Una scalinata all'uscita di una stazione della metropolitana di Stoccolma, in Svezia, è stata trasformata in un pianoforte gigante: ogni passo riproduce il suono di una nota. Il risultato: ha ricevuto una frequenza del 66% superiore rispetto alla scala mobile.
In un altro intervento svedese, un bidone della spazzatura in grado di simulare il suono di un oggetto che cade in un pozzo profondo quando si gettano i rifiuti. In un solo giorno, ha ricevuto 41 chili di rifiuti più di tutti gli altri bidoni li vicini.
Le due iniziative sono esempi forniti dal progetto "La Teoria Fun", che assegnerà 2.500 € all'idea migliore che incoraggia le persone a cambiare i comportamenti.La scadenza per le domande è il 15 novembre.
C'era una volta un'isola dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini... e tra questi anche l'amore. Un dì venne annunciato ai sentimenti ke l'isola stava per sprofondare e questi incominciano a preparare tutte le loro navi. Solo l'amore volle aspettare sino all'ultimo. Ma quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'Amore decise di chiedere aiuto! La ricchezza le passò vicino su una nave lussuosissima e l'Amore le disse: ricchezza mi porti con te?Nn posso! rispose. Ho molto oro e nn c'è posto per te! Allora decise di chiedere aiuto all'Orgoglio che stava passando su di un vascello: Orgoglio, mi porti con te? chiese l'Amore." Nn posso aiutarti, qui è tutto cosi perfetto e tu potresti rovinare tutto!" Rispose. All'improvviso una voce disse: "Vieni con me amore, ti porto io". Era un vecchio su di una piccola barca. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò senza dire chi fosse. Allora l'amore dispiaciuto chiese al sapere: "sapere puoi dirmi chi mi ha aiutato? "E' stato il tempo. Rispose il sapere" e perchè il tempo mi ha aiutato?" Chiese stupito l'amore. E il sapere rispose: "Perchè solo il tempo è capace di comprendere quanto l'amore sia importante nella vita!"
Buon fine settimana a tutti quelli che passano a visitare il blog.
Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo. A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità. Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste. E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo. Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃ • No al razzismo • Regolarizzazione generalizzata per tutti • Abrogazione del pacchetto sicurezza • Accoglienza e diritti per tutti • No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono • Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro • Diritto di asilo per rifugiati e profughi • Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) • No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti • Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti • Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro • Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender • A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoroComitato 17 ottobre Per adesioni: comitatoroma17ottobre@gmail.comwww.17ottobreantirazzista.org
Maria Grazia Cucinotta, che è stata una madrina davvero impeccabile al Festival del Cinema di Venezia, parla del suo ultimo film “Viola di Mare”, pellicola nella quale recita una parte minore ma che, soprattutto, ha prodotto.
“Mi arrabbio se mi dicono che ho fatto un film su due lesbiche“, dice Maria Grazia Cucinotta nell'intervista esclusiva rilasciata a Diva e Donna di questa settimana per commentare l’uscita di “Viola di Mare”, la pellicola da lei prodotta e distribuita da Medusa che ha per protagoniste due donne che si amano e che sono interpretate da Valeria Solarino e Isabella Ragonese.
Il film che sarà presentato al festival di Roma è una storia tratta dal libro “Minchia di re” di Giacomo Pilati, ambientata nella Sicilia dei primi dell’800. “Questa è una storia d’amore, delicata, vera. Tanto che non ti accorgi neppure che si sta parlando di amore fra due ragazze”, dice l’attrice e produttrice.
“I gay sono miei amici. Oggi si pensa a loro come a persone che trasgrediscono per un 'vizio'. Pregiudizi terribili, frutto di ignoranza”. La Cucinotta annuncia anche che ora si sta dedicando ad un nuovo progetto cinematografico.
