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martedì 17 novembre 2009

Riflessioni sul cinema en travesti, alla ricerca di un'identità.


Storie di trans creati da donne

Difficile dire se il cinema abbia contribuito alla conoscenza corretta, responsabile e approfondita dell'esperienza trans e delle figure transgender, soggetti che mettono in discussione l'eterna dualità tra maschile e femminile fino a scomporla, suggerendo la possibilità di nuove e altre espressioni della realtà sessuata, più destrutturate e affrancate da gabbie concettuali. Film come Transamerica o l'ipernapoletano Mater Natura hanno messo in scena questa natura ambigua in transito in modo vitale e non omologato. Accanto al cinema che racconta i gay, almeno quelli che oggi vanno per la maggiore, quelli metropolitani, che hanno grandi possibilità economiche, che indossano abiti firmati e hanno codici di comportamento e costumi di vita precisi, ne esiste uno che rivela ed esibisce un mondo più marginale e più antico. Qualcosa e qualcuno che è più legato alla natura mentre il gay è essenzialmente un "prodotto" culturale. Il trans con la sua identità fluttuante e mutevole è davvero una figura epocale che, prima di rivendicare nuovi territori dell'identità sessuale, si perde e si ricostruisce nel dolore. Le trasformazioni del proprio aspetto, del proprio corpo o della propria identità di genere sono numerose e varie e il fenomeno non è né nuovo né esclusivo appannaggio della nostra cultura. Prova della sua esistenza si rintraccia nei più antichi miti documentati che dimostrano come il fenomeno permanga largamente in questa o quella forma (mutamento di sesso o mutamento di abbigliamento) e sia stato integrato nelle culture secondo una variabile graduazione di accettazione sociale. Al di là o attraverso è il significato della particella latina "trans" che nel 2005 Duncan Tucker antepose al topònimo America. Transamerica indica allora lo spostamento geografico come costruzione di un'identità che scavalca i generi sessuali. Quello di Stanley è un viaggio iniziatico alla ricerca di una nuova frontiera e di un orizzonte di attese mantenute: costretta in un corpo e a un nome maschili, subirà presto un intervento per essere evidentemente Bree, come è solita farsi chiamare. L'intelligente esordio di Tucker si confronta coi temi del gender senza pedanterie, o peggio, cadute cialtronesche. Più del film di Ang Lee, I segreti di Brokeback Mountain, uscito un anno prima, Transamerica ha messo in grande difficoltà l'America, schizofrenica e scissa come Bree, alla disperata ricerca di una propria identità non soltanto fisica. Transgender è allora la nazione (quattro anni fa governata da Bush), col suo corpo dibattutto interiormente tra il desiderio di essere "altro" e la consapevolezza di non esserlo. Più naïf ma energico e ambizioso nel maneggiare una materia delicata e complessa, almeno quanto è diretto nello svolgimento narrativo e nella partecipazione emotiva, il Mater natura di Massimo Andrei si avvale, proprio come Transamerica, di una donna che si finge un trans che vuole essere una donna. Maria Pia Calzone e Felicity Huffman identificano così un altro modello di comportamento: l'attore. Una figura sfuggente ed enigmatica che si cela dietro ad un ruolo, che si maschera nei panni del divo ma che esiste solo mediante la capacità di rimanere se stesso divenendo un altro. Il paradosso dell'attore, per citare Diderot, riflette l'America multietnica e polisessuale di oggi, il Paese della contrapposizione indomabile, che non sa di essere quello che è veramente e che sembra poter esistere unicamente in questa conflittualità devastante. I colori sgargianti e i piumaggi nascondono perciò le tappe di avvicinamento alla ricongiunzione, fino al traumatico svelamento di sé, che contiene la possibilità di ricominciare, di rinominare le cose e reinventare il mondo.


giovedì 12 novembre 2009

Governo turco vieta la vendita di biografia di una transessuale


IL governo turco ha proibito la vendita del libro "Üçüncü Sýnýf Kadýn", che significa" Donna del terzo sesso", che racconta la vita di una transessuale dall'infanzia ai suoi 20 anni.
L'autore del libro
Anýl Alacaoðlu, ha saputo della censura dai giornali. La notifica ufficiale è arrivata dopo 10 giorni dalla decisione governativa.
Secondo il sito Magagay Beck il documento del governo afferma che l'opera favorisce l'omossessualità, e che la società turca non accetta moralmente le relazioni gay in quanto vengono considerate relazioni anormali, che svilupperebbero devianze mentali negative nei bambini.


