Si chiamava Yussuf Errahali, aveva 37 anni ed era originario del Marocco.
fonte:http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/15_Omicidio_razziale_a_Napoli%2C_vittima_un_senzatetto_marocchino.html
Si chiamava Yussuf Errahali, aveva 37 anni ed era originario del Marocco.

GINEVRA - Media Statement - Due esperti di diritti umani delle Nazioni Unite sui lavoratori migranti e il razzismo ha esortato le autorità italiane ad adottare tutte le misure necessarie per frenare il crescente atteggiamento xenofobo nei confronti dei lavoratori migranti, che ha portato la scorsa settimana per i tragici eventi della città di Rosarno (Calabria, Southern Italia).
"La violenza, sia essa perpetrata da italiani o da parte dei lavoratori migranti, deve essere affrontato nel modo più vigoroso attraverso lo Stato di diritto e dei diritti umani dovrebbero essere sempre protetti, indipendentemente dallo stato in materia di immigrazione", hanno detto.
Almeno 53 persone sono rimaste ferite nel corso di due giorni di disordini, e più di 1000 lavoratori migranti sono stati inviati ai centri di Bari e Crotone. Tra questi, numerosi gli immigrati hanno già iniziato ad essere deportati dalle autorità.
"La violenza scoppiata a Rosarno è estremamente preoccupante perché rivela gravi e profondi problemi di razzismo nei confronti dei lavoratori migranti", ha detto in una dichiarazione congiunta del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti Jorge Bustamante e il relatore speciale dell'ONU sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e l'intolleranza, Githu Muigai.
"Le autorità italiane devono dimostrare il loro impegno costante e ferma a creare un ambiente sicuro e pacifico per tutti", ha detto gli esperti delle Nazioni Unite. "Ciò include trovare i modi per migliorare i più poveri condizioni di vita e di lavoro di questi lavoratori migranti - parte dei quali sono spesso vittime di tratta in paesi terzi a fini di sfruttamento - e ad attuare una politica di immigrazione in piena conformità con le norme internazionali in materia di diritti umani".
Pur accogliendo con favore le prime iniziative adottate dalle autorità per indagare sui fatti, Mr. e Mr. Muigai Bustamante ha sottolineato che "è più che mai urgente che le autorità italiane a rafforzare la loro attività anti-razzismo, fornire educazione ai diritti umani, come pure il più rapidamente denunciare le espressioni di odio e di perseguire le azioni razzisti e violenti perpetrati da alcuni individui. "
"La violenza non può e non deve mai essere un mezzo per rispondere alle difficoltà in qualsiasi circostanza", ha detto due relatori speciali delle Nazioni Unite.
ENDS
Per ulteriori informazioni sul lavoro e il mandato del relatore speciale sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, la xenofobia e le forme connesse di intolleranza scrivere a: racism@ohchr.org, O visitare il sito web http://www2.ohchr.org/
Per ulteriori informazioni sul lavoro e il mandato del relatore speciale sui diritti umani dei migranti, scrivere a: migrant@ohchr.org, O visitare il sito web http://www2.ohchr.org/



Ieri sera è andato in onda su ‘Le Iene’ questo “servizio” (le virgolette non sono casuali) relativamente al mondo trans nell’accezione in cui viene visto, o meglio, lo si vuol rappresentare all’opinione pubblica. Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni in merito, non tanto in merito al ‘taglio’ prevalentemente gossipparo e voyeuristico del servizio (sembrerà assurdo ma ormai siamo quasi abituati a questo linciaggio mediatico) ma soprattutto in merito alla terminologia (ab)usata ed alcuni incipt quali i seguenti:
“…ormai quasi la metà delle prostitute che vedete per strada non sono donne, cioè, sembrano donne ma sono uomini travestiti da donne, ossia transessuali…”
“… la cosa paradossale è che se da una parte il desiderio più intenso per una transessuale è quello di diventare donna, cioè quello di togliersi il pene, dall’altra sanno che così facendo perderebbero tutto il fascino e gli uomini non li vorrebbero più”
Deglutito e contato fino a 193473073 …
Ora, noi nonvogliamo entrare in merito a quali siano state le fonti della sign.na Gauthier (che non capiamo che tipo di mestiere intende fare,ma sicuramente uno noi potremo proporglierlo, farebbe sicuramente meno danno e guadagnerebbe certamente di più)che l’hanno portata a certe conclusioni, ma un idea ce la siamo fatta. Siamo per la libertà d’opinione e pure per quella d’informazione. Per un’informazione che ieri ha mandato in onda queste parole e ci piacerebbe domani mandasse anche quelle che potrebbe ascoltare dalle migliaia di persone transessuali che conducono vite comunemente giudicate più “normali”, che lavorano negli uffici, nei cantieri, nei magazzini, nei negozi, perchè vorremmo farLe presente per Suo arricchimento personale, anche se il caso s embra disperato,che quello dell’identità del genere è un tema un po’ più complesso di avere o meno il proprio pene e piacere o non piacere e che le persone Trans non sono dei “uomini travestiti da donne“. Perchè se così fosse come definirebbe i ragazzi Trans? Forse donne travestiti da uomini?
