
mercoledì 12 gennaio 2011
VARIANTI DI GENERE Laboratorio di analisi e approfondimenti verso il RomaEuroPride 2011

uesta due giorni di workshops e dibattiti è il naturale proseguimento di un variegato percorso assembleare, costituitosi a ridosso del Pride romano del 2010, esploso con l’appello "Noi non ci saremo", che ha successivamente dato vita al gruppo “Orgogliosamente lgbtiq”.
martedì 11 gennaio 2011
Diva Mon Amour: 15 gay raccontano 15 grandi icone

Diva Mon Amour, è il titolo del libro curato da Gaspare Baglio che ha come tema le icone omosessuali. All’interno del volume sono raccontate quindici storie di personaggi che amano e a loro volta sono amate dal pubblico gay. Si parte dalle icone internazionali come Madonna, Joan Crawford, Marlene Dietrich, fino ad arrivare a Samantha, Charlotte, Carrie e Miranda di Sex and the city.
Non potevano mancare le icone di casa nostra come Patty Pravo, Loretta Goggi, Viola Valentino. Da ricordare, inoltre, che altrettanti quindici scrittori hanno prestato la loro penna per raccontare questi miti lgbt (Alessio Arena, Franco Buffoni, L. R. Carrino e Insy Loan).
Combattiamo la deforestazione
Comincio l'anno con un video che dimostra la stretta correlazione dei nostri comportamenti consumistici
Fonte:http://causeeffettisoluzioni.blogspot.com/2011/01/combattiamo-la-deforestazione.html
INTOLLERANTE SARA' LEI

Pubblicato da sassicaia molotov a 11:03
Le parole con questa gente non servono più.
Anche le parole sono state svuotate di ogni significato da questa classe politica.
Pensate solo alla parola "Libertà".
Le parole sono importanti, ma Moretti lo diceva tanto tempo fa.
In mano a loro non contano più un cazzo.
E tu, popolo, dovresti interloquire con gente che non parla più neanche la tua lingua.
Se tre ragazzini bestemmiano doviziosamente ed istintivamente in uno di quei format di merda c'è la gogna, se lo fa il Buffo Omino di Arcore bisogna contestualizzare.
Neanche i termini "dissenso", "protesta", "terrorismo" o "valore" non significano più una cippa.
Il "dissenso" e la protesta ti pongono automaticamente "fuori" dai traffici ed i business che si svolgono allegramente sotto i nostri culi: c'è da fare un inceneritore, un rigassificatore, una centrale nucleare, un tratto di TAV, un nuovo ospedale inutile, un ponte tra Capraia e la Corsica, il tutto come, quanto e perché pare a loro; quello che importa, l'unica cosa che importa, sono i soldi che girano. I nostri soldi che amministrano come fossero i LORO soldi e solo i loro.
I referendum non li caga più neanche chi li promuove; è un istituto che ha perso significato, spinto all'eccesso dopo quelli storici su divorzio ed aborto.
Perché dovrebbe essere chi sta ben retribuito e ben assiso sulla sua poltroncina legiferare in nome di tutti gli italiani.
Quindi la classe politica attuale ha deciso che fa come cazzo gli pare e guai a chi fiata.
E allora quando le parole non servono più si passa ad altro.
Ad esempio, ieri mi leggo di come quella forma di vita su cui si dovrebbe studiare la curva parabolica ascensionale dell'involuzione del comportamento nei ceppi etnici suini e segnatamente Mario Borghezio, se n'è uscito con la solita favoletta del sud lavativo mettendo come icona i terremotati abruzzesi.
I quali, oltre a vedersi tuttora la città ad uno spettro inquietante e desolato, con tutti i segni possibili ancora visibili, hanno dovuto sopportare imprenditori ridens, militarizzazioni, manganellate ed - en passant - lo sradicamento totale della propria vita, non senza il simpatico fardello di qualche tremendo lutto.
E allora sarebbe l'ora di farla finita con le parole.
Le loro, però.
Borghezio a Livorno non viene.
Non può venire.
Perché l'ultima volta che c'ha provato è finita così:
Io c'ero.
Non ero fra quelli che hanno avuto scontri con le forze dell'ordine ma c'ero.
Una giornata allucinante che, tanto per ribadire, dimostrò anche la gestione delinquenziale del coordinamento Comune-Questura, visto che l'incontro del suino leghista venne spostato ad un orario perfetto per accogliere gli ultras appena usciti da Livorno - Messina che si giocava alle 15.
Ma tant'è, ero all'imbocco degli Scali Finocchietti dove c'era una nutrita rappresentanza di gente che non aveva proprio l'aspetto del militante, anziani, famiglie con carrozzine al seguito, ragazzini, gente affacciata alle finestre, tutti ad urlare il proprio schifo verso quell'essere.
Ritorno sulla frase "Non condivido ciò che pensi ma darò la vita affinché tu possa dirlo".
Quello della città fu un fiero rigurgito di autodifesa, di distinzione alla marea nera di schifo che ci sta togliendo l'uso della parola e delle sue applicazioni.
E sarebbe una buona cosa se questi individui dovessero cominciare a non poter andare troppo in giro.
Perché Borghezio ha provato a tornare due anni dopo ma non gli è stato permesso di venire.
Motivi di ordine pubblico.
Ci va bene anche passare per intolleranti, nella loro lingua, o neolingua.
Se solo penso a cosa significa per loro libertà sono in una botte di ferro.
(nella foto: un livornese festeggia la cacciata di Borghezio nella piazza di un vicino borgo abitato da bifolchi che si muovono in curiosi barrocci)
Fonte:http://iltafferugliointeriore.blogspot.com/2011/01/intollerante-sara-lei.html
domenica 9 gennaio 2011
Una regista transessuale thailandese lotta contro la censura.
Bangkok, (EFE) .- La regista del primo film che denuncia l'esclusione dei transessuali in Thailandia ha dovuto affrontare la censura, accusata di aver fatto un film pornografico e immorale che mina la reputazione di tolleranza per la collettività."Insects in the Backyard" opera prima di Tanwarin Sukkapasit lei ha interpretato se stessa, racconta la storia semi-autobiografica di un padre single con due figli adolescenti che si vergognano di lui a causa del suo orientamento sessuale e la prostituzione per allontanarsi da casa.
Il film è stato ben accolto dal pubblico quando è stato presentato a settembre a Toronto e, dopo questo successo, il film è stato presentato due mesi fa al Festival Internazionale del Cinema di Bangkok.
Ma quando a dicembre ha chiesto di proiettare il film nelle sale commerciali, la sua domanda è stata respinta senza alcuna spiegazione.
"Io non dico niente, ma poi ho saputo da amici e dalla stampa che non piacevano alcune scene", ha detto Efe regista che è nata 37 anni fa nel corpo di un uomo, ma da molto giovane cominciò a sentirsi donna.
Sukkapasit si appellò contro la decisione dinanzi al ministero della Cultura, che ha dichiarato di essere disposto a sollevare il veto se saranno eliminate tutte le scene di sesso esplicito gay, studenti in uniforme impegnati nella prostituzione e il sogno del bambino, che ha ucciso suo padre.
La regista ha rifiutato i tagli, adesso rischia così una multa fino a un milione di bat (circa $ 33.000), il doppio del budget del film.
la pornografia è illegale in Thailandia.
"Naturalmente ci sono molte scene forti, la violenza e il sesso, non solo omosessuali, ma non più dei film di Hollywood. Esso possono essere visti da ogni adulto", sostiene la regista.
A suo parere, la commissione censura presieduta dal primo ministro thailandese Abhisit Vejjajiva, "è come un dinosauro che non capisce film, lui ritiene che tutti i thailandesi sono così ignoranti come lui e quindi limitare la loro libertà".
Sukkapasit lamenta che nel suo paese, i transessuali sono rimasti ai bordi del cinema comico, che ha giocato in innumerevoli occasioni, come riflesso di una società che si vanta di tolleranza in superficie, ma di fatto continua essere "profondamente conservatrice."
"E ' un atteggiamento paternalistico, perché la gente sa cosa sta succedendo e accetta la cultura moderna più dei propri governanti. E' triste che una persona con 18 anni voti alle elezioni democratiche, ma non e abbastanza matura per vedere i miei film", si lamenta .