fonte:http://www.abalo.com.br/

AUSTRALIA. CAMBERRA, Sì ALLE UNIONI CIVIL


SYDNEY, 11 NOV - Le unioni civili di coppie dello stesso sesso sono da oggi riconosciute nel Territorio della capitale australiana, che comprende Canberra e conta 340 mila abitanti. L'Assemblea legislativa del territorio, a maggioranza laburista, ha approvato oggi la proposta di legge dei Verdi, che permette alle coppie gay e lesbiche di formalizzare la loro relazione, con una cerimonia legalmente vincolante davanti ad amici e familiari.

''E' un altro passo avanti lungo la strada della piena eguaglianza per le coppie dello stesso sesso, e siamo molto lieti che l'assemblea l'abbia approvata'', ha dichiarato il parlamentare dei Verdi Shane Rattenbury, che aveva presentato la proposta di legge.

Il governo del territorio aveva tentato di legalizzare le cerimonie di unione civile nel 2008, ma il governo federale aveva usato i suoi poteri per bloccare la legge, dichiarando che l'ordinamento previsto era troppo simile al matrimonio. La nuova normativa ha introdotto emendamenti per rassicurare il governo federale, di cui si attende ora la reazione.

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=83477

ANCONA: ARRESTATO MAROCCHINO PER SEQUESTRO DI PERSONA E VIOLENZA SESSUALE


Ancona, 11 nov. - (Adnkronos) - Gli agenti della Squadra Mobile di Ancona, nella serata di ieri, hanno arrestato il cittadino di origine marocchina H.K., raggiunto da un provvedimento di carcerazione perche' deve espiare la pena di oltre anni di carcere per sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni aggravate, commessi nella citta' di Chiavari.

L'uomo, nel dicembre 2007, si legge in una nota, ha aggredito per strada una transessuale che gli ha rifiutato una prestazione sessuale. Il magrebino lo ha costretta a seguirla nella sua abitazione e gli ha fatto subire ripetute violenze sessuali.

Lo ha picchiata e accoltellata. L'arresto e' stato possibile grazie alla collaborazione con la Squadra Mobile di Genova. H.K. e' stato rintracciato dai poliziotti anconetani in un appartamento nella zona vicina la stazione ferroviaria di Ancona. E' stato portato nel carcere di Montacuto di Ancona.

fonte:http://www.libero-news.it/adnkronos/view/221629

mercoledì 11 novembre 2009

La Santanchè contro le trans: "Non sono persone normali, sono malate e drogate"


di DOMENICO GIAMPETRUZZI



La rappresentante del movimento politico Movimento per l'Italia, Daniela Santanchè, ha recentemente attaccato le transessuali denotando una spiccata transfobia che sfocia in vera e propria xenofobia.
L'ex parlarmentare di Alleanza nazionale dopo aver suscitato le ira della comunità musulmana italiana per aver definito Maometto pedofilo durante la trasmissione di canale 5 'Domenica 5' diretta da Barbara D'Urso ha avviato un'altra crociata. Questa volta contro la comunità transessuale.
Nel corso della puntata tv 'Il Fatto del giorno' condotta da Monica Setta si è discusso del recente scandalo ricatto-coca-trans che ha coinvolto l'ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo.
Durante il dibattito la giornalista Setta ha dato la parola alla Santanchè che ha dato il peggio di sè. "Io -dichiara la Santanchè- sono un pò stufa di sentire dibattiti sul fatto che i transessuali sono persone normali. Vogliamo dire che sono tutte persone ai margini della vita, tutte persone con problemi di droga e di spaccio. Parliamo di persone malate che hanno problemi. Curiamoli".

