ricorso giurisdizionale avverso le decisioni della commissione. Conseguenze della presentazione della domanda e del rigetto - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI.
4) 29 aprile: Preparazione e presentazione della domanda; come accogliere il/la migrante e come condurre l’intervista - relatori Giorgio e Simone.
5) 6 maggio: Panoramica sulla legislazione dei paesi che discriminano le persone omosessuali/transessuali - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI ed e/o eventualmente Gabriella dello sportello migranti lgt milanese.
I partecipanti al gruppo promotore dello Sportello Migranti GLBT VERONA: Circolo Pink Verona - Arcigay Verona - Arcilesbica Verona - ASGI - Arci Verona - Il Germoglio - Coordinamento Migranti Verona - Singole e singoli.

fonte:http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=PGY&pdi=30557

Gay/ Gb, House of Lords: Sì a unioni omosessuali anche in chiesa


(Apcom) - Da oggi in poi in Gran Bretagna i matrimoni tra coppie gay potranno anche essere celebrati anche negli edifici religiosi. Al termine di una vivace sessione, la House of Lords ha votato a grande maggioranza a favore della revoca del divieto di celebrare unioni tra omosessuali nelle chiese o in altri luoghi di culto. In base alla normativa vigente è vietata la celebrazione di unioni civili in luoghi religiosi, anche se alcuni pastori anglicani e dei rabbini hanno deciso di benedire le unioni una volta officiata altrove la cerimonia. La revoca del divieto deve essere ancora approvata dalla House of Commons, ma il risultato appare scontato dato che l'approvazione dei Lord è stata quasi unanime. La legge darà l'opportunità alle giurisdizioni religiose di decidere se celebrare o meno le unioni omosessuali fra le loro mura, ma non le obbligherà a farlo. L'emendamento all'Equality Bill, proposto da Waheed Alli, membro della Camera dei Lord musulmano e omosessuale, vuole garantire alle coppie gay e lesbiche "di condividere la loro unione con i fedeli della loro comunità". Il testo è stato approvato dalla Camera dei Lords poche ore prima che l'ultimo Ente cattolico per le adozioni decidesse di ricorrere all'Alta Corte per poter continuare a rifiutare l'adozione di bambini a coppie omosessuali.

fonte:http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=880258

Usa: a Washington 151 coppie gay chiedono licenza matrimonio


Washington, 4 mar. (Adnkronos/Washington Post) - Sono in tutto 151 le coppie gay che hanno chiesto la licenza del matrimonio nel primo giorno in cui l'ufficio della Superior Court di Washington, dove solitamente si presentano una decina di futuri sposi al giorno, ha ufficialmente aperto le porte ai matrimoni gay. E sono state Angelisa Young e Sinjoyla Townsend, insieme da 13 anni, le prime a presentare la richiesta che permettera' loro di sposarsi martedi' prossimo.

"Sono cosi' felice, saremo finalmente una vera famiglia come tutti gli altri" ha detto Young. Il Consiglio del distretto della capitale in effetti ha approvato gia' dallo scorso dicembre, con 11 voti favorevoli e 2 contrari, la misura che inserisce Washington D.C. alla lista dei cinque stati americani che finora hanno legalizzato i matrimoni gay, Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire e Vermont currently.

Il sindaco Adrian Fenty aveva subito dopo firmato la legge, che pero' e' potuta entrare in vigore solo dopo aver passato il periodo di revisione da parte del Congresso, cui sono sottoposte tutte le leggi approvate nel distretto della capitale. Una misura che solitamente e' un pro forma, ma in questo caso le associazioni che da anni si battono per i diritti degli omosessuali hanno temuto fino alla fine un intervento del Congresso o della Casa Bianca. La situazione si e' poi sbloccata definitivamente quando l'attorney general del Maryland, lo stato a cui appartengono molti quartieri della capitale, ha detto che riconoscera' i matrimoni gay celebrati altrove.


fonte:http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=362625

Ozpetek: "Trent'anni di battaglie gay e rischiamo di tornare indietro"

l regista turco in città con Scamarcio e il cast di "Mine vaganti", film sul rapporto tra un uomo e il figlio omosessuale. "Viviamo in un mondo dove tutto è carino ma fuori ci sono violenze, bullismi, figlie lesbiche rifiutate"

di Clara Caroli


Ferzan Ozpetek e Roccardo Scamarcio
«Siete una regione civile, non fatevi contaminare dalla Lega» - avverte il divo Riccardo Scamarcio, ieri a Torino assediato come sempre dalle ragazze (e forse dai ragazzi), che nel nuovo film di Ferzan Ozpetek, "Mine vaganti", in uscita venerdì 12 con 01 Distribution e Fandango, è il figlio gay di una famiglia patriarcale pugliese alle prese con un impossibile outing. Mentre da una parte sventolano le bandiere verdi di Cota e dall´altra Chiamparino raccoglie il bouquet delle spose lesbiche, nella città del Fuori!, di Pezzana, del festival "Da Sodoma a Hollywood" e dello scontro sindaco/cardinale - alla Don Camillo e Peppone - sul riconoscimento delle coppie omosessuali, arriva in città il regista turco a riaccendere il dibattito.

