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martedì 1 luglio 2008

Finalmente online il trailer del film girato da Arcilesbica in collaborazione con Cinefreak ed i Giovani Comunisti!!

Il trailer visibile su YouTube tratteggia Bergamo come omofoba e intollerante. Ma l'assessore Maddalena Cattaneo sostiene che non è così. Il documentario sarà presentato da Nicky Vendola a settembre.


Gay.it - «L'anno prossimo a Bergamo si svolgerà il Gay Pride nazionale...» spiega l'intervistatore. «Penso che porterò una molotov!» ribatte un ragazzo fermato per strada, dopo aver detto che secondo lui «l'omosessualità è una malattia mentale». «Dovrebbero vergognarsi», «Fan schifo», «Sono persone malriuscite»: questo il tono degli altri intervistati bergamaschi nel documentario Homo Fobicus - L'involuzione umana all'alba del terzo millennio, realizzato da Arcigay e Arcilesbica in collaborazione col collettivo Cinefreak e la Federazione dei Giovani Comunisti, il cui trailer è visibile su YouTube. Un ritratto decisamente antigay della città orobica, che farà sicuramente discutere.

Il progetto nasce dalle sconcertanti dichiarazioni del consigliere Fulvio Paparo della Lista Bruni, il quale, accompagnando la bocciatura della proposta del registro delle unioni civili da parte del Consiglio comunale, ha affermato: «Consentire a priori che si formino famiglie anomale aventi medesimi diritti e garanzie di quelle naturali significa davvero stravolgere in profondo il sistema sociale. Allora come si sceglie l'identità sessuale così si deve poter scegliere il modello di convivenza che soggettivamente si riconosce come più confacente. Tra quelli disponibili, nessuno dovrebbe di principio essere escluso, nemmeno per quanto l'ipotesi possa essere triviale: quello promiscuo uomo-animale, così come l'incesto, la poligamia, la pedofilia».

Come spiega Alessandro Esposito, coordinatore dei Giovani Comunisti: «Il documentario è il proseguimento di un percorso iniziato più di un anno fa insieme a Arcigay e Arcilesbica. L'idea ci è venuta dopo la bocciatura della proposta del registro delle unioni civili da parte del Consiglio comunale, accompagnata da toni offensivi in aula come documenta il filmato. Abbiamo realizzato una cinquantina di interviste in centro, un sabato pomeriggio. Il sondaggio traccia un quadro sconfortante, di forte ostilità verso il mondo gay. I bergamaschi non nascondono fastidio anche solo nell'affrontare il tema dei diritti civili per coppie omosessuali».

L'assessore alle Pari Opportunità del comune di Bergamo, Maddalena Cattaneo, ribatte che «dal documentario emerge una realtà molto chiusa, è stato fatto volutamente in maniera provocatoria anche per suscitare il dibattito. Io non ho condiviso né i toni né i contenuti dell'intervento del consigliere Paparo ma le interviste non rispettano il pensiero della città che sicuramente fa fatica ad accettare i cambiamenti ma è comunque molto rispettosa delle opinioni e dei diritti delle persone. Personalmente sono favorevole al registro delle Unioni Civili».

Homo Fobicus verrà presentato a settembre da Nicky Vendola e altre note personalità glbt. Sul sito http://www.arcilesbicaxxbergamo.org/ verranno segnalate le date delle proiezioni.

Stati Uniti Paradossi del crimine


"La diminuzione del tasso di criminalità è uno dei grandi successi americani degli ultimi quindici anni", scrive The Atlantic. "New York e Los Angeles, un tempo capitali gemelle del crimine violento, si sono placate, come pure la maggior parte delle altre grandi città". Oggi, tuttavia, "un nuovo e inatteso quadro è emerso, e ha colto di sorpresa i criminologi".

In molti centri di media grandezza il tasso di omicidi sta aumentando a ritmi spaventosi, in certi casi anche del 20 per cento all'anno. "Le forze dell'ordine hanno abbozzato qualche spiegazione – la diffusione delle gang, le masse di delinquenti usciti dal carcere, le metanfetamine – ma più che altro sono sconcertate". Con l'aiuto delle autorità locali, il criminologo Richard Janikowskiha ha deciso di andare fino in fondo esaminando nel dettaglio il caso di Memphis.

E ha proposto una spiegazione tanto convincente quanto scandalosa: l'aumento della criminalità sarebbe legato a un ambizioso esperimento su scala nazionale per cercare di allontanare i cittadini poveri dagli ambienti distruttivi dei ghetti urbani. A quanto pare, demolire interi complessi abitativi e assegnare sussidi alle famiglie per incoraggiarle a migliorare le loro condizioni di vita è servito solo a creare nuovi criminali.