Sta infatti girando “Dal bene al male”, un film sulle madri infanticide e che uscirà fra qualche mese il film di Alfonso Arau “L’imbroglio nel lenzuolo“, nel quale per la prima volta apparirà in una scena senza veli.
di CLAUDIA BRUNETTO Vincenzo e Calogero sono due ragazzi agrigentini di sedici anni. Frequentano l´istituto superiore di moda di Canicattì. Loro, amici d´infanzia, sono gli unici ragazzi in una scuola tutta al femminile. Entrambi omosessuali. Una vita divisa fra famiglia, studio, amici e passioni artistiche. Fino a qualche giorno fa quando all´uscita dalla scuola, due coetanei li hanno aggrediti alle spalle, picchiati e derisi gridando a gran voce «brutti froci». Calogero è ancora ricoverato all´ospedale perché le percosse gli hanno procurato una lesione al timpano. Vincenzo, invece, porta il collarino rigido, ha una forte emicrania e deve stare a riposo. I due ragazzi hanno denunciato l´aggressione ai carabinieri. Ma fino a ieri sono stati minacciati: «Se non ritirate subito la denuncia – ha ripetuto più volte una voce anonima al telefono – la prossima volta che vi becchiamo a scuola vi lasciamo a terra morti».
Vincenzo, cosa significa vivere nella paura a sedici anni?
«Significa che una cosa sacra per me come la scuola è seriamente compromessa. Al pensiero di tornare in classe ho molta paura. Una volta sceso dal pullman che da Agrigento mi porta a Canicattì, infatti, devo percorrere un chilometro a piedi e non so cosa può succedermi intanto. Anche i miei genitori sono preoccupati. Se i carabinieri non fanno qualcosa per tutelarmi non so se continuerò ad andare in quella scuola. Al momento non mi sento protetto. La mentalità di Canicattì poi è molto provinciale, basta dire che nella scuola dove vado io, i maschi non si iscrivono, perché temono di essere considerati gay. Come fosse un´offesa appunto».
La cosa più importante è avere denunciato l´aggressione in un momento in cui si respira un pesante clima di omofobia in tutta Italia…
«Sì, anche se il rischio è di essere ancora di più nel mirino. Ma era nostro dovere farlo, sapevamo a cosa andavamo incontro. Il clima di ostilità verso gli omosessuali è palpabile, lo viviamo ogni giorno attorno a noi, anche se mi sono sempre fatto una grande risata di fronte alle battutine spiacevoli e alle derisioni della gente».
Dopo l´aggressione cosa è cambiato?
«Sono molto scosso e abbattuto psicologicamente. In famiglia per fortuna vivo serenamente. I miei hanno anche conosciuto il ragazzo con cui sto da qualche mese. E devo dire che a scuola sono benvoluto da compagni e professori. Questa cosa è stata un fulmine a ciel sereno che ha turbato la mia vita e ha iniziato a farmi vedere le cose con altri occhi. Il mio sogno è diventare uno stilista, anche se amo molto la danza moderna e contemporanea che studio da dodici anni. Spero che le cose saranno diverse per quel tempo. E che questa società smetta al più presto di considerare l´omosessualità come una malattia».
Parla uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio di Anna Maria Liguori «È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, è sceso ed è corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Ha colpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amico brasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sulla spalla di un altro. Allora siamo scappati». Ha avuto paura il diciannovenne gay, uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca "Alibi" a Testaccio.
Perché credi vi abbia colpito? «Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire. Il giovedì sera all´Alibi c´è una serata che si chiama "Gloss", è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa. Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima».
Forse un amico dei ragazzi che vi hanno provocato? «Forse sì perché è venuto direttamente da noi. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro».
Siete scappati subito? «Un ballerino aveva già preso il taxi perché era molto spaventato dopo la rissa. Eravamo in tre quando è arrivato quel tizio. Io e un altro ci siamo rifugiati in un bar, l´altro ballerino aveva la testa che gli sanguinava ma abbiano visto subito che la ferita non era grave. Ma il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare».
