venerdì 26 dicembre 2008
Il Granma: "Gli Usa contro la depenalizzazione dei gay"
"Giovedì 18 dicembre sessantasei paesi hanno votato a favore d’una Dichiarazione che esige la depenalizzazione dell’omosessualità e l’uguaglianza dei diritti per omosessuali e transessuali.
La maggior parte dei voti a favore sono stati dell’Europa e l’America Latina. Il governo di Bush non ha accettato la misura, come la Russia, il Vaticano, la Cina e altri Stati arabi.
Maxime Verhagen, Ministro degli esteri olandese ha criticato la posizione degli Stati Uniti d’America ed ha detto : 'Quello che vogliamo dire è che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani significa che la si deve applicare alle persone omosessuali, bisessuali e transessuali.
Non stiamo dicendo che la gente deve comportarsi come certe persone fanno; non stiamo dicendo che dobbiamo adottare certi stili di vita. Quel che vogliamo dire è che non si deve usare questo come scusa per discriminarli, per violare i loro diritti umani o per punirli. Per questo speriamo che gli Stati Uniti siano il prossimo paese che appoggerà questa Dichiarazione' ha sottolineato.
Il governo di Bush sostiene che si è opposto alla misura perchè si potrebbe interpretare come una revoca delle proibizioni statali dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Questa Dichiarazione è la prima letta nell’Assemblea Generale della ONU sui diritti degli omosessuali".
di Gay.it
Mercoledì 24 Dicembre 2008
mercoledì 24 dicembre 2008
«L’anima conta più del corpo Vorrei parlarne col Pontefice»

oma «Mi piacerebbe ottenere un’audizione dal Papa insieme con altri transgender in modo da farci conoscere. Non siamo anticlericali, non vogliamo trasgredire o lanciare provocazioni, vogliamo soltanto seguire la nostra natura».
Non è «una metafisica superata» rispettare la differenza tra un uomo e una donna. La sua stessa esistenza sembra contraddire questo assunto del Papa, Vladimir Luxuria.
«Il Vaticano si era già fermamente opposto alla mozione per la depenalizzazione dell’omossessualità presentata dalla Francia all’Onu. Proprio perché si parlava di identità di genere: un concetto che la Chiesa ha sempre condannato. Non si accetta l’idea che si possa mettere in discussione la propria identità di genere di nascita».
Lei invece lo ha fatto.
«Per me ci sono due modi di affrontare la questione. Ritenere il corpo primario rispetto all’anima, come fa la Chiesa ma, mi sembra, in contraddizione con quanto predica da sempre. Oppure al contrario adeguare il corpo all’anima. Se la nostra interiorità è femminile io in realtà non sto cambiando genere. Se le mie emozioni, se il mio cervello è donna mi sto semplicemente adeguando alla mia natura. Rifiutarmi mi sembra una soluzione da un lato semplicistica e dall’altro egoistica».
Perché egoistica?
«Le persone che hanno la fortuna di una identificazione immediata tra il proprio fisico e la propria mente dal punto di vista sessuale rifiutano l’idea che non per tutti sia così. I transgender sono ancora più discriminati degli omosessuali. Questi ultimi se sono casti vengono accettati dalla Chiesa mentre i trans per il solo fatto di aver cambiato sesso sono nel peccato».
Il mancato rispetto dell’ordine della creazione appare «autodistruttivo».
«Mi sento comunque una creatura di Dio e non una rappresentazione del disordine. Non sono autodistruttiva e non mi sento una scheggia impazzita».
La Chiesa afferma che l’uomo non può disporre di ciò che non gli appartiene.
«Ma la mia non è una scelta perché non ho fatto che seguire la mia natura. Non è per capriccio o per anticlericalismo che si decide di affrontare il rifiuto degli altri, la solitudine, operazioni dolorose e dispendiose. Si tratta del bisogno di riconoscere chi si è veramente».
