Translate

domenica 6 giugno 2010

Diritti dei gay, male l'Italia Gli svedesi i più "omo-friendly"

L'associazione Ilga Europe stila la graduatoria degli stati che tutelano maggiormente, a livello legislativo, le persone omosessuali. Dominano le nazioni nordiche e la Spagna. Il nostro paese ai livelli di Serbia e Georgia

di MARCO PASQUA

E' LA SVEZIA il Paese più gay-friendly d'Europa, che garantisce, a livello legislativo, parità di trattamento alle persone omosessuali, oltre a fornire valide tutele normative contro l'omofobia. Con i suoi 10 punti (su un massimo di 10), guida una classifica redatta dalla Ilga Europe 1 (il ramo europeo della International lesbian and gay association). Per stilare questa vera e propria mappa dei diritti umani riconosciuti alla comunità omosessuale, e denominata Rainbow Europe Country Index, si è tenuto conto della legislazione vigente nei singoli Paesi. L'Italia si colloca nella fascia delle nazioni più omofobe: è ai livelli di Georgia e Serbia (qui, nel 2009, il governo cancellò all'ultimo momento il Gay Pride). "Siamo un Paese omofobo, e questi dati non mi stupiscono affatto", osserva Paola Concia, deputata del Pd.

Nell'elaborare questa classifica, l'associazione europea che si batte per i diritti delle persone omosessuali e transessuali, ha assegnato un punto a ogni Paese per ognuna delle seguenti occorenze: quando la legislazione tutela la discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Quando si riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso. Quando si garantiscono i diritti genitoriali tra partner dello stesso sesso. Quando si giudica l'omofobia in quanto espressione di odio e criminalità. Punti negativi, invece, vengono assegnati nel caso di legislazioni che vietino ancora gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso o che violino i diritti delle persone gay e lesbiche di riunione pacifica e libertà di associazione.

La liberale Svezia è l'unica ad aver raccolto tutti i punti disponibili, seguita (a nove punti), da Belgio, Olanda, Norvegia, Spagna. Terzi classificati, con otto punti, Islanda e Regno Unito. L'Italia, ferma ad appena un punto, è in fondo alla classifica, in decima posizione: a farle compagnia ci sono Georgia, Grecia, Malta, Montenegro, Serbia. Peggio del Belpaese hanno fatto la Città del Vaticano e la Polonia (ferme a 0 punti), la Bielorussia e la Turchia (-1 punto) e, infine, Russia e Ucraina (- 2 punti).

La mappa, che non tiene però conto dei diritti delle persone transessuali (su questo punto la Ilga sta lavorando ancora ad una raccolta dati esaustiva), conferma una dura relazione presentata nel marzo dello scorso anno dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA): secondo quel documento l'Italia risultava per numero di abitanti, il Paese con il più alto tasso di omofobia sia sociale che politica e istituzionale. L'indice dell'Ilga, tra l'altro, non prende in esame le frequenti aggressioni omofobe che si registrano a livello nazionale, adottando esclusivamente un approccio di tipo legislativo. L'unico punto che l'Italia si è aggiudicato, è stato merito del recepimento di una direttiva europea, che tutela le persone omosessuali sul luogo di lavoro.

"Inutile negare che siamo un Paese omofobo", dice a Repubblica.it Concia. "All'estero siamo visti come i vecchi Paesi dell'Est. In pratica, i miei colleghi deputati di Francia e Germania ci considerano allo stesso livello dei nuovi ingressi nell'Unione euopea. Non mi stupisce il fatto che siamo in una posizione così bassa". La Concia ricorda anche il travagliato cammino della proposta di legge contro l'omofobia, di cui lei stessa è la relatrice: "Se ne discute dal 10 dicembre in commissione Giustizia. La Lega ha già fatto sapere di essere contraria. Cosa farà il Pdl? Ora dovrà giocare a carte scoperte, e dire da che parte sta realmente".

"L'Italia dimostra di non essere realmente entrata a far parte dell'Unione europea", osserva invece Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay. "Da troppo tempo si fanno solo valutazioni di natura economica, mentre il passaggio nell'Unione dovrebbe tenere conto di questioni sociali e politiche. Siamo di fronte ad un problema, dal punto di vita del riconoscimento dei diritti gay. Un problema della classe politica italiana, che è più indietro della società che rappresenta. Tra i Paesi fondatori dell'Unione europea", continua Patanè, "l'Italia è l'unica ad essere priva di una legge sulle coppie omosessuali e una legge contro l'omofobia e la transfobia".

Stefano Bucaioni, responsabile affari internazionale di Arcigay, fa notare come già il dipartimento esteri americano, nel suo rapporto annuale sui diritti umani, abbia messo in luce l'omofobia tutta italiana: "In quel rapporto, che prendeva in esame anche la aggressioni verso i gay, si evidenziava l'assenza di una legislazione contro l'omofobia". (06 giugno 2010)

fonte;http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/06/news/classifica_paesi_gay-friendly-4603151/

Raid in via Novara, ferite tre trans "Una vendetta per le condanne ai rom"

Tre slavi erano stati condannati due giorni prima per averle rapinate e picchiate
In aula le minacce ai testimoni: "Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi"

di SANDRO DE RICCARDIS


Avevano giurato vendetta. «Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi di via Novara», avevano urlato contro le trans nell’aula del processo, pochi minuti dopo la sentenza, giovedì scorso, che aveva condannato i loro parenti, tre nomadi slavi, a pene fino a nove anni di carcere per rapine e violenze a colpi di bastone, proprio in via Novara. E la promessa di vendetta si è concretizzata in un raid punitivo che ha colpito prima Camilla, transessuale brasiliana di 30 anni, poi Fernanda e Laila, altre due trans che con la loro presenza in tribunale hanno sostenuto fino alla sentenza la lotta delle amiche che avevano denunciato i loro aguzzini.

Di fronte al Boscoincittà è stata aggredita per prima Camilla. All’una di notte vede un furgone rosso che si avvicina e si ferma. Dall’interno partono i primi insulti, poi scendono in due e iniziano a spingere e colpire a pugni. Camilla finisce a terra e si ritrova piena di sangue e col setto nasale rotto. Viene medicata al San Carlo, poi rifiuta il ricovero perché avrebbe dovuto restare nel reparto maschile dell’ospedale. «Non so in quanti fossero a bordo del camioncino ha raccontato Due però sono scesi, erano slavi. Hanno iniziato a colpirmi. Li hanno visti anche dal baracchino dei panini lì vicino, ne sono certa».