pensare che alcuni giorni fa è stata avviata un'intensa campagna mediatica da parte del Governo e in primis dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, per combattere l'omofobia e i pregiudizi verso i gay e le transessuali. Il ministro Carfagna dichiarò in conferenza stampa che i reality show non fanno nulla per abbattere i pregiudizi omofobi.
A quanto pare la campagna mediatica contro l'omofobia dovrebbe essere indirizzata soprattutto a Palazzo Madama e a Montecitorio nei confronti di questa classe politica che ci ritroviamo che piuttosto di combattere l'omofobia la incrementa giorno per giorno. Che vergogna!!!
E' come se dicessi che i politici italiani sono tutti dei mafiosi corruttori che sniffano cocaina e poi scopano minorenni, escort o transessuali....

fonte:http://www.liberalaico.com/2009/11/la-crociata-della-santanche-contro-le.html

I love you, my girlfriend


di Federica Bottiglieri - 11/11/2009

Amore saffico senza confini, a Londra si può

istockphoto.com
Donne







Una città immensa e multi culturale come Londra, offre ad ognuno la possibilità di vivere la propria vita in massima libertà, anche se può mostrarsi una città spietatamente individualista, sia nell'accezione positiva che negativa. In metro o per strada, e’ difficile incrociare gli sguardi delle persone, completamente prese da se stesse in questa gigante metropoli. Il risultato è poca interazione o, più semplicemente, poco calore. Allo stesso tempo, tale individualismo può essere interpretato come massima espressione di se stessi. In poche parole, "io sono come sono e voglio vivere la mia vita come mi piace". Evviva.

Questo modo cosi verace e, se vogliamo, menefreghista di porsi con il mondo, ha trovato nell’ambiente omosessuale un alleato forte, perché qui le gay girls hanno la possibilità di essere se stesse, senza occhi indiscreti che sbirciano, senza discriminazioni sociali, senza scoop. Nel 2009 dovrebbe essere normale poter vivere pienamente la propria sessualità senza alcun 'paletto', ma gli utlimi accadimenti in Italia, purtroppo, parlano chiaro. Londra, invece, accoglie l'amore saffico senza alcun pregiudizio.

Le donne, più riservate degli uomini nel manifestare la propria omosessualità, hanno costruito nella capitale britannica un tessuto connettivo sociale incredibile, fatto di complicità e di tante idee dove poter scoprire, giocare e vivere in armonia con se stesse la propria sessualità.

Testimonianza di questa conquista tutta al femminile sono i literary saloon, come quelli ospitati al SouthBankCentre o all’University Womens Club, che diventano un canale non solo per alimentare la propria cultura, ma per conoscere persone, condividere opinioni e la stessa esperienza in un contesto decisamente filosofico, impegnato e soprattutto nuovo.

Dai circoli culturali alla voglia di divertirsi e trasgredire: luoghi immancabili per le gay girls, sono le innumerevoli venues e teatri sparsi per Soho, area storica e culla dei movimento gay londinese nonché passerella indiscussa degli attesissimi Gay Pride. Non importa quale sia il vostro orientamento sessuale, se passate da Londra vale la pena fare un salto al Candy Bar Soho, la più grande e fashionista venue per gay women: con un team totalmente al femminile, il Candy festeggia proprio quest’anno la sua fortunata prima decade di vita, che la porta ad imporsi nel panorama del clubbing gay come il più grande e trasformista venue per solo donne.

Da Soho all’East end: qui l’amore saffico trova il suo luogo cult al Trash Palace, un vecchio pub che ispirandosi all’art decò anni 30, vi invita ogni giorno della settimana a rilassarvi con più di 2 milioni di tunes suonate ininterrottamente da un internet jubebox, insieme a free vintage games e un happy hour da record: one drink, 2 puonds - decisamente molto pericoloso...

E poi comedy club, come il Bar Code, dove si ride grazie ad un intelligente e sempre pungente satira omossessuale; e ancora il G-spot – il nome dice tutto -, ovvero il club underground super glamour nel cuore del west end. Tanti luoghi e modi di condividere e di vivere. Questo e’ Londra. Un esempio di emancipazione da seguire e un traguardo di libertà da augurare a tutte coloro che hanno amato per troppo tempo di nascosto. Non c’e’ limite all’amore, e Londra vi farà aprire gli occhi e chissà, anche il cuore...

