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Ricordare Matthew Shepard non significa guardare al passato. Significa riconoscere che l'odio continua a trovare nuove forme e nuove voci. La memoria è un dovere. Il silenzio è una scelta. |
La sua morte sconvolse gli Stati Uniti e trasformò il suo nome in un simbolo della lotta contro la violenza e i crimini d'odio rivolti alle persone LGBTQ+.
Ma ricordare Matthew Shepard non significa limitarsi a rievocare una tragedia del passato. Significa interrogarsi sul presente.
Troppo spesso la sua storia viene raccontata come un episodio isolato, come il gesto di due individui violenti. Sarebbe una lettura rassicurante. E sarebbe sbagliata.
L'omicidio di Matthew Shepard non nacque nel vuoto. Fu il prodotto di un clima culturale in cui l'ostilità verso le persone LGBTQ+ veniva normalizzata, minimizzata o giustificata. Prima dell'aggressione vennero i pregiudizi. Prima dei colpi vennero le parole. Prima dell'omicidio venne la convinzione che alcune vite valessero meno di altre.
Ventotto anni dopo, sarebbe comodo dichiarare chiusa quella pagina.
Non lo è.
L'odio che colpì Matthew Shepard continua a manifestarsi ogni volta che qualcuno viene disumanizzato per il proprio orientamento sessuale o per la propria identità di genere. Continua a vivere nelle campagne di delegittimazione, negli insulti presentati come opinioni, nel linguaggio che trasforma le minoranze in bersagli.
Non serve arrivare alla violenza fisica per contribuire a un clima di violenza.
Chi alimenta paure infondate contro le persone LGBTQ+, chi diffonde stereotipi, chi nega dignità e identità ad altri esseri umani, partecipa alla costruzione dello stesso terreno su cui possono crescere esclusione, discriminazione e aggressioni.
La memoria ha valore soltanto se produce consapevolezza.
Per questo il nome di Matthew Shepard non appartiene solo alla storia. Appartiene all'attualità.
Mentre ci avviciniamo al Transgender Day of Remembrance del 20 novembre, il suo ricordo ci obbliga a porre una domanda scomoda: quanto odio continuiamo ancora a tollerare quando si rivolge a persone considerate diverse?
La risposta non riguarda il Wyoming del 1998.
Riguarda noi.
Riguarda il linguaggio pubblico, i social network, i media, la politica e la responsabilità collettiva di non restare in silenzio di fronte alla disumanizzazione degli altri.
Ricordare Matthew Shepard non significa celebrare una vittima.
Significa rifiutare l'idea che l'odio sia inevitabile.
E significa riconoscere che chi ancora oggi lo alimenta, sotto qualunque forma, contribuisce a mantenere vivo ciò che lo ha ucciso.
Fonti
- Matthew Shepard Foundation - Our Story: ricostruzione ufficiale dell'aggressione del 7 ottobre 1998 e della morte di Matthew Shepard il 12 ottobre 1998. [matthewshepard.org]
- Encyclopaedia Britannica - Matthew Shepard: profilo biografico e impatto storico e politico del suo assassinio. [britannica.com]
- U.S. Department of Justice - The Matthew Shepard and James Byrd, Jr., Hate Crimes Prevention Act of 2009: descrizione della legge federale che ha esteso le tutele contro i crimini d'odio includendo orientamento sessuale e identità di genere. [justice.gov]
Vanessa Mazza Blog 🌈🏳️⚧️✊🏻
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