Ma per i trans di via Novara avere testimoni non significa automaticamente aiuto nei processi: un negoziante e due avventori di un bar di via Novara, infatti, avevano cercato di coprire gli aguzzini fornendo loro un alibi che al dibattimento si è rivelato falso, e perciò sono stati denunciati per falsa testimonianza. Camilla, giovedì scorso, era in tribunale insieme alle altre ragazze di “Samantha”, l’associazione che riunisce le transessuali per difenderle da sfruttamento e aggressioni e per fornire assistenza legale. E in tribunale, a festeggiare la sentenza, c’erano anche Fernanda e Laila, le altre due vittime del raid di ieri notte in via Novara.

Sono le tre. In fondo alla via, verso Figino, il furgone rosso ricompare e l’aggressione si ripete. Le due trans vengono rapinate e spintonate, poi colpite a pugni. Ferite in maniera meno grave di Camilla, decidono di non andare in ospedale. Impaurite, scelgono anche di non fare denuncia, almeno per il momento. «Camilla si è già rivolta alla polizia spiega l’avvocato Debora Piazza, legale delle trans e garante dell’associazione Samantha le altre due ragazze sono spaventate ma le convinceremo e le aiuteremo».

Al processo le vittime del gruppo di slavi hanno ottenuto risarcimenti per circa 40mila euro. E ora, di fronte alle ritorsioni, non intendono lasciarsi intimidire. «Non ci fermeranno con queste aggressioni - dice ancora l’avvocato Piazza - per averla vinta dovranno fermare anche me. La condanna di giovedì scorso è la prima e deve far capire che non ci sarà più impunità per chi aggredisce persone indifese come i trans».


fonte:http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/05/news/raid_in_via_novara_ferite_tre_trans_una_vendetta_per_le_condanne_ai_rom-4606013/



sabato 5 giugno 2010

TRANS S'IMPICCA, È GIALLO: AGGREDITA ANCHE NATALÌ

E' giallo sulla morte, a Roma, di una trans brasiliana di 26 anni. André Magalhaes - in arte Roberta - è stata trovata impiccata con un filo elettrico nella sua abitazione di viale Tor di Quinto. Fino a non molto tempo fa abitava nello stesso comprensorio di Brenda, la trans trovata morta per asfissia il 20 novembre legata al caso Marrazzo. Roberta aveva avuto a che fare con i carabinieri coinvolti nella vicenda dell'ex governatore del Lazio.

"Roberta aveva avuto un anno fa un problema con quei quattro carabinieri coinvolti nell'inchiesta sul presunto ricatto a Piero Marrazzo. In particolare con Carlo Tagliente (attualmente agli arresti domiciliari), che la vessava per una questione di documenti e permesso di soggiorno''. A riferirlo è Rachele, una amica di Roberta. "Esci da questa storia", diceva la stessa Roberta alla sua amica Rachele riferendosi al caso Marrazzo sottolineando "la pericolosità di quella storia". A riferirlo è la stessa Rachele che ricorda anche i ''problemi'' di Brenda, una delle transessuali coinvolte nel caso Marrazzo morta lo scorso anno per asfissia da fumo e che era amica di Roberta.

Trans aggredita da un cliente - Nel frattempo è stata ricoverata a Villa San Pietro, per una sospetta frattura alla mano, Natali, la trans che il 3 luglio del 2009 ospitò nel suo appartamento di via Gradoli per un incontro intimo, Piero Marrazzo. la transessuali brasiliana, questa mattina poco dopo le 4, sarebbe stata aggredita e picchiata a colpi di bastone da un cliente vicino a un distributore di benzina di Ponte Milvio. Prima di perdere i sensi, Natali avrebbe notato l'arrivo di una pattuglia dei carabinieri che hanno provveduto a sollecitare l’intervento di un’ambulanza per i soccorsi.

FERMATO AGGRESSORE NATALI' È stato fermato dai carabinieri del nucleo radiomobile il presunto aggressore della trans Natali. Si tratta di un pregiudicato 35enne di Montelibretti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Natali era appena entrata nell'auto del cliente quando hanno iniziato a litigare per motivi da accertare e questi l'ha malmenata. La trans è ricoverata a Villa San Pietro con 30 giorni di prognosi.

URLAVA: "CHIAMA MARRAZZO!" La trans Natalì è stata caricata su un auto di lusso, da un signore distinto e ben vestito, che chiedendole una prestazione sessuale l'ha fatta salire in macchina nei pressi della moschea di Forte Antenne a Roma, dove la trans lavora. Dopo aver percorso un breve tratto di strada l'uomo si è fermato ad un distributore di benzina con la scusa di dover fare carburante, e ha tirato fuori un bastone di legno picchiando Natalì e urlandole: «ora chiama Marrazzo». A riferire la dinamica dell'aggressione, avvenuta quasi all'alba, è il legale della trans, Antonio Buttazzo. L'aggressore, un italiano, ha chiesto alla trans se si chiamasse Natalì, poi le ha chiesto di salire in macchina. Il distributore di benzina dove Natalì
è stata aggredita si trova poco distante dalla stazione dei carabinieri di Tor di Quinto, ha riferito ancora l'avvocato. Natalì era diretta in macchina con il suo aggressore verso la propria abitazione, quando al distributore è stata picchiata selvaggiamente subendo ferite alla nuca e su tutto il corpo. La trans ha perso i sensi, mentre l'uomo è scappato. Subito dopo Natalì ha chiamato i carabinieri che l'hanno immediatamente soccorsa. Al momento la trans è ricoverata all'ospedale Villa San Pietro di Roma con varie contusione ed una sospetta frattura scomposta al polso destro.

LEGALI BRENDA: OMBRE SUL LORO MONDO «Questa morte getta ulteriori ombre sul mondo dei trans di Roma. Un mondo dove ricatti, violenze e prevaricazioni la fanno da padroni». Lo hanno detto i legali del trans Brenda, Walter Biscotto e Nicodemo Gentile, coinvolta nello scandalo Marrazzo e scomparsa lo scorso anno, intervenendo in merito alla morte del trans Roberta, trovata impiccata ieri notte a Roma. Riguardo all'aggressione subita dall'altra trans da loro assistita, Rachele, gli avvocati hanno aggiunto: «Si tratta di un episodio preoccupante commesso da un giovane, rispetto al quale stiamo raccogliendo informazioni. Questi nuovi fatti confermano l'esistenza di torbide situazioni ancora tutte da chiarire nell'ambito delle quali sicuramente è da ricercare quel movente che ha portato anche alla morte di Brenda».

ERA AMICA DI BRENDA «Roberta era amica di Brenda, usciva spesso con lei e aveva abitato nel suo stesso palazzo in via Due Ponti, poi da un paio d'anni si è trasferita in viale Tor Di Quinto». A riferirlo è Rachele, una 'amica di Roberta, la trans trovata morta ieri impiccata nella sua abitazione in via Tor di Quinto a Roma. «Roberta era molto depressa, era preoccupata per le condizioni economiche della sua famiglia in Brasile, composta da 11 fratelli: li aiutava inviando loro dei soldi», ha spiegato ancora Rachele, ex-trans diventata donna grazie ad un'operazione che lei sostiene di «avere pagato con una parte dei soldi avuti da Piero Marrazzo».

