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giovedì 16 settembre 2010

Australia, trans nell'esercito: "Trattatele con rispetto"

Il capo delle Forze Armate australiane, Angus Houston, ha emesso un'ordinaza lunedì scorso con la quale revoca la politica dell'esercito che, di fatto, impediva alle persone transgender di arruolarsi.
Le Forze Armate erano l'ultima agenzia governativa rimasta a licenziare i dipendenti perché avevano intrapreso il percorso di transizione. Il servizio di assistenza alle persone gay, lesbiche, bisex e transgender, il Defglis, sapeva che gli ufficiali avrebbero avuto difficoltà a comprendere.

Mentre le Forze Armate lavorano ad una nuova policy in merito a questioni di questo genere fin dallo scorso dicembre, l' Air Chief Marshall Houston ha chiesto agli ufficiali maggiore comprensione chiedendo loro esplicitamente di trattare "le persone transgender all'interno delle Forze Armate con equità, rispetto e dignità e di assicurarsi che non siano oggetto di comportamenti inaccettabili".
Diciotto anni fa, le Forze Armate australiane hanno tolto il divieto per le persone gay di arruolarsi e due anni dopo iniziò a riconoscere le coppie omosessuali come famiglie. L'Australia, adesso, vuole seguire l'esempio di Spagna, Israele, Canada, Tailandia e Repubblica Ceca dove non solo le persone trans sono ammesse nell'esercito, ma vengono anche aiutate nel loro processo di transizione.
I militari gay, già da tre anni, sfilano con le loro famiglie durante i Pride australiani, ma aspettano ancora l'autorizzazione a farlo in divisa, come accade già per altre manifestazioni.

Fonte:http://www.gay.it/channel/attualita/30488/Australia-trans-nell-esercito-Trattatele-con-rispetto.html

La Fabri Fibra visione del mondo



Il rapper ci espone la Fibra-visione-del-mondo: Marco Travaglio “fratello gemello”, Beppe Grillo e la Woodstock cinque stelle; e ancora il giornalismo, Gianna Nannini, i gay e le violenze contro gli omosessuali, il web e la sua “energia”. Del Fatto Quotidiano. Il suo nuovo disco, "Controcultura", è uscito lo scorso 7 settembre e il primo concerto in programma sarà a Cesena, durante la Woodstock di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle

di Federico Mello

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/

Il Viminale vieta alla polizia di telefonare all’estero. Non ci sono più soldi



di Franz Baraggino

I sindacati denunciano: a prefetture e uffici della Stradale è arrivata una circolare dal ministero dell'Interno che impone di disabilitare le chiamate internazionali.

Se una telefonata allunga la vita, la sicurezza dei cittadini italiani ha i giorni contati. La disposizione arriva direttamente dal ministero dell’Interno, e impedirà alla polizia italiana di effettuare telefonate verso l’estero. “Operatività compromessa”, denunciano i sindacati. Ecco l’ennesimo taglio del governo alla voce Ordine pubblico e sicurezza. Ed è solo l’inizio: limitazioni potrebbero arrivare anche per le chiamate interurbane. Tutto perfettamente in linea con la politica dell’esecutivo. Nel 2009 aveva sforbiciato più di un miliardo alle Forze di Polizia, mentre quest’anno il budget complessivo è stato ridotto di altri 270 milioni, mentre ‘Immigrazione e accoglienza’ perde altri 380 milioni.

“È l’evoluzione naturale dell’ormai nota mancanza di benzina”, spiega Franco Maccari, da ventisette anni in polizia e segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia, che ha lanciato l’allarme in un comunicato. “Nelle questure, negli uffici di frontiera e in tutti gli uffici di polizia stradale – spiega Maccari – stanno disabilitando le telefonate internazionali”.

Le disposizioni sono contenute in una circolare del Viminale, diramata attraverso un file criptato che non può uscire dagli uffici. Ma nella Prefettura e negli uffici della Stradale di Milano è già operativa. E se la prima segnalazione è giunta da una delle macroaree in cui è divisa la competenza territoriale per le telecomunicazioni delle forze di polizia, altre ne arrivano da uffici di Vicenza e Bologna.

Il danno è presto detto. La polizia stradale non potrà comunicare alle ditte di trasporti estere i fermi di veicoli pesanti che avvengono quotidianamente. E dagli uffici immigrazione nessuno sarà più in grado di contattare le ambasciate. Ilfattoquotidiano.it ha interpellato più volte l’ufficio stampa del ministero dell’Interno, senza però ricevere alcun chiarimento sulla vicenda.

L’8 settembre scorso, il comunicato del Coisp è stato ripreso anche da una interrogazione parlamentare al ministro Roberto Maroni. Un’iniziativa di Maurizio Turco, uno dei radicali fuorisuciti ed entrati nelle file del Pd. L’interrogazione ad oggi attende risposta. Un ulteriore commento arriva da Gianmario Morello, segretario nazionale per il nord Italia della Confederazione sindacale autonoma di polizia (Consap): “Si tratta di un colpo durissimo, che avrà ripercussioni sociali sulla sicurezza dei cittadini”.

Nell’Italia del ministro Maroni e dei successi nella lotta alla criminalità organizzata, a certe cose si fatica a credere. Eppure i casi si moltiplicano, anche a livello locale. In una comunicazione del commissariato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) si legge: “Per l’anno in corso non verranno più forniti blocchi verbalizzatori”. Dopodiché la raccomdazione “a un utilizzo più accorto di quelli in dotazione”. La disposizione, rivolta a tutto il personale in servizio, prevede la compilazione dei verbali “solo ed esclusivamente” in caso di “fattispecie contravvenzionali pericolose”. Insomma, meno multe perché da Roma non mandano nemmeno la carta per i verbali.

“Nonostante le promesse, il governo non ha fatto niente per noi”, accusa Maccari. E rilancia: “Anzi, rivendica risultati che non gli appartengono. Dovrebbero vergognarsi”. Poi continua: “Le ditte private evitano i nostri appalti perché il ministero paga le fatture dopo tre o quattro anni”. E prosegue: “Addirittura il negoziante che fornisce il cibo per i cani poliziotto aspetta più di due anni”. Come fate allora? “Ci costringono a chiedere favori a contare sui rapporti di fiducia. Ma così si sfrutta la gente”. Lo stesso vale per la remunerazione delle missioni o degli straordinari agli agenti, che negli uffici si arrangiano come possono. “Ho dovuto metterli io i ventisei euro per il nuovo Codice della strada, quello in vigore da agosto”, ricorda sconsolato un agente della Stradale che però ci chiede di rimanere anonimo. Dopodiché confessa: “Ci mandano in giro con vetture che hanno più di duecentomila chilometri e in piena estate molti di noi indossano la divisa invernale”.

Franco Maccari conferma, e cita la recente consegna di una divisa datata 1989 (“c’era la targhetta”), ma anche una circolare dello scorso febbraio, in cui era disposto il blocco di qualunque riparazione alle autovetture perché i fondi, per quest’anno, sono già finiti.

Come si fa a lavorare così? “Spirito di servizio e disponibilità della gente nei confronti delle forze dell’ordine”, spiega Maccari. Che assicura: “Dovessimo eliminare tutto ciò che non è espressamente autorizzato e marchiato dal ministero dell’Interno, quasi tutti gli uffici sarebbero vuoti e inefficienti”.

E i risultati sbandierati da Maroni? “Non gli appartengono – ribatte seccato il sindacalista – . I politici non passano le notti insonni e senza mangiare, non fanno scorte, non fanno appostamenti, né ascoltano telefonate per ore”. Di più: “L’eccellenza di un arresto – garantisce Maccari – soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, è il frutto di anni di lavoro, decenni a volte”. E chiude: “Si vergognino delle frasi ad effetto, dei loro slogan. Non hanno fatto nulla per chi il crimine lo combatte davvero”.