SouthBankCentre, www.SouthBankCentre.co.uk
University Womens Club, 2 Audley Square London W1K 1DB
Candy Bar Soho, 4 Carlisle St, London, W1D 3BJ
Trash Palace, 58 old street, EC1 V 9AJ
G-spot, 10 Adelaide St, London, WC2N 4HZ
Bar code ,3-4 Archer St, London, W1D 7AP

fonte:http://www.stile.it/articolo/i-love-you-my-girlfriend/10705125/

Sì all'adozione per una coppia gay Francia, giudice accoglie la richiesta

In Francia sono in vigore istituti giuridici simili ai Pacs
Il tribunale di Besancon, nel nord-est della Francia, ha dato il proprio via libera oggi all’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale, annullando così la decisione del Consiglio generale della regione del Jura, che rifiutava di dare il suo consenso.

«Le condizioni offerte dalla richiedente sul piano familiare, educativo e psicologico corrispondono ai bisogni e all’interesse di un bambino adottato», ha sottolineato il giudice, precisando che i motivi di rifiuto avanzati dal Consiglio del Jura «non giustificano legalmente la decisione di rigetto della domanda di adozione».

Sono dieci anni che Emmanuelle B., maestra di 48 anni, e Laurence R., psicologa infantile, si battono per ottenere il diritto di adottare un bambino. Le due donne vivono insieme da una ventina d’anni e da quattro sono unite civilmente da un Pacs.

A due riprese il Consiglio generale del Jura ha rifiutato la domanda di adozione avanzata da Emmanuelle. Ora, il via libera del tribunale riconosce la loro unione come «solida» e «duratura».

Di fronte al primo rifiuto delle autorità francesi, l’insegnante si era anche rivolta alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, che nell’ottobre 2008 aveva condannato la Francia per discriminazione sessuale per aver negato alle due donne di adottare un bambino.

fonte:http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200911articoli/49277girata.asp

agiornamento:Everyone: procura accoglie ricorso contro concerto Sizzla, depositata a Milano la stessa richiesta

GAY: EVERYONE, PROCURA BARI ACCOGLIE RICORSO CONTRO CONCERTO OMOFOBO DI SIZZLA Bari, 10 nov. - (Adnkronos) - "Accogliamo con soddisfazione e sollievo la notizia secondo cui le autorita' baresi, in primis Procura, Prefettura e Questura, hanno accolto l'esposto depositato ieri mattina dal Gruppo EveryOne che chiedeva l'annullamento del concerto del cantante giamaicano Sizzla previsto a Modugno, presso il locale Demode', per domani sera". Lo affermano i copresidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro, che si erano attivati subito contattando i gestori del music club e avevano inoltrato al Procuratore di Bari un atto di denuncia "contro il cantante omofobo per violazione del principio di non discriminazione, istigazione all'odio razziale e alla violenza omofobica". "Questa nostra vittoria si aggiunge a quella gia' conquistata in Francia lo scorso anno - sottolineano Malini e Pegoraro - quando assieme all'associazione Tjenbe Red e a una rete di organizzazioni che si battono contro i pregiudizi razziali e sessuali, ottenemmo la cancellazione dei concerto omofobi di Sizzla Kalonji, previsto in numerose citta' francesi. Ringraziamo Arcigay e la rete per i diritti gay - continuano gli attivisti di EveryOne - per aver contribuito a divulgare la protesta, ma soprattutto le istituzioni e le autorita' di Bari che hanno dimostrato che manifestazioni dell'intolleranza e dell'incivilta' ai danni della comunita' lesbica e gay non sono ammissibili e meritano invece di essere perseguite in base alle leggi che tutelano i diritti fondamentali della persona". EveryOne, che ha depositato ieri anche un esposto presso la Procura della Repubblica di Milano per impedire l'esecuzione del concerto di Sizzla previsto per venerdi' 13 a Trezzo Sull'Adda nel locale Live Music Club, "si augura che anche il Procuratore, il Prefetto e il Questore del capoluogo lombardo dicano no all'esibizione pubblica del cantante, che diffonde ideologie contrarie al vivere civile e offendono migliaia di cittadine e cittadini italiani".

martedì 10 novembre 2009

Ventennale caduta muro di Berlino


Siamo stati tutti berlinesi venti anni fa, riprendendo la famosa dichiarazione di John Fitzgerald Kennedy fatta durante la sua visita a Berlino nel Giugno del 1963, “Ich bin ein berliner”. E il 9 Novembre del 2009 lo siamo ancora.
Tutti i potenti della terra riuniti per celebrare i venti anni dalla caduta di uno dei simboli della divisione tra i popoli: il Muro di Berlino. Un muro che dal 1961 al 1989 ha diviso una città in due e ha diviso anche il mondo in due.