E 'anche qualcosa di contraddittorio che gli stessi funzionari che vietano il suo film la ingaggino per dare lezioni di cinema presso le università, in cui è vestita come una donna truccata e nessuno arrossire per esso.
"Dieci anni fa, non avrei mai avuto il coraggio di apparire bene in pubblico, ma lentamente le cose stanno cambiando e non è più un argomento tabù per la maggior parte dei thailandesi", ha detto Sukkapasit.
La regista appartiene a una nuova generazione guidata da Apichatpong iconoclasta Weerathakul, il film più famoso nella storia della Thailandia, dopo aver vinto la Palma d'Oro per la migliore regia a Cannes nel 2010.
Ai suoi tempi, il gay dichiarato Weerathakul ripetutamente ha affrontato la censura, e si lamenta che le autorità lo aiuti solo nei film epici con riflessi nazionalisti.
La regista di "Insetti nel Backyard", il cui titolo è una metafora di come i transessuali sono visti come non esseri umani che la società chiude a chiave nel cortile di casa, ha detto che avrebbe sollevato il suo caso in tribunale fino a quando non verrà eliminata la legge "antidemocratica".
Fonte:http://www.ultimahora.com/notas/392776-Una-cineasta-transexual-lucha-contra-la-censura-tailandesa
Brasile: Transessuale partecipa del undicesima edizione del Big Brother.


Dal Brasile arriva la notizia che nel "Big Brother" che sarebbe come il nostro " grande fratello", in questa undicesima edizione, ci sarà per la prima volta, la partecipazione di una transessuale. Per tutta questa settimana, numerose notizie coinvolgono il nome della bruna Ariadna Thalia Arantes. Parrucchiera di Rio di Janeiro, belle curve, 1,72 . Il sito web del famoso reality show, rivela che a quanto pare le foto sexy della brunetta apparse in vari siti di annunci in Spagna, dove lei appare bionda. L'ingresso della trans al programma ha suscitato polemiche dopo l'uscita del suo nome, le foto su un sito web di annunci che Ariadna era una transessuale, che l'informazione è stata confermata dalla tv Globo Giovedi scorso. A soli 26 anni. Sarà la prima transessuale a partecipare al "reality" del canale TV più importante in Brasile, TV Globo.

Fonte:http://coletivo.maiscomunidade.com/conteudo/2011-01-08/variedades/1884/ARIADNA-%C3%83%E2%80%B0-MIST%C3%83%E2%80%B0RIO-DE-EDI%C3%83%E2%80%A1%C3%83%C6%92O-DE-REALITY.pnhtml
Anamor: "I'm (not) a ladyboy"

La cantante di casa a Miami è uscita con il suo nuovo disco Memelo, con cui è pronta a far ballare anche l'Europa. E nel brano I'm a Ladyboy risponde con ironia a chi mette in dubbio la sua femminilità. Intervista e gallery.
di Marco Agustoni
Guarda la fotogallery di Anamor
Dopo il successo latin dance di Damela sì e il provocante video di Memelo, Anamor, cantante tutta italiana ma con l'America (sia Latina che non) nel cuore, di base a Miami, esce con il suo nuovo album prodotto da Universal. Il titolo, giusto per andare sul sicuro, è proprio Memelo. L'abbiamo sentita durante le registrazioni del video del nuovo singolo I'm a Ladyboy.
Cominciamo dalle sue origini...
Io sono cento per cento italiana, calabrese e un po' siciliana, anche se il mio bis abuelo è di Cuba, ma si tratta di centottanta anni fa. Qui in America la stampa ha giocato molto su queste mie origini cubane, ma io sono molto fiera di essere italiana.
Ora vive a Miami: come è finita negli Stati Uniti?
È cominciato tutto da Cuba, per l'appunto. Ero andata lì a girare il video di Noche de amor sei anni fa. Lì è nato il progetto Anamor. Da Cuba sono andata a Cannes e da Cannes negli Stati Uniti. Damela sì ha fatto ballare tutti negli Stati Uniti e... ora sto qui, mi sono sposata e ho la mia etichetta. Ogni tanto l'Italia mi manca, ci torno volentieri, perciò facciamo avanti e indietro io e mio marito, che è loco per il nostro Paese.
Come è nato il disco Memelo?
Dopo De lo tanto que te amo, che è uscito qui negli Stati Uniti e in Spagna, un anno e mezzo fa abbiamo cominciato a lavorare a questo progetto, con suoni nuovi e un'immagine nuova. Sono canzoni molto internazionali... e poi c'è Memelo, che è un pezzo molto allegro, in Spagna sono impazziti per il video e spero che si divertano anche in Italia.
Come definirebbe la sua musica?
Non mi interessano i generi. Io cerco solo di portare allegria con canzoni solari come I'm a Ladyboy, perché altrimenti con tutti questi problemi che abbiamo...
Che ruolo ha la sensualità nella sua musica?
Credo che sia una cosa naturale, non costruisci la sensualità, ci nasci. Come il carisma o la bellezza, ma anche la generosità o la cattiveria, sono cose che hai già dentro.
Come si è ritrovata ad essere un'icona gay?
È cominciato tutto negli Stati Uniti. Credo che un'italiana che ha fatto il mismo lavoro negli anni '80 sia Ivana Spagna, con la musica dance. Ho fatto questo grande tour gay facendo tappe in tutti gli States, da New York a San Francisco. Devo dire che il mondo gay è molto attento e raffinato, ama le cose particolari e non sopporta la banalità.
I'm a Lady Boy [nda: in inglese “lady boy” significa transessuale] è un brano che gioca sull'ambiguità...
Ci sono molte persone che per il mio timbro o per i tratti del mio viso dicono che non è possibile che io sia una donna, che sono un trans. In Spagna hanno giocato molto su questa cosa, senza che lo volessi. In Memelo dico che “la gente habla, dice que soy un transexual”. I'm a Ladyboy è un modo di giocare con l'uomo, che è affascinato da questo tipo di bellezza... è un po' una risposta ironica.
In Breathe in duetta con Marta Sanchez...
Sì, la canzone è nata dopo il successo in Spagna di Memelo. A lei la canzone è piaciuta molto e abbiamo cantato assieme, tutto qui. Lei è una star in Spagna, in Messico, qui a Miami...
C'è una canzone a cui è più affezionata del disco?
Oh Baby No. Estoy loca per le ballate...
Come sono i suoi live?
Sono spettacoli allegri, pieni di energia e con molti ballerini, anche perché salvo le tre ballate tutti i pezzi dell'album sono dance.
Qualcosa da aggiungere?
Un besito all'Italia... non vedo l'ora di tornare!
Fonte:http://mag.sky.it/mag/musica/2010/12/23/anamor_intervista.html
giovedì 6 gennaio 2011
Celebrità transessuale: Renée Richards, la transessuale che ha fatto storia nel tennis

Richard Raskind nacque a New York il 19 Agosto del 1934. Capitano della squadra di tennis del suo liceo, l’ Horace Main School, a 15 anni vinse il torneo di singolare del campionato interscolastico tra istituti privati della East-Coast. All’università di Yale fu ancora capitano del team di tennis e si laureò poi alla Medical School di Rochester, divenendo un chirurgo oculista; servì nella marina americana come tenente capitano e nel 1972 vinse i campionati americani over 35.
Perché stiamo parlando di Richard Raskind? Bè, in parte perché è quasi Natale e di tennis giocato non ce n’è. Ma il motivo principale è che siamo recentemente incappati in un film TV sulla sua storia - intitolato "Second Serve", preso dalla sua prima autobiografia - interpretato nientemeno che da Vanessa Redgrave.
Altre due domande dovrebbero ora seguire: per quale motivo è stato girato un film su un oculista / tennista (semi)amatoriale degli anni ‘60? E, soprattutto, per quale ragione è stata scelta una donna - e che donna! - per interpretare il suo ruolo? Tutti i tasselli del puzzle dovrebbero essere al loro posto e, a questo punto, ormai qualsiasi stupore smorzato nel dirvi che nel 1975 Richard Raskind, dopo essersi sposato, essere divenuto padre ed avere divorziato, divenne legalmente e fisicamente Renée Richards, la prima atleta transessuale della storia del nostro sport.