Essere o non essere gay? Questo è il problema. Dopo trent´anni di battaglie, qui come altrove, è ancora questo. «Non bisogna mollare, non si deve dare per scontato quel che ci pare di aver conquistato - dice Ozpetek - Noi viviamo in un mondo ovattato, dove tutto è carino e piacevole e tutto è tollerato. Ma fuori non è così. Fuori ci sono figlie lesbiche rifiutate dalle madri, figli gay osteggiati dai padri, se non uccisi, come è capitato qualche anno fa a Siracusa. Un fatto di cronaca che mi impressionò fortemente. Ci sono violenza, intolleranza, ci sono le ronde, i picchiatori, ci sono i bulli che tormentano i ragazzini. Ma il mio non è un film sui gay, è un film sul rapporto tra un genitore e un figlio».

Genitori e figli, come vuole un altro titolo molto popolare in questi giorni sugli schermi. «"Mine vaganti" è dedicato a mio padre, sì. È dedicato a tutti i padri - racconta il regista turco - Ma nella mia famiglia non è mai successo nulla di simile a quel che capita nel film, nessuno a casa nostra ha fatto tintinnare un bicchiere, durante un pranzo, per fare pubblica confessione. Sono capitati altri episodi, magari altrettanto eclatanti, ma non questo. Eppure anche mio padre ha fatto fatica ad accettare. Avevo più di trentacinque anni e ancora quando ci incontravamo, a Istanbul, e mi vedeva con una ragazza ammiccava: "Te possino...". Ma è così. Un padre considera il figlio una parte di sé, un braccio, un prolungamento. È comprensibile il desiderio che sia come lui, così come è comprensibile la paura che non lo sia, che sia diverso. Ma la domanda che dovrebbe rivolgergli non è: sei gay? sei acrobata? sei ballerino? Dovrebbe soltanto chiedergli: sei felice?».

Il tema di "Mine vaganti" - che ha una felice assonanza con "Le fate ignoranti" - appassiona, anche se l´autore, che ha concepito il soggetto cinque anni fa a New York durante la promozione di "La finestra di fronte" («A una cena incontrai un uomo a cui l´omosessualità del fratello aveva rovinato la vita: proposi la storia a Procacci e lui ne fu entusiasta»), insiste sul non voler fare di questo nuovo lavoro un manifesto omosex. «Le signore - dice - mi incontrano e mi chiedono: Ferzan, quand´è che ti decidi a fare un film non gay? A parte il fatto che forse non hanno visto "Un giorno perfetto" o "Cuore sacro", mi domando: perché non chiedono agli altri registi quando si decidono a fare film non eterosessuali?».

Riccardo Scamarcio, perfetto nel ruolo del "figlio minore", incompiuto e ambiguo, alleggerisce: «È solo un film, non un trattato sociologico. Ho improntato il mio personaggio alla massima neutralità, correndo il rischio che suscitasse poca empatia». Sono affari di famiglia, insomma. Interviene nel merito Ennio Fantastichini, che in "Mine vaganti" è il padre burbero e intollerante: «C´è una battuta cruciale, un personaggio che dice: "Siamo nel 2010, mica nel 2000". E il senso è che stiamo procedendo all´indietro nel cammino della civiltà. C´è una regressione, e non soltanto per quel che riguarda i diritti dei gay o delle coppie di fatto. Ci stiamo involvendo in tutto, anziché evolvere». Più mite il pensiero di Lunetta Savino, ormai condannata a fare la mamma di tutti i belloni del cinema italiano, di Luca Argentero in "Oggi sposi" e qui di Scamarcio: «L´espressione sorpresa e afflitta con la quale questa madre osserva i suoi figli dei quali non ha capito nulla è un invito a tutti i genitori ad ascoltare i loro ragazzi. Perché soltanto attraverso il dialogo e la comprensione si salveranno, gli uni e gli altri».
Chiosa Ozpetek: «Ora mio padre non c´è più e io rimpiango di non avergli parlato abbastanza. E vorrei che ad ogni mio successo fosse lì a vedermi, ad applaudirmi. In fondo passiamo la vita a cercare di piacere ai nostri genitori».

Transform me: le trans rifanno il look alle casalinghe disperate


Per la tv USA i gay non sono più i massimi esperti di moda: largo alle trans!

"Transform me" è il nuovo show del canale USA VH1 dedicato alla moda e all'extreme makeover del look delle sciatte casalinghe americane. L'obiettivo: insegnare alle donne di mezza età come tornare in contatto con la propria parte femminile, attraverso un corso intensivo di trucco, cosmesi e moda. Se qualche anno fa questa missione umanitaria sarebbe stata affidata senza esitazione a un commando scelto di stilisti e hair stylist gay, oggi è diverso. Gli uomini omosessuali non sono più i dittatori incontrastati della moda: chi vuole un consiglio fashion deve rivolgersi alle trans. E per questo il network di "Transform me" ha reclutato Laverne Cox, Jamie Clayton e Nina Poon, tre strepitose transessuali, che avranno l'arduo compito di rifare look e guardaroba alle casalinghe disperate d'America.
Fonte: Queerblog

mercoledì 3 marzo 2010

Le femministe hanno lanciato una campagna a New York in coincidenza con il vertice mondiale sulle donne. l'espulsione del vaticano dalle Nazioni Unit




Le associazioni Spagnole di donne che partecipano ai vertice, che passa in rassegna i progressi nelle politiche di pari opportunità hanno chiesto alle Nazioni Unite per porre fine ai privilegi del Vaticano all'interno dell'organizzazione mondiale.

La Santa Sede ha lo status di "Osservatore Permanente Stato non membro" e come tale può andare a conferenze mondiali, con pieno diritto di voto, partecipare alle agenzie, consigli e commissioni delle Nazioni Unite, e di prendere posizione in Assemblea Generale.

