Il verdetto del primo turno di domenica 4 ottobre 2026 non è un risultato elettorale: è un pugno nello stomaco. Ogni aggiornamento della mappa elettorale era una ferita aperta. La delusione era così grande che mi ha tolto il fiato: il Brasile che ha sempre lottato per il sociale, per la democrazia, per la dignità dei poveri, stava consegnando il proprio destino nelle mani di milizie, fanatici religiosi e interessi che non hanno nulla a che vedere con ciò in cui credo.
E arrabbiata.
Arrabbiata con un popolo che ha costruito la propria storia sulla resistenza e che oggi sembra pronto a consegnarsi ai carnefici.
“Quando il fascismo tornerà, non dirà che è fascismo. Dirà: IO SONO LIBERTÀ”.
L’ottantenne statista che ha fatto la storia del mondo
Da una parte c’è un uomo di 80 anni, Luiz Inácio Lula da Silva, un gigante della politica internazionale, rispettato e ascoltato in ogni angolo del pianeta. La sua è una storia potente, nata dalla fame e dal riscatto sociale, che si è tradotta nell’edificazione del moderno Stato sociale brasiliano. Nei suoi anni di governo, Lula non ha fatto chiacchiere: ha risposto alla miseria con i fatti, creando pilastri strutturali che hanno cambiato per sempre il DNA del Paese:
Bolsa Família: il più grande programma di trasferimento tecnologico e monetario condizionato del mondo, che ha strappato oltre 40 milioni di persone dalla miseria estrema, legando il sussidio all’obbligo di vaccinazione e scolarizzazione dei figli.
Fome Zero: una strategia di sicurezza alimentare intersettoriale che ha trasformato la nutrizione in un diritto costituzionale.
Luz para Todos: il piano di elettrificazione rurale che ha portato energia e dignità a oltre 16 milioni di brasiliani.
Minha Casa, Minha Vida: il colossale programma di edilizia popolare che ha permesso a milioni di famiglie di uscire dalle favelas e acquistare una casa propria.
Prouni e REUNI: la rivoluzione universitaria che ha aperto gli atenei ai figli degli operai, ai neri e agli indigeni, rompendo l’apartheid educativo delle élite.
Mentre una parte dell’informazione insiste nel dipingere un Paese sull’orlo del baratro, sono i dati macroeconomici e sociali a offrire la smentita più solida. Perfino una testata prudente e liberale come The Economist ha riconosciuto che il Brasile, grazie alle politiche redistributive volute da Lula, ha compiuto un avanzamento decisivo.
I dati ufficiali dell’IBGE certificano che il Paese ha raggiunto i minimi storici di povertà e povertà estrema, venendo rimosso dal Mappa della Fame dell’ONU grazie a un crollo della denutrizione cronica sotto il 2,5%.
Sotto la sua guida, il Brasile ha battuto i record storici di occupazione, difeso la Foresta Amazzonica e la sovranità nazionale. Quest’uomo rappresenta l’unico vero baluardo contro la barbarie.
Il clan del nulla: 70 anni di parassitismo e milizie
Dall’altra parte c’è una dinastia che vive di parassitismo istituzionale. Il clan Bolsonaro occupa le istituzioni da quasi 70 anni complessivi, accumulando cariche, stipendi pubblici e privilegi senza aver mai approvato una singola legge utile per il bene dei brasiliani.
Un vuoto legislativo imbarazzante, riempito solo da trame eversive e legami incestuosi con la milizia criminale di Rio de Janeiro.
Prendiamo Flávio Bolsonaro. Entrato in politica a soli 21 anni, cosa ha prodotto in una vita intera trascorsa sulle poltrone pubbliche? Nulla. Ha difeso latifondisti e fabbricanti di armi, mentre la sua famiglia pianificava il collasso istituzionale.
Il padre, Jair Bolsonaro, è stato condannato in via definitiva dall’STF nel settembre 2025 a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato colpo di Stato, culminato nell’assalto dell’8 gennaio 2023.
L’altro fratello, Eduardo Bolsonaro, volava negli Stati Uniti a complottare con l’estrema destra trumpiana contro la propria patria.
Dallo scandalo delle case in contanti al fango del Banco Master
Il moralismo di questa gente è un insulto all’intelligenza del popolo. Prima le rachadinhas, poi i milioni di reais in contanti per comprare ville e immobili di lusso: un metodo che puzza di riciclaggio lontano un miglio.
L’ultimo capitolo è il caso Banco Master. Secondo l’inchiesta esclusiva di The Intercept Brasil, Flávio Bolsonaro è sotto indagine per corruzione, riciclaggio e fuga di capitali. Gli audio lo inchiodano mentre chiedeva 134 milioni di reais al banchiere corrotto Daniel Vorcaro per finanziare Dark Horse, un film di propaganda sul padre.
La Polizia Federale indaga anche su un finanziamento sospetto per l’acquisto di una villa da 6 milioni di reais a Brasilia, erogato da una banca pubblica guidata da un manager fedele a Vorcaro.
Una vera orgia di corruzione istituzionale.