Tutto qui? Neanche per sogno! Dopo aver trapiantato la sua vita e l’attività di chirurgo sulla West-Coast, Renée, già quarantenne, iniziò a giocare diversi tornei femminili, sino a quando la stampa non scoprì il suo passato e la accusò di essere un uomo mascherato da donna. La USTA le negò la possibilità di giocare lo US Open, sostenendo che l’operazione di riassegnamento sessuale non poteva cambiare una persona dal punto di vista genetico, e che la Richards non avrebbe passato il test cromosomico adottato dal Comitato Olimpico. Le autorità del tennis giustificarono la loro decisione con quella che Renée ribattezzo “the floodgate theory” (“flood” significa flusso e “gate” cancello), a dire che se fosse stato permesso a lei di giocare, orde di uomini avrebbero invaso il circuito femminile e fatto a pezzi le varie Chris Evert ed Evonne Goolagong. “Quanto devi desiderare di diventare un campione di tennis se sei disposto a farti tagliare il pene per farcela?” fece notare ironicamente la Richards.Renée divenne in quegli anni un baluardo delle minoranze, dagli hippy agli omosessuali, passando attraverso carcerati, neri, ispanici e naturalmente transessuali, che la convinsero a trascinare la USTA in giudizio - “Sembrava che tutto il mondo volesse che diventassi la loro Giovanna d’Arco” - sino alla sentenza della Corte Suprema di New York che nel 1977 le permise di prendere parte allo US Open - 17 anni dopo la sua ultima partecipazione al torneo maschile - nel quale tuttavia la nostra eroina fu sconfitta al primo turno da Virginia Wade.
“Dopo che vinse la causa le altre giocatrici stavano uscendo di testa,” ricordò Billie Jean King -
sua frequente compagna di doppio di quegli anni - in occasione dell’uscita della seconda biografia di Renée, No Way Renée: The Second Half of My Notorious Life. “Io dissi: ragazze, è una donna, quindi giocherà. Fatevene una ragione!”Ma in molte faticarono a mandar giù la faccenda, tanto che, ad esempio, ben 25 su 32 si ritirarono dal Tennis Week Open tenutosi a South Orange, New Jersey, come documenta questo interessante articolo del tempo di Sports Illustrated.
“Lo fai per i soldi?” le chiese Caroline Stoll, quindicenne appena sconfitta 6-1 al terzo al primo turno di quel torneo.
“È assurdo, Caroline,” tentò di farla riflettere Renée. “Guadagno centomila dollari l’anno facendo l’oculista. Tu cambieresti sesso per un milione?”
“Non è giusto,” disse però la Stroll in conferenza stampa. “Avete fatto caso alle sue braccia? È da quelle che ottiene tutto quello spin e la potenza al servizio.”
“Avete mai visto una donna tirare un colpo del genere?” le fece eco Linda Thomas dopo aver assistito a un suo rovescio vincente. “Ogni giorno fa qualcosa di diverso. Sicuramente non ci ha ancora mostrato tutto ciò di cui è capace…”
Più diplomatica la diciassettenne Linda Antopolis che, grazie anche al sole cocente del pomeriggio e ai 25 anni di vantaggio sulla sua avversaria, sconfisse Richards in semifinale. “Sarà difficile avere a che fare con lei, perché ha un vantaggio fisico. Ma ne ha ogni diritto: tutti i grandi atleti hanno una qualche superiorità fisica, è questo che distingue i campioni,” commentò.
Sarcastico e tagliente come sempre, Ilie Nastase - con il quale Renée raggiunse la semifinale nel doppio misto allo US Open del 1979 - disse invece: “Se indossa un completino da donna, perché non permetterle di giocare? Questa è la dimostrazione di quanto siano forti le tenniste: potrebbe essere loro madre, eppure si lamentano… Hanno paura!”
La carriera professionistica di Renée durò appena dal 1977 all’81, quando la Richards si ritirò, all’età di 47 anni, senza avere mai vinto un titolo sul circuito WTA ma avendo raggiunto il 20° posto nella classifica di singolare e la finale del doppio allo US Open del 1977 (in coppia con Betty-Ann Stuart, persero da Martina Navratilova e Betty Stove), oltre ad aver sconfitto giocatrici quali Hana Mandlikova, Pam Shriver, Silvia Hanika e Virginia Ruzici. Successivamente si dilettò nel fare l’allenatrice - seguì Martina Navratilova tra il 1981 e l’83 - prima di tornare alla medicina, professione che ancora oggi esercita quale primario di oculistica al Manhattan Eye, Ear and Throat Hospital di New York.
“Mi infastidisce,” ha dichiarato amareggiata in recenti interviste: “Quando morirò il mio necrologio dirà: tennista transessuale Dottor Renée Richards, e io non posso farci niente. All’inizio, dopo essermi trasferita in California, ho avuto delle storie d’amore, ma dopo che hanno scoperto il mio passato… È necessaria molta forza per avere una relazione con una donna che un tempo è stata un uomo, specie se tutti lo sanno. Ho dei rimpianti riguardo a come sono andate le cose; sarei potuta tornare al mio ufficio e decidere di avere una vita normale, ma ho preso la fatale decisione di combattere una battaglia legale per poter giocare a tennis da donna. A volte immagino come sarebbe potuta essere la mia vita se avessi scelto diversamente… ”
A seguito dell’evoluzione della società civile e degli sviluppi della legislazione sportiva in tema di transessualità, le posizioni della Richards suonano oggi controverse per un’atleta che è stata a suo tempo un baluardo - probabilmente involontario - dei diritti civili: “Il CIO ha deciso che gli atleti transessuali possono competere alle Olimpiadi se sono passati 2 anni dal cambio di sesso (è inoltre richiesto che vi sia stato il riconoscimento legale nel paese di appartenenza dell’atleta e che questo sia stato sottoposto alle adeguate cure ormonali per un congruo lasso di tempo, ndr)? Bè, peggio per loro. Io chiesi di giocare lo US Open, ma avevo 40 anni. Chris Evert e Tracy Austin ne avevano 20 di meno, non avevo alcuna chance contro di loro…”
Nel 1999 Tennis Magazine pubblicò su Renée un articolo dal titolo "Regrets, She's Had a Few," implicando i suoi rimpianti e il pentimento della Richards in relazione al suo cambio di sesso. “Avrei preferito non vivere l’esperienza di trascorrere metà della mia vita da uomo e l’altra metà da donna,” ha commentato lei: “Avrei preferito non nascere o diventare transessuale, ma una vita da uomo sarebbe stata per me impossibile. Per molti è così! Ricevo molte lettere di uomini sulla quarantina che vogliono affrontare il cambio del sesso, ma io li dissuado. Va bene se hai 20 anni, ma non se sei sposato e hai dei figli… ”
Resterebbe da chiarire la questione se le atlete transessuali abbiano un effettivo vantaggio rispetto alla competizione (è evidente che la questione non si ponga per gli atleti nati donna e successivamente divenuti uomini). Ebbene, alcune teorie sostengono addirittura il contrario, che le atlete transessuali, a seguito delle terapie ormonali e, per esse, a fronte di una muscolatura divenuta simile (a parità di peso) e una equivalente distribuzione e percentuale di massa grassa rispetto alle loro colleghe, conservano comunque la struttura ossea (più pesante) di quando erano uomini, e quindi hanno maggiore difficoltà negli spostamenti.
Ad oggi, e a seguito della decisione del CIO risalente al 2003, praticamente tutte le federazioni internazionali e nazionali di ogni disciplina sportiva hanno aperto i cancelli ad atleti ed atlete transessuali. Fa ancora eccezione l’LPGA tour di Golf, ancorato al proprio regolamento che vuole i suoi membri “nati donna”, ma che probabilmente sarà presto costretto a cambiare idea dalla causa che un ex poliziotto californiano, oggi la cinquantasettenne Lana Lawless - letteralmente, senza legge - gli ha intentato quando si è vista negare l’iscrizione al campionato del mondo per il drive più lungo, che la signora già aveva vinto nel 2008. Va detto che altri circuiti professionistici di golf, tra i quali quello Australiano ed Europeo, hanno invece cambiato il loro regolamento per permettere alla danese Mianne Berger di partecipare regolarmente ai tornei da loro organizzati.