Per le femministe, le critiche continue dal Vaticano alla pianificazione familiare e diritti riproduttivi delle donne fanno un cattivo servizio alla lotta contro l'AIDS e le risorse in declino sono i presupposti per la salute e l'istruzione per le donne. Questi approcci si riflette nella "Dichiarazione di Cordova, un documento che denuncia i pericoli della teocrazia e interferenze religiose nelle democrazie. Tra quelli partecipanti al vertice delle Nazioni Unite è stato il Ministro Spagnolo per Uguaglianza Bibiana Aido, che ha lasciato nel presentare la relazione dell' Unione europea.

Questa domanda è contenuta in un documento intitolato "Dichiarazione di Cordova" promosso dalla Piattaforma di supporto andalusa EWL. Essa afferma che il pericolo maggiore che attende i diritti umani delle donne nel mondo proviene dall'interferenza della religione nello Stato ed è quindi evidente la necessità di lottare per la laicità dello Stato.

Associazioni di donne, che partecipano alla 54a sessione della Commissione sullo status delle Nazioni Unite a New York, hanno raccolto firme a sostegno della sua carta consegnato alle Nazioni Unite registro di un destinatario: il Segretario generale dell'ONU Ban Ki luna.


Socialista ha spiegato che sono stati compiuti progressi soprattutto nel campo dell'istruzione, della lotta alla violenza contro le donne e la tratta di donne e bambine per sfruttamento sessuale, anche se c'è stata meno progressi in materia di parità di retribuzione. Le donne rappresentano il 60% delle persone che si conclude con l'UE e gli studi in tal senso con i voti migliori rispetto ai ragazzi, ma "purtroppo non dispone di un trasferimento alla nostra integrazione del mercato del lavoro", ha detto Aldo, il quale lamentava che ancora persiste un divario salariale tra uomini e donneChe a livello europeo è del 17%, e che i suoi compagni hanno una ridotta presenza in posizioni di rilievo in aziende di grandi dimensioni.

Pericoli della teocrazia
La "Dichiarazione di Cordova", spiega i pericoli di "teocrazia" da una serie di considerazioni sulla situazione attuale. Le note lettera che "è essenziale per consolidare i diritti" che "gli Stati sono liberi da influenze religiose," e "prendere indottrinamento religioso nelle scuole e incentivare la conoscenza di tutte le religioni" nella sua categoria "I veicoli e i responsabili delle politiche culturali nel mondo la maggior parte delle libertà delle donne e la loro sottomissione."

Scommesse su laicità
"L'ordine sacro non può essere imposto al legislatore", "viviamo in democrazia e non teocrazie e non può permettersi gli spazi in cui le decisioni che riguardano la vita delle donne ha membri che appartengono a organizzazioni che imporre la disciplina e la l'obbedienza al di fuori dell'ordinamento costituzionale e dei diritti umani ", aggiunge il femministe in quel testo. A suo avviso, "il pericolo maggiore che attende i diritti umani delle donne nel mondo provengono dalle interferenze della religione negli Stati Uniti e dovrebbe pertanto essere chiaramente laicità scommessa.


Leggi il pieno "Dichiarazione di Cordova"

"Diritti delle donne sono diritti umani".

Cordoba nel novembre 2009

Raccolte nel ventesimo Feminaria, 500 donne provenienti dalla società civile, del mondo accademico, dei media e della politica istituzionale, il potere con le parole e le azioni, consapevoli che il nostro ordine del giorno ha migliorato democrazie e sapendo che i diritti della donna sono parte inalienabile dei diritti umani universali, facciamo i seguenti punti,

CONSIDERANDO

considerando quanto segue: cosa succede in un unico luogo sulla terra viene automaticamente impatto sugli altri strategici e quindi migliorare ulteriormente le reti di donne e di lavorare con la prospettiva internazionale e di unire le forze per coordinare gli obiettivi.

considerando che la parità è la non discriminazione e l'accettazione della diversità.

considerando che negli ultimi 50 anni hanno visto un significativo progresso in materia di diritti delle donne, la cui evoluzione si può ora definire la strategia per il lavoro futuro.

considerando che è essenziale per il progresso in termini di valore, pur riconoscendo che esse sono estremamente vulnerabili e di priorità tra le nostre sfide è quello di consolidare il raggiungimento.

Considerando che tutti i progressi che hanno permesso l'estensione dei diritti nelle nostre società sono stati incoraggiati dal tema della parità promossa dal movimento femminista internazionale.

Considerando la necessità di rafforzare i diritti che il piano d'azione della quarta conferenza mondiale delle donne non in relazione ai diritti sessuali e riproduttivi, nel senso che quando le donne hanno figlie e figli e gli uomini hanno la libertà e responsabile decisione sul numero e la spaziatura, disporre di informazioni adeguate, essi riconoscono questi temi come diritti e responsabilità nell'esercizio della loro.

considerando che è anche la chiave per tenere traccia dei movimenti di reazione che si è verificato di fronte ad ogni passo in avanti.

Stabilire che la situazione è cambiata perché i diritti delle donne è ora in posizioni di leadership del presente e del futuro, mentre gruppi di opposizione sostenendo pari posizioni retrograde che dovrebbero far parte del passato.

Considerato che la Conferenza internazionale sulle donne, convocata dalle Nazioni Unite sono stati gli strumenti critici progresso di sostegno.

Considerando l'importanza dello sviluppo delle democrazie negli Stati per garantire che donne e uomini hanno pari diritti.