Inevitabile il confronto con il mondo della scuola. Con i presidi e le famiglie che in questi giorni hanno denunciato le condizioni di aule, banchi, sedie. “Guardi che sono anche un padre – interrompe Maccari – . Quest’anno, nella scuola di mio figlio abbiamo comprato le cattedre e ogni famiglia ha versato settanta euro”.


Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/mancano-i-soldi-alla-polizia-e-vietato-fare-telefonate-verso-lestero/61074/

The Bordello State


“L'Italia di Berlusconi è un bordello” Magazine Usa all'attacco


“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” La citazione dal VI canto del Purgatorio dantesco fa da epigrafe a un reportage dal titolo esplicito, “The Bordello State”, pubblicato da Fp – Foreign Policy, stimato e quotato magazine di politica internazionale edito a Washington e molto seguito anche attraverso il suo sito. La foto, nel caso sorgessero dubbi, ritrae il nostro premier. La tesi dell'articolo a firma di James Walston è che il premier è in crisi nera. Ma non è quello il dramma. Il dramma sta nella conclusione, per noi amarissima: “Dante è citato spesso (nel servizio) per una buona ragione: lo Stato è precipitato all'Inferno”. E' un “bordello”, grazie anche alle frequentazioni di escort. E chi riprende Dante è uno studioso dell'università di Princeton, l'italiano Maurizio Viroli, nel libro “La libertà dei servi”. Dove scrive: l'Itala è riuscita "nell'esperimento politico di trasformare, senza violenze, una repubblica democratica in una corte intorno a un signore feudale circondato da una pletora di cortigiani ammirati e invidiati da una moltitudine di persone con spirito servile”. Come rimproverava il poeta agli italiani sette secoli fa.

Walston riprende la citazione del bordello dall'Alighieri e da un libro postumo del 2006 Paolo Sylos Labini. E riprende l'analisi e l'appello dell'economista “di un'integrità assoluta” che vedeva il Paese nell'abisso, che voleva difendere le regole del mercato dal potere politico ma dove lo spropositato conflitto d'interessi di Berlusconi si è fatto bellamente beffe di quelle regole.

Dopo di che, mentre l'Italia è stata schiaffeggiata da tempeste interne, oltre che quelle internazionali, “le residenze del primo ministro sono diventate dei bordelli, e non solo metaforicamente”. Le notizie delle escort non sono rimaste entro i confini patrii. Ma l'articolista affonda il coltello sull'ultima estate del premier. “Dalla fine di luglio è mancata una leadership chiara”. Watson ricorda che il premier in agosto ha minacciato le elezioni per mettere nell'angolo Fini e i suoi. Poi, “come i sondaggi hanno mostrato che l'unico vero vincitore in un voto anticipato sarebbe stato Bossi”, e che forse non otteneva una maggioranza al Senato, allora Silvio ha inserito la retromarcia. Così ora parla di altri “tre anni” di governo e di far passare i famosi cinque punti su economia, il Sud, il federalismo fiscale, la sicurezza e la giustizia. E, ricorda l'articolista, questo è il punto più controverso. “Perché garantisce a Berlusconi l'immunità” dai processi penali.

Lo sguardo dall'estero, attacca Walston, non è meno desolante. Il nostro premier, dice, si vanta che la sua politica estera è “l'invidia d'Europa” ma la realtà è diversa. La settimana ha attaccato Fini da un forum internazionale sulla politica globale in Russia, poi ha criticato per “l'ennesima volta” i “giudici comunisti” che gli impedirebbero di governare, poi ha dato un caloroso benvenuto al dittatore libico Gheddafi, infine ha definito Putin e Medvedev “un dono di Dio per la democrazia russa”. Noi in Italia lo sappiamo, il giornalista sembra stupirsi anche se sa. E più imbarazzante di tutte, la notizia del peschereccio mitragliato dalla motovedetta libica donata dal governo.

Intanto i dolori interni si “moltiplicano”. Stando ai sondaggi, Berlusconi è sceso del 4,9% nei favori degli elettori arrivando al 37% e mentre va a caccia di parlamentari il Pdl è calato ancora e sta sotto il 30%.

Il Foreign Policy non dimentica il caso P3, ricorda come l'associazione abbia manovrato nell'ombra e con denaro per cercare di defenestrare Prodi nel 2007. E aggiunge: alcuni indagati parlano come per fuggire da una nave che sta affondando. Ma Berlusconi “è preoccupato della sua sopravvivenza mentre l'Italia è in guai grossi”. Il declino, iniziato quasi 20 anni fa, si è fatto più pesante, il World Economic Forum non vede da noi una ripresa e ci colloca al 48esimo posto nella competitività mondiale, dietro la Lithuania prima del Montenegro. Intanto la disoccupazione giovanile è salita al 29.2% in maggio.

Le rivelazioni, gli scandali sui protagonisti del Pdl o su affaristi, non fanno “colore” giornalistico, stavolta. Piuttosto fanno immaginare a Watson uno scenario perfetto per l'opera verdiana del “Rigoletto” (forse ha visto la recente versione della Rai in tv mandata in mondovisione): trame, intrighi e il gobbo che intona “Cortigiani vil razza dannata”. Perché il dramma autentico, scrive amareggiato Walston, “non che se alcune donne sono entrate in Parlamento passando dalla camera da letto, è che donne e uomini, giornalisti e professionisti, hanno abbandonato la loro volontà di pensare e i loro principi”.

per chi volessi leggere il articolo originale qui (http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/09/14/the_bordello_state)

Fonte:http://www.unita.it/news/italia/103575/litalia_di_berlusconi_un_bordello_magazine_usa_allattacco

La vignetta di Giannelli - Dal Corriere della Sera di giovedì 16 settembre 2010

Fonte:http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/10_settembre_16/giannelli_b72fd71c-c150-11df-96dc-00144f02aabe.shtml?p

mercoledì 15 settembre 2010

Italia-Libia/ Crocetta (Pd): Accordo immigrati è licenza uccidere


"Commissione Ue intervenga, prezzo è inaccettabile"

postato 1 ora fa da APCOM

Roma, 15 set. (Apcom) - "L' accordo tra Italia e Libia in materia di immigrazione è in realtà licenza di uccidere e di sparare, per un governo, quello libico, che non rispetta i diritti umani". Lo sostiene l'eurodeputato del Pd Rosario Crocetta, commentando i fatti accaduti domenica sera, quando un peschereccio con a bordo 10 persone é stato attaccato dal fuoco libico. "Quanto accaduto domenica scorsa alimenta una condizione di paura diffusa tra i pescatori di Mazara del Vallo e di tutta la Sicilia, con gravi ripercussioni sulla sicurezza pubblica e sull'economia".

Crocetta ha già annunciato che presenterà un'interrogazione scritta alla Commissione Europea per chiedere se, "alla luce dei recenti avvenimenti, l'Europa ritenga di intervenire per interrompere e rivedere il progetto di collaborazione, in materia di immigrazione, dell'Italia e di altri Paesi membri, con la Libia".

"Il prezzo di tali accordi - conclude Crocetta - non può essere assolutamente accettabile per un'Europa che vanta antiche tradizioni democratiche, difende la libertà e rivendica un ruolo decisivo per il rispetto dei diritti umani".

Fonte:http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/09_settembre/15/italia-libia_crocetta_pd_accordo_immigrati_e_licenza_uccidere,26056956.html

Iraq: nuovo assetto, stessi abusi

Le truppe USA si ritirano, ma il rispetto dei diritti umani di base in Iraq, rimane un’utopia.

Detenzioni arbitrarie, violenze e torture nelle carceri. E gli Stati Uniti se ne lavano le mani.
Roma, 14 settembre 2010 - red Nena-News (foto da www.cdn.wn.com) - Senza nessun diritto. Subiscono abusi e violenze. Cosi vivono in carcere oltre 30.000 prigionieri iracheni. Allarmanti i dati del nuovo documento di Amnesty International pubblicato martedi. Violazioni che si sanno da sempre ma che – ad un mese da quando il grosso delle truppe USA ha lasciato l’Iraq - fanno a pugni con la pittoresca immagine di uno ‘stato nascente’, proposta dai diplomatici USA, ‘uno stato che gradualmente sta raggiungendo gli standard del rispetto dei diritti umani di base”.

