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giovedì 13 dicembre 2007

OMOFOBIA ANCHE SU INTERNET: RIFIUTATO SPAZIO PUBBLICITARIO A CASA EDITRICE LGT

(12/12/2007) Internet Book Shop ha ritenuto "non in linea con la comunicazione del portale" un`inserzione a pagamento de Il Dito e la Luna, casa editrice LGT. Ma le parole lesbica, gay e transgender fanno così paura?


Internet Book Shop, il più grande sito di vendita on line di libri in Italia ha rifiutato un'inserzione a pagamento alla casa editrice LGT Il Dito e La Luna. L'inserzione censurata riportava scritto:"Libri lesbici gay e transgender. Butta via i pregiudizi! Vieni a conoscere la cultura LGT". Francesca Polo, titolare della casa editrice nonché presidente nazionale di ArciLesbica, dopo aver chiesto spiegazioni ad IBS, si è sentita rispondere che l'inserzione non era in linea con la politica di comunicazione del portale: " nonostante le nostre richieste, IBS non ci ha fornito altri elementi per comprendere le loro motivazioni, dobbiamo ritenere che il problema stia nelle parole che ci qualificano. Si tratta evidentemente di un atteggiamento omofobico: i termini LESBICA GAY e TRANSGENDER sono parole in uso nella lingua italiana, non sono né parolacce né volgarità e ritenere che possano toccare la sensibilità di qualcuno vuol dire attribuire ingiustamente all’omosessualità e alla transessualità un valore negativo. Significa farsi promotori, coscientemente e volontariamente, dei valori della disuguaglianza e dell’esclusione".
Riportiamo parte del comunicato stampa di ArciLesbica

"Evidentemente le parole LESBICA GAY e TRANSGENDER sono considerate delle parolacce, delle volgarità che possono offendere il comune sentire; e come sempre ci si dimentica di non offendere proprio il ‘comune sentire’ di lesbiche gay e transgender, dei loro amici e dei loro parenti: se si iniziasse a dare valore alle relazioni di tutti questi soggetti, ci si accorgerebbe che con queste censure si stanno offendendo e violando i sentimenti di milioni di persone in Italia.
L’atto di censura di IBS ha l’impronta tipicamente italiana dell’ignoranza e dell’ipocrisia: ignoranza perché continua a dare valore negativo e volgare a scelte di vita che sono seguite serenamente e orgogliosamente da milioni di persone (e che all’estero sono saggiamente protette da violenze e discriminazioni); ipocrisia perché IBS continua a commercializzare (e dunque guadagnare) con i libri de Il Dito e La Luna, nonostante siano libri lesbici gay e transgender: l’importante è farlo senza dirlo, senza dargli troppo risalto, senza pubblicità appunto. (...) Riteniamo che questo atto di censura sia uno dei tanti effetti nefasti dell’ignoranza e della viltà della classe dirigente politica italiana: un paese che non è in grado di produrre delle leggi che sanzionino l’omofobia la violenza e le discriminazioni nei confronti di lesbiche gay e transgender e delle leggi che riconoscano e diano valore alle relazioni omosessuali, è un paese incivile, le cui istituzioni hanno ormai rinunciato al buon governo e sono responsabili del degrado culturale e dell’intolleranza di cui siamo testimoni ogni giorno".

redazione@gay.tv



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I GAY MINACCIANO LA PACE NEL MONDO? IL DELIRIO DI RATZINGER PER IL DISCORSO DEL PRIMO GENNAIO

13/12/2007) Anticipazione. Il capo dello Stato Pontificio prepara un attacco privo di senso e tendente al ridicolo contro le legislazioni che tutelano l`amore.


Svelato il messaggio annuale del capo della chiesa cattolica al mondo. Sarà letto il primo gennaio in occasione della giornata mondiale della pace. E' intitolato "la famiglia umana, comunità di pace": in esso si chiede la distruzione delle armi nucleari, il rispetto per l'ambiente. Ma la minaccia più grande alla pace pare essere, nella testa del pastore tedesco, la presenza e regolamentazione di coppie gay. Per il capo della chiesa pace e famiglia tradizionale sono un link indissolubile e ogni tentativo di minacciare l'esclusività della famiglia tradizionale sarà combattuto con ogni mezzo dai cattolici.
"Molte iniziative legislative lavorano contro la pace indebolendo la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, forzando direttamente o indirettamente le famiglie a non essere aperti nell'accettare una vita moralmente responsabile". Il messaggio del Papa mette la sua enfasi nell'opposizione alle relazioni gay e lesbiche: "la famiglia naturale come intima comunione di vita e amore, basata sul matrimonio tra uomo e donna costituisce il posto primario di umanizzazione per la persona o la società. La famiglia è quindi definita come prima società naturale, istituzione divina che sta alla base della vita. Chiunque minacci l'istituzione famiglia minaccia la pace della comunità nazionale e internazionale poichè ne minaccia la base essenziale".

