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martedì 29 settembre 2026

Il ritorno della bellezza sospesa: Alessia Buscemi è Miss Trans Italia 2026 nel segno della storia di Regina Satariano

Immagine composta da due foto di Alessia Buscemi, Miss Trans Italia 2026. A sinistra, un ritratto intimo in bianco e nero in primo piano. A destra, uno scatto a colori sul palco del Teatro degli Animosi di Carrara con la corona, la fascia del concorso e al suo fianco l'organizzatrice Regina Satariano in abito rosso e giallo.
Due sfumature di una rinascita: a sinistra, l'intensità del ritratto di Alessia Buscemi; a destra, il momento della proclamazione come Miss Trans Italia 2026 sul palco di Carrara insieme a Regina Satariano.
Di Vanessa Mazza
Carrara, Settembre 2026 – Le luci del Teatro degli Animosi di Carrara non hanno soltanto illuminato una passerella; hanno riacceso un faro su una storia di resistenza, visibilità e orgoglio che dura da decenni. Sullo storico palco toscano, nella serata di domenica 27 settembre 2026, la trentenne palermitana Alessia Buscemi è stata incoronata Miss Trans Italia 2026. Un'incoronazione visibilmente commossa, che la neovincitrice ha voluto dedicare immediatamente a suo padre, ma che porta con sé un significato politico e culturale che travalica i confini del singolo, grandioso evento di gala.
Condotta con la consueta e graffiante maestria da Vladimir Luxuria, questa edizione ha segnato il ritorno in grande stile di un concorso che è, prima di tutto, un presidio di rivendicazione per l'intera comunità LGBTQI+ italiana.
Vladimir Luxuria al centro del palco del Teatro degli Animosi di Carrara mentre conduce la serata di Miss Trans Italia 2026. Indossa un abito lungo a fiori e tiene in mano i fogli del programma. Alla sua destra c'è l'organizzatrice Regina Satariano in completo rosso e giallo, circondate da tutte le concorrenti schierate sul palco in costume istituzionale nero.
Le radici di un'intuizione: la firma di Regina Satariano
Parlare di Miss Trans Italia significa fare un viaggio a retro nel tempo, riscoprendo un'intuizione nata dal coraggio e dalla lungimiranza di Regina Satariano, storica attivista e presidente del Consultorio Transgenere. Il concorso nacque originariamente non come una semplice competizione estetica, ma come un dirompente atto politico: strappare i corpi e le esistenze delle persone transessuali e transgender dalla marginalità della cronaca nera o dal cono d'ombra del pregiudizio, per restituire loro dignità, voce e glamour sotto la luce del sole.
Dopo un periodo di assenza dalle scene nacionais, il ritorno del concorso in questo 2026 assume una fisionomia ancora più profonda. In un'epoca storica segnata da forti polarizzazioni e da narrazioni che tentano continuamente di restringere gli spazi di autodeterminazione, rimettere al centro del dibattito pubblico la bellezza e la complessità delle vite trans è una risposta culturale necessaria. Regina Satariano, insieme alla macchina organizzativa del Consultorio, ha dimostrato ancora una volta che la cultura dell'inclusione non si ferma, ma si rigenera.
Le tre corone di Carrara: un mosaico di eccellenze
La vittoria di Alessia Buscemi rappresenta l'emblema di questa rinascita. Palermitana, fiera e consapevole del valore della propria voce, Alessia incarna perfettamente la figura della donna trans contemporanea: determinata, integrata nel tessuto sociale e pronta a utilizzare la propria visibilità per abbattere le barriere culturali ancora esistenti.
La serata di Carrara ha ricordato a tutti che l'ecosistema della visibilità trans in Italia si sta arricchendo di nuove, straordinarie sfaccettature. Questa edizione 2026 ha celebrato un trionfo corale, incoronando tre vincitrici ufficiali per tre diverse categorie, specchio di altrettante storie di orgoglio:
  • Alessia Buscemi (Eletta Miss Trans Italia 2026 - Categoria Italia)
  • Barbara Sumaq (Incoronata Miss Trans Italia nel Mondo 2026)
  • Nadia Ottomani (Incoronata Miss Trans Italia Lady 2026)
Oltre la corona: lo spazio del pluralismo e della rinascita
Come scrivo spesso su queste pagine, i diritti civili e la visibilità non seguono mai una linea di progresso scontata o inarrestabile. Eventi come Miss Trans Italia sono fondamentali perché trasformano lo spettacolo in un formidabile amplificatore di istanze politiche, sociali e sanitarie, ricordando al mondo istituzionale che l'autodeterminazione è un diritto inalienabile. A fare da madrina e timoniera di questo ritorno è stata proprio la Versilia, terra storica di accoglienza e di battaglie per il movimento, che ha trovato nel Teatro degli Animosi lo scrigno perfetto per celebrare una serata di autentica liberazione.
Una panoramica del palco del Teatro degli Animosi di Carrara durante la finale di Miss Trans Italia 2026. Al centro, Regina Satariano con il microfono sollevato e Alessia Buscemi con corona e fascia celebrano insieme a tutte le altre concorrenti schierate sul palco.
L'orgoglio si fa collettivo: un momento di festa sul palco del Teatro degli Animosi di Carrara, con Regina Satariano, Alessia Buscemi e tutte le splendide protagoniste di questa indimenticabile edizione 2026.