Dopo Renée, una sola altra tennista transessuale ha calcato i campi del circuito professionistico: la trentasettenne cilena Andrea Paredes, sconfitta 6-0, 6-0 in 25 minuti dalla scozzese Nicola Slater al torneo di Buenos Aires del 2009. Anche in questo caso, per le donne-nate-donne il pericolo è stato scampato.
Roberto Paterlini
Fonte:http://www.digayproject.org/Archivio-notizie/la_transessuale.php?c=3891&m=15&l=it
Palermo approva una mozione contro l'omofobia
Il Comune di Palermo ha approvato all’unanimità una mozione anti-omofobia presentata dalla consigliera del PDL Stefania Munafò e scritta insieme ad Arcigay Palermo.
Palermo è la prima grande città italiana a dotarsi di una risoluzione “per l’analisi dei fenomeni di discriminazione e violenza contro le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), la sensibilizzazione delle pubbliche amministrazioni e della pubblica opinione e la promozione di azioni positive contro omofobia, intolleranza e discriminazione”.
La mozione è stata uno degli obiettivi primari del Coordinamento Stop Omofobia di Palermo, che unisce tutte le associazioni LGBT epiù di 50 altre realtà associative e politiche presenti in città, e che ha costruito un percorso di dialogo con tutte le forse politiche e le istituzioni.
E’ lo stesso percorso che ha portato ad un pride che ha visto la partecipazione di quasi 20.000 persone e la realizzazione di decine di eventi, un pride costruito con modalità inclusive e che ha guadagnato l’appoggio di istituzioni e soggetti privati. Una modalità di lavoro, basata sulla considerazione che i diritti umani e civili sono un patrimonio di tutt*, che ha ottenuto risultati importanti.
Il Coordinamento Stop Omofobia esprime grande soddisfazione per l’approvazione, e per il fatto che tale approvazione sia stata all’unanimità.
Ringraziamo i consiglieri comunali che hanno saputo comprendere lo spiritio della mozione e dare in modo unitario una prima risposta alle istanze della comunità LGBT.
Si tratta di una tappa importante, e dell’avvio di un lavoro di sensibilizzazione, analisi, e prevenzione della discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, in stretta collaborazione tra Coordinamento ed Istituzioni.
Daniela Tomasino, Arcigay Palermo
Il testo della mozione
Comune di Palermo
Gruppo Consiliare PDL
Considerato che un problema oggi abbastanza rilevante per la nostra
società e sul quale si sono espresse diverse Istituzioni riguarda
l’omofobia, che può essere definita come una paura e un’avversione
irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche,
bisessuali e transessuali, basata sul pregiudizio e analoga al razzismo,
alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo. Con il termine
“omofobia” quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti,
pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità o alle persone
omosessuali. Tenuto Conto che il Parlamento Europeo il 18 gennaio 2006
ha approvato più risoluzioni attraverso le quali invita gli Stati
membri ad agire per contrastare i diversi fenomeni in cui la omofobia si
manifesta. La Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 3
stabilisce che: o tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’articolo 2,
comma 1 recita: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le
libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione
alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di
religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o
sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” La Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione Europea all’articolo 1 recita: “La
dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.
E all’articolo 21 ribadisce: “E’ vietata qualsiasi forma di
discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore
della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche,
la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni
politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza
nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze
sessuali”. Infine, il 17 maggio del 1991 l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) ha dichiarato l’omosessualità una “variante naturale
del comportamento umano”.
Visto che ciò nonostante la cultura diffusa ancora oggi nella nostra
società, spinge a considerare le persone omosessuali e transessuali come
perverse o malate, rendendole spesso oggetto di scherno e
discriminazione e obbligandole a nascondersi e spesso a rinunciare, per
paura di essere scoperte, al diritto di denunciare maltrattamenti,
percosse, mobbing, furti o ricatti.
Purtroppo non esistono però, specifiche politiche tese a contrastare
le forme di discriminazione nei confronti di queste persone, anche se la
lotta all’omofobia non riguarda solo le persone omosessuali e
transessuali, ma interessa la collettività tutta, soprattutto se si
considera che per queste persone le difficoltà a manifestare il proprio
“io” ed il proprio essere, le hanno sin dalla scuola, non sempre
adeguatamente preparata ad affrontare l’argomento. I ripetuti e recenti
episodi di violenza e di aggressione omofobica dimostrano senza dubbio e
con drammatica evidenza il clima di intolleranza e di insicurezza cui è
sottoposta l’intera categoria dei cittadini omosessuali.
Si chiede al Signor Sindaco di volere dare disposizioni alle
Istituzioni ad aderire ad ogni iniziativa che venga proposta contro la
discriminazione degli omosessuali, oltre che a predisporre una vasta
campagna di sensibilizzazione del cittadino al problema, sin dall’età
adolescenziale, favorendo la nascita di iniziative formative all’interno
delle scuole e predisponendo un piano di sicurezza, in accordo con le
forze dell’ordine, al fine di prevenire eventuali aggressioni alle
persone LGBT, contrastando così ogni forma di violenza e/o di
discriminazione basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di
genere. E’ impensabile che in una società all’avanguardia come la
nostra, si debba ancora assistere a forme di violenza e discriminazione
sessuale che sono lesive dei principi costituzionali di libertà e di
dignità umana sui quali si fonda la nostra stessa Costituzione.
Si invita inoltre il Comune di Palermo a:
a)aderire alla rete Ready – Rete Nazionale delle Pubbliche
Amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e
identità di genere.
b)promuovere la costituzione di un osservatorio (con amministrazioni,
prefettura, associazioni, mondo del lavoro) per l’analisi dei fenomeni
di discriminazione e violenza contro le persone LGBT (lesbiche, gay,
bisessuali, transessuali), la sensibilizzazione delle pubbliche
amministrazioni e della pubblica opinione e la promozione di azioni
positive contro omofobia, intolleranza e discriminazione.
IL CONSIGLIERE COMUNALE Stefania Munafò
Fonte:http://www.arcigay.it/palermo-mozione-contro-l039omofobia
Giudice trans eletta negli Stati Uniti
Fonte:http://www.cultureclashdaily.com/page1111353.php
2010: un anno di notizie sul mondo LGBT
Scritto da Andrea Tornese il 2 gennaio 2011
GENNAIO - Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2009 e con l’inizio del 2010, quando in New Hampshire entra in vigore la nuova legge, approvata a giugno del 2009, che consente alle coppie omosessuali di sposarsi, almeno 150 persone si radunano nella piazza della capitale dello Stato, Concord, per assistere ai primi matrimoni di gay e lesbiche. Il New Hampshire è il quinto Stato americano a consentire le nozze tra coppie omosessuali dopo Massachusetts, Vermont, Connecticut e Iowa.
Con l’unione di Friedrich Bauer (76 anni) e Herbert Tomecek (67) debutta anche in Austria la nuova legge sulle Partnership registrate che riconosce alle coppie omosessuali pari diritti e doveri delle coppie eterosessuali, salvo alcune restrizioni.
Mariela Castro, direttrice del Centro nazionale di educazione sessuale (Cenesex) di Cuba, si scontra con i ”pregiudizi” del governo di suo padre Raul nella lotta per i diritti del mondo omosessuale e transessuale. ”Ci sono delle resistenze malgrado ci sia stato un appoggio politico: ci sono contraddizioni nel prendere le decisioni”, hadichiarato oggi Mariela Castro, figlia di Raul Castro, nel presentare all’Avana il V Congresso cubano di educazione, orientamento e terapia sessuale, e chiedendo una legge sulle unioni civili. A Cuba, dove gli omosessuali sono stati normalmente oppressi, l’educazione sessuale e’ stata dichiarata ”politica di stato” nel Congresso del Partito comunista cubano (Pcc) del 1975.
