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mercoledì 23 dicembre 2009

Bologna, marito cambia sesso il Comune cancella il matrimonio

di VALERIO VARESI


Bologna, marito cambia sesso il Comune cancella il matrimonio

Alessandra Bernaroli

BOLOGNA - Il Comune che li ha uniti in matrimonio, ora vorrebbe dividerli tra l'imbarazzo dei funzionari e l'incombere di quella che potrebbe diventare una "querelle" politica. È lo strano caso di una coppia bolognese sposata dal 2005 con rito religioso e civile. Nella storia di questa coppia "lui" diventa "lei" trasformando un tradizionale rapporto uomo-donna in un'unione fra persone dello stesso sesso. Terreno minato per il comune di Bologna dopo le fresche polemiche tra il presidente della Regione Vasco Errani e l'arcivescovo delle due torri Carlo Caffarra sull'apertura del welfare emiliano-romagnolo anche "alle altre forme di convivenza". Per giunta, nel mezzo di un'altra bagarre suscitata da una pattuglia di gay che ha bussato alla porta del sindaco Flavio Delbono chiedendo di potersi sposare.

"Siamo la prima coppia di donne regolarmente unita in matrimonio ma non siamo gay" precisa Alessandra Bernaroli, 38 anni, transessuale bolognese. "La transessualità è una patologia clinica ben definita che si distingue dal travestitismo e dall'omosessualità". La disputa col Comune comincia nello scorso novembre quando la signora, dopo che il tribunale sancisce il cambio di sesso, chiede all'anagrafe la carta d'identità modificata. Il funzionario dello stato civile tentenna accorgendosi che il mutamento finisce per configurare un matrimonio tra donne. Alla fine il documento viene rilasciato di fronte a un'ordinanza dello stesso tribunale, ma l'ulteriore richiesta di uno stato di famiglia viene bloccata. In Comune si accorgono con un certo sconcerto che rilasciare quel documento vorrebbe dire sancire ufficialmente un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Così viene stampato uno stato di famiglia in cui le due donne risultano di fatto separate pur abitando nello stesso appartamento. Un vero paradosso legal burocratico.

"Il comune ci ha divise commettendo un abuso d'ufficio, vale a dire un atto privo di giustificazioni giuridiche" si arrabbia la signora Bernaroli. "In più commette anche un falso materiale attestando una divisione che, nei fatti, non esiste. Al contrario, noi siamo tuttora unite in matrimonio, non abbiamo intenzione di divorziare e non mi risulta che esista nessuna legge che proibisca le nozze fra persone dello stesso sesso e imponga un divorzio d'ufficio". A parte le questioni normative e morali, lo strano caso delle due donne sposate, sta creando problemi di tipo fiscale. "Come possiamo fare a compilare la denuncia dei redditi visto che l'appartamento e la macchina sono cointestati e il coniuge risulta a mio carico?" chiede Bernaroli. La questione potrebbe finire in tribunale se il rompicapo non verrà sciolto. La signora, un impiego alla banca popolare dell'Emilia Romagna dov'è segretario generale della Fisac Cgil, ha già interessato del caso Ivan Scalfarotto, la Cgil nuovi diritti e il capogruppo bolognese del Pd in Consiglio comunale, nonché ex presidente Arcigay, Sergio Lo Giudice. "Andrò fino in fondo - promette Bernaroli più che mai combattiva - perché il Comune non può dividere la mia famiglia. Io e mia moglie non abbiamo niente da nascondere, siamo contente così. Capisco che il sindaco si rifiuti di sposare due gay, ma non può sciogliere ciò che è unito".
"Per anni - racconta la signora bolognese - ho represso la mia vera natura e appartenendo a una famiglia cattolica molto severa, ho fatto finta di essere un uomo dedicandomi al culturismo e andando con le ragazze".