La guerra per il Presidente Obama è finita; poco importa se il rapporto di Amnesty descriva un sistema detentivo che dalla caduta di Saddam Hussein non è evoluto nemmeno di poco e dove ogni violazione dei diritti umani è endemica.

Molti sono i detenuti passati dalla custodia USA a quella irachena, senza aver ricevuto un regolare processo, sottoposti al rischio costante di subire violenze e torture. Dall’inizio del 2009, gli Stati Uniti hanno infatti cominciato a rilasciare o trasferire i detenuti sotto custodia delle autorita’ irachene. Secondo i dati, gli USA detenevano circa 23.000 persone solo a meta’ del 2007. Anche il controllo delle prigioni e dei centri detentivi e’ gradualmente passato sotto il potere di Baghdad: l’ultima prigione trasferita sotto controllo iracheno e’ Camp Cropper, vicino all’aeroporto di Baghdad, che alla fine del giugno del 2010 aveva circa 1900 prigionieri.

Baghdad ha preso pieno controllo di tutte le prigioni lo scorso luglio, in una cerimonia ufficiale mentre il Ministro di Giustzia del paese, Dara Nureddine Dara, dichiarava “finiti i giorni dei maltrattamenti e degli abusi dei prigionieri”.

E mentre le autorità USA continuano a ripetere di aver addestrato le forze di scurezza del paese ora pronte a colmare il vuoto lasciato da oltre 60.000 soldati, le ricerche condotte da Amnesty mostrano una realtà ben diversa: detenzioni arbitrarie, senza accusa né processo avvengono nelle zone centrali dell’Iraq come pure della zona curda del nord, detenuti sottoposti a violenze sia fisiche che psicologiche. Nessun dato certo, perché le autorità irachene non li forniscono ma anche perché è difficile reperire tutti file registrati nel passaggio dalla custodia USA a quella irachena: ma per Amnesty sarebbero circa 30.000 i prigionieri che gli USA avrebbero lasciato ad affrontare “ una lunga lista di atti illegali, violenze e abusi, abdicando cosi ad ogni responsabilità per il rispetto dei diritti umani”, ha dichiarato Malcolm Smart, direttore di Amnesty International, sezione Medio Oriente. Ali al-Musawi, addetto stampa del Primo Ministro uscente Nouri al-Maliki, ha negato le accuse di Amnesty, dichiarando che le prigioni irachene sono libere dai prigionieri politici, tutti rilasciati insieme ai 4500 detenuti liberati a partire dal mese di aprile per mancanza di prove.

Secondo i dati di Amnesty, la maggioranza dei detenuti sarebbero arabi sunniti, provenienti dalle regioni centrali, occidentali e nord-occidentali, sospettati di essere coinvolti o di sostenere i gruppi sunniti armati che hanno combattuto contro le forze USA e il governo iracheno. Molti pero’ anche gli sciiti, rinchiusi perche’ sospettati di appoggiare l’armata di Al-Mahdi.

Nella regione curda dell ‘Iraq, a nord, controllata dal KRG (Governo Regionale del Kurdistan) e dove la situazione e’ piu’ tranquilla che nel resto del paese, sono stati documentati abusi simili, anche se su scala minore. Esistono pero’ casi di detenuti in carcere da oltre 10 anni, senza capo d’accusa ne’ processo.

Il fatto che il sistema penale e giudiziario iracheno sia frammentato e che i diversi ministeri (dell’interno, di giustizia e della difesa) gestiscano autonomamente le prigioni di loro competenza, complica le cose: ma le torture e i maltrattamenti riportati, sono presenti ovunque, ha documentato Amnesty. Tra i metodi utilizzati, figurano quello di picchiare i detenuti con sbarre o tubi, fratturare arti, perforare la carne con piccoli trapani. Le forze di sicurezza in Iraq hanno il potere di arrestare singoli individui sulla base delle cosiddette “soffiate” da parte degli informatori, cosa che anche i diplomatici USA in passato hanno fatto notare, sottolineando come il sistema giudiziario rimanga dipendente dalle confessioni (estorte con le torture) più che da prove concrete.

Nelle 59 pagine del documento redatto da Amnesty dal titolo “Nuovo assetto, stessi abusi: detenzioni ingiuste e tortura in Iraq”, si possono trovare numerose storie raccapriccianti.

Come quella di Mohammed Ahmed Jeddi al-Jenabi, 47 anni, ex ufficiale dell’esercito, arrestato senza mandato dalle forze del contingente USA e iracheno il 15 febbraio del 2005 nella sua casa di Kirkuk. Da allora la sua famiglia non ne ha notizie. O la storia di Riad Mohammed Saleh al-Oqaibi, arrestato a settembre del 2009 e tenuto in un centro detentivo fortificato prima di essere trasferito in una prigione segreta della capitale. Durante l’interrogatorio e’ stato picchiato cosi forte al torace, tanto da fratturargli due costole e danneggiargli il fegato. E’ morto pochi giorni dopo, per lesioni interne.

Diversii uomini, prosegue Amnesty, sono morti durante la detenzioni, come risultato delle violenze e delle torture inflitte loro dalla guardie carcerarie, nel corso degli interrogatori. (Nena News) anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nena-news.com

Fonte:http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o20260:e1

Fuga verso Cina, Brasile e India. Ecco le mete ideali per chi cerca lavoro

Il lavoro non c'è (o non vi soddisfa) e vi sentite cittadini del mondo? Allora è il momento di dare una svolta e prendere il primo aereo per la Cina. Uno studio realizzato da Manpower su un campione di 62mila aziende di tutto il mondo indica nel gigante asiatico il paese in cui oggi ci sono le migliori condizioni per trovare un lavoro in linea con le proprie competenze e aspirazioni. Male che vada ci si può spostare in un paese vicino, visto che la top ten stilata dalla società di ricerca del personale vede cinque presenze asiatiche, con India e Taiwan sui gradini bassi del podio.

«Per il quarto trimestre dell'anno prevediamo un mercato del lavoro in crescita in 28 dei 36 paesi esaminati, contro gli appena dodici rilevati solo un anno fa», spiega Jeffrey A. Joerres, presidente e amministratore delegato di Manpower, «ma resta la difficoltà di far incontrare le esigenze delle imprese con le competenze dei lavoratori. Per questo, mai come ora, è fondamentale mostrare flessibilità nel valutare le offerte in tutto il mondo».

Lo scenario è molto positivo anche in Brasile e Svizzera, mentre la domanda delle imprese resterà debole a lungo in Italia, Grecia, Repubblica Ceca, Spagna e Irlanda. Per certi versi sorprendente la situazione in Giappone: è vero che la domanda del paese è inferiore rispetto agli altri Stati asiatici, ma il Sol Levante presenta oggi le migliori condizioni da tre anni a questa parte. Segno che il clima sta migliorando e l'industria è pronta a trainare la ripresa.

Quanto alla Germania, la crescita dell'occupazione non è paragonabile a quella dei paesi emergenti, ma ci sono molte opportunità per ingegneri, professionisti della sanità e venditori. Mentre gli Stati Uniti restano nel limbo, con una domanda tendenzialmente stabile, che potrebbe spingere molti talenti a cercare miglior fortuna in Brasile, Costa Rica e Perù, tutti caratterizzati da una offerta di personale qualificato inferiore alle richieste del mercato.

