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sabato 28 aprile 2007
Pensieri d'amore dedicati ;a M.G.
per te amore;"Laffetto del gatto è qualcosa che ogni volta deve essere intterpretato,decifrato,capito atraverso mille curiose sfumature"
Giorgio Saviane...
venerdì 27 aprile 2007
Omofobia/ Strasburgo: il 17 maggio giornata internazionale
A indirla è stato il Parlamento Europeo con una risoluzione nella quale sottolinea che l'Unione europea è innanzitutto una comunità di valori, a cominciare dal rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto, la non discriminazione. A tal fine, ribadisce la propria richiesta alla Commissione di garantire che la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale sia vietata in tutti i settori completando così il pacchetto legislativo contro la discriminazione. Ma anche di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato in questo settore al fine di garantire la libera circolazione di tutte le persone nell'UE senza discriminazioni.
Strasburgo interviene anche in favore dei Gay Pride chiedendo alle autorità locali di autorizzarli e proteggere adeguatamente i partecipanti e ricordando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul diritto alla libertà di riunione che può essere esercitato anche quando le opinioni sfidano la maggioranza della società. Ma di omosessuali si parla anche nella risoluzione più generale sui diritti dell'uomo, per chiedere che la non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale venga inserita sistematicamente nei rapporti con i paesi terzi.
Riguardo al caso polacco, infine, l'Europarlamento chiede alla Conferenza dei Presidenti di inviare una delegazione in Polonia al fine di avere un quadro esatto della situazione e sollecita le competenti autorità ad astenersi dal proporre o dall'adottare una legge quale quella descritta dal vice primo ministro nonché ministro della pubblica istruzione polacco, o dal porre in atto misure intimidatorie nei confronti delle organizzazioni delle comunità omosessuali.
Strasburgo interviene anche in favore dei Gay Pride chiedendo alle autorità locali di autorizzarli e proteggere adeguatamente i partecipanti e ricordando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul diritto alla libertà di riunione che può essere esercitato anche quando le opinioni sfidano la maggioranza della società. Ma di omosessuali si parla anche nella risoluzione più generale sui diritti dell'uomo, per chiedere che la non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale venga inserita sistematicamente nei rapporti con i paesi terzi.
Riguardo al caso polacco, infine, l'Europarlamento chiede alla Conferenza dei Presidenti di inviare una delegazione in Polonia al fine di avere un quadro esatto della situazione e sollecita le competenti autorità ad astenersi dal proporre o dall'adottare una legge quale quella descritta dal vice primo ministro nonché ministro della pubblica istruzione polacco, o dal porre in atto misure intimidatorie nei confronti delle organizzazioni delle comunità omosessuali.
Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una nuova risoluzione a sostegno di una moratoria universale sulla pena di morte

Una presa di posizione analoga era stata approvata dall'assemblea di Strasburgo il primo febbraio scorso. Il testo di 50 righe è sostenuto da tutti i gruppi, tranne quello dell'estrema destra e degli euroscettici, e tra i suoi firmatari ha diversi eurodeputati italiani.
L'assemblea "incoraggia l'Unione europea a cogliere le opportunità esistenti per avanzare e invita gli stati membri e l'Unione europea a presentare immediatamente, con la cosponsorizzazione di paesi di altri continenti, una risoluzione per una moratoria universale della pena capitale nel quadro dell'attuale assemblea generale delle Nazioni Unite".
CONTRO LA PENA DI MORTE
martedì 24 aprile 2007
BEAUTIFUL BOXER

CINEMA IN DVD
BEAUTIFUL BOXER
UNO FRA I PIU' BEAUTIFUL FILM
DI TUTTI I TEMPI A TEMATICA TRANS
di Mirella Izzo
Un film che non ti aspetti, questo del regista tailandese Ekachai Uekrongtham. La storia è molto semplice e si basa sul racconto autobiografico di uno dei più famosi kickboxer tailandesi, Parinya Charoenphol, che riesce a far convivere questo sport durissimo ed esclusivamente maschile, con la maturazione della sua anima femminile e la sua transizione, assumendo il nome di Nong Tom (sarebbe Tum, ma è stato tradotto con Tom). Il film si svolge quasi tutto in "feedback" con il racconto della ormai donna Nong Tom che rilascia un'intervista ad un giornalista americano. Dall'infanzia fino alla celebrazione sui ring di tutta la Tailandia e del Giappone e all'abbandono dello sport, l'evoluzione dell'identità femminile di Nong Tom, prima come lottatore travestito, poi in una vera e propria transizione sessuale.