IL GIORNALE ON LINE
martedì 23 dicembre 2008
Arcigay contro il brano di Povia "Siamo pronti a bloccare Sanremo"
di RITA CELI La Repubblica
Povia
"Ricordiamo molto bene - dice il presidente Aurelio Mancuso - come Povia non sia del tutto nuovo a prese di posizione pubbliche su questioni del mondo lgbt" (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Mancuso rammenta l'intervista a Panorama, "rimasta celebre", in cui Povia dichiarava: "Gay non si nasce, lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay, è durata sette mesi e poi l'ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati".
"Ora da più parti - continua Mancuso - arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone di Povia sia proprio quel Luca Tolve che dichiara di essere un ex gay, guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista Usa, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale". L'Arcigay fa riferimento al gruppo ultracattolico statunitense che pretende di curare l'omosessualità, metodo importato anche in Italia.
"Se Bonolis e il suo direttore musicale, intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d'ora - avverte quindi Mancuso - che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa e organizzata. Siamo i primi a combattere per il diritto alla libera espressione, ma altra cosa è avallare posizioni omofobe, che tra l'altro alimentano odio e pregiudizio nei confronti delle persone gay e lesbiche".
"Già da questa mattina è iniziato il passa parola in tutta Italia, che partendo da Facebook si sta ampliando in tutto il web" aggiunge Mancuso che conclude: "Attendiamo subito delle spiegazioni dalla Rai e da Bonolis, così da poter sapere se le nostre intuizioni abbiano o no fondamento".
La carriera di Povia, giovane promessa della canzone d'autore, vincitore del premio Recanati nel 2003, ha preso il volo proprio dal palco dell'Ariston nel 2005. E' stato infatti proprio Bonolis che ha voluto I bambini fanno oh come colonna sonora di uno spot benefico che ha mandato in onda ogni serata del Festival. Il successo è stato immediato, l'artista è stato invitato a Sanremo "fuori gara", la canzone è diventata un tormentone, rimasta per mesi in classifica, consumata da nuove campagne pubblicitarie, e quando Povia è tornato due anni fa con Vorrei avere il becco, ha conquistato tutte le giurie vincendo il Festival.
(23 dicembre 2008)
ARCIGAY: DAL PAPA DELIRIO OMOFOBO, NON HA ALTRO DA FARE?

NONOSTANTE CRISI,'INCUBO VISIONARIO, ASSAI VICINO A POSSEDIMENTO'
(DIRE) Roma, 22 dic. - "Colpisce che mentre i cittadini italiani sono alle prese con una delle crisi economiche piu' dure della storia del paese, la chiesa cattolica da settimane non abbia altro da dire che esiste un pericolo gay mondiale, che utilizzando dubbie dichiarazioni Onu minerebbe la famiglia e stravolgerebbbe il progetto di Dio, e favorirebbe, attraverso le teorie gender, l'autodistruzione dell'uomo". Lo afferma Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, sottolineando che "al Papa farebbe bene leggere meglio i giornali del mondo, e risvegliarsi da questo delirio omofobo, per accorgersi di quali drammi il pianeta sia oggi afflitto".
Secondo Mancuso, dunque, la Chiesa sarebbe afflitta da "questo incubo visionario, assai simile al possedimento, che le impedisce di ascoltare il vero dolore dell'umanita', l'immenso pianto della fame, della carestia, dell'ingiustizia, dell'oppressione di cui soffre i due terzi della popolazione della terra". I gay, aggiunge il presidente dell'associazione, "sono davvero diventati un'ossessione per Raztinger, che spende tutte le sue energie per disquisire sul gender, argomento che appassiona patologicamente le gerarchie, ma che e' questione che non fa vedere alla chiesa cattolica una naturale verita': esistono milioni di gay, lesbiche e trans, che- conclude- per il solo fatto di esser tali sono uccisi e perseguitati".
---
Nota stampa. Grillini al Papa: Trito maschilismo
Se a pochi giorni dal Natale la principale preoccupazione del papa tedesco è quella delle teorie gender la spiegazione non può essere che una sola: la solita reiterata difesa del maschilismo.
