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lunedì 5 ottobre 2026

Il Brasile malato e il bivio della barbarie: lo statista da record, il clan dei parassiti e l’ultimo sacco di Brasilia

Infografica ufficiale del primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile del 4 ottobre 2026 con il 99,17% delle sezioni totalizzate. La mappa geopolitica mostra il Paese diviso in due: gli Stati del Nord-Est in rosso a favore di Lula da Silva (44,98%) e gli Stati del Centro-Sud in blu a favore di Flávio Bolsonaro (47,19%). Sulla destra, i grafici indicano il 100% di probabilità di un ballottaggio per il 25 ottobre.
La mappa della polarizzazione: i dati ufficiali dello scrutinio del primo turno che sanciscono il testa a testa tra Flávio Bolsonaro e Lula. Un Paese spaccato a metà che si prepara al decisivo ballottaggio del 25 ottobre 2026. (Foto: Elaborazione dati TSE / In_Br)


Il verdetto del primo turno di domenica 4 ottobre 2026 non è un risultato elettorale: è un pugno nello stomaco. Ogni aggiornamento della mappa elettorale era una ferita aperta. La delusione era così grande che mi ha tolto il fiato: il Brasile che ha sempre lottato per il sociale, per la democrazia, per la dignità dei poveri, stava consegnando il proprio destino nelle mani di milizie, fanatici religiosi e interessi che non hanno nulla a che vedere con ciò in cui credo.
La tristezza più profonda, quella che lascia un senso di nausea, è vedere la massa dei sedicenti "moralisti" correre a votare in blocco per Flávio Bolsonaro. Persone che hanno passato anni a riempirsi la bocca della parola "onestà", urlando nelle piazze contro la corruzione, oggi dimostrano che della legalità non è mai importato nulla a nessuno. Pur di proteggere la propria fortezza ideologica e il proprio progetto d'odio, sono disposti a chiudere gli occhi, a perdonare e ad abbracciare tutto il marciume che sta venendo a galla nella vita di questo candidato. Non da oggi, ma da sempre. Pur di non far vincere la giustizia sociale, a questa gente va benissimo la corruzione, la tollerano, la digeriscono, purché a rubare sia "uno di loro". Hanno gettato la maschera: sono uguali a ciò che dicevano di voler combattere. E la ferita più dolorosa è vedere persone che ti dicono di volerti bene, che dovrebbero proteggerti, votare per chi vuole cancellare la tua esistenza, la mia esistenza, l’esistenza di chiunque non rientri nel loro recinto di intolleranza.
È su questa ipocrisia di massa che l'estrema destra ha edificato il suo trionfo, imponendo una nuova composizione del Congresso Nazionale che minaccia direttamente il sistema di freni e contrappesi della nostra Costituzione. Con il controllo del Senato Federale, questi soggetti non cercano il dibattito democratico, ma l'occupazione sistematica dello Stato. Il loro obiettivo dichiarato è distruggere l’indipendenza della magistratura e portare al voto l’impeachment dei ministri del Supremo Tribunale Federale (STF) per paralizzare i processi e salvarsi dalle galere. Se Ulisses Guimarães fosse qui, vedendo la sua “Costituzione Cittadina” calpestata e svuotata da questa feccia neofascista e teocratica, morirebbe una seconda volta.
Non ho pianto: ero solo delusa, profondamente delusa.
E arrabbiata.
Arrabbiata con un popolo che ha costruito la propria storia sulla resistenza e che oggi sembra pronto a consegnarsi ai carnefici.
Il paradosso si è compiuto sotto i nostri occhi, realizzando la profezia di Umberto Eco:
“Quando il fascismo tornerà, non dirà che è fascismo. Dirà: IO SONO LIBERTÀ”.

Ma l’ignoranza e la mancanza di amor proprio di una parte del popolo non possono cancellare la storia. È tempo di fare una lezione didattica e feroce di giornalismo, mettendo a confronto due biografie inconciliabili.

L’ottantenne statista che ha fatto la storia del mondo

Ritratto ufficiale in primo piano del presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva. Indossa un abito blu scuro, una camicia bianca, una cravatta rosa a motivi geometrici e la fascia presidenziale ufficiale verde e gialla con lo stemma della Repubblica del Brasile.
Luiz Inácio Lula da Silva: lo statista di 80 anni rispettato a livello mondiale, la cui storia è indissolubilmente legata alla difesa dei diritti sociali e alla salvaguardia della democrazia costituzionale brasiliana. (Foto: Palácio do Planalto)

Da una parte c’è un uomo di 80 anni, Luiz Inácio Lula da Silva, un gigante della politica internazionale, rispettato e ascoltato in ogni angolo del pianeta. La sua è una storia potente, nata dalla fame e dal riscatto sociale, che si è tradotta nell’edificazione del moderno Stato sociale brasiliano. Nei suoi anni di governo, Lula non ha fatto chiacchiere: ha risposto alla miseria con i fatti, creando pilastri strutturali che hanno cambiato per sempre il DNA del Paese:

  • Bolsa Família: il più grande programma di trasferimento tecnologico e monetario condizionato del mondo, che ha strappato oltre 40 milioni di persone dalla miseria estrema, legando il sussidio all’obbligo di vaccinazione e scolarizzazione dei figli.