fonte:http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/cambio-sesso/cambio-sesso/cambio-sesso.html

lunedì 21 dicembre 2009

LA POPOLAZIONE EUROPEA DICE NO AI MINARETI

LA POPOLAZIONE EUROPEA DICE NO AI MINARETI
Società(21/12/2009) - Il 29 novembre scorso il 57,5% degli svizzeri ha approvato la messa al bando di nuovi minareti sul suolo della Svizzera. Un “Si” massiccio, appena quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l'iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove ha ovunque vinto i sì all'iniziativa con percentuali significative, come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% ad Appenzello interno. Il “no” ai minareti non è un “no” al diritto di preghiera per i musulmani, ha esplicitamente affermato il parlamentare Oskar Freysinger dell'Unione democratica di centro, tra i promotori del referendum. «Il divieto dei minareti rappresenta un messaggio. La società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell'islam», ha detto Freysinger. Il risultato del referendum è stato criticato da molti, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, a capo dell’AKP, partito islamico-moderato Giustizia e Sviluppo, ha pronunciato parole dure contro il referendum, definendo il risultato "il riflesso di un'ondata di razzismo e di estrema destra in Europa". Ma anche il governo elvetico e la conferenza episcopale elvetica che imbarazzata per il “no” ai minareti, esprime delusione e crede che questo risultato aumenta i problemi della coabitazione tra religioni e culture. Mons. Felix Gmur, segretario della Conferenza Episcopale svizzera, ha affermato che i vescovi elvetici non sono "per niente contenti" del voto dei loro concittadini e che «il Concilio Vaticano II dice chiaramente che è lecita per tutte le religioni la costruzione di edifici religiosi, e anche il minareto è un edificio religioso». Ancora una volta in Europa troviamo: da una parte i leader “illuminati”, dall'altra il popolo “bue” egoista e che pensa solo alla pancia. L’establishment da una parte, gli svizzeri dall’altra, scrive Paolo Del Debbio su Il Giornale. Ma gli svizzeri non sono contro i musulmani. Si affretta a scrivere Andrea Holzer su L'Occidentale del 11.12.09. Loro, infatti, raramente si mettono contro qualcosa o qualcuno e il caso del referendum non fa eccezione. Hanno scoperto che i minareti di mezza Europa stanno diventando simboli politici in cui gli Imam radicali predicano la supremazia morale e politica della loro religione. Gli Svizzeri sono contro la segregazione sociale dei gay, la condanna morale degli ebrei e l’annichilimento di ogni altra religione. Sono contro le bombe umane, l’infibulazione, la lapidazione e la limitazione dei diritti e della libertà delle donne, in una parola: sono contro la Sharia. L'indizione del referendum sembrava una scampagnata di qualche esaltato, di una ristretta minoranza di scalmanati che, a detta dei più, non sarebbe andata da nessuna parte. Invece da nessuna parte è andato tutto quell’establishment che era contro coloro che non volevano più minareti in Svizzera. (Paolo Del Debbio, E' una lezione, la gente non ascolta i salotti ma la propria paura, 30.11.09 Il Giornale). Una vittoria significativa per Vittorio Messori, su un territorio dove i campanili delle chiese cattoliche come quelli dei templi protestanti hanno sempre contrassegnato gli scenari urbani come i romantici paesaggi montani(...) una sorta di compendio, di sintesi della storia e della cultura europea, piantata nel cuore del Continente, dove fa convivere le due grandi radici, la latinità e il germanesimo, ha detto no. No alla convivenza esplicita, avvertibile già a colpo d’occhio, della croce con la mezzaluna, del campanile con il minareto. Le bianche montagne, le verdi vallate, i laghi azzurri non hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie elvetiche fecero la loro parte) e che ora muovono silenziosamente ma implacabilmente a una nuova conquista, varcando le frontiere spesso in modo abusivo. (Vittorio Messori, Così si scoprono le radici cristiane e la nostra cultura, 30.11.09 Corriere della Sera) Nel no ai minareti c'è qualcosa di positivo per Messori, nonostante la delusione dei vescovi, innanzitutto, la riscoperta della nostra civiltà e cultura, abbandonando quell’«inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente», per usare le parole di Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale e ricordava agli europei che nella loro storia le luci, malgrado tutto, prevalgono sulle ombre. Ma il no ai minareti riguarda solo gli svizzeri? E' stato pubblicato un sondaggio su alcuni giornali europei dove emerge chiaramente che i cittadini europei non ne vogliono sapere di fare concessioni agli islamici. In Francia, il giornale Le Monde ha fatto un’inchiesta: “Organizzare un referendum come quello della Svizzera è un segno di democrazia o di irresponsabilità? Il 61,5% ha detto che è democrazia; 33,2% ha detto che è irresponsabilità; il 5,3% senza opinione. Le Figaro, che è di destra: 77% sì al divieto; 23% no. L’Express ha fatto un’altra domanda: Se si facesse lo stesso referendum in Francia che cosa rispondeste? L’86% risponde sì, è contro i minareti; 11% no; 2% non risponde. Radio Montecarlo 83% sì; 17% no; e Soir in Belgio 63,2% si; 34% no; 2,8 senza parere.
In Spagna “Venti minutos” dà 94% di sì; 6% di no. El Mundo 79% sì; 21% no (con 25 mila intervenuti) In Germania, Die Welt online: 87% sì; 12% no; 2% non so. In Austria, Die Presse : 54% sì; 46% no. È la più bassa di tutte le inchieste. In Olanda Elzevier ha dato 86% sì; 16% no. In Italia ho visto solo “Leggo” che dà 84,4% sì; 13,6 no; 2% non so. Nando Pagnoncelli, direttore dell’IPSOS, afferma però che “in generale il tema dell'Islam e dell'immigrazione suscita preoccupazione e in alcuni casi anche allarme sociale, in quanto c'è una percezione di fanatismo”. Se ci fosse un referendum simile a quello svizzero, le voci favorevoli sarebbero largamente vincenti. E se si votasse in Italia come andrebbe a finire? In alcune regioni del Nord, Lombardia e Veneto in testa, scrive Del Debbio il risultato appare scontato, si andrebbe incontro a una evidente e schiacciante sconfitta. E nel resto d’Italia? Come al Nord. Anche se poi i benpensanti sicuramente dichiareranno che il popolo italiano è incivile e che fa prevalere lo stomaco al posto del cervello. Vedete, quando in Italia qualcuno interpreta gli umori del popolo viene immediatamente tacciato di populismo. Si dice che liscia il pelo alle peggiori pulsioni del popolo bue e che, così facendo, porta l’Italia verso il baratro, scrive Del Debbio. Tante volte, poi, alle elezioni, il popolo ha scelto questi che vengono chiamati populisti perché in essi ha trovato chi dava voce a quello che pensa, che sente, che ritiene più giusto.