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

mercoledì 12 dicembre 2007

LE NORME ANTIOMOFOBIA HANNO RISCHIATO DI FAR SALTARE IL GOVERNO IL MINISTRO CHITI:"ALLA CAMERA LE ABROGHEREMO"


AGGIORNAMENTO 11 DICEMBRE ADN-KRONOS La Commissione Europea ha inviato all'Italia una lettera d'ingiunzione per insufficienti misure normative contro l'omofobia. Lo ha reso noto un comunicato diffuso dall'eurodeputato radicale Marco Cappato, che un mese fa aveva inviato una interrogazione parlamentare all'esecutivo comunitario insieme alla liberale olandese Sophie In't Veld. I due parlamentari denunciavano il mancato recepimento della direttiva 2000/78 contro le discriminazione per orientamento sessuale.
In risposta a tale interrogazione, si legge nella nota di Cappato, "la Commissione ha oggi fatto sapere che 'ha gia' inviato a tre Stati membri (Lettonia, Finlandia e Italia) lettere d'ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prendera' un'ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione".
A questo punto, conclude Cappato, "ci auguriamo che intervenga il Parlamento approvando il maxiemendamento sulla lotta alla discriminazione ed alla violenza approvato dal Senato, senza le quali l'Italia potra' essere portata davanti alla Corte di Giustizia e condannata per violazione del diritto comunitario".


IL PAESE CHE NON CI VUOLE: ITALIA ADDIO.
Torno da New York tappezzata di campagne che accolgono i gay di tutto il mondo nella città "fatta per loro". Qualche giorno fa in una lavanderia a gettoni dell'East Village in attesa del bucato leggevo, su Details di Novembre con Jonathan Rhys Myers in copertina, un articolo che spiegava come da tutto il mondo arrivino persone gay a New York a fars una vita. Si parlava di paesi come Messico, Santo Domingo, India. Ma le interviste ai ragazzi che, dopo essersi trasferiti a New York dai loro paesi, avevano trovato se stessi, una società che li rendesse liberi di amare apertamente e alcuni anche un fidanzato stabile, ebbene quelle interviste non sarebbero state per nulla diverse da quelle che avrebbe potuto rilasciare un qualsiasi gay italiano.
La manovra umiliante con cui il governo italiano in queste ore ha cercato di tamponare i pressing di parte della maggioranza che voleva l'emendament anti-omofobia nel decreto sicurezza, è l'ultima goccia che personalmente fa traboccare il mio vaso. Da oggi è deciso che io farò di tutto per lasciare questo paese. Non solo. Rifletterò sul lanciare un manifesto Addio Italia, per convincere tutte le giovani lesbiche e i giovani gay di questo paese ad attrezzarsi subito per fuggire via, lontano da questo paese.
Posso pensare di accettare di vivere in un paese dove non venga riconosciuta alla mia affettività un ruolo di vincolo sociale e dunque potrei persino sopravvivere senza sposare in Italia il mio fidanzato. Ma non penso che potrei continuare a vivere in un paese dove il Parlamento della Repubblica cerca escamotage e modalità truffaldine concordate con il Vaticano, per evitare che su una sua legge venga scritto che non si possono picchiare individui solo perché gay. E' forse accettabile continuare a vivere, lavorare e pagare le tasse in un paese che non vuole difendere la mia incolumità legata alla mia inclinazione affettiva? Presto o tardi lo dirò: Italia Addio.