  • Fome Zero: una strategia di sicurezza alimentare intersettoriale che ha trasformato la nutrizione in un diritto costituzionale.

  • Luz para Todos: il piano di elettrificazione rurale che ha portato energia e dignità a oltre 16 milioni di brasiliani.

  • Minha Casa, Minha Vida: il colossale programma di edilizia popolare che ha permesso a milioni di famiglie di uscire dalle favelas e acquistare una casa propria.

  • Prouni e REUNI: la rivoluzione universitaria che ha aperto gli atenei ai figli degli operai, ai neri e agli indigeni, rompendo l’apartheid educativo delle élite.

Mentre una parte dell’informazione insiste nel dipingere un Paese sull’orlo del baratro, sono i dati macroeconomici e sociali a offrire la smentita più solida. Perfino una testata prudente e liberale come The Economist ha riconosciuto che il Brasile, grazie alle politiche redistributive volute da Lula, ha compiuto un avanzamento decisivo.

I dati ufficiali dell’IBGE certificano che il Paese ha raggiunto i minimi storici di povertà e povertà estrema, venendo rimosso dal Mappa della Fame dell’ONU grazie a un crollo della denutrizione cronica sotto il 2,5%.

Sotto la sua guida, il Brasile ha battuto i record storici di occupazione, difeso la Foresta Amazzonica e la sovranità nazionale. Quest’uomo rappresenta l’unico vero baluardo contro la barbarie.

Il clan del nulla: 70 anni di parassitismo e milizie

Manifestazione politica conservatrice sul palco. Da sinistra a destra: l'ex presidente Jair Bolsonaro con una giacca gialla, Carlos Bolsonaro, Flávio Bolsonaro con una maglietta verde con la scritta '#Anistia', Jair Renan Bolsonaro e l'ex first lady Michelle Bolsonaro che parla al microfono indossando un cappellino rosa.
Il clan Bolsonaro schierato durante una mobilitazione. A sinistra, l'ex presidente Jair Bolsonaro; al centro, il figlio Flávio indossa una maglietta verde con la richiesta di amnistia per i reati eversivi legati al tentato colpo di Stato del 2022. (Foto: AFP / Archivio)

Dall’altra parte c’è una dinastia che vive di parassitismo istituzionale. Il clan Bolsonaro occupa le istituzioni da quasi 70 anni complessivi, accumulando cariche, stipendi pubblici e privilegi senza aver mai approvato una singola legge utile per il bene dei brasiliani.

Un vuoto legislativo imbarazzante, riempito solo da trame eversive e legami incestuosi con la milizia criminale di Rio de Janeiro.

Prendiamo Flávio Bolsonaro. Entrato in politica a soli 21 anni, cosa ha prodotto in una vita intera trascorsa sulle poltrone pubbliche? Nulla. Ha difeso latifondisti e fabbricanti di armi, mentre la sua famiglia pianificava il collasso istituzionale.

Ritratto ufficiale in primo piano del senatore brasiliano Flávio Bolsonaro. Indossa una giacca da abito nera, camicia bianca e una cravatta grigio chiaro satinata. Sullo sfondo a sinistra è parzialmente visibile la bandiera dello Stato di Rio de Janeiro.
Flávio Bolsonaro: entrato nelle istituzioni a soli 21 anni, il senatore e candidato presidenziale è al centro di pesanti inchieste giudiziarie, dallo scandalo delle "rachadinhas" fino alle recenti indagini del Supremo Tribunale Federale sulle frodi legate al caso Banco Master. (Foto: Senado Federal)

Il padre, Jair Bolsonaro, è stato condannato in via definitiva dall’STF nel settembre 2025 a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato colpo di Stato, culminato nell’assalto dell’8 gennaio 2023.

L’altro fratello, Eduardo Bolsonaro, volava negli Stati Uniti a complottare con l’estrema destra trumpiana contro la propria patria.

Dallo scandalo delle case in contanti al fango del Banco Master

Il moralismo di questa gente è un insulto all’intelligenza del popolo. Prima le rachadinhas, poi i milioni di reais in contanti per comprare ville e immobili di lusso: un metodo che puzza di riciclaggio lontano un miglio.

L’ultimo capitolo è il caso Banco Master. Secondo l’inchiesta esclusiva di The Intercept Brasil, Flávio Bolsonaro è sotto indagine per corruzione, riciclaggio e fuga di capitali. Gli audio lo inchiodano mentre chiedeva 134 milioni di reais al banchiere corrotto Daniel Vorcaro per finanziare Dark Horse, un film di propaganda sul padre.

La Polizia Federale indaga anche su un finanziamento sospetto per l’acquisto di una villa da 6 milioni di reais a Brasilia, erogato da una banca pubblica guidata da un manager fedele a Vorcaro.

Una vera orgia di corruzione istituzionale.