Considerato che non c'è uguaglianza senza democrazia e per la democrazia è che la politica pubblica deve essere incentrato sui diritti di cittadinanza.

Considerando che "Se il mondo fosse una democrazia assoluta maggioranza politica si terranno dalle donne".

considerando che è essenziale per rafforzare i diritti, l'importanza che gli Stati sono liberi da influenze religiose

considerando che è essenziale per portare l'indottrinamento religioso nelle scuole e la sensibilizzazione di tutte le religioni, perché sono i veicoli ei responsabili della politica culturale nel mondo la maggior parte delle libertà delle donne e la loro sottomissione.

Considerando che gli ordini Santo non può essere imposto sul programma legislativo e che viviamo in democrazie e teocrazie non non possiamo permettere che gli spazi in cui le decisioni che riguardano la vita delle donne ha membri che appartengono a organizzazioni che imporre la disciplina e la l'obbedienza al di fuori dell'ordinamento costituzionale e dei diritti umani.

RISOLVERE

1. Dato che anacronismi concettuali che sopravvivono da quelli che si oppongono al progresso dei diritti delle donne. Dal momento che la piena cittadinanza avviene in democrazia e non-Stato teocratico, dal momento che nessun ordine sacro può essere imposto o il modello legislativo, le donne chiedono che le Nazioni Unite si conclude il privilegio della Santa Sede di essere "Osservatore Permanente Stato non membro "e limitare lo stato di presenza che dà conferenze mondiali con diritto di voto pieno e vi consente di prendere parte alle discussioni e alle decisioni dell'Assemblea Generale e di partecipare alle agenzie, commissioni e comitati delle Nazioni Unite.

2. Abbiamo deciso che: non è possibile opporsi a diritti riproduttivi delle donne in quanto ciò impedisce un corretto trattamento di HIV / AIDS e la salute in declino e le risorse educative per le donne.

3. Abbiamo deciso che: il pericolo maggiore che attende i diritti umani delle donne nel mondo provengono dalle interferenze della religione negli Stati Uniti e dovrebbe pertanto essere chiaramente scommessa laicità degli Stati. Ci proponiamo di rendere l'indottrinamento religioso nelle scuole e promuovere lo studio di tutte le religioni, perché sono normativi e culturali veicoli, responsabile della maggior parte del mondo la libertà delle donne e la loro sottomissione.

4. Abbiamo deciso che: dato che esiste un chiaro legame tra deficit economici delle donne e la pratica della prostituzione, una sopravvivenza schiavo sostenuto da l'idea falsa e perversa di libertà di scelta, che nasconde la maggioranza delle donne sono vittime della tratta ed evita la simbolico, la dimensione del problema, perché quando una donna sta vendendo il suo corpo non solo vende, ma anche la sua miniera, tutti. Si raccomanda pertanto di politiche chiare e specifiche previste con risorse finanziarie adeguate per le donne nel mondo può giungere ad una piena autorealizzazione senza essere sottoposti a molestie illegali.

5. Abbiamo deciso che: le donne non possono più essere un agente estraneo al processo di pace e quindi la sua presenza è importante perché riprende le storie di attacchi specifici e per garantire la ricostruzione e il consolidamento di effettiva riconciliazione.

CONCLUDERE

Che è indispensabile l'impegno delle agenzie internazionali per sviluppare una espressione esplicita sistematica e l'interpretazione dei trattati e delle convenzioni sui diritti umani in termini di requisiti di parità tra i sessi.

Pertanto, riuniti a Cordoba nel novembre 2009 come parte del ventesimo Feminaria ritengono necessarie per tenere una nuova Conferenza sulla Popolazione e la domanda la convocazione di una nuova conferenza mondiale sulle donne, per contribuire ad aggiornare l'agenda per i nostri diritti .

Fonte: Cadena SER

fonte:http://www.cadenaser.com/sociedad/articulo/feministas-piden-expulsion-vaticano-onu/csrcsrpor/20100301csrcsrsoc_4/Tes

http://www.elplural.com/macrovida/detail.php?id=43901

Brasile: transessuali e transgender conquistano il diritto al nome sociale.








Legge storica per le persone transessuali, il diritto di utilizzare un nome sociale, al posto di quello di battesimo, comincia a diventare realtà in Brasile. In meno di due anni, 12 degli Stati e dei comuni, hanno emesso norme che danno il diritto di essere trattati all'interno di enti pubblici, con il nome con cui si identificano nei loro rapporti personali. La più recente nella determinazione è stata la città di Joao Pessoa, Paraíba, che ha pubblicato il decreto. Per i movimenti glbt, il nome sociale rappresenta un importante passo avanti nella strada del progresso.

"Naturalmente accogliamo con gioia le ordinanze dei singoli stati. Ci dispiace, tuttavia, perchè ci si aspettava una legge federale in materia, cosi non avremmo bisogno di queste iniziative specifiche e localizzate, "critica Rafaelly Wiest, direttore dell'Associazione Nazionale di transessuali (Antra). Dei 12 stati della Federazione, in tre hanno garantito l'uso del nome solo nelle scuole. In nove, l'autorizzazione si applica a tutti i dipartimenti governativi. San Paolo ha proposto un ordinanza per affrontare la questione nell'ambito delle unità sanitarie, già confermata dal Ministero della Salute .