Giuliano Federico

Un errore in buona o mala fede? Stranamente, quando il Sen. Marcello Pera (centrodestra) aveva sottolineato l'errore in aula, il ministro per i Rapporti con il Paramento Vannino Chiti aveva già rassicurato il centrodestra e l'ala integralista cattolica del centrosinistra dicendo "Cancelleremo questo riferimento". Il decreto sulla sicurezza infatti ha seguito prima l'iter del Senato e ora approderà alla Camera. Dove il centrosinistra ha però una maggioranza più solida. E dove il Partito Democratico sarà seriamente messo alla prova su quanto sia immune da influenze clericali. Il Ministro per l'Istruzione Fiorono ha già fatto sapere che lui seguirà le orme della Binetti.

La sen. Binetti pare abbia ricevuto chiare indicazioni dal segretario della CEI cardinal Betori. La condanna arriva stamane (Domenica 9 Dicembre) in un passaggio dell'editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica (versione integrale >):

Paola Binetti è senatrice cattolica. Ultracattolica. Di tanto in tanto porta il cilicio (l'ha detto lei) per mortificare il corpo e offrire a Gesù il suo sacrificio.
Questa prassi, ormai desueta, suscita rispetto ma fa anche impressione. Nello smaliziato mondo di oggi può perfino provocare comicità. Infine la Binetti è seguace dell'Opus Dei. Ma si è iscritta al Partito democratico o meglio: viene dai Popolari di Marini, quindi dalla Margherita, per avvenuta fusione è infine approdata al partito di Veltroni.

Sembra che ci si trovi a suo agio. Fa piacere saperlo, la democrazia pluralista del Pd non può che essere rafforzata da questa "contaminazione".
Per i valori che rappresenta, la Binetti è stata inserita nella commissione di quel partito e incaricata di redigere il "manifesto", cioè appunto la carta dei valori. Il presidente della commissione è Alfredo Reichlin, una vita da dirigente del Pci, un intelletto fervido e rispettoso delle diversità, ma certo non un baciapile.

La Binetti e i valori da lei rappresentati saranno indubbiamente contaminanti (utilmente contaminanti) ma dovranno a loro volta venir contaminati dai valori della laicità (utilmente a loro volta contaminanti). Insomma ci dovrà essere una sintesi. Da subito perché il caso Binetti è già scoppiato, rischia di provocare la caduta del governo, il Pd deve dunque prendere una decisione. È evidente che la Binetti non può essere espulsa dal partito: un partito democratico non può, per definizione, sanzionare i casi di coscienza.

Da parte sua la senatrice ultracattolica deve rispondere a due domande. La prima: è vero che alla vigilia del voto ha ricevuto una telefonata dal segretario della Conferenza episcopale che le raccomandava di votare contro? Se è vero, il fatto è molto grave. Non tanto per lei, che avrà certamente seguito la sua coscienza, quanto per monsignor Betori. Lo spazio pubblico di cui la Chiesa gode in abbondanza le dà titolo a propagandare i suoi principi di dottrina, di fede e di morale. Spesso sconfina - e non dovrebbe - nella politica. Ma assolutamente non può intervenire direttamente per condizionare il voto di un membro del Parlamento.

L'intervento del segretario della Cei raffigura una macroscopica lesione delle norme concordatarie. Se l'intervento c'è stato, il ministro degli Esteri della Repubblica italiana dovrà chiedere spiegazioni e scuse formali alla Segreteria di Stato vaticana. Perciò la Binetti ha l'obbligo di dirci la verità su questo punto essenziale.

C'è però una seconda domanda cui deve rispondere. La Costituzione italiana prescrive in modo esplicito che non vi possano essere discriminazioni nei confronti dei cittadini, eguali di fronte alla legge indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla religione. Perciò parlare, o peggio ancora legiferare, discriminando gli omosessuali è un atteggiamento anticostituzionale.

L'emendamento inserito nel decreto in questione tende a dare attuazione con legge ordinaria ad un principio essenziale stabilito dalla Costituzione. La senatrice Binetti contesta la stesura di quell'emendamento (che può essere modificato) o contesta il principio sancito in Costituzione? Nel primo caso è giusto che operi per emendare l'emendamento; nel secondo è doveroso che si dimetta dal Partito democratico che tutti può ospitare salvo chi anteponga i suoi principi a quelli della Costituzione.