DICEVA: «ESCI DAL CASO MARRAZZO» «Esci da questa storia». Così Roberta, la trans trovata impiccata a Roma, diceva alla sua amica Rachele riferendosi al caso Marrazzo sottolineando «la pericolosità di quella storia». A dirlo oggi è la stessa Rachele che ha ricordato anche i «problemi» di Brenda, una delle transessuali coinvolte nel caso Marrazzo morta lo scorso anno per asfissia da fumo e che era amica di Roberta. «Brenda - ha spiegato Rachele - mi ha sempre detto che qualcuno voleva ammazzarla e che per questo si sarebbe uccisa lei per prima. Tanto che a volte, davanti a me, sbatteva la testa al muro nei suoi momenti di disperazione».



fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo483339.shtml

http://www.leggo.it/articolo.php?id=65731&sez=ITALIA

«Gestiva» appartamenti con prostitute e trans, la Lega caccia ex sindaco

Cesare Biasin, già primo cittadino di Silea, denunciato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: «Sono innocente»


TREVISO – Lui ha dato le dimissioni dal partito, ma i vertici della Lega lo avevano già espulso. Il protagonista è Cesare Biasin, 46 anni, ex sindaco leghista di Silea, nel Trevigiano, denunciato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il segretario provinciale del Carroccio, Giantonio Da Re, gli ha inviato un telegramma, che ha solo anticipato la presa di distanza collettiva da parte dei colonnelli padani. Lui ha usato poche parole per difendersi. «Non ho commesso alcun reato e lo dimostrerò. Provo orrore per le condanne mediatiche. Mi dimetto dai miei ruoli pubblici per non danneggiare la Lega, anche se non sarebbe giusto farlo perché mi considero innocente». La squadra mobile, diretta dal dottor Riccardo Tumminia, è però sicura del contrario.

I poliziotti hanno infatti realizzato un secondo blitz tra i palazzi di via dell'Olmo, a poche centinaia di metri dalle mura di Treviso, dove hanno scoperto altri due appartamenti, entrambi sequestrati, che sarebbero stati gestiti da Biasin. In questi due nuovi appartamenti, che come il primo erano affittati da una terza persona, alla quale il leghista versava a livello di subaffitto i soldi, c'erano prostitute. In uno, sarebbero passate almeno una decina di donne nell'ultimo anno. Nell'altro c'era stabilmente un trans di 35 anni originario della Sicilia, al quale il leghista chiedeva 500 euro alla settimana. Nel primo appartamento, invece c'erano due romene di 32 e 34 anni, che pagavano all'uomo, in cambio dei clienti che arrivavano loro in cambio di pubblicità nei siti Internet e sui giornali, circa 300 euro a settimana.

Di Silvia Madiotto
Mauro Pigozzo
05 giugno 2010
fonte:http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/5-giugno-2010/gestiva-appartamenti-prostitute-trans-lega-caccia-ex-sindaco-1703147238009.shtml

Trans: in Italia sono 40 mila, 10 mila si prostituiscono

ANCONA - Sono 40 mila i transessuali in Italia, di cui circa 10 mila vivono prostituendosi. Tra questi, il 60% sono di origine sudamericana, il 30% italiani e il 10% asiatici. Le stime sono state diffuse dall'associazione Free Woman, fondata dieci anni fa dalla Caritas diocesana di Ancona-Osimo. L'associazione ha tenuto un convegno da Ancona, "Sotto la stessa luna. Prostituzione e transessualità tra stigma e inclusione sociale", e inaugurato alla Mole Vanvitelliana una mostra sul tema dell'artista sloveno Tadej Pogacar. Nel tempo Free Wooman ha inserito 186 persone, fra ex prostitute e viados, in un programma di protezione sociale. E ha attivato 6.987 contatti attraverso la sua unità mobile con donne e transgender che si prostituivano, accendendo una luce su un universo per molti versi sconosciuto e oggetto di pregiudizi. Secondo Porpora Marcasciano, sociologa bolognese e figura di riferimento del movimento transessuale italiano, i transgender vengono definiti tali in base al loro aspetto esteriore, ma tra i 670 utenti che si sono rivolti al Movimento identità transessuali (Mit) di Bologna ci sono soggetti molto diversi, di età compresa tra i 18 ai 65 anni, e numerose persone sposate.

Un fenomeno invisibile, del quale i media, ha lamentato la Marcasciano, forniscono un'immagine deviata e patologica. "Il dramma dei transessuali diventa tale solo perché così viene visto dal contesto sociale, che costruisce il suo edificio di esclusione sui tre pilastri della paura, della sicurezza e del decoro, distruggendo il concetto di accoglienza". "La prostituzione - ha aggiunto - non è un fine, ma un mezzo per superare la povertà. Bisogna restituire ai transessuali la consapevolezza di essere portatori di diritti, e la capacità di interagire liberamente con ciò che li circonda". Per le studiose Nikita Dhawan, dell'Università di Francoforte, e Maria do Mar Castro Varela, dell'Alice Solomon Hochschule di Berlino, lo sfruttamento della prostituzione femminile in Occidente ha origine nel colonialismo ed è legato ad una situazione di ingiustizia economica "che finisce col codificare anche le relazioni sociali e sessuali". L'assessore alle Politiche sociali della Provincia di Ancona Gianni Fiorentini ha ricordato che il fenomeno delle vittime della tratta è in aumento, e che i tagli del Governo agli enti locali rischiano di annullare i percorsi di inclusione sociale messi in campo.

fonte:http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06http://www.freewoman.it//05/visualizza_new.html_1819711343.html

fonte de sito http://www.freewoman.it/

venerdì 4 giugno 2010

L'Alchimia Delle Crisalidi (Alchemy of Chrysalis)

— Si chiama «L'alchimia delle crisalidi», l'originalissimo video, realizzato con le foto di Luciano Ferrara sul mondo dei «femminielli» napoletani. Il video, ideato e realizzato da Serena Santoro e Giovanni Longo, nell'ambito di un articolato progetto di slide shows dedicati a temi di natura culturale, artistica e di costume, è uno straordinario documento, a tratti malinconico, a tratti allegro e tenero dei mondo dei trans napoletani. Il video di Santoro-Longo si avvale del bellissimo bianco e nero di Luciano Ferrara, uno noto fotogiornalista italiano, con occhio sempre attento al sociale e ai «diversi» che è l'autore delle foto dei transessuali napoletani,protagoniste di questo video. Foto in grandissima parte inedite, hanno colto negli anni il mutamento fisico dei trans, senza mai dimenticarne l'anima ed i suoi conflitti interiori. Le trasformazioni del corpo, il fascino e il mistero dell'uomo-donna che ha superato la fragilità del sesso e ha conquistato una nuova identità, reincarnando a volte l'ermafrodita, immagine mitica e perfetta della coesione di due realtà opposte e parallele.