FEBBRAIO - L’11 febbraio, il parlamento portoghese dà il via libera definitivo, in seconda lettura, al disegno di legge che introduce anche in Portogallo il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La normativa, adottata con l’appoggio di socialisti, verdi, comunisti, ed estrema sinistra, verrà firmata dal presidente della repubblica portoghese Anibal Cavaco Silva il 17 maggio successivo. Cavaco Silva, ex-leader del partito conservatore Psd e cattolico praticante, annunciando la sua firma non ha nascosto di essere in disaccordo con la riforma, ma ha detto che – ”a causa della grave situazione del paese” e per evitare ulteriori e inutili divisioni nazionali – ha deciso ”di promulgare la legge che permette il matrimonio fra persone dello stesso sesso”.
MARZO - Il 4 marzo entra in vigore la legge approvata a dicembre 2009 dal governo di Città del Messico che consente il matrimonio tra persone lgbt. Le prime unioni si celebreranno l’11 marzo e dopo un mese ne saranno già state celebrate 88, di cui 38 tra coppie di donne e 50 tra coppie di uomini. Il primo matrimonio gay ”internazionale”, come lo hanno battezzato i media locali, si svolgerà il 21 marzo a Citta’ del Messico: a sposarsi con il produttore teatrale messicano Rodrigo Cervantes, sarà l’architetto italiano Mirko Marzadro, attualmente impegnato come ricercatore nell’Università Iuav di Venezia.
Il 6 agosto la Corte suprema messicana sancirà la costituzionalità della legge sul matrimonio omosessuale varata nella capitale, rigettando un ricorso contro il provvedimento presentato dal governo federale. Il 17 agosto la stessa corte darà il suo favore, quasi unanime (9 giudici su 11), anche all’adozione da parte delle coppie gay sposate.
Dopo decenni di ‘rumors’, il trentottenne cantante portoricano Ricky Martins fa coming out e sul suo sito www.rickymartinmusic.com scrive di essere ”orgoglioso di essere gay”. ’E’ stato un processo – scrive il noto cantante – molto intenso, angosciante e doloroso ma anche liberatorio. Oggi accetto di la mia omosessualita’ come un regalo che mi da’ la vita. Mi sento benedetto di essere quello che sono”.
Nel 2008 Ricky Martin e’ diventato padre di due gemelli nati dal parto di una donna che ha ‘affittato’ il suo utero.
APRILE - Tra anti-capitalismo e omofobia: ”I polli transgenici hanno ormoni femminili, per questo gli uomini che li mangiano hanno deviazioni nel loro ‘essere uomo”’. È la teoria del presidente boliviano Evo Morales che il 21 aprile inaugurando a Cachomba un forum internazionale sui cambiamenti climatici ha rintracciato nei polli transgenici la causa dell’omosessualità e criticato altri prodotti capitalistici come Coca Cola, piatti e bicchieri di plastica scartabili.
Il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso non e’ un obbligo per tutti gli Stati europei. Lo e’ solo per quelli in cui gia’ esiste una legislazione in tal senso. E’ quanto prevede la risoluzione votata il 29 aprile dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa per contrastare le discriminazioni sulla base del’orientamento sessuale e l’identita’ di genere. E’ stato cosi’ accolto l’emendamento proposto da Luca Volonte’, presidente del Partito popolare europeo presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Il testo originale della risoluzione, infatti, prevedeva l’obbligo per tutti gli Stati di dare riconoscimento legale alle coppie omosessuali. Nella risoluzione si sottolinea comunque come ”la negazione dei diritti alle famiglie de facto formate da lesbiche, gay, bisex e transessuali in molti Stati membri del Consiglio d’Europa deve essere presa in esame”, sia sotto il profilo del riconoscimento legale sia sotto quello della protezione di queste famiglie.
MAGGIO - Il 4 maggio il Parlamento danese approva una legge che consente alle coppie gay unite legalmente nel ”partenariato registrato” di adottare dei figli.
La Danimarca è stata il primo paese del mondo a consentire ai gay, 1989, la possibilita’ di unirsi legalmente con gli stessi diritti che hanno le coppie eterosessuali con il matrimonio civile. Anche il matrimonio religioso è entrato all’ordine del giorno e i sondaggi rilevano una maggioranza favorevole perfino fra i preti ed i vescovi.
L’8 maggio sfila per le strade della capitale Vilnius il primo gay pride lituano sotto la stretta sorveglianza delle forze dell’ordine. La polizia è costretta a lanciare gas lacrimogeni per difendere gli oltre 300 partecipanti alla manifestazione contestata da circa 2.000 militanti anti-gay che hanno lanciato bottiglie, pietre e petardi contro la comunità lgbt, i poliziotti e i giornalisti. Diciannove persone fra i contestatori omofobi sono stati arrestati.
Decine di neonazisti attaccano, il 22 maggio, il gay pride a Bratislava, il primo mai organizzato nel Paese, costringendo il migliaio di partecipanti a rinunciare alla manifestazione.
Il comune di Mosca annuncia il 20 maggio, per il quinto anno consecutivo, il divieto allo svolgimento del gay pride previsto per il 29 maggio. Dal 2006 la comunità lgbt russa ha tentato ogni anno di organizzare parate a Mosca, nonostante il veto del comune: ma hanno ricevuto percosse e ingiurie, spesso anche dai poliziotti. In quell’anno vittima delle percosse caddero anche il radicale Marco Cappato e l’allora deputata di Rifondazione Vladimir Luxuria. Anche quest’anno una ventina di militanti hanno provato comunque a sfilare ma appena intravista la polizia hanno preferito scappare.
Il sindaco di Mosca Iuri Luzhkov nelle settimane precedenti aveva parlato senza mezzi termini della sua antipatia per i gay: definendo i gay pride “un’opera satanica” e che ha fino a quando manterrà il suo posto gli omosessuali non potranno organizzare manifestazioni.
GIUGNO - Il 6 giugno sfila per le strade si San Paolo la “Parada gay” che giunta alla sua 14° edizione e con 3 milioni di partecipanti si conferma la più grande manifestazione dell’orgoglio lgbt al mondo.
L’11 giugno è il turno del gay pride di Tel Aviv. All’evento, probabilmente il più grande del Medio Oriente, hanno aderito esponenti politici di spicco, fra cui la leader di Kadima (opposizione) Tzipi Livni e diversi parlamentari di partiti di sinistra. Uno degli organizzatori ha precisato che la novita’ di quest’anno è che anche il Likud, principale partito di governo (destra laica), mostra adesso maggiore apertura verso le necessita’ degli omosessuali e delle lesbiche in Israele, aiutati anche con finanziamenti pubblici.
Il 13 giugno è invece la volta della comunità lgbt turca: circa 300 gay, lesbiche e transessuali turchi sfilano nel centro di Istanbul denunciando le discriminazioni cui sono sottoposti nel paese a maggioranza musulmana. ”Gli omosessuali muoiono e lo Stato non lo vede”, hanno denunciato i partecipanti, che hanno letto i nomi di diversi gay uccisi negli ultimi mesi.
Contrariamente a gran parte dei paesi musulmani, la Turchia non reprime l’omosessualita’, ma non offre neppure una protezione specifica ai gay, sottoposti a forti pressioni sociali e vittime di numerosi atti omofobi.
Il fronte dei diritti lgbt si estende ancora: l’11 giugno il parlamento dell’Islanda approva all’unanimità una legge che consente i matrimoni fra omosessuali. Il provvedimento, approvato con il sì di tutti i 49 parlamentari dell’Althing (assemblea), aggiunge le fattispecie “fra uomo e uomo” e “fra donna e donna” alle unioni civili fra uomo e donna. Tra le prime coppie ad usufruire della legge, nel giorno della sua entrata in vigore, il 27 giugno, c’è quella formata dalla presidente islandese Johanna Sigurdardottir e la sua compagna, Jonina Leosdottir.
L’Argentina è quindi diventata il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.