Amnistia olimpica



Wang Dan, ex leader delle proteste di piazza Tiananmen, lancia un appello al governo cinese perché liberi i prigionieri politici in occasione delle Olimpiadi.

"Il terremoto del Sichuan e i prossimi Giochi olimpici sono gli avvenimenti più importanti della Cina contemporanea dalle proteste e dai massacri di piazza Tiananmen del 4 giugno 1989, cioè esattamente 19 anni fa", scrive sul País il dissidente cinese Wang Dan.

"Ora che la Cina si prepara a presentarsi al mondo dopo un disastro naturale devastante, è il momento che i leader cinesi si dimentichino delle vecchie ferite e offrano un’amnistia olimpica a tutti i prigionieri politici e a quelli che, come me, sono stati obbligati all'esilio per esprimere le loro opinioni. Solo allora il popolo cinese potrà lavorare unito per costruire una nuova Cina sopra le macerie di una tragedia nazionale e potrà mostrarsi al mondo come una nazione rispettosa dei diritti dentro e fuori il suo territorio".

"Sono passati 19 anni dalla carneficina di Tiananmen. È il momento di fare pressioni su Pechino in modo che il popolo cinese sia il vero vincitore delle Olimpiadi del 2008".
Fonti: El País

Olanda: criticò il Corano ma non verrà processato

Nell’Olanda che vede ancora aggirarsi il fantasma di Theo Van Gogh, il regista assassinato a coltellate da un fanatico islamico per il documentare sulle condizioni delle donne musulmane, arriva la notizia che Geert Wilders, politico di estrema destra che con un altro filmato aveva criticato il Corano, non sarà processato. A stabilirlo l’ufficio del procuratore di Amsterdam che ha preso in esame decine di richieste di indagine su Wilders. I contenuti del video rientrano infatti nel diritto di parola del leader politico, che nel suo lavoro aveva paragonato il libro sacro per l’Islam al Mein Kampf. “Per quanto questi commenti siano dolorosi e offensivi per un gran numero di musulmani, questo non significa che siano penalmente punibili” viene scritto in una nota della procura, che conclude ribadendo che “i politici devono avere spazio per dar voce alle loro opinioni”. I magistrati hanno anche escluso l’ipotesi di reato di incitamento all’odio dal momento che non hanno riscontrato alcuna esortazione alla violenza.
Wilders è a capo del Partito della libertà, che può contare sulla presenza di 150 deputati nel parlamento olandese, e ha ovviamente accolto con favore la decisione della procura, ribadendo che la sua intenzione era di essere critico nei confronti dell’Islam e non dei musulmani: “Che sia un insulto o no, in un dibattito politico bisogna essere in grado di dire la verità”, ha dichiarato annunciando che continuerà “a fare quello che ho sempre fatto”.

Impronte, Famiglia Cristiana stronca Maroni e i ministri cattolici



«Alla prima prova d’esame i ministri `cattolici´ del governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell’uomo vale zero. Il principio della responsabilità di proteggere (cioè, il riconoscimento dell’unità della famiglia umana e l’attenzione per la dignità di ogni uomo e donna), ampiamente illustrato da papa Benedetto XVI all’Onu, è carta straccia. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom». Lo scrive `Famiglia cristiana´, nell’editoriale pubblicato sul prossimo numero. «Avremmo dato credito al ministro -prosegue il giornale dei Paolini- se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla. Il prefetto di Roma, Carlo Mosca, s’è rifiutato di schedare, il presidente del Veneto, Galan, ha parlato di `fantapolitica´, ma il ministro non arretra d’un millimetro. Non stupisce, invece, il silenzio della nuova presidente della commissione per l’Infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di governo». «Non sappiamo cosa ne pensi Berlusconi: permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini? A sessant’anni dalle leggi razziali, l’Italia non ha ancora fatto i conti con le sue tragiche responsabilità (non ce ne siamo vergognati abbastanza). In particolare, quei conti non li ha fatti il centrodestra al governo, se un ministro propone il concetto di razza nell’ordinamento giuridico. Perchè di questo si tratta. Come quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella gialla al braccio, in segno di pubblico ludibrio».