DOMENICO BONVEGNA
domenicobonvegna@alice.it
fonte:http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=47896&idsezione=4

domenica 20 dicembre 2009

Avete visto la clip di Bad Love di Lady Gaga. Ho trovato questa parodia creata da una drag americana, Sherry Vine.See below.


L'India incorona la sua Miss Trans


L'India ha incoronato per la prima volta la sua transessuale più bella: il concorso si è svolto a Chennai (l'ex Madras nel sud del Paese), e vi hanno partecipato 120 concorrenti tra i 20 e i 35 anni. Al primo posto si è classificata Kareena, una modella di 25 anni, che si è conquistata il titolo di "Miss Trans". Il concorso, dicono gli organizzatori, vuole migliorare l'integrazione sessuale nel Paese.

I premi sono stati conferiti anche alle categorie di "Miss bella chioma", "Miss begli occhi" e "Miss pelle delicata". Il concorso, insieme con molte altre iniziative presentate nei mesi scorsi, è stato organizzato per migliorare l'integrazione delle minoranze sessuali in India. Nel Paese infatti la maggior parte dei transessuali vive ai margini della società.

Lo scorso novembre, al termine di una lunga campagna, gli eunuchi hanno ottenuto di poter essere riconosciuti e denominati come "altri", cioè di sesso diverso da uomini e donne, sulle liste elettorali e sui documenti d'identità.

Inoltre, a luglio, l'Alta Corte di Nuova Delhi aveva depenalizzato le relazioni tra omosessuali adulti consenzienti, dichiarando incostituzionale una legge contro l'omosessualità che risaliva all'epoca coloniale.


fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo469086.shtml

Per Thomas la meta più coraggiosa: «Sono gay»


Il nazionale gallese di rugby fa outing: ma ricordatemi solo per quello che faccio in campo