Ma la visibilità non è solo un fatto collettivo; è una cura per le solitudini individuali. Proprio pensando a chi oggi si sente solə, spaventatə o non ancora favoritə dal vento del cambiamento, voglio lasciarvi con i versi finali di un brano straordinario dell'artista latina Lia Monroe, intitolato "Nací para ser yo" (Sono natə per essere me stessə). Parole che risuonano come un vero e proprio inno alla vita e un abbraccio a chi sta ancora cercando la propria strada:
"Yo no vine a pedir perdón / Por sentir, por vivir / Por ser quien soy / Nací para ser yo / Y esta vez / No me voy a negar. / Si algún día te sientes così / No te escondas / No estás solo / Ser tú / Ya es suficiente".
("Non sono venuta a chiedere scusa / Per ciò che sento, per come vivo / Per quella che sono / Sono nata per essere me stessa / E questa volta / Non mi rinnegherò. / Se un giorno ti sentirai così / Non nasconderti / Non sei solo / Essere te stesso / È già abbastanza").
Ad Alessia Buscemi, a Barbara Sumaq e a Nadia Ottomani vanno le mie più affettuose congratulazioni. Che queste corone, così come queste note musicali, siano lo strumento per portare la nostra voce sempre più lontano, rompendo i binari rigidi del pregiudizio e dimostrando, ancora una volta, la meravigliosa e inarrestabile complessità della natura umana.
Un abbraccio a chiunque stia ancora cercando la propria strada,
Vanessa Mazza
Sempre libera, sempre me stessa.
Fonte: Ufficio Stampa Miss Trans Italia / Consultorio Transgenere

giovedì 3 settembre 2026

In memoria di Gloria Steinem: la lezione intersezionale di un’icona che ha saputo ascoltare

Ritratto storico di Gloria Steinem (1934-2026) durante un discorso per i diritti civili. Questo ottimizzerà ulteriormente il posizionamento sui motori di ricerca.
Gloria Steinem (1934–2026): una vita vissuta sulla strada dei diritti civili, decostruendo il patriarcato con la forza dell'inchiesta e il coraggio dell'ascolto intersezionale.

Ci ha lasciati all'età di 92 anni Gloria Steinem, spentasi il 2 settembre 2026 nella sua casa di New York. Scrittrice, giornalista d’inchiesta e attivista instancabile, Steinem non è stata solo il volto più celebre del femminismo statunitense della seconda ondata, ma una figura cruciale per comprendere l’evoluzione della lotta per i diritti civili globali.

Per noi, come comunità queer e transfemminista, la sua traiettoria lascia in eredità una lezione preziosa: quella di un’intellettuale che ha avuto il coraggio politico di evolversi, ascoltare e accogliere la complessità.

Dal giornalismo d’assalto alle grandi coalizioni

La carriera di Gloria Steinem è stata un costante esercizio di contro‑narrazione militante, l'esatto opposto del giornalismo patinato e complice dei palazzi di potere.

L'inchiesta‑scandalo: Nel 1963, firmando l'iconico reportage sotto copertura A Bunny's Tale, si finse una “Coniglietta” all'interno del Playboy Club di New York. Ne emerse un quadro impietoso di sfruttamento economico e molestie, demolendo la facciata glamour e liberale del mito patriarcale di Hugh Hefner.