«Oggi, con le impronte digitali, uno Stato di polizia -denuncia ancora `Famiglia cristiana´- mostra il volto più feroce a piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perchè non c’è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? Rende meno, forse, politicamente?». «La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun Tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita. È giusto reprimere, con forza, chi nei campi nomadi delinque, ma le misure di Maroni non servono a combattere l’accattonaggio (che non è reato). C’è un solo modo perché i bambini rom non vadano a rubare: mandarli a scuola. Qui, sì, ci vorrebbe un decreto legge perché, ogni mattina, pulmini della polizia passassero nei campi nomadi a raccoglierli. Per la sicurezza sarebbero soldi ben spesi». «Quanto alle impronte, se vogliamo prenderle, cominciamo dai nostri figli; ancor meglio, dai parlamentari: i cittadini saprebbero chi lavora e chi marina, e anche chi fa il furbo, votando al posto di un altro. L’affossa `pianisti´ -conclude `Famiglia cristiana´- sarebbe l’unico `lodo´ gradito agli italiani».

lunedì 30 giugno 2008

MANIFESTO DEL CATANIA PRIDE 2008

MANIFESTO DEL CATANIA PRIDE 2008



Catania Pride 2008

Documento Politico


Perché lo facciamo

Dai fatti di Stonewall del 28 giugno 1969 molte cose sono cambiate nel mondo. Quello fu il giorno in cui a New York le persone transessuali e omosessuali si ribellarono alle vessazioni e ai soprusi della polizia locale. Quel momento segnò lo spartiacque tra discriminazione e lotta per l’emancipazione e il diritto di (r)esistenza di ciò che sarebbe stato il movimento GLBT in tutto il mondo.
Dai fatti di Stonewall molte cose sono cambiate: dalla questione dei diritti civili, alla lotta all’omofobia e transfobia; e non solo nella società occidentale, ma anche in paesi in cui l’accettazione delle nostre rivendicazioni non era così automatica. Si pensi alle legislazioni di alcuni paesi dell’ex blocco sovietico, della Repubblica Sudafricana, di molti paesi dell’America Latina.

L’Italia, pur essendo un paese che si vanta di una lunga tradizione democratica, si trova in una situazione di grave ritardo culturale e legislativo non solo nei confronti dei partner europei, ma anche nei confronti dei paesi del “cosiddetto” Terzo Mondo.

La disattenzione del precedente governo, la sua ignavia riguardo alla questione dei PaCS e dei DiCo (già di per sé riduttivi ed offensivi), il sostanziale nulla di fatto per una legislazione anti-omofobica/transfobica da una parte; le recenti vicende politiche e il successo delle destre omofobiche, transfobiche e xenofobe ci proiettano in una situazione preoccupante e grave per il nostro destino e il nostro diritto all’autodeterminazione da cui discende la nostra felicità. Le aggressioni transomofobiche sono considerevolmente aumentate negli ultimi tempi, certi partiti si sentono autorizzati ad offenderci ed attaccarci richiamandosi a questioni di opportunità politica, ideologica e religiosa.

In più, forti di questo retroterra culturale che contribuiscono a produrre, le gerarchie vaticane alimentano il pregiudizio e avversano qualsiasi tentativo di superamento delle disparità tutt’oggi esistenti tra cittadin* eterosessuali e cittadin* gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender, mistificando un falso concetto di amore discriminante e discriminatorio.

Per tutte queste ragioni il nostro Pride non solo è necessario, ma pure doveroso, in quanto elemento di crescita civile per la nostra città e per la società tutta e portatore di libertà e conoscenza.

***

Cos’è il Catania Pride

Nato nel 2000, sull’onda del World Pride di Roma, il nostro Pride è una delle poche manifestazioni di rivendicazione ed orgoglio presenti nel sud d’Italia. Ricordiamo che Catania è teatro di una situazione sociale, civile e politica assai complessa e difficile. Le cause stanno nel predominio delle destre al potere, nella mancata iniziativa delle sinistre in favore delle minoranze e nell’azione aggressiva dei gruppi neofascisti, nella presenza imperante di una cultura mafiosa e clericofascista e nelle condizioni di povertà culturale ed economica di larghe fette della società.

Contro tali aspetti deteriori, il nostro Pride ha il duplice scopo di lottare per l’equiparazione giuridica e civile e, al tempo stesso, proporre la componente GLBT di Catania come una delle parti più sane e costruttive della città.

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Le nostre rivendicazioni

Se fossimo in uno Stato civile e i nostri interlocutori istituzionali fossero seri e sensibili alle questioni sociali da noi sollevate e non subissero il “fascino” dei giardini vaticani, avremmo avanzato loro specifiche richieste:

· un percorso culturale di contrasto all’omofobia, transfobia e a qualunque forma di discriminazione, come richiesto dalla Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio del 2006;
· una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender e recepisce in modo pieno e sostanziale le direttive europee 207 del 1976 e 78 del 2000. In modo più articolato:

1. l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere;
2. l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne e anche alle persone che transizionano da un genere all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996;
3. la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;
4. il recepimento della direttiva europea 38 del 2000 sulla libertà di movimento de* cittadin* europe* in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;
5. l’applicazione della direttiva europea 85 del 2005 sullo status di rifugiato anche a gay, lesbiche, bisessuali e transgender perseguitat* nei loro paesi;
6. l’abolizione della legge 40;
7. la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici;
8. la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell’intersessualismo;
9. la fine degli interventi coatti su bambini/e intersessuali;
10. politiche serie in favore di soggetti HIV+

· l’approvazione di una legislazione per la tutela e il riconoscimento dei diritti civili;
· l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente anche per gay e lesbiche, compreso il diritto d’adozione e alla genitorialità;
· la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili;
· la salvaguardia della Laicità dello Stato;
· la difesa del principio di Autodeterminazione;
· la pianificazione di azioni positive contro il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche;
· l’assunzione dell’Italia di un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, per la pace, per l’abolizione della pena di morte, per la dignità di tutti i popoli, per la tutela di tutte le diversità, per la depenalizzazione del reato di omosessualità e transessualità presente nella legislazione di decine di Paesi.