la locandina del film edito in Italia dalla Dolmen Home Video, collana Queer, in collaborazione con il Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture di Milano La apparente banalità dello script non deve trarre in inganno. Il regista ed il bravissimo attore (capace di assumere una identità femminile decisamente più credibile della Huffmann in Transamerica), mettono in scena nel film una quantità di tematiche davvero incantevoli e innovative rispetto agli stereotipi che circolano sulle persone transgender. L'idea del far convivere non solo nell'identità ma anche nella biografia di una persona Kickbox e psicologia e valori femminili è decisamente più realistico delle figure stereotipate di trans che siamo abituati a vedere nei film, sia politicamente scorretti, sia politicamente corretti. Vedere combattere la femminile Nong Tom e sbattere a terra decine di kickboxer maschi che regolarmente l'avevano presa ingiro prima del match, con le battute maschiliste più becere e tipiche, offre alla protagonista la possibilità di incarnare, nella sua condizione transgender, la rivincita della donna sul maschilismo anche negli aspetti più tipicamente maschili (la forza fisica ad esempio). Ma se Nong sul ring è uno spietato lottatore, a fine combattimento bacia il proprio avversario e, appena esce dal setting della boxe, esprime, peraltro con grande credibilità, una femminilità che travolge il suo corpo atleticamente maschile, comunicando con ciò che l'essere donna, per una trans, viene ancor prima degli ormoni, degli interventi chirurgici, della transizione fisica. Molti altri temi vengono delicatamente affrontati nel film. Per noi occidentali inoltre è interessante osservare il diverso atteggiamento della cultura buddista rispetto a quella cristiano/giudaica nei confronti delle differenze, e del rispetto dell'identità personale.
Se infatti la società cittadina tailandese ormai "occidentale" offre spunti di transfobia, essa non raggiunge mai il clima della violenza. Anche dove la condizione trans viene mal vissuta, essa non supera quasi mai il clima dello "sfottò" e alla fine viene accettata. In ogni caso non chiude le porte della società a chi nasce di un sesso opposto al proprio genere sentito. L'antica cultura tailandese peraltro prevedeva l'esistenza delle "donne di secondo tipo", delle trans, ed oggi è famosa per le cosiddette "Lady Boys" - transessuali che - nel parziale rinnegamento della moderna tailandia rispetto alla propria cultura, a favore di quella occidentale - sono relegate spesso alla prostituzione che il governo tailandese sfrutta per aumentare il turismo (sessuale) nel proprio paese.
Ma accanto a questi mali occidentali che hanno contaminato anche l'oriente, accanto alle resistenze della famiglia di Nong Tom che porteranno il ragazzo in un monastero buddista molto rigido, vediamo anche una madre che, rispondendo alle perplessità del padre che si chiede se il loro figlio diventerà "un travestito", risponde: "se questo è il suo karma, lo diventerà" e accompagnerà il figlio che diventa sempre più figlia nei vari passaggi della transizione con un affetto senza condizioni e senza giudizio. E sarà successivamente un monaco errante buddista a dire al giovane ragazzino - ormai rassegnato a raccogliere Karma positivo in questa vita per poter sperare di rinascere donna - a dirgli: "potrai esserlo anche in questa vita", con ciò offrendo la benedizione anche spirituale rispetto alla sua identità di genere.
Molti i momenti poetici nel film, accompagnato da una fotografia delicata e molto "pastellata" nelle scene di campagna della sua gioventù e decisamente più "satura" (specie nel rosso e nel blu) nelle parti girate sui ring e nella città.
Il film utilizza più volte la voce "fuoricampo" della protagonista senza che questo espediente diventi fastidioso e preponderante. Ad essa sono affidati i messaggi etici e morali più importanti della pellicola.
Una nota particolare va fatta per l'attore principale, un vero kickboxer che ha recitato perfettamente anche la parte di inizio e fine transizione. Strepitosi i cambiamenti somatici dovuti sì al trucco, ma anche a non meglio specificate cure che sono state effettuate sull'attore per femminilizzarlo al massimo (niente seno, ma sicuramente addolcimento del viso), al punto da far sospettare un breve periodo di terapia antiandrogenica, seppur blanda.