Non a caso l'intera struttura vaticana è dominata da una gerontocrazia maschile che non solo difende i suoi privilegi in quanto tale ma è chiusa a qualunque confronto non solo con omosessuali, lesbiche e transessuali ma persino con le donne che nell'organizzazione ecclesiastica hanno ruoli secondari e di servizio.
D'altra parta il vetero maschilismo della gerarchia vaticana è comune alle confessioni monoteiste tutte basate sul predominio maschilista.
Ciò che turba i sonni del pontefice è l'idea che ogni essere umano cerchi la propria identità sessuale e si sforzi di autodeterminarsi nella prospettiva di una vita felice.
E' proprio il caso di dire: il,corpo è mio e me lo gestisco io, come urlavano le femministe.
Il papa si gestisca il suo se ci riesce e lasci in pace quello degli altri.
Franco Grillini
Presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d'informazione
lunedì 22 dicembre 2008
Il Papa: «Riaffermare uomo e donna contro il transgender» Dio decide chi è uomo e donna: no a cambi di sesso

CITTA' DEL VATICANO - Contro il «gender» il Papa ricorda la natura umana di «uomo» e «donna» e auspica una «ecologia dell'uomo» che lo protegga dalla autodistruzione. «Non è una metafisica superata - ha detto nel discorso di Natale alla Curia - se la Chiesa parla della natura dell'essere umano come uomo e donna e chiede che quest'ordine della creazione venga rispettato; qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell'ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un'autodistruzione dell'uomo e quindi una distruzione dell'opera stessa di Dio».
GENDER - «Ciò che spesso viene espresso e inteso come 'gender'- ha detto il Pontefice - si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell'uomo dal creato e dal Creatore; l'uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda; ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore». «Le foreste tropicali - ha osservato - meritano sì la nostra protezione, ma non la merita meno l'uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione con la nostra libertà, ma sua condizione». A partire da questa prospettiva papa Ratzinger ha suggerito di «rileggere la Humanae vitae: l'intenzione di papa Paolo VI - ha detto - era di difendere l'amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell'uomo contro la sua manipolazione.
LA RESPONSABILITA' DELLA CHIESA - «La Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa - ha proseguito il Papa - ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l'uomo contro la distruzione di se stesso». In un passaggio successivo del discorso alla Curia il Papa, riflettendo ancora sulla Gmg di Sydney, è tornato sul tema della protezione del creato. Con il tema dello Spirito Santo, ha detto, «si rende visibile tutta l'ampiezza della fede cristiana, un'ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l'esistenza dell'uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da là alla comunità vivente della Chiesa, ...». Prima di concludere papa Ratzinger ha ricordato infine che «lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l'impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata...» e che «fa parte della natura della gioia l'irradiarsi, il doversi comunicare».
corriere.it
22 dicembre 2008
Turchia. Tribunale assolve Bulent Ersoy la cantante transessuale che criticò raid dell’esercito contro il Pkk in Iraq.
Un tribunale turco ha assolto un celebre cantante e attore transessuale, processato per aver messo in discussione la campagna militare di Ankara contro la guerriglia del Pkk.
Il capo d’imputazione contro Bulent Ersoy è stato quello di “incitare la popolazione contro il servizio militare”, un’accusa che nella nazionalista Turchia è un crimine. Il suo caso ha sollevato un intenso dibattito nel Paese, ma alla fine il tribunale ha deciso che i commenti di Ersoy rientravano nell’ambito della libertà di espressione anche se erano rivolti contro un istituzione potente come è l’esercito in Turchia: “La Corte ha assolto Ersoy deliberando che i suoi commenti non costituiscono un crimine e sono in linea con la libera espressione di opinioni personali”, questa la motivazione per la sentenza che viene riportata dai media turchi.