Cina e Brasile continuano ad accrescere le riserve

C'è qualcuno che specula sulle valute? «Ovviamente sì», risponde Riccardo Barbieri ex capo economista di Bank of America ed ora consulente per una serie di hedge fund. «Se si allude alle operazioni dei trader o degli hedge fund è naturale che questi investitori stiano speculando o al ribasso su euro e dollaro o al rialzo sulla valuta giapponese o australiana o neozelandese». Che lo stiano facendo è, infatti, nelle cose e nei numeri della Commodity futures trading Commission.


C'è forse un nuovo George Soros, come quello che speculò nel 1992 su lira e sterlina? «Erano altri tempi, altri mercati e soprattutto c'erano allora i cambi fissi – precisa Barbieri –. Oggi quegli attacchi non sarebbero possibili. Li abbiamo visti anche nel 2001 sulla lira turca, ma sono impensabili su dollaro, euro o yen». Probabilmente anche il mercato delle valute è molto meno influenzabile, viste le enormi dimensioni. Barbieri fa notare come buona parte dei volumi non sia opera degli hedge fund o dei fondi pensione, la cui attività s'è semmai ridotta con la crisi, ma delle banche centrali, il cui ruolo è diventato sempre più determinante. «Queste muovono flussi ingenti e si comportano per lo più come veri investitori. E sebbene gli interventi diretti sul mercato dei cambi, specie da parte della Fed o della Bce, siano piuttosto rari, è il ruolo delle banche centrali dei paesi emergenti o, meglio di Cina, Brasile, Giappone e Corea che determina buona parte dei movimenti». Non a caso le riserve cinesi sono raddoppiate in tre anni a 2.400 miliardi di $, quelle giapponesi sono passate da 404 a 993 miliardi e in Brasile da 122 a 247. «Le banche centrali gestiscono ormai in maniera attiva questo denaro e più accumuleranno riserve, più vedremo significativi movimenti di lungo periodo sui cambi», aggiunge Barbieri.

Par di capire che sarà il dollaro a soffrire maggiormente. «Sì», risponde l'economista, soprattutto se s'immagina un mondo ideale di fluttuazioni libere, senza interventi delle banche centrali. «In quel caso le valute di Cina, Russia o Brasile si rafforzeranno sul dollaro e alla fine la valuta Usa perderebbe anche sull'euro». A meno di una nuova crisi sui debiti sovrani. Ma se davvero ci fosse un default in Europa, conclude Barbieri, «credo che sarebbe il paese in fallimento a dover lasciare l'euro; non certo che lo faccia la Germania».

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-12/cina-brasile-accumulano-riserve-141559.shtml?uuid=AYqGAIPC

Nichi Vendola distrugge Sallusti (Il Giornale) a Ballarò nell'ilarità generale .


Articolo tratto dal blog Art. 21

Ci sono giornalisti (Montanelli, Travaglio, Bocca ecc.) e squadristi (Feltri, Belpietro, Minzolini ecc.). La differenza sta nell'onestà morale e intellettuale: un giornalista raccoglie testimonianze, si documenta, poi racconta i fatti, spesso aggiungendo i suoi commenti a volte piccanti sulla questione; gli "altri" invece sono alla continua ricerca di pretesti, quasi sempre totalmente inventati, altrimenti alterati ad arte, per bastonare a manganellate d'inchiostro i nemici di chi li ha sul libro paga.

I primi a volte vengono portati davanti a un giudice con l'accusa di "aver raccontato dei fatti che hanno leso la reputazione", quando sono i fatti stessi, e non il raccontarli, a dire già come stanno le cose (vedi la sconfitta totale in giudizio di Berlusconi con Travaglio e Luttazzi per la famosa intervista a Satyricon)... e infatti chi li denuncia perde praticamente sempre la causa e si paga pure le spese processuali, oltre che il risarcimento per calunnia (=aver attribuito un reato che non è stato commesso). I secondi invece sono perennemente denunciati per ingiurie e diffamazioni a mezzo stampa, perdono le cause, e pagano risarcimenti milionari cui spesso segue come pena accessoria la sospensione dall'ordine dei giornalisti.

La differenza è netta, ma quella becera seconda categoria non prende calci nel muso solo dalla Giustizia, infatti quando capita che uno di questi sgherri in fiera camicia nera va a una diretta televisiva e ha davanti qualcuno che sa parlare bene, la figuraccia è assicurata.

Sallusti è iscritto all'Ordine dei Giornalisti da una trentina di anni, e dopo esere passato per giornali come l'Avvenire e anche uno gestito dalla Curia (e già questo è dequalificante), è approdato (dopo Libero) al Giornale sotto l'ala protettrice di Littorio Feltri, godendo anche dell'esposizione mediatica in quanto ospite di Mattino Cinque. Chi si vuole fare quattro (amare) risate può andare QUI e cliccare a caso sui link: potrà constatare come la penna sia davvero un'arma, proprio come piace al direttore e al comandante in capo che per il tramite del fratello li ha sul libro paga.

Ma si parlava di figuracce televisive, e allora dedicate 3 minuti del vostro tempo a vedere come Nichi Vendola ha triturato minuziosamente il malcapitatoo Sallusti su alcune qustioni di politica estera (e non solo), davanti all'ilarità generale (anche Lupi stava ridacchiando). Potrete osservare che Vendola parla di fatti, e Sallusti cerca di cambiare discorso, perché nel merito della questione sa che (lui come il suo Kaiser) ha un torto marcio: Putin un dono di Dio?

Buon divertimento:



Con gioia ricordiamo che già un altro imberbe, Gasparri, aveva avuto un trattamento completo, ricordate?


Articolo tratto dal blog Art. 21
Fonte:http://skywalkerboh.blogspot.com/2010/09/nichi-vendola-distrugge-sallusti-il.html

martedì 14 settembre 2010

Celebrità transessuale: Marcella Di Folco anima delle lotte delle transessuali Italiana.

Marcella Di Folco, nata Marcello Di Folco (Roma, 7 marzo 1943Bentivoglio, 7 settembre 2010), è stata una attivista, attrice e politica italiana.

È stata presidente del MIT e vicepresidente dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere (ONIG. Nella politica nazionale è stata più volte candidata alle elezioni parlamentari ed è stata consigliere comunale dal 1995 al 1999, prima trans eletta al mondo, alle politiche sociali di Bologna. Nel cinema ha lavorato per registi come Federico Fellini e Roberto Rossellini.

I primi anni

Nel dopoguerra, una condizione finanziaria difficile e la sua diversità precoce la mettono davanti ad una difficile situazione.

Dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica, nel 1961 inizia a lavorare presso l'Hotel Rivoli di Roma, come portiere. Fra il 1965 e 1978 lavora al Piper Club di Roma e di quel posto e di quel periodo eredita tutta la carica rivoluzionaria e trasgressiva. In seguito, fino al 1981 è un'operatrice intercontinentale dell'Italcable[2].

Subito dopo inizia un’attività cinematografica come attore che la porta a lavorare con grandi registi, primo suo pigmalione Federico Fellini, notevole il personaggio del principe (Umberto di Savoia) nel film Amarcord, poi Rossellini, Petri, Sordi ed altri.

Il cinema

Marcella di Folco, che si era recata a Cinecittà per consegnare una lettera, venne notata da Fellini e da lui scritturata. Da quel momento ebbe numerosi ruoli in diversi film, apparendo con il cognome d'arte Di Falco, in realtà il cognome originario della sua famiglia. Tra i tanti ruoli suo quello del principe Umberto di Savoia, in Amarcord (1973) di Federico Fellini e, nello stesso anno, del protagonista in L'età di Cosimo de' Medici di Roberto Rossellini.

Una rara intervista con spezzoni da alcuni film della carriera cinematografica di Marcella Di Folco, storica leader del Movimento di Identità Transessuale Italiano. Dal Programma Stracult - Corpi Mutanti di Rai Due

Filmografia [modifica]

Il Movimento Identità Transessuale

Nell'agosto 1980, dopo un lungo periodo di conflitto con la sua identità di genere, si opera a Casablanca. In quegli anni partecipa attivamente al Movimento Italiano Transessuali (nome in uso fino all'anno 1999), che aveva lo scopo di ottenere una legge per il cambio di sesso in Italia (ottenuta nel 1982).