Nota negativa: durante tutto il film i sottotitoli italiani parlano di Nang Tom come di un travestito e si parla di lei al maschile, anche quando la si rappresenta ormai in fase avanzata di transizione e a pochi giorni dall'intervento chirurgico di rettificazione dei genitali. Solo il giornalista americano, alla fine, le si rivolge al femminile durante l'intervista. Essendo l'audio originale prevalentemente in tailandese, diventa difficile stabilire se il problema è originario della pellicola o frutto dell'ignoranza dei traduttori italiani.
Questa pecca, che riteniamo grave in genere quando si parla di persone transgender e transessuali, nel film quasi passa in secondo piano di fronte ai contenuti concreti del film.
Uno dei più poetici e belli mai scritti sulla tematica trans, a parere di chi scrive. Sicuramente mille volte meglio del decantato "Transamerica" che alla fine riproduce una visione molto stereotipata ed antica della realtà trans (vedi recensione).
Genova 17 luglio 2006
Mirella Izzo
Beautiful Boxer
Questo è il vero viso di Tum, uno dei più popolari volti della Tailandia. E' stata un campione di Kick Box - ma dopo che quattro anni fa si è sottoposta ad intervento di riassegnazione chirurgica - ha lasciato la boxe. Come uomo, Tum è stato un eroe nazione, idealizzato per la sua maestria nel "Muay Thai", il nome con cui viene chiamata la boxe tailandese tradizionale. Come donna ha smesso di competere fino a questo 2006, anno in cui ha deciso di tornare sul ring.

Tre ragazzi e una ragazza

In Tailandia il concetto dell'esistenza di tre sessi è antico. Antiche tradizioni del nord della Tailandia raccontano che in principio un uomo e una donna ebbero tre figli: un maschio, una femmina e un terzo sesso. Molti tailandesi credono che essere 'phuying praphet song', nome tradizionale per indicare le persone transgender che -tradotto letteralmente signfica "secondo tipo di donna" - sia il risultato del proprio karma. Molti pensano che nelle loro vite passate, le phuying praphet song erano uomini che hanno avuto molte storie con donne differenti. E che il loro destino di karma sia quello di reincarnarsi in una donna intrappolata in un corpo di uomo. Le Ladyboys credono che se si comporteranno bene in questa reincarnazione rinasceranno o come uomini o come donne. In Tailandia si stima vivano 180.000 ladyboys che vivono come donne ma che legalmente sono considerate uomini.
National Geographic ha dedicato un intera trasmissione a Tung (http://news.nationalgeographic.com/news/2004/03/0325_040325_TVthirdsex.html)
Foto e testi di questa paginasono tratti da National Geographic. Ulteriori immagini e testi sono disponibili alla pagina; http://channel.nationalgeographic.com/channel/photogallery/thirdsex/
BEAUTIFUL BOXER



Un film che non ti aspetti, questo del regista tailandese Ekachai Uekrongtham. La storia è molto semplice e si basa sul racconto autobiografico di uno dei più famosi kickboxer tailandesi, Parinya Charoenphol, che riesce a far convivere questo sport durissimo ed esclusivamente maschile, con la maturazione della sua anima femminile e la sua transizione, assumendo il nome di Nong Tom (sarebbe Tum, ma è stato tradotto con Tom). Il film si svolge quasi tutto in "feedback" con il racconto della ormai donna Nong Tom che rilascia un'intervista ad un giornalista americano. Dall'infanzia fino alla celebrazione sui ring di tutta la Tailandia e del Giappone e all'abbandono dello sport, l'evoluzione dell'identità femminile di Nong Tom, prima come lottatore travestito, poi in una vera e propria transizione sessuale.
la locandina del film edito in Italia dalla Dolmen Home Video, collana Queer, in collaborazione con il Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture di Milano La apparente banalità dello script non deve trarre in inganno. Il regista ed il bravissimo attore (capace di assumere una identità femminile decisamente più credibile della Huffmann in Transamerica), mettono in scena nel film una quantità di tematiche davvero incantevoli e innovative rispetto agli stereotipi che circolano sulle persone transgender. L'idea del far convivere non solo nell'identità ma anche nella biografia di una persona Kickbox e psicologia e valori femminili è decisamente più realistico delle figure stereotipate di trans che siamo abituati a vedere nei film, sia politicamente scorretti, sia politicamente corretti. Vedere combattere la femminile Nong Tom e sbattere a terra decine di kickboxer maschi che regolarmente l'avevano presa ingiro prima del match, con le battute maschiliste più becere e tipiche, offre alla protagonista la possibilità di incarnare, nella sua condizione transgender, la rivincita della donna sul maschilismo anche negli aspetti più tipicamente maschili (la forza fisica ad esempio). Ma se Nong sul ring è uno spietato lottatore, a fine combattimento bacia il proprio avversario e, appena esce dal setting della boxe, esprime, peraltro con grande credibilità, una femminilità che travolge il suo corpo atleticamente maschile, comunicando con ciò che l'essere donna, per una trans, viene ancor prima degli ormoni, degli interventi chirurgici, della transizione fisica. Molti altri temi vengono delicatamente affrontati nel film. Per noi occidentali inoltre è interessante osservare il diverso atteggiamento della cultura buddista rispetto a quella cristiano/giudaica nei confronti delle differenze, e del rispetto dell'identità personale.