Ma dato che non viviamo in una situazione che ce lo consente e preso atto della assoluta indisponibilità delle locali istituzioni, riteniamo opportuno “NON DISTURBARE IL CONDUCENTE”!!!

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Il diritto alla felicità

Siamo portatori e portatrici di un pensiero nuovo che rivendica ed esalta la diversità, ma combatte la disparità. Per questo vogliamo superare la contrapposizione tra “moralità dello spirito” e “immoralità della sessualità”, propria del pensiero normalizzante, sessuofobico e mortificatorio delle gerarchie ecclesiastiche e dei modelli culturali dominanti.

Noi siamo il corpo che viviamo e rivendichiamo, con l’autodeterminazione, il diritto a vivere un corpo felice, che è tale solo quando può viversi nella sua pienezza senza che ciò comporti la paura della discriminazione o della repressione.

Il concetto di una norma “secondo natura” è una produzione culturale, per cui dobbiamo ammettere che non esiste nulla che sia “contro natura”, ma solo “contro cultura”. La natura porta la diversità e la diversità è perciò naturale. La cultura, inoltre, può e deve essere modificata nel momento in cui non risponde più alle esigenze attuali e va contro la felicità degli individui.

Inoltre noi stess* produciamo cultura e la nostra si presenta come una vera possibilità di cambiamento, grazie al superamento del vecchio, anacronistico, inefficace binomio maschile/femminile prodotto dal pensiero e dal sistema patriarcale che origina le disparità che intendiamo abbattere.

“Pride” vuol dire “orgoglio”. Essere orgoglios*, fier*, significa prima di tutto appartenere ad una comunità di individui capaci di valori. Essere orgoglios* vuol dire affermare la nostra visibilità, mai come adesso necessaria, vuol dire vivere la nostra umanità come soggetti GLBT, vuol dire, quindi, vivere con una propria storia di appartenenza che spesso molti disconoscono. Forti di tutto questo noi affermiamo a chiara voce la nostra presenza anche a coloro i quali voltano lo sguardo nel vano tentativo di negare il fatto che noi ci siamo, che ci siamo sempre stat*, che sempre ci saremo.

Siamo ben consapevoli che le nostre rivendicazioni sono strettamente collegate alle battaglie intraprese soprattutto dal movimento delle donne contro la violenza di un machismo criminale che troppo spesso agisce in ambito familiare e più in generale contro la cultura patriarcale dominante e violenta della nostra società. Il riconoscimento pieno della nostra dignità cammina nella stessa direzione, per una società in cui nessuna e nessuno debba più sentirsi in pericolo o discriminat* a causa del genere e dell’orientamento sessuale, una società in cui il machismo sia riconosciuto come causa delle violenze contro gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e donne e proprio per questo sia sanzionato.

Le nostre rivendicazioni sono gli strumenti affinché questi cambiamenti positivi possano verificarsi a beneficio di tutta la società.

Appartenenza
Autodeterminazione
Laicità

NOI SIAMO LA CITTÀ!