Il problema per la maggior parte dinoi è quello anche solo di poter sperare di avere una vita dignitosa, di esser considerati personeaziche che oggetti sessuali e, ci permetta di dirglielo, non sono servizi di questo tipo che facilitano o agevolano tutto questo, anzi noi ravvisiamo dei reati tipo “istigazione alla violenza” e calunnia e di questo ci occuperemo nelle sedi appropiate.
Non è nostra intenzione dare dei giudizi ma la nostra associazione, come molte altre, è impegnata da tempo e attivamente per fare della corretta e completa informazione sul tema.Poco tempo fàci è stata richiesta una collaborazione per un “pezzo” proprio dalla Vostra redazione, un articolo “serio” di informazione, beh vediamo che esistono anime completamente diverse nel vostro “contenitore”, ma sembra chiaro che adesso (e non è la prima volta) che la vostra intenzione sia quella di fare share, punto, anche se questo nuoce e anche gravemente sulle esistenze di chi cerca quotidianamente di affermare i propri diritti.
La Vostra redazione s’è occupata spesso di pettegolezzo, di scandali, d’attualità, ma anche di solidarietà e di sociale.
Sarebbe bello vedere che raccontando la verità e la quotidianità delle persone Trans si scoprisse che lo share è anche più alto, facendo uno scoop grandioso… le Trans ed i Trans sono persone come tutti gli altri, roba da prima pagina!!!
Come facciamo a sapere che ci sarebbero gli stessi “numeri” e successi d’ascolto? Bè, non ne siamo sicuri ovviamente, ma pensiamo che in un mondo dove sempre più spesso si cerca a tutti i costi di stupire, la “normalità” sia un qualcosa che stupisce. E siamo sicuri che confrontandovi con quel mondo, di “normalità” ne vedreste molta di più!
O forse è più comodo non vedere?
di:
fonte:http://www.facebook.com/notes/fabianna-tozzi-daneri/iene-o-sciacalli-dellinformazione/255727956555



Dopo la caccia all’uomo, centinaia di immigrati trasferiti dalla città. E i caporali si riorganizzano
Il terrore lo leggi negli occhi di quelle due "prede" che cercano disperatamente di nascondersi. Spuntano sulle facce di due "negri" accovacciati dietro una volante della polizia che li ha "salvati" mentre vagavano per le campagne.
L'auto è ferma. Davanti, a pochi metri, ci sono le barricate dei bianchi. I "bravi ragazzi" di Rosarno, i vecchi, le donne che davanti alle tv recitano l'esasperazione. Urlano e le loro parole si sentono anche dentro l'auto. "Unn'è, unnu cazzu è sta mafia? I negri se ne devono andare, basta... E basta pure con questi giornali di merda che ci chiamano razzisti". Applausi, grida. E la paura dei poliziotti. "Qui ci linciano" sussurra uno di loro. Scende dalla macchina col manganello in mano per farsi spazio, il suo collega inverte la marcia. I ragazzi neri seduti dietro sono ormai sprofondati sotto i sedili.
La volante sfreccia e va via. Hanno paura i disperati di Rosarno, gli schiavi delle arance che hanno trasformato la loro ribellione in una violenza cieca che ora i bianchi esibiscono per giustificare tutto: barricate, gambizzazioni, caccia al nero topaia per topaia, casolare per casolare.
"Non è più come una volta, ve ne dovete andare che qui vi ammazzano". Davanti alla fabbrica dell'ex Opera Sila, monumento ai mille fallimenti della storia industriale della Calabria don Pino De Masi, prete e animatore di Libera, cerca di convincere i "negri" a salvarsi. Ci sono i pullman della prefettura che aspettano. Li porteranno a Bari, a Crotone, in Sicilia. Dovunque ma lontano dalla città nemica.