Al termine della guerra, i quattro vincitori, Inghilterra, Francia, Stati Uniti e Unione Sovietica si sono “spartiti” il territorio della Germania dell’epoca, il grande sconfitto. L’alleanza però tra queste potenze ben presto si divise tornando nuovamente nei due grandi blocchi, l’Est con l’URRS, l’unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e l’Ovest influenzato dagli Stati Uniti. Le due superpotenze in opposizione.

La città di Berlino, anch’essa suddivisa in quattro ma nel territorio a influenza sovietica. Già dalla fine degli anni quaranta ci furono i primi attriti, anche se la circolazione di merci e persone continuò quasi tranquillamente sino a una prima chiusura del confine tra la Germania Est (chiamata anche DDR – Repubblica Democratica Tedesca) e la Germania Ovest nel 1952. Il continuo peggioramento dei rapporti tra Americani e Russi si concluse con l’erezione all’interno della città di Berlino di un muro, questo per fermare l’emigrazione di professionisti, scienziati e studiosi causata dal regime restrittivo imposto nella Germania Est e forse anche come simbolo di potere e azione di forza operata dal regime comunista.
Città di Berlino suddivisa dal muro

Sembra che sia stato direttamente Nikita Khrushchev a capo del Cremlino all’epoca a suggerire al cancelliere tedesco Ulbricht la costruzione di questa vergogna.

Tra il 12 e il 13 agosto, il confine di Berlino Ovest con la Germania Est e i 43 chilometri tra le due parti di Berlino furono recintate con filo spinato e iniziò la costruzione in cemento del muro tagliando a metà strade, quartieri e anche case. Tutto di fronte allo stupore del mondo. Torri e posti di controllo sparsi su tutto il muro dove i soldati avevano l’ordine di sparare a vista a chiunque scavalcasse il confine. Per questo morirono anche donne e bambini che cercarono di fuggire, circa 200, ma fortunatamente in 5.000 riuscirono a scappare all’Ovest.

La porta di Brandeburgo, il simbolo di Berlino, e il check-point Charlie, quest’ultimo l’unico punto di transito per gli stranieri e i turisti, divennero anche teatro di scambi di spie durante tutto il periodo della guerra fredda tra i due blocchi opposti e famosi per questa situazione di contrasto e opposizione.
Check point Charlie

Si attuò da parte dell’uno e dell’altro schieramento un “gioco” di sfida addirittura nella costruzione di palazzi sempre più alti vicini al muro, per controllarsi a vicenda, simboli che dopo il crollo furono abbattuti come cancellazione di un’epoca, come anche tutti gli edifici governativi di Berlino Est per dimenticare gli anni di buio.

Anche il muro ormai non esiste più, anche i punti di attraversamento sono spariti, al ‘check-point Charlie’ è rimasta una gigantografia a due facce di una foto di un soldato dell’est e un soldato americano.
Muro di Berlino

Quest’anno alla porta di Brandeburgo hanno invece cantato gli U2. Seguendo il vecchio confine sono stati deposti dei blocchi a comporre un domino che è stato fatto cadere da due dei fautori della spinta alla caduta del muro e al cambiamento di tutto l’Est del mondo Lec Walesa, che in Polonia inizio una rivolta non violenta tra gli operai a Danzica, e Mikail Gorbaciov, che iniziò il processo di “liberalizzazione” delle repubbliche sovietiche quando fu eletto a capo dell’URRS.

Purtroppo questo non è stato l’ultimo muro, ce ne sono ancora, speriamo anche gli altri finiscano in questo modo.