Vi ha aiutati qualcuno dunque... «Proprio aiutati non direi. Soprattutto durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito. La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo».
Chi è stato ferito di più? «Uno dei ballerini brasiliani, quello che ha avuto la botta in testa. Ma nessuno di noi è andato in ospedale, non stavamo malissimo fisicamente, ci è andata bene se ci dava un colpo alla tempia ci potevamo rimanere. Lo spavento è però stato grande».
Si è presentato sotto braccio alla sua traduttrice portoghese il premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago, ieri sera al teatro Quirino di Roma. Alto, magro, elegante e un po' provato dal tour che lo ha portato in varie città italiane, tra cui Torino e Milano, è stato accolto dalla platea con uno scroscio di applausi.
Un "grazie" pronunciato con un sorriso è stata la risposta del grande scrittore. La serata, ultima tappa italiana, è stata organizzata per promuovere il libro "Il Quaderno", raccolta di interventi ironici e appassionati pubblicati da Saramago sul suo blog tra il settembre 2008 e il marzo 2009 che stilano una cartella diagnostica del nostro presente. Si va dagli ultimi atti del mandato di George W. Bush alle intemperanze del nostro presidente del Consiglio, dalla crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati occidentali alle polemiche su Guantánamo, dalla libertà limitata di Roberto Saviano ai recenti bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Il libro, edito dalla casa editrice Bollati Boringhieri, ha fatto presto scalpore in Italia a causa della censura inflittagli da un'altra casa editrice (l'Einaudi, di proprietà berlusconiana) che rifiutò la pubblicazione forse a causa delle impietose pagine iniziali in cui vengono descritte la miseria culturale e politica in cui riversa il nostro Paese.
Giacomo Marramao, filosofo italiano e docente all'Università di Roma Tre, ha introdotto Josè Saramago definendolo uno degli scrittori più grandi del mondo. Ricordando una massima dell'autore, Bisogna vedere quel che non si è visto e vedere di nuovo quel che si è già visto, ha sottolineato come la sua grandezza risieda proprio nella capacità di osservare la realtà con occhi sempre curiosi e appassionati, ma soprattutto da prospettive insolite e controverse cercando di mettere in luce il fattore umano dietro l'evento.
La prima domanda posta allo scrittore da Marramao ha riguardato la situazione politica del nostro Paese alla quale Saramago ha risposto dicendo di non sentirsi in grado di dare consigli, dal momento che per natura non ne dà, ma di essere sicuro che esistono due "Italie" diverse, una di Berlusconi, definito un uomo "indecente" perchè non ha rispetto nè di se stesso nè del popolo che governa, l'altra quella di persone come Rita Levi Montalcini. E' proprio la Montalcini, verso la quale lo scrittore nutre profonda ammirazione e che definisce quasi "un'anima gemella", che lo scrittore porta come esempio, spiegando che la corruzione che caratterizza i nostri tempi non è solo materiale, ma soprattutto morale. La perdita di valori come fenomeno di massa è qualcosa che sta contagiando la società per volere dei governi, quindi l'unico modo per far fronte a questa piaga è essere "come Rita", ossia pensare in grande alla cultura e alla scienza al di sopra dei propri interessi.
Altra domanda posta all'autore riguarda la sua decisione di aprire un blog in rete e i motivi che lo hanno spinto a farlo. Saramago risponde che l'idea gli è stata suggerita dalla sua compagna di vita, Pilar del Rio, di cui si fida ciecamente, che lo ha convinto a raccontare di personaggi che non considera positivi, ma anche dei grandi del momento, di autori magnifici, di politici che come Obama rappresentano qualcosa di nuovo. In merito a quest'ultimo parla del premio Nobel per la Pace appena conferitogli e si dice rallegrato nonostante qualcuno lo abbia dichiarato prematuro. Saramago pensa che prima di tutto si tratti di un buon investimento per il futuro, poichè almeno nei pensieri e negli intendimenti espressi, il presidente degli Stati Uniti si è dimostrato valido. Quello che di Obama sorprende, continua Saramago, in questo mondo cinico e senza speranza, è la volontà di continuare a parlare di valori, di responsabilità personale e collettiva.
