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lunedì 5 ottobre 2026

Attivismo Visivo in Africa: Zanele Muholi e la Fotografia come Trincea Trans e Queer

Composizione di tre autoritratti in bianco e nero di Zanele Muholi dalla serie Somnyama Ngonyama, con acconciature sculture realizzate con oggetti quotidiani.
L'attivismo visivo di Zanele Muholi: tre celebri scatti della serie Somnyama Ngonyama (Ave, Leonessa Nera). Un'opera concettuale che risignifica gli oggetti di scarto per rivendicare l'orgoglio e la storia dell'identità Black trans e queer.

Di Vanessa Mazza

Un abbraccio caloroso a tutte, a tutti e a tutt* le splendide persone che seguono questo spazio di lotta, cultura e visibilità. Dopo aver aperto la nostra nuova collana con le avanguardie sonore del Sud America — Arca e Liniker — il viaggio geopolitico attraverso l’arte transgender e non‑binary mondiale approda ora in un territorio complesso, vibrante e politicamente decisivo: il Sudafrica.

In un’epoca in cui le destre identitarie globali tentano di dipingere le nostre esistenze come una “deviazione woke importata dall’Occidente”, è necessario ribadire una verità storica: le identità di genere fluide, le soggettività queer e le forme di affettività non‑eteronormative appartengono a ogni latitudine del pianeta. Non sono un’invenzione culturale, ma una costante antropologica.

Oggi incontriamo una figura che ha trasformato la fotografia in una trincea politica, un dispositivo di memoria e una forma radicale di decolonizzazione dello sguardo. Non si definisce semplicemente artista: sceglie un termine che è già un manifesto — Visual Activist. Benvenuti nel secondo capitolo della collana, dedicato a una delle voci più rivoluzionarie della cultura visiva contemporanea: Zanele Muholi.

🇿🇦 Il Paradosso Sudafricano e la Nascita di una Voce
Ritratto frontale in bianco e nero dell'attivista visivo e artista sudafricano Zanele Muholi.
Zanele Muholi: lo sguardo fiero e senza compromessi dell'attivista visivo che ha rivoluzionato la fotografia sociale contemporanea.

Per comprendere la radicalità dell’opera di Zanele Muholi (che si identifica come non‑binary e usa i pronomi they/them), bisogna osservare il terreno in cui affondano le sue radici. Il Sudafrica post‑apartheid vive un profondo paradosso costituzionale: è stato il primo Paese al mondo a sancire nella propria Carta fondamentale il divieto assoluto di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Eppure, nella realtà quotidiana dei township — quartieri‑ghetto nati dalla segregazione razziale — la comunità nera trans, lesbica e non‑binary subisce una violenza sistemica e brutale, vittima di crimini d’odio e stupri punitivi.

Muholi nasce il 19 luglio 1972 a Umlazi, township di Durban, in pieno regime segregazionista. Cresciut* tra le cicatrici del razzismo di Stato, comprende presto che la liberazione dei corpi neri e queer passa attraverso la riappropriazione delle immagini. Studia al celebre Market Photo Workshop di Johannesburg, istituzione fondata per usare l’obiettivo come strumento di riscatto sociale, e ottiene poi un Master in Belle Arti alla Ryerson University di Toronto.

La sua presenza sulla scena pubblica è percepita come una minaccia dal puritanesimo istituzionale. Nel 2009, l’allora Ministra della Cultura sudafricana abbandonò indignata una mostra che esponeva i lavori di Muholi, definendoli “immorali”. La risposta dell* fotografo* fu la fondazione di collettivi storici come il Forum for the Empowerment of Women (FEW) e la piattaforma Inkanyiso, creando spazi sicuri di produzione culturale e protezione per le soggettività vulnerabili. I suoi contributi alla cultura visiva le sono valsi il riconoscimento internazionale come Hasselblad Award Laureate.
L'Archivio della Resistenza: Analisi delle Tre Opere Cardine

L'attivismo visivo di Zanele Muholi si articola attraverso tre progetti fondamentali che smontano la storiografia coloniale e patriarcale, oggi custoditi nelle collezioni dei musei più prestigiosi del mondo, come il MoMA - Zanele Muholi Collection.
1. Only Half the Picture (2003–2004)

Dettaglio in bianco e nero di gambe e piedi intrecciati sul pavimento dalla serie Only Half the Picture di Zanele Muholi.
Dalla serie "Only Half the Picture": la tenerezza, l'intimità e la cura quotidiana come atto politico di pura sopravvivenza.