Per di più, un campione affermatosi in uno sport come il rugby, espressione ritenuta «virile» per eccellenza. Forse per questo ha atteso di avvicinarsi alla fine della sua carriera di rugby-player internazionale per togliersi un peso: «Sono gay. Ma non voglio essere ricordato come un giocatore di rugby gay. Ho attraversato ogni tipo di emozione, rabbia, disperazione e lacrime. Sono in ansia per l'effetto che questo avrà sulla mia famiglia - ha raccontato al Daily Mail - io sono un giocatore di rugby in primo luogo. Non è rilevante quello che faccio quando chiudo la porta di casa». Ex-capitano del Galles, dove il rugby è una religione, 103 Test internazionali alle spalle con la maglia dei Dragoni e con i British&Irish Lions, una carriera divisa tra Celtic Warriors, Stade Toulousain in Francia e Cardiff Blues di nuovo in Galles. Insomma, una stella del mondo ovale: «Non ho intenzione di lanciare una crociata, ma sono orgoglioso di ciò che sono. Dal rugby ho avuto tutto, spero che il mio esempio possa aprire la strada alle nuove generazioni. Per me è difficile perché sono il primo a parlare ma statisticamente è impossibile che sia l'unico nel rugby, anche se io non so di altri giocatori gay». Per anni e anni, le sue 35 primavere gli hanno permesso di essere protagonista di mille battaglie, ha combattuto su tutti i campi vincendo molto. Ieri ha segnato la meta più coraggiosa.

fonte:http://iltempo.ilsole24ore.com/sport/2009/12/20/1106714-thomas_meta_coraggiosa_sono.shtml

sabato 19 dicembre 2009

Il ritono di Lady Oscar. Un classico transgender.


"Il buon padre voleva un maschietto ma ahimè sei nata tu..." così cantavano i Cavalieri del Re e continuano a cantare ancora oggi dopo ben 27 anni dall'apparizione su gli schermi televisivi italiani della serie Lady Oscar. Primo caso transgender nella storia dei cartoon, amato da tanti ragazzini/e di allora e non solo (le insegnanti ne raccomandavano la visione per la sua valenza storica), in giappone è sempre andata in onda in versione integrale, cosa che non è accaduta lo nel nostro bel paese. Il Cartoon ha infatti subitoo censure e tagli di molte ambiguità.
Prostitute diventano mandicanti, scene di sesso e relazioni amorose omossessulai vengono tagliate o edulcorate nel doppiaggio.
Ma oggi, la Dolmen/Yamato video, propone un doppio box (40 episodi in 4 dischi, doppia opzione audio italiano e giapponese, sigla originale, schede) che sicuramente renderà giustizia alla versione originale e farà felici moltissimi degli appassionati di questo manga. Giustizia è fatta.



fonte:http://ottantallora.blogspot.com/2009/12/il-ritono-di-lady-oscar-un-classico.html

New York pensa transgender. No alla discriminazione sul lavoro, è legge.


Non ti assumo perché ti travesti
E’ ora di smetterla: basta non assumere una persona in quanto transessuale o travestito, è il momento di porre fine a questa ridicola ed ingiustificata discriminazione. A stabilirlo è stato il governatore David Paterson (nella foto) che da giovedì ha stabilito che nello Stato di New York le aziende statali non possono permettersi di fare differenze tra i candidati per l’assunzione basandosi sull’orientamento sessuale.

No alla discriminazione transgender
Il territorio che fa capo alla Grande Mela con l’Executive Order numero trenta tre fa un passo ulteriore nella lotta alla discriminazione basata “sull’identità di genere o sull’espressione” nel campo lavorativo, per quanto riguarda le aziende di competenza statale. Ora spetta all’ufficio per le relazioni e l’assunzione, ha spiegato Paterson, il compito di “sviluppare e migliorare robuste linee guida che proibiscano la discriminazione”, ci penserà la legge a farle rispettare.

L’esempio e l’orgoglio di New York
“Per generazioni New York è stato un elemento di spicco a livello nazionale nei diritti civili” ha dichiarato Paterson ammettendo però come “lo Stato sia ancora indietro nell’assicurare i diritti civili di base ai newyorkesi transgender”. Il governatore, che ha identificato il problema, ora sembra intenzionato a risolverlo, ben consapevole del grande passo che sta compiendo: “sono orgoglioso di mettere la mia firma su questa importante decisione non solo per fornire protezione lavorativa alla comunità transessuale ma anche per portare maggiore uguaglianza e diritti civili nello Stato di New York”.