Nel 1986 si trasferisce a Bologna e nel 1988 diventa presidente del MIT, rifondandolo e dando alle sue attività un nuovo impulso. Sarà sua infatti l'idea di creare un consultorio per l'identità di genere, che diventerà il primo al mondo gestito da trans. Uno dei numerosi risultati messi a segno negli anni della sua intensa attività politica in relazione con le istituzioni della città è quella che il consultorio oggi fa parte a tutti gli effetti del servizi A.S.L. della città di Bologna.

Attività politica

Il dolore degli attivisti e degli amici del movimento gay, lesbico bisex e transgender.
si legge in una nota del Mit - le parole e i discorsi hanno un loro limite, affidiamo ai pensieri, alle emozioni, ai ricordi tutto quello che è stata Marcella Di Folco''. E continua: ''Compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il Mit perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra associazione e del movimento tutto. Il coraggio con cui ha dedicato la sua intera vita alla dignità e ai diritti di tutte e tutti indistintamente, rende difficile l'elaborazione della sua perdita. Il Mit, il movimento Lgbt, la politica e la cultura tutta perdono oggi una loro parte importante''.

Arcigay-Arcilesbica: "Modello insostituibile". "La sua perdita - scrivono l'Arcigay e Arcilesbica di Bologna - è un lutto che ci sottrae in un colpo solo una grande amica e un modello insostituibile''. Domenica sera, a Palazzo Re Enzo, Marcella Di Folco sarà ricordata dalla passerella di Miss Alternative, l'evento a sostegno della lotta all'Aids che nel 2005 la incoronò regina.

Luxuria: "Continuerò la lotta". ''E' per me una giornata di profondo dolore per la perdita della mia amica Marcella Di Folco", scrive Vladimir Luxuria. ''Sento di avere una ragione in più per continuare la mia lotta: preservare la memoria e l'eredità della sua vita tesa al riconoscimento della dignità di noi persone transgender''.

Concia: "La portai al Quirinale". "Con lei scompare uno spirito libero - dichiara Anna Paola Concia, deputata Pd - , una voce costantemente fuori dal coro, la madre di tutte le trans italiane. L'ultimo ricordo che ho di lei risale allo scorso maggio, quando il presidente Napolitano ha ricevuto al Quirinale i rappresentanti di tutte le associazioni del mondo lgbt per celebrare la giornata internazionale contro l'omofobia. Un incontro al quale ho fortemente voluto la presenza di Marcella, che si meritava di essere lì per tutto quello che ha fatto. La ricordo felice di essere lì, al posto giusto, nel momento giusto, in un'occasione storica, e sono contenta di poter conservare di lei questo ricordo tanto speciale".

Grillini: "Perdo un'amica". ''La morte di Marcella- scrive Franco Grillini, storico leader del movimento omosessuale italiano e oggi consigliere regionale dell'Idv in Emilia-Romagna - rappresenta per me in primo luogo la perdita di una cara amica con la quale ho condiviso alcuni decenni di militanza politica e di lotta per i diritti civili del movimento Lgbt. Marcella ci mancherà, come amica prima di tutto, come militante e come leader del movimento''.

Lo Giudice: "Figura innovativa". Il presidente onorario di Arcigay Sergio Lo Giudice ricorda così Marcella Di Folco: ''E' stata una figura importante e innovativa della sinistra cittadina e nazionale. Grazie a lei Bologna si è dotata di un Consultorio per le persone transessuali che ha costituito un'eccellenza nel Paese ed è stato un punto di riferimento per tante persone che hanno trovato in Bologna una città accogliente ed inclusiva".

Vitali: "Sempre in prima fila". Il senatore Pd - ed ex sindaco di Bologna - Walter Vitali: ''Sono stati anni belli e difficili, anni di forti innovazioni politiche e amministrative. Lei era sempre in prima fila nelle battaglie per i diritti civili, per la difesa dell'ambiente, per rendere la città più vivibile ed inclusiva''. (Fonte:http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/09/07/news/se_n_andata_marcella_di_folco_simbolo_delle_lotte_dei_transessuali-6837828/)

Il suo nome è legato a tante battaglie che culminavano sempre verso pochi, imprescindibili obbiettivi: il rispetto, l'uguaglianza, i diritti. Marcella Di Folco è morta a 67 anni, consumata da una dura malattia, all'hospice di Bentivoglio, alle porte di Bologna il 07/09/2010.
con la sua passione e con un grande coraggio ha contribuito notevolmente all'affermazione dei diritti e dell'orgoglio di un movimento, quello delle persone transessuali. Ma il suo impegno non si e' fermato qui: la sua generosità' l'ha portata spesso a impegnarsi dove le cause degli ultimi avevano bisogno di una voce e un sostegno. lo scorso maggio aveva incontrato il Presidente della Repubblica in occasione dell'invito in Quirinale delle rappresentanze dei movimenti LGBT per la Giornata internazionale contro l'omofobia.
Il suo impegno in favore di quelli come lei, che in fondo sono considerati la minoranza nella minoranza e ottengono attenzione solo quando "fanno notizia" e/o "vendono", non ha raggiunto l'attenzione il grande pubblico: quella dei bolognesi e di chi ne aveva bisogno, però, sì. La camera ardente, allestita nei giorni di giovedì e venerdì nei locali di Palazzo D’Accursio sede del Comune di Bologna, è stata visitata da una piccola folla di persone tra le quali, oltre agli amici esponenti del mondo LGBT e a personalità della politica locale, il vescovo ausiliare della città. Le istituzioni promosse da Marcella rimangono un punto di riferimento e soluzioni d'eccellenza ancora uniche nel loro genere per il territorio italiano  a cui sarebbe opportuno, peraltro, fare un po’ più di pubblicità  e la sua figura un esempio di dignità, di costanza, di solidarietà e di serena accettazione di sé. Esattamente per come si è."Marcella lascera' un grande vuoto in tante persone che le hanno voluto bene".Marcella ci mancherà, come militante e come leader del movimento''. Una donna poliedrica che amava la vita, e che si batteva per un mondo in cui i diritti di tutti venissero rispettati. Lascerà un grande vuoto nel nostro Paese.



La sua energia, la sua saggezza, la sua tenacia e il suo coraggio rimarranno un limpido esempio per tutta la comunità LGBTQ italiana.

(1943-2010)

Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Marcella_Di_Folco

L'infinita ipocrisia d’Occidente

Benché ci fossero articoli sul tema prima e dopo il 1º settembre 2010, quel giorno, il giornale La Jornada, del Messico, ne ha pubblicato uno di gran impatto, intitolato "El holocausto gitano: ayer y hoy” (L'olocausto zingaro: ieri ed oggi) che evoca una storia davvero drammatica. Senza aggiungere né togliere una sola parola dell'informazione, ho scelto le righe testuali del suo contenuto che riflettono fatti veramente commoventi, dei quali, Occidente e, soprattutto, il suo colossale apparato mediatico, non dice nemmeno una parola. "Nel 1496: auge del pensiero umanista. I popoli rom (zingari) della Germania, sono dichiarati traditori nei confronti dei paesi cristiani, spii a pagamento dei turchi, portatori della peste, stregoni, banditi e sequestratori di bambini.

" 1710: secolo delle luci e della ragione. Un editto ordina che gli zingari adulti di Praga siano impiccati senza giudizio. I giovani e le donne sono mutilati. A Boemia, gli si taglia l'orecchio sinistro. A Moravia, l'orecchio destro.

" 1899: climax della modernità ed il progresso. La polizia di Baviera crea la Sezione Speciale per le questioni sugli zingari. Nel 1929, la sezione passa alla categoria di Centrale Nazionale, e viene trasferita a Munich. Nel 1937, si stabilisce a Berlino. Quattro anni dopo, mezzo milione di zingari muore nei campi di concentrazione dell'Europa centrale e dell’Est."