Se infatti la società cittadina tailandese ormai "occidentale" offre spunti di transfobia, essa non raggiunge mai il clima della violenza. Anche dove la condizione trans viene mal vissuta, essa non supera quasi mai il clima dello "sfottò" e alla fine viene accettata. In ogni caso non chiude le porte della società a chi nasce di un sesso opposto al proprio genere sentito. L'antica cultura tailandese peraltro prevedeva l'esistenza delle "donne di secondo tipo", delle trans, ed oggi è famosa per le cosiddette "Lady Boys" - transessuali che - nel parziale rinnegamento della moderna tailandia rispetto alla propria cultura, a favore di quella occidentale - sono relegate spesso alla prostituzione che il governo tailandese sfrutta per aumentare il turismo (sessuale) nel proprio paese.
Ma accanto a questi mali occidentali che hanno contaminato anche l'oriente, accanto alle resistenze della famiglia di Nong Tom che porteranno il ragazzo in un monastero buddista molto rigido, vediamo anche una madre che, rispondendo alle perplessità del padre che si chiede se il loro figlio diventerà "un travestito", risponde: "se questo è il suo karma, lo diventerà" e accompagnerà il figlio che diventa sempre più figlia nei vari passaggi della transizione con un affetto senza condizioni e senza giudizio. E sarà successivamente un monaco errante buddista a dire al giovane ragazzino - ormai rassegnato a raccogliere Karma positivo in questa vita per poter sperare di rinascere donna - a dirgli: "potrai esserlo anche in questa vita", con ciò offrendo la benedizione anche spirituale rispetto alla sua identità di genere.
Molti i momenti poetici nel film, accompagnato da una fotografia delicata e molto "pastellata" nelle scene di campagna della sua gioventù e decisamente più "satura" (specie nel rosso e nel blu) nelle parti girate sui ring e nella città.
Il film utilizza più volte la voce "fuoricampo" della protagonista senza che questo espediente diventi fastidioso e preponderante. Ad essa sono affidati i messaggi etici e morali più importanti della pellicola.
Una nota particolare va fatta per l'attore principale, un vero kickboxer che ha recitato perfettamente anche la parte di inizio e fine transizione. Strepitosi i cambiamenti somatici dovuti sì al trucco, ma anche a non meglio specificate cure che sono state effettuate sull'attore per femminilizzarlo al massimo (niente seno, ma sicuramente addolcimento del viso), al punto da far sospettare un breve periodo di terapia antiandrogenica, seppur blanda.
Nota negativa: durante tutto il film i sottotitoli italiani parlano di Nang Tom come di un travestito e si parla di lei al maschile, anche quando la si rappresenta ormai in fase avanzata di transizione e a pochi giorni dall'intervento chirurgico di rettificazione dei genitali. Solo il giornalista americano, alla fine, le si rivolge al femminile durante l'intervista. Essendo l'audio originale prevalentemente in tailandese, diventa difficile stabilire se il problema è originario della pellicola o frutto dell'ignoranza dei traduttori italiani.
Questa pecca, che riteniamo grave in genere quando si parla di persone transgender e transessuali, nel film quasi passa in secondo piano di fronte ai contenuti concreti del film.
Uno dei più poetici e belli mai scritti sulla tematica trans, a parere di chi scrive. Sicuramente mille volte meglio del decantato "Transamerica" che alla fine riproduce una visione molto stereotipata ed antica della realtà trans (vedi recensione).