Pochi giorni prima, il 7 luglio, la governatrice repubblicana dello Stato delle Hawaii Linda Lingle aveva posto il veto alla legge sulle unioni civili tra omosessuali approvata il 30 aprile scorso dal Parlamento statale. Il provvedimento, già votato al Senato, era passato alla Camera a maggioranza, 31 a 20. La governatrice dopo due mesi di polemiche ha deciso di non tradurlo in legge. Se fosse stata implementata, la misura avrebbe garantito alle coppie omosessuali gli stessi diritti civili e gli stessi benefici dello Stato garantiti alle coppie sposate. Il successore della Lingle, il democratico Neil Abercrombie ha annunciato che se una legge simile tornasse sulla sua scrivania la approverebbe.
Tra le polemiche sfila il 3 luglio sfila per le strade di Madrid l’Orgullo gay, probabilmente il gay pride più partecipato in Europa. Le critiche agli organizzatori ruotavano attorno al carro del comune di Tel Aviv che alla fine non parteciperà alla sfilata perché gli organizzatori hanno dichiarato ‘non benvenute’ le istituzioni israeliane, che non hanno condannato il tragico assalto alla ‘flottiglia della pace’ compiuto dalle forze d’assalto di Israele. Nonostante le polemiche per il ‘veto’, considerato ingiusto dalla delegazione di Tel Aviv, lo stato di Israele avra’ solo rappresentanza non ufficiale.
Cinque modelli di Fiat 500, rivisitati in nome dell’orgoglio gay, sfilano nel fine settimana a Madrid in occasione del Gay Pride. Lo rivela un servizio del quotidiano spagnolo El Mundo, che ha diffuso le immagini dei cinque originali allestimenti.
Ogni modello e’ stato disegnato per cogliere le caratteristiche dei gruppi che animano la sfilata di Madrid. C’e’ la versione ‘Drag’, omaggio alla cultura e alla storia delle Drag Queen, quella ‘Lesbo’, una 500 cabrio con tanto di rossetto che spunta dalla capote di tela e smack sulla fiancata. La ‘Cool’ assomiglia invece a una palla stroboscopica da discoteca, mentre la ‘Leather’ e’ dedicata a chi ama la pelle e le borchie. Originale anche la ‘Bear’, che fa il verso agli orsacchiotti di peluche.
Cinque modelli di Fiat 500,rivisitati in nome dell’orgoglio gay, sfilano nel fine settimanaa Madrid in occasione del Gay Pride. Lo rivela un servizio delquotidiano spagnolo El Mundo, che ha diffuso le immagini deicinque originali allestimenti. Ogni modello e’ stato disegnato per cogliere lecaratteristiche dei gruppi che animano la sfilata di Madrid.C’e’ la versione ‘Drag’, omaggio alla cultura e alla storiadelle Drag Queen, quella ‘Lesbo’, una 500 cabrio con tanto dirossetto che spunta dalla capote di tela e smack sulla fiancata. La ‘Cool’ assomiglia invece a una palla stroboscopica dadiscoteca, mentre la ‘Leather’ e’ dedicata a chi ama la pelle ele borchie. Originale anche la ‘Bear’, che fa il verso agliorsacchiotti di peluche.
Migliaia di gay, lesbiche e transgender sfilano il 17 luglio nelle strade di Varsavia per l’ ‘Europride’, la parata europea annuale in favore dei diritti degli omossessuali, che per il primo anno si e’ svolta in un Paese ex comunista. L’edizione 2011 del pride europeo sfilerà l’11 giugno a Roma.
Nonostante l’opposizione di Russia e Cina, il 20 luglio una delle maggiori organizzazioni non governative a favore dei diritti di lesbiche ed omosessuali riesce entrare come gruppo di pressione all’interno del sistema delle Nazioni Unite.
La Commissione per i diritti umani di gay e lesbiche (International Gay and Lesbian Human Rights Commission), che ha sede negli Stati Uniti, aveva richiesto di entrare con poteri ‘consultivi’ all’interno del Palazzo di Vetro (naturalmente senza il diritto di voto).
Il Consiglio economico e sociale dell’Onu, che si occupa degli accrediti di questo tipo, aveva inizialmente rigettato la richiesta. Il Cairo, Mosca e Pechino avevano guidato il fronte del rifiuto. Il 20 luglio, invece, i 54 Paesi del Consiglio hanno dato luce verde con 23 sì, 13 no e 13 astensioni. Nella riunione hanno votato contro, tra l’altro, anche Niger, Marocco, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Venezuela. Si sono battuti per l’entrata, invece, Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Germania, Brasile e Giappone.
AGOSTO - Il nuovo sindaco di Reykjavik, il comico Jon Gnarr, partecipa il 6 agosto al Gay Pride nella capitale islandese travestito da donna, con tanto di rossetto, parrucca bionda e borsetta al braccio.
Padre di cinque figli, Gnarr, 43 anni, e’ stato eletto primo cittadino all’inizio di giugno dopo avere fondato la neo formazione politica dal nome ”Il miglior partito”, che ha candidato attori, musicisti, casalinghe e personaggi dello spettacolo. La sua vittoria alle elezioni e’ stata accolta da uno stupore generale. In campagna elettorale Gnarr aveva promesso di volere diventare ”prima di tutto un sindaco divertente”, ma aveva anche criticato le connessioni tra alcuni politici e i banchieri responsabili della colossale crisi economica nell’autunno del 2008.
La Tokyo pride parade, animata da 5mila rappresentanti delle comunita’ gay e lesbiche va in scena il 14 agosto nelle aree di Shinjuku e Harajuku, ricomparendo nella capitale dopo tre anni, in un Paese dai forti contrasti.
Se da un lato l’omosessualita’ in Giappone e’ sentita come un tabu’ tanto da comportare discriminazioni e il divieto di donare il sangue, dall’altro, in forza dei quasi 300 locali e negozi specializzati si tollera che ‘Shinjuku nichiome’, nel cuore di Tokyo, sia a pieno titolo uno dei quartieri gay piu’ grandi al mondo.
Il 31 agosto arriva il mea culpa di Fidel Castro sulla persecuzione degli omosessuali durante la rivoluzione cubana: ‘Se qualcuno e’ responsabile, sono io. Non daro’ la colpa a nessuno”, ha dichiarato Castro, 84 anni, in un’intervista alla direttrice del quotidiano messicano La Jornada, Carmen Lira.
Dopo aver spiegato che ”personalmente non ho pregiudizi”, l’ex presidente ha detto di considerare la persecuzione dei gay, i quali furono mandati in campi di lavoro agricolo-militari, sia stata ”una gran ingiustizia”. A suo dire l’omofobia e’ stata una ”reazione spontanea nelle file rivoluzionarie, che seguivano le tradizioni” del paese dove negri e omosessuali erano discriminati.
”In quei momenti non mi potevo occupare di questo problema. Ero immerso nella crisi di ottobre”, ha detto Castro riferendosi alla ‘crisi dei missili’ tra gli Usa, l’Urss e Cuba nel 1962, ”nella guerra e nelle questioni politiche”. ”Sfuggire alla Cia, che comprava molti traditori, a volte tra le persone a me piu’ vicine, non era semplice”, ha insistito Fidel contro il quale, secondo lui, in quel periodo ci sono stati tanti piani di attentato.
Castro ha ammesso che ”giustamente” l’immagine della Rivoluzione all’estero, soprattutto tra intellettuali progressisti europei, si e’ sporcata per sempre a causa della persecuzione degli omosessuali.
SETTEMBRE - Insieme alla campagna internazionale in difesa di Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio, parte dalla Francia la mobilitazione a favore di un diciottenne iraniano, Ebrahim Hamidi, condannato a morte perché omosessuale. Il 6 settembre 2010, come riportato dall’IDAHO Cometee (International Day Against Homophobia), il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner e l’Ambasciatore francese per i diritti umani François Zimeray incontrano l’avvocato Mostafaei in esilio ad Oslo. L’incontro ha avuto come oggetto principale il caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani. L’avvocato ha però confermato che nel caso di Ebrahim non c’è necessità e non si consiglia nessuna azione pubblica e così i rappresentanti del governo francese interrompono le azioni. Anche la principale organizzarione gay iraniana, Irqo, di base in Canada, ha precisato che il caso verrà presto archiviato per insufficienza di prove e ogni eco internazionale, specialmente se collegato al movimento LGBT, potrebbe irrigidire le autorità e tornare ad aggravare la situazione. Il 7 settembre l’Arcigay, pur mantenendo alta l’attenzione, considera il caso chiuso. Il caso, al contrario di quello di Sakineh, non riceve comunque particolari attenzioni dalle istituzioni italiane.
