
la Trama
Perché vederlo

Niente unioni civili, almeno per adesso, in Ungheria. Nel 2009 doveva entrare in vigore la nuova legge sulle convivenze registrate approvata quest’anno dal Parlamento, ma la Corte Costituzionale l’ha cancellata, perché riguardava anche le coppie eterosessuali, che già hanno il diritto di sposarsi.
Per la Corte, la convivenza sancita dalla legge non differisce di fatto dal matrimonio, che è tutelato dalla Costituzione; però i giudici hanno aggiunto, pilatescamente, che può essere legittima la convivenza fra omosessuali, che non si possono sposare.
Niente paura però: a Budapest governano i socialisti, quelli veri non alla Del Turco, e il portavoce del governo ha già detto che il premier Gyurcsany ha chiesto al ministro della Giustizia di preparare un nuovo testo; anche i liberali hanno annunciato una nuova legge, solo per i gay.
Questi sono i paesi civili
La Spagna sposta in avanti la frontiera etica nella sperimentazione della riproduzione assistita. Il Comitato etico ha dato il via libera alla possibilità per le donne lesbiche sposate, con la legge sui matrimoni gay del 2005, di diventare ambedue madri biologiche dello stesso figlio. Una donna potrà donare un ovulo mentre l'altra porterà il feto fino alla nascita. Tecnicamente ambedue saranno madri biologiche del futuro bambino.
La decisione del Comitato etico è stata presa dopo che diverse coppie sposate di lesbiche si sono lamentate di essere discriminate. Secondo la legge del 2006, infatti, per il dono di sperma da marito a moglie non è previsto l'anonimato come invece per il dono di ovulo fra una donna e l'altra.
La decisione del Comitato della riproduizione umana assistita è stata sollecitata dalla vicenda di due donne, sposate con la Legge Zapatero del 2005, che avevano denunciando una discriminazione fra coniugi eterosessuali e omosessuali.
Marta e Carmen si erano rivolte a una clinica privata per organizzare la doppia maternità biologica; la prima avrebbe donato l'ovulo che, fecondato in vitro grazie a un donatore maschile anonimo, sarebbe stato impiantato nella seconda. Ma la loro richiesta era stata respinta sulla base delle disposizioni sull'anomimato dei donatori.
L'organismo etico, formato da magistrati, psicologi, avvocati, medici, esperti in bioetica ed esponenti della comunità scientifica, nei giorni scorsi ha dato loro ragione. Una circolare sarà inviata fra breve alle autorità sanitarie regionali per invitarle garantire gli stessi diritti alle coppie eterosessuali e omosessuali.
L'ultima parola spetterà però alle singole regioni autonome. Con ogni probabilità l'applicazione non sarà la stessa nelle aree governate dai socialisti del Psoe e in quelle guidate dal Partito Popular di centrodestra, vicino alle posizioni della Chiesa cattolica, la quale ha severamente criticato la legge sui matrimoni e sulle adozioni gay.
Per ora le coppie lesbiche continueranno ad avere bisogno di donatori maschi di spermatozoi, anche se anonimi. Ma presto potrebbe non essere più così: la scienza presto consentirà alle donne di "autofecondarsi" con le proprie cellule staminali estratte da capelli o pelle, che sostituiranno gli spermatozoi maschili.
fonte: tgcom
"Adeschiamo i diritti" è il titolo della manifestazione che sabato pomeriggio ha portato in piazza Farnese a Roma, sotto una pioggia battente, prostitute da tutta Italia, assieme alle associazioni "amiche" che con loro hanno promesso battaglia al ddl Carfagna/Alfano/Maroni. Perchè, recitava lo striscione appeso al camion, "Ci riguarda tutte"
Una manifestazione densa:di contenuti e di considerazioni che è opportuno fare. E le faremo. Ma non basterà un post, ce ne vorranno parecchi. Li intercalerò a molti altri temi, ma non mi tirerò indietro dal raccontarvi tutto.