Genova 17 luglio 2006
Mirella Izzo
FOTOGALLERY E UN POCO DI ANTROPOLOGIA
courtesy by National Geographic
Questo è il vero viso di Tum, uno dei più popolari volti della Tailandia. E' stata un campione di Kick Box - ma dopo che quattro anni fa si è sottoposta ad intervento di riassegnazione chirurgica - ha lasciato la boxe. Come uomo, Tum è stato un eroe nazione, idealizzato per la sua maestria nel "Muay Thai", il nome con cui viene chiamata la boxe tailandese tradizionale. Come donna ha smesso di competere fino a questo 2006, anno in cui ha deciso di tornare sul ring.
Tre ragazzi e una ragazza
In Tailandia il concetto dell'esistenza di tre sessi è antico. Antiche tradizioni del nord della Tailandia raccontano che in principio un uomo e una donna ebbero tre figli: un maschio, una femmina e un terzo sesso. Molti tailandesi credono che essere 'phuying praphet song', nome tradizionale per indicare le persone transgender che -tradotto letteralmente signfica "secondo tipo di donna" - sia il risultato del proprio karma. Molti pensano che nelle loro vite passate, le phuying praphet song erano uomini che hanno avuto molte storie con donne differenti. E che il loro destino di karma sia quello di reincarnarsi in una donna intrappolata in un corpo di uomo. Le Ladyboys credono che se si comporteranno bene in questa reincarnazione rinasceranno o come uomini o come donne. In Tailandia si stima vivano 180.000 ladyboys che vivono come donne ma che legalmente sono considerate uomini.
Da sinistra a destra: una ladyboy (nome popolare in tailandia per descrivere le persone transgender) di nome "Oh; Sam Winter, un antropologo dell'università di Hong Kong, una cabarettista transgender di nome Fah e la giornalista di National Geographic, Laura Greene.
Tre ragazzi e una ragazza
In Tailandia il concetto dell'esistenza di tre sessi è antico. Antiche tradizioni del nord della Tailandia raccontano che in principio un uomo e una donna ebbero tre figli: un maschio, una femmina e un terzo sesso. Molti tailandesi credono che essere 'phuying praphet song', nome tradizionale per indicare le persone transgender che -tradotto letteralmente signfica "secondo tipo di donna" - sia il risultato del proprio karma. Molti pensano che nelle loro vite passate, le phuying praphet song erano uomini che hanno avuto molte storie con donne differenti. E che il loro destino di karma sia quello di reincarnarsi in una donna intrappolata in un corpo di uomo. Le Ladyboys credono che se si comporteranno bene in questa reincarnazione rinasceranno o come uomini o come donne. In Tailandia si stima vivano 180.000 ladyboys che vivono come donne ma che legalmente sono considerate uomini.
National Geographic ha dedicato un intera trasmissione a Tung (http://news.nationalgeographic.com/news/2004/03/0325_040325_TVthirdsex.html)
Foto e testi di questa paginasono tratti da National Geographic. Ulteriori immagini e testi sono disponibili alla pagina; http://channel.nationalgeographic.com/channel/photogallery/thirdsex/
Un delizioso,divertete video:Miss trans thailandese
ALcazar cabaret in pattaya thailand:the ledyboy:boun divertimento.
«Favorevole al cambio di nome anche senza mutare connotati fisici» «Giusto rimborsare chi armonizza il corpo» Il ministro Turco e i transessuali: il s

Vladimir Luxuria si è appena sottoposta al rifacimento del seno e del naso (Melia Nicola
ROMA — «Non ci trovo niente di scandaloso nel riconoscere ai transessuali maggiori attenzioni da parte del servizio pubblico. L'intimità della persona va rispettata e, quindi, credo che il nostro sistema sanitario debba fare uno sforzo. E' una questione di etica». Manderanno in estasi Luxuria le dichiarazioni di Livia Turco sull'iniziativa preannunciata sul Corriere dal deputato di Rifondazione da poco riapparso in Parlamento con un naso rifatto: un disegno di legge che renda più accessibili, sul piano della rimborsabilità, gli interventi per transitare da un sesso all'altro. Sarà pronto entro maggio.