Negli Stati Uniti, tra passi avanti e arresti, continua la battaglia per l’eliminazione del “Don’t Ask Don’t Tell”, la legge dell’era Clinton la legge in base alla quale una persona omosessuale può prestare servizio nelle Forze Armate a patto che non riveli di essere gay. In prima linea a favore dell’abrogazione della legge, uno degli obiettivi chiave della presidenza Obama, scende Lady Gaga che prima su Twitter e poi su Youtube invita i senatori americani a porre fine alle legge.
Sempre negli USA ritorna l’allarme per i suicidi di adolescenti gay vittime del bullismo omofobico. Il diciottenne Tyler Clementi, matricola alla Rutgers University del New Jersey si uccide il 22 settembre lanciandosi da un ponte nelle acque del fiume Hudson. A spingerlo a farla finita, la criminale idiozia di due suoi coetanei, Dharun Ravi, un ragazzo di origini indiane, e Molli Wei, una ragazza asiatica, che tre giorni prima la sua morte lo avevano ripreso di nascosto mentre pomiciava in camera sua con un altro ragazzo. Queste immagini sono state ‘postate’ su Ichat, un programma di chat della Apple, e l’identita’ sessuale di Tyler e’ diventata di dominio pubblico. Vittima di una ‘gogna’ cosi’ crudele, costretto a una sorta di ‘coming out’ dalla inaudita violenza, Tyler non ha resistito. Cosi, dopo poco tempo la vergogna lo ha sopraffatto.
OTTOBRE - Violenti scontri fra polizia e estremisti ultranazionalisti omofobi accompagnano il Gay Pride del 10 ottobre a Belgrado, dove poco più di un migliaio di omosessuali manifestano in una città spettrale e con l’intero centro svuotato e presidiato da oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa.
Nel primo raduno di gay e lesbiche nella capitale serba dopo quello del 2001, sfociato anch’esso in scontri con la polizia – lo scorso anno il Gay Pride era stato annullato all’ultimo momento per le minacce degli estremisti – alcune migliaia di hooligan violenti hanno a piu’ riprese cercato di forzare i massicci cordoni di agenti per impedire lo svolgimento del raduno omosessuale.
L’ultimo bilancio fornito nel tardo pomeriggio dal ministero dell’interno ha dato conto di 141 feriti, dei quali 124 poliziotti e 17 manifestanti, fra cui un cittadino svizzero. Tre fermati sono stati 207, cento dei quali poi tratti in arresto.
I violenti hanno dato inoltre l’assalto con sassi e molotov alle sedi del Partito democratico (del presidente Boris Tadic) e del Partito socialista (del ministro dell’interno Ivica Dacic), e nell’occasione sono stati uditi anche colpi di arma da fuoco.
Tadic e il governo avevano dato il pieno appoggio al Gay Pride di oggi, schierandosi a favore della libera espressione delle diversità. Il presidente e il governo hanno duramente condannato le violenze, promettendo la mano dura contro i responsabili.
Nuovo suicidio di un ragazzo gay negli Stati Uniti. A spingere al suicidio un diciannovenne gay e’ stata un’infuocata assemblea nella citta’ di Norman, in Oklahoma, durante la quale sono volate offese contro i gay e le lesbiche. Il ragazzo, Zach Harrington, e’ il sesto gay che si suicida negli Usa dal luglio scorso. Anche lui, come il giovane studente della Rutgers University, vittima della crudelta’ dei suoi colleghi, era un promettente musicista. Ha deciso di togliersi la vita una settimana dopo che il consiglio comunale della sua citta’, aperto al pubblico, ha dibattuto per oltre tre ore la proposta di dedicare questo mese alla difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche, bisessuali e transessuali.
Anche Barack Obama partecipa alla campagna del Trevor Project “It gets better”: il 22 ottobre, diffonde sul sito della Casa bianca e su YouTube un video in cui si dice, come padre di famiglia, ‘scioccato e addolorato” per l’aumento di casi di adolescenti gay che si tolgono la vita perchè vittima di bullismo da parte di loro coetanei. ”Quando ero adolescente – racconta Obama – ho affrontato gli scherzi e gli insulti che troppa nostra gioventu’ continua a subire oggi e anch’io ho considerato il suicidio come un modo per uscirne. Ma sono stato fortunato, perche’ trovai qualcuno con cui confidarmi”.
NOVEMBRE - Il 1 novembre un popolare tabloid ugandese pubblica i nomi e le foto di 14 gay, appartenenti al movimento di liberazione omosessuale del Paese africano. L’articolo sbattuto in prima pagina si intitola ”Uomini della vergogna” e mostra le foto dei leader del movimento gay affermando che ”starebbero reclutando al loro interno dei ragazzini, facendo loro il lavaggio del cervello”.
L’omosessualità in Uganda è considerata un reato ed e’ punita con il carcere. Recentemente e’ stata avanzata una proposta di legge che prevede la pena capitale per ”atti omosessuali aggravati”, ma il Parlamento non l’ha ancora inserita in agenda. In Africa l’omosessualità e’ punita dalla legge in 38 Stati su 53, tra questi c’e’ anche il Kenya dove negli stessi giorni è cominciato il giro di vite anti-gay. Il primo ministro Raila Odinga, il 27 novembre, durante un raduno politico. ha chiesto l’arresto per gli omosessuali affermando che il loro comportamento e’ ”innaturale”. ”Se scoperti gli omosessuali dovranno essere arrestati e condotti davanti alle autorita’ competenti”, ha detto il premier durante un comizio, affermando che stando al recente censimento nel Paese africano ”ci sono piu’ donne che uomini e non c’e’ posto per le relazioni tra persone dello stesso sesso”. Il 2 dicembre, Odinge, dopo una grande manifestazione del movimento gay a Nairobi, dice di essere stato frainteso e che nel suo discorso voleva solo ribadire che anche nella nuova costituzione sarà ribadito che il matrimonio è solo tra uomini e donne. Il premier ha poi precisato che non voleva colpevolizzare nessuno perche’ ”anche i gay hanno i loro diritti”.
Quel che e’ certo e’ che solo qualche settimana fa sono state installate delle telecamere all’interno delle carceri in Kenia. La decisione è stata presa da Isaiah Osugo, responsabile delle prigioni, dopo avere scoperto che all’interno delle istituti penitenziarie si praticava sesso omosessuale.
DICEMBRE – Il 18 dicembre è festa per la comunità gay americana: il Senato, dopo un primo voto contrario solo qualche giorno prima, dà il definitivo via libera all’abolizione del Don’t Ask Don’t Tell. Con una cerimonia al ministero dell’Interno degli Stati Uniti, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama firmerà la legge il 22 dicembre oggi alla presenza di numerosi parlamentari. Il presidente americano sancisce, tra applausi piu’ da campagna elettorale che da cerimonia solenne, la fine del cosiddetto regime “non te lo chiedo, non lo dire” che per 17 anni è stato in vigore al Pentagono.
Obama, lo stesso giorno, rispondendo ad una domanda su eventuali contraddizioni tra il riconoscimento totale degli omosessuali nelle Forze Armate Usa, e il no presidenziale ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, sì dirà favorevole alle di essere favorevole alle unioni civili per le coppie omosessuali, per garantir loro gli stessi diritti che hanno le coppie sposate, pur consapevole che per il movimento lgbt americano questo non è sufficiente.
Fonte:http://www.dirittodicritica.com/2011/01/03/2010-un-anno-di-notizie-sul-mondo-lgbt-seconda-parte/
GAY: A BARCELLONA VERRA' ERETTO MONUMENTO DAVANTI A SAGRADA FAMILIA

(ASCA-AFP) - Madrid, 30 dic - La citta' di Barcellona ha deciso di erigere un monumento dedicato a gay, lesbiche e transgender ''perseguitati e repressi nel corso della storia''. Il sito esatto dell'ubicazione della statua, una pietra triangolare di colore rosa, non e' stato ancora deciso, ma un portavoce del consiglio comunale della citta' spagnola ha reso noto che la piazza davanti alla Basilica della Sagrada Familia e' uno dei luoghi proposti.