La voce dei movimenti: Come ricorda il profilo enciclopedico di Gloria Steinem su Wikipedia, è stata cofondatrice del New York Magazine e, nel 1972, della storica rivista femminista Ms. Magazine, portando al centro del dibattito di massa temi allora considerati tabù come la violenza domestica, l'autodeterminazione e l'uguaglianza salariale.

L'intersezionalità sul campo: In un'epoca in cui i media tentavano di dipingere il femminismo come un vezzo per sole donne bianche e borghesi, Steinem scelse programmaticamente di non fare mai tour di conferenze da sola, ma sempre in coppia con attiviste afroamericane (come Dorothy Pitman Hughes o Florynce Kennedy) o indigene, unendo la lotta di genere a quella antirazzista, di classe e per la sovranità nativa.

1970: La scossa al Senato per l’Equal Rights Amendment

Il fulcro della sua azione politica istituzionale si consuma il 6 maggio 1970, quando Steinem pronuncia una storica testimonianza davanti alla Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti a sostegno dell'Equal Rights Amendment (ERA), la proposta di emendamento costituzionale per la parità giuridica tra i sessi.

Fino a quel momento, il Senato ignorava il testo da ben 14 anni. Con il discorso Testimony Before the Senate Hearings on the Equal Rights Amendment, Steinem porta le istanze della strada direttamente nelle aule del potere legislativo, smontando pezzo per pezzo i pregiudizi biologici usati per discriminare le donne e paragonando il sessismo al razzismo.

In modo straordinariamente moderno, argomenta che l'ERA avrebbe liberato anche gli uomini, sollevandoli dal ruolo stereotipato di unici portatori di reddito e permettendo loro di vivere liberamente la genitorialità e gli affetti.

La sua spinta fu decisiva per la storica approvazione dell'emendamento da parte del Congresso nel 1972.

La svolta trans‑inclusiva: l’importanza di saper cambiare idea

Il motivo per cui oggi celebriamo Gloria Steinem anche come una storica alleata della comunità LGBTQIA+ risiede nella sua straordinaria capacità di autocritica.

Negli anni ’70, il femminismo radicale della seconda ondata visse una profonda frattura ideologica. Sotto l'influenza di testi teorici rigidi, molte attiviste guardavano con sospetto la chirurgia di affermazione di genere. La stessa Steinem, nel 1977, firmò un articolo controverso su Ms. in cui interpretava la transizione come una risposta alle pressioni sociali per rientrare nei binari di genere.

Ma la storia non è un blocco di marmo, e la militanza richiede ascolto. Sollecitata dal confronto politico con il movimento transessuale e con le nuove generazioni, Steinem ha compiuto un passo che pochissimi leader storici hanno il coraggio di fare: ha ritrattato pubblicamente.

Nel 2013, dalle pagine di The Advocate, ha chiarito la sua posizione e chiesto scusa per le posizioni del passato, dichiarando in modo inequivocabile che le vite transgender vanno celebrate e non messe in discussione, sostenendo da allora in poi ogni appello transfemminista internazionale.

Una trincea da difendere ogni giorno

In questi giorni cupi di settembre 2026, mentre piangiamo giovani vite spezzate dall'odio a pochi passi da casa nostra e assistiamo all'avanzata di leggi liberticide di Stato ai confini d'Europa, la scomparsa di Gloria Steinem fa ancora più male.

La sua biografia più celebre si intitola My Life on the Road (La mia vita in strada). Ed è proprio lì, sulla strada, che ci lascia il suo testimone. Ci ricorda che i diritti non sono concessioni eterne dello Stato o regali della democrazia, ma trincee che vanno difese con la rabbia e con l'inchiesta ogni singolo giorno.

Buon viaggio, Gloria. La terra ti sia lieve, la tua lotta resta la nostra.

— Vanessa Mazza TLGBQI+ Editorialista indipendente. Contro l'ipocrisia, sempre.