Autore:Sara Zalindi

fonte:http://www.amando.it/societa/attualita/anniversario-caduta-muro-di-berlino.html

A BERLINO CADE UN ALTRO MURO: WESTERWELLE PRESENTA IL SUO «FIRST MAN»


di Danilo Taino



All'incontro con Hillary Clinton il ministro degli esteri, gay dichiarato, si presenta con il compagno.

Potete fare politica, e al massimo livello, anche se siete omosessuali. Ieri, a Berlino, è caduto un altro muro, nell'esatta vigilia (oggi) delle celebrazioni per il crollo di quello comunista che divise la città per 28 anni. Il nuovo ministro degli Esteri tedesco, il liberale Guido Westerwelle, ha presentato alla segretario di Stato americana Hillary Clinton il suo compagno, Michael Mronz. In un trionfo di apertura men­tale occidentale-moderna-disini­bita, la zarina della politica estera degli Stati Uniti ha apprezzato, proprio come una ex senatrice dell'aperta New York non poteva non fare: uno sguardo furbo a Guido, un altro divertito a Micha­el e poi chiacchiere e sorrisi da classe dirigente. Il tabù smantella­to con facilità: d'ora in poi, le cop­pie politiche non dovranno esse­re necessariamente eterosessuali. L'occasione era il gala degli At­lantic Council Awards che si so­no tenuti ieri sera in un clima di festa all'Hotel Adlon, a due passi dalla Porta di Brandeburgo.

La si­gnora Clinton è nella capitale te­desca in rappresentanza del presi­dente Barack Obama che, impe­gnato in Asia, non ha voluto par­tecipare al ventesimo anniversa­rio della caduta del Muro. Weste­rwelle, che l'ha già incontrata a Washington, è ministro da sole due settimane ma promette, al­meno dal punto di vista dei ceri­moniali, di essere un ciclone di­rompente: accompagnato dal suo compagno maschio, in Occidente ha ora l'imprimatur atlantico del­la sua corrispondente americana. Meno facile, sarà tenere lo stesso standard con politici integralisti in fatto di relazioni sessuali più dei Clinton e dei liberal america­ni. Fatto sta che la rottura e la svolta ci sono state: d'ora in poi, la First Lady può essere dello stes­so sesso del First Man.

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=83467

GAY: EVERYONE, ESPOSTO IN PROCURA BARI E MILANO CONTRO CONCERTI OMOFOBI DI SIZZLA


Roma, 9 nov. - (Adnkronos) - Il Gruppp EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani, ha depositato questa mattina due esposti presso la Procura della Repubblica di Bari e di Milano, dove si chiede l'annullamento dei concerti previsti in settimana del cantante giamaicano Sizzla Kalonji. Mercoledi' 11 novembre il giamaicano dovrebbe esibirsi al Demode' Disco Live a Modugno (Bari) e venerdi' 13 e' previsto un altro appuntamento al Live Music Club di Trezzo sull'Adda (Milano).

Sizzla, spiega il gruppo Everyone, ''noto per le sue posizioni contro gli omosessuali, e' accusato di propagandare ideologie fortemente discriminatorie e lesive della dignita' di milioni di gay e lesbiche, nonche' di incitare pubblicamente all'odio razziale e alla violenza omofobica''. ''Due le canzoni incriminate: 'We Nuh Join Dem' nuovo singolo del 2009, e 'No Apologize', scritta subito dopo aver firmato il 'Reggae Compassionate Act', nel 2007, con cui l'artista si impegnava a non diffondere l'intolleranza attraverso la musica. Nei due testi Sizzla scrive: 'Uccidiamo i froci', 'Il sangue dei froci scorrera'', 'Verrete bruciati' e ancora 'Devono chiedere scusa a Dio' e 'Si meritano colpi di pistola'''.

Ai magistrati il Gruppo EveryOne ha chiesto di ''impedire l'esecuzione dei due concerti e, oltre che valutare ipotesi di reato per Sizzla (per cui e' stata chiesta l'applicazione della Legge Mancino), considerare l'ipotesi di perseguire penalmente i proprietari qualora di loro spontanea volonta' non procedano all'annullamento dei due appuntamenti''.

fonte:http://www.libero-news.it/adnkronos/view/220069

Per avere un'idea più precisa del pensiero divulgato da Sizzla, vale la pena ricordare che durante un concerto a Chicago nel 2002, Sizzla dichiarò che non avrebbe mai ritirato le proprie parole: "io uccido i sodomiti e i gay, perché loro portano l’AIDS e le malattie alla gente… sparagli e uccidili, non ritirerò le mie parole".