Il provvedimento giunge in un momento di crescente violenza contro gli omosessuali in Brasile. Il provvedimento è stato approvato dalla CEE (State Board of Education) martedì 23. La richiesta è stata presentata dalle ONG pro-vita LGBT in gennaio 2009. Dopo questo periodo di revisione, gli amministratori hanno deciso di garantire ai transessuali il diritto di essere chiamati con il nome femminile che adottano socialmente - non più con il certificato di nascita di sesso maschile. Il cambiamento avviene, infatti, quando viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire questa settimana.

Il Relatore del processo CEE, Barbara Deodora ritiene che il rispetto per la diversità sessuale è un passo fondamentale per garantire l'inclusione dei transessuali nelle scuole. "L'omofobia priva il trans del diritto fondamentale all'istruzione e porta all'isolamento. Per essere riconosciuti con il nome di redditività sociale il diritto alla cittadinanza", ha detto.

Con la sua decisione, la denominazione sociale di transessuale deve essere inserita nei documenti interni, come i libri scolastici ed esami, con la sola eccezione di trascrizioni e diploma, che deve contenere il nome originale e un riferimento al nome sociale. Per richiedere una modifica, è sufficiente presentare la richiesta per iscritto. Se inferiore a 18 anni, la richiesta deve essere fatta da genitori o tutori.

La crescita della violenza

Il provvedimento giunge in un momento di crescente violenza contro gli omosessuali . Secondo un sondaggio del Gruppo Gay di Bahia, Alagoas guida la classifica di omicidi nel mese di gennaio, registrando cinque dei 13 decessi nel paese nei primi mesi del 2010. Lo scorso anno, lo Stato ha registrato 12 delitti, diventando - in proporzione - tra i cinque paesi più violenti.

Per il direttore della ONG Pro-Life LGBT, Dino Alves, la modifica può contribuire a ridurre i decessi delle transessuali e dell'esclusione sociale. "Perché non hanno accesso al mercato del lavoro? Per la mancanza di qualifiche, che dipende dell'istruzione. Cioè, [con questa misura] riduce le persone vulnerabili", ha detto.


"Ho 26 anni e non ho completato le scuole superiori, prima a causa del pregiudizio, le umiliazioni che passavo. Ho finito per rinunciare alle lezioni ", dice Bianca. "Ora, sono riuscita, dopo molte discussioni, a convincere a chiamarmi Bianca."Si ricorda che per diversi anni, ha lasciato la scuola per sfuggire agli scherzi dei compagni di classe e anche dagli insegnanti. È interessante notare che, il fatto che ha segnato di più è venuto da un omosessuale: "Ho avuto un insegnante che, pur essendo gay, non ha accettato di chiamarmi per il nome che ho adottato. Pregiudizi da parte degli omosessuali " ha detto.

Per Ludymilla Anderson Santiago, transessuale sottoposta a trattamento ormonale , l'ordinanza del DF è ancora ben lunga dal soddisfare le esigenze delle transessuali. "Gli adolescenti sotto i 16 anni devono essere presenti con i loro genitori. Io, per esempio, non avrei avuto il sostegno di mia madre al momento della mia adolescenza. Ma quando avevo l'età di 14 anni, ero già chiamata come Ludymilla per le mie amicizie più strette, ho sempre voluto essere Ludymilla per tutti ", dice la pubblicitaria di 27 anni, che collabora con le Associazione dei Support Center for Living per transessuali e transgender del Distretto Federale e dintorni (Anav-Trans).

Tuttavia, per le restrizioni da parte della mia famiglia e della società in relazione alla sua transessualità, ho adottato il nome già quando ero al college. "Oggi, per evitare la frustrazione, scrivo Ludymilla anche sul curriculum professionale. Aggiungo il genere transessuale ", dice lei. Per lei, la maggior parte delle trans che ora vive nella prostituzione è per colpa della totale mancanza di opportunità. "Ecco perché le iniziative di inclusione sono interessanti, per vedere queste persone nelle scuole, negli uffici governativi, che vivono come persone normali", ha detto.

A differenza della denominazione sociale - quello con il quale il transessuale o trasgender si presentata nella sua vita giornaliera - il Registro civile, che sono documenti ufficiali, di solito sono cambiati dopo l'intervento chirurgico. "Ad eccezione di un caso in cui la persona in coda per fare l'operazione, non siamo a conoscenza di qualcuno che sia riuscito a modificare i documenti senza subire un intervento chirurgico. Invece, ci sono casi in cui, anche dopo la procedura chirurgica, all'individuo viene negato il cambio di documenti, spiega Rafaelly Wiest, direttore di Antra. C'è un ricorso di incostituzionalità alla Corte Suprema, che intende espandere le condizioni per il cambiamento del nome nei documenti ufficiali.

Rogéria è nata il 25 maggio 1943 come Astolfo Barroso Pinto. attrice , indossatrice . Ha lavorato nelle trasmissioni TV fatte in altri paesi. Ha inoltre partecipato come giurata televisiva con vari presentatori più conosciuti come Chacrinha, Gilberto Barros e Luciano Huck.

Il 7 dicembre 1964, è nata a Rio de Janeiro, Luiz Roberto Moreira Gambine. Dopo 41 anni il 10 marzo 2005, ha frequentato la nona corte di Famiglia dello Stato di Rio de Janeiro e ha cambiato il nome in Roberta Gambine Moreira, più conosciuta come Roberta Close. Prima del cambiamento, era nota per essere stata star del carnevale, attrice e per la copertina della rivista Playboy nel 1984. Il titolo della copertina era : "Incredibile. Le foto rivelano che Roberta
Close confonde molte persone. "
modella nei anni 80 di mugler


Una decisione senza precedenti in Brasile.
Una trans ha cambiato sesso e nome nel suo certificato di nascita.