Questi sono i transessuali napoletani, una «tribù» a sé stante che abita l «ultimo villaggio», termine col quale Pasolini amava definire Napoli. Cosa c'è dietro lo scintillio e la bellezza sfrontata di queste regine della notte, che a tal'ora scivolano silenziosamente dai vicoli di Toledo su tacchi vertiginosi, e offrono i loro corpi a sguardi curiosi, scettici, ingordi, a mani e labbra golose, ansiose di trasgredire? C'è un conclamato ed esibito dualismo, c'è l'anima dell'uomo, ripudiata, ingoiata e riamata come donna, c'è la bellezza femminile, la sinuosità delle curve, la complicità dello sguardo, il trionfo del corpo che racchiude le due anime in una sola, che è anche il trionfo della chirurgia estetica, esibita come un trofeo prezioso, c'è la sintesi del mondo in cui viviamo, un mondo fatto di solitudine e di confusione.

[www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it]
fonte:http://www.youtube.com/watch?v=J_f0iP3jNKI&sns=fb

giovedì 3 giugno 2010

Rapine e violenze contro le trans Condannati tre rom di via Novara

Le vittime hanno formato l'associazione «Samantha» per potersi difendere: «Molte di noi non fanno denuncia

MILANO - La strada davanti al campo nomadi era la loro «zona», nessuno doveva permettersi di invaderla. E così tre rom del campo di via Novara, a Milano, sono stati condannati dal Tribunale di Milano a 9 anni di reclusione per rapina aggravata, estorsione e minacce. Le loro vittime, rapinate e picchiate con bastoni, erano le transessuali che frequentavano la zona. Due delle vittime degli episodi di violenza si sono costituite parti civili nel processo, rappresentate dall'avvocato Debora Piazza, e hanno ottenuto risarcimenti a carico degli imputati per un totale di 40 mila euro. Alla lettura della sentenza, emessa dalla settima sezione penale del Tribunale, le due transessuali sono scoppiate in lacrime dalla gioia.

L'ASSOCIAZIONE - Una delle due vittime degli episodi di violenza ha recentemente fondato l'associazione di transessuali «Samantha», intitolata a Gustavo Brandau - Samantha, trans violentata e uccisa con una violenza «da arancia meccanica» (parole degli agenti di polizia) nel luglio 2008. L'associazione, comporta da una trentina di transessuali, intende contrastare la «trans-fobia che c'è sulle strade del nostro Paese». Per le transessuali, ha spiegato Laura, «è difficile difendersi dalla violenza nelle strade e dallo sfruttamento, perché spesso non è possibile andare a denunciare in Questura, perché alcune non hanno il permesso di soggiorno».

LE VIOLENZE - Nel dicembre del 2009, Laura è stata picchiata con bastoni e rapinata dai tre imputati, in via Novara. Ha deciso di denunciare l'episodio ed sono così scattate le indagini, che hanno portato a ricostruire anche altri fatti di violenza commessi dai rom ai danni di altre due trans. Una di queste, Brenda, era stata sottoposta per tre anni, dal 2006 al 2009, a un'estorsione di 50 euro al giorno. Un'altra transessuale era stata rapinata e picchiata, mentre era con un cliente, in via Silla, vicino al campo nomadi. «Se non ci mettiamo insieme - ha raccontato un'altra trans, Antonia - nessuno prenderà mai la nostra parte. L'Italia è il primo Paese al Mondo per trans-fobia e non c'è nessuna legge che ci tuteli dalle discriminazioni». Il Tribunale ha anche respinto l'istanza per la concessione dei domiciliari avanzata da uno degli imputati (sono tutti e 3 in carcere), facendo riferimento alla «gravità dei fatti» a loro contestati.

Redazione online
03 giugno 2010

fonte:http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_giugno_3/nomadi-trans-picchiate-via-novara-1703132814759.shtml


fotos:http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/03/foto/milano_estorsori_condannati_le_trans_fanno_festa_in_tribunale-4545191/1/

Lea: «Io, trans e modella» Made in Brasil


Provate a immaginare una trans elegante, più elegante di tante donne «normali», con le mani magrissime, i polsi sottili, la pelle e gli occhi che non hanno bisogno di trucco. Lea è così. Il cognome non lo scriviamo perché suo padre è uno sportivo abbastanza conosciuto nel suo ambito e la famiglia di sua madre è benestante e bacchettona. Le vogliono bene, ma non ce la fanno a condividere anche la scelta di rendere pubblica la sua storia.

Lea è una stylist e una modella. È stata scelta da Riccardo Tisci, direttore creativo del marchio Givenchy, per posare nella nuova campagna 2010/2011. È in terapia, farmacologica e psicologica, da qualche tempo. E, a breve, farà l'intervento per il cambiamento di sesso.

L'operazione cambierà tutto?
«Avrà sentito mille volte i trans dire: "Con l'operazione finalmente diventerò una donna". Io non la penso così, sono realista. So che avrò una vagina ricostruita, che non è una vera vagina, so che l'esperienza del piacere femminile probabilmente non la vivrò, so che sui documenti sarò una donna e questo mi faciliterà la vita, o almeno lo spero. La scelta è tra essere infelici per sempre o provare a essere felice».

Ne ha discusso con i suoi genitori?
«Quando ho iniziato la terapia ormonale che precede l'intervento ne ho parlato con mia madre che, a sua volta, ne ha parlato a mio padre. Con lui, direttamente, mai una parola. Sono separati, lui ha un'altra compagna, che io non ho mai conosciuto. Ci sentiamo ogni tanto al telefono e non ci vediamo più di una volta all'anno. "Come stai, tutto bene?". E finisce lì».