Il caso Ersoy, che in Turchia è un cantante molto famoso, è scoppiato lo scorso mese di febbraio, quando il transessuale sostenne che, se avesse potuto avere un figlio, non gli avrebbe permesso di andare a combattere in Iraq, dove l’esercito turco compie raid militari contro i ribelli del partito dei lavoratori curdi, il Pkk. Ad incendiare le polemiche, il fatto che le controverse dichiarazioni furono rese in televisione, proprio mentre le forze armate di Ankara erano impegnate in una grossa operazione nel nord dell’Iraq. Se la corte lo avesse condannato, Ersoy avrebbe potuto scontare fino a due anni e mezzo di carcere.
L’esercito turco è stato autorizzato dal governo a compiere attacchi in territorio iracheno a partire dall’autunno 2007. L’offensiva, che ancora prosegue, mira a distruggere le basi dei ribelli curdi nella zona dei monti Qandil, nel nord del territorio Iracheno. Da allora i bombardamenti su quelle alture hanno avuto cadenza quasi quotidiana, facilitati anche dal supporto militare statunitense e iraniano, che mettono a disposizione di Ankara le loro tecnologie di spionaggio: gli aerei spia senza pilota che aiutano l’artiglieria turca a colpire le postazioni della guerriglia. Gli ultimi attacchi turchi sono avvenuti lo scorso 18 dicembre, quando l’artiglieria turca ha colpito alcuni villaggi curdi poco oltre la frontiera con l’Iraq, e il giorno prima, quando la stessa area è stata martellata da un bombardamento dell’aviazione. Nessuna delle fonti che hanno riportato le notizie degli ultimi attacchi è però stata in grado di riportare se ci siano state vittime. Statistiche approssimative sostengono che, dall’inizio delle operazioni di guerriglia del Pkk, nel 1984, le vittime tra curdi e turchi siano state almeno 40mila.
(Peace Reporter)
LA BATTAGLIA CONTRO LA PROPOSITION 8 E` LA NUOVA `STONEWALL`

AGGIORNAMENTO 21 DICEMBRE 2008
Il Procuratore Generale della California Jerry Brown ha chiesto alla Corte Suprema di invalidare la proposition 8, il referendum che ha abolito i matrimoni gay in California. Nella sua esposizione il Procuratore ha stabilito che la prop 8 elimina dei diritti civili acquisiti, che la stessa corte suprema ha stabilito essere integranti al diritto di libertà.
"Non esistono giustificazioni legali impellenti" per limitare un diritto fondamentale, l'unico caso previsto dalla Costituzione.
Per il Procuratore, per ora, rimangono validi i matrimoni celebrati in questi mesi. La Corte Suprema si esprimerà a Marzo 2009.
sabato 20 dicembre 2008
Si è autocostituito il comitato. Sei mesi di Gay Pride a Genova.
Il capoluogo ligure ospiterà circa 50 eventi, tra spettacoli, incontri, conferenze, esposizioni, party, tra gennaio e giugno: in pratica più di due iniziative alla settimana. Il Comitato è stato fondato da Mirella Izzo, Ostilia Mulas e Francesco Serreli, una transessuale, una lesbica ed un gay, in rappresentanza delle diverse identità presenti nella comunità Lgbtqi: «Lunedì prossimo depositeremo lo statuto del nostro Comitato organizzatore e presenteremo alle istituzioni e alla città la prima proposta di un ricco calendario di eventi», dichiara Izzo, «il corteo finale è solo la `ciliegina sulla torta´ del Pride, che è invece un grande percorso culturale di oltre sei mesi che propone stimoli e attività diverse per coinvolgere tutta la cittadinanza sui temi dell`integrazione e dei diritti civili». «Speriamo nel sostegno concreto di tutte le istituzioni e della società civile - continua Mulas - in questi mesi abbiamo già avviato il percorso di presentazione della nostra idea di Pride, aprendo il dialogo con tutte le realtà della città e della regione Liguria».
«Invitiamo tutte le associazioni, i gruppi, le diverse realtà e istituzioni, partendo da quelle genovesi e liguri, ad aderire e a collaborare con noi», conclude Serreli, «e invitiamo tutte le cittadine e tutti i cittadini, omosessuali o eterosessuali, a dare una grande prova di partecipazione, sostenendo le nostre iniziative culturali». (Il secolo XIX)
Baby Love di Garenq, il film gay di Natale!