Maite Schneider Caldas de Miranda di 37 anni attrice , poetessa, scrittrici , militanti per i diritti civili ,lavora in radio, webdesign.
Il suo caso è stato il primo che un giudice brasiliano ha considerato, per essere in grado di includere una rettifica al cognome, Schneider, ora ufficiale, oltre al nome. Fino ad allora, l'inserimento di un cognome non poteva che essere dato dalla contrazione del matrimonio.
Brasile.http://www.casadamaite.com/


fonte:http://www.correiobraziliense.com.br/app/noticia182/2010/03/03/brasil,i=177083/DIREITO+DE+USAR+O+NOME+SOCIAL+EM+VEZ+DO+DE+BATISMO+COMECA+A+BENEFICIAR+PESSOAS+EM+TODO+O+PAIS.shtm

http://www.agenciaaids.com.br/site/noticia.asp?id=14216

Svizzera. Petizione di Amnesty al governo elvetico per difesa diritti rifugiati omosessuali.


Chi subisce persecuzioni a causa dei suoi orientamenti sessuali ha diritto all'asilo: lo afferma Amnesty International, che ha consegnato oggi una petizione alla Cancelleria federale.

Secondo Amnesty, il legislatore deve tenere in debito conto le vessazioni e la violenza di cui sono vittime gay, bisessuali e transessuali, che in molte regioni del mondo vengono arrestati, imprigionati e torturati per il solo fatto di avere inclinazioni diverse.

In paesi come Iran, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia saudita, Sudan e Yemen, l'omosessualità è persino sanzionata con la pena di morte. Questo tipo di persecuzione, afferma Amnesty, deve essere riconosciuta sul piano legislativo: in caso contrario la Svizzera rischia di respingere candidati all'asilo che in patria sono gravemente minacciati.

fonte:http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=184992&rubrica=14

Legge anti-gay entra in vigore in Lituania


Amnesty International ha chiesto alle autorità in Lituania di rimuovere tutte le restrizioni sulla distribuzione di informazioni pubbliche relative ai diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), decretato in una nuova legge.

La controversa "Legge sulla protezione dei minori contro l'effetto negativo della Pubblica Informazione", è entrato in vigore il Lunedi 1 marzo 2010.

"Questa legge viola la libertà di espressione e sarà direttamente discriminazioni nei confronti delle persone a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere", ha dichiarato John Dalhuisen, esperto in materia di discriminazione di Amnesty International.

"E 'stigmatizza le persone gay e lesbiche e espone i difensori per i propri diritti al rischio di censura e di sanzioni pecuniarie. Questa legge è un anacronismo nell'Unione europea ", ha dichiarato.

La legge, come originariamente adottata il 14 luglio 2009, è stata criticata da Amnesty International e altre organizzazioni internazionali, compreso il Parlamento europeo, per contenere omofoba e discriminatoria .

Nella sua versione originale la legge proibiva la pubblicazione di "informazione omosessuali, bisessuali " nei luoghi, tra cui le scuole, spazi pubblici e dei media, che sono accessibili a persone al di sotto dei 18 anni di età.

Alla luce della critica internazionale e le preoccupazioni del presidente lituano, la legge è stata modificata in data 28 dicembre 2010. Tutti i riferimenti diretti alla promozione di omosessualità sono stati rimossi.

Tuttavia, la legge modificata classifica ora tutte le informazioni che "denigra i valori della famiglia" o che "incoraggia una concezione del matrimonio e della famiglia diversi da quelli previsti dalla Costituzione ... e il Codice Civile della Repubblica di Lituania" dannosa per i bambini e divieti di conseguenza da luoghi accessibili a loro.

Il matrimonio è definito nella legislazione lituana come l'unione di un uomo e una donna, una promozione pubblica delle coppie dello stesso sesso, o di difesa per la parità nel matrimonio, sarebbe vietata ai sensi della nuova legge.

"Le autorità lituane non deve applicare questa legge, che discrimina le persone gay e lesbiche e limita la loro libertà di espressione", ha detto John Dalhuisen.

fonte:http://www.ekklesia.co.uk/node/11404

PALAZZOLO, IL CONSIGLIO APPROVA UNA MOZIONE CONTRO L’OMOFOBI


PALAZZOLO. Durante l’ultima seduta il consiglio comunale di Palazzolo dello Stella ha approvato una mozione presentata dal Partito democratico avente per oggetto la prevenzione e la lotta all’omofobia ed alla transfobia. Dopo le premesse e gli opportuni richiami alla Costituzione, alla Dichiarazione universale dei diritti umani ed alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea il documento riconosce che purtroppo, una cultura diffusa ancora oggi anche in Italia spinge a considerare le persone omosessuali, transessuali e transgender come perverse o malate, rendendole spesso oggetto di scherno e discriminazione. I ripetuti e recenti episodi di violenza e di aggressione omofobica e transfobica, continua il documento, dimostrano senza ombra di dubbio e con drammatica evidenza il clima di intolleranza e insicurezza cui è sottoposta l'intera categoria dei cittadini omosessuali, transessuali o transgender.

Dopo l’illustrazione della mozione da parte del capogruppo del Pd, Lorenzo Fabbro, il consiglio comunale ha approvato tra l’altro la richiesta al Governo di predisporre una vasta campagna comunicativa e socio-culturale per contrastare il fenomeno dell’omofobia e della transfobia, che preveda iniziative formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione e tra le forze dell’ordine ed ha impegnato il sindaco ad adottare ogni utile iniziativa riguardante la giornata mondiale contro l’omofobia, a promuovere iniziative destinate a sensibilizzare l'opinione pubblica verso la cultura delle differenze.

