In Turchia un tribunale ha ordinato ad una delle poche associazioni LGBT del paese, Lambda Istanbul, di sciogliersi per violazione della legge sulla moralità e per incostituzionalità in quanto minaccia "la pace e il benessere della famiglia". Lambda Istambul era attiva nel paese dal 1993. L'altra associazione LGBT del paese Kaos GL, con sede a Ankara è stata per anni minacciata di chiusura dal governatore del paese finchè la Corte Suprema ha ordinato di mantenerla aperta. Ora Lambda Istanbul farà ricorso in appello.
ParmaGaily, la finestra sul mondo gay, lesbo, trans e bisex di Parma
“Guarda in faccia la violenza” è un evento/esibizione di sperimentazione culturale e animazione sociale interamente dedicato alla violenza di genere, nella sua variante per orientamento sessuale. Dal 28 maggio al 4 giugno 2008, 15 sagome a grandezza naturale di donne lesbiche ed anche di uomini gay saranno esposte presso la Biblioteca Italiana delle Donne in Santa Cristina, Vicolo Bolognetti quartiere San Vitale, Sala Borsa, Cassero e la libreria Mel Bookstore. Questi luoghi saranno il teatro in cui andranno in scena brevi storie di ordinaria lesbofobia e omofobia; ogni sagoma sarà portatrice di una storia, un racconto di violenza lesbofobica o omofobica, fatti realmente accaduti in Italia in un arco di tempo che va dalla fine degli anni ottanta ai giorni nostri e che hanno coinvolto lesbiche e gay. "Le sagome, saranno testimoni silenziose, statiche per definizione e, allo stesso tempo, sincrone con la città, con la vita quotidiana, con la vita. Perchè le loro vite sono le nostre vite. Perché le violenze siano rese visibili, siano affrontate e combattute." Così le descrivono Barbara Marzocchi e Catia Campo, le artiste che le hanno realizzate. Tali storie sono state tratte per la maggior parte da tracce messe a disposizione dalla Linea Lesbica di Milano, che le ha raccolte in tanti anni di attività. Ogni passante potrà entrare in relazione, in maniera autonoma e casuale, con Maria, Francesca, Alberto; con le loro storie di violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica; ciascuno potrà avvicinarsi alla crudeltà con cui gay e lesbiche sono stati colpiti, offesi, traditi; potrà incontrare il dolore e danni della violenza e del tradimento della fiducia. Ma chi vorrà potrà anche conoscere il coraggio, la forza, la determinazione con cui tante donne e tanti uomini, nonostante il trauma subito, sono riuscite a guardare in faccia la violenza, a rendersi conto che non ne avevano alcuna responsabilità, che non erano loro quelli “sbagliati” e a chiedere aiuto, a lottare per avere giustizia, per un futuro dignitoso e di nuovo sereno. Vissuti reali prenderanno corpo attraverso le sagome, strumenti di denuncia della violenza silenziosa e distruttiva, e insieme specchi a disposizione di ciascuno per avviare una riflessione che porti a un rifiuto fermo verso comportamenti omofobi o complici della violenza. Le sagome saranno poi raccolte, il 4 giugno, in Piazza Santo Stefano dove si terranno attività a tema, fra le quali (dalle ore 15) laboratori di formazione alla pari non formali. Nella stessa giornata (ore 18) anche il dibattito sulla violenza esercitata su donne lesbiche e uomini gay in Italia, con particolare riferimento a Bologna, alle buone pratiche per la prevenzione già in atto in Italia e ai nodi ancora irrisolti.
Manca poco, pochissimo, al corteo del Gay Pride romano previsto per il 7 giugno. Ma solo nella serata di ieri i rappresentanti del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatori dell'evento, sono venuti a conoscenza che il percorso non potrà essere quello concordato in precedenza.