Saramago ha affermato inoltre di avere una grande passione per la letteratura italiana e, tra gli scrittori contemporanei, confida di essere particolarmente affezionato a Roberto Saviano, che sperava fosse presente ieri sera. Per ragioni di sicurezza purtroppo l'incontro non è avvenuto e Saramago si è detto dispiaciuto perchè avrebbe voluto conoscerlo e abbracciarlo e invitarlo come ospite nella sua casa di Lanzarote. L'incontro si è concluso con la lettura di alcuni brani del "Il Quaderno" e con una dichiarazione d'amore alla moglie Pilar, sua fonte d'ispirazione, sua forza e l'unica al mondo in grado di comprenderlo. Dopo aver ringraziato il pubblico con il suo tono mite e pacato sono inziati gli interminabili applausi e insieme una standing ovation per il romanziere maggiormente dotato di talento ancora in vita.
"Quando il signore, conosciuto anche come dio, si è accorto che a Adamo ed Eva, perfetti in tutto quello che si mostrava alla vista, non gli usciva una parola dalla bocca né emettevano un semplice suono, non ebbe altra scelta che irritarsi con se stesso, dato che non c'era nessun altro nel giardino dell'eden a cui dare la colpa della gravissima mancanza...".
Inizia così il nuovo romanzo José Saramago nel quale assistiamo ad una nuova incursione nella Bibbia e che si intitola Caino, un'opera nella quale in Nobel portoghese fa una revisione dell'Antico Testamento. Caino è la reinterpretazione del primo fratricidio tramandato dalla Bibbia: Caino, primogenito di Adamo ed Eva che uccide il fratello Abele. Lo stesso autore, noto per il suo ateismo e dopo essere stato accusato più volte di antisemitismo, commenta così le scritture: "Mi risulta difficile comprendere come il popolo ebraico abbia scelto per testo sacro l'Antico Testamento. È un tale miscuglio di assurdità che non può essere stato inventato da un uomo solo. Ci vollero generazioni e generazioni per produrre questa mostruosità". Il romanzo, in cantiere da anni ma scritto in soli quattro mesi, arriva nel mese di ottobre nelle librerie di Spagna, Portogallo e America Latina; in Italia dovremo ancora attendere.
Dopo la prima occhiata al Nuovo Testamento del Vangelo secondo Gesù Cristo nel 1991, romanzo che fece crescere la sua popolarità in tutto il mondo, Saramago va più indietro nel tempo e alle radici della storia del cristianesimo offrendo una visione eterodossa e affrontando il tema di Dio e delle sue creature.
"Dio, il demonio, il bene, il male, tutto è nella nostra testa, non in cielo o all'inferno, anche questi inventati da noi. Non ci rendiamo conto, che avendo inventato Dio, ne diventiamo immediatamente schiavi". Questa è una delle riflessioni che lo scrittore ha fatto sul suo nuovo libro. La reinvenzione storico-letteraria è caricata della sottile e elegante ironia tipici dello stile di Saramago, con una storia che va oltre il mero fatto narrato dalla Bibbia e arrivare al tema eterno: credere o non credere in un essere supremo. Il libro arriva a trattare anche questioni come la religiosità, il potere e la tirannia, l'esistenza o meno del destino e il suo senso e molte altre domande che si presentano nella visione eterodossa di José Saramago.