«Soddisfazione dei proponenti per l’approvazione del documento – riferisce Fabbro -, che rappresenta una impegno preciso di civiltà e di lotta ad ogni discriminazione anche, va detto, vi sono stati due assessori ed un consigliere del Pdl che, senza addurre motivazioni, si sono astenuti. Forse anche questo è un segnale dell’opportunità di questa iniziativa politica ed anche che, evidentemente, su questi temi c’è ancora molto da lavorare». (d.s.)

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=84152

VENDOLA CANDIDA UNA TRANS LICENZIATA DISCRIMINATA SUL LAVORO


di Federico Cartelli

LECCE - Licenziata dalla Curia quando ha cambiato sesso, ora Luana è candidata alle elezioni pugliesi. Non ci ha messo molto a convincerla Piero Manni, editore storico della sinistra pugliese e capogruppo regionale di Rifondazione comunista. Anzi, lei era già arrabbiata di suo in questi ultimi sei mesi, ha accettato subito. Ora è candidata nella lista "La Sinistra e l'ambiente" che vede insieme Rifondazione e Comunisti italiani per il rinnovo del consiglio regionale. Con Nichi Vendola presidente, naturalmente. «È stato il solo a livello istituzionale da cui ho ricevuto una telefonata di solidarietà. L'ho molto apprezzato - ci dice la neocandidata - A parte Manni che, vivendo nella stessa città, qui a Lecce, mi ha sostenuta moralmente dopo il licenziamento». Ma Luana Ricci, è di lei che parliamo, cosa c'entra con la sinistra, con Rifondazione comunista e la politica in genere? «Non ho mai svolto attività in campo politico, se non durante gli anni adolescenziali nei gruppuscoli di attivisti del liceo scientifico che frequentavo. Però ho sempre coltivato l'impegno nel sociale, sentendomi comunque di sinistra e condividendo valori fondanti. In primo luogo il rispetto per ogni persona, specie per quel genere di persone considerate dal pregiudizio comune "diverse". Come i trans, ad esempio». Che dichiarando il loro sesso sono emarginati e, nel caso di Luana, perdono pure il posto di lavoro.

«Figuriamoci! In certi ambienti dove regna l'ipocrisia è del tutto normale. Per la chiesa di Lecce ho lavorato fin dal '91 come organista e direttore del coro in cattedrale, ma dovevo nascondere la mia scelta che spero presto mi porterà a cambiare sesso. La curia ne è venuta a conoscenza e non me l'ha perdonato: sono stata cacciata nel settembre scorso. Il mio interlocutore era il parroco della cattedrale don Francesco Leone, ma si è defilato, come i prelati della curia. Nessuno si è assunto il coraggio di dire in faccia che mi volevano licenziare perché sono transessuale. Sono stata messa alla porta dall'economo, figura di cui ignoravo l'esistenza. Davvero un'umiliazione. Il nuovo arcivescovo Domenico D'Ambrosio avrebbe voluto incontrarmi, è vero, poi non se n'è fatto più niente. Sono profondamente cristiana, ma non cattolica. Ho avversione per le falsità. La chiesa è un'istituzione ipocrita, che discrimina, infrangendo gli stessi comandamenti che per prima dovrebbe osservare. In duomo ho svolto attività musicale liturgica per 18 anni esclusivamente in nero, né contratto né contributi. Quando ho reso noto di far valere i miei diritti in sede giudiziaria mi hanno offerto un accordo economico».

Luana Ricci, 47 anni, corpo formoso ornato da capelli ricci neri. Il suo sorriso fresco e fotogenico cattura a prima vista. Aveva sette anni quando ha cominciato a studiare pianoforte. Ha continuato. Diploma in pianoforte al conservatorio musicale di Lecce e in musica jazz a quello di Bari. Allora non era Luana. Si chiamava Marco Della Gatta, il suo nome e cognome per l'anagrafe. «Ero ragazzino delle medie quando ho preso consapevolezza che ero diverso. Mi sentivo goffo, non c'entravo niente in quel corpo maschile. Già avvertivo tutta la mia femminilità. Eppure cercavo di averne ragione di quella diversità. A 26 anni ho sposato Giuliana che mi ha dato due figli: il maschio, 19 anni, si diplomerà al liceo artistico; la piccola, di 16, fa il liceo classico e studia canto. Avrei voluto andar via da Lecce, vivere dove ci sarebbe più spazio per la creatività di un compositore. Ma non se ne parla di stare lontano da questa terra. Anche se mi fa incavolare il torpore che pervade noi leccesi e immobilizza nella solida posizione sociale che spesso ereditiamo: solo perché sto bene io, si ritiene che tutti lo debbano stare. Sono vicina alla mia famiglia che riceve sostegno morale ed economico. Tuttavia vivo separata da loro, perché ho intrapreso un percorso che non mi farà tornare indietro».