La questura di Roma, infatti, «ha ritirato l'autorizzazione, concessa originariamente in data 11 aprile, a concludere la parata a Piazza San Giovanni con la motivazione di un concomitante convegno e concerto corale all'interno dei Palazzi Lateranensi» fanno sapere dal Mieli.
«Del problema sul percorso - continuano gli organizzatori - siamo venuti a conoscenza soltanto oggi, durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l'abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall'autorizzazione originaria e dall'ampia notorietà pubblica data all'evento e al percorso»
Per Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, si tratta di una «provocazione politica». «Se com’è stato riferito la modifica la percorso è dovuta al fatto che all’interno dei palazzi Lateranensi si tiene durante la giornata un Convegno internazionale, con un concerto conclusivo dentro la Basilica, ciò si prefigurerebbe come un’inutile ed incomprensibile provocazione politica.» ha detto Mancuso che si chiede: «Cosa c’entra il Pride con un Convegno clericale? Quali problemi d’ordine pubblco, potrebbero sorgere tra una parata che sfila nelle vie di Roma e si conclude nella serata nella storica piazza e un’iniziativa della gerarchia cattolica dentro le mura della Basilica?»
Sergio Rovasio, Segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, annuncia che, qualora la Questura confermasse il divieto all'utilizzo di Piazza San Giovanni, proporrà agli organizzatori - e agli iscritti a Certi Diritti - di partecipare tutti al concerto previsto nella Basilica di San Giovanni la sera del 7 giugno. «Chiederemo che il concerto venga inserito tra gli eventi del Gay Pride di Roma.»
Giusy Ferreri, 29 anni (all’anagrafe Giuseppa Gaetana Ferreri), palermitana trapiantata ad Abbiategrasso (MI), ha uno stile vocale particolare che l’ha portata ad essere accostata a Amy Winehouse. Dotata di un timbro di voce personalissimo, vagamente androgino, ha imparato a suonare piano e chitarra seguendo anche lezioni di canto e suonando in una cover band. Tra i generi musicali predilige la musica blues, il rock and roll, la musica psichedelica e la new wave. Al provino di X Factor ha portato i brani “Rehab” di Amy Winhouse, “La lontananza” di Domenico Modugno, “Con una rosa” di Vinicio Capossela e “Mercedes Benz” di Janis Joplin. Considera “What’s Up” dei 4 No Blondes uno dei suoi brani preferiti. In finale interpeterà un brano scritto per lei da Tiziano Ferro e Roberto Casalino (giovane autore) dal titolo “Non ti scorderai mai di me”. primo singolo
E' stato presentato oggi il Rapporto di Amnesty International sui diritti umani ed è la prima volta che la relazione sull'Italia dura il doppio rispetto a quella sul resto del mondo. I ricercatori di Amnesty hanno trovato preoccupanti i segnali lanciati dal nostro paese, sia da un punto di vista della società che da quello della politica. Durante la presentazione Daniela Carboni, direttrice dell'Ufficio campagne e ricerca di Amnesty Italia, ha esordito pacatamente ma duramente, portando come pietra dello scandalo l'omicidio di Giovanna Reggiani, la donna uccisa nello scorso ottobre a Roma da un cittadino rumeno, ossia un "un drammatico fatto di cronaca -ha denunciato Carboni- che non è stato letto per quello che è: l'ennesimo episodio criminale di violenza contro le donne ed è stato usato come testa d'ariete per aprire la strada alla discriminazione e all'erosione dei diritti umani per tutti".
L'accusa nei confronti del clima di xenofobia e razzismo per l'Italia è ferma e durissima e Amnesty teme che "il clima di razzismo e le leggi o proposte di legge contrarie agli standard internazionali sui diritti umani lo stiano trasformando in un Paese pericoloso, oggi per rom e romeni, domani per tutti". "Atti normativi approvati con un approccio affrettato e propagandistico, dichiarazioni discriminatorie e attacchi xenofobi - sottolinea Carboni - stanno minando seriamente i diritti umani fondamentali delle minoranze presenti nel nostro paese, in una preoccupante linea di continuità nel passaggio da un governo al successivo" ed hanno già generato un vero e proprio clima da "caccia alle streghe". E Amnesty cita le dichiarazioni "discriminatorie" all'epoca del caso Reggiani da parte dei politici di ambo gli schieramenti attualmente in Parlamento.
