
Gloria Steinem (1934–2026): una vita vissuta sulla strada dei diritti civili, decostruendo il patriarcato con la forza dell'inchiesta e il coraggio dell'ascolto intersezionale.
Ci ha lasciati all'età di 92 anni Gloria Steinem, spentasi il 2 settembre 2026 nella sua casa di New York. Scrittrice, giornalista d’inchiesta e attivista instancabile, Steinem non è stata solo il volto più celebre del femminismo statunitense della seconda ondata, ma una figura cruciale per comprendere l’evoluzione della lotta per i diritti civili globali.
Per noi, come comunità queer e transfemminista, la sua traiettoria lascia in eredità una lezione preziosa: quella di un’intellettuale che ha avuto il coraggio politico di evolversi, ascoltare e accogliere la complessità.
Dal giornalismo d’assalto alle grandi coalizioni
La carriera di Gloria Steinem è stata un costante esercizio di contro‑narrazione militante, l'esatto opposto del giornalismo patinato e complice dei palazzi di potere.
L'inchiesta‑scandalo: Nel 1963, firmando l'iconico reportage sotto copertura A Bunny's Tale, si finse una “Coniglietta” all'interno del Playboy Club di New York. Ne emerse un quadro impietoso di sfruttamento economico e molestie, demolendo la facciata glamour e liberale del mito patriarcale di Hugh Hefner.
La voce dei movimenti: Come ricorda il profilo enciclopedico di Gloria Steinem su Wikipedia, è stata cofondatrice del New York Magazine e, nel 1972, della storica rivista femminista Ms. Magazine, portando al centro del dibattito di massa temi allora considerati tabù come la violenza domestica, l'autodeterminazione e l'uguaglianza salariale.
L'intersezionalità sul campo: In un'epoca in cui i media tentavano di dipingere il femminismo come un vezzo per sole donne bianche e borghesi, Steinem scelse programmaticamente di non fare mai tour di conferenze da sola, ma sempre in coppia con attiviste afroamericane (come Dorothy Pitman Hughes o Florynce Kennedy) o indigene, unendo la lotta di genere a quella antirazzista, di classe e per la sovranità nativa.
1970: La scossa al Senato per l’Equal Rights Amendment
Il fulcro della sua azione politica istituzionale si consuma il 6 maggio 1970, quando Steinem pronuncia una storica testimonianza davanti alla Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti a sostegno dell'Equal Rights Amendment (ERA), la proposta di emendamento costituzionale per la parità giuridica tra i sessi.
Fino a quel momento, il Senato ignorava il testo da ben 14 anni. Con il discorso Testimony Before the Senate Hearings on the Equal Rights Amendment, Steinem porta le istanze della strada direttamente nelle aule del potere legislativo, smontando pezzo per pezzo i pregiudizi biologici usati per discriminare le donne e paragonando il sessismo al razzismo.
In modo straordinariamente moderno, argomenta che l'ERA avrebbe liberato anche gli uomini, sollevandoli dal ruolo stereotipato di unici portatori di reddito e permettendo loro di vivere liberamente la genitorialità e gli affetti.
La sua spinta fu decisiva per la storica approvazione dell'emendamento da parte del Congresso nel 1972.
La svolta trans‑inclusiva: l’importanza di saper cambiare idea
Il motivo per cui oggi celebriamo Gloria Steinem anche come una storica alleata della comunità LGBTQIA+ risiede nella sua straordinaria capacità di autocritica.
Negli anni ’70, il femminismo radicale della seconda ondata visse una profonda frattura ideologica. Sotto l'influenza di testi teorici rigidi, molte attiviste guardavano con sospetto la chirurgia di affermazione di genere. La stessa Steinem, nel 1977, firmò un articolo controverso su Ms. in cui interpretava la transizione come una risposta alle pressioni sociali per rientrare nei binari di genere.
Ma la storia non è un blocco di marmo, e la militanza richiede ascolto. Sollecitata dal confronto politico con il movimento transessuale e con le nuove generazioni, Steinem ha compiuto un passo che pochissimi leader storici hanno il coraggio di fare: ha ritrattato pubblicamente.
Nel 2013, dalle pagine di The Advocate, ha chiarito la sua posizione e chiesto scusa per le posizioni del passato, dichiarando in modo inequivocabile che le vite transgender vanno celebrate e non messe in discussione, sostenendo da allora in poi ogni appello transfemminista internazionale.
Una trincea da difendere ogni giorno
In questi giorni cupi di settembre 2026, mentre piangiamo giovani vite spezzate dall'odio a pochi passi da casa nostra e assistiamo all'avanzata di leggi liberticide di Stato ai confini d'Europa, la scomparsa di Gloria Steinem fa ancora più male.
La sua biografia più celebre si intitola My Life on the Road (La mia vita in strada). Ed è proprio lì, sulla strada, che ci lascia il suo testimone. Ci ricorda che i diritti non sono concessioni eterne dello Stato o regali della democrazia, ma trincee che vanno difese con la rabbia e con l'inchiesta ogni singolo giorno.
Buon viaggio, Gloria. La terra ti sia lieve, la tua lotta resta la nostra.
— Vanessa Mazza TLGBQI+ Editorialista indipendente. Contro l'ipocrisia, sempre.
- Lanci d'Agenzia Internazionali e Nazionali: Per verificare i canali ufficiali della scomparsa, consulta il lancio d'agenzia su ANSA Cultura e il reportage europeo su Euronews Italiano.
- Approfondimenti Giornalistici Italiani: Leggi l'analisi biografica dettagliata pubblicata sul quotidiano Il Post e l'editoriale economico-politico de Il Sole 24 Ore.
- Report d'Archivio Internazionali: Per l'annuncio originale e i video d'archivio sulla sua eredità politica, guarda il servizio della BBC News.
- Fondazione Ufficiale: Per consultare gli scritti, i testi e le attività transnazionali del suo centro, visita il portale di Gloria Steinem Official Website.
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