Che effetto fanno le terapie?
«Fanno uscire di testa! Il corpo cambia: spariscono i peli, cresce il seno, spuntano le curve. Ma gli effetti sull'umore sono terribili. Come essere una donna in sindrome premestruale permanente. Almeno, per me, è così. Ogni corpo e ogni storia sono diversi. Io sono fortunata. Nemmeno quando ero ancora un ragazzo avevo molta barba».






di Paola Jacobbi

L'articolo completo lo trovate sul numero 22/2010 di Vanity Fair, in edicola il 2 giugno.

fonte:http://www.style.it/news/le-notizie-del-giorno/2010/6/1/lea-io--trans-e-modella.aspx?%3Frefresh=ce

TRANS DISCRIMINATA

PADOVA, DERISA E DISCRIMINATA, TRANS RACCONTA


Torino. no allassunzione perchè transessuale. "Sono discriminata"




Lei dice di essere stata discriminata. Dai colleghi, dai dirigenti dellospedale dove era stata scelta per il tirocinio. «Non mi hanno assunta perché sono unex transessuale». Ad accusare è quella che a tutti gli effetti, per la legge italiana, deve considerarsi una donna, Monica Marchi, 45 anni, residente a Torino ma di origini siciliane. Per leggere tutta la storia, www.blog.cronacaqui.it


"Oltre le differenze" 14/05/2010


15 maggio 2010 — Il primo format radiofonico a Siena e tra i primi in Italia, interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer.
In questa puntata la testimonianza di Deborah Orlandini, trans discriminata sul lavoro


Associazione Samantha: un fiocco rosa per i diritti dei transessuali



07 maggio 2010 — Milano. L'associazione prende il nome da Gustavo Brandau, in arte Samantha, stuprata e massacrata l'anno scorso da due delinquenti ora in carcere. Il simbolo è un fiocco rosa, un rosa vivace, acceso, come Brenda e Samara che ci hanno raccontato come vivono e a cosa sperano possa servire questa associazione che stanno mettendo in piedi grazie all'iniziativa di Debora Piazza, giovane avvocato milanese in questi giorni in Tribunale per difendere un'altra trans, vittima di estorsione e violenza da parte di un gruppo di zingari. Servizio di Claudia Bellante
Guarda questo video anche su: http://www.c6.tv/archivio?task=view&i...


Trans? Niente lavoro - Prima Parte



Se sei un transessuale è quasi impossibile trovare un lavoro e una casa. Lo denuncia il servizio Francesco era disoccupata di Francesco Palese per la trasmissione L' Altra Inchiesta dellemittente Retesole, disponibile on line allindirizzo www.laltrainchiesta.com

Palese, pochi mesi dopo essersi finto un gay in cerca di casa, registrando i rifiuti da parte dei proprietari, si è messo nei panni di una transessuale appena trasferitasi a Roma da Lecce, in cerca di un lavoro e di un alloggio. Con tanto di travestimento il giornalista ha ripreso con telecamera nascosta il rifiuto della disponibilità di lavoro da parte di diverse agenzie interinali di Roma, pochi minuti dopo che le stesse avevano offerto alla sua complice, Francesca Bastone, diverse soluzioni.

Una volta che alla complice era stato offerto, ad esempio, un posto da contabile, nellagenzia faceva irruzione la finta trans che dichiarava di avere esperienza in quel settore, ma la posizione svaniva nel nulla. Nel video anche unagenzia immobilire che ha negato al giornalista di avere immobili in affitto poco dopo averli offerti invece alla complice.

Il video inizia con la finta trans in via Salaria a Roma dove viene fermata dalla Polizia Municipale che la invita a cambiare posto e a specificare lattività svolta. Subito dopo il titolo Francesco era disoccupata che vuole attirare lattenzione sul fatto che l85% degli oltre 20mila transessuali presenti in Italia resta fuori dal mondo del lavoro. Per molti di loro la prostituzione diventa così lunico modo per sopravvivere.

Eppure - spiega Palese nel servizio - esiste una direttiva dellUnione Europea del 5 Luglio 2006 dove si legge che il principio della parità di trattamento tra uomini e donne, per laccesso al mondo del lavoro, va esteso anche alle discriminazioni determinate dal cambiamento di sesso, come ha peraltro sancito una sentenza della Corte di Giustizia Europea il 30 aprile del 1996. Ma questo principio in Italia non vale.

La puntata de LAltra Inchiesta, che vede come ospiti Vladimir Luxuria e Fabrizio Marrazzo dellArcigay, sarà trasmessa domani, martedi 3, alle 21.10 su Retesole. Nel corso della trasmissione Francesca Eugenia Busdraghi di Azione Trans racconta in unintervista il suo calvario lavorativo.


fonte ;http://www.youtube.com/watch?v=3lKi7_mmnx8&NR=1

McDonald's e lo spot col ragazzo gay: «Venite come siete». Dibattito in Francia

La nuova pubblicità della catena e le polemiche. Boom di commenti su YouTube


MILANO - Lo slogan finale «Venite come siete» ricorda il titolo di una celebre canzone dei Nirvana (Come as you are) che elogia la tolleranza e l'autenticità. Sta ottenendo grandi consensi l'ultima campagna pubblicitaria di McDonald's girata in Francia che per la prima volta ha come protagonista un ragazzo gay. Lo spot che da qualche settimana va in onda sulle tv d'Oltralpe, ma che si può vedere con i sottotitoli in inglese anche su YouTube, ha conquistato rapidamente il popolo del web: la versione sottotitolata, postata lo scorso 26 maggio, è stata vista finora da più di 420.000 utenti del popolare sito di video sharing.

PADRE E FIGLIO - La pubblicità è ambientata in uno dei tanti ristoranti della catena sparsi in Francia. All'inizio si vede un ragazzo, seduto a un tavolo, mentre suo padre si accinge a pagare alla cassa. A un certo punto squilla il telefono del giovane e quest'ultimo dice: «Stavo pensando proprio a te. Guardavo la foto di classe». Dopo qualche secondo il ragazzo continua: «Mi manchi anche tu. Scusami, mio padre sta arrivando, devo attaccare». Proprio in quel momento il padre arriva al tavolo, con tanto di panini e bibite e dopo aver guardato la foto ricordo, dice al figlio: «Che peccato che nella tua classe ci siano solo uomini. Avresti potuto avere tante donne adesso». Il figlio guarda il padre con sorriso beffardo. Poi entrambi cominciano a mangiare mentre lo slogan «Venite come siete» compare sullo schermo.


TOLLERANZA - Secondo un portavoce di McDonald's lo spot vuole ribadire che la catena non fa discriminazioni ed è aperta a tutti. Come spiega bene il tabloid britannico Daily Mail, la pubblicità ha accesso un dibattito molto interessante tra gli utenti di YouTube. Alcuni tra questi hanno commentato il video rilevando che uno spot del genere non può essere trasmesso sulle tv americane perché automaticamente il McDonald's sarebbe boicottato dalle lobby religiose: «Non la vedremo mai negli States - chiosa un internauta di Los Angeles. I gruppi cristiani osteggerebbero per sempre i prodotti di McDonald's». Un altro utente di Memphis invece ironizza: «Non ho capito. McDonald's con questa pubblicità intende dire che ti servirà anche se sei gay? Grazie McDonald's per non espellere dai tuoi locali le persone basandoti sulla loro sessualità».