🔗 Fonti e Documentazione Storica:
  • Lanci d'Agenzia Internazionali e Nazionali: Per verificare i canali ufficiali della scomparsa, consulta il lancio d'agenzia su ANSA Cultura e il reportage europeo su Euronews Italiano.
  • Approfondimenti Giornalistici Italiani: Leggi l'analisi biografica dettagliata pubblicata sul quotidiano Il Post e l'editoriale economico-politico de Il Sole 24 Ore.
  • Report d'Archivio Internazionali: Per l'annuncio originale e i video d'archivio sulla sua eredità politica, guarda il servizio della BBC News.
  • Fondazione Ufficiale: Per consultare gli scritti, i testi e le attività transnazionali del suo centro, visita il portale di Gloria Steinem Official Website.

giovedì 2 luglio 2026

🚨 RIVOLTA AL CAPITOL HILL: Un ufficiale in servizio attivo sfida Trump. Arrestato il Maggiore Watson!

Maggiore Air Force Jason Watson in uniforme mentre protesta con cartello Impeach Convict Remove sulle scalinate del Capitol Hill.
Il Maggiore della U.S. Air Force Jason Watson durante la storica protesta del 1° luglio 2026 a Washington D.C. 

1° luglio 2026. Una data che entrerà nella storia come il giorno in cui la disobbedienza civile ha indossato la divisa. In un gesto di dissenso senza precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti, il Maggiore dell’Aeronautica militare, Jason Watson, è stato arrestato sulle scalinate del Campidoglio a Washington.

La sua “colpa”? Aver infranto il silenzio istituzionale e aver preteso — in uniforme ufficiale — l’impeachment, la condanna e la rimozione immediata di Donald Trump e del suo vice JD Vance.

IL CORAGGIO IN UNIFORME: Cronaca di un arresto politico

Watson, ufficiale di logistica in servizio dal 2005, si è presentato davanti al Parlamento stringendo un cartello che non lasciava spazio a interpretazioni: “IMPEACH. CONVICT. REMOVE.”

La protesta è iniziata durante una conferenza stampa della Removal Coalition, alla presenza del deputato texano Al Green. Ma appena Green si è allontanato, la polizia del Campidoglio ha circondato l’ufficiale. Le regole del Congresso vietano manifestazioni non autorizzate o non accompagnate da parlamentari: Watson ha ricevuto l’ordine di andarsene. Ha rifiutato. È stato ammanettato e portato via.

📊 SCHEDA DELL’ARRESTO

  • Nome: Maggiore Jason Watson

  • Corpo: U.S. Air Force (in servizio dal 2005)

  • Accusa formale: Crowding, Obstructing, and Incommoding

  • Rischio disciplinare: Possibile corte marziale secondo il Codice Uniforme di Giustizia Militare (UCMJ), che vieta ai militari in servizio attività politiche in uniforme

IL GIURAMENTO ALLA COSTITUZIONE CONTRO LE GUERRE ILLEGALI

Watson sapeva perfettamente cosa rischiava. Ha scelto di mettere in gioco la sua carriera per restare fedele al giuramento alla Costituzione.

Durante la protesta ha denunciato:

  • Operazioni militari non autorizzate in Venezuela, Cuba e Iran, in violazione della War Powers Clause

  • L’ingerenza dei miliardari nelle decisioni politiche dell’amministrazione

  • La minaccia interna alla democrazia, che secondo lui proviene direttamente dalla Casa Bianca

🌍 LA RESISTENZA NON SI FERMA: La solidarietà internazionale

L’arresto ha scosso l’opinione pubblica globale. Organizzazioni per i diritti civili, tra cui Free Speech For People, hanno espresso pieno sostegno all’ufficiale, definendo la sua detenzione un attacco alla libertà di espressione e lodando il suo coraggio democratico.

✊🏾 IL SIGNIFICATO DI QUESTO GESTO

Di fronte a un potere che calpesta le regole, usa la forza in modo illegittimo e svende la democrazia ai potentati economici, il Maggiore Watson ci ricorda che la resistenza è un dovere. Anche quando costa la libertà.

Il disonore appartiene a chi tradisce il popolo e la democrazia. Mai a chi mette la propria vita in prima linea per difendere la giustizia.