Comitato Catania Pride

Arcigay Catania, Open Mind GLBT, Pegasos Club



IMPORTANTE:
Per inviare la propria adesione scrivi a:
adesionipridect@libero.it

Svegliati Italia



L’ultima legge vergogna è passata oggi al Senato. Infilato nel cosiddetto “decreto sicurezza”, tra vari provvedimenti discutibili, un bell’emendamento che blocca decine di migliaia di processi, tra i quali quello in cui è imputato Berlusconi e che è prossimo alla sentenza. La maggioranza vota compatta, come un sol uomo. Ora la “Salva-premier” va alla Camera. In combinata c’è la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Vedo che Grillo lancia una “Gita su Roma” per il 25 luglio e, al di là delle rievocazioni del ventennio, la sostengo. C’è bisogno di nuova mobilitazione fortemente partecipata, chiunque la promuova.
Ieri con gli amici di Qml abbiamo partecipato al presidio davanti al palazzo di Giustizia di Milano. Nonostante l’afa insopportabile, si sono radunate sei-settecento persone. Molti erano vecchie conoscenze, persone con le quali ho partecipato a svariate manifestazioni negli anni scorsi. Siamo un po’ pesti, stanchi di dover difendere la grammatica democratica da governanti eversivi, finti liberali e un’opposizione perpetuamente dialogante. Ma non molliamo. L’obiettivo è resistere un minuto in più di Ghedini e Pecorella.
Avevamo con noi uno striscione di sei metri, con la scritta quantomai attuale: “Fatti processare buffone!“. L’ha realizzato Franz all’ultimo momento sotto un sole tropicale. Il nostro amico Raffaele Simonetti ha battuto tutti con un cartello con citazione gramsciana: “L’indifferenza opera potentemente nella storia - Svegliati Italia!”.
Sul palchetto si sono susseguiti vari oratori, tra i quali il promotore Nando Dalla Chiesa, galantuomo che fra tanti nani, delinquenti e ballerine non ha trovato posto in parlamento, Gianni Barbacetto, Vittorio Agnoletto, Basilio Rizzo, Salvatore Borsellino. Nando ha chiamato anche me al microfono e ho parlato per due minuti.
Walter Veltroni intanto ha annunciato una mobilitazione per la stagione autunno-inverno. Nelle pagine nazionali di oggi il Corriere della Sera non dedica nemmeno una riga all’iniziativa.

EUROPEI 2008: 'EL NINO' TORRES REGALA LA VITTORIA ALLA SPAGNA

AGGIORNAMENTO 30 GIUGNO 2008

El Nino trascina la Spagna sul tetto d'Europa. E' stato il goal in contropiede di Fernando Torres nel primo tempo a permettere alle Furie Rosse di Aragones di battere 1-0 nella finale dell'Europeo 2008 la Germania. Dopo 44 anni dall'ultima volta, gli spagnoli sono campioni d'Europa. La nazionale dei giovani, che ha lasciato Raul a casa, ha regalato a Villa il titolo di capocannoniere e al biondo e irrefrenabile Torres la corona di Spagna. Per una notte. Ecco il suo goal dei campioni d'Europa.

BOLOGNA INVASA DAL GAY PRIDE

Paura, non fanno. Sulle aiuole di Porta Lame ci sono famigliole con bambini, le bici attaccate al palo. Disgusto, nemmeno: ai bordi del viale tutti hanno la macchina fotografica, sono venuti apposta. Aspettano la parata come un diversivo dall´afa di un sabato pomeriggio. A Bologna il Gay Pride lo accolgono così. E da Bologna il Gay Pride si fa un po´ contagiare. Tutto questo esibizionismo poi dove sarà? Una dozzina di drag queen in paillettes e velette, qualche mascherata da carnevale (un paio di angeli con le alucce, una finta suora, due spose barbute). Zero tenute sadomaso, nessun nudismo, certe immagini di passati Pride non si vedono nel caldo pomeriggio bolognese, saranno un po´ delusi quelli delle macchinette fotografiche, e se ci sono centinaia di ragazze in reggiseno è per via della temperatura e non della provocazione. Fatti i conti, il cronista conta meno transessuali in tenuta da lavoro che bambini (una ventina) sul trenino-nursery dei "figli di famiglie gay", un trenino coi palloncini, le canzoncine dello Zecchino d´Oro e il cartello "è l´amore che fa una famiglia" che andrebbe bene anche al Family Day.

E questo corteo più che una provocazione di esibizionismo sessuale è un Family Gay, una gita scolastica, coriandoli, gavettoni, mascherate e canzoni da Sanremo. I poliziotti precedono il corteo passeggiando rilassati e chiacchierando di carriera e stipendi. Tanto dietro sono tranquilli come un corteo dei pensionati Cgil. Pensate un attimo a cinquantamila ultras del calcio in giro tutti assieme per Bologna un sabato pomeriggio.

Persino troppo tranquilli, per essere una categoria di italiani che si sentono dire sempre di no. Che votano politici che non rispettano le promesse. Che da anni chiedono e non ottengono, adulti consenzienti e innocui che si sentono accusati dalla Chiesa di «inficiare ogni rapporto sociale» più spesso di quanto non se lo sentano dire i mafiosi. Davvero, c´è da stupirsi che a passare il segno dell´oltraggio, in tutto il corteo di ieri, siano stati sono un paio di coretti sui nostri santi patroni in stile osteria-numero-uno, uno striscione beffardo («Meno Ruini e più... «, immaginare la rima), una maglietta anti-Ratzinger e poco altro. In quest´Italia incattivita e feroce, per trovare qualche slogan divertente bisogna venire al Pride: «La Madonna di Pompei vuole bene pure ai gay».