"Nella sua tesi di dottorato Eva Justin (assistente del dottor Robert Ritter, della sezione di indagini razziali del Ministero di Salute tedesco), affermava che il sangue zingaro era oltremodo pericoloso per la purezza della razza tedesca. Ed un certo dottor Portschy ha inviato un memorandum a Hitler suggerendogli di sottoporre loro a lavori forzati e sterilizzazione in massa, perché mettevano in pericolo il sangue puro dei contadini tedeschi.

"Qualificati da criminali inveterati, gli zingari incominciarono ad essere fermati in massa, ed a partire dal 1938 loro sono stati reclusi in blocchi speciali nei campi di Buchenwald, Mauthausen, Gusen, Dautmergen, Natzweiler e Flossenburg.

"In un terreno della sua proprietà di Ravensbruck, Heinrich Himmler, capo della Gestapo (SS), ha creato uno spazio per sacrificare le donne zingare che erano sottomesse ad esperimenti medici. Sono state sterilizzate 120 bambine zingare. Nell'ospedale di Dusseldorf-Lierenfeld sono state sterilizzate zingare sposate con non zingari.

"Migliaia di zingari sono stati deportati dal Belgio, Olanda e Francia e inviati al campo polacco di Auschwitz. Nelle sue Memorie, Rudolf Hoess (comandante di Auschwitz), racconta che tra gli zingari deportati c’erano degli anziani quasi centenari, donne incinte e numerosi bambini.

"Nel ghetto di Lodz (Polonia) […] nessuno dei 5.000 zingari ha sopravvissuto."

"In Iugoslavia, si eseguiva nello stesso modo agli zingari ed agli ebrei nel bosco di Jajnice. I contadini ricordano ancora i gridi dei bambini zingari portati ai luoghi d’esecuzione."

"Nei campi di sterminio, solo l'amore degli zingari per la musica è stato a volte l’unico sollievo. Ad Auschwitz, affamati e pieni di pidocchi, si univano per suonare ed incoraggiavano i bambini a ballare. Ma era anche leggendario il coraggio dei guerriglieri zingari che militavano nella resistenza polacca, nella regione di Nieswiez."

La musica è stata il fattore che ha mantenuto loro uniti e che gli ha aiutato a sopravvivere, così come lo è stato la religione nel caso dei cristiani, ebrei e musulmani.

La Jornada, in successivi articoli pubblicati dalla fine agosto, ha rinfrescato la memoria su avvenimenti quasi dimenticati a proposito di quello che ha successo con gli zingari in Europa, i quali, vittime dal nazismo, sono stati dimenticati dopo il giudizio di Norimberga nel 1945-1946.

Il governo tedesco di Konrad Adenauer ha dichiarato che lo sterminio degli zingari prima del 1943, obbediva a politiche legali di Stato; quelli che sono stati colpiti quel anno non hanno ricevuto nessuna indennità. Robert Ritter, esperto nazista nello sterminio degli zingari, è stato messo in libertà; 39 anni dopo, nel 1982, quando la maggioranza delle vittime era ormai morta, venne riconosciuto il loro diritto all'indennità.

Più del 75 percento degli zingari, che si calcolano tra 12 e 14 milioni, vivono in Europa centrale e dell’Est. Solo nella Iugoslavia socialista di Tito gli zingari sono stati riconosciuti con gli stessi diritti che le minoranze croate, albanesi e macedone.

L'organo stampa messicano definisce di "particolarmente perversa" la deportazione massiccia degli zingari a Romania e Bulgaria, ordinata dal governo di Sarkozy - ebreo d’origine ungherese -.; sono le parole testuali con le quali la qualifica. Non prenderlo come irriverenza dalla mia parte.

In Romania, il numero degli zingari si stima in due milioni di persone.

Il Presidente di quel paese, Traian Basescu, alleato degli Stati Uniti e membro illustre della NATO, ha qualificato di "zingara schifosa" una giornalista. Come può osservarsi, una persona molto delicata, e di linguaggio gentile.

Le website Univisión.com, ha commentato le manifestazioni contro l'espulsione degli zingari e "xenofobia" in Francia. Circa "130 manifestazioni dovevano avere luogo in Francia e di fronte ad ambasciate francese nei vari paesi dell'Unione Europea, con l'appoggio di decine di organizzazioni dei diritti umani, sindacati e partiti di sinistra ed ecologisti", ha informato l'agenzia stampa AFP. L'esteso ufficio parla della partecipazione di rinomate personalità del mondo della cultura come Jane Birkin e la cineasta Agnes Jaoui, ricordando che la prima "ha fatto parte, insieme all'ex resistente contro l'occupazione nazista della Francia (1940-1944) Stephane Hessel, del gruppo che ha incontrato posteriormente gli assessori del ministro d’Immigrazione Eric Besson.

"'E’ stato un dialogo tra sordi, ma comunque è stato bene di averlo fatto per mostrare loro che gran parte della popolazione si arrabbia davanti a questa politica nauseabonda ', ha indicato il portavoce della Rete d’Istruzione senza frontiere."

Altre notizie sullo spinoso tema arrivano dall'Europa: "Il Parlamento Europeo ha messo in ludibrio [pubblico] la Francia e Nicolás Sarkozy per il rimpatrio di migliaia di zingari rumeni e bulgari in un teso dibattito nel quale si è qualificato di scandaloso e ridicolo l'atteggiamento di José Manuel Durão Barroso e della Commissione per la sua apparente pusillanimità e per non condannare per illegali e contrarie al diritto comunitario le decisioni di Parigi", informa El País.com in un articolo a cura di Ricardo Martínez di Rituerto.

Il giornale La Jornada ha pubblicato in un altro dei suoi articoli, l'impressionante dato sociale che la mortalità neonatale della popolazione zingara è nove volte maggiore della media europea e la speranza di vita supera appena i 50 anni.

In precedenza, il 29 agosto, aveva informato che "benché le critiche non abbiano mancato – sia da parte delle istituzioni dell'Unione Europea (UE) che dalla Chiesa cattolica, l'ONU e l'ampio ventaglio di organizzazioni pro emigranti - Sarkozy insiste nell’espellere e deportare centinaia di cittadini della Bulgaria e Romania - e quindi cittadini europei - con la scusa dell’ipotetico carattere 'criminale' di questi cittadini."

"È difficile da credere che nel 2010 - conclude La Jornada - dopo il terribile passato dell'Europa nel terreno del razzismo e l'intolleranza, è ancora possibile criminalizzare ad un'etnia intera segnalandola da problema sociale."

"L'indifferenza o addirittura il beneplacito di fronte alle azioni della polizia francese oggi, italiana ieri, ma europea in linea di massima, lascia senza parole il più ottimista degli analisti."

All’improvviso, mentre scrivevo questa Riflessione, ho ricordato che la Francia è la terza potenza nucleare del pianeta, e che Sarkozy aveva anche una valigetta con le chiavi per lanciare una delle più di 300 bombe che possiede. Per caso ha qualche senso morale ed etico lanciare un attacco sull'Iran, al quale condannano per l’ipotetica intenzione di fabbricare un’arma di questo tipo? Dov’è la saggezza e la logica di quella politica?

Ipotizziamo che Sarkozy, all’improvviso, diventa pazzo, come pare che sta succedendo. Che cosa farebbe in quel caso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con Sarkozy e la sua valigetta?

Che cosa succederà se l'estrema destra francese decide di obbligare Sarkozy a mantenere una politica razzista in contraddizione con le norme della Comunità Europea?

Potrebbe rispondere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quelle due domande?

L'assenza della verità e la prevalenza della bugia è la maggiore tragedia nella nostra pericolosa era nucleare.