Campione di incassi in Francia con 7 milioni di euro, il film distribuito dalla Archibald ha come protagonisti Emmanuel (Lambert Wilson), pediatra 40enne e gay che va in crisi dopo anni di felicità con il compagno Philippe (Pascal Elbè), per via di un desiderio di “paternità”.
Impossibile l’adozione, conosce Fina (Pilar Lopez De Ayala) argentina senza permesso di soggiorno e le propone di sposarla e quindi di salvarle la permanenza in patria in cambio del “prestito” dell’utero con fecondazione in vitro. Tutto ok, se non fosse che Fina si innamora di Emmanuel…
Bravissima Pilar Lopez de Ayala, 30enne spagnola che in carriera ha già vinto un Goya. Un film da non perdere!
IL CATTOLICO URUGUAY AUTORIZZA IL CAMBIO DI SESSO

di Angela Nocioni
Buenos Aires
Il Senato uruguayano ha approvato la legge che permette di cambiare nome e genere nei documenti. Non c'è bisogno di mostrare d'esser stati sottoposti a una operazione di cambiamento di sesso. Anche i minori senza l'approvazione dei genitori potranno sollecitare l'applicazione della norma. Il limite d'età è stato fissato ai dodici anni. In questo caso il cambiamento d'identità è considerato provvisorio e potrà essere confermato a diciotto anni.
«La questione emerge quasi sempre nell'adolescenza - dice Maria Paz Gorostizaga, del collettivo trans Ovejas negras di Montevideo, attivissima lobby a favore della nuova legge che dovrà ora essere votata alla Camera - e qualsiasi ragazzino ha diritto a veder rispettata la sua identità sessuale, anche di fronte ai genitori. Perché costringerlo ad aspettare?».
La richiesta deve essere sottoposta a un giudice, che la esamina insieme a un gruppo di psicologi. Basta dire che da almeno due anni si vive con un'identità sessuale diversa da quella dichiarata nei documenti.
La norma, assai controversa, è stata promossa dalla maggioranza del Frente Amplio, un'ampia alleanza che tiene insieme ex guerriglieri Tupamaros e cattolici di centro e che governa senza grandi sussulti da quattro anni l'Uruguay, Paese cattolico ma con una classe politica tradizionalmente laica rispetto al resto del continente.
I numeri con cui è passato il progetto sono simili a quelli con cui è stato approvato il diritto al divorzio e alle unioni civili. Il diritto all'aborto invece non è diventato legge, è stato l'attuale presidente Tabaré Vazquez ad opporsi. Temeva di perdere voti cattolici in vista delle prossime presidenziali. Ha bloccato la legge, già approvata, ed è uscito per questo dal partito socialista, che si era invece battuto per l'approvazione.
La norma sul cambiamento di genere non piace a tutti. La destra promette battaglia. «Un'aberrazione, una mostruosità, uno scandalo!» grida il senatore Francisco Gallinal, del partido nacional. «E' il segno che ormai siamo in tempi in cui la rettitudine morale non è più un valore».
La stampa cattolica titola "siamo a un passo dal matrimonio gay". I trans di Ovejas negras ridono: «Non si preoccupino: quando in Spagna il matrimonio tra persone dello stesso sesso fu approvato non sono saltati fuori dai tombini eserciti di maricones col vestito bianco! - dicono - E' solo un diritto riconosciuto, un diritto umano, il diritto al proprio nome».
Maria Paz spiega perché ha voluto la legge: «Lasciamo stare il principio, guardiamo il quotidiano. Vado a votare, vado a fare un esame del sangue, cerco un lavoro. Devo ogni volta spiegare perché sono Maria Paz e sulla carta d'identità c'è scritto Julian. Non è simpatico».