Il mese scorso papa Benedetto XVI aveva benedetto la chiesa incompiuta disegnata da Antonio Gaudi, mentre centinaia di omosessuali avevano improvvisato un ''bacio di gruppo'' di protesta.
Il monumento verra' inaugurato a febbraio.
L'omosessualita' non e' piu' perseguita legalmente in Spagna dal 1979, poco dopo la morte del dittattore Francisco Franco.
Ma nel 2005, la legge voluta dal governo socialista guidato da Jose Luis Rodriguez Zapatero che ha autorizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso ha fatto della Spagna il terzo paese piu' liberale d'Europa nei confronti dei gay, dopo Belgio e Olanda.
Fonte:http://www.asca.it/news-GAY__A_BARCELLONA_VERRA__ERETTO_MONUMENTO_DAVANTI_A_SAGRADA_FAMILIA-978626-ORA-.html
Corpi sull’Uscio: Identità Possibili
Vi segnalo con piacere il libro di Eugenio Zito e di Paolo Valerio: Corpi sull’uscio. Identità possibili pubblicato di recente dall’editore napoletano Filema.
Il tema riguarda i femminielli, figure storiche della cultura napoletana e che oggi potremmo definire in qualche modo transgender.
Uomini che “sentono e vivono da donna” con un travestitismo pieno di teatralità e di ilarità festosa comunicano attraverso una gestualità amplificata e caricaturale in un contesto in cui questa eccentricità non viene penalizzata.
Tutto sta cambiando a Napoli e gli autori, psicologi clinici, si chiedono: rischiano l’estinzione i femminielli? Diventeranno piuttosto viados, drag queen o crossdresser in questo confuso e caleidoscopico panorama di identità possibili e post-moderne? Si tratta di persone transessuali? Sono semplicemente omosessuali effeminati? Oppure ancora dei travestiti o dei transgender?
Gli autori, entrambi esperti in studi sul genere dell’Università Federico II di Napoli, propongono una ricerca con lo sguardo attento alla storia, all’antropologia e al contesto specifico. In questo caso gli aspetti psicologici e individuali prendono un senso di maggior respiro rispetto ai manuali specialistici per addetti ai lavori e un pregio ulteriore consiste nel linguaggio accessibile anche se pieno di rimandi e citazioni interessanti.
Siccome nella questione di genere c’è ancora parecchia confusione proprio tra biologia, psicologia e norme sociali implicite ed esplicite, è un viaggio interessante quello nelle radici storiche e attuali dei femminielli!
Titolo: Corpi sull'uscio - Identità possibili
Sottotitolo: Il fenomeno dei femminielli a Napoli
Descrizione: Volume in 8° (cm 20,5 x 13,5); 136 pagine; alcune illustrazioni in b/n nel testo
Luogo, Editore, data: Napoli, Filema, novembre 2010
Collana: Frontiere Innaturali. N. 5
ISBN: 9788895204345
Prezzo: Euro 12,00
Disponibilita': Si
Fonte:http://sesso.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/04/corpi-sulluscio-identita-possibili/
Vent’anni da trans a Milano: dalla strada all’impegno sociale
Un poliziotto condannato a sette anni di carcere per aver violentato, nel 2009, una transessuale detenuta nel Centro d’identificazione ed espulsione (Cie) di via Corelli a Milano. La sentenza emessa a dicembre dello scorso anno fa da apripista, ancora una volta, al dibattito sulla transfobia nel nostro paese. L’agente Mauro Tavelli avrebbe promesso alla trans la libertà, in cambio di un rapporto orale. Con la sua condanna – per violenza sessuale, concussione, atti osceni e favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina – ritorna alla memoria un altro recente episodio avvenuto nella struttura di accoglienza per immigrati clandestini: quello che ha visto protagonista l’ispettore Vittorio Addesso, rinviato a giudizio a settembre 2010, con l’accusa di aver abusato di una ventottenne nigeriana. Trasferita dal Cie meneghino a quello di Modena, la trans ha poi tentato di togliersi la vita. Accanto a questi fatti, che per la loro risonanza ottengono di diritto uno spazio mediatico rilevante, esistono anche le battaglie quotidiane e personali dei transessuali, come racconta Antonia Monopoli, responsabile dello Sportello Trans dell’Associazione Nazionale Lotta all’Aids (ALA) Milano Onlus. «Sono arrivata a Milano dalla provincia di Bari: dieci anni sulla strada e poi, nel 2002, ho avuto l’occasione di reinventarmi dal punto di vista professionale». Antonia è passata dall’esperienza della prostituzione a quella del reinserimento nel mondo del lavoro. «Ci sono due realtà – sottolinea – che riguardano il mondo transessuale, ma i media troppo spesso si concentrano soltanto sulla prima, sui giri di prostituzione, come è accaduto a seguito dell’uccisione di Brenda e di tutto il “caso Marrazzo”, che giornali e televisione hanno eccessivamente strumentalizzato». Se il governo ha sposato la causa della campagna contro l’omofobia, «nonostante le promesse del ministro Carfagna, il mondo transessuale sta ancora attendendo un passo che vada nella direzione di una legge contro la transfobia, seppure Vladimir Luxuria abbia tentato di gettarne le basi durante la sua attività parlamentare».
A livello internazionale, in un anno sono state registrate trenta morti per uccisione violenta fra i transgender: è questo il dato diffuso a novembre 2010, in occasione della giornata annuale per la memoria delle vittime della transfobia. Ma si parla soltanto delle aggressioni denunciate: tutto il resto rimane sommerso. «In Italia non si parla di vera e propria persecuzione delle persone transessuali – conclude Antonia Monopoli – ma una volta che chi ha cambiato il proprio sesso decide di svelarsi in qualche modo al mondo circostante, oltre che seguire specifici protocolli medici, deve anche intraprendere un lungo percorso personale per realizzarsi nella società in quanto transessuale».
Fonte:http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/trans-milano-strada-impegno-sociale-700678/
Pisa: ancora un atto di violenza e discriminazione contro il mondo gay e in questo caso, contro quello trans.

Un paese prende di mira una trans. "Da cinque anni subisco minacce", racconta. La notte di Capodanno però un petardo lanciato in casa le ha fatto esplodere il bagno. "Vado via, non ce la faccio più".
Dalle parole ai fatti, dalle minacce ai petardi sparati in casa. A denunciare tutto è stata Miki (in foto), una transessuale originaria di Livorno che vive in provincia di Pisa e che racconta ai quotidiani locali l'ultimo episodio di intolleranza che è stata costretta a subire: un petardo lanciato nelle tubature del bagno e esploso dentro casa. "Ho subito di tutto — racconta — minacce verbali, fisiche, pedinamenti, agguati. Una volta sono anche stata picchiata e sono finita all'ospedale. E adesso hanno preso di mira anche la mia casa e il mio compagno".
Sono cinque anni, racconta, che il vicinato non sarebbe contento della sua presenza. Il gruppo che la vorrebbe andare via sarebbe cresciuto col tempo e anche le rimostranze si sarebbero fatte sempre più decise fino al gesto violento di Capodanno, quando un petardo le ha fatto scoppiare le tubature del bagno insieme alle piastrelle. "E menomale che non eravamo in casa - dice Miki - altrimenti non so cosa sarebbe potuto succedere"
Eppure la scelta di prendere proprio quella casa a San Giovanni alla Vena, una frazione periferica, quasi isolata della provincia pisana, non è stata casuale. "Non volevamo dare fastidio a nessuno". Ma evidentemente in paese non hanno gradito il trasloco. Gli scontenti sembrano però aver vinto la loro battaglia contro Miki che annuncia: "Ho già contattato l'agenzia immobiliare. Sono in preda ad un esaurimento nervoso, non riesco ad andare avanti e ogni giorno cerco di stare più lontano da casa possibile. Ma sono sfinita. Non mi resta che fare appello al Questore di Pisa, al sindaco di Vicopisano Yuri Taglioli, alle associazioni, all'Arcigay e al Miti-Movimento italiano identità sessuale. Ho bisogno di aiuto".