Forse quest´anno non sono riusciti a trovare un nemico. Come Bersaglio, la ministra Carfagna è fin troppo facile: per obbedire alla sua richiesta di essere più educati, i soci di un intero circolo gay di Milano sono venuti al Pride in cravatta (direttamente sulla canottiera, ma c´è caldo), in cambio issano un cartello dove la ministra compare ancora nelle sue passate (scarse) vesti di ragazza calendario, «Carfi te la sbattiamo in faccia noi la... cravatta». Ti aspetteresti più ferocia contro il Pd che non ha mantenuto la promessa dei Dico, invece c´è uno striscione che grida «Dall´Europa siamo fuori, e non solo ai rigori», sottotitolo «sinistra infortunata». Il leader del Pd, il partito che nel corteo c´è e non c´è, se la cava con un «Veltroni dì qualcosa di gay».

Del resto, in questa manifestazione gay mai così "sindacale", slogan e cartelli sui matrimoni gay li cerchi inutilmente nel fiume di gente, le rivendicazioni concrete sembrano sparite, è come se di fronte alla frustrazione delle richieste inevase il movimento sentisse la necessità di tornare ai fondamentali: «Dignità parità laicità» è lo striscione che apre il corteo. «I tempi non sono facili», borbotta l´assessore Libero Mancuso. «Contro il movimento gay un enorme peccato d´omissione», giudica Niki Vendola.

Coriandoli per terra, lattine, cocci di vetro e altro lavoro per Hera, poi un po´ di fotografie nelle macchinette dei bolognesi: è tutto quel che rimarrà del Gay Pride? Chissà se anche i glbt (gay lesbiche bisex trans) perdono la pazienza. «Il tempo della nostra gentilezza è finito», annuncia dal palco Aurelio Mancuso, il presidente nazionale di Arcigay. «La lamentazione è finita, torneremo nelle nostre città a dare battaglia». Il 18 e 19 ottobre, ondata di matrimoni autogestiti in tutte le città. «La delega è finita»: anche quella, turbolenta ma in fondo fedele, finora regalata alla sinistra. Nel corteo, a parte forse Vendola, non c´erano politici di primo piano, a parte quelli con un luminoso futuro già dietro le spalle. «Sono il massimo esponente che il Pd poteva mandare a questo corteo», ammette con mirabile sincerità Vittoria Franco, ministro ombra del governo ombra. Simpatizzare con i gay non è più di moda, e rischia di far arrabbiare i vescovi. Un circolo gay di Lecco ha aggiunto un´altra lettera all´acronimo impronunciabile che definisce l´universo omosex: glbts, dove la S sta per «simpatizzanti». Ma è troppo ottimista. Niente S nei discorsi ufficiali. «Popolo glbt sollèvati dalle Alpi alla Sicilia, fai sentire il tuo potente messaggio d´amore», grida ancora Mancuso in un ultimo irrefrenabile trasporto lirico per coprire, forse, l´amarezza di chi ha capito che adesso bisogna fare tutto da soli, e magari passa anche la voglia di ridere.

di Marcella Ciarnelli/ Bologna
Fonte: la Repubblica

martedì 17 giugno 2008

California, giornata storica per i gay


Phyllis Lyon, 84enne, e Del Martin, di 87 anni, promettono solennemente sul loro matrimonio al City Hall. A sposarle è stato il sindaco di San Francisco Gavin Newsom. Le due donne hanno una relazione che dura da cinquant'anni. Si tratta del primo Phyllis Lyon

Dalle 5.01 del pomeriggio le coppie omosessuali potranno sposarsi senza certificato di residenza


WASHINGTON - Il giorno tanto atteso da coppie gay e lesbiche americane è arrivato. Dalle 5.01 del pomeriggio (nove ore più tardi in Italia) possono sposarsi in California. È quello infatti il momento preciso in cui la sentenza della Corte Suprema della California che ha legalizzato le nozze gay entrerà in vigore.

ONDATA DI MATRIMONI - Le stime parlano di una vera e propria ondata di matrimoni nelle prossime settimane. «Ci aspettiamo molte nozze», ha commentato lo stesso Jeffrey Prang, sindaco di West Hollywood. E molti sono i volontari, più di 200 nella sola città di San Francisco, che stanno organizzando i preparativi per emettere le tante attese licenze matrimoniali. La decisione della Corte Suprema è arrivata lo scorso 15 maggio, quando di fatto i giudici hanno stabilito che le coppie di gay e lesbiche hanno il diritto a sposarsi, e che semplicemente convivere, seppure con le tutele garantite dall’unione civile, non è la stessa cosa.

NON SERVE IL CERTIFICATO DI RESIDENZA - La California è il secondo stato americano dopo il Massachussets dove coppie dello stesso sesso potranno legalmente unirsi in matrimonio, ma il primo stato che non chiede ai contraenti il certificato di residenza: da New York, dove di recente il governatore David Paterson ha ordinato alle agenzie statali di riconoscere le nozze celebrate altrove, 12 mila coppie omosessuali sono pronte a viaggiare verso il Golden State per il fatidico sì.