Non mi pare che sul caso Binetti ci sia altro da dire. C'è solo da attendere le risposte dell'interessata. Se vorrà darle a noi le saremo grati. Comunque le deve dare al suo partito e, più ancora, al Senato della Repubblica. (Eugenio Scalfari su Repubblica )

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L'errore sull'indicazione dell'articolo 13, anziché 2 comma 7, del Trattato di Amsterdam è comunque un pasticciaccio dare un alibi alla componente della maggioranza che aveva promesso battaglia se quell'emendamento non fosse stato fatto proprio dall'Unione tutta. Ma soprattutto per confezionare l'ennesima presa per i fondelli verso i cittadini omosessuali di questa Repubblica.
(gf)


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Nella giornata di ieri 6 dicembre con 160 voti favorevoli e 158 contrari è passata la fiducia sul maxiemendamento al decreto della sicurezza che a questo punto è atteso alla Camera. Insieme alle norme sulle espulsioni degli immigrati è stato votata anche quella che presentava un richiamo al Trattato di Amsterdam ratificato dall'Italia con cui si punisce con la reclusione di 3 anni chi commette atti di discriminazione "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".




Vannino Chiti e Clemente Mastella


L'inserimento del passaggio sulla discriminazione sessuale ha da una parte rischiato di far cadere il governo sulla fiducia al maxiemendamento, dall'altra evidenziato i fragili equilibri nonchè le reali intenzioni in materia di apertura legislativa agli omosessuali dei vari schieramenti. Una norma inserita sostanzialmente per assicurarsi il voto di Rifondazione Comunista, che mai avrebbe fatto passare il decreto sicurezza, e che il ministro per i rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha subito precisato il governo si impegnerà a cancellare improrogalbimente entro fine anno.

La maggioranza è stata raggiunta unicamente con i voti dei senatori a vita Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, data l'assenza del senatore Luigi Pallaro della maggioranza, il voto contrario annunciato di Giulio Andreotti e quelli dell'esponente di Sinistra Critica ex Prc Franco Turigliatto e della senatrice Paola Binetti, esponente della corrente cattolica Teodem del Pd. E proprio la Binetti ha alimentato il maggior numero di polemiche basando il proprio voto su una scelta di coscienza, contrariamente a Cossiga che invece ha dichiarato di aver votato la fiducia solo perchè una crisi di governo sarebbe stata "drammatica".
Altre parole, ma che esprimono lo stesso concetto quelle del Guardasigilli Clemente Mastella: "Oggi la fiducia è passata solo perchè la norma sulla parità di genere verrà modificata attraverso modalità parlamentari. Su questi temi è chiaro che non c'è una maggioranza. Se la sinistra imporrà questa norma alla Camera, ci sarà crisi di Governo". Sul voto contrario della Binetti ha poi aggiunto "sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra": il comportamento della senatrice è stato quello di chi "agisce in nome dei valori ma magari è meno avvezzo alla politica (...) Chi lo è di più come me arriva allo stesso risultato in maniera diversa". Riferendosi alle rassicurazioni di Chiti sul fatto che se "per motivi procedurali non è stato possibile sopprimere" il passaggio sulle discriminazioni rispetto alle tendenze sessuali, l'abrogazione sarà attuata nel voto alla Camera.
Idem il voto di un altro senatore Teodem Luigi Bobba che, sempre riferendosi alla Binetti, ha sottolineato come il voto favorevole degli esponenti cattolici del Pd e dell'Udeur è stato dato tenendo conto del far parte di una maggioranza: "ma abbiamo tutti operato per dare un segnale: adesso basta con emendamenti abnormi, basta intervenire su temi così delicati con bombe a orologeria magari inserite di soppiatto in un emendamento".
All'ordine del giorno invece gli avvertimenti di Franco Giordano segretario di Rifondazione: "Se tutta la coalizione sosterrà le modifiche unitariamente condivise votiamo sì, se no valuteremo le conseguenze". Quelli di Antonio Di Pietro: "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più. Di questo va preso atto". E il penultimatum (come definito da Massimo D'Alema) di Clemente Mastella "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo".

redazione@gay.tv



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sabato 8 dicembre 2007

«Ha offeso Ferrara»: La 7 licenzia Luttazzi


Censure Travaglio Santoro Luttazzi Grillo V-day Brzezinski

«Ha offeso Ferrara»: La 7 licenzia Luttazzi

«Ha offeso Ferrara»: La 7 licenzia Luttazzi

Censure Travaglio Santoro Luttazzi Grillo ...