Matrimonio gay: il ritorno?
Dopo che lo stato di New York ha fallito nel tentativo di approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso (http://www.notiziegay.com/?p=38386) , ora è proprio da Manhattan che arriva il riscatto: maggiore uguaglianza per costruire una cultura di rispetto e parità. Che si possa riparlare di matrimonio in tempi relativamente brevi non è da escludersi. (A. B.)

fonte:http://www.notiziegay.com/?p=38975

Un'estrema voglia di vivere

di Giuliana Fichera | 13/12/2009 |

Prostituzione, droga, Hiv e meditazione. L'Open Mind di Catania ha proiettato al Nievskij “Metamorfosi”, docu-drama che racconta il percorso di una persona transgender tra esperienze forti ed eccessi


“La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza” dice Veet Sandeh, citando il poeta inglese Blake, per spiegare che la sua visione del mondo e la consapevolezza di ciò che è derivano da esperienze ed eventi che acquistano valore in virtù della metamorfosi che hanno provocato nel suo animo. Sandeh è autrice ed interprete del docu-drama “Metamorfosi”, proiettato al Nievskij venerdì 11 dicembre dall'Open Mind di Catania, centro di iniziativa gay, lesbica, bisessuale e trans. La pellicola, prodotta dalla DWAMI Meditation Promoter, fondata nel 1998 dalla stessa autrice, ha riscosso apprezzamenti a “Divergenti”, il festival italiano su tematiche transgender a Bologna nel 2008.

“Metamorfosi” è un docu-drama autobiografico in cui Sandeh narra le fasi che hanno caratterizzato la sua trasformazione, indicando alcuni degli episodi più significativi della sua vita. Nata Gaetano Orazio Calogero, racconta di aver manifestato all’età di 17 anni l’intenzione di diventare ed essere riconosciuto dalla società come Alessia Montemezzani. Una decisione che l’ha portata alla graduale emarginazione nel lavoro e al successivo licenziamento. La prostituzione è allora diventata una scelta obbligata per la sopravvivenza e si è accompagnata all’uso di droghe, unico rifugio e consolazione in un mondo senza accoglienza né stimoli.

Queste esperienze hanno determinato l'impegno politico e sociale di Sandeh come presidente del Movimento Italiano Transessuali di Torino e responsabile Cgil dello sportello trans, per difendere e tutelare il diritto al lavoro delle persone transessuali.
Quando ha scoperto di aver contratto il virus dell’Hiv, Sandeh ha rifiutato “il ruolo di vittima che passa la vita a crogiolarsi nella sua sofferenza e che si spegne lentamente”, ha spiegato. Ha invece scelto di diventare una sorta di “guerriero di pace” che lotta per affermare la sua estrema volontà di vivere nella consapevolezza di ciò che il suo futuro le riserva: la morte.

Ma da Alessia a Veet Sandeh c'è stato un altro passaggio, un'altra rinuncia: quella al riconoscimento da parte della società, la fine dell’impegno politico, il superamento della dimensione del transgenderismo ed il raggiungimento di una condizione di vita che si esprime nella sua essenza, senza ruoli, identificazioni e determinazioni di genere.
Sandeh definisce il suo lavoro “una comunicazione cuore a cuore”, nel quale la denuncia politica e sociale si pone in secondo piano rispetto alla sua volontà di comunicare attraverso parole e immagini che le appartengono e che ne simboleggiano l’essenza. Da questo scaturisce l’attenzione per i dettagli, i colori vivaci e i suoni che ci proiettano nella sua anima che, come lei stessa afferma, “non ha identificazione religiosa e va al di là delle chiese organizzate”.

Un’artista e amante della vita che stupisce per la forza ed il coraggio con cui racconta il suo passato doloroso, Veet Sadeh conclude rivolgendo un accorato invito ad assaporare la vita e a godere del momento presente, “senza curarsi del passato e del futuro, ma vivendo nel mondo senza appartenere al mondo”.

fonte:http://www.step1.it/index.php?id=5941-un-estrema-voglia-di-vivere

Tosi umilia la coppia: "Sposarvi? Mai, neanche con la legge"


Rita e Luigia, aderendo alla campagna "Mille Chiamaprino" lanciata da Gay.it e seguendo l'esempio di tante coppie gay che in questi giorni avevano chiesto al sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, di celebrare il loro matrimonio sombolico. Ottimiste, viene da pensare, dato che Tosi è lo stesso che nel 2005, partecipò ad una messa "riparatrice" di una manifestazione lgbt intitolata "Ogni cittadinanza è possibile", portando sotto la giacca la maglietta stampata per l'occasione con la scritta "Noi Giulietta e Romeo, Voi Sodoma e Gomorra, No al gay pride". Ed è lo stesso che è stato condannato per avere violato, nel 2001, la legge Mancino ai danni di cittadini di etnia Rom e Sinti. La sentenza definitiva è stata emessa nell'ottobre 2009 e Tosi è stato condannato dalla Cassazione a 4 mila euro di multa e alla sospensione per tre anni dai pubblici comizi.