"Prete io non posso andare via, il mio padrone mi deve dare ancora i soldi". La paga dello sfruttamento, quei 20 euro al giorno che gli schiavi delle arance percepivano per raccogliere gli agrumi della Piana. Il prete è come un naufrago in mezzo al mare in tempesta, si fa dire il nome del "padrone", si attacca al cellulare e chiama. Rispondono in pochi. I negri vanno via, e se si può risparmiare anche quei quattro centesimi di salario va bene così.
Qualcuno non se la sente di venire davanti al ghetto, troppa polizia, troppe telecamere. E allora don Pino si incarica di raccogliere lui il salario della vergogna. Va avanti e indietro, poi torna e distribuisce quella miseria. Hassan, giovane rifugiato politico del Darfur: "Il mio padrone si chiama Rocco, deve darmi 600 euro, ho il numero, lo chiamo". Il cellulare squilla a vuoto. Hassan ha gli occhi gonfi di lacrime e le tasche vuote. Raccoglie i suoi stracci in un sacchetto nero della monnezza e sale sul pullman. La rabbia gli devasta il cuore, ma meglio l'umiliazione della miseria che finire sprangati. O impallinati dalle ronde. A uno dei ragazzi feriti all'alba del giovedì della vergogna hanno devastato l'inguine con cinquanta pallini da caccia.
A San Ferdinando hanno tentato di dar fuoco a un casolare isolato abitato dagli schiavi. "Sono arrivati con due macchine. Alcuni bianchi sono scesi con le taniche di benzina, altri avevano le spranghe in mano". Sul posto ci sono i vigili del fuoco e Laura Boldrini, dell'Unhcr. "Ormai è caccia all'uomo, come si fa a controllare tutti i casolari sparsi?". Chi può va via anche in macchina. Carrette sgangherate con targhe russe o ucraine. "Sono i caporali", dice a mezza voce uno dei migranti.
"A loro davo cinque euro al giorno per farmi portare in campagna". Sono vestiti meglio degli altri, hanno in tasca un paio di cellulari. Non si fanno inquadrare dalle telecamere. Sono l'élite della disperazione. Pasquale, invece, è uno dei "padroni". Si fa coraggio e viene a consegnare i soldi che deve. "Ma quale sfruttamento? Li pagavamo a cassetta. Più raccoglievano e più guadagnavano. I mandarini li pagano 20 centesimi al chilo. Come faccio a dare 40 euro al giorno a un bracciante regolare?".
Ci sono le telecamere e il signor Pasquale abbraccia una coppia di neri. Padrone e schiavi. Come fratelli. Vanno via i neri di Rosarno, i clandestini e quelli che in tasca hanno un permesso di soggiorno o lo status di rifugiato. "Molti di loro", spiega un volontario, "vengono dal nord, prima della crisi lavoravano in fabbrica, poi sono stati respinti all'inferno". E sono diventati braccianti agricoli, pronti a sostituire i bianchi. Non perché a Rosarno e nella Piana non esistano braccianti bianchi, ci sono, molti lavorano la terra, altri (1.500 almeno) sono "fittizi": hanno tutte le carte in regola per prendere i sussidi dell'Inps, disoccupazione compresa, ma la campagna non la vedono mai. I più giovani aspettano. E ora sono a fare i blocchi.
Vanno via i negri che non sanno di sud e della sua particolare economia fatta di ricchezza e miseria, di eccellenza e arte di arrangiarsi, di lavoro vero e di assistenza, di sfruttamento e anche di solidarietà. E che consente di guadagnare sulle arance anche quando si lasciano a marcire sulle piante.
È storia di due anni fa, quando scoppiò lo scandalo dei contributi dell'Unione europea per il ritiro della produzione degli agrumi in esubero. Un business da 45 milioni di euro. La centrale operativa del grande imbroglio era Rosarno, qui c'erano aziende che più che staccare arance dalle piante producevano fatture. False. Gli "onesti" agricoltori della Piana lucravano sulla sovrapproduzione e sulla trasformazione degli agrumi in eccesso in succhi da esportare. In Francia e Spagna.