Gay.it - Sia Sizzla che altri cantanti reggae sono oggetto di un dossier di Amnesty International del 2004 a proposito di un grande concerto svoltosi in Giamaica. Si legge nel rapporto di Amnesty: «Durante il corso della serata, Capleton, Sizzla e altri, hanno cantato quasi esclusivamente liriche sui gay. Usando il termine dispregiativo per gay – 'chi chi men' o 'batty bwoys' – hanno esortato il pubblico ad "ucciderli, i batty bwoy devono morire, colpi di pistola sulle loro teste, chiunque voglia vederli morti, alzi le mani"». Da anni alcuni gruppi e organizzazioni sia a livello territoriale che internazionale, hanno lanciato una campagna, Don’t Promote Murder Music, contro il reggae omofobo tra i cui maggiori esponenti, oltre a Sizzla, si annoverano Capleton, Buju Banton, Elephant Man, Bounty Killer e T.O.K.

Bacio gay in un pub, due fidanzati sbattuti fuori: scattata la denuncia




PALERMO – Nonostante l’onda emotiva del momento e il fatto che gay e trans stanno letteralmente spopolando su tutti gli organi di informazione nazionale, un increscioso caso di intolleranza sembra si sia verificato a Palermo, all'interno di un pub, dove due ragazzi, omosessuali, sarebbero stati cacciati via in malo modo, dopo che si erano scambiati un bacio.
Questa la versione di uno dei protagonisti della vicenda che, dopo l’accaduto, è andato a denunciare il fatto alla polizia, sottolineando che cercherà giustizia.
Da quanto emerso e riportato da un quotidiano regionale, un semplice bacio tra i due giovani fidanzati gay avrebbe scatenato la reazione del titolare del locale, che avrebbe fatto intervenire il proprio buttafuori per mandare via i due.
Il ragazzo racconta che il buttafuori lo avrebbe sbattuto al muro, urlandogli che “certe frociate le vai a fare da un'altra parte”.
Secondo la versione del titolare del pub, invece, i due ragazzi si sarebbero lasciati andare ad effusione “eccessive” che avrebbero arrecato fastidio ai clienti e destato la reazione della direzione.
I due sarebbero così stati invitati a darsi una “calmata” ma senza esito e per questo invitati ad allontanarsi.
Due versioni contrastanti sulle quali sarà la polizia locale a cercare di fare luce.
Fatto sta che i due giovani omosessuali intendono andare avanti: “Voglio che di questa storia si parli, che si sappia cosa succede ancora nel 2009 in una città come Palermo″, avrebbe affermato uno dei due giovani.

Omofobia, bene Carfagna su campagna, ma servono strumenti concreti


Il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha presentato oggi a Palazzo Chigi la nuova campagna di comunicazione “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso”.

Nei prossimi giorni saranno trasmessi spot TV sulle reti nazionali e saranno affissi manifesti stradali e cartellonistica sugli autobus. Si tratta della prima volta che il Ministero intraprende una campagna di questo tipo.

“Questa ci sembra una buona iniziativa: è utile dare messaggi di sensibilizzazione sull’uguaglianza delle persone, in particolare attraverso il mezzo televisivo che può raggiungere il pubblico più vasto, in questo momento in cui la recrudescenza dei pregiudizi verso l’altro sta sfociando in gravi episodi di violenza omofoba.” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso.

“Abbiamo chiesto però al Ministro Carfagna di sviluppare presto una campagna anche contro la transfobia, cioè il disprezzo e la discriminazione delle persone transgender, che mai come in questo periodo, vengono stigmatizzate da media e politica. Siamo soddisfatti che il ministro si sia impegnata per metterla in atto”.

“Questo primo importante passo del Ministero non resti isolato: adesso va affiancato dalla messa in opera di strumenti concreti: innanzi tutto l’avvio di strumenti formativi nelle scuole per l’educazione alla diversità e contro il bullismo.”