Gay.it - Tosi umilia la coppia: Ma torniamo alla nostra coppia e alla loro pseranza di essere ascoltate dal Sindaco Tosi. Rita e Luigia hanno compilato, come tutte le altre coppie, l'appello di Gay.it e lo hanno inviato al sindaco che non solo l'ha ricevuta, ma ha anche risposto. "Non ho nessuna intenzione di celebrare queste nozze - risponde Tosi a stretto giro di mail -. Non hanno nessun valore legale e quindi non si può. Fine". Ma la risposta di Tosi non si limita a questo e continua: "Anche se la legge lo permettesse io quel matrimonio non lo celebrerei. Sono assolutamente convinto che l’unico matrimonio possibile sia quello tra un uomo e una donna. Del resto non lo dice solo la religione o la cultura, ma anche il buonsenso. L’unione tra due esseri ha come scopo ultimo quello della continuità della specie ed è quella l’unione che deve essere tutelata e salvaguardata dalla legge". E conclude: "Per quel che mi riguarda le coppie omosessuali possono benissimo vivere assieme, curarsi uno dell’altro, possono anche fare testamento reciproco, senza bisogno per questo di unirsi in matrimonio. Poi se si apre a un riconoscimento del genere si crea un varco a tutte le altre richieste..."

Gay.it - Tosi umilia la coppia: "Il fatto che il Sindaco di Verona abbia risposto in quel modo ad una richiesta di una coppia lesbica della sua città di essere sposata, denota il miserabile livello di inciviltà in cui versa il nostro paese - commenta Sergio Rovasio, segretario nazionale dell'associazione Certi Diritti -. Anzichè comprendere che nel 2009 la società ha una sua evoluzione e che occorrerebbe prestare attenzione a richieste di parte della popolazione, si risponde con indifferenza umiliando la coraggiosa coppia di Verona. Occorre insieme lavorare per migliorare questo degradato livello della politica di oggi, fatto di demagogia, populismo, odio e paura. Forza e coraggio, vi siamo vicini".

ìrf4Ma Rita e Luigia, rispettivamente vicepresidente Arcigay e Arcilesbica e presidente di Arcilesbica di Verona, non si arrendono e hanno indetto uno sciopero della fame contro la posizione del sindaco Tosi. E per il 14 gennaio è atteso l'arrivo di don Barbero, il contestatissimo prete vicino alle coppie gay che per le sue posizioni friendly è stato nel 2003, dimesso dallo stato clericale.

fonte:http://www.gay.it/channel/attualita/27733/Tosi-umilia-la-coppia-Sposarvi-Mai-neanche-con-la-legge.html

EST - Uganda, Certi diritti: Bene europarlamento su legge su gay


Roma, 18 dic (Velino) - L'Associazione Radicale Certi diritti si felicita per l'approvazione a larghissima maggioranza da parte del PE ieri pomeriggio della risoluzione sulla proposta di legge contro l'omosessualità in Uganda, che chiede alle istituzioni europee di adottare una politica globale sui diritti LGBT nel mondo. La risoluzione chiede alle autorità ugandesi di non approvare la proposta di legge depositata al parlamento, che prevede un inasprimento delle pene contro gli omosessuali, includendo la pena di morte e l'obbligo di denunciare alla polizia i nomi delle persone LGBT, e di rivedere la legislazione nazionale allo scopo di depenalizzare l'omosessualità. La risoluzione inoltre prende atto del fatto che in Africa l'omosessualità è legale soltanto in 13 paesi ed è un reato punibile in 38 paesi, tra i quali la Mauritania, il Sudan e la Nigeria settentrionale che prevedono per l'omosessualità addirittura la pena di morte.