La spinta globale: come ha votato il popolo dei brasiliani all’estero
Se il Brasile interno vacilla, i dati ufficiali del voto all’estero confermano che la nostra comunità nel mondo ha scelto la democrazia. Lula ha vinto il primo turno all’estero con il 47,57%, contro il 43,49% di Flávio Bolsonaro.
Le capitali europee sono diventate argini progressisti. A Lisbona, Lula ha superato il 53%. In Germania, Francia, Spagna e in Italia — al Consolato del Brasile a Milano — la mobilitazione è stata massiccia.
Chi vive fuori, chi affronta ogni giorno il sacrificio dell’integrazione senza famiglia, senza amici e senza una rete di sostegno, ha sviluppato anticorpi contro la propaganda.
Non tutto è perduto: le donne trans e la sinistra espugnano le istituzioni
Le proposte del blocco reazionario sono infami: azzeramento delle tutele in Amazzonia e l’agenda d’odio di fanatici come Lucas Pavanato.
Ma la storia non si ferma. La resistenza ha risposto con una dimostrazione di forza epocale.
La voce più potente ha il nome di Erika Hilton (PSOL). In queste ore concitate, Erika Hilton si è consacrata come la donna più votata della storia della Camera dei Deputati, con 1.596.472 preferenze.
E non è sola. Questa tornata elettorale ha segnato la più grande avanzata trans della storia politica brasiliana, con un blocco di donne trans e travestite che ha conquistato seggi chiave nei parlamenti statali e federali, trasformando la resistenza in istituzione:
Erika Hilton (PSOL) — consacrata come la donna più votata della storia della Camera dei Deputati, con 1.596.472 preferenze.
Duda Salabert (PDT) — riconfermata con una valanga di voti, consolidando il suo ruolo di riferimento nazionale nella difesa dell’ambiente, dell’educazione pubblica e dei diritti umani.
Thabatta Pimenta (PV) — prima donna trans eletta deputata federale nella storia del Rio Grande do Norte, scardinando il conservatorismo del Nord-Est.
Dani Balbi (PCdoB) — intellettuale, accademica e militante storica, rieletta con forza come una delle principali voci della cultura, dell’educazione e dell’antifascismo.
Linda Brasil (PSOL) — pioniera dei diritti trans nel Sergipe, riconfermata grazie a un lavoro instancabile nelle politiche sociali e nell’inclusione.
Sofia Favero (PT) — giovane leader progressista del Rio Grande do Sul, rieletta con un mandato che rafforza la presenza trans nelle politiche di educazione e diritti civili.
Natasha Ferreira (PT) — prima deputata travestita eletta nella storia del Rio Grande do Sul, simbolo di una rivoluzione culturale che ha travolto l’apartheid politico delle élite conservatrici.
Questa nuova generazione di parlamentari trans e travestite presidierà le istituzioni con una forza mai vista prima, impedendo lo smantellamento dei diritti civili e aprendo una nuova era nella storia politica del Brasile.
Insieme a loro, leader storiche della sinistra e dei movimenti sociali come Sâmia Bomfim (PSOL), rieletta in massa a San Paolo con oltre 583.000 voti, e la giovane Tabata Amaral (PSB), riconfermata con 476.000 preferenze, presidieranno il Parlamento per impedire lo smantellamento dei diritti civili.
Una nuova generazione presidierà il Parlamento per impedire lo smantellamento dei diritti civili.
Oggi milioni di poveri di destra dormiranno felici, ignorando di aver gettato nella spazzatura il futuro dei propri figli.
Ma il Brasile che resiste non si arrende al fascismo. Se non fosse per il popolo del Nord-Est e per noi, brasiliani nel mondo, l’oppressore avrebbe già vinto.
Il ballottaggio del 25 ottobre sarà una trincea durissima, ma il vecchio guerriero Lula è ancora in campo, affiancato da una nuova generazione di madri, attivisti, minoranze e persone trans che hanno dimostrato che la nostra esistenza non è negoziabile.
Da Milano, da Lisbona, da ogni strada del Brasile, continueremo a urlare la verità e a fare scudo alle nostre istituzioni.
Il Brasile è caduto mille volte e si rialzerà per la milionesima. Il caos accade solo quando smettiamo di difenderlo, e noi non smetteremo mai.
Domenica 25 ottobre digiteremo ancora 13.
Di Vanessa Mazza Attivista TLGBQI+ vanessablogmazza.com
- Inchiesta Banco Master e Audio di Flávio Bolsonaro: The Intercept Brasil.
- Indagine Polizia Federale sulla Villa da 6 milioni: G1 Globo - PF investiga empréstimo de mansão a Flávio Bolsonaro.
- Trionfo Storico di Erika Hilton, Sâmia Bomfim e Tabata Amaral: I dati consolidati sulle preferenze legislative per lo Stato di San Paolo sono consultabili su G1 Globo - Eleições São Paulo 2026 e sui conteggi in tempo reale del Tribunale Superiore Elettorale (TSE).
- Elezioni Storiche di Natasha Ferreira (RS) e Thabatta Pimenta (RN): I report sull'elezione delle prime deputate trans storiche sono disponibili su GaúchaZH e Tribuna do Norte.
- Dati su Povertà e Riduzione della Fame: Consulta i report storici ed editoriali di The Economist.





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