Lo scrittore ormai ottantaseienne, malgrado la sua lunga malattia, che lo ha portato a un passo dalla morte, non ha affatto cambiato idea su religione e il suo credo: "Premettendo che Dio non esiste, se pure mi fosse apparso, che cosa gli avrei dovuto chiedere? Che mi prolungasse la vita? Moriremo quando dovremo morire. Mi hanno salvato i medici, mi ha salvato Pilar, mi ha salvato il cuore eccellente che ho ancora, nonostante l' età. Tutto il resto è letteratura, e della peggiore".
Il nuovo romanzo dell'autore lusitano promette clamore e polemiche, come ormai ogni sua opera: come quando uscì in Portogallo il Vangelo, nel 1991, il governo gli impedì di concorrere al Premio Europeo di Letteratura.
Mariah Carey è la paladina dei gay e delle rivendicazioni arcobaleno. Una prova? Alla fine di un concerto a Las Vegas, la bella Mariah ha chiamato sul palco una coppia di ragazzoni tra il pubblico. All’improvviso uno dei due si è inginocchiato davanti all’altro facendogli la proposta di matrimonio. Una improvvisata? Tutt’altro! Era da sei mesi che i due gay inseguivano la cantante per cercare di convincerla a celebrare con loro la fatidica “proposta”. E alla fine Mariah si è lasciata convincere, augurando tanta felicità alla coppia.
il cambiamento di sesso rappresenta un importante ed impegnativo avvenimento. Negli StatiUniti adesso fa discutere la storia di Josie Romero. Quando è nata, otto anni fà, il suo nome era Joseph. Sì perché Josie era un maschietto. La prossima settimana l'emittente britannica Channel 4 racconterà la storia di Josie Romero (nella foto), US 8 anni, che può essere la più giovane transessuale del mondo. la madre della ragazza ha detto al giornale "Telegraph", che da quando ha imparato a parlare, Josie ha detto di essere una ragazza.Per un po 'i genitori hanno insistito sul dare i giocattoli da ragazzo , ma Josie ha sempre preferito giocare con giocattoli femminili.
Venessa la madre della ragazza racconta che in un primo momento credeva di aver un figlio omosessuale, ma la prova più evidente della transessualità, é stata quando ha diviso gli armadi di Josie. una parte da uomo e una con vestiti femminili e Josie ha preferito gonne e abiti femminili. Il militare Joseph Romero, il padre di Josie, ha detto che la sua prima sensazione è stata di aver perso un figlio. Poi si rese conto di aver guadagnato una figlia.
Josie attualmente riceve assistenza medica e psicologica e sarà sottoposta a un trattamento per fermare la comparsa di caratteristiche maschili durante la pubertà.Participerà a un gruppo di supporto per transessuali, Josie, secondo la madre, si sente felice di aiutare i genitori e bambini che vivono nella stessa situazione.Ora che Josie ha otto anni per lo stato dell'Arizona, dove vive con la sua famiglia, è già di sesso femminile. Tra qualche anno, quando compirà dodici anni, comincerà ad assumere ormoni femminili e poi verrà sottoposta all'intervento chirurgico per il cambiamento definitivo di sesso.
Alcune persone nascono farfalle, bruchi nascono e muoiono pieni di ali che si creano nel tempo con l' immaginazione. Ma quando muoiono vogliono chiudere un ciclo e tornare a essere larve. È qui che inizia la storia di Tonia la sua vita sulla francese-portoghese "Die Like a Man" (2008)(morire come un uomo), terzo lungometraggio di Joao Pedro Rodrigues che parte dalla programmazione del 33 Festival Internazionale del Cinema di San Paolo, che inizia il 23.
Un fidanzato tossicodipendente, un figlio che ha appena ucciso il compagno di esercito perché non accettava la sua omosessualità, il fantasma della fine di una brillante carriera sul palco, tutto sembra perduto, secco di speranza. Toni, che ha scelto il suo nome in omaggio al nome del brasiliano Carrero, affronta il suo problema con la testa alta senza cadere mai dei tacchi alti.