In questo primo progetto dirompente, Muholi squarcia il velo sul trauma collettivo della sua comunità. Documenta i corpi segnati dalle violenze, le cicatrici fisiche dei sopravvissuti ai crimini d’odio nei township; e, rifiutando lo sguardo pietistico o pornografico del patriarcato, cattura momenti di tenerezza, intimità e amore domestico. È la dimostrazione che l’erotismo e l’affetto queer nero sono, in sé, un atto politico di sopravvivenza.

2. Faces and Phases (dal 2006 a oggi)

Ritratto in bianco e ner
Dalla serie "Faces and Phases": la documentazione e la celebrazione della bellezza, dell'orgoglio e delle competizioni della comunità queer nei township sudafricani.

Archivio monumentale che raccoglie centinaia di ritratti in bianco e nero di persone della comunità LGBTQIA+ nera africana. I soggetti non sono modelli passivi: guardano fissi, fieri e dritti nell’obiettivo. Scelgono come vestirsi e come presentarsi al mondo. Il progetto scardina il dogma omo‑transfobico dei leader conservatori africani che definiscono l’identità queer come “unAfrican”. Questi ritratti gridano una verità innegabile: “Noi siamo qui, apparteniamo a questa terra, esistiamo ed esisteremo sempre.”
3. Somnyama Ngonyama - Hail the Dark Lioness (Ave, Leonessa Nera - Dal 2012)
Un potente scatto da "Somnyama Ngonyama": Muholi utilizza rosari e crocifissi per decostruire l'impatto visivo, spirituale e politico del colonialismo sui corpi Black.

La serie di eccezionali autoritratti concettuali che ha consacrato Muholi a livello globale. Davanti all'obiettivo, Muholi esaspera il contrasto del bianco e nero per scurire drasticamente il tono della propria pelle, rivendicando con orgoglio la propria blackness. Sul proprio corpo posiziona oggetti di scarto e di uso quotidiano: spugne metalliche, mollette da bucato, tubi di plastica, guanti di gomma e persino pneumatici. Questi materiali vengono risignificati e trasformati in corone regali, acconciature scultoree o abiti cerimoniali. Si tratta di una denuncia feroce e intersezionale alla mercificazione storica del corpo nero e al ruolo subalterno in cui la società sudafricana ha da sempre relegato le lavoratrici domestiche ed emarginate. Per approfondire la poetica di questo viaggio visivo, è possibile esplorare la sezione dedicata sul National Museum of Women in the Arts (NMWA) - Zanele Muholi Profile

L'evoluzione di "Somnyama Ngonyama": Muholi risignifica i dispositivi di protezione sanitaria per esplorare i concetti di isolamento, vulnerabilità e identità.

Zanele Muholi ci insegna che l’attivismo non si fa solo nelle piazze o nei tribunali: si fa occupando i muri dei musei, le pagine dei libri e gli schermi digitali.

Con il bianco e nero, ha strappato le vite trans e queer nere dall’invisibilità a cui il potere voleva condannarle, consegnandole alla memoria condivisa dell’umanità.

Se le multinazionali del pensiero unico eteronormativo vogliono cancellare il nostro presente, difendere la trincea visiva di Muholi significa ricordare che esistere visibilmente è il primo atto di rivoluzione.

Vanessa Mazza 

Attivista TLGBQI+ vanessablogmazza.com

 Fonti accademiche e istituzionali per blindare l'articolo

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