Francesco Tortora
02 giugno 2010
fonte:http://www.corriere.it/esteri/10_giugno_02/%20mcdonalds-francia-campagna-gay_424d077e-6e2d-11df-b855-00144f02aabe.shtml

La Cassazione: no alle coppie razziste

La 1332: storica sentenza antirazzista della Cassazione, Milano 1 giugno 2010. Con essa viene vietata ogni discriminazione in tema d’adozioni. L’antefatto: la procura della Cassazione, sollecitata da un esposto dell’associazione “Amici dei bambini”, mette all’indice la non disponibilità ad adottare bimbi di pelle nera o d’etnia non europea.

L’epicentro della vicenda è Catania con l’accoglimento - da parte del tribunale dei minorenni - dell’istanza di una coppia che si era dichiarata disponibile «all’accoglienza fino a due bambini, di età non superiore ai 5 anni senza distinzione di sesso e religione» ma «non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea o in condizione di ritardo evolutivo». Il tribunale di Catania aveva dichiarato i coniugi «idonei all’adozione sino a due minori di nazionalità straniera che presentino le caratteristiche risultanti dalla motivazione».

Da qui il benemerito ricorso di Marco Griffini, presidente dell’associazione che ha presentato l’esposto, ritenendo che il decreto emesso dal tribunale contenesse «una palese discriminazione su base razziale nei confronti di minori di colore e d’etnia straniera a quelle presenti in Europa» (io trovo gravissimo però anche l’ignorato accenno al “ritardo evolutivo”!). La procura generale della Cassazione ha quindi deciso di sollevare a sua volta il caso di fronte alle Sezioni unite, chiedendo, come ha fatto il sostituto pg Aurelio Golia, l’accoglimento del ricorso. Ieri la sentenza della Suprema Corte: niente bimbi agli aspiranti genitori che vogliono un figlio di una determinata etnia.

Infatti la Cassazione ha dato ragione alla procura generale, aggiungendo che in questi casi il magistrato, non solo non deve convalidare decreti di adozione che contengono simili esclusioni discriminatorie, ma deve mettere in discussione la capacità stessa della coppia razzista a candidarsi per l’adozione in generale. Ben detto e fatto.

fonte:http://www.terranews.it/news/2010/06/la-cassazione-no-alle-coppie-razziste

Italia non ti riconosco più… meglio perdere che ottenere una vittoria sulla pelle degli altri…

Questa è la storia di un paese come l’Italia, un paese che non ha più alcun rispetto per i propri cittadini giovani ed anziani… un paese dove agli omessuali, alle lesbiche ed ai trans non vengono riconosciuti i diritti fondamentali di ogni essere umano… ma non c’è da meravigliarsi, sono tanti i “diversi” che in questo paese per vari motivi vengono emarginati, discriminati, umiliati… Anziani, portatori di handicap, disoccupati, poveri e molti altri esseri umani, magari perché provengono da luoghi distanti in cerca di “fortuna” o perché magari hanno un colore di pelle differente o una religione diversa, vengono sistematicamente resi “invisibili”.
In questa società dove si ha l’illusione che tutto possa essere comprato o venduto, secondo le libere leggi del mercato, in realtà molti di noi vivono in schiavitù, una schiavitù che rende invisibili a chi si considera “normale”.

La filosofia della libertà e l’illusione di una società libera, si scontrano con la quotidianità e le troppe storie di emarginazione e mancate integrazioni. E’ una sconfitta violenta, quella alla quale molti sono costretti. Una realtà dura che pochi hanno il coraggio di descrivere fino in fondo, questa è l’Italia… un paese dove una velina può fare il ministro, dove la tv è diventata la nuova vera religione, dove uomini dal passato oscuro possono governare, dove le istituzioni sono assenti e dove la maggior parte dei cittadini crede che nulla possa cambiare… è un paese di solitudini, ripetizioni, eccessi, volgarità, cattivo gusto e sogni a buon mercato…

Si preferisce raccontare ed esaltare un’Italia finta come quella dei ricchi, degli pseudo artisti della tv, dei reality, dei vip… l’Italia degli svaghi e del sabato sera… insomma si preferisce parlare ed ascoltare quella piccola Italia di una classe medio/alta, noiosa, monotona, che si nutre solo di ambizioni e salda nelle sue certezze sociali ed economiche.

Dell’Italia degli “invisibili” nessuno ha il coraggio di parlare… di quel 10% di disoccupati, dei tanti extracomunitari pronti a fare mestieri che molti rifiutano, dei deboli ai quali non viene fornita alcuna assistenza, di chi semplicemente perché ha una religione, un colore di pelle o un modo differente di amare, viene emarginato.

I “normali” quasi con distacco parlano degli “altri”… questa è la nostra Italia… un’Italia nella quale mi riconoscono sempre meno…

Tu che mi stai leggendo, ora apri gli occhi sugli “invisibili”… guarda, osserva e comprendi che pesano come un macigno nel cuore di questa Italia… senza voce, e potere… troppe, troppe volte messi in un angolo e privati di ogni dignità. Ognuno si muove nel proprio “girone” senza poterne uscire… una mobilità di tipo orizzontale, che privilegia pochi a discapito di molti… gironi creati e voluti da un sistema che si chiude ermeticamente su se stesso, per non permettere il passaggio da un girone all’altro dettando di volta in volta secondo l’esigenza, i canoni di accettazione, cultura, bellezza, diritti politici e civili… ma è tutto un imbroglio, un affare losco…

L’Italia è oramai un paese nel quale ci sono solo privilegi da difendere… le persone contano poco… e allora, credo, che l’unico riscatto possa avvenire nell’ambito della rinuncia all’ascesa in questo tipo di società, un distacco onesto e profondo che porta alla salvezza. Un NO deciso e forte al sistema per renderlo più vulnerabile e quando sarà vulnerabile, forse si potrà lavorare per modificarlo, affinché ogni essere umano non venga più “accettato” ma sinceramente rispettato. L’accettazione è troppo spesso sinonimo di “standardizzazione”, “omologazione”. Io credo in una società dove ogni persona è diversa dall’altra… dove tutte le diversità contribuiscono a renderla “cosmopolita” e dove non viene chiesto a nessuno di essere uguale al proprio “vicino”…

Che sia ancora una volta lotta… ma lotta individuale, straziante, privata… una salvezza personale che potrebbe non portare ad una salvezza generale, ma che inevitabilmente non sarà esclusivamente personale…
Che sia la capacità di vedere il mondo con sguardi diversi, abbattendo qualsiasi barriera, cercando di capire e fermarsi ad ascoltare chi abbiamo vicino, a renderci liberi… così liberi da mettere in discussione noi stessi e le nostre convinzioni… così liberi e consapevoli, da non avere mai la certezza di possedere la verità, ma essere disposti al confronto, al rispetto…

Credo che sia necessario fermarsi e guardare oltre un semplice sguardo… forse sarà possibile vedere l’essere umano e non “la categoria” nella quale schematicamente, questa società, vuole classificare ognuno di noi.