Per tale motivo il PE invita il Consiglio e alla Commissione un intervento urgente presso le autorità ugandesi e chiede, qualora la proposta di legge fosse adottata, di riconsiderare l'impegno europeo nei confronti dell'Uganda, proponendo inoltre un altro paese come sede della conferenza di revisione dello Statuto di Roma in programma per il 31 maggio 2010. Il PE invita Consiglio, Commissione e Stati membri a compiere un'analisi della situazione di tutti i paesi terzi per quanto riguarda le esecuzioni, la criminalizzazione o la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e di adottare sulla base di tale analisi misure concertate a livello internazionale per promuovere il rispetto dei diritti umani in tali paesi attraverso mezzi opportuni. Certi Diritti denuncia il fatto che tale legge sia appoggiata dai leader locali delle principali religioni, unite ecumenicamente contro i diritti delle persone LGBT. Certi diritti si felicita per l'approvazione di tale risoluzione, alla stesura della quale ha collaborato anche Ottavio Marzocchi, in qualità di collaboratore del gruppo ALDE al PE e responsabile per le questioni europee di Certi diritti.

fonte:http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1026324

Arrestato Prosperini: voleva cospargere i gay di Napalm


E' stato arrestato, quasi in diretta Tv, l'assessore al turismo della Regione Lombardia PierGianni Prosperini, ex di An e ora del Pdl. L'accusa è di corruzione e turbativa d'asta per alcune vicende che hanno a che fare con la promozione turistica della regione di cui è assessore.
Prosperini, lo ricordiano, è diventato famoso fuori dai confini lombardi per le sue infelici uscite contro gay e immigrati. Nel 2006, ad esempio, durante una trasmissione televisiva affermò che "sui gay bisognerebbe usare il Napalm".

Solo un anno dopo, invece, dichiarò: "I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora...". Le sue dichiarazioni portarono l'allora presidente di An Gianfranco Fini a chiederne le dimissioni.


Il commento dei milanesi...



fonte:http://www.gay.it/channel/attualita/27721/Arrestato-Prosperini-voleva-cospargere-i-gay-di-Napalm.html

“Le coppie gay hanno il diritto di sposarsi” Il tribunale di Ferrara premia la lotta di due donne. Deciderà la Consulta

sabato, 19 dicembre 2009, 3:25


Dopo Trento, Venezia e Firenze anche la Ferrara omosessuale ha le sue paladine. Il tribunale ha rimesso alla Corte costituzionale il caso di una coppia di donne (di 33 e 40 anni) che si era vista rifiutare nel marzo scorso dal Comune di Ferrara la richiesta di pubblicazioni matrimoniali.

Il giudice in questo modo ha accolto i rilievi avanzati dai legali della coppia, Eleonora Gavioli del foro di Ferrara e Francesco Bilotta della Rete Lenford, studio legale specializzato in ricorsi di questo tipo. Di conseguenza ha ritenuto contrario alla Costituzione il non consentire alle coppie di persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio: “il diritto di contrarre matrimonio – si legge nell’ordinanza – è un momento essenziale di espressione della dignità umana, esso deve essere garantito a tutti senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali (quali l’orientamento sessuale), con conseguente obbligo dello Stato di intervenire in caso di impedimenti all’esercizio”.

L’ordinanza del tribunale ferrarese, appellandosi alla Costituzione, tra l’altro rileva che: “La libertà di sposarsi (o di non sposarsi) e di scegliere il coniuge autonomamente riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità ed è quindi una scelta sulla quale uno Stato non può interferire (…) nell’ipotesi in cui una persona intenda contrarre matrimonio con altra persona dello stesso sesso nessun pericolo di lesione di interessi pubblici o privati di rilevanza costituzionale, quali potrebbero essere la sicurezza o la salute pubblica, appare verificarsi”.

Esultano ovviamente i rappresentanti del mondo omosessuale locale, che ringrazia “la coppia omosessuale ferrarese – affermano in una nota Flavio Romani e Cristina Zanella, presidenti di Circomassimo Arcigay e Arcilesbica di Ferrara – per il coraggio e la determinazione con cui sta portando avanti questa battaglia per il riconoscimento di diritti civili che, oltre a riguardare direttamente la loro famiglia, portano indubbi effetti positivi al grado di democrazia e uguaglianza dell’intera società”.