Walter Veltroni, candidato premier del Partito Democratico: "Prima dell'ingresso della Romania nell'Unione europea, Roma era la metropoli più sicura del mondo", e ancora: "Se si sta in Europa bisogna starci a certe regole: la prima non può essere quella di aprire i boccaporti e mandare migliaia di persone da un Paese europeo all'altro".
Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera: "mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all'accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una 'cultura' di questo tipo non ha senso".
Carlo Mosca, prefetto di Roma: "Firmerò subito i primi decreti di espulsione. La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità".
E ancora, riporta il rapporto Amnesty : "Nel dicembre 2007 gli organi di stampa hanno riportato le affermazioni di un consigliere comunale del Comune di Treviso che invocava "metodi da SS per gli immigrati che recano disturbo", mentre più di recente un deputato della Lega Nord ha affermato: "Storicamente contro le invasioni ogni Stato ha sempre utilizzato il proprio esercito per difendersi. Oggi la storia si ripete: siamo sotto un diverso tipo di invasione, attuata con metodi diversi, ma per gli stessi motivi, ovvero soggiogarci a leggi altrui o depredare i nostri beni".
Tante altre ancora le lacune rilevate nella legislazione italiana: dal mancato recepimento nella sua interezza della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura alla mancanza di una legge sull'asilo, specifica e organica, in linea con quanto prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, o di un meccanismo efficace per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell'ordine. LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO DI AMNESTY >>>
La Carboni sottolineava però che c'erano comunque segnali incoraggianti: "Crediamo che politici e istituzioni italiane debbano avere il coraggio dei bambini di Lampedusa, che ai coetanei - i migranti che arrivano sulle loro spiagge - hanno dedicato giochi e disegni sui diritti umani". Oggi tutti i quotidiani hanno pubblicato i temi dei bambini di Ponticelli, alle porte di Napoli, dove recentemente sono stati dati alle fiamme alcuni campi rom: "Per cacciarli via abbiamo dovuto incendiare i loro campi". "Io penso che noi napoletani abbiamo fatto bene a cacciarli via". "Una cosa che vorrei sottolineare: non siamo razzisti, è perché loro si sono presi troppo la mano". "Perché sembra che i bambini rubati li usino per l'elemosina, o li vendono a coppie senza figli, o per il trapianto degli organi".
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.
"Credo che a lei faccia piacere, onorevole Fiano, se dico che sono certamente vergognose le frasi che lei ha letto e che esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell'epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche". Così, nell'Aula della Camera, il presidente Gianfranco Fini ha risposto al deputato Emanuele Fiano (Pd), che poco prima aveva letto delle frasi di un testo di Giorgio Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista 'La difesa della razza'.
Nel testo Almirante, fra l'altro, poneva la necessità di "porre un altolà ai meticci e agli ebrei".
Fiano aveva prenso la parola alla Camera per criticare la proposta di dedicare una via a Giorgio Almirante a Roma.
Dopo Roma, anche a Bologna Alleanza Nazionale chiede al comune di dedicare una strada cittadina a Giorgio Almirante, leader del Movimento Sociale al quale per anni fu negata Piazza Maggiore per i propri comizi. La richiesta è nell'ordine del giorno presentato ieri mattina alla segreteria di Palazzo D'Accursio dal consigliere di An Galeazzo Bignami.