PARERE — Il ministro della Salute chiederà un parere al Consiglio Superiore di Sanità e al Comitato di bioetica. «Non mi sento di affermare che tutto ciò che riguarda il sesso vada considerato un diritto — aggiunge —. Credo però che il servizio ospedaliero debba prendersi carico di chi ha bisogno di armonizzare il corpo con la sua identità. Mi chiedo inoltre se sia giusto che a rilasciare le autorizzazioni per il cambiamento di genere debba essere un tribunale anziché un'equipe medica». Il ministro è inoltre favorevole alla proposta di consentire ai transessuali la modifica del nome anche senza aver mutato connotati fisici: «Deve essere una libera scelta. Poter adeguare i documenti a quello che un individuo sente di essere nell'intimo significa mantenere la propria integrità». Dunque, massima disponibilità ad affrontare il tema degli interventi chirurgici rimborsati a chi è nato in un corpo sbagliato. Luxuria quasi non ci crede: «Grande Livia — commenta entusiasta —. Mi rendo conto che in molte Regioni il bilancio della Sanità è in rosso. Noi però abbiamo bisogno di maggiore assistenza, ci deve essere permesso di realizzare l'armonia tra fisico e spirito. Qui non si tratta di avere il lifting gratis e di rifarsi per apparire giovani e belli. Abbiamo diritto alla salute psicofisica».
BISTURI — Il 20% dei circa 20 mila trans italiani sono «transitati» grazie al bisturi. L'80% invece convive con aspetto e attributi sessuali indesiderati perché non tutti possono operarsi privatamente, a caro prezzo. Il 90% dei transitati ha compiuto il passaggio da uomo a donna. L'attuale sistema sanitario rimborsa alcune prestazioni chirurgiche ma solo per la correzione delle caratteristiche sessuali primarie (genitali). Di regola, sono esclusemastoplastica, rinoplastica elettrocoagulazione per la depilazione definitiva, trattamenti ormonali. La situazione è molto diversa nelle Regioni. Toscana ed Emilia Romagna sono le più evolute e aperte nei confronti di pazienti così speciali. Lo stesso avviene in altre realtà isolate, come il San Camillo di Roma e il Mauriziano di Torino.
DONAZIONI — Al Policlinico Umberto I di Roma Nicolò Scuderi cerca di assecondare le necessità di chi vuole rettificare il sesso facendo rientrare nella rimborsabilità rinoplastica, correzione del pomo d'Adamo o zigomi. Il chirurgo è in attesa del via libera per un protocollo senza precedenti. Un doppio passaggio maschio-femmina e femmina-maschio. Funzionerebbe così. L'aspirante femmina dona l'organo sessuale che viene trapiantato all'aspirante uomo. Per Scuderi non è un azzardo: «Stiamo studiando i particolari tecnici. E' una soluzione possibile».
Margherita De Bac
24 aprile 2007
lunedì 23 aprile 2007
Panorama – Italia:Dico sì: gli altri cristiani favorevoli alle coppie gay

La Chiesa cattolica è sola nella battaglia contro i Dico. Protestanti, anglicani e ortodossi, interpellati da Panorama, sono favorevoli al riconoscimento delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali.
“Non capisco perché si continui ad agitare il fantasma delle unioni di fatto come un attentato contro la famiglia fondata sul matrimonio” osserva il pastore valdese Paolo Ricca. “Dobbiamo prendere atto che oggi esistono tante forme di convivenza che lo Stato è chiamato a regolamentare” . Il pastore non si scandalizza nemmeno per le coppie gay (”L’omosessualità è un dato di fatto naturale”) e garantirebbe loro anche il diritto di adottare bambini, “se l’alternativa è l’orfanotrofio oppure non ci sono coppie eterosessuali disponibili”.
Analoga la posizione di John Flack, vescovo anglicano e direttore del Centro anglicano di Roma: “Dal punto di vista morale non vedo ostacoli al riconoscimento delle unioni civili, anche omosessuali”. Più prudente invece sull’adozione da parte di coppie gay: “Su questo punto sarebbe meglio fare una riflessione più approfondita” suggerisce il vescovo anglicano.
Anche gli ortodossi si schierano a favore dei Dico: “Penso che la Chiesa non dovrebbe sentirsi minacciata dalla legge sulle unioni di fatto” afferma Christophe D’Aloisio, presidente di Syndesmos, un organismo internazionale che riunisce 126 movimenti giovanili ortodossi. Ma aggiunge che “la Chiesa deve continuare a insegnare il valore del matrimonio cristiano”.
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Moratti: "Dedicato a Giacinto Facchetti:L'Inter conquista il suo 15° scudetto




MILANO - Eccolo, è lui, è bellissimo, è il secondo scudetto consecutivo, il quindicesimo della storia di F.C. Internazionale Milano.
Ora, guardandolo da vicino, accarezzandolo in questo dolce aprile insieme a un popolo di tifosi in festa, è veramente bello questo secondo scudetto di Massimo Moratti, nato e cresciuto sotto la stella di Giacinto Facchetti, che in questi strepitanti momenti di felicità e di orgoglio nerazzurro ci manca ancora di più, ci mancherà sempre di più.