“E poi continuiamo a chiedere tutela fisica e della dignità delle persone con l’estensione della Legge Mancino sui reati di odio alle violenze omofobiche e transfobiche. Prendiamo atto che il ministro Carfagna abbia ribadito la volontà di lavorare a fianco delle associazioni e sollecitiamo al più presto l’apertura di un tavolo di coordinamento LGBT per affrontare queste iniziative.”

“Sottolineiamo come l’omofobia in questo paese sia frutto del fatto che le persone LGBT siano ancora a zero sui diritti civili” – conclude Mancuso – “sollecitiamo governo e opposizione a riflettere su questo e a prendere iniziative concrete affinché sia discussa finalmente in in parlamento una legge sull’uguaglianza di diritti e di doveri per tutte le persone.”

FONTE:http://www.facebook.com/home.php?#/note.php?note_id=173064572197&ref=nf

SolidarGay. Sul settimanale VITA lo sconosciuto mondo dell’associazionismo omosessuale e dei gruppi di credenti omo italiani


Una grande bandiera arcobaleno, due mani che si stringono e la scritta “Solidargay”. Questa è la copertina di Vita Magazine (www.vita.it), il settimanale dell’associazionismo no profit in edicola dal 7 al 13 novembre 2009, che in questo numero si occupa del mondo dell’associazionismo omosessuale italiano.

Un viaggio nel mondo sconosciuto dell’associazionismo omosessuale che conta oltre tre milioni di aderenti tra gruppi arcigay, circoli e associazioni indipendenti, organizzati con telefoni amici, gruppi di ascolto e d’accoglienza sul territorio e iniziative di sensibilizzazione contro il bullismo.

Tra i tanti dati e le tante storie raccolte segnaliamo un approfondimento dedicato alla scoperta realtà misconosciuta dei gruppi di credenti omosessuali, organizzati in Italia in 27 gruppi locali, di cui 23 cattolici (fonte Gionata.org). Un miglio di credenti sparsi in tutt’Italia, da Trento a Palermo, che hanno fatto una scelta precisa di “presenza e testimonianza nelle loro chiese”.

Dal sommario di Vita Magazine, n.44 del 7-13 novembre 2009

- La primavera dei velati di Natascia Gargano
- Ma per favore, non creiamo una gaycrazia di Maurizio Regosa
- Le Famiglie Arcobaleno. Papà e mamma hanno lo stesso sesso di Benedetta Verrini
- Il grande boom delle associazioni trans di Gabriella Meroni

- I gruppi di credenti “dov’è il peccato?” di Sara De Carli
- «Io cattolico e gay voglio diventare banale». Gianni Geraci risponde a Sara De Carli

Website: http://www.gionata.org - Email: gionatanews@gmail.com

GionataBlog: http://gionata.wordpress.com/ - NoemBlog: http://losguardodinoemi.wordpress.com/

domenica 8 novembre 2009

ARCIGAY: FERMARE IL TOUR DEL CANTANTE OMOFOBO SIZZLA KALONJI


Bisogna fermare il cantante omofobo Sizzla Kalonji. È quanto chiede l'Arcigay, in una nota, ricordando che il cantante giamaicano e' "assai noto tra gli appassionati di musica reggae e terra' nei prossimi giorni una tourne'e in Italia". La prima data bolognese, spiega Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay, "e' stata cancellata grazie alla reazione della comunita' lgbt e delle istituzioni locali" visto che, dicono dall'associazione "Sizzla incita, nelle sue canzoni, all'uccisione delle persone omosessuali, con versi del genere: 'Mi chiedono di scusarmi con i froci, scusarmi per cosa?

Loro devono chiedere scusa a Dio! Si meritano colpi di pistola' oppure 'Venite fuori! Il sangue dei froci scorrera'!'".

Negli Stati Uniti e in Europa, ricorda Arcigay, i concerti del cantante "sono stati boicottati e cancellati, allo stesso modo chiediamo che anche nel nostro Paese sia impedito a questo campione dell'omofobia violenta di diffondere le sue idee di odio".

fonte:http://www.gaynews.it/view.php?ID=83442