Critiche agli Usa. «Ingiustizia, disuguaglianza e impunità sono i tratti significativi del mondo di oggi»
A 60 anni dall'adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in almeno 61 paesi del Mondo ci sono prove che sia ancora praticata la tortura; in altri 54 si celebrano processi iniqui e in 77 non è consentita la libera espressione delle idee. Nel rapporto annuale 2008 di Amnesty International, che contiene questi dati, si chiede ufficialmente ai leader mondiali di porgere le scuse per questi 60 anni di fallimenti. E' un quadro drammatico, che fotografa un mondo che non migliora, anzi. «L'ingiustizia, la disuguaglianza e l'impunità sono i tratti significativi del mondo di oggi» ha detto il presidente della sezione italiana di Amnesty Paolo Pobbiati durante la presentazione del rapporto. «Le crisi dei diritti umani in Darfur, Zimbabwe, Gaza, Iraq e Myanmar richiedono un’azione immediata - ha aggiunto Pobbiati. I governi devono agire subito, per colmare il divario crescente tra ciò in cui s’impegnano e quello che fanno».
LE RESPONSABILITÀ DEGLI USA - Dall'analisi di Amnesty International risulta emerge che gli Stati Uniti, alla luce del loro ruolo di paese guida, stiano ispirano la linea di condotta agli altri governi. L’amministrazione di Bush ha proseguito nel tentativo di indebolire il divieto assoluto della tortura e degli altri maltrattamenti. Autorevoli esponenti hanno evitato di denunciare la famigerata pratica del waterboarding. Il presidente Bush ha autorizzato la Cia a ricorrere ancora alla detenzione e agli interrogatori segreti, sebbene ciò si configuri come crimine internazionale. Centinaia di prigionieri a Guantanamo e Bagram, e migliaia in Iraq, sono rimasti per un altro anno (in molti casi, per il sesto anno consecutivo) in stato di detenzione senza accusa né processo. Il governo americano non ha fatto sì che le sue forze presenti in Iraq fossero chiamate a rispondere del proprio operato. L’ordine emesso dall’Autorità provvisoria della coalizione nel giugno 2004, che garantisce l’immunità dai procedimenti giudiziari locali alle compagnie private straniere che svolgono attività militari e di sicurezza, costituisce da questo punto di vista un ulteriore ostacolo. Grande impressione ha destato, nel settembre 2007, l’uccisione di almeno 17 civili iracheni ad opera di personale assunto dalla compagnia privata di sicurezza Blackwater. Queste azioni non hanno apportato alcun beneficio alla lotta contro il terrorismo, al contrario hanno recato grave danno al prestigio e all’influenza internazionale degli Usa.
PREOCCUPAZIONI PER IL RAZZISMO IN ITALIA - Un capitolo del rapporto è dedicato anche al nostro paese, in particolare alle preoccupazioni per la crescita di sentimenti xenofobi. «Temiamo che il clima di razzismo e le leggi o proposte di legge contrarie agli standard internazionali sui diritti umani la stiano trasformando in un paese pericoloso» – ha dichiarato Daniela Carboni, direttrice dell’Ufficio campagne e ricerca della Sezione Italiana di Amnesty International.
Dopo anni di polemiche è stato inaugurato a Berlino, non lontano dalla Porta di Brandeburgo, un monumento che ricorda le vittime gay del nazismo. Alla cerimonia ha assistito il consigliere per la cultura del cancelliere Angela Merkel, Bernd Neuman, e ha ricordato che oltre 50mila omosessuali sono stati perseguitati dai nazisti "a causa del loro orientamento sessuale", con migliaia di persone mandate nei campi di concentramento e uccise in quello che passerà alla storia come Omocausto.
Anche il sindaco della capitale tedesca Klaus Wowereit, gay dichiarato, ha partecipato all'inaugurazione dell'opera, un blocco di pietra grigia alto 4 metri con una finestra dalla quale si può vedere il filmato di una coppia omosessuale che si bacia.Il progetto della struttura, costato 600 mila euro e firmato dalla coppia di artisti Michael Elmgreen & Ingar Dragset, prevede ogni due anni un cambio immagine sullo schermo: i due uomini si alterneranno a due donne che si scambiano il bacio.