Intanto un applauso, il più doveroso: alle tante transessuali che sabato sono scese in piazza a metterci la faccia. Applauso a loro e a tutti gli altri, ovviamente. Ma soprattutto a loro. Perchè, lo ha ricordato Porpora Marcasciano del Mit, l'Italia si è appesa al petto la medaglia del triste primato degli omicidi e delle aggressione nei confronti di transessuali. Qui se ne uccidono più che altrove. E l'Italia è anche un paese in cui se sei una trans puoi solo prostituirti, perchè nessuno ti darà mai un lavoro. Certo ci sono anche in questo caso le eccezioni, alcune perfino "sotto i riflettori" come Vladimir Luxuria. Ma sono troppo poche, innanzitutto. E poi, la stessa Vladimir l'ha confessato, rappresentano solo un esserne uscite, non un non esserne mai entrate. Insomma le tante trans che sabato erano in piazza Farnese hanno dato a tutti una grande lezione di civismo: "Non abbiamo più niente da perdere" ha detto Porpora Marcasciano. E sicuramente ha ragione. Ma hanno soprattutto tanto orgoglio, "favolosità" la chiama Porpora. Tenacia, determinazione, forza, coraggio. Grande dignità.
Come primo contributo vi posto - dopo il "salto" - un intervento dal palco della manifestazione: quello di Rossana Praitano, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli" di Roma che ha aderito alla manifestazione.
Un'analisi molto dura la sua. Del disegno di legge, innanzitutto: lo definisce "immorale" sottolineando ad esempio il modo in cui prevede di trattare i minori irregolari, con l'espulsione immediata. Facendoli tornare nelle situazioni dalla quali erano fuggiti, dalle difficoltà e dai pericoli, e avviandoli perciò verso lo stesso destino di sfruttamento e criminalità. Rossana Praitano ha guardato anche alla piazza, piena di ombrellini rossi, ma senza politici. C'erano solo Concia, Rovasio e Agnoletto. "Queste manifestazioni che dovrebbero toccare l'anima più profonda dei partiti - ha detto - li trovano invece sempre più assenti".
Infine ha citato San Paolo. "Nemico" dell'omosessualità, certo. Ma innanzitutto dell'ipocrisia. "Di questo peccato - ha concluso - non si parla mai"




lastroni di cemento sollevati sembrano dare aria alle radici degli alberi con una spensieratezza che non si cruccia della necessità degli umani, così come la prefeitura non ha risorse da investire in una lotta persa in partenza. Dignità e abitudine forse camminano sullo stesso marciapiedi senza incontrarsi mai. Luana é una giovinetta piena di desideri, gli occhi vispi che non si nascondono i trabocchetti della strada, una gonna jeans che copre appena il deretano e le immancabili ciabatte havaianas gialle.
Zio Beto ha 35 anni, fisico prestante e rotoli sui fianchi da bevitore di birra nonostante gli esercizi che fa in palestra quasi tutte le settimane, assieme ai migliori amici del bar. Moro, alto, un sorriso accattivante, le compra le gomme rosa da masticare quando la scorge riportare indietro le bottiglie vuote di coca cola. Luana se ne torna a casa saltellando felice fra i pietroni sconnessi, quel gusto dolce e proibito in bocca, inseguita dalle risate della banda dei fannulloni. La sua età è poca per alcune cose, ma non per molte.
Quando non va a impegnare i pochi soldi in candele e offerte al santo, sua madre rimane tutto il giorno nell'unica stanza dell'appartamento, con la porta di casa che si apre su una delle stradine inerpicate sulla piazza. A volte, quando ritorna da scuola con le amiche, vociando e scalpitando sul terreno bagnato o impolverato dal sole cocente, Luana trova un uomo in casa, uno zio safado, un amico bricconcello, un vicino svergognato. Fino all'età di otto anni per casa ciondolava il suo primo padre, un uomo panciuto dalla barba ispida la cui unica preoccupazione era trovare i soldi per diminuire i conti arretrati del barzinho da Neto e avere ancora l'amata birra Antarctica a credito.
Non c'era mai il denaro soldi per giochi o caramelle. Arrangiarsi faceva rima con abitudine. L'unica cosa che non mancava era il tamburo persistente del sesso, l'odore degli umori dell'eccitazione. Quando il padre era ubriaco si avventava sulla donna e volavano urla e ceffoni.
«Vieni, qua, Camila, vieni dal tuo uomo».
«Va a prenderlo in culo, filho da puta. Vai dalla tua tettona rossa e i tuoi amici viados del bar da Neto. Vai, che con me non hai storia».
Lui si avvicinava barcollante e tentava di afferrarla da dietro, rimestando nei pantaloni in cerca di memoria biologica. Ma la donna strattonava e lui, in equilibrio precario, finiva rovinosamente addosso la credenza, rovesciando il suo machismo genitale sulle immagini di santi della macumba, buoni sconto del supermercato, cd impolverati della regina del calypso.
Il forró e il calypso sono il sottofondo di pranzo, cena e dei rari momenti in cui, china sul quaderno in un angolo del tavolino imbandito di avanzi, la piccola Luana alterna disegni di principi azzurri e compiti per casa. E' un battito sinuoso, pieno di ritmo e lamenti, abbandoni e tradimenti, che mette a posto una volta per tutte generazioni di delusioni sentimentali. Per diventare una cantante di calypso di successo devi essere bionda e traboccante, ma soprattutto incazzata con tutti gli "ex". E all'età di 12 anni lei si tinge già i capelli con i prodotti che la mamma abbandona nel secchiaio della cucina fra i saponi e i pettini, mollette e candele. Nonostante le offerte al negozio di spiritismo, il caboclo dell'Umbanda, i nuovi papà durano solo qualche settimana.
E' un pomeriggio assolato, mancano pochi giorni all'inizio del carnevale, la madre é andata allo shopping della fede. Come sempre porta al maestro della macumba i pochi soldi che é riuscita a racimolare per ingraziarsi il santo che l'aiuti a pagare i conti arretrati. Lo specchio illuminato della porta è velato dalla figura di zio Beto, una apparizione che porta sempre allegria.
«Mamma, non c'è, torna più tardi», gli dice, come mamma le ha raccomandato. Quegli occhi arrossati sembrano delusi, la bocca si contrae in una smorfia dolorosa. Lo sguardo saetta agli angoli della stanza in cerca d'ispirazione. Gli stridori del calypso riempiono la stanza mentre Luana, a gambe nude china sul quaderno, canta muovendosi a tempo, tutta assorta nei suoi disegni. Come sempre quando rincasa da scuola si toglie i vestiti e rimane in mutandine e camicetta.
«Che cosa stai disegnando?», chiede lui avvicinandosi e mettendole una mano sulla schiena.
«Il mio principe azzurro».
Bello, sognante, muscoloso. I capelli lunghi e biondi non assomigliano per nulla a quelli di zio Beto, ispidi e scomposti. Ma lui sorride affabile.
«Anche io avevo i capelli così, quand'ero ragazzo», le dice mentre la mano scende la mano scende.
«E tu saresti una bella principessa. Vieni qua, abbraccia lo zio che ti fa montare a cavallo».
Lo aveva spiato in passato dal buco della porta, quando veniva a trovare la madre portandole a casa qualche spesa fatta al supermercato. Lo zio ha sempre saputo che lei stava lì dietro, spiando tutto, e adorava mostrarsi. Gridava mentre scopava con quella donna abbandonata da schiere di ex, fingendo di inseguire la speranza di un amore fisso, intimamente certa che il calypso fosse l'ultimo baluardo a protezione della disfatta. Guardare di nascosto i giochi dei grandi era una cosa stupida e piacevole allo stesso tempo, come il gusto delle gomme rosa.
Adesso la mano dello zio si attarda sui fianchi, scivola sotto la maglietta senza resistenza, senza indugio.
«Vieni cagnolina, vieni a giocare con lo zio...».
Luana sorride e alza gli occhi vestendo lo sguardo della sua cantante preferita, provocante e sfacciato. Lo zio le porta un dito alle labbra, passandolo avanti e indietro come un rossetto. E' solo una manifestazione di piacere esteso alla famiglia, cosa non rara nelle periferie brasiliane, così ricomincia ad alitare sul collo, si china e passa la punta della lingua dura e calda, lei si tira indietro e ride, lui si fa più vicino tentando di baciarla mentre le mani si fanno sempre più curiose, ubriache nella ricerca, poi cieche e pazze. Luana lascia scorrere lo sguardo sui capelli ispidi dello zio, lo zio lascia vagare lo sguardo annebbiato sulla quella pelle brunita, lucida anche senza l'uso dell'olio di mandorla.
La porta sul divano, sollevandole la maglietta e accarezzandole il petto, i capezzoli che scoprono soltanto ora di essere i terminali di vibrazioni che risuonano all'interno delle cosce.
«Fammi godere della tua xoxotinha gostosa, vieni, che il principe di dà il regalo».
