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| Quando l'affetto privato si scontra con la realtà delle urne: il peso di un voto che decide delle nostre esistenze. |
C'è un fenomeno psicologico e sociale che sta divorando le democrazie moderne: la cecità selettiva. Quando la politica si trasforma in un tifo da stadio, l'elettore smette di essere un cittadino critico e diventa un ultras. E la prima regola dell'ultras è semplice: il fallo fatto dalla mia squadra non esiste, quello subìto è sempre da espulsione.
Questa doppia morale permette di tollerare nei propri leader le stesse identiche derive che si condannano fermamente negli avversari. Oggi assistiamo a un paradosso globale feroce: leader e tifoserie che si riempiono la bocca con parole come "libertà", "tradizione" e "difesa dei cittadini" per criticare i regimi altrui, mentre nei propri piani politici attuano una sistematica cancellazione dei diritti umani.
Non stiamo più parlando di semplici opinioni: siamo nel pieno di una realtà globale che scivola progressivamente verso l'estremismo ideologico e pseudo-religioso, dove l'ossessione nel criticare le mancanze altrui serve solo a coprire la volontà di fare di peggio.
La memoria corta dell'ultras: dimenticare l'inferno
Il Brasile ha vissuto stagioni drammatiche sotto il precedente governo di Jair Bolsonaro. È stato un periodo segnato dal ritorno del Paese nella "mappa della fame", una piaga che i precedenti governi del PT (Partito dei Lavoratori) e di Lula erano riusciti faticosamente a sconfiggere, e da una costante deriva antidemocratica.
Quella deriva culminò nel tentato colpo di Stato orchestrato dai vertici del bolsonarismo a Brasilia, un attacco diretto al cuore delle istituzioni che solo per fortuna non si è tramutato in una dittatura permanente.
Eppure, a pochi anni di distanza, una parte considerevole dell'elettorato ha deciso di chiudere gli occhi. La dinamica del tifo ha anestetizzato la memoria: pur di non dare spazio alla sinistra, si preferisce ignorare il rischio concreto per la propria stessa libertà e per il proprio futuro.
Il cannibalismo della destra e il pericolo della "Cadrega"
Un altro aspetto tipico del tifo politico è l'accentramento totale attorno a un'unica bandiera. In Brasile, il clan Bolsonaro ha letteralmente cannibalizzato l'intera area politica della destra e dei partiti moderati. Invece di cercare una "terza via", figure alternative o politiche serie e istituzionali per lo sviluppo del Paese, l'elettorato conservatore si è consegnato a una dinastia familiare.
La pericolosità di questa personalizzazione estrema è evidente: la storia recente ci insegna che quando queste forze conquistano la cadrega, la poltrona del potere, tendono a ridefinire le regole democratiche pur di non lasciarla mai più. Il rischio di un futuro golpe o di uno scivolamento autoritario non è una speculazione, ma una minaccia concreta basata su precedenti già vissuti.
Il vuoto programmatico globale: Stati Uniti e Italia
Questo modello di potere non è isolato.
Negli Stati Uniti, l'amministrazione di Donald Trump ha trasformato i diritti delle minoranze nel principale bersaglio politico. Con azioni mirate, come la ridefinizione restrittiva del concetto di sesso, le limitazioni alle cure sanitarie per l'affermazione di genere e i decreti contro la comunità LGBTQI+, i diritti fondamentali sono diventati merce di scambio per compiacere le frange più fondamentaliste e religiose dell'elettorato.
Anche in Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, i segnali sono evidenti: il posizionamento del Paese nella Rainbow Map di ILGA-Europe è arretrato, accompagnato da proposte e iniziative politiche che puntano a limitare il riconoscimento e l'autodeterminazione delle persone transgender.
La caratteristica comune di questi leader è il vuoto programmatico assoluto.
Non salgono al potere perché hanno soluzioni reali per la sanità pubblica, per la sicurezza dei territori, per l'istruzione o per la riurbanizzazione, che oggi rappresenta una delle sfide cruciali di fronte ai cambiamenti climatici.
Salgono al potere sventolando bandiere d'odio:
- Promettono di perseguitare la comunità LGBTQI+, negando alle persone trans persino il diritto umano e biologico di utilizzare un bagno pubblico coerente con la propria identità.
- Nelle frange più estreme si arriva a mettere in discussione il valore del voto delle donne o a sminuire la realtà drammatica dei femminicidi.
Il tradimento dei media e la strategia del conflitto
In tutto questo, che ruolo ha avuto l'informazione?
Si può parlare, senza mezzi termini, di un tradimento da parte dei grandi media internazionali.
La stampa mondiale ha spesso fallito nel raccontare in modo didattico, chiaro e tempestivo la reale natura di questi avvoltoi politici. Troppo spesso compiacente con i poteri economici e le narrative dominanti, una parte dell'informazione vive e prospera sulla polarizzazione costante.
Ha bisogno dello scontro continuo, della tensione e dell'instabilità per generare attenzione, risonanza e profitto.
La strategia più subdola che ne deriva è la più vecchia del mondo: mettere i poveri contro i poveri.