«Ha offeso Ferrara»: La 7 licenzia Luttazzi

LE NORME ANTIOMOFOBIA HANNO RISCHIATO DI FAR SALTARE IL GOVERNO IL MINISTRO CHITI:"ALLA CAMERA LE ABROGHEREMO"


(07/12/2007) Nonostante il voto contrario della senatrice Pd Paola Binetti e grazie ai voti di Cossiga e dei senatori a vita il decreto sicurezza è passato. Ma forse non per molto.

Nella giornata di ieri 6 dicembre con 160 voti favorevoli e 158 contrari è passata la fiducia sul maxiemendamento al decreto della sicurezza che a questo punto è atteso alla Camera. Insieme alle norme sulle espulsioni degli immigrati è stato votata anche quella che presentava un richiamo al Trattato di Amsterdam ratificato dall'Italia con cui si punisce con la reclusione di 3 anni chi commette atti di discriminazione "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".

Vannino Chiti e Clemente Mastella
L'inserimento del passaggio sulla discriminazione sessuale ha da una parte rischiato di far cadere il governo sulla fiducia al maxiemendamento, dall'altra evidenziato i fragili equilibri nonchè le reali intenzioni in materia di apertura legislativa agli omosessuali dei vari schieramenti. Una norma inserita sostanzialmente per assicurarsi il voto di Rifondazione Comunista, che mai avrebbe fatto passare il decreto sicurezza, e che il ministro per i rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha subito precisato il governo si impegnerà a cancellare improrogalbimente entro fine anno.

La maggioranza è stata raggiunta unicamente con i voti dei senatori a vita Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, data l'assenza del senatore Luigi Pallaro della maggioranza, il voto contrario annunciato di Giulio Andreotti e quelli dell'esponente di Sinistra Critica ex Prc Franco Turigliatto e della senatrice Paola Binetti, esponente della corrente cattolica Teodem del Pd. E proprio la Binetti ha alimentato il maggior numero di polemiche basando il proprio voto su una scelta di coscienza, contrariamente a Cossiga che invece ha dichiarato di aver votato la fiducia solo perchè una crisi di governo sarebbe stata "drammatica".
Altre parole, ma che esprimono lo stesso concetto quelle del Guardasigilli Clemente Mastella: "Oggi la fiducia è passata solo perchè la norma sulla parità di genere verrà modificata attraverso modalità parlamentari. Su questi temi è chiaro che non c'è una maggioranza. Se la sinistra imporrà questa norma alla Camera, ci sarà crisi di Governo". Sul voto contrario della Binetti ha poi aggiunto "sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra": il comportamento della senatrice è stato quello di chi "agisce in nome dei valori ma magari è meno avvezzo alla politica (...) Chi lo è di più come me arriva allo stesso risultato in maniera diversa". Riferendosi alle rassicurazioni di Chiti sul fatto che se "per motivi procedurali non è stato possibile sopprimere" il passaggio sulle discriminazioni rispetto alle tendenze sessuali, l'abrogazione sarà attuata nel voto alla Camera.
Idem il voto di un altro senatore Teodem Luigi Bobba che, sempre riferendosi alla Binetti, ha sottolineato come il voto favorevole degli esponenti cattolici del Pd e dell'Udeur è stato dato tenendo conto del far parte di una maggioranza: "ma abbiamo tutti operato per dare un segnale: adesso basta con emendamenti abnormi, basta intervenire su temi così delicati con bombe a orologeria magari inserite di soppiatto in un emendamento".
All'ordine del giorno invece gli avvertimenti di Franco Giordano segretario di Rifondazione: "Se tutta la coalizione sosterrà le modifiche unitariamente condivise votiamo sì, se no valuteremo le conseguenze". Quelli di Antonio Di Pietro: "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più. Di questo va preso atto". E il penultimatum (come definito da Massimo D'Alema) di Clemente Mastella "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo".

redazione@gay.tv

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venerdì 7 dicembre 2007

Ser Transexual

DECRETO SICUREZZA. SENATO PASSA LA FIDUCIA

SICUREZZA: PARITA' GENERE, SCOGLIO AGGIRATO CON RICHIAMO TRATTATO UE =

(ASCA) - Roma, 6 dic - Come dire le stesse cose con parole diverse. O quasi. E' questa la strada trovata, nel

maxiemendamento approntato dal governo sul decreto legge sicurezza su cui stasera si votera' la fiducia al Senato, per ricomporre le tensioni scoppiate ieri all'interno della

maggioranza tra i rappresentanti teodem ed il senatore dei Verdi, Gianpaolo Silvestri.