Come sta la Chiesa cattolica? In quanto a potere temporale è più forte che mai. Nel rapporto con la società sembra in affanno. Domenica 18 maggio Papa Ratzinger era in visita a Genova e siamo andati a curiosare, con sguardo laico ma non anticlericale. Abbiamo interpellato i partecipanti e, in un clima di devoto consenso, non sono mancati i dubbi e le perplessità. Divisa in due parti, ecco una sintesi video della giornata.
Intervista con Christian Floris, il ragazzo aggredito a Roma. "Sono stato ingenuo nell'ignorare i segni dei giorni precedenti." "Chi devo ringraziare? Tanti. Anche la ministra Carfagna."
Homossexuais e trans parlano sobre a diminuição do
preconceito e festejam o amor
Erano almeno 5 milioni i partecipanti quest'anno al 12° Gay Pride di San Paolo, in Brasile.
L'evento, partito dal centro della città e presentato dalla famosa drag queen Silvetty Montilla, ha registrato un numero record di manifestanti che hanno sfilato per le vie della città sui carri allestiti per l'occasione dando voce al loro orgoglio gay.
Entusiasta il sindaco Gilberto Kassab che ha ufficialmente appoggiato l'evento e che ha definito la manifestazione "uno degli eventi più importanti della città di San Paolo". Contento del risultato è anche il leader del movimento "Gay, lesbiche, travestiti e simpatizzanti" che è responsabile del Pride dal lontano 1996. Proprio nel '96 alla manifestazione parteciparono appena 2000 persone.
E in Italia che cosa succede?
Niente patrocinio per i Gay Pride, perchè "non servono". Queste le parole del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, invitata ai Pride che si terranno in giugno in tutta Italia. La ministra ha esplicitato che i Gay Pride "hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi", ma "l'unico obiettivo dei Gay Pride (è) quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo"."Io credo che l'omosessualità non sia più un problema - prosegue il ministro - Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare". La ministra Carfagna poi, che è piena di amici omosessuali che le hanno garantito di vivere in una società pienamente integrata, prosegue: "Sì, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell'omosessualità".
Il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha recentemente accusato il Gay Pride di essere una manifestazione esibizionista ed eccessiva. La sua posizione sostenuta, tra gli altri, dal presidente di GayLib Enrico Oliari, che auspica, per quest`anno, un Pride "in giacca e cravatta", ricordando che si tratta pur sempre di una "manifestazione sindacale". Di parere opposto Vladimir Luxuria, Fabrizio Marrazzo (presidente di Arcigay Roma), e con loro molti altri. E tu che cosa ne pensi?
E in Italia che cosa succede?
Dopo la tragica vicenda di Pesaro, in cui una madre aveva accoltellato la figlia rea di essere innamorata di una coetanea, un ennesimo caso di violenza omofoba tra le mura domestiche. Questa volta a Palermo, dove un pregiudicato di 53 anni ha accoltellato il figlio 18enne dopo una furibonda lite riguardante l'omosessualità del ragazzo. "Non ci ho visto più. Troppa la vergogna e il disonore per questa storia", ha spiegato ai carabinieri l'uomo. Il ragazzo ha riportato ferite da taglio sull'avambraccio e sulla mano destra ed un trauma cranico facciale. Il padre è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e lesioni.