"Ma ci siamo resi conto – ricorda Elizabeth Sperber, funzionaria dell'Olaf, l'ufficio antifrodi della Ue – che le aziende straniere nominate per ottenere i fondi o non esistevano o non avevano mai visto una arancia trasformata". Un meccanismo oliato. Imprenditori, funzionari pubblici, politici della Margherita e di Forza Italia: questo il teatrino dell'imbroglio. Vanno via i disperati dell'ex Opera Sila. Rosarno addio. Addio alla sua brava gente che non lascia i blocchi e le barricate. "Perché noi non siamo razzisti, ma i negri se ne devono andare".
Da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio

Amalia Dal Lago in Serafini mise tutto in una botte: le piccole cose più preziose e le camicie, le canottiere, le lenzuola della dote, le mutande, le braghette dei bambini, i vestitini delle bambine. Non aveva mai avuto una valigia. Né immaginava, lei che già aveva provato uno spaesamento a trasferirsi con il matrimonio da Chiampo ad Arzignano, che le sarebbe mai servita. Così, quando il marito Felice le disse che i passaporti erano pronti e che tra luglio e agosto sarebbero partiti per il Brasile, non trovò di meglio che recuperare quella specie di «container» agricolo senza dovere affrontare una nuova spesa. Si erano venduti tutto, per andarsene: qualche campo, un paio di vacche, un po' di pecore, la povera mobilia e il pezzo di casa nel quale vivevano con la famiglia di Giorgio Serafini, il fratello più grande detto «Joio». Tutto. Non aveva visto altra scelta, Felice: dopo 15 anni di matrimonio si ritrovava con 8 figli vivi, precisazione importante data la mortalità infantile di quei tempi, e un nono in arrivo che non avrebbe conosciuto mai. Per giorni e giorni, come avrebbero ricordato ancora un secolo dopo i nipoti custodendo le preziose memorie di famiglia, fecero il giro di tutti i parenti e di tutti i compari e di tutti gli amici per salutare una a una le persone che non avrebbero più rivisto. Perché avessero scelto il Brasile non c' era bisogno di spiegarlo, lo diceva una canzone piena di astio verso i ricchi, i padroni, i notabili che avevano un tenore di vita immensamente superiore: «Italia bella mostrati gentile / e i figli tuoi non li abbandonare / sennò ne vanno tutti in Brasile / e non si ricordan più di ritornare». Con quella strofa splendida e straziante che diceva: «Ogni po' noi si sente dire: "E vo / là dov' è la raccolta del caffè"».(...) Messi gli abiti più belli, Felice, la moglie e i figli passarono anche dal fotografo «L. Recalchi» per lasciare ai parenti un ricordo di tutta la famiglia. Lui, giacca, panciotto e camicia candida senza cravatta, è al centro in piedi, una piega amara sotto i baffi, una mano sulla spalla della moglie. Lei, la testa leggermente china per pudore, è vestita di nero con una spilla appuntata sul petto e i capelli raccolti. I figli più grandicelli, Umberto di 14 anni, Isidoro di 12, Silvio di 11 e anche Ottavio che di anni ne aveva solo 6, indossano una giacchina col gilè come fossero già adulti. Le bambine, Silvia di 9 anni, Ottavia di 7 e Lucia di 3 portano vestitini a rombi e a quadretti, così come l' ultimo nato Giuseppe che a 2 anni indossa un grembiulino che a suo tempo doveva essere stato delle sorelline. Fatto tutto, reso rispettoso omaggio alle autorità comunali, raccolte 5.000 lire per i biglietti e le prime spese, salirono infine una mattina su un carretto in affitto, si fecero portare da «Joio» alla stazione di Vicenza e da lì partirono in treno verso Genova, dove li attendeva la nave che avrebbe dovuto trasportarli dall' altra parte dell' Atlantico, il Sirio. (...) Un vecchio vapore acciaccato. «Fermiamoci un momento a considerare il teatro di tanto disastro» avrebbe scritto il Corriere della Sera del 9 agosto. «Cabo de Palos è un promontorio situato sulla costa orientale della Spagna, in provincia di Murcia, a 25 chilometri da Cartagena, verso Levante. (...) Sul Cabo, a 80 metri sul livello del mare, c' è un faro attivato nel 1865 alto 50 metri». Un faro vistosissimo. Come vistosissimo era un secondo faro su Hormiga Grande, l' isola maggiore del piccolo arcipelago. (...) Lo sapevano tutti