La spinta globale: come ha votato il popolo dei brasiliani all’estero

Se il Brasile interno vacilla, i dati ufficiali del voto all’estero confermano che la nostra comunità nel mondo ha scelto la democrazia. Lula ha vinto il primo turno all’estero con il 47,57%, contro il 43,49% di Flávio Bolsonaro.

Le capitali europee sono diventate argini progressisti. A Lisbona, Lula ha superato il 53%. In Germania, Francia, Spagna e in Italia — al Consolato del Brasile a Milano — la mobilitazione è stata massiccia.

Chi vive fuori, chi affronta ogni giorno il sacrificio dell’integrazione senza famiglia, senza amici e senza una rete di sostegno, ha sviluppato anticorpi contro la propaganda.

Non tutto è perduto: le donne trans e la sinistra espugnano le istituzioni

Infografica intitolata 'A Bancada Trans' divisa in quattro sezioni colorate che mostrano i volti delle leader elette. Da sopra a sotto: Erika Hilton a São Paulo su sfondo azzurro, Duda Salabert in Minas Gerais su sfondo rosa, Natasha Ferreira nel Rio Grande do Sul su sfondo bianco e Thabatta Pimenta nel Rio Grande do Norte su sfondo giallo.
Le quattro storiche pioniere della resistenza trans in Brasile: Erika, Duda, Natasha e Thabatta. La dimostrazione plastica che nei parlamenti degli Stati e a Brasilia è stata scavata una trincea inamovibile per i diritti umani e civili delle minoranze.

Le proposte del blocco reazionario sono infami: azzeramento delle tutele in Amazzonia e l’agenda d’odio di fanatici come Lucas Pavanato.

Ma la storia non si ferma. La resistenza ha risposto con una dimostrazione di forza epocale.

La voce più potente ha il nome di Erika Hilton (PSOL). In queste ore concitate, Erika Hilton si è consacrata come la donna più votata della storia della Camera dei Deputati, con 1.596.472 preferenze.

E non è sola. Questa tornata elettorale ha segnato la più grande avanzata trans della storia politica brasiliana, con un blocco di donne trans e travestite che ha conquistato seggi chiave nei parlamenti statali e federali, trasformando la resistenza in istituzione:

  • Erika Hilton (PSOL) — consacrata come la donna più votata della storia della Camera dei Deputati, con 1.596.472 preferenze.

  • Duda Salabert (PDT) — riconfermata con una valanga di voti, consolidando il suo ruolo di riferimento nazionale nella difesa dell’ambiente, dell’educazione pubblica e dei diritti umani.

  • Thabatta Pimenta (PV) — prima donna trans eletta deputata federale nella storia del Rio Grande do Norte, scardinando il conservatorismo del Nord-Est.

  • Dani Balbi (PCdoB) — intellettuale, accademica e militante storica, rieletta con forza come una delle principali voci della cultura, dell’educazione e dell’antifascismo.

  • Linda Brasil (PSOL) — pioniera dei diritti trans nel Sergipe, riconfermata grazie a un lavoro instancabile nelle politiche sociali e nell’inclusione.

  • Sofia Favero (PT) — giovane leader progressista del Rio Grande do Sul, rieletta con un mandato che rafforza la presenza trans nelle politiche di educazione e diritti civili.

  • Natasha Ferreira (PT) — prima deputata travestita eletta nella storia del Rio Grande do Sul, simbolo di una rivoluzione culturale che ha travolto l’apartheid politico delle élite conservatrici.

Questa nuova generazione di parlamentari trans e travestite presidierà le istituzioni con una forza mai vista prima, impedendo lo smantellamento dei diritti civili e aprendo una nuova era nella storia politica del Brasile.

  • Insieme a loro, leader storiche della sinistra e dei movimenti sociali come Sâmia Bomfim (PSOL), rieletta in massa a San Paolo con oltre 583.000 voti, e la giovane Tabata Amaral (PSB), riconfermata con 476.000 preferenze, presidieranno il Parlamento per impedire lo smantellamento dei diritti civili.

Una nuova generazione presidierà il Parlamento per impedire lo smantellamento dei diritti civili.

Oggi milioni di poveri di destra dormiranno felici, ignorando di aver gettato nella spazzatura il futuro dei propri figli.

Ma il Brasile che resiste non si arrende al fascismo. Se non fosse per il popolo del Nord-Est e per noi, brasiliani nel mondo, l’oppressore avrebbe già vinto.

Il ballottaggio del 25 ottobre sarà una trincea durissima, ma il vecchio guerriero Lula è ancora in campo, affiancato da una nuova generazione di madri, attivisti, minoranze e persone trans che hanno dimostrato che la nostra esistenza non è negoziabile.

Da Milano, da Lisbona, da ogni strada del Brasile, continueremo a urlare la verità e a fare scudo alle nostre istituzioni.

Il Brasile è caduto mille volte e si rialzerà per la milionesima. Il caos accade solo quando smettiamo di difenderlo, e noi non smetteremo mai.

Domenica 25 ottobre digiteremo ancora 13.

Di Vanessa Mazza Attivista TLGBQI+ vanessablogmazza.com

 Fonti e Investigazione Giornalistica (Blocco Fonti)

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