Questo è il titolo di campioni d'Italia 2006-2007 che nessuno è riuscito a staccare dalla maglia di Roberto Mancini, da quelle dei nostri bravissimi campioni che hanno autografato un Campionato da record, vincendo contro tutto e tutti, persino ogni partita a distanza contro il luogo comune distorto di un torneo facile. Non è mai facile stabilire o eguagliare record nello sport, come invece sono stati stabiliti ed eguagliati da una squadra costruita con passione e competenza, gestita con attenzione, guidata a testa alta, onorata in ogni allenamento, prima ancora che in tutte le partite, da un gruppo che aveva fissato un appuntamento ed è arrivato in largo anticipo sotto lo striscione del traguardo accompagnato dalla professionalità e dalla disponibilità dei moltissimi che hanno lavorato dietro le quinte, in sede, ad Appiano Gentile, allo stadio o al Settore Giovanile, al sito ufficiale come a Inter Channel o alla rivista. Tutti insieme, tutti qui, a braccia alte, insieme con milioni di straordinari tifosi: a Milano, che è la nostra città, come in ogni angolo del mondo, il nostro mondo nato quasi cento anni fa da un atto di ribellione, da un'idea geniale, dalla voglia di essere quello che altri non saranno mai.
Alzate il volume, fatevi sentire, c'è una gioia da urlare con rispetto e fantasia, con la nostra bandiera da sventolare sotto il cielo: l'Inter ha vinto lo scudetto, il secondo consecutivo. È la storia che lo ripete insieme con noi, è questa la storia che potremo raccontare ai cuori nerazzurri del futuro, come a noi hanno fatto sognare le leggende dell'Inter di Alfredo Foni (1952-1953 e 1953-1954) e della Grande Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera (1964-1965 e 1965-1966).
Milano, 22 aprile 2007: l'Inter è Campione d'Italia. È la realtà il nostro sogno.
SCUDETTO INTER 2007
sabato 21 aprile 2007
E' morta a Marsiglia a 75 anni. Si fece operare per cambiare genere nel 1958, destando scandalo


PARIGI - E' morta a Marsiglia all'età i 75 anni Coccinelle, la cantante e attrice francese famosa per essere stata il primo personaggio del mondo dello spettacolo apertamente transessuale. I funerali in forma strettamente privata si terranno domani a Marsiglia, città dove viveva da una quindicina di anni.
Nato a Parigi nel 1931 Jacques-Charles Dufresnoy, alias Coccinelle, suo nome d'arte, divenne allo stato civile Jacqueline-Charlotte Dufresnoy dopo un'operazione chirurgica di vaginoplastica nel 1958 a Casablanca, in Marocco. La notizia dell'intervento per cambiare sesso destò grande clamore e scandalo in Francia, dove Coccinelle era già un apprezzato cantante di cabaret en travesti.
Coccinelle ottenne il cambiamento anagrafico nel 1962 per regolarizzare il suo matrimonio con un giornalista. Il caso ebbe enorme risonanza e suscitò veementi proteste tanto che fino al 1978 nessun transessuale potè cambiare stato civile in Francia. La carriera artistica di Coccinelle iniziò nel 1953 con il teatro di rivista, in particolare al "Chez Madame Arthur", celebre cabaret di Parigi, dove si esibivano regolarmente trasformisti di ogni parte del mondo.
Dopo l'operazione, Coccinelle divenne l'icona della causa transgender in Francia e nel mondo. Negli anni Sessanta conobbe la notorietà come cantante e attrice, in teatro e al cinema. Nel 1960 a Parigi Coccinelle, definito dalla cronache il più famoso transessuale del mondo, incantava il pubblico al Carousell.
Coccinelle, che ebbe modo di cantare anche al fianco della leggendaria Edith Piaf, ha inciso una decina di dischi e ha partecipato a un'altra decina di film. Non fu la prima transessuale ad operarsi, ma fu la prima di fama mondiale. E contribui' a rendere noto un chirurgo che fino ad allora aveva agito in maniera quasi clandestina. Nel 1953 in Marocco, a Casablanca, il chirurgo francese Georges Burou incominciò le operazioni di "cambiamento di sesso".
Coccinelle fu uno dei primi pazienti, nel 1958, a sottoporsi al metodo chirurgico moderno per il riassegnamento del sesso ( che Burou aveva appena messo a punto ). Due anni più tardi, nel 1960, anche un'altra showgirl del Carousell, di nome Bambi, si recò dal dottor Burou.