L'ultimo scoglio sulla strada del

decreto si era rivelato quello di un emendamento Prc relativo all'identita' di genere ed alla difesa contro le discriminazioni , oltre che ''razziali, etniche, nazionali, religiose'', anche quelle fondate ''sull'orientamento

sessuale o sull'identita' di genere''.

In sede di vertice di maggioranza la senatrice Binetti aveva posto con forza la richiesta di ritirare questo emendamento, su cui pure il governo aveva dato parere favorevole, pena il venir meno del suo voto.

Un atteggiamento che ha subito scatenato le reazioni del senatore Verde, il quale rispondeva sullo stesso tono: ''Se l'esecutivo cancella il riferimento all'identita' di genere, io non voto il dl''.

Successivamente il sottosegretario all'Interno, Marcella Lucidi, rassicurava tutti gli animi: l'accordo della maggioranza sul maxiemendamento e' piena, compreso il punto dell'identita' di genere. Scorrendo il testo del maxiemendamento si scopre l'escamotage che ha disinnescato la

bomba: via tutti i riferimenti alle singole discriminazioni,

sostituiti da un burocraticissimo riferimento alle

''discriminazioni dell'articolo 13, numero 1 del trattato di

Amsterdam'', firmato e ratificato anche dall'Italia.

Articolo 13, numero 1 che fa riferimento testualmente alle

''discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine

etnica, la religione o le convinzioni personali, gli

handicap, l'eta' o le tendenze sessuali''.





(ANSA) - ROMA, 6 DIC - Nel maxi-e mendamento messo a punto dal centrosinistra sul decreto sulla sicurezza su cui il governo ha posto la fiducia al Senato si e' trovato l'accodo anche sull' ultimo punto controverso dopo aver sciolto il nodo sui Cpt: l'emendamento che contiene norme antidiscriminazione in relazione all' orientamento sessuale e all' identita' di genere.

Lo ha riferito la sottosegretario degli Interni Marcella Lucidi, che per il governo sta seguendo a palazzo Madama l' esame del provvedimento.

Le senatrici teodem, Paola Binetti e Emanuela Baio, avevano annunciato che non avrebbero votato quest'emendamento nonostante il parere favorevole del governo.

Per reazione, il senatore dei Verdi Giampiero Silvestri aveva detto che se il testo fosse stato cambiato secondo le indicazioni dei teodem non avrebbe

votato.

In attesa di conoscere il nuovo testo, l'emendamento contestato prevede pene detentive fino a tre anni per coloro che diffondono idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale

o etnico, ma anche di discriminazione per motivi religiosi, orientamento sessuale e identita' di genere. E pene da sei a quattro anni per chiunque incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza sempre per gli stessi motivi.(ANSA).

SICUREZZA: MASTELLA, SUI VALORI LA SINISTRA SI RASSEGNI


ROMA, 6 DIC - 'Oggi il quadro era abbastanza complesso, ma del resto lo e' dall'inizio della legislatura. Sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra'. Lo ha detto il ministro Guardasigilli Clemente Mastella dopo le votazioni in Aula al Senato. Per quanto riguarda il comportamento della senatrice teodem Paola Binetti che non ha votato la fiducia a causa di una norma anti-omofobia ha osservato che questo e' il comportamento di chi 'agisce in nome dei valori' ma magari 'e' meno avvezzo alla politica'.

'Chi lo e' di piu' come me - conclude - arriva allo stesso risultato in maniera diversa...'.(ANSA).

«L’Iran è il paese che dal '90 ha assassinato il maggior numero di minori all’epoca del reato»


Colpevole di sodomia a 13 anni
Gay 21enne giustiziato in Iran
L'esecuzione di Makwan Moloudzadeh è avvenuta nella prigione di Kermanshah. Pollastrini: «Indignata»
ROMA - Makwan Moloudzadeh è stato giustiziato. L'esecuzione del curdo iraniano di 21 anni condannato a morte il 7 luglio scorso per il presuntoi stupro di un 13enne avvenuto nel 1999, anche quando Moloudzadeh aveva 13 anni quindi, è avvenuta nella prigione di Kermanshah, nell’ovest dell’Iran. Meno di un mese fa pareva che la Corte suprema, dopo aver ratificato la condanna, avesse accettato di esaminare il caso. Quella di Moloudzadeh, sottolinea Amnesty International, è stata la sesta esecuzione di un minorenne al momento del reato dall’inizio dell’anno in Iran.