INCOGNITA REFERENDUM - La grossa incognita è il referendum che i californiani troveranno sulla scheda elettorale il prossimo novembre: se per volontà popolare le nozze gay resteranno nei codici, nell'arco di tre anni la metà circa delle oltre centomila coppie omosessuali dello stato potrebbero decidere di sposarsi, secondo uno studio della facoltà di diritto della Università di California a Los Angeles (Ucla). Altre 67 mila coppie potrebbero arrivare ad altri stati.

foto del giorno

Soldati per le strade, niente intercettazioni, telecamere nei condomini, questa è la Libertà del Polo delle Libertà

Ma, è la giustificazione, è ciò che vogliono gli Italiani

Così in pochi giorni hanno ristretto i margini delle indagini, in nome della privacy dei cittadini, e annunciato che ci saranno i soldati per le strade, che avranno licenza di identificare e condurre in caserma per accertamenti. Perché c'è bisogno di sicurezza. E i cittadini vogliono così. E dato che i cittadini, l'elettorato PDL si suppone, questo chiedono diamogli soldati e limiti alle intercettazioni e telecamere nei condomini, così in nome della libertà uccidiamo le Libertà per fare tutti un po' meno quello che vogliamo e lasciare fare a pochi ciò che vogliono. Fantastico. Un paese di cui essere fieri e un'opposizione che fa rabbrividire. Non una parola degna di essere ricordata da Walter Veltroni, non una dichiarazione degna di nota dal resto del PD. Ma che Paese è questo che sta rinunciando alle sue libertà senza rendersi conto di nulla, intorpidito da problemi quotidiani e rimbambito da televisioni di Stato?

Cervello dei gay come altro sessoRicerca svedese, ci sarebbero somiglianze strutturali

Il velo del mistero è sempre sul punto di calare. Ma la spiegazione dell'orientamento omosessuale finisce ogni volta per essere un passo oltre. Gli scienziati svedesi del Karolinska Institutet hanno osservato con gli strumenti più avanzati che il cervello di un omosessuale funziona in modo simile a quello di una donna. Ma non sono stati capaci di sciogliere il dubbio se questa somiglianza sia la causa dell'omosessualità (avvalorando l'ipotesi che l'orientamento sia fissato alla nascita), o se non ne sia piuttosto l'effetto (lasciando nel buio l'origine delle tendenze gay).

All'esplorazione delle radici dell'attrazione, i neuroscienziati del Karolinska (l'ente che assegna il premio Nobel per la medicina) sono partiti con armi raffinate. I ricercatori del "Brain Institute" Ivanka Savic e Per Lindstroem hanno usato apparecchi come Pet (tomografia a emissione di positroni) e risonanza magnetica, e hanno sfruttato gli atlanti del cervello più aggiornati, capaci di descrivere le differenze nella morfologia di uomini e donne.

I loro risultati - pubblicati su una rivista scientifica rigorosa come Pnas - sono nitidi. Le 4 "fotografie" dei cervelli mostrano una grande similitudine fra uomo omosessuale e donna, e fra donna omosessuale e uomo. Ma di fronte a tanti dati tecnici, la conclusione è piena di dubbi. "La similitudine non sembra effetto dell'apprendimento, ma suggerisce un legame con delle entità neurobiologiche". I due scienziati propendono per la natura innata dell'omosessualità e attribuiscono un ruolo determinante al mix di ormoni nel ventre materno.
Ma le loro "entità neurobiologiche" non bastano. Gabriele Miceli, professore del Centro "Mente e Cervello" dell'università di Trento, fa alcuni esempi per spiegare come la forma non sia tutto, per l'organo del pensiero. "Il cervello è plastico. Cambia a seconda di ciò che facciamo. Un musicista è diverso da un architetto. E uno studio sui tassisti di Londra ha dimostrato che le capacità straordinarie di orientamento generano un ippocampo più grande del normale. In un violinista l'asimmetria fra i due emisferi del cervello è accentuata, la corteccia motoria si modifica grazie alla pratica costante e la rappresentazione della mano a livello dei neuroni è più grande e ricca della media".

Lo studio del Karolinska ha coinvolto 90 volontari: 50 eterosessuali e 40 omosessuali. Entrambi i gruppi erano equamente divisi fra uomini e donne. Le immagini di Pet e risonanza magnetica hanno mostrato che donne e omosessuali hanno i due emisferi del cervello di dimensioni identiche, mentre uomini e lesbiche condividono un emisfero destro più grande del sinistro. Stesse similitudini sono state riscontrate anche per alcuni percorsi che i segnali elettrici seguono all'interno dell'amigdala, organo del cervello legato all'emotività.