Inevitabilmente dalla parte dell’amore… della libertà… dei sogni… che il mio viaggio su questa terra sia lungo, faticoso ma vivo, intenso, profumato, croccante, colorato, saporito… forse è ora di smettere di lamentarsi e di agire… di cambiare realmente…
Rassegnarsi mai!… meglio fare degli errori che rimanere indifferenti al mondo e alla vita, cazzutamente in lotta, anche quando la sconfitta è certa… giù, giù fino in fondo, nella merda… quella vera… e poi in alto… molto in alto… consapevole di quanto in basso si possa sprofondare… e alla fine capire, che oltre le tante parole rimango i fatti e che dopo le lunghissime ed a volte, interminabili cadute, si può e si deve andare avanti senza mai perdere la speranza… Forse sono pazzo, ma credo che, nonostante le difficoltà e la lunga strada da percorrere, si può pretendere e si può costruire una società migliore… sono dalla parte dei perdenti… perché, ritengo che sia meglio perdere che ottenere una vittoria sulla pelle degli altri…


Di Gianni Leone

fonte;http://www.mondoraro.org/2010/05/12/italia-non-ti-riconosco-piu%E2%80%A6-meglio-perdere-che-ottenere-una-vittoria-sulla-pelle-degli-altri%E2%80%A6/

Un insolito tran trans

Laura
«Mi trovate qui tutte le notti. Da vent’anni. Con il caldo o con il gelo io vengo a lavorare, dalle 22 fino all’alba aspetto i clienti e conosco tutti i loro gusti sessuali. Faccio l’edicolante a Milano, in corso Buenos Aires. La notte la gente compra i dvd hard e ormai a me basta guardarli in faccia per capire il genere che preferiscono. I sudamericani vogliono film trans e gay e gli italiani i video con le attrici mature, o anziane. Gli arabi cercano porno dove le donne sono sottomesse, maltrattate, o si accoppiano con animali. I cinesi vogliono solo superproduzioni, con ragazze occidentali bellissime, scene patinate, tacchi a spillo e lingerie di classe. Loro sono ambiziosi anche quando sognano il sesso. Da qualche anno vengono anche le coppie, e comprano filmati amatoriali di altre coppie. Infine ci sono le donne: preferiscono i film gay, forse perché non vogliono vedere altre femmine, ma solo bei maschi. Allo stesso modo il genere lesbo è amato dagli uomini etero. Tutti sanno chi sono, e qual è la mia storia. E nessuno ci fa caso. La vita è semplice: se fai la puttana vieni trattata da puttana, se fai la giornalaia vieni trattata da giornalaia, e io questo sono. Al massimo ogni tanto qualcuno mi urla “ricchione”. Capirai che notizia... Per il resto il mio è un tran tran tranquillo. Ho avuto solo tre relazioni: tutte lunghe e importanti. Per i miei nipoti sono zia Laura e per i miei fratelli darei la vita, e loro la darebbero per me. Ho un solo rimpianto, la chirurgia estetica: i medici mi hanno massacrato, mi hanno riempito di silicone ovunque, senza avvertirmi dei problemi che avrei avuto. A loro interessava solo presentarmi il conto. Ora sto cercando di rimettere le cose a posto, ma ci vogliono anni, coraggio e molti soldi».


Obi
«Io non voglio dire nulla. Noi trans siamo discriminate e ogni occasione è buona per attaccarci. Per le persone normali siamo tutte prostitute. Sono brasiliana, vivo in Italia da qualche anno, ho una vita normale, lavoro nella moda come stylist. Niente di più, ma per tanti questo è già troppo».





Greta
«Ho riflettuto molto sulla mia condizione. La parola più usata per descriverla è “transizione”. Potrei essere d’accordo, solo che nessuno dice che è una transizione destinata a non avere mai fine. Mi potrei anche operare, ma non diventerò mai una donna. Allo stesso modo, vestirmi e comportarmi come un uomo non farebbe di me un maschio. Io sono una trans: non è una scelta, è un dato di fatto. Questo molti faticano a capirlo e per noi la vita può essere complicata. Ogni relazione presuppone un istante in cui io devo spiegare chi sono. Tempo fa ho anche provato a mettere un annuncio sul web. Era liberatorio poter chiarire subito tutto, e essere cercati per ciò che si è. Qualche tempo fa ho avuto un brutto incidente in auto, e sono stata ricoverata a lungo. Così ho cominciato a immaginare di scrivere un mio libro. Se non sbaglio accadde qualcosa di simile alla scrittrice di Via col vento: speriamo mi porti fortuna. Non penso di impegnarmi in un’autobiografia, ma mi piacerebbe ugualmente riuscire a spiegare la realtà e i sentimenti visti con i miei occhi, che non sono quelli di un uomo, e nemmeno quelli di una donna».

Lucrezia
«Sono un avvocato penalista. Guadagno bene, i miei clienti sono contenti. A nessuno di loro interessa quando e perché ho cambiato sesso. Vogliono solo essere difesi da una brava. Nessuno mi ha mai impedito di studiare sodo, di fare la pratica legale, di entrare in un tribunale. Molte trans dicono di essere discriminate, ma è soprattutto un alibi per giustificare ogni sconfitta. Io non voglio scuse: il massimo che mi concedo è pensare che non posso stare simpatica a tutti, e andare avanti dritta per la mia strada. Il mio migliore amico è il mio compagno di banco delle medie. I miei mi hanno sempre appoggiato. Ma hanno anche capito fin da subito che, in ogni caso, avrei preso le decisioni che ritenevo necessarie. Ora sono una donna: lo sono per tutti, anche per l’anagrafe. Sono sposata, insieme a mio marito ho anche valutato di adottare un bambino. L’avrei potuto fare, lo avrei voluto. Ho rinunciato solo perché la mia professione mi impegna tutto il giorno».

Gisel
«Sono nata a Carupano, in Venezuela. Da piccola mi mettevo le vestaglie trasparenti di mia mamma. Sono stata una bambina, e poi un’adolescente e dopo una ragazza. Un maschio non lo sono mai stata. Non sono operata, ma questo non cambia nulla. Quando avevo sedici anni, durante le feste di carnevale, mi hanno notata come ballerina, e sono andata a vivere a Caracas. Poi ho seguito un uomo in Germania e alla fine il destino mi ha portata a Milano. Cosa faccio? Scriva che sono una segretaria. Qui vivo con un ragazzo. Anzi, con una donna che sta diventando un uomo. Già, sembra una barzelletta. Quando passeggiamo insieme la gente si volta. Anche quando vado in giro da sola tutti mi guardano, e a me piace da morire attirare l’attenzione. Gli uomini mi dicono che sono bella, ma io preferisco tornare a casa dalla mia compagna/ compagno: è la sola persona che mi vuole bene veramente. Come lo so? È l’unica che quando ho bisogno mi aiuta. Tra di noi non c’è sesso, Non c’è mai stato. Molto meglio così. Perché poi, il sesso, per noi trans, è quasi una maledizione. Ci cercano solo per quello. La notte tutti ci vogliono. Di giorno nessuno ci conosce».