quanto fosse pericoloso passare lì, tanto è vero che i bastimenti per evitare ogni rischio transitavano una quindicina di miglia al largo. Lo sapevano tutti e lo segnalavano tutte le carte nautiche. Tranne, figurarsi, quelle in dotazione al Sirio. (...) In realtà, avrebbe accusato sul Corriere Giulio Maggi, un ingegnere che col figlio Marco era riuscito a salvarsi, «un ufficiale affermò che a bordo nessuno poteva conoscere la posizione degli scogli perché non possedevano tutte le carte dettagliate necessarie, ma solo una piccola cartina di rotta». (...) Avrebbe raccontato il comandante della nave francese Marie Louise, che con cautela saliva verso Alicante: «Vidi passare il piroscafo italiano Sirio che navigava a tutto vapore. Facevo notare il suo passaggio al collega di bordo quando osservai che esso si era improvvisamente fermato. (...) Vidi la prua alzarsi, inabissando la poppa. Non vi era più alcun dubbio: il Sirio aveva avuto un urto. Subito feci dirigere il Marie Louise verso il Sirio. Udimmo allora una violenta esplosione, le caldaie erano scoppiate. Poco dopo vedemmo dei cadaveri sulle onde, nello stesso tempo delle grida disperate che chiamavano soccorso giungevano alle nostre orecchie». (...) «Il fischio della sirena e i viaggiatori chiamavano disperatamente aiuto» scriverà l' ingegner Maggi. «L' acqua, dopo avere invaso le cabine di prima classe, penetrò nel corridoio a destra e invase completamente lo spazio intorno al boccaporto di poppa e il corridoio a destra delle macchine nel quale stavano ammucchiati molte donne e bambini che, sommersi, furono trattenuti sotto il soffitto e non poterono essere soccorsi. Subito dopo l' urto, il basso personale di bordo e di macchina riuscì a gettare in mare una delle zattere che si trovavano a poppa, sopraccoperta e si allontanò col terzo ufficiale, Baglio. (...) Una vergogna. Resa ancora più evidente dal fatto che, stando alle liste dei morti, tutti i graduati a partire dal capitano risultavano essersi messi in salvo. (...) Sedici giorni ci avrebbe messo, il Sirio, ad affondare del tutto. Sedici giorni. (...) Avrebbero potuto salvarsi tutti. Invece fu l' inferno». (...) «Nella suprema, spietata lotta per la vita chi ha perduto ha perduto. E pace ai vinti. Ma non tutti i vincitori potranno gioire serenamente, in quanto molti, forse troppi, avrebbero a buon punto adottata la massima del pensiero egoista: mors tua, vita mea» denuncerà ferito nell' amor patrio il Corriere, palesando il sentimento di sconcerto, indignazione, delusione per quegli atti che disonoravano l' Italia e gli italiani. Come negare ciò che scriveva «la stampa estera e specialmente la stampa inglese» e cioè che si erano visti «atti di brutale ferocia e lotte a colpi di coltello per la salvezza della vita a prezzo della vita dei più deboli»? (...) La famiglia di Felice Serafini venne spazzata via. (...) Tornato ad Arzignano coi due bimbi sopravvissuti, Felice Serafini venne consigliato da amici di far causa alla Navigazione Generale Italiana. Si trovò un avvocato e presentò una memoria denunciando come a Genova si fossero rifiutati di riconoscergli qualsiasi indennizzo fatte salve 445 lire corrispondenti al costo di 3 biglietti: il suo e quelli dei 2 figli rimasti vivi. (...) La compagnia di navigazione fece di tutto per non risarcire il poveretto. E dall' atto dell' avvocato Pietro Giuriolo si scopre che ricorse a un trucco indecente: dichiarò formalmente l' abbandono della nave solo due giorni dopo il disastro, quando ancora il vapore emergeva per una metà e poteva sulla carta essere recuperato. Insomma: per 2 giorni finse che il bastimento potesse ancora navigare e fosse stato abbandonato immotivatamente dai passeggeri. Tanto che allo stesso Serafini, come a tutti gli scampati, notificò «l' atto di abbandono» quasi che l' uomo se ne fosse andato di sua spontanea volontà rompendo, ed ecco il rimborso dei biglietti, il contratto di viaggio verso il Rio Grande do Sul. Dall' inchiesta e dalle polemiche sui giornali, si legge nel saggio «Responsabilità marittime del comandante Giovanni Roncagli» che pure è indulgente con gli ufficiali e scrive che se il Sirio restò a galla tanti giorni «colla terribile spada confitta nel ventre» significa che non era poi «una vecchia carcassa» ma «un vecchio gagliardo», venne fuori di tutto. Che c' era stato «indiscutibilmente un errore di rotta». Che come quel vapore erano «vecchie o decrepite» 72 delle 102 navi della NGI. Che la stessa compagnia incassava da anni dallo Stato, per portare gli emigranti, aiuti e sovvenzioni per 9 milioni e 300 mila lire l' anno pari a un terzo (!) del suo capitale e nonostante questo aveva «trascurato in modo deplorevole la rinnovazione del proprio materiale natante». Che a bordo c' erano 8 scialuppe più 2 zattere di salvataggio che avrebbero potuto ospitare al massimo «la metà o poco più della gente imbarcata». Qui di seguito pubblichiamo un brano tratto dal primo libro della serie, Odissee, di Gian Antonio Stella. Narra il naufragio davanti alle coste spagnole di Cartagena del «Sirio», diretto in America. Era il 4 agosto 1906, quando la nave si schiantò a tutta velocità su uno scoglio a tre metri di profondità. I danni furono gravissimi, ma l' affondamento sarebbe avvenuto solo 16 giorni dopo. Avrebbero potuto salvarsi tutti. L' evacuazione, tuttavia, fu così caotica che alla fine il bilancio, stilato dai Lloyd' s, fu apocalittico: 292 morti. In realtà, si pensa che le vittime siano state ancora di più: tra le 440 e le 500. In maggioranza italiani partiti da Genova per cercare fortuna in Argentina e Brasile.
Stella Gian Antonio
Pagina 18
(25 aprile 2004) - Corriere della Sera
fonte:http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/25/tragedia_del_Sirio_contro_gli_co_9_040425058.shtml
Quando un uomo non riesce a vivere di quello che la sua terra gli offre è costretto a migrare. C'è chi parte con l'intento di metter da parte un buon gruzzoletto per poter poi tornare e ricominciare e chi, stufo, lascia invece il Paese per non tornarci più.
La maggior parte degli italiani che non sono più tornati li troviamo oggi in Belgio. Qui, secondo i dati Eurostat (Ufficio Europeo di Statistica), vi è la più grande comunità italiana di emigrati.
Nei primi dieci anni del nuovo millennio, il flusso migratorio avviatosi tra il XIX e XX secolo è notevolmente diminuito, ma non si è fermato. Sempre i dati Eurostat mostrano che nel 2008 il 37% degli stranieri che vivevano in uno dei Paesi dell'Unione Europea erano cittadini di un altro Stato comunitario e l'Italia ne rappresentava ben l'11% (1,3 milioni di individui). Più numerosi di noi, solo i romeni con il 15% (1,7 milioni di emigrati), terza, invece, ma di poco, la Polonia con 1,2 milioni di residenti in paesi dell'Ue (11%).
L'Italia, che in questi ultimi anni sta sollevando sempre più il problema dell'immigrazione, risulta ancora oggi, essere una delle principali fonti di emigrati e mete di emigranti. Dalla metà del 1800 il Bel Paese ha dovuto affrontare diversi flussi migratori, dettati dalla povertà in cui molte aree versavano e la ricerca di un riscatto dopo anni di sofferenza causati dalle guerre. Nel 1876, i primi dati sull'emigrazione redatti dalla Direzione Generale di Statistica contavano già 14 milioni di persone in partenza.
La maggior parte di queste abbandonavano terre del settentrione, in particolare quelle venete, piemontesi e friulane, con destinazione Stati Uniti o Sud America. Diverse, invece, le mete raggiunte dalla seconda ondata migratoria, iniziata verso la metà del XX secolo. I paesi presi d'assalto erano quelli europei, tra cui la Francia, la Svizzera, la Germania e, appunto, il Belgio.
Ci scordiamo troppo spesso che siamo stati per decenni il paese che, più di tutti, ha cercato fortuna altrove, e ci lamentiamo oggi del forte fenomeno di immigrazione che ci colpisce, senza sapere che non siamo nemmeno il Paese che soffre di più questa piaga. È, infatti, la Germania ad aver avuto il primato nel 2008 per il numero di residenti stranieri nel suo territorio, contandone 7,3 milioni. Seguono Spagna (5,3 milioni), Regno Unito (4milioni) e Francia (3,7 milioni). Quinta l'Italia con 3,4 milioni di stranieri di cui il 18,2% romeno, l'11,7% albanese e il 10,7% marocchino.
Eleonora Bracalenti


Probabilmente no. Ma non è nemmeno tutta colpa tua, molte persone non sanno nulla, perchè è tutto accuratamente predisposto per non parlarne mai.
Pochissimi sanno, per esempio, chi fabbrica la cartamoneta.
La maggior parte pensa sia la zecca di stato, altri il governo, altri bankitalia per conto del governo, sono tutte domande che difficilmente una persona si pone, presa com'è dai problemi quotidiani e dalla frenesia della vita.
Diciamo la verità, la gente ha altro da pensare, che non chi stampa le banconote!
Ebbene, qui invece si cela una delle più grosse truffe a danno dell'umanità che la storia ricordi!
Non ci credi vero ? Lo so è incredibile, è talmente incredibile che la nostra mente rifiuta il ragionamento !
E se vi dicessi che gli stati europei, si indebitano per pagare la Banca Centrale Europea, che ha il compito di emettere le famose banconote? Certo si potrebbe dire: “ loro ci danno tot, e noi dobbiamo pagarlo in qualche modo”! Di la verità, è questo che stai pensando?
Beh allora vi dico una cosa, se per assurdo, la gente avesse la possibilità di fare come fa la BCE, e guardate che tecnicamente non c'è assolutamente differenza, di stamparsi il proprio fabbisogno di banconote per tutte le spese che dobbiamo affrontare, non ci sarebbe debito pubblico. Boooom adesso vi spiego !
Ma è ovvio che se dovessimo lasciare in mano private (i cittadini), la possibilità di creare ciò che serve, ci sarebbero montagne di soldi circolanti senza nessun controllo. Giusto ? Giusto.
Ma allora perchè abbiamo lasciato alla BCE, che altro non è che un organo sovranazionale senza nessuna responsabilità giuridica, gestire le economie degli stati ? Fatevela questa domanda, perchè adesso viene il bello!
La BCE stampa cartamoneta (liquidità) e la gira alle rispettive banche nazionali in cambio (quindi pagamento) di titoli di stato che il governo è costretto a emettere.
I titoli di stato sono oltretutto gravati da interessi (altrimenti chi li comprerebbe ?), per lo stato sono un ulteriore spesa che vanno pagati ai sottoscrittori finali (cittadini), i quali (cittadini), fidandosi del sistema, in pratica finanziano l'acquisto della cartamoneta, con i propri sudati soldi, tra l'altro eliminandoli da un sano circuito commerciale, per cui i soldi sono stati creati !
Un ultimo “insignificante” dettaglio, tutti i conteggi del dare e avere, vengono fatti al valore facciale delle banconote.
Ciò significa che per stampare la banconota da 100 euro, la BCE spende circa 30 cent., e la vende all'utilizzatore finale (lo stato) al valore facciale cioè di 100 euro. (+ interessi ma tralasciamo).
La domanda da porsi è la seguente: “ma perchè tutto ciò”, lo stato potrebbe prodursi in proprio le sue banconote attraverso la zecca senza pagare nessun “intermediario” e l'enorme guadagno riservarlo alle proprie spese, e la rimanenza ai servizi per i cittadini ?
La risposta è: aderendo al trattato di Maastrich, per entrare nella UE abbiamo ceduto uno dei più importanti privilegi di uno stato: la sovranità monetaria.
La BCE è formata dalle banche nazionali degli stati membri dell'UE con due eccezioni, Inghilterra e Danimarca. A loro volta le banche centrali nazionali, per noi, Bankitalia, non sono affatto pubbliche come la stragrande maggioranza della gente pensa, sono società private di diritto pubblico (parola che inganna sempre), formata da soci che guarda caso non sono altro che i principali gruppi bancari italiani.
Quindi alla fine del ragionamento, quelle mani private, che avevamo convenuto, non essere la soluzione migliore, ecco che ricompaiono magicamente, ma non per fare gli interessi del paese, come dovrebbe un organo con tale responsabilità, ma per enormi interessi privati che fanno capo alle banche, che infatti vedete crescere allegramente come funghi, aprendo nuove filiali o rinnovando quelle esistenti.