La voglia di fare l'operazione per l'adeguamento del proprio corpo, È come se lei non fosse nata ancora, anche dopo 20 anni di spettacoli, completamente definita la sua identità lei non sa chi è, molto meno chi sarà. Madre? Ragazza? Padre? Vecchia?.
Tonia giunge in un momento della sua vita in cui si sente persa non meno con la sua crisi di mezza età che l'incertezza di essere amata dal suo ragazzo più giovane, Rosario, o da suo figlio, Ze Maria. Il travestimento non rientra nel suo ruolo di fidanzata, né tanto meno in quelle di un padre, madre-in impossibile, nessuna energia per essere una nuova stella del palcoscenico, quasi la fine.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, il suo corpo inizia ha cambiare la sua protesi mammarie sviluppano un'infezione generalizzata che porta alla riunione del Dio che tanto ha temuto. "morire ancora da uomo".("Die Like a Man") è basato sulla storia della vita della transessuale Ruth Bryden, molto famosa come attrice nel 1980 a Lisbona. João Pedro Rodrigues è anche regista di "The Phantom" (2000) e "Two Drifters" (2005).
Il 33 Festival Internazionale del Cinema di San Paolo si aprirà il prossimo 22, presso l'Auditorium Ibirapuera.. il calendario completo sarà annunciato all'inizio della prossima settimana presso il sito della manifestazione.
Cara Vanessa, ti ringrazio dell’opportunità che mi offri di presentare in poche righe a te, ai tuoi amici e ai visitatori del tuo blog, le pratiche filosofiche di cui mi occupo. La filosofia ha e trova dimora ovunque, meglio se in luoghi inattesi; e forse anche questa è una delle ragioni della sua bellezza.
La filosofia negli ultimi secoli è stata, contrariamente alle sue origini, una disciplina accademica, destinata a un pubblico di specialisti o di studenti liceali e universitari. Da qualche decennio però, in più parti del mondo, si è tentato di restituire alla filosofia il suo significato originario di strumento di riflessione per tutti, rivolto a un fine principale: quello di aiutarci a ben vivere, a vivere meglio, nel senso ovviamente non di avere più benessere economico, ma di conferire alla nostra esistenza quel senso che, grazie alla riflessione su noi stessi, riteniamo il più giusto, il più desiderabile, il più razionale e appropriato per ciascuno di noi.
Sono nate in questo modo le cosiddette pratiche filosofiche, un insieme di metodologie che utilizzano in vari contesti e a vari fini un metodo di tipo filosofico. La più diffusa nel Nord Europa e negli Stati Uniti è la consulenza filosofica, una relazione di aiuto, non necessariamente individuale, tra un consulente e un “ospite”. L’ospite ha un problema da risolvere; il consulente lo aiuta a formularlo in sede teorica nel modo più corretto. Oppure l’ospite, a partire da uno o più problemi che premono nella sua vita, vuole svolgere un percorso di riflessione su di sé, sulla sua identità piuttosto che sui valori e gli stili di vita cui ispirarsi. Nel primo caso gli incontri possono essere pochi; nel secondo il cammino è più lungo, ma mai indefinito, come invece nelle pratiche psicoanalitiche. Il consulente non è un guru che somministra “ricette”, due frasi con un preteso contenuto sapienziale; è un facilitatore che aiuta a vedere le cose in modo insieme più chiaro e più profondo.
Diffusa è anche la ricerca autobiografica, intrapresa vuoi in forma individuale, ad esempio con la tecnica del diario, vuoi in gruppo, mediante uno scambio di esperienze tra persone – anche diverse per età, stili di vita, convinzioni e condizione –, ma che tra di loro condividono alcune regole fondamentali di comunicazione.