Invece di unire i cittadini attorno ai problemi reali, il lavoro, la fame, i servizi pubblici, la sanità, la politica-tifo, amplificata da un sistema informativo malato, spinge le fasce più deboli della popolazione a individuare il proprio nemico nel vicino di casa, nell'immigrato o nell'elettore dell'altra curva.
Nel frattempo, i veri centri del potere continuano a governare indisturbati.
Il paradosso dei "Megafoni della Minoranza"
Uno dei fenomeni più alienanti del tifo politico è vedere persone appartenenti a queste stesse minoranze, donne, persone trans, gay, lesbiche, neri, immigrati, prestarsi a fare da cassa di risonanza a partiti che mirano a cancellare i loro stessi diritti.
Non si tratta di un'anomalia inspiegabile, bensì di un preciso meccanismo psicologico: il bisogno di compiacere il potere dominante.
Molti credono che, diventando gli "alleati accettabili" del potere dominante, potranno ritagliarsi uno spazio sicuro e ottenere una qualche forma di protezione. La storia, però, mostra spesso il contrario: quando i diritti vengono trasformati in strumenti di propaganda, nessuno è davvero al sicuro e chi oggi viene esibito come prova di inclusione può domani essere scaricato non appena smette di essere utile alla narrativa politica.
La loro presenza viene spesso utilizzata come alibi: "vedete, abbiamo anche noi una donna, una persona gay, una persona trans, un immigrato". Ma l'esistenza di alcune figure simboliche non cancella gli effetti concreti di politiche che continuano a colpire l'intera comunità di appartenenza.
Il dramma privato: quando l'ultras è in casa
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Ho un volto. Loro hanno una tifoseria.
Cosa succede quando la tifoseria entra nelle nostre case?
Quando un fratello, una sorella, una zia o un amico d'infanzia ti abbracciano, dicono di volerti bene e poi nell'urna votano per le frange politiche che pianificano la cancellazione della tua esistenza come donna trans?
Davanti a questa realtà, crolla la fragile scusa del:
"Ma dai, in fondo è solo politica, non esagerare."
No, non è "solo politica" quando il voto di una persona cara finanzia attivamente la sparizione dei tuoi diritti sanitari, civili e umani.
Scegliere di votare per chi dichiara guerra alle minoranze significa accettare che la vita di quella persona cara valga meno della propria appartenenza a una curva ultras.
Come comportarsi?
Non esiste una formula magica per gestire questo strappo affettivo, ma esistono confini fondamentali di autoconservazione.
1. Rifiuta la finzione
Non sei obbligata a fare finta di niente per preservare un'armonia familiare di facciata.
Hai il pieno diritto di far notare l'ipocrisia:
"Il tuo voto ha conseguenze concrete sulla mia incolumità e sul mio futuro. Non puoi scindere l'affetto che mi dichiari a parole dal danno che mi arrechi con le tue scelte politiche."
2. Proteggi la tua energia
Chi è completamente accecato dal tifo ideologico è spesso impermeabile ai fatti e alla logica.
Se discutere consuma le tue forze e ti logora, hai il diritto di mettere un muro e di allontanarti.
La tua salute mentale e la tua serenità vengono prima del dovere di educare un parente ultras.
3. Investi nella tua famiglia scelta
Il vero supporto spesso non coincide con i legami di sangue, ma si trova in quelle reti di affetti, comunità e amicizie che accolgono, rispettano e difendono la tua identità senza condizioni o compromessi politici.
Fischio finale
Finché continueremo a trattare i diritti civili e la dignità umana come se fossero i gol di una partita di calcio, la società continuerà a scivolare verso l'oscurantismo.
Dobbiamo toglierci la maglietta da ultras e tornare a guardare la realtà.
In questo campionato truccato non si vince uno scudetto. Si rischia di perdere la libertà di esistere.
Vanessa Mazza
Donna transgender, cittadina e osservatrice ostinata della realtà.
"Non chiedo di essere approvata. Chiedo di poter esistere senza dover difendere la mia umanità a ogni tornata elettorale." ✍️
- Sui dati ufficiali del primo turno in Brasile (Ottobre 2026): I numeri reali e i dettagli della tornata elettorale che smentiscono i sondaggi della vigilia sono consultabili sulla pagina di riferimento Elezioni generali in Brasile del 2026 su Wikipedia e nel report approfondito di Treccani Magazine Atlante.
- Sulla spaccatura del Paese e la figura di Flávio Bolsonaro: L'analisi politica sul "bagno di sangue" per Lula e l'ombra del tentato golpe del 2022 sono dettagliate nell'editoriale de Il Fatto Quotidiano.
- Sulla posizione critica dell'Italia e la Rainbow Map 2026: Il posizionamento ufficiale dell'Italia, crollata al 36° posto in Europa per i diritti LGBTQI+, è verificabile sui dati della mappa ufficiale ILGA-Europe Rainbow Map 2026 e nell'analisi giornalistica rilanciata dall'agenzia di stampa ANSA.
- Sull'arretramento e i diritti trans in Europa: I dettagli relativi alle nuove leggi sulla sicurezza che rischiano di colpire la libertà di assemblea e i Pride in Italia e nel resto d'Europa sono documentati nei focus globali di ILGA-Europe Reports.
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