Virginia
«Io sono Virginia. Il mio nome non è scelto a caso: non ho mai fatto l’amore. Ho tanto aspettato e adesso pretendo che la mia prima volta sia perfetta. Con un uomo che amo, e che mi ama. Lavoro in un quotidiano: scrivo articoli di cronaca locale. Prima facevo delle serate in discoteca, ed è là che ho incontrato la mia migliore amica, quella che mi ha dato la forza di cui avevo bisogno. Mi sono sempre sentita una donna, ho sempre pensato di esserlo, però affrontare tutte le operazioni che ti trasformano è difficile, fa paura e bisogna essere molto convinti. Ho imparato che le persone ti discriminano quando non comprendono cosa sei. È un fatto istintivo. Ho avuto problemi quando non si capiva se ero un maschio o una femmina: penso fosse destabilizzante per le persone cosiddette “normali”. Adesso chiunque mi guardi vede una ragazza, almeno fino a che sono vestita, e questo è ciò che importa».






Di Pina Gandolfi e Andrea Greco
11 maggio 2010(ultima modifica: 12 maggio 2010)
fonte;http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_11/reportage-trans_a0559976-5cfd-11df-97c2-00144f02aabe.shtml

martedì 1 giugno 2010

E' morto Peter Orlovsky L'amore beat di Ginsberg

Il poeta e compagno di una vita dell'autore dell'"Urlo" è spirato domenica in una clinica del Vermont. Famosa la foto che Richard Avedon scattò a Peter e Allen, nudi e abbracciatiUn po' alla volta, quasi in punta di piedi, stanca di un mondo che ha smesso di ascoltarla, la "beat generation" si sta trasferendo in un'altra dimensione, o comunque si voglia definire il mistero dell'al di là. Domenica sera, in una clinica del Vermont, se n'è andato Peter Orlovsky, che unì il suo nome a quello di Jack Kerouac, di William Burroughs, di Gregory Corso e degli altri protagonisti della grande stagione della controcultura americana. Ma che, nella vicenda dei "battuti e beati", resterà per sempre come colui che fuse il suo percorso esistenziale e poetico con quello del più grande esponente del movimento letterario che sconvolse l'America tra anni 50 e 60, Allen Ginsberg, l'autore dell'Urlo.

Come Ginsberg, anche Orlovsky è stato stroncato da un tumore all'età di 76 anni. L'annuncio della scomparsa è stato pubblicato dal blog del Los Angeles Times. Ma la causa della fine è davvero un misero dettaglio. Perché Peter e Allen, assieme alla poesia, alla provocazione e alle idee, portarono sotto i riflettori dell'America anche il loro amore. La prima conclamata relazione gay, un'unione durata oltre trent'anni, fino al 1997, quando Ginsberg se ne andò all'età di 71 anni.

Si erano conosciuti nel 1954, quando Ginsberg, 28enne e non ancora una celebrità, vide nell'appartamento del pittore Robert La Vigne a San Francisco un quadro che ritraeva un uomo nudo, disteso su un divano, un mazzo di cipolle ai piedi. Era Peter. La Vigne fece incontrare i due e da quel momento Orlovsky divenne amante e segretario di Ginsberg, viaggiò per il mondo assieme a lui (in particolare in Marocco e India, dove abbracciò la fede buddista) in un rapporto vero, forte, eppure pienamente aperto. Fernanda Pivano la definì una relazione che "bruciava di amore e poesia".

La stessa Pivano, testimone e instancabile divulgatrice dell'epopea beat, raccontò che il 3 febbraio 1955 Orlovsky accettò il voto nuziale proposto da Ginsberg: l'impegno a possedersi e donarsi l'un l'altro fino a che non fossero andati insieme in Paradiso. Nel suo diario Ginsberg spiegò il voto in un lungo soliloquio in cui delineava l'equilibrio della coppia come basato sulla sua personale posizione di "maestro dei libri", mentre Peter era il "maestro del sesso".

"Maestro del sesso" ma anche poeta, Orlovsky, autore di una decina di raccolte. Tra le sue opere figurano Clean Asshole Poems and Smiling Vegetable Songs, Dear Allen, Ship will land Jan 23, 58, Lepers Cry, Straight Hearts' Delight: Love Poems and Selected Letters (con Ginsberg). Le sue poesie più significative sono state raccolte nel 1977 dalla City Lights Books, la casa editrice del "beat" Lawrence Ferlinghetti.

In realtà, il sodalizio tra Orlovsky e Ginsberg resse alla prova del tempo e della vita soprattutto perché il collante più autentico fu la loro profonda amicizia. Perché Peter non poteva reggere il confronto con l'impatto culturale di Ginsberg. Quello scompenso fu forse la radice della sua depressione cronica. E forse anche dei suoi "cedimenti" al richiamo dell'eterosessualità. Ma Ginsberg tenne Peter sempre vicino a sé, nonostante la promiscuità e anche dopo la fugace relazione di Orlovsky con William Burroughs, che aveva conosciuto nel 1957 durante un viaggio a Tangeri.

Alla fine, la sofferenza, la depressione, lo squilibrio, lo scandalo dell'America perbenista, l'irritazione dei salotti culturali ortodossi, l'occhio vigile dei servizi segreti, tutto scolora di fronte alla bellezza della foto in bianco e nero che Richard Avedon scattò a Peter e Allen, nudi in un abbraccio capace di sfidare, forse più di ogni parola e di ogni invettiva, la coscienza sporca di qualsiasi tribunale morale.

fonte:http://www.repubblica.it/persone/2010/06/01/news/e_morto_peter_orlowsky-4499557/

Kylie Minogue è sexy nel nuovo video All The Lovers

“All The Lovers“, primo singolo estratto dall’album “Aphrodite” di Kylie Minogue in uscita il 5 Luglio prossimo.
Oggi vi segnalo il video del brano e come al solito vi anticipiamo che la bella Kylie non ci ha affatto delusi. Il videoclip riprende momenti di travolgente passione tra una folla di amanti ai quali si erge come una dea “Afrodite” la bella Kylie Minogue, con gli amanti che, incastonandosi gli uni gli altri, rappresentano l’Olimpo.
Questo il video di “All The Lovers” diteci cosa ne pensate

coppie eterosessuali, gay e lesbiche si incontrano senza alcuna vergogna per le strade di una grande città. Il video è stato diretto da Joseph Khan.