In parallelo, sono sorte diverse metodologie rivolte a portare il largo pubblico a ricostruire dentro le trame dell’esperienza quotidiana una relazione tra la dimensione esistenziale e la riflessione filosofica. Una di queste è appunto il caffè filosofico: un incontro conviviale, in ambienti ospitali, dove sia possibile una comunicazione orizzontale tra il pubblico grazie allo stimolo alla riflessione e al dialogo offerto dal conduttore. Filosofico in questo caso è il modo di trattare il tema, che può essere proposto in anticipo o scelto direttamente dai presenti. L’obiettivo non è dare una, o almeno una sola, risposta al problema in discussione, ma imparare ad esaminare in modo condiviso una questione, rispettando e accogliendo dentro di sé la pluralità dei punti di vista e facendo esperienza della problematicità di tutte le cose. Il conduttore interroga, stuzzica, ribalta i giudizi, cerca di mostrarne i limiti interni oltre che i punti di forza. Le conclusioni saranno sempre aperte, mai definitive, e comunque feconde per ulteriori domande e riflessioni.
Queste pratiche, infine, non si limitano a voler riportare la filosofia dentro la vita delle persone, ma desiderano anche contribuire a riportare la vita delle persone entro la riflessione filosofica, in forma più radicale e piena di quanto già non sia stato nel ‘900 grazie all’apporto innovatore di scuole di pensiero come la fenomenologia e l’esistenzialismo.
Continuano le aggressioni contro trans e gay. Due nuovi gravi casi sono avvenuti nella capitale e a Napoli. A Roma, una persona trans è stata investita, secondo l'Arcigay deliberatamente, da un uomo poi risultato positivo all'etilometro.
ROMA - Ennesimo caso di omofobia nella Capitale. Lo ha denunciato il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo. Una transessuale di circa 45 anni è stata investita nella notte tra martedì e mercoledì all'Eur intorno al Palalottomatica da un'auto che poi è fuggita. I ricordi della malcapitata sono molto confusi, ma le amiche presenti al fatto, hanno spiegato che l'automobile, con all'interno un paio di persone, avesse girato intorno alla donna più di una volta.
Poi, ha cominciato a seguirla fino ad investirla. A qual punto la donna sarebbe stata investita. L'auto è fuggita lasciandola lì per terra senza sensi. Le amiche hanno preso il numero di targa. "Un'aggressione violentissima e dolorosa - ha spiegato Marrazzo - da condannare con forza. Se dovesse essere confermato il movente discriminatorio saremmo di fronte a una circostanza dalla gravità eccezionale".
Napoli - Un giovane docente napoletano omosessuale avrebbe subito un’aggressione da parte di tre ragazzi a Napoli, intorno alle 18 di mercoledi, mentre attendeva la metropolitana su una panchina della stazione "Quattro giornate", in quel momento deserta, per tornare a casa dal lavoro. A quanto raccontato dal giovane, i tre aggressori, tutti con la testa rasata, un bomber verde e il volto scoperto, lo hanno costretto ad alzarsi prendendolo per la gola e lo hanno messo contro il muro, poi lo hanno insultato per qualche minuto ("Sei un essere putrido, ci fai schifo", «sei un ricchione di m..."), puntandogli un coltello sotto i genitali e minacciandolo di morte se avesse urlato. Dopo averlo spaventato, sono andati via.
Roma: comunità lgbt stesa a terra, protesta davanti a Montecitorio
"Vergogna, vergogna”,questo hanno urlato i circa duecento aderenti all’assemblamento spontaneo di ieri sera a Roma davanti a Palazzo Montecitorio. Alla protesta silenziosa hanno aderito anche alcuni esponenti politici come Silvio Di Francia (Pd) e Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista). Cartelli tesi al cielo o appesi al collo proponevano slogan come “Da oggi i fascisti omofobi sono legittimati a massacrarci”, “I veri omofobi sono 285 onorevoli”, o “Gay macht frei”.