(17 giugno 2008)

venerdì 13 giugno 2008

La Norvegia approva i matrimoni gay. È il sesto paese

12/06/2008) Il parlamento ha approvato il decreto legge che introduce il matrimonio per le coppie omosessuali. Il capo del partito laburista Karin Gjul: "E` un giorno storico".

OSLO - Applausi e abbracci non appena i tabelloni del parlamento hanno ufficializzato il voto che ha introdotto il matrimonio per le coppie omosessuali in Norvegia. La legge riconosce gli omosessuali uniti in matrimonio come genitori con pari diritti nel caso in cui uno dei due partner abbia già figli naturali, e consente alle coppie lesbiche di accedere alla fecondazione assistita. Il Parlamento ha votato la legge a grande maggioranza (84 voti a favore e 41 contrari). Unico a votare contro il decreto è stato il partito democristiano.

"E' un giorno storico" ha dichiarato il capo del partito laburista Karin Gjul, che ha anche paragonato l'evento all'introduzione del diritto di voto alle donne un secolo fa. Per il partito socialista la legge cancella ogni forma di discriminazione verso le persone omosessuali. La Chiesa norvegese potrà celebrare matrimoni per le coppie che lo richiedono ma non ne avrà l'obbligo, spetterà quindi ad ogni singola congregazione il diritto di scegliere se officiare o no matrimoni gay. Con la Norvegia sono sei i paesi in tutto il mondo (oltre a Massachussets e California negli Usa) a riconoscere il matrimonio omosessuale. Prossima candidata: la Svezia.

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

PROTOCOLLI SANITARI DISCRIMINANTI IL CALVARIO DEL CAMBIO DI GENERE


Sono i giorni dei Pride. Il giorno della difesa di tutte quelle categorie vittime di discriminazioni quotidiane. Dei transessuali e dei transgender in particolare. I fatti degli ultimi tempi, dai continui pestaggi alle retate di privati “cittadini” al Prenestino, dimostrano come l’inciviltà abbia pervaso la cultura di questo paese tanto da normalizzarla.

La discriminazione però, diventa più grave quando si sviluppa a livello “medicosanitario”, dove non si applicano i protocolli internazionali ma quelli “appositamente studiati” dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (Onig) per il nostro paese.

I passaggi previsti dal protocollo Onig e necessari per effettuare il percorso di transizione «sono spesso in contrasto con leggi come la 180 del 1978 “sugli accertamenti e trattamenti volontari e obbligatori” o anche solo con le linee guida della pratica medica e psicologica e si avvicinano piuttosto alla “psicoterapia coatta”» spiega Francesca, di Azione Trans.

Questo tipo di protocollo prevede infatti l’obbligatorietà della psicoterapia che può durare ben oltre i sei mesi previsti. Spesso accade che nelle strutture preposte come il Saifip si debbano affrontare non mesi ma addirittura anni di psicoterapia. «Insomma siamo al puro arbitrio psicoterapeutico. Gli psicologi hanno una sorta di super potere al quale siamo costrette a sottostare come se non fossimo in grado di intendere e di volere ».

L’accettazione della psicoterapia diviene perciò fattore determinante per accedere al processo di transizione. Non si tratta di una coercizione assoluta ma indiretta, che passa tramite “l’estorsione” del cd. consenso informato, in sostanza il fondamento della liceità dell’attività sanitaria in assenza del quale costituirebbe un reato.

La parola dello psicoterapeuta è fondamentale, tanto da incidere sulle scelte di un libero individuo. «L’utilizzo di questi protocolli, a nostro parere fortemente illegittimi, applicati in cambio di qualche “carica”, ha fatto sì che un certo consociativismo abbia finito con il determinare una sorta di “cogestione” tra operatori e alcune associazioni trans, cui è stato dato mandato di gestire in proprio i consultori. Si determina così un conflitto di interessi analogo a quello vissuto dai sindacati confederali chiamati a cogestire con la controparte scelte non propriamente a favore dei lavoratori» racconta Mirella Izzo presidente nazionale di Azione Trans .

Nella già difficile e intricata strada che una persona decide di seguire per accedere alla transizione, si frappongono così ostacoli insormontabili. Per Francesca è un «semplice e reale inferno lastricato di umiliazioni, prevaricazioni e dolore, non solo nella vita quotidiana ma anche in quelle strutture che “dovrebbero” alleviare le nostre sofferenze». «Come è possibile che leggi vigenti dello Stato vengano violate palesemente in nome di un “protocollo” utile solo ad avere una sorta di “supercontrollo” da parte di aree di forte influenza, anche politica, sulle persone transessuali e a tutelare una “casta” fornendogli un serbatoio di clientela assicurato?».

Valeria Morando