PENA DI MORTE INVECE CHE FUSTIGAZIONE - Moloudzadeh era stato arrestato il primo ottobre 2006 a Paveh, nella provincia di Kermanshah. Dopo essere stato sottoposto a numerosi interrogatori, durante i quali aveva subito maltrattamenti, la Corte penale di Kermanshah lo ha processato e condannato a morte per «atti omosessuali», riferisce Anmnesty. Nonostante la legge iraniana preveda che gli atti omosessuali commessi da minori di età non superiore a 14 anni e mezzo debbano essere puniti con la fustigazione, il giudice ha esercitato il proprio potere discrezionale stabilendo che Moloudzadeh, che aveva raggiunto la pubertà all’epoca del reato, dovesse essere condannato a morte come un adulto.

LA CONDANNA DI AMNESTY - «L’uso della pena di morte in Iran ha raggiunto livelli aberranti: tra le persone già messe a morte o a rischio di esecuzione quest’anno vi sono omosessuali, adulteri, prigionieri di coscienza, giornalisti. L’Iran è il paese che dal 1990 ha assassinato il maggior numero di minorenni all’epoca del reato, 28 in totale, in violazione del diritto internazionale che impedisce queste esecuzioni» dichiara Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty.

POLLASTRINI«INDIGNATA» - E un forte grido di denuncia arriva anche dal ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. «Apprendo con dolore e indignazione dell'esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e avuto rapporti sessuali con un ragazzo». Per il ministro si tratta di un «dramma assurdo che attiene al grande tema dei diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi».



06 dicembre 2007

sabato 1 dicembre 2007

Megan Gale sarà Wonder Woman

Nel prossimo film dedicato alla "justice league of america"Per la parte erano girati i nomi di Jessica Biel e Katie Holmes


LOS ANGELES - Dopo Kelly Hu, la giapponesina Kaori degli spot del formaggio Philadelphia, diventata una star in film come Il Re Scorpione e X-Men 2, adesso è Megan Gale, la top model divenuta celeberrima in Italia per fatto pubblicità alla Omnitel negli anni ‘90, ad essere pronta a sfondare a Hollywood. Il magazine australiano Who conferma che Gale sarebbe stata scelta per vestire nel film Justice League i panni di Wonder Woman, una parte per cui erano girati i nomi di attrici del calibro di Jessica Biel e Katie Holmes.

PRECEDENTI - Non si tratta di una prima volta per la 32enne modella di Perth, che sulla scia del successo degli spot, aveva recitato in Stregati dalla luna di Teo Mammucari ed era apparsa nei panni di se stessa in Body Guards di Neri Parenti e Vacanze di Natale 2000 di Carlo Vanzina (dove Nino D’Angelo le dedicava lo spassoso ritornello “Quant’è bella, meganghella!”).


JLA - Ma certo quello dell’amazzone seminuda e dotata di superpoteri, eroina nata nei fumetti DC Comics anni ’40, sarebbe il ruolo fin qui di maggior spicco della sua carriera d’attrice. Con i film dei supereroi che vanno a gonfie vele, Warner Bros. ha deciso di investire su un cast di attori giovani e meno conosciuti per realizzare la pellicola sulla Justice League of America (JLA), la squadra di supereroi che lottano fianco a fianco contro il male, nata negli anni ’60 sulle pagine dei fumetti DC e che vede primeggiare oltre a Wonder Woman paladini del calibro di Superman, Batman, Flash e Aquaman.
Wonder Woman/Lynda Carter

REGIA - Il film, molto atteso, vede dietro la macchina da presa di George Miller, sceneggiatore di Babe maialino coraggioso (‘95) che nel 2006 ha interrotto la sua lunga inattività da regista per dirigere il cartoon digitale Happy Feet. E non è forse un caso che il regista sia australiano proprio come Gale. Oltre che alle sue forme prorompenti, gli occhi dei fan sono ora puntati sul casting degli altri supereroi, per i quali si parla di Adam Brody e Scott Porter, giovani star della tv a stelle e strisce.