Indietro non si torna. La nostra resistenza continua. ✊🏾🇺🇸🏳️‍🌈 — vanessa mazza TLGBQI+

📌 Fonti e Riferimenti dell'Inchiesta
  • Dichiarazione ufficiale di supporto e cronaca dell'arresto: Per verificare la presa di posizione della rete internazionale di avvocati e attivisti a tutela della libertà di espressione e i dettagli sul fermo del militare, consulta il comunicato completo sul sito istituzionale di Free Speech For People - Statement in Support of Active U.S. Air Force Officer Arrested in Peaceful Capitol Protest.
  • Dettagli sulle accuse e codice militare (UCMJ): Per approfondire le possibili sanzioni della corte marziale e le regole sulla neutralità politica dei membri in servizio attivo delle forze armate statunitensi, consulta la guida ufficiale sui procedimenti giudiziari militari su 評 - Uniform Code of Military Justice (UCMJ) Legal Rules.

martedì 30 giugno 2026

Terrore a Orenburg: la visibilità LGBTQIA+ in Russia diventa reato penale. Pene fino a 7 anni di carcere!

Quando carichi l'immagine su Blogger, imposta come testo alternativo: "Grafica di copertina blog sulla repressione LGBTQIA+ e trans in Russia con persone in cella e simboli queer". Questo aiuterà a indicizzare meglio l'articolo sui motori di ricerca.