“Questa vicenda –aggiungono – ci fa riflettere ancora una volta sulla desolante inadeguatezza della classe politica italiana, che ci costringe a ricorrere alla via giudiziaria, dato che quella più consona che passa per le leggi fatte dal Parlamento sembra ormai impraticabile. La lista dei paesi che hanno riconosciuto il diritto al matrimonio o che prevedono forme di riconoscimento assimilabili al matrimonio anche a gay e lesbiche è sempre più lunga, comprende ormai tutta l’Europa Occidentale, oltre a molti altri paesi del mondo. È di questi giorni la notizia che i Governi di Portogallo e Slovenia hanno sottoposto ai rispettivi Parlamenti leggi che riconoscono alle persone omosessuali il diritto a sposarsi”.

“L’Italia – concludono Romani e Zanella – rimane quindi sempre più sola, dopo essere passata dai Pacs ai Dico ai Didorè al nulla attuale, la classe politica che siede al Governo e in Parlamento si conferma incapace di interpretare i cambiamenti sociali che coinvolgono milioni di cittadini, in ossequio al proprio piccolo interesse di parte e in perenne ostaggio delle indecenti imposizioni clericali”.


fonte:http://www.estense.com/le-coppie-gay-hanno-il-diritto-di-sposarsi-08239.html

18/12/09 Federica Pezzoli. Conferenza stampa - Giornata mondiale contro la violenza sulle "sex workers"

"Anche io sono una puttana". Intervento di Federica Pezzoli (portavoce Diritti Umani ed lgbt per RETE RAINBOW ROMA-Centro Italia, in occasione della conferenza stampa sulla condizione delle prostitute in Italia e sui temi relativi alle proposte di regolamentazione della prostituzione.
Evento organizzato dall'Associazione Radicale Certi Diritti...



giovedì 17 dicembre 2009

Lecce. botte a una trans per " divertimento"


LECCE – Ancora violenza a una trans. Questa volta s’è verificata l’ennesima aggressione, non vi era, però, alcun intento al di fuori del semplice e puro divertimeno (se così si può dire) da parte di due uomini. Personale della sezione volanti è dovuto dunque intervenire in tarda serata in via Martiri D’Otranto, nei pressi della stazione, dopo segnalazione da parte di un passante di un’aggressione proprio ai danni di una trans. Due gli individui notati, fuggiti a bordo di una Ford Focus.

I poliziotti hanno immediatamente rintracciato l’auto segnalata in viale Marche, quindi ancora in zona. A bordo due uomini che, durante il controllo, sono apparsi alticci. Il conducente, in particolare, un 32enne di Salice Salentino, sottoposto all’accertamento del tasso alcolemico, ha mostrato esito positivo, ed è stato denunciato all’autorità giudiziaria per guida sotto l’influenza dell’alcool. All’uomo è stata ritirata la patente di guida. D’altro canto, secondo quanto accertato sulla vicenda della trans, questa, presa di mira dai due per mero scopo goliardico, si sarebbe avventata contro la loro autovettura, provocando la loro reazione. Scesi dall’auto, avrebbero picchiato con calci e pugni. La vittima ha riportato lesioni guaribili in quindici giorni. I due aggressori saranno dunque denunciati anche per lesioni personali.

fonte:http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=17913

Spagna: Ali, 36 anni iraniano, primo rifugiato gay


La nuova legge spagnola prevede l'asilo per gli omosessuali In Iran rischiava la pena di morte

Madrid - E' il primo straniero ad ottenere l'asilo politico in Spagna per le "persecuzioni subite a causa del suo orientamento sessuale". Si chiama Ali, ha 36 anni, è iraniano e omosessuale. Questo caso è ormai previsto nella nuova legge per il diritto d'asilo adottata dal parlamento spagnolo poche settimane fa.

La famiglia di Ali non sa nulla della sua identità sessuale, riferisce il quotidiano El Mundo. iIragazzo è stato arrestato nel corso di una festa privata di compleanno circa un anno fa. I Basiji avevano fatto irruzione nell'appartamento. Lo avevano poi rinchiuso in carcere dove era stato torturato. Liberato dopo una settimana grazie alla cauzione pagata dal suo compagno, è fuggito dal paese appena ha potuto. Proprio mentre una dozzina di gay veniva condannata a morte per impiccagione, tra cui un ragazzo di 16 anni.

Massimo Alberico
fonte:http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=43308&titolo=Spagna%20Ali,%2036%20anni%20iraniano,%20primo%20rifugiato%20gay