La senatrice Margarita Percovich, del Frente Amplio, si occupa dei numeri. «Siamo tre milioni in Uruguay, aspettano questa legge per sollecitare subito il cambiamento del nome almeno in tremila. Certo, la legge da sola serve a poco, siamo lontani dall'accettazione della transessualità come genere, ma è comunque importante approvare questo progetto così come è perché nei testi normativi vigenti appare una concezione rigidamente binaria del sesso. O sei uomo o sei donna. Chiunque non sia ipocrita sa che può esistire una identità sessuale differente, perché non riconoscerlo? Per proteggere cosa? E da chi?».
Nel primo articolo c'è scritto: «Ciascuna perona ha diritto al libero sviluppo della propria personalità, d'accordo con la propria identità di genere, indipendentemente dal suo sesso biologico». Se il testo sarà approvato alla Camera dovrà passare al vaglio del presidente Tabaré Vazquez. Che per adesso tace.
venerdì 19 dicembre 2008 , di Liberazione
venerdì 19 dicembre 2008
Aggiornamento del 19 Dicembre:

Sessantasei paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno dei diritti umani LGBT, che è stata depositata presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008. L’elenco completo é il seguente:
Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Africana Centrale, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungaria, Iceland, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Netherlands, Nuova Zealanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, l’ex Repubblica di Macedonia, Timor-Leste, Gran Bretagna, Uruguay, e Venezuela.
Gli assenti più importanti sono stati gli Stati Uniti e il Sud Africa.
La dichiarazione delle Nazioni Unite, che include una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo, è stata letta dall’ Argentina.
“Qui si sta facendo la storia. E’ la prima volta che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sia presentata con una dichiarazione dei diritti umani a sostegno di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Difendere questa dichiarazione presso le Nazioni Unite è il risultato di un ispirato sforzo collettivo a livello mondiale di molte organizzazioni LGBT e per i diritti umani. La nostra collaborazione, coesa e solidale ci ha procurato questo successo “, ha detto Peter Tatchell del movimento britannico per i diritti umani LGBT “Outrage!“, che si è impegnato per convincere i Paesi a sostenere la dichiarazione.
“Depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è una battaglia per i diritti umani“, ha aggiunto Louis-Georges Tin, Presidente e fondatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO), che nel 2006 ha avviato la campagna globale per porre fine alla criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e garantito il sostegno di decine di personalità internazionali, che vanno da Premi Nobel a scrittori, il preti, attori, musicisti e docenti universitari.
“IDAHO ha lavorato sodo per due anni per far conoscere questo problema. Per noi, questa è una grande conquista. Voglio ringraziare le tante altre persone e organizzazioni che hanno lavorato con noi fin dall’inizio, anche più recentemente. Vorrei anche ricordare a tutti che porre fine alla criminalizzazione dell’amore omosessuale sarà una lunga e difficile battaglia. Amare non è un crimine “.
“IDAHO esprime il suo particolare apprezzamento per il segretario di Stato francese per i diritti umani, la signora Rama Yade, per il suo ruolo nell’organizzazione di questa dichiarazione e nell’ averla portata alle Nazioni Unite“, ha detto Mr. Tin.
Mr. Tatchell ha aggiunto:
L’originale iniziativa della campagna per la depenalizzazione universale dell’omosessualità è nata grazie all’ ispirazione del fautore francese nero attivista gay e attivista dei diritti, Louis-Georges Tin, coordinatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO). Ha convinto il governo francese, che ha accettato di farsi carico dell’iniziativa di organizzare la presentazione della dichiarazione alle Nazioni Unite.
“Oltre a Idaho, rendo omaggio al contributo di convincimento di Amnesty International; ARC International, Centro per le donne della Global Leadership; COC Netherlands; Global Rights; Human Rights Watch; il Comitato Internazionale per Idaho (la Giornata internazionale contro l’omofobia) ; Internazionale Gay e Lesbiche Commissione per i diritti umani (IGLHRC); International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA); International Service for Human Rights; Pan Africa ILGA; and Public Services International“.