Sotto il regime di Putin la dignità umana viene calpestata in nome di una finta moralità di Stato. La prima storica e drammatica sentenza penale contro il movimento queer trasforma i corpi e le identità in bersagli da abbattere. Ma la nostra resistenza globale non si farà silenziare.
Di Vanessa Mazza
Mentre in altre parti d’Europa si combatte per blindare i diritti e avanzare verso la giustizia, dall'altra parte del continente un velo di oscurantismo e persecuzione statale sta soffocando le vite della nostra comunità. Il tribunale russo di Orenburg ha emesso una sentenza che definire vergognosa è un eufemismo: il proprietario e lo staff del Pose, un noto bar locale, sono stati condannati a pesantissime pene detentive in una colonia penale. La loro unica colpa? Aver permesso la visibilità LGBTQIA+, aver creato uno spazio sicuro e aver dato voce all'arte drag.
Questo verdetto non è l'applicazione della giustizia, ma una spietata persecuzione di Stato camuffata da moralità. Il Cremlino ha deciso che esistere, mostrarsi e rivendicare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere equivale all'“estremismo”. Una mossa folle, figlia del bando totale imposto dalla Corte Suprema russa alla fine del 2023 contro il cosiddetto "movimento internazionale LGBT". Oggi quella legge si traduce in manette, celle e vite spezzate.
📊 SCHEDA DI RIEPILOGO: IL VERDETTO DEL TRIBUNALE DI ORENBURG
  • Vyacheslav Khasanov (37 anni) – Proprietario del locale
    • Condanna: 7 anni di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Confisca di 1 milione di rubli (circa 12.800 dollari) e divieto di lavorare nel settore dell'intrattenimento e della ristorazione per 3 anni dopo il rilascio.
  • Diana Kamilyanova (30 anni) – Amministratrice del bar
    • Condanna: 6 anni e 3 mesi di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Divieto di lavorare nel settore dell'intrattenimento e dei locali pubblici per 3 anni dopo il rilascio.
  • Alexander Klimov (23 anni) – Direttore artistico
    • Condanna: 2 anni e 3 mesi di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Divieto di organizzare eventi, spettacoli e performance artistiche per 2 anni dopo il rilascio.
La vita sotto assedio: l'esistenza invisibile della comunità queer
La condanna dello staff del bar Pose è solo la punta dell'iceberg di una persecuzione sistematica che ha trasformato la Russia in un territorio ostile per chiunque non si allinei ai dettami del Cremlino. Da quando la Corte Suprema ha bollato il movimento LGBTQIA+ come "organizzazione estremista", la quotidianità delle persone queer è diventata una logorante lotta psicologica per la sopravvivenza.
La paura ha ridefinito completamente lo spazio pubblico e privato:
  • Il terrore delle spie: Gruppi di attivisti ultra-nazionalisti e omofobi, tollerati e incoraggiati dallo Stato, monitorano costantemente i social network e frequentano i pochissimi spazi di aggregazione rimasti con l'unico scopo di denunciare i singoli cittadini alla polizia.
  • La cancellazione digitale: Profili social chiusi, chat private eliminate e totale censura online. Anche solo scambiarsi messaggi di supporto, frequentare gruppi di mutuo aiuto o possedere una foto con una bandiera arcobaleno sul telefono può essere usato in tribunale come prova di "affiliazione a una setta estremista".
  • L'isolamento sociale: Molte persone hanno interrotto i contatti con gli amici storici o persino con i familiari, nel timore di trascinare i propri cari in indagini di polizia o di subire denunce da parte di parenti radicalizzati dalla propaganda televisiva di regime.
Persone trans: il bersaglio principale della violenza di Stato
Se la situazione è drammatica per l'intera comunità, per le persone trans la Russia è diventata una vera e propria trappola a cielo aperto. La legge draconiana approvata nel 2023 ha azzerato decenni di progressi medici e civili, ponendo le esistenze transessuali totalmente fuori dalla legalità:
  • I documenti come condanna: Il divieto assoluto di cambiare il genere anagrafico sui documenti ha creato un esercito di persone invisibili. Mostrare un passaporto o una carta d'identità che non corrisponde al proprio aspetto durante un banale controllo stradale, per affittare una casa o per cercare lavoro significa esporsi a violenze, derisioni e potenziali arresti.
  • Cancellazione medica e rischi per la salute: Lo Stato ha vietato qualsiasi terapia ormonale sostitutiva e gli interventi chirurgici di affermazione di genere. Chi ha iniziato la transizione anni fa si trova ora privato delle cure ed è costretto a ricorrere a mercati neri illegali e pericolosi per reperire i farmaci, rischiando gravissimi danni alla salute o l'accusa penale di contrabbando.
  • Divorzi forzati e perdita dei figli: La legge invalida automaticamente i matrimoni esistenti se una delle due persone ha effettuato la transizione in passato. Inoltre, vieta tassativamente alle persone trans di adottare minori o di ottenerne l'affidamento, distruggendo interi nuclei familiari e separando i genitori dai propri figli biologici.
Questa non è politica, è una deliberata e scientifica operazione di ingegneria sociale volta a cancellare l'identità e la dignità di migliaia di esseri umani. Chi ha le risorse economiche tenta una fuga disperata verso l'estero; chi resta è condannato a nascondersi, a cancellare il proprio passato e a vivere con la valigia pronta sotto il letto, nell'attesa costante di un passo falso o di una bussata alla porta nel cuore della notte.
Una spinta autoritaria globale: il filo rosso tra Mosca e Ankara
Ciò che sta accadendo a Orenburg non è un caso isolato, ma si inserisce in un inquietante disegno geopolitico che unisce i regimi autoritari d'Europa e del Medio Oriente nell'uso del corpo delle persone LGBTQIA+ come arma di distrazione di massa. Esiste un filo rosso evidente che collega le politiche ultraconservatrici di Vladimir Putin a quelle di Recep Tayyip Erdoğan in Turchia.
Anche ad Ankara e Istanbul, assistiamo da anni a una sistematica criminalizzazione del Pride, all'uso della retorica anti-LGBTQIA+ durante le campagne elettorali per compattare l'elettorato nazionalista e a continui attacchi legali contro le associazioni che difendono i diritti umani. In entrambi i Paesi, la retorica della "difesa dei valori tradizionali della famiglia" viene usata come una clava politica per giustificare la repressione del dissenso e l'abolizione dello Stato di diritto. La strumentalizzazione dell'odio è identica: si crea un nemico interno per distrarre la popolazione dalle crisi economiche e sociali, trasformando la vita quotidiana di migliaia di persone queer e trans in un inferno di fobie e persecuzioni istituzionalizzate.
Europa, non sussurrare: i diritti umani non sono propaganda
Come europei e come attivisti, non possiamo restare a guardare. Come dichiarato fermamente dai European Democrats, i diritti umani non sono una concessione ideologica dell'Occidente: sono universali. Nessun tribunale corrotto e nessuna colonia penale potranno mai imprigionare la dignità intrinseca di un essere umano.
Mentre celebriamo le nostre conquiste locali, non dobbiamo dimenticare chi, a poche ore di volo da noi, rischia la vita e la libertà per il solo fatto di non nascondersi. L'Europa non deve sussurrare di fronte a questa barbarie. Dobbiamo urlare, denunciare e fare da scudo a ogni persona russa costretta al silenzio.
Il disonore sta nelle mani di chi stringe le manette, mai nei corpi di chi ama e resiste.
La nostra solidarietà non ha confini. Noi stiamo con lo staff del bar Pose. ✊🏾🏳️‍🌈🏳️‍⚧️
— vanessa mazza TLGBQI+