L'onorevole Anna Paola Concia rilancia l'emergenza omofobia al governo: "I ministri Carfagna e Maroni e tutto il governo devono rendersi conto che l'omofobia è questione di emergenza sociale e non può essere affrontata caso per caso. In meno di due settimane è il secondo genitore che accoltella il figlio gay: ci deve scappare il morto - chiede la Concia - perché il ministro Carfagna e l'intero governo si rendano conto che il problema non si risolve affrontando il singolo caso? Non basta, seppure politicamente corretto, che la Carfagna mostri solidarietà verso il giovane Christian Floris, pestato sabato scorso a Roma da una squadraccia razzista: è necessario - dice la Concia - che il governo si faccia carico della situazione, promuovendo l'estensione della Legge Mancino ai reati d'odio basati su diversi orientamenti sessuali ed identità di genere. Il Ministro Carfagna - conclude la Concia - deve, inoltre, esercitare la funzione educativa propria del ministero delle Pari Opportunità, attivando azioni positive volte alla sensibilizzazione degli italiani al rispetto verso persone omo e transessuali".
"Omofobia uccidi. Per uno Stato laico di fatto e di verità Daquilo che ha fatto di noi umani Tutto è stato Diversità
Di essere così diversi Siamo tutti uguali Bryglno gli occhi le menti Vogliamo brillare in pace L'orgoglio di amore e di rispetto Sono sempre fratelli della ragione Ciò che ci muove è l'effetto Il polso di un cuore
L'umanità nascosta Necessità di dimostrare L'omofobia è reclusione Che non vuole trovare
Discriminar è un crimine Non dobbiamo niente a nessuno Bote in mano coscienza che Problema ai? "
Questa notte intorno alle 2, il nostro conduttore Christian Floris, che aveva appena terminato la trasmissione in diretta del venerdì sera sulla nostra emittente e su un circuito di altre radio e televisioni, è stato aggredito sotto casa da due giovani sconosciuti che dopo avergli sbattuto con forza la testa contro un muro gli hanno intimato di smetterla con trasmissioni che parlano di tematiche legate all'omosessualità.
Christian è stato portato nella notte al pronto soccorso dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni. Nella giornata di oggi Christian è stato assistito da Imma Battaglia e da Marco Belfiore di Digay Project ed e stata esposta una denuncia dettegliata dei fatti alla polizia che ha subito garantito di cominciare le indagini per isolare coloro che hanno compiuto questo ignobile atto. Era stato anche deciso di fare silenzio, per il momento, sull'accaduto per facilitare le operazioni delle indagini ma la notizia e sfuggita sulle agenzie nel tardo pomeriggio.
Vi ricordate di Martin Schulz? E’ roba di qualche anno fa, del 2003 per la precisione. Possiamo fare in fretta e rivedere il video qui sopra, uno dei momenti più bassi (guardate la faccia di Fini mentre dalla bocca di Berlusconi esce la parola “Kapò”), oppure leggere con calma. Con il passare degli anni le strade si incrociano di nuovo, manco fossimo in una canzone dei Tiromancino. Ecco cosa ha dichiarato il capogruppo del Pse sul Riformista:
«Sui rom servono interventi urgenti e condivisi, ma ci opporremo sempre a certi atteggiamenti xenofobi di cui è portatore il governo Berlusconi»: chi credeva che Martin Schulz, il granitico capogruppo del Pse al Parlamento europeo, avesse smussato gli spigoli dell’opposizione dura senza se e senza ma, quantomeno per preservare l’accordo con i popolari europei che potrebbe portarlo alla presidenza dell’assise di Strasburgo, resterà deluso. Per lui, la battaglia è appena cominciata, con l’approvazione del pacchetto sicurezza: «Adesso che è stato adottato sembra confermare la giustezza delle nostre preoccupazioni»
La biografia di Martin Schulz potete leggerla su wikipedia: è figlio di deportati in un lager, comprensibile se la sia presa ai tempi. Gianni de Michelis, redivivo totem della Prima Repubblica, ieri, su L’opinione, non ha avuto parole delicate con l’eurodeputato tedesco:
Schulz ha qualche rancore di troppo, ma se è diventato presidente del gruppo socialista è in buona parte grazie a Berlusconi. Lo ha sdoganato, lo ha reso noto nel mondo, lo ha fatto diventare un eroe per il suo elettorato.