Fidel Castro Ruz

12 settembre 2010

18.57.
Fonte:http://pl-it.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=25509

L'intolleranza leghista



di MICHELE SERRA

A proposito di violenza politica. Una scuola pubblica italiana (Adro, provincia di Brescia) è stata di fatto privatizzata dalla locale giunta e trasformata in scuola leghista, intitolata al professor Gianfranco Miglio. Sole delle Alpi impresso sui banchi, sui cestini dei rifiuti, sugli zerbini, sui tavoli, sui cartelli, sulle finestre, sul tetto, ovunque. Unico altro simbolo ammesso e anzi imposto è il crocifisso, che a scanso di equivoci è stato imbullonato ai muri: una specie di doppia crocifissione, povero Cristo.



L'episodio, quasi incredibile nei suoi termini di cronaca, e decisamente spaventoso in termini di democrazia, è inedito nella storia della Repubblica. Scuole di Stato con lo scudo crociato, o la falce e martello, o altri simboli di partito, ovviamente non se ne erano mai viste, per il semplice fatto che nessuno aveva mai osato concepire una così inconcepibile violazione di uno spazio pubblico: nemmeno nelle fasi più convulse e faziose della nostra tormentata vita politica. A Adro invece è accaduto, anche grazie alla partecipe collaborazione di una comunità fortemente coinvolta nella costruzione del nuovo plesso scolastico, fino a finanziarne gli arredi. La stessa comunità, con in testa il sindaco Oscar Lancini, non era intervenuta con altrettanta sollecitudine quando si trattò di far quadrare i conti della mensa scolastica, messi in crisi da una mora di poche migliaia di euro. Fu un imprenditore locale, allora, ad accollarsi generosamente quella spesa, guadagnandosi lo spregio e l'ira di molti suoi concittadini, sindaco in testa.

Alla maggioranza leghista di Adro (non solo alla Giunta) dev'essere sembrato ovvio considerare ininfluenti eventuali obiezioni, disagi, proteste da parte di chi leghista non è, e ritenendo di iscrivere i figli alla locale scuola pubblica (che vuol dire: la scuola di tutti) li ritrova iscritti d'ufficio a una scuola "verde", involontaria parodia delle scuole coraniche. L'omissione di questo scrupolo basilare (esistono minoranze, a Adro? vanno rispettate? tenute in considerazione?) è l'aspetto più sconvolgente della vicenda. Perché illustra una sorta di intolleranza "naturale" tipicissima dei regimi e delle masse plaudenti che li sostengono, alla quale non siamo più avvezzi da sessantacinque anni. Le macroscopiche violazioni di legge, e perfino gli aspetti anticostituzionali, passano quasi in second'ordine rispetto all'impressionante spettacolo di una comunità così autocompiaciuta della propria coesione politica da stabilire l'inesistenza degli "altri", e non solo gli stranieri: ora anche i non leghisti. Gli italiani.

Ce ne sarà pure qualcuno, a Adro, di non leghista. Che deve fare? Subire e tacere? Emigrare, perché italiano e non "padano", inaugurando così l'incredibile paradosso di italiani che si sentono extraterritoriali in Italia (non più "padroni a casa loro", per dirla con la Lega)? Sarà molto istruttivo vedere, al di là delle dichiarazioni di circostanza, quali provvedimenti concreti vorranno prendere autorità varie e istituzioni di ogni ordine e grado, tutte direttamente coinvolte da un simile affronto alla democrazia: a partire, ovviamente, dal ministro della scuola Gelmini e dal ministro dell'Interno Maroni.

Si pensa, in genere, che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Nel caso del progressivo manifestarsi, in alcune zone del Nord, di una secessione di fatto, la reazione fin qui non ha certo corrisposto all'azione. Si spera che l'esproprio leghista di una scuola pubblica sia la goccia che fa traboccare il vaso. O gli italiani non leghisti, al Nord, devono sentirsi cittadini di grado inferiore?

Fonte:http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/13/news/scuola_lega_serra-7018781/


Milano, 13 set.(Adnkronos) - "L'atto del sindaco di Adro, con la complicita' del ministro Gelmini e quindi dell'intero governo, e' pericolosissimo perche' mette in discussione l'indipendenza della scuola come istituzione". Lo ha detto il senatore bresciano dell'Italia dei Valori, Giampiero De Toni, commentando quanto avvenuto stamane alla scuola di Adro, in provincia di Brescia, dipinta di verde e ornata con immagini raffiguranti il Sole delle Alpi, simbolo padano.

"I simboli di partito devono restare fuori dalle scuole. E' chiarissimo l'intento di identificare lo stato con una forza politica, per di piu' xenofoba e secessionista: uno scopo che pensavamo sepolto con la fine del fascismo", ha concluso il senatore dell'Idv.


Da leggere questo articolo qui soto
http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/09/esclusiva-ecco-cosa-si-insegna-nella.html

Fonte:http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=487425

Fonte:http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/13/news/scuola_lega_serra-7018781/

lunedì 13 settembre 2010

Polemica a Miss Italia: "Non sono trans".





In Italia gay e lesbiche rischiano ancora la vita


MAURA CHIULLI Romanziera, performer, attivista di Arcigay, ha scritto “Maledetti froci & maledette lesbiche”, libro denuncia sulle violenze omofobe.

Nel suo libro conta almeno 15 omicidi di gay e trans negli ultimi due anni. E oltre 200 casi di violenze. C’è un’emergenza omofobia ?

In Italia c’è un grave problema di omofobia. Abbiamo, per esempio, il più alto tasso di aggressioni contro le persone trans nell’Europa Occidentale. Ma quando si parla di emergenza sicurezza, questo problema viene sempre tralasciato. Il 25 agosto scorso un ragazzo è stato stuprato a Rimini: ne hanno parlato solo i giornali locali.

Cosa è successo?

Un giovane inglese che era qui a lavorare è stato brutalmente violentato, picchiato e rapinato da uno stupratore recidivo, che aveva precedenti penali per violenza sessuale sulla sua ex compagna.

Come fa a dire che è un crimine omofobo?

L’aggressore, mentre stuprava il ragazzo e poi nell’interrogatorio, ha dichiarato di essere eterosessuale e di averlo violentato perché gli fanno schifo i gay. Invece un giornale, La voce di Rimini, ha raccontato la vicenda come una storia boccaccesca, una notte di sesso fra ubriachi finita male...

Perché? L’aggressore ha adescato la vittima?

Sì. Lo ha avvicinato in un pub, lo ha corteggiato per ore e poi si sono allontanati per scambiarsi dei baci: il ragazzo non immaginava che quell’uomo di 30 anni fosse un mostro. L’aggressione si è consumata nell’albergo dello stupratore: il ragazzo si era chiuso in bagno dopo aver rifiutato un rapporto sessuale per due volte. L’aggressore è entrato con la forza, lo ha violentato più volte, gli ha rotto un timpano, gli ha quasi cavato un occhio a calci.

Un’efferatezza impressionante.

Non solo, ha preso il giovane, che non riusciva nemmeno a camminare per i danni riportati al retto, e lo ha portato nell’hotel, in cui stava per farsi consegnare tutti i suoi soldi, i documenti e il cellulare. Tutto senza nessuna paura.

Una persona, per quanto violenta, fa una cosa del genere, perché in qualche modo pensa che la passerà liscia...

È questo il nodo cruciale. Le violenze che documento nel mio libro le ho ricostruite sui dati di Arcigay: magari le vittime si rivolgono a noi, ma non denunciano. In Italia c’è un clima che fa sentire protetti gli aggressori, non gli omosessuali .

Perché?

È il risultato dell’omofobia diffusa. A cominciare da quei politici che parlano di omosessualità come di una malattia. E dalle famiglie. Molti ragazzi che ho intervistato si sono sentiti dire dai loro genitori: “Meglio un figlio morto che frocio”. A quel punto è chiaro che non denunciano: è un male minore essere quasi ammazzato senza ricevere giustizia, che essere considerato morto dalla tua famiglia.

Lei racconta che, se le vittime denunciano, spesso le forze dell’ordine non reagiscono...

È una seconda violenza. A un ragazzo marocchino, picchiato dai buttafuori in discoteca perché aveva sfiorato le labbra del fidanzato, la polizia di Rimini ha detto: “Se avessi baciato una donna non ti sarebbe successo”.

Sembra incredibile...

È inaccettabile. Questo ragazzo si è trovato di fronte a un’ulteriore violenza da parte di chi doveva tutelarlo. La polizia in pratica gli ha detto che essere gay legittima le botte.

Non tutti i poliziotti saranno così.

Per fortuna no. Nel caso del ragazzo inglese la stessa polizia di Rimini è intervenuta con grandissima sensibilità.

Lei descrive anche l’omofobia quotidiana, come il frequentissimo caso degli affitti.

L’ultima denuncia è dei giorni scorsi: se sei gay niente affitto. È successo anche a me e alla mia compagna. In agenzia immobiliare ci hanno detto: “Io non ce l’ho con voi altri, ma vi consiglio di non dire che siete una coppia: la gente pensa che i froci facciano le feste, le orge, e non sono ‘ospiti’ graditi”.

Le chiedevano di nascondersi: che effetto fa?

È una richiesta costante di auto-esclusione: ti impedisce di rapportarti in maniera autentica. È molto doloroso: nascondersi significa cancellarsi. E spesso causa vere e proprie patologie psichiche.

Queste discriminazioni in una democrazia sono scandalose. Perché lo scandalo non c’è?

Ci sono troppi pregiudizi religiosi e culturali. Invece la lotta all’omofobia va fatta a partire dall’articolo 3 della Costituzione, e riguarda etero e gay: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Oggi c’è un cittadino di serie B in Italia: il cittadino omosessuale.

Un anno fa i cattolici di tutti i partiti hanno affossato la legge Concia, che puniva più severamente le aggressioni omofobe, perché avrebbe “trattato in maniera diversa i gay”.

Era un pretesto! Hanno addirittura paragonato l’omosessualità alla zoofilia. Ma le aggressioni omofobe sono una realtà: bisogna trovare strumenti per trattare in maniera uguale persone che invece sono discriminate. Come succede con le vittime di razzismo. Lo dice lo stesso articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Elena Tebano

elena.tebano@rcs.it

Fonte:http://city.corriere.it/2010/09/13/interviste.shtml

Steed Gamero, fotografo e testimone di un’Europa travagliata da xenofobia e omofobia


di Alfred Breitman

L'artista peruviano invitato nel Movimento Europeo per l'Arte e la Cultura dei Diritti Umani.


Bruxelles, 4 settembre 2010. L'Unione europea prepara un grande happening dedicato agli artisti che più hanno contribuito alla cultura dei diritti umani, alla lotta contro il razzismo e l'omofobia, alle istanze per la parità sociale in Europa. Uno degli artisti che hanno ricevuto l'invito a partecipare per l'Italia è Steed Gamero, giovane peruviano che vive ormai da 12 anni nel nostro Paese e come pochi altri ha lavorato per limitare gli effetti devastanti della deriva xenofoba/omofoba che ormai da diversi anni ha causato un'involuzione della civiltà italiana.

Le foto di Steed sono apparse sui principali quotidiani e sulle più prestigiose riviste italiane e internazionali; i suoi dossier fotografici sono stati alla base di importanti decisioni del Parlamento europeo, della Commissione europea, del Consiglio d'Europa e delle Nazioni Unite, decisioni che hanno prodotto Risoluzioni e documenti fondamentali per la civiltà dei diritti umani di oggi. Da Viktoria Mohacsi a Katalyn Barsony, da Ian Hancock a Rana Halprin, intellettuali, politici e specialisti di Storia e cultura Rom plaudono al lavoro artistico e divulgativo di Steed Gamero, che è anche un difensore dei diritti umani e fa parte del Gruppo EveryOne.

Secondo la direzione del Museo dell'Olocausto e delle persecuzioni di Hilo (Usa), l'opera fotografica di Steed Gamero dedicata a Rom e Sinti costituisce “il documento visuale più importante per attestare la persecuzione del popolo Rom in Italia e nell'Unione europea avvenuta negli ultimi anni”. Musei come Yad Vashem, il Museo della Deportazione di Parigi, la Lgbt Historical Society di San Francisco espongono e patrocinano il lavoro di Steed Gamero dedicato all'Olocausto, al Samudaripen e alla persecuzione dei Triangoli Rosa.


Obiettivo Gay Pride


Il 12 giugno 2010 il giovane fotografo ha documentato con il suo obiettivo il Gay Pride di Milano. Circa ventimila partecipanti hanno sfilato dal Castello Sforzesco a Porta Venezia: lesbiche, gay, bisessuali, trans e persone senza pregiudizi insieme per ricordare alla città di Milano - metropoli un tempo accogliente, ma oggi preda di pericolose forme di intolleranza - che gli omosessuali esistono e hanno un ruolo fondamentale all'interno della collettività, contribuendo da sempre al progresso umano, civile e culturale. Le foto d'arte di Steed, che in passato ha subito violente aggressioni proprio per il suo impegno a favore della comunità Lgbt, hanno immortalato i colori, le bandiere arcobaleno, i triangoli rosa che affermano l'orgoglio di essere gay, ma contemporaneamente ricordano le molte persecuzioni subite da omosessuali, lesbiche e trans.

Persecuzioni che le società tendono troppo spesso a ricacciare nell'oblio, ma che il Pride riporta a fiore della coscienza dell'umanità. Un'umanità che è ancora preda di fobie irrazionali e nella sua componente di “maggioranza” esercita oggi, settant'anni dopo la persecuzione e il genocidio dei “triangoli rosa”, un'iniqua discriminazione che nega ai gay quei diritti fondamentali che appartengono invece, inviolabilmente, agli eterosessuali. A partire dl diritto a veder riconosciute le proprie unioni attraverso un istituto equivalente al matrimonio. Se si esclude il Gay Pride, infatti, è evidente come la componente gay della società tenda a nascondersi, a sparire, a uniformarsi per non subire pregiudizi e violenze. Così, se i ragazzi a scuola non imparano che la Storia e la cultura hanno avuto tanti omosessuali e lesbiche fra i suoi protagonisti - da Saffo a Socrate, da Alessandro Magno a Leonardo Da Vinci, dal Caravaggio a Federico Garcia Lorca - contemporaneamente i gay e le lesbiche di oggi non sempre compiono, per giusto timore, quel passo in avanti che aiuterebbe la società a conoscerli e rispettarli in quanto minoranza di genere. Da parte nostra, conosciamo persone omosessuali fra i calciatori, anche italiani e delle squadre di vertice, fra i politici e i giornalisti, fra i più noti scrittori, musicisti, artisti.

Di fronte ai media e allo sguardo dell'opinione pubblica, tuttavia, si sentono costretti a indossare la maschera dei “normali” o anche, nel caso di gay maschi, degli “sciupafemmine”. Peccato. E' importante diffondere un'informazione corretta e un'immagine veritiera dell'omosessualità - che non sia la solita macchietta stile “Will & Grace” o peggio - a partire dalle scuole. Ai Gay Pride di Milano l'obiettivo di Steed Gamero, il fotografo dei Diritti Umani, ha colto ancora una volta i protagonisti di un mondo pieno di bellezza, forza, cultura e intelligenza. Un mondo che riceve molto odio e sa restituire un'ideale universale e tollerante di amore.

Sono foto bellissime ed emblematiche, presto in mostra a Bruxelles per ricordare all'Unione europea che senza parità fra gay ed etero non può esservi una vera democrazia né una vera civiltà.


Galleria fotografica
http://www.flickr.com/photos/25849075@N04/sets/72157624751907423/


Fonte:http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/9/5_Steed_Gamero%2C_fotografo_e_testimone_di_un_Europa_travagliata_da_xenofobia_e_omofobia.html