La dichiarazione delle Nazioni Unite va ben oltre il tentativo di depenalizzare gli atti omosessuali. Essa condanna tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, invita i paesi a proteggere i diritti umani delle persone GLBT e ad assicurare alla giustizia coloro che violano tali diritti, e chiede che i difensori dei diritti umani che si oppongono alla vittimizzazione omofoba e transfobica siano ammessi a svolgere il loro patrocinio e il lavoro umanitario senza ostacoli.
“Anche se non vincola gli Stati membri, questa dichiarazione di principio presso le Nazioni Unite ha un immenso valore simbolico, dal momento che 60 anni di presecuzioni omofobiche e transfobiche sono state ignorate dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.
I diritti umani GLBT sono stati, comunque, sollevati in precedenza in altre riunini e commissini delle Nazioni Unite. Nel 1994 nella sentenza Toonen contro l’Australia, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha stabilito che l’orientamento sessuale è uno status che va protetto dalla discriminazione in base alla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici.
“Anche oggi, nememno una singola convenzione internazionale per i diritti umani riconosce esplicitamente i diritti umani delle persone GLBT. Il diritto di amare fisicamente la persona scelta non è sancito da nessuna parte in modo chiaro in nessuna legge umanitaria. Nessuna convenzione riconosce espressamente i diritti sessuali come diritti umani. Nessuna offre esplicita tutela contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere“.
Alcuni strumenti internazionali per i diritti umani sono, naturalmente, stati interpretati per includere l’orientamento sessuale, ma ciò non coincide con l’esplicita proibizione che esiste in materia di discriminazione basate sulla razza, nazionalità, sesso e così via.
“Attualmente, 86 paesi (quasi la metà delle nazioni sulla Terra) hanno ancora un divieto totale per l’ omosessualità maschile e un numero minore un divieto anche per il sesso tra donne. Le sanzioni in questi paesi vanno da pochi anni di carcere all’ergastolo. In almeno sette paesi o regioni di paesi (tutti sotto giurisdizione islamica), la sentenza è la morte, tra cui l’Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan, Mauritania e zone della Nigeria e Pakistan “, ha dichiarato l’onorevole Tatchell.
La Chiesa: complice dello sterminio e della tortura degli omosessuali
manifestazione a piazza s. pietro contro l'opposizione del vaticano alla proposta UE di depenalizzazione dell'omosessualità in 90 paesi del mondo
Il 20 dicembre a Milano una Veglia di preghiera per l'accoglienza delle persone omosessuali nelle nostre chiese

giovedì 18 dicembre 2008
DUE FRATELLI SCAMBIATI PER GAY E MALMENATI: LA STORIA CHE STA FACENDO PIANGERE L'AMERICA
Jose' Sucuzhañay aveva messo da parte i soldi per questo viaggio, e raggiungere, dal nativo Equador, il fratello emigrato a New York, coronando il sogno di rivederlo dopo anni di separazione. Il fratello Romel, intanto aveva fatto fortuna e aveva aperto una agenzia immobiliare dopo anni passati come semplice operaio. La festa per il ricongiungimento e' stata sancita nella chiesa a cui appareneva Romel e continuata poi in un bar locale frequentato da altri Latino-Americani. Una birra in piu', e Jose', che indossava solo una T-shirt nella fredda notte americana, si appoggiava al fratello maggiore, mentre camminavano per ritornare a casa.
All'improvviso un'auto nera e' sbucata dal nulla e ne sono scesi tre tipi brandendo mazze da golf e urlando epiteti antigay e antilatini. Romel e' riuscito a scappare ma Jose' e' stato investito dalla furia dei tre omofobi. Si e' accasciato a terra sotto i colpi tremendi delle mazze. Il fratello e' riuscito a chiamare il 911 e la polizia e' arrivata immediatamente, ma troppo tardi per Jose'. Trasportato in ospedale, e' deceduto alcuni giorni dopo l'attacco per morte cerebrale; il giorno prima che la madre potesse arrivare dall'Equador per l'ultimo saluto.