Un portavoce di ‘We have a dream' al megafono a invitato “a scrivere su un foglio quello che provate perché la cosa più importante da far capire oggi é che non siamo fantasmi ma persone che lavorano, studiano pagano le tasse e amano. Non smettete di lottare”. Cristiana Alicata di ‘We have a dream’ ha poi detto: “Questa è manifestazione spontanea, autoconvocata a cui le associazioni hanno aderito successivamente è una manifestazione di tutta la comunità. A Roma finora la comunità non si è sentita rappresentata dalle associazioni perciò dal 28 agosto ogni venerdì siamo in piazza per sentirci uniti e fuori dai ghetti che siano discoteche o in una strada perché una comunità deve poter vivere e contaminare la città. Siamo arrabbiati per quello che è successo oggi perché sono state sollevate obiezioni a una legge già timida di per sé. Paragonare l’omosessualità alla pedofilia è insensato e nazista. Chiedo al mio segretario l’espulsione della Binetti dal Pd perché ha sbagliato partito e non si riconosce nel suo spirito”.
a Milano timido assemblamento spontaneo. Dove sono i gay?
Dove sono i gay? Dove sono le lesbiche? Dove sono le ed i trans? A Milano, così come in altre città d’Italia, sono nate manifestazioni spontanee a seguito della bocciatura del testo Concia sulle aggravanti di reato legate all’orientamento sessuale.
Alle ore 21.00 sotto la silente (e soddisfatta?) Madonnina si sono riunite una trentina di persone. Dopo venti minuti erano diventate il doppio. Verso le 21.45 erano in circa ottanta. In quella stessa Milano universalmente riconosciuta come la capitale omosessuale d’Italia. Ed il potere quasi soprannaturale che la città sfodera per attrarre a sé da tutto lo stivale gay e lesbiche, (che quotidianamente si danno appuntamento nell locale friendly di turno per esprimere il proprio orgoglio nell’aver comprato l’ultima borsa di Gucci) oggi, quello stesso potere, non è riuscito a far riunire in piazza più di ottanta sconfitti. Alle 22.00 i temerari si sono spostati dal Duomo al sagrato di Palazzo Marino, passando per Galleria Vittorio Emanuele e bussando simbolicamente alla porta di un'amministrazione già sotto le coperte.
“Abbiamo la piena dignità di cittadini di rivendicare ciò che siamo” dice Stefano Aresi di Milk Milano “è allucinante e umiliante pensare che solo venerdì scorso abbiamo presenziato al congresso sui matrimoni tenutosi alla Camera dei Deputati, solo sabato abbiamo gridato con forza l’importanza di una legge alla manifestazione Uguali, e ora, nonostante la pressione mediatica che i siti di informazione lgbt hanno contribuito a creare, è stata presentata (per poi essere bocciata) una legge soffice, troppo morbida, ricca solamente di attenuanti generiche, e priva oltretutto dell’aggravante per l’identità di genere”.
Delusa anche Stefania Cesta, presidente di Arcilesbica Milano, che giudica quanto è accaduto questo pomeriggio un “colpo basso alla democrazia”. “E’ stata una doccia fredda per me e per tutta la comunità lgbt” prosegue la Cesta, “è stata sprecata un’opportunità che godeva anche del consenso del Ministro Carfagna. Non capisco però questo cambio di registro da parte del Ministro per le Pari Opportunità: una disponibilità della Carfagna a farsi portavoce di una legge direttamente in Consiglio dei Ministri potrebbe nascondere anche un primo sostanziale segno di cedimento dell’attuale Governo, pronto a cadere”.
All’assemblamento spontaneo ha voluto partecipare anche Ivan Scalfarotto del Pd, che ha rilasciato in esclusiva per GAY.tv questa dichiarazione
Monica Romano, presidente onoraria della Fenice e delegata alla Consulta per il CIG- Arcigay Milano, e Daniele Bra, rappresentante FtoM all’interno della Fenice, parlando ai presenti hanno detto:
Conclude l’assemblamento Stefano Aresi del Milk Milano: