ROMA - In 250 mila, secondo gli organizzatori, per dire no a ogni forma di discriminazione e per essere, come recitava lo slogan del bus che apriva la parata, “libere tutte e liberi tutti”. Il serpentone del Gay Pride si è snodato lungo le strade di Roma, partenza da Piazza della Repubblica e arrivo in serata a Piazza Navona. Allegria, eccentricità, musica, colori sgargianti, drag queen e, questa volta, anche i "lucchetti dell'amore" hanno fatto da cornice alle rivendicazioni per i diritti degli omosessuali. Madrina della manifestazione l'attrice Ornella Muti, che ha simbolicamente tagliato il nastro in chiusura della parata.
"My name is Papi". Nel corteo non sono mancati i riferimenti a "Silvio-Papi". L'Associazione Mario Mieli-Muccassassina gli ha dedicato un carro dal nome "Il Papi Gay", per rimarcare come la volgarità sia "quella dell'attuale politica, non quella di gay, lesbiche e transessuali che sfilano in piazza per i diritti". Striscioni dedicati a Berlusconi, scritte "Habemus Papi" e foto del premier hanno accompagnato il corteo. In tanti indossavano t-shirt con la scritta "My name is Noemi". Nel mirino anche i simboli religiosi e il Vaticano. Gesù sotto la croce, la Madonna trasformata in un transessuale di colore con abito turchese e aureola. I membri del gruppo "Farebreccia" si sono presentati in abiti da cardinali e hanno distribuito opuscoli contro il Papa e il Vaticano.
Mancuso: "Un altro Paese è possibile". Il senso della giornata è nelle richieste avanzate dagli organizzatori: maggiore attenzione all'omosessualità e ai diritti degli omosessuali. "Vogliamo la parità di diritti e di doveri" ha affermato il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, ricordando che dopo la manifestazione di oggi, il 27 giugno si replicherà a Genova. "Migliaia di persone, non solo gay e lesbiche ma anche giovani, etero e famiglie hanno sfilato a Roma per riaffermare il diritto di tutte e tutti a vivere in un Paese laico e democratico - ha detto Mancuso - dalla richiesta del matrimonio civile alla necessità di norme contro le discriminazioni che combattano realmente la violenza omofobica che in questi giorni è tornata a colpire, il popolo delle vere libertà dimostra ancora una volta che un altro Paese è possibile". Mancuso ha chiesto alla Rai la diretta della manifestazione del 27 giugno. E ha aggiunto che saranno gli omosessuali "a produrre il vero cambiamento: un'inedita stagione di riforme libertarie che da qui al 2011, data dell'Europride di Roma, attraverserà tutto il Paese".
Le reazioni politiche. Le bandiere del Pd (portate in corteo dal Tavolo Glbt dei Democratici per fare pressing sul segretario Dario Franceschini), la presenza del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, quella di alcuni politici, l'assenza - ampiamente prevista - di altri. Il Gay Pride è stato vissuto con i dovuti distinguo anche dal mondo politico. Tra i partecipanti anche Paolo Ferrero, segretario del Prc, che ha chiesto al Parlamento di approvare "leggi che riconoscano le unioni di fatto" smettendo di "accettare e subire i diktat imposti dal Vaticano". Fra i protagonisti e animatori della manifestazione, l'ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria, che ha tirato le somme della giornata: "Dal '94 rivendichiamo diritti ma in Italia c'è una destra che non ci considera troppo". In ogni caso Luxuria "mantiene la speranza" che "ci saranno leggi a tutela dei nostri diritti". Esposti cartelli contro il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna: "Carfagna la pari opportunità / non sa manco dove sta" fra i più visti. Il ministro aveva ribadito la sua contrarietà al corteo. Dura la reazione di Mancuso: "Poteva stare zitta, come fa sempre". (13 giugno 2009 http://www.repubblica.it
La caricano in auto mentre fa l’elemosina per strada e la abbandonano alla periferia di Como, senza scarpe a gennaio.
I responsabili del fatto, su cui sta indagando la procura, sono due vigili di Como che hanno preso di mira una zingara rumena, di 60 anni, scortandola sull’auto di servizio fino a Civiglio. Nel raccontare l’episodio, la donna ha aggiunto che ai lati della carreggiata c’era la neve.
L’inchiesta non è ancora alla fine e i due agenti, trasferiti in ufficio, sono ancora in servizio.
«Dobbiamo essere realisti e considerare che casi del genere sono la spia di un malessere, ha dichiarato il sindaco Stefano Bruni. «Proprio nel momento in cui sono incalzate al massimo dalla richiesta di legalità e sicurezza da parte della gente, spesso le forze dell’ordine devono sopportare situazioni limite».
Marco Travaglio e Beppe Grillo AnnoZero 11/06/2009
Ghedini Santoro discutono sulla proprietà del Corriere della Sera e sulla libertà dell’informazione.
TRAVAGLIO VS GHEDINI - MORALISMI DEL GOVERNO 11/06/09
CASTELLI, LA COSTITUZIONE DICE CHE CON L'IMMUNITA' PARLAMENTARE SI PUO' AMMAZZARE
Mavalà Ghedini furioso vs Grillo al Senato:"Non può dire psiconano"-Annozero-11/06/2009
Vauro, Annozero - 11-06-2009
Ddl intercettazioni/ Google Italia contro le rettifiche obbligatorie per i “siti informatici”
Google scende in campo contro la norma sulle rettifiche contenuta nel testo nuovo testo sulle intercettazioni telefoniche. La nuova norma prevede che «per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche siano pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».
L’uso dell’espressione generica “siti informatici” allarga l’obbligo di rettifica anche a motori di ricerca, social network e blog: così come le testate giornalistiche, qualsiasi sito Internet sarà obbligato a pubblicare eventuali smentite alle notizie pubblicate.
Google, il motore di ricerca più famoso al mondo, si dice contrario a questa nuova norma: «In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore responsabile di un qualsiasi quotidiano nazionale» si legge in un comunicato. Inoltre «chi usa Internet per diffondere le proprie idee non dovrebbe essere soffocato da inutili e a volte inopportuni vincoli burocratici». Google Italia infine chiude amaramente il suo comunicato: «La strada che porta all’affermazione della specificità della Rete e dei diritti dei navigatori è ancora molto lunga».
(ANSA) - TEL AVIV, 12 GIU - Trentamila persone hanno preso parte a Tel Aviv alla 11/a edizione della Gay Parade. Quest'anno la manifestazione e' dedicata al centenario della fondazione della citta' da parte dei padri del sionismo.Per l'occasione diverse delegazioni sono giunte da Paesi esteri, fra cui l'Italia.In un clima carnevalesco,la manifestazione ha preso il via in un parco nel centro della citta'.La polizia ha sedato sul nascere ogni tentativo di contestazione.
L’evento si è chiuso con la celebrazione di cinque matrimoni omosessuali (tre coppie di donne e due di uomini) sulla spiaggia di Tel Aviv. Il regista cinematografico israeliano, Eytan Fox, gay anche lui, ha parlato al quotidiano “Haaretz” dichiarando che “si è trattato di una giornata molto importante e storica: alla fine hanno vinto i ragazzi per bene”.
Una buona notizia per i gay milanesi. Dopo pochi mesi di chiusura, la storica libreria Lgbtq ‘Babele’ di Milano riapre al suo pubblico. Nuove la proprietà e la sede, in viale Regina Giovanna; la riapertura è prevista per la fine di giugno. il mese dell’orgoglio gay proclamato dal presidente Usa Barack Obama. Libreria Babele di Milano -punto di ritrovo di tante persone appartenenti alla comunità lgbqt- aveva silenziosamente chiuso i battenti tempo fa.
In questo tipo di libreria si sono spesso organizzati degli eventi culturali lgbqt, dibattiti, presentazioni di editori e di autori di opere dedicate al mondo omosessuale.
La riapertura dei battenti della libreria babele di Milano è un evento importante, che senza dubbio farà piacere ai milanesi appartenenti alla comunità lgbqt.
"Se noi chiedessimo a Bin Laden e i suoi seguaci, 'perche' andate sulle montagne? Perché avete distrutto le vite di tanti civili con l'attentato di New York?', loro potrebbero rispondere, anzi hanno già risposto: 'Ci difendiamo contro le umiliazioni subite, le depredazione delle nostre ricchezze'. Ma questa è una responsabilità dei vostri Stati". Davanti ai senatori della Repubblica, nella sala Zuccari di palazzo Giustiniani, il leader libico Muammar Gheddafi non rinuncia alla sua personale lettura degli equilibri internazionali e di temi scottanti come terrorismo, immigrazione, diritti umani.
L'11 settembre libico "Che differenza c'è tra l'attacco americano nel 1986 e le azioni terroristiche di Bin Laden?'- ha proseguito Gheddafi - Se Bin Laden non ha uno Stato ed è un fuorilegge, l'America è uno Stato con regole internazionali', ha aggiunto il colonnello.
Lasciateci scegliere i dittatori "Dicono che i governi arabi siano stati fatti da voi" ha proseguito il leader libico, alludendo al peso delle potenze occidentali "Quindi, fareste meglio a non ingerire nelle nostre questioni. Lasciateci scegliere i regimi!". "Saddam l'avete accusato di essere un dittatore. Che c'entrate voi? - ha aggiunto Gheddafi - Se il popolo iracheno accetta di votare per un dittatore per quale motivo ingerite? E' un vostro funzionario forse?". E ancora: "Non possiamo essere tutti uguali. Che c'è di male se la Corea del Nord vuole essere comunista? O se l'Afghanistan è in mano ai mullah? Non è forse il Vaticano un rispettabile stato teocratico con rappresentanze in tutto il mondo? Se l'Iraq era una dittatura sotto Saddam, era forse questo un problema degli occidentali? È stata una buona idea far crollare il suo regime spalancando le porte ad al-Qaeda? Non si può valutare il mondo con superficialità".
Il benvenuto di Schifani Oggi si realizza "un incontro storico" aveva esordito il Presidente del Senato, Renato Schifani, accogliendo Gheddafi a Palazzo Giustiniani in ritardo sul protocollo: oggi "gettiamo un ponte verso il futuro". "L'Italia di oggi è diversa", riconosce Gheddafi. Che poi però ribadisce le colpe del colonialismo italiano in Libia : "Niente - dice - può risarcire dal sangue libico versato".
Il Colonnello davanti ai senatori "Ho l'onore di questo incontro con lei, presidente Schifani, e con i senatori della Repubblica italiana - aveva esordito Gheddafi - Vorrei ringraziare Schifani per le sue parole, abbiamo lavorato per rafforzare i ponti fra Libia e Italia... Ringrazio l'amico Andreotti, l'amico Cossiga, l'amico Dini... Sono lieto di incontrare tutti questi vecchi amici per molti anni per raggiungere questo risultato davvero eccellente: il trattato di amicizia e cooperazione fra Libia e Italia, firmato a Bengasi in occasione delle feste della Rivoluzione il 1 settembre".
L'indennizzo a Tripoli "Dopo la rivoluzione ho cercato di superare lo stato psicologico che condizionava i rapporti fra Libia e Italia - ha proseguito Gheddafi- Dico davanti a voi che qualsiasi indennizzo materiale non rappresenta nulla di fronte alle atrocità subite dal colonialismo italiano, le atrocità le umiliazioni subite... Le distruzioni subite dall'ambiente libico.. Il popolo libico non richiedeva nulla di materiale, ma un riconoscimento degli errori del colonialismo. Questo poteva avvenire già in passato ma c'era una mancanza di accordo". Gheddafi ha poi ripercorso le tappe di riavvicinamento fra Tripoli e Roma, mettendo in evidenza i benefici "che si dischiudono davanti a noi" grazie alla maggiore collaborazione fra i due Paesi.
Aspettando il Colonnello In sala Zuccari a palazzo Giustiniani, clima surriscaldato: alcuni senatori, tra cui l'esponente dell'Idv Pancho Pardi, hanno tentato di entrare nella sala con la foto dell'attentato di Lockerbie sul petto, sull'esempio del colonnello libico che ieri si è presentato all'aeroporto di Ciampino e all'incontro con il presidente Giorgio Napolitano con la foto di Omar al Muktar, eroe anti-italiano negli anni '30.
Il 21 dicembre 1988, a Lockerbie si sono schiantati i resti del volo PA 103 della Pan Am esploso in volo a causa di un attentato terroristico, messo a segno con un ordigno esplosivo nascosto nella stiva del Boeing 747-121.
All'attacco anche il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione: "Al di là delle cerimonie e delle polemiche, il governo italiano colga l'occasione della visita del presidente libico Gheddafi per chiedergli con grande forza che la Libia sottoscriva la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati, cosa che Tripoli non ha fatto. In mancanza di queste garanzie il respingimento in mare delle navi di migranti diventano un atto contrario al diritto internazionale e ai principi umanitari".
Proteste alla Sapienza "Siamo tutti clandestini!", urlano al megafono gli studenti dell'Onda riuniti davanti alla facolta' di Lettere e Filosofia della Sapienza per manifestare il loro dissenso alla visita di Gheddafi e alla "militarizzazione dell'università".
C'è anche un cartello in lingua araba ad accogliere il leader libico Muammar Gheddafi all'universita' La Sapienza di Roma. "No alle prigioni - recita lo striscione - per i migranti in Libia - recita il messaggio - fuori Gheddafi dall'università". Un messaggio che gli studenti della facoltà di Lingue orientali fuori l'università hanno voluto esporre nella piazza della Minerva in attesa dell'arrivo del leader libico.
Alcune immagini degli scontri avvenuti alla Sapienza per la visita del colonnello Gheddafi
EROTICA SCIENZA DEL BONDAGE.GHEDDAFI ARRIVA A ROMA .CAROSELLO DI AMAZZONI PER SILVIO BERLUSCONI IN ESTASI.
Roma 11 Giugno 2009(Corsera.it)
Dopo aver dovuto bruscamente abbandonare i suoi sollazzi quotidiani nel regno del nudismo sfrenato di Villa Certosa, al Presidente del Consiglio italiano non è apparso vero di poter accogliere a braccia aperte il leader libico Muammar Gheddafi,uno che di festini allo schioccar di frusta è ben abituato.
Per settimane la stampa internazionale ha battuto sullo scandalo di Noemi Letizia e le fotografie dei nudisti ospiti di Villa Certosa, hanno inondato giornali e televisioni di tutto il mondo.Anche il cazzo eretto di Topolanek è uscito alla ribalta .Il parapiglia del carosello al viagra della vita privata del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi deve aver suggestionato anche ...
...il leader libico,che per non essere da meno si è presentato a Roma con l'intera sua scorta delle amazzoni in divisa,quella come dire che usano la frusta,se la notte giri in vestaglia e ti infili anche qualche reggicalze.L'incontro tra i due leader è molto più intenso di quanto si possa immaginare,si và dal nudismo perfetto di Villa Certosa al bondage militaresco all'interno di una tenda nel deserto,come dire un integro saluto di moralità tra due personaggi eccentrici della storia contemporanea.Berlusconi e Gheddafi si assomigliano pure,costruiti con la gomma e il lucida labbra,uno pensa di essere Napoleone e l'altro Jerry Lewis.Sono personaggi da fiaba carnevalesca,un'immagine grottesca di una pagliacciata internazionale ad uso e consumo delle popolazioni,mentre al di sotto di ogni sospetto si consumano le sordide alleanze con parte del potere forte italiano.Scopi? Denaro che affluisce nelle casse di un sistema al collasso,che generano e rigenerano interessi politici,producono consenso,tengono a galla il Premier,mentre tenta l'impervia strada di costruire il dialogo con la Libia e Russia ,mantenendo un ruolo centrale addirittura con le amministrazioni statunitensi.
I denari libici sono indispensabile ad un certo sistema italiano per mantenere la sua supremazia finanziaria e industriale,recuperare linfa vitale per non dover abdicare al proprio ruolo e peso politico.Silvio Berlusconi può continuare a vincere soltanto se la tensione sociale rimane cheta,non si disperde in mille orribili rivoli di contestazione,fuochi che potrebbero incendiare il delicato equilibrio del paese Italia.
La relazione con la Libia di Gheddafi contribuisce inoltre ad avvicinare l'Italia ai paese arabi moderati e forse anche a quelle frange estremistiche che vedono comunque nel leader libico un loro esponente mediatico di grande rilievo,ecco perchè nessuno gli ha mai fatto la pelle a Muammar.
«Ennesima aggressione a sfondo omofobo. Questa volta le vittime sono due cittadini americani, una coppia gay aggredita nella notte tra il 6 e il 7 giugno. I protagonisti della vicenda G. 34 anni italoamericano residente in provincia di Roma e C., 27 anni americano ospite in Italia dal proprio compagno G. Verso la una di domenica 7 giugno la coppia passeggiava mano nella mano nei pressi di Campo dei Fiori quando, a un tratto, un gruppo di circa 5-6 ragazzi tra i 18 e 20 anni, in via del Biscione, si è avvicinato e ha inveito colpendo ripetutamente e con violenza ai due ragazzi». Lo denuncia in una nota Arcigay Roma. «In particolare hanno aggredito C. con una feroce violenza sbattendolo poi per terra, dove C. ha battuto la testa contro un sasso - continua la nota - A questo punto C., a terra privo di sensi e con il sangue che gli usciva dalla testa, è stato abbandonato dagli che l'hanno forse creduto morto e sono fuggiti verso Campo dei Fiori. I ragazzi sono poi stati soccorsi e portati in ospedale, dove sono state loro diagnosticate contusioni e ferite riportando, inoltre, altri traumi per i quali stanno effettuando ulteriori accertamenti. Alcuni amici dei ragazzi hanno chiesto aiuto a Radio Popolare Roma, che li ha messi in contatto con il servizio di Gay Help Line 800.713.713, numero verde antiomofobia e, con il supporto dell'avvocato di Arcigay Roma Daniele Stoppello, hanno sporto oggi denuncia presso il tribunale di Roma». «Ho parlato personalmente con i ragazzi che mi hanno descritto il forte attacco omofobo che hanno subito - dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line 800.713.713 - si tratta di un fatto grave e molto preoccupante: non è la prima volta che qualcuno colpisce un uomo perché gay ed è l'ennesima aggressione a una coppia omosessuale, ricordiamo il precedente episodio avvenuto a settembre contro una coppia gay nei pressi della Gay Street, sempre compiuto da ragazzi giovanissimi. Chiediamo, quindi, alle Forze dell'Ordine di individuare al più presto i responsabili al fine che non restino impuniti anche questa volta». «Facciamo appello a tutti gli esercenti di via del Biscione e delle vie limitrofe - afferma l'avvocato Daniele Stoppello di Arcigay Roma - affinché rendano disponibili le videoregistrazioni effettuate dalle loro telecamere di sorveglianza nella notte tra il 6 ed il 7 giugno, in modo da poter rilevare eventuali elementi utili al caso. Inoltre, facciamo appello anche a tutti i possibili testimoni del fatto di mettersi in contatto con noi tramite il numero verde Gay Help Line 800 713 713 o scrivere a info gayhelpline.it». «A colpirci - aggiunge Marrazzo - è ancora una volta la giovanissima età degli aggressori, poco più che adolescenti. Non è la prima volta che questo avviene e ciò dimostra la necessità di un vasto piano formativo contro l'omofobia a partire proprio dalle scuole, in grado di coinvolgere i ragazzi, ma anche i docenti e le famiglie. Solo con questo tipo di azione si può contrastare il fenomeno della violenza omofoba con decisione e con una vera e propria svolta culturale. Non c'è altro tempo da perdere. In base a quanto accaduto Arcigay Roma ha deciso di dedicare il Carro del Pride alla coppia aggredita, seguiranno ulteriori dettagli nei prossimi giorni. Ringraziamo Radio Popolare Roma per il supporto che ci ha fornito». http://www.leggonline.it
RomaPride: la Questura ci ripensa, autorizzando la parata per sabato 13 giugno con partenza da Piazza della Repubblica, via Einaudi, p.zza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali. P.zza Madonna di Loreto, P.zza San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele e arrivo a Piazza Navona.
Il percorso ottenuto, identico a quello dell’anno passato, era stato oggetto di divieto nemmeno 10 giorni fa, il terzo rifiuto dopo i due precedenti che avevano riguardato Piazza San Giovanni.
Il Mario Mieli, da organizzatore e capofila di oltre 30 associazioni lgbtq italiane, ha vinto una diatriba che negli ultimi due mesi aveva assunto connotati sempre più surreali. Si è combattuta una battaglia di libertà e di principi che ha visto il movimento gay, lesbico e trans compatto nel non voler retrocedere davanti a una serie incredibile di dinieghi pretestuosi.
Soddisfatti del percorso degno di una manifestazione rilevante come il RomaPride continueremo comunque nell’iter legale dinanzi al Tar rispetto ai divieti precedenti per cercare di ottenere un risultato di diritto, che impedisca in futuro situazioni di tal tipo.
Prevediamo centinaia di migliaia di manifestanti sulla base dei tantissimi messaggi di vicinanza e solidarietà giunti a tutte le associazioni e dall’implosione del sito ufficiale del RomaPride dovuta all’elevatissimo numero di contatti.
I fattori politici e burocratici utilizzati in questa vicenda erano tutti tesi ad indebolire la manifestazione, ma non ci sono riusciti.
Ci rallegriamo comunque che le varie Istituzioni abbiamo fatto retromarcia per evitare di inasprire ulteriormente i toni e permettere un evento carico di significati pacifici, di libertà e di rivendicazione di diritti, rilevanti per la città di Roma e per il Paese intero.
Rossana Praitano Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Organizzatore RomaPride 2009 06/5413985 - 348/7708437 - 348/7708439
“Io non ho ucciso i giornali, ok?” Bastano cinque parole per un discorso, nell’era di Twitter. Lo sa bene Arianna Huffington, la fondatrice del sito politico più influente del mondo, l‘Huffington Post che con questa frase ha ricevuto uno dei tanti (una settantina) Webby Awards, gli “Oscar” di internet assegnati ieri nella 13esima edizione dall’Accademia Usa delle arti digitali. E proprio a Twitter è andato un altro dei premi, quello per la rivelazione dell’anno: “La creatività è una risorsa rinnovabile” ha detto uno dei fondatori del sito di microblogging in 140 caratteri, Biz Stone. Tra gli altri premiati anche i siti de l’Economist (”Leggete un fottuto settimanale, per favore”) e il New York Times.
Il premio “person of the year” è andato al comico Jimmy Fallon per aver postato su Youtube il video del suo show, mentre l’”artista dell’anno” è stato considerato il cantante Trent Reznor dei Nine Inch Nails che ha lasciato scaricare gratuitamente il suo ultimo album. L’unico premio in cui c’è un po’ di Italia è quello alla miglior performance individuale in video andato a Isabella Rossellini per il suo originale “Green Porno”. Per il “miglior uso della fotografia” è stato premiato il Boston Globe, mentre per la “migliore community” è stato premiato il sito di condivisione foto Flickr, il cui rappresentante ha ringraziato con queste parole: “Potete stringervi un po’? grazie”. Ma forse il migliore di tutti è stato il discorso del “best religion and spirituality” andato al blog del Guardian, Comment is free: “Grazie, questo prova l’esistenza di Dio”.
Video:
Trent Reznor, dei Five inch nails
La marca di lingerie Victoria's secret
Il fondatore di Twitter Biz Stone
Una clip del premiato "Green porno" di Isabella Rossellini
TRENTO. Una critica al governo Berlusconi perché starebbe cercando di bloccare Facebook firmata da padre Giorgio Butterini sta arrivando in diverse caselle di posta elettronica. Il cappuccino scrive che «si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata». Il frate ha titolato la mail «Perché lo Spirito vi tenga svegli», e nel testo dice che «l'attacco finale alla democrazia è iniziato. Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo». Padre Butterini - sentito dall'Agi - ha confermato il contenuto della e-mail, dove scrive che, «secondo il pacchetto sicurezza approvato in Senato se un cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Il ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione comporta una sanzione da 50.000 a 250.000 euro per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la casta con questa legge?»
Ha cominciato a perdere sangue, probabilmente per un aborto spontaneo, si è sentita male ma non ha voluto chiedere aiuto. Ha avuto paura. Paura di perdere il lavoro appena trovato, paura, forse, di essere giudicata. Così è morta Vira Orlova, che si faceva chiamare Ylenia, una donna che avrebbe compiuto 40 anni l'11 giugno prossimo, di nazionalità ucraina, arrivata - forse due anni fa - in Italia, come tante donne dei Paesi dell'Est, per fare la badante. Il suo corpo è stato trovato in una pozza di sangue in un appartamento di via Grotta Regina, nella località costiera barese di Torre a Mare.
Di lei si sa poco. Gli investigatori stanno cercando di rintracciare le sue amiche per poter ricostruire i suoi ultimi giorni di vita, anche per risalire alla data di arrivo in Italia. Per il momento i carabinieri hanno trovato il suo passaporto nella stanza che occupava: sanno il suo nome, la sua età, sanno anche che era una clandestina perchè sul passaporto non ci sono visti di ingresso in Italia, e sanno che in quell'abitazione di Torre a Mare Ylenia accudiva da pochi giorni un'anziana non autosufficiente. È stato proprio il figlio dell'anziana a dare l'allarme ai carabinieri e a raccontare agli investigatori che Ylenia - questo il nome riferito dall'uomo - «era in prova». Secondo il racconto dell'uomo, Ylenia era in quella casa solo da pochi giorni. leggi qui. http://www.unita.it/news/cronaca/85495/clandestina_muore_dissanguata_per_paura_di_una_denuncia
NAPOLI - Dieci e più ore appollaiato sul «cappello di Garibaldi», sulla statua che campeggia davanti alla Stazione Centrale. Dieci ore interminabili per un trentenne marocchino che protestava contro il «padrone» che non lo aveva pagato. Anzi lo aveva minacciato costringendolo a scappare dalla Sicilia. Dieci ore durante le quali non ha neppure ricevuto molta solidarietà: alcuni napoletani, irritati dal caos che la protesta aveva scatenato, lo invitavano a scendere in tutti i modi: «Buttati anche giù, ma scendi».
SULLA STATUA - Il giovane marocchino, di nome Aziz, si trovava dalle 2 di stamattina in cima alla statua di Giuseppe Garibaldi per protestare contro il lavoro di pastore non pagato (a Palermo). Sono subito intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri, ma l'uomo ha continuato a minacciare di buttarsi.
TRADUTTORE ARABO - Ai piedi della statua, un arabo traduceva le richieste delle autorità, ma l'uomo è rimasto fino alle 12, sotto un sole cocente e in pericoloso equilibrio. Poi, dopo aver accettato una bottiglietta d'acqua e una sigaretta, la decisione di lasciare la statua, accolto dagli applausi della gente che numerosa partecipava alla estenuante trattativa.
Sulla divisa del leader libico Muammar Gheddafi campeggia l'immagine di Omar Al Mukhtar circondato dagli italiani che lo hanno scovato dopo anni di azioni di guerriglia (Graffiti Press)
Il «leone del deserto» fu catturato a Solluch l'11 settembre 1931 e impiccato il 16 settembre per ordine del governatore della Cirenaica, il maresciallo Rodolfo Graziani. Alla figura di Al Mukhtar è stato dedicato un film, interpretato da Anthony Quinn, realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad. Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, secondo quanto affermò il presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». La pellicola verrà trasmessa in tv per la prima volta in Italia giovedì sera da Sky (Ansa)
Berlusconi sorride a una «guardia amazzone» di Gheddafi (Insidefoto)
Beppe Grillo ascoltato dalla commissione affari costituzionali del Senato per discutere della proposta di legge di iniziativa popolare "Parlamento Pulito" - 10 Giugno 2009.
La notizia arriva da Oltreoceano ma si sa che sono le stronzate che arrivano sempre per prime. Siamo certi che molti di voi non avranno mai sentito parlare del “Rob, Dawn and Arnie Show” (i due nella foto), programma radiofonico statunitense che ogni mattina tiene compagnia agli statunitensi che si svegliano presto. Non vi siete persi molto. Forse approfittando dell’orario, i due conduttori qualche giorno fa si sono lanciati in una simpatica dichiarazione sui transessuali e hanno allucinato gli ignari ascoltatori parlando di “individui idioti con disordini mentali che hanno bisogno di una cura perché con ogni probabilità sono stati molestati”. Uno dei partecipanti alla trasmissione, non contento di quello che era appena stato detto, ha buttato benzina sul fuoco vantandosi di aver “minacciato di violenza il proprio figlio maschio se solo si fosse vestito da donna: che dio me ne scampi, se mio figlio si mettesse un paio di scarpe con il tacco alto, lo colpirei con una di quelle. Gliela lancerei addosso. E sai perché? Gli uomini non mettono i tacchi alti, di certo non in casa mia”. Bene, non ci resta che consigliare una buona rassegna stampa (per i più temerari) o una rilassante musica strumentale (per i più nervosi) per chi si mette in auto la mattina o fa colazione con la radio e, fateci un favore: che siate uomini o donne, che vi piacciano le infradito o le zeppe, se vi sintonizzate per caso su “Rob, Dawn and Arnie Show”, non esitate e colpite la radio con un colpo deciso: vedrete che soddisfazione e soprattutto che silenzio! (A. B.)