Ora l'America e' scossa e si chiede il senso di questo attacco, mentre Jose' Sucuzhañay, anche se eterosessuale, va ad aggiungersi alla lunga lista delle persone morte a causa dell'omofobia.
Dagli USA Valerio Bartolucci
Censura Brokeback Mountain
l telegiornale della tv spagnola La Sexta riprende la censura di Raidue su alcune scene gay del film Brokeback Mountain. Traduzione italiana.
Bralsile .la polizia arresta uno dei sospettate di essere il "maniaco del arcobaleno
La polizia civile di Carapicuíba, in San Paolo, arrestato lo scorso Mercoledì, 10 dicembre, il sospetto di 13 omicidi nel Parco Paturo(Sargento de polizia ,Jairo Francisco Franco), che da luglio 2007 ad agosto 2008 ha assasinato 13 omosessuali ali' interno de un parco(Paluris in carapicuiba). E stato catturato dopo l' assasinio de una transessuale, e stato riconosciuto da una testimone che si trovava nel luogo. la polizia ha rafforzatto la presenza ,perche ipotizza la possibilita di complici ancora liberi.
Il sospettato e anche oggetto di indagine da parti del pm per essere integranti di un famoso grupo di sterminio formato da polizionti militare ,chiamato "io sono la morte".il comando del pm no si è ancora pronunciato sul caso.
A nome di tutta la comunità LGBT, l'Associazione Brasiliana di gay, lesbiche, e transessuali ha chiesto in una lettera che il governatore José Serra adottare misure per accelerare le indagini.Il killer a guadagnato il soprannome di "maniaco del arcobaleno", in quanto la maggior parte delle vittime erano omosessuali o transessuali.
>
Incontra altri storie di assassini di omosessuali in serie: in brasile.
Paulo Jose Lisbona.39
Ucciso sei persone, egli è ancora oggetto di indagini da parti della polizia per altre quattro morti nella capitali(spirito santo, vitoria)
Maniaco della Croce
Mato Grosso . adolescente di 16 anni. accusato di morte di tre persone che "non sono pure". . Egli ha negato la responsabilità per i crimini , ma poi confessato tutto. . Due delle vittime erano omosessuali, il terzo è un giovane uomo di 13 anni che è stato ucciso per indossare abiti audaci, che, per l'imputato a dimostrare che era "una cagna".
Conosciuta come la croce maniacali, il ragazzo di buona famiglia, socievole e lavoratore . scegliere le loro vittime. Egli puxava conversazione con loro nel corso di una breve intervista e classificare il profilo della vittima tra puro o impuro. . Chiesto se credeva in Dio, se questi sono stati felici con la loro vita
Augusto dos Santos * - .Nel settembre 2004, è stato arrestato il rivenditore Augusto dos Santos *, che con 29 anni sotto il sospetto di essere un assassino di omosessuali in serie. . Secondo il responsabile per le indagini, ha messo in contatto con le loro vittime tramite chat room su Internet.
In principio, la loro intenzione era rubare denaro e oggetti personali, ma poi ha iniziato a praticare la tortura, e poi uccidere . . Si sospetta che ha ucciso cinque omosessuali nei quartieri di pino, e County Center, il tutto in Sao Paulo

"Il maniaco del Trianon"
Nel 1986, una serie di omicidi misteriosi attirato l'attenzione delle forze di polizia a Sao Paulo. Questo è stato un periodo in cui vi è stato un aumento nella violenza contro gli omosessuali in tutto il paese a causa dello scoppio di un altro focolaio in Sao Paulo: la diffusione del virus dell'AIDS, allora una sconosciuta malattia e attribuito principalmente agli omosessuali. Invece di essere visto come le prime vittime di questa malattia, in cui sono state svalutate come socialmente responsabile.
In primo luogo, la storia di Fortunato Botton Neto, conosciuto come maniacali di Trianon. Egli ha ucciso almeno 10 vittime tra il 1986 e il 1989. I suoi principali obiettivi sono stati gay successo professionale e di età compresa tra i 40 ei 60 anni.
v.m.