Spagna: prima transessuale candidata alle elezioni

(ANSA) -MADRID, 20 APR- Kim Perez e' la 1/a donna trans che si presentera' a un'elezione in Spagna, candidata del partito di estrema sinistra nelle liste di Granada. Un transessuale maschio gia' svolge le mansioni di assessore comunale alle isole Canarie. Perez, presidente della Associazione identita' sessuale dell'Andalusia, si e' detta 'orgogliosa' che il partito di estrema sinistra, Iu, le abbia offerto tale possibilita' alle amministrative del prossimo 27 maggio.
Cina: Show con transessuali, ecco la nuova attrazione per i turisti cinesi continentali

Da sempre i turisti cinese continentali amano girare per Hong Kong, in cerca dei ristoranti più chic, delle boutiques d'alta moda, locali che fanno tendenza e di sempre nuove attrattive. E pare che siano stati esauditi di nuovo. La nuova attrazione di Hong Kong è ora rappresentata da show di transessuali thailandesi che si muovono e ballano in bikini, in abiti succinti dai colori brillanti e acconciature "torreggianti". Autobus strapieni di turisti cinesi provenienti dal continente stanno riempiendo il teatro, che da poco ospita questo show, per assistere a questo spettacolo da non perdere, e che difficilmente potranno vedere nella Cina continentale. Molti dei ballerini sono dei veterani del settore o vincitori di gare di bellezza per travestiti nella loro patria, in Thailandia, un Paese prevalentemente buddhista dove gli omosessuali, i travestiti e i transessuali sono ampiamente tollerati. "La cultura cinese è sicuramente meno accomodante", dice uno di loro. Durante lo show i ballerini si lanciano in canzoni pop occidentali stile "Madonna" o in famosi pezzi cinesi e cantonesi, senza tralasciare danze tradizionali thailandesi o cinesi. Ma quello che attira veramente l'attenzione del pubblico cinese è la "femminilità" dei ballerini, con i loro reggiseni dorati e le loro collane di perle. Più dell'80 per cento degli spettatori sono infatti turisti cinesi.
La Polonia omofoba ospiterà gli Europei del 2012

La Polonia, insieme all’Ungheria, ospiterà gli Europei di Calcio del 2012.
La scelta compiuta dall’esecutivo dell’Uefa, ha premiato di fatto un pease, la Polonia appunto, dove i diritti umani e le libertà civili, in particolar modo quelli degli omosessuali, sono quotidianamente calpestati.
Il Governo polacco presieduto da Jaroslaw Kaczynski nutre infatti aperti sentimenti di ostilità contro le persone glbt, più volte sanzionati dall’opinione pubblica internazionale, oltre che dalle associazioni che si battono per i diritti di gay, lesbiche e trangender.
Ultimo esempio di tale ostiltà è la notizia secondo cui il Ministro dell’Istruzione polacco, Roman Gyertich, ha proposto, la scorsa settimana, che gli omosessuali non debbano insegnare nelle scuole pubbliche né in altre istituzioni educative, pena il carcere.
La decisione di quest’oggi dell’Uefa, dunque, non farà certo piacere a quanti in Polonia e nel resto d’Europa tentano quotidianamente di contrastare il regime ultrareligioso e liberticida dei fratelli Kaczynski.
venerdì 20 aprile 2007
Cina, pioppi "transessuali" per la salute della popolazione

I pioppi di Pechino verranno sottoposti a "operazioni di cambiamento di sesso" che gli impediranno di produrre il polline che invade la città e che crea problemi di allergia e di asma alla popolazione della metropoli, riportano i media cinesi.
Gli esperti del comune, che ospita più di 300.000 pioppi, hanno iniziato a fare delle iniezioni agli alberi femmina nell'ambito di un esperimento che mira a cambiare i sessi degli alberi in modo da evitare che producano polline, ha detto la televisione di stato Cctv.
"Il polline di pioppo peggiora la qualità dell'aria ed è dannoso per la salute, per questo le autorità cittadine devono fare qualcosa per affrontare il problema", dice alla televisione un esperto forestale.
Per la Cina, non è una novità interferire su eventi naturali . Nel paese, le nuvole vengono ripetutamente "seminate" per generare pioggie, e i media di Stato hanno fatto sapere recentemente che in Tibet verrà sparata neve artificiale che servirà a ridurre il ritiro dei ghiacciai.
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