Fatevi ora un'altra domanda. Ma come è possibile che con tutto quello che è successo a livello finanziario, crac, fallimenti, titoli truffa, le banche stiano realizzando i loro migliori profitti, degli ultimi anni ? E nel momento in cui l'economia reale langue, e milioni di persone perdono il posto di lavoro ?
Peggio è che gli autori di questi disastri sono sempre lì al loro posto, come è possibile ?
E' la prova lampante che niente e nessuno può smuovere i gestori del denaro, solo l'informazione, la conoscenza, può dare fastidio, è questo lo scopo di questo scritto, insinuare in voi il virus della curiosità, che porta ad una malattia pericolosa, la sete di verità, e questa medicina, la trovate ovunque, basta avere voglia di assumerla e di guarire.
Dipende da voi.
Per chi è arrivato fino a questo punto, per chi si è incuriosito e anche per dimostrare che non ho raccontato un sacco di balle, vi segnalo delle fonti alle quali potete attingere, per conferme ed approfondimenti.
http://www.youtube.com/watch?v=H0yeA6-1zKs
http://www.youtube.com/watch?v=F0fwGCcQNxw
http://www.youtube.com/watch?v=OAdl-rhy5zw
di seguito link trasmissione della Rai
http://www.youtube.com/watch?v=VqBdSPCGjVo
http://www.youtube.com/watch?v=UViHPs1yYTk
http://www.youtube.com/watch?v=64AY5S5FkRw
di seguito link trasmissione TV di San Marino
http://www.youtube.com/watch?v=5-AZkI96Gok
http://www.youtube.com/watch?v=QZ9tRKA1yx0
Libri
Euroschiavi Marco Della Luna Arianna Editrice
Il grande mutuo Nino Galloni Editori riuniti
La moneta copernicana Nino Galloni Nexus Edizioni
Stampa/Quotidiani
Milano, 08/01/2010 Maurizio Ghignatti


EMERGENZA VIOLENZA CONTRO TRANSESSUALI: SI SONO RIUNITE OGGI A ROMA LE ASSOCIAIZONI PER LA DIFESA DEI DIRITTI E DELLA DIGNITA’ DELLE PERSONE TRANSESSUALI. DECISE AZIONI E INIZIATIVE CONCRETE CONTRO LA VIOLENZA E IL PREGIUDIZIO.
Roma, 7 gennaio 2009
Su proposta dell’Associazione Radicale Certi Diritti si sono riunite oggi a Roma, presso la sede dei Radicali, le principali associazioni italiane che si occupano della difesa dei diritti e della dignità delle persone transessuali. La riunione è nata dall’esigenza di studiare azioni concrete con l’obiettivo di sensibilizzare il Ministro degli Interni, i media e la società civile, riguardo il grave fenomeno della violenza di cui sono state vittime le persone transessuali in questi ultimi mesi. Tra i punti che verranno elaborati in proposte concrete, con l’obiettivo di aiutare, sostenere e proteggere le persone transessuali, vi sono temi che riguardano l’ambito del lavoro, dei media, dell’assistenza sanitaria e sociale, anche con iniziative legislative.
Tali proposte verranno definite da commissioni di lavoro che si sono costituite su specifici temi. Sabato 23 gennaio si svolgerà a Roma un’altra riunione nazionale che dovrà definire termini e modalità degli incontri con il Ministro degli Interni, con la Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati e con altre istituzioni.
All’incontro, coordinato da Fabianna Tozzi, Presidente Associazione Transgenere e Sergio Rovasio, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, hanno partecipato, tra le altre e gli altri, Imma Battaglia, Presidente di DiGayProject, Paola Concia, deputata del Pd; Helena Velena; Darianna Saccomani, co-promotrice Congresso italiano Transessuali; Leila Deianis, Presidente Ass.ne Libellula; Maria Gigliola Toniollo, Cgil Nuovi Diritti; Sergio Stanzani, Presidente del Partito Radicale Nonviolento; Mirella Izzo, Presidente Crisalide PanGender; l’Avv. Federica Pezzoli; Deborah Orlandini, Circolo Pasolini di Lecce; Francesca Eugenia Busdraghi, Presidente nazionale Azione Trans; Porpora Marcasciano, Presidente del Movimento Identità Transessuali; Gruppo Ireos Firenze; Gruppo Every One; Cristiana Alicata, tavolo lgbt del Pd; Alba Montori e Claudio Mori, Fondazione Massimo Consoli; Andrea Maccarrone, Guido Allegrezza, esponenti del movimento lgbt.