Gli occhi di lei ridono alla scoperta del potere che ha sullo zio e già imita i mugolii della mamma, mentre l'eco dei respiri aumenta come in una corsa a perdifiato. E' soddisfatta di essere finalmente al centro dell'attenzione di un uomo vero, come le altre zie della strada, anche lei in quella metà del mondo che aspetta e dà, inseguita e afferrata, portata in alto nel vortice del ballo tra il sudore e il ritmo del calypso.
Le mette il pene davanti alla faccia e lei lo afferra con le sue piccole mani cominciando a muoverlo, ad agitarlo in un gioco da grandi, come ha già visto fare. Quel coso é più grande di quello dei suoi compagni di scuola.
«Succhia, dai, metti in bocca la spada del tuo principe», dice lui con voce roca mentre le sue dita ruvide salgono sulle cosce, insinuandosi nel bocciolo della primavera.
Da quel giorno gli uomini di sua madre sembrano avere occhi diversi per lei, e anche la sua curiosità cresce. La strada non é più solo un campo di giochi d'infanzia fra i giochi dei grandi, fra le Volkswagen Gol, i Fusca gialli e i camioncini kombi arrugginiti degli ambulanti, cassette di verdura rovesciate per farne dei banchetti improvvisati, giornalini e pupazzi scambiati con le altre bambine. Nei pomeriggi assolati fino all'imbrunire e anche dopo, le bambine siedono sul marciapiede a confrontare i segnali della crescita e le parolacce del gergo adulto con la stessa dedizione con cui a casa imitano le posture delle attrici delle telenovelas.
I discorsi girano sempre intorno a una cultura genitale di bassa lega, ma con un pizzicorino in più che le scende giù per la spina ogni volta che scorge zio Beto al bar all'angolo. C'é un'amica della stessa età, Melissa, un po' più alta delle altre che già calza esperta le camicette allacciate al petto, che le lasciano scoperto il ventre piatto di quattordicenne. In casa la madre e la zia ricevono tanti zii e tanti papà, e Melissa va orgogliosa della nuova camicetta da indossare alla festa di forró. Nei sobborghi c'è sempre qualcun altro da cui imparare, la strada è maestra di ripetizione, se non proprio di vita.
Un coroa, un anziano dalla pelle sverniciata, spicca tra le pelli colorate del bar, gettando intorno a sé sguardi vergognosi da affamato. Non è la fame di chi non mangia mai, quanto piuttosto quella di chi è avido e non riesce a smettere. La carne fresca per lui è un piatto ricercato, se lo può permettere cambiando una manciata di euro del primero mundo negli sporchi biglietti della sua lotteria paradiso. Si rigira in mano le banconote da 10 real con le dita, poi strusciandole sulla camicia.
Luana ha un moto di orgoglio: Melissa è in casa, questo me lo pappo io. Uno sguardo, un sorriso. Per lei è la canzone del Calypso, "Chega pra cá, meu ben, que eu vou te ensinar a nossa dança...". Vieni qui, mio amore, che adesso ti insegno il nostro ballo. "Vem cá, me dá a tua mão, quero que sinta toda essa emoção...". Vieni, metti qui la tua mano, voglio che tu senta tutta questa emozione. "Mexe e rebola, e vai soltando, depois me abraça, fique a vontade...". Tocca e sculetta, e poi abbracciami, lasciati andare e fai ciò che vuoi.
Per lui tutto è sujo, in cuor suo più polveroso che sporco, la certezza di essere un porco in un campo di maialini si appiccica ai sogni cupidi. Le stradine dissestate dei rioni popolari sono battuta di caccia, riserva non regolamentata, mare ricco e pescoso dove cogliere al volo appena gettata la lenza, senza avviso di pastura. In un paese dove tutti scopano giovani, come fai ad aspettare l'età legale per poi trovarti in mano carne già frollata da tutti?
Lei come a conferma gli fa un cenno con gli occhi, lui finge di attardarsi, dà uno sguardo in giro poi la segue dietro una casa cadente, in uno spiazzo deserto, in un garage abbandonato fra pneumatici usati dove campeggia un materasso logoro sporco di morchia, o sangue. Il parco giochi senza età. Lei si allunga sul materasso alzando la camicetta, le manine civettuole. Lui s'inginocchia scacciando l'immagine delle sue nipotine laggiù, nella terra veronese repressa e produttiva.
Avvicina il volto alla carne fresca, seppure priva di innocenza. Il sudore gli scende dalle tempie come una bava. Il cuore batte il tamburo del rischio. Si asciuga la bocca e il naso con un sol colpo di avambraccio, ma le guance sono ancora madide e lustre. Avrà settant'anni, un'età che in Brasile sembra non esistere mai, moltiplicata e divisa in migliaia di corpi adolescenti, allevamenti di galline aggrappate a un muretto, sedute in terra davanti a casa o sui seggiolini unti dei churrasco de gato, fumosi barbecue improvvisati. Bambine con in mano la spesa come piccole donne, bambini a piedi nudi sull'asfalto dietro a un pallone, polli adulti avvinghiati e ridenti ad ogni festa, pausa, occasione.
Luana gioca ormai esperta, ignara di illusioni che non appartengano alle rime del calypso. Dodici anni sono l'età migliore per costruire un guardaroba con una camicetta, un profumo e molte gomme rosa da masticare.
Fonte:http://www.musibrasil.net/articolo.php?id=240810.12.2008
Mercoledì 10 Dicembre 2008
60°Anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Alle ore 18.00
in piazza Duomo a Milano
NO ALLA NUOVA INQUISIZIONE
Sit in di protesta per le dichiarazioni vaticane contro la proposta francese della moratoria ONU per l’abolizione del reato di omosessualità!
Invitiamo la società civile, le donne e gli uomini liberi, laici e cattolici, a indignarsi e lottare con noi per l’uguaglianza e la libertà di ogni essere umano!
Ciò che il Vaticano ritiene peccato non può e non deve considerarsi reato!
Arcilesbica Zami Milano
CIG Arcigay Milano
Arcigay Lombardia
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LA CAUSA SU FACEBOOK
Stop Vatican Attack - Support Homosexuality Decriminalization
http://apps.facebook.com/causes/167395?m=454a9415
Carissimi e carissime, iscrivetevi alla causa!
Dite un laico basta alle politiche del Vaticano e sostenete la proposta francese di depenalizzazione dell'omosessualità, avanzata all'ONU.
Girate l'invito a sostenere questa causa a tutti i vostri amici e a tutte le vostre amiche, aggiungendo un breve messaggio personale come questo. Il messaggio personale di accompagnamento è un'azione gentile, alle persone fa piacere riceverlo e più volentieri ci sosterranno. In 6 giorni abbiamo già raggiunto quota 20.000.
Entro il 10 dicembre, giorno in cui la Francia depositerà la proposta all'ONU, questa causa farà bene alle nostre ragioni se si diffonderà a macchia d'olio sulla più grande community in Italia e nel mondo.
C'è un'Onda che sta montando anche negli Usa. L'ha scatenata il 4 Novembre scorso il successo del referendum in California che annulla la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e attecchisce particolarmente tra i gay e coloro che ne sostengono i diritti. Dovrebbe colpire con forza il 10 Dicembre 2008, in concomitanza con l'International Human Rights Day delle Nazioni Unite, causando l'assenza dal lavoro di milioni di americani appartenenti alle minoranze sessuali.
Almeno questo è quello che sperano gli organizzatori della campagna di protesta A Day Without Gay, una Giornata Senza Gay. Un'inziativa di protesta contro l'ondata omofobica che ha spazzato la California alle ultime elezioni, ma anche contro il bando che ancora persiste in 30 stati contro le unioni di persone dello stesso sesso.
Il Day Without Gay si ispira agli eventi descritti dal film A Day Without Mexicans. Un documentario satirico del 2004 diretto da Sergio Arau che trasporta gli statunitensi in un'America nella quale sono spariti improvvisamente tutti gli immigrati 'latinos', quelli che i californiani definiscono indefferenziatamente, e dispregiativamente, come Mexicans.
Prodotto in risposta all'ondata di sentimenti xenofobici che negli USA, durante gli anni ruggenti della destra religiosa, bersagliavano gli immigranti provenienti dall'America Latina, il documentario (che è pieno zeppo di situazioni tragicomiche), nel 2006 era servito ad ispirare il "Day Without Immigrants", una manifestazione nazionale alla quale parteciparono milioni di immigranti latino americani chiedendo la legalizzazione. Quel giorno gran parte dell'industria dei servizi statunitensi subì un forte rallentamento, e sebbeno le situazioni estreme descrite dal documentario non si avverarono, la nazione non potè fare a meno di notare le difficoltà che la loro assenza dal lavoro aveva creato nelle scuole, negli ospedali, nei risotoranti, nell'idustria delle costruzioni e negli hotel.
Adesso invitando i loro aderenti "to call in gay" il 10 Dicembre, a "darsi gay" dal lavoro, gli organizzatori di A Day Without Gay sperano di ottenere lo stesso risultato. Di convincere cioè milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay.
Secondo i promotori l'invito a 'darsi gay' fa particolarmente senso perché a tutt'ora in oltre 30 stati americani esistono leggi che, sebbene non vengano più applicate, permettono ad un datore di lavoro di licenziare un impiegato se si scopre che è omosessuale.
Ma il vero obbiettivo è la Propostion 8, la proposizione che modifica la costituzione californiana stabilendo che il matrimonio può avvenire solo tra due persone di sesso differente. Oltre un millione di persone hanno già protestato il 15 Novembre a livello nazionale contro la proposizione, che è passata anche grazie al fatto che Obama s'era dichiarato sfavorevole al matrimonio tra gli omosessuali, infatti circa il 70 per cento degli afro-americani californiani ha votato a favore della proposizione. Una percentuale che è stata superata solo dai mormoni che avevano provveduto inoltre 20 milioni di finanziamento ai promotori di Prop.8.
Partita in sordina, da quando è stata abbracciata dai siti web come newamericamedia.org e l'huffingtonpost.org - che si fanno carico di promuovere i diritti delle minoranze etniche, politiche e sessuali degli USA - l'inziativa "call in gay" sta raccogliendo rapidamente adesioni. Il gruppo A Day Without Gay di Facebook ha già 20 mila aderenti e ogni ora che passa se ne aggiungono altre centinaia.
"La proposta risuona con lo spirito di cambiamento che si registra nel paese dall'elezione di Obama", afferma Andrew Lam, editore di Newamericamedia.org, "Io personalmente quel giorno me ne starò a casa a bloggare su tutte le iniziative che si terranno in giro per gli USA".Quest'ultimo anno si è caratterizzato per la crescita in Italia di aggressioni verso gli omosessuali. Per chiudere in bellezza, l'ultimo (si spera) episodio violento ai danni di un omosessuale si è consumato a Milano. Domenica 16 Novembre scorso alle ore 5.30 del mattino Massimiliano Scavia, un arredatore di 36 anni, tornava a casa dopo una serata in compagnia di amici. Rimasto solo ha incrociato un gruppo di ragazzi. Massimiliano stesso racconta: “Erano italiani, più o meno ventenni, persone che non avevo mai visto prima. Due di loro hanno iniziato a gridare i loro insulti nei confronti degli omosessuali, riferendosi poi a me nello specifico. Io sono andato dritto per la mia strada senza voltarmi. 'Frocio di merda' continuavano a urlarmi alle spalle e allora ho avuto uno scatto d’ira e ho risposto a tono. Forse ho sbagliato, ma mi sentivo offeso. Poi ho accelerato perché ho capito che continuavano a inseguirmi”. Purtroppo gli insulti sono nulla in confronto a quanto è seguito:
“Mi hanno sferrato un calcio alla schiena e sono caduto a terra sbattendo la faccia sull’asfalto. Una volta a terra hanno iniziato a darmi calci ovunque, alla testa, alle gambe, all’addome. Mi sono ritrovato con il naso che mi faceva male e un trauma cranico. Poi sono svenuto. Non ricordo più nulla”. Un'ora più tardi dell'accaduto Masimiliano viene ricoverato in pronto soccorso. Il referto medico parla di prognosi per 8 giorni e riporta i numerosi traumi subiti: trauma cranico, ecchimosi ed escoriazioni al capo e al volto, perdita di conoscenza, contusioni all’addome, torace e zona renale. Vista la gravità dell'accaduto, perché rendere pubblico solo oggi il vergognoso pestaggio? “Ho riflettuto a lungo, anche con il mio avvocato, prima di rendere pubblico l’episodio. Alla fine ho deciso che era giusto così: si deve sapere che in questa città, nel 2008, accadono ancora episodi di intolleranza”. Già, nella tollerante Milano, la città più aperta e multicultuale d'Italia si perseguitano ancora gli omosessuali.
L'onda italiana di violenza avanzata quest'anno è partita dall'irruzione vandalica al Mario Mieli di Roma e sembra destinata ad attraversare tutta la penisola senza arrestarsi. Urge sempre di più uno strumento che tuteli la comunità LGBT dai pregiudizi, dalle molestie e dalle violenze. Aspettando l'intervento del governo.
Fonte: Repubblica.it
Davide Bombini