Dal 2006 ha cominciato a vestirsi da donna. In chiesa però, da organista, era un compunto Marco Della Gatta in abbigliamento maschile. L'anno successivo ha avviato le procedure che la condurranno all'operazione chirurgica per diventare donna. Intanto assume ormoni femminili col supporto medico dell'Onig di Bari (l'Osservatorio nazionale identità di genere). «Il percorso è complesso. L'Onig dà l'autorizzazione. Comincia quindi la trafila processuale, attraverso il giudice che esaminerà varie perizie: psichica, psicologica, eccetera. Dopodiché ci si potrà prenotare in un centro pubblico ospedaliero per l'intervento. E' chiaro che la trafila salta col sistema privato e clandestino, sborsando fior di quattrini. In Italia è così. Ma non ci sto, so aspettare. L'ho sempre detto: voglio morire da donna. Ho avuto un compagno per tre anni. Ora non più, a causa mia. Non accettavo un uomo che mi era troppo appiccicato. Così ora conduco una vita da single. Un sogno: avere un partner quando sarò donna».

Continua a fare musica, Luana. Scrive arrangiamenti musicali di brani gospel per l'orchestra sinfonica dell'ente provincia. Impartisce lezioni private di pianoforte e ha insegnato nell'istituto per ciechi. Da qualche anno dirige un coro di musica e teatro in un istituto professionale. «La classe che mi dà gratificazione è quella con studenti portatori di handicap. Purtroppo l'allontanamento dal duomo, col clamore che ha prodotto, mi ha nuociuto professionalmente. Dopo tre anni in una scuola elementare la direzione didattica non mi ha più inserita in graduatoria, nella quale risultavo ogni anno al primo posto. Ma ciò che mi ha fatto soffrire è stata la perdita del lavoro alle suore Marcelline, l'istituto privato più prestigioso della città. Per dieci anni ho organizzato il gran concerto di Natale, oltre a spettacoli musicali sia a Pasqua che a fine anno scolastico. A ottobre sono arrivate indicazioni precise alla direzione dell'istituto che è gestito da religiose. La direttrice è stata chiara: la curia aveva fatto pressioni perché fossi sollevata dall'incarico. Mi sentivo distrutta. Una voce amica, in quel periodo, l'ho avuta da Maurizio Costanzo. Il mio caso era giunto fino a lui. Ci ho parlato in una trasmissione di Radio-1 che si chiama "L'uomo della notte"». A proposito di notte, è con la "Notte della taranta" che Luana ha raccolto le maggiori soddisfazioni esibendosi sui palcoscenici internazionali. Ci accenna le sue esperienze con i musicisti della pizzica e dei concertoni a Melpignano inventati da quel Sergio Blasi già sindaco del paese, ora segretario regionale del Pd e anche lui in corsa per il consiglio regionale. «Con Sergio siamo amici. Mi è stato vicino dopo il licenziamento. Collaboro con l'orchestra della taranta da sette-otto anni e ho suonato al piano e tastiera col batterista statunitense Stewart Copeland, un passato nei Police. Con l'orchestra diretta da Ambrogio Sparagna abbiamo eseguito una serie di concerti ad Amman, capitale della Giordania e finanche a Pechino. Nel 2006, ai mondiali di calcio di Germania, abbiamo suonato nello stadio di Duisburg, che era la città sede del ritiro della nazionale italiana».

Questo notevole patrimonio di professionalità musicale verrebbe barattato qualora Luana dovesse spuntarla nell'agone elettorale? «Il periodo del mandato, se eletta in consiglio regionale, sarebbe vincolante. Affronterei con convinzione le problematiche che provengono dal basso, dal sociale, portando avanti l'idea che solo uno sviluppo culturale, di mentalità, può far crescere la democrazia che di riflesso favorisce la crescita sociale. Che deve cominciare dalle scuole, dove un'informazione corretta risolve già in partenza questioni che poi appariranno insormontabili. L'impegno nel sociale rimarrà invariato, se la mia candidatura non approderà a nulla. Comunque, per me è cominciato un nuovo percorso. Sa qual è la cosa che rimpiango, in quanto trans, nel lasciare l'uomo che ero? La complicità, con i vecchi amici. Quell'intesa appena accennata che solo fra persone dello stesso sesso si può avere».

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=84151

TRANSESSUALE PICCHIATA, INVESTITA E UCCISA Senza colpevole un omicidio in provincia di Milano


CERMENATE L'INDAGINE è stata archiviata, ma nel fascicolo rimarrà per sempre la traccia del dna dell'omicida, individuata sotto le unghie della vittima che ha cercato di difendersi prima di essere investita e uccisa dall'auto. Se mai un giorno dovessero emergere sospetti su qualcuno, questa prova sarà pronta ad essere comparata, nella speranza di poter arrivare a dare un nome a chi ha ucciso Carlos Aucalle Coronel, detto "Juan Carlos", transessuale trentenne da cinque anni in Italia, trovata morta la mattina del'11 luglio 2008 in una traversa della strada che porta verso Lomazzo. Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Como, coordinate dal sostituto procuratore di Como Maria Vittoria Isella, hanno scandagliato tutti gli aspetti conosciuti della vita della vittima, senza però riuscire a ricostruire nulla di quella che è stata certamente un reazione improvvisata, forse a scopo di rapina, dell'ultimo cliente incontrato. Di Juan Carlos infatti era stata trovata il telefonino, ma non documenti e soldi. L'AUTOPSIA aveva stabilito che la vittima aveva ricevuto un forte trauma in faccia, con ogni probabilità un pugno scagliato con violenza, e poi era stata schiacciata dall'auto una sola volta, ma sufficiente a spappolare la milza e provocare un'emorragia interna letale, che lo aveva ucciso in pochi attimi. Prima di chiudere il fascicolo, sono stati inseriti i risultati del lavoro del genetista.

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=84145