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giovedì 6 agosto 2026

Il grande inganno: la propaganda antimafia della Meloni e i miliardi regalati ai fabbricanti di morte

Primo piano di Giorgia Meloni seduta alla Camera dei Deputati con espressione distaccata, a simboleggiare il rifiuto del governo di alzarsi in piedi per il minuto di silenzio per le vittime civili palestinesi a Gaza.
Pochi secondi che racchiudono la vergogna di un governo: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni resta seduta alla Camera, rifiutando il minuto di silenzio per le migliaia di vittime civili, donne, bambini, medici e giornalisti palestinesi uccisi da Israele.

 "Voglio combattere la mafia!!!”

Nel 2024, Giorgia Meloni urlava questa frase sul palco con la sua inconfondibile voce roca, cercando di strappare applausi facili e di accreditarsi come il baluardo assoluto della legalità in Italia. Ma la distanza tra gli slogan da palcoscenico e la cruda realtà dei palazzi del potere si fa ogni giorno più imbarazzante. Mentre l'esecutivo riempie i telegiornali di retorica sulla lotta alla criminalità organizzata, nei fatti si consuma il vero tradimento ai danni del popolo italiano: il dirottamento sistematico delle risorse pubbliche verso i signori della guerra, parallelamente a una difesa corporativa di figure governative travolte da pesanti ombre giudiziarie.
I soldi “che non ci sono” (tranne che per le armi)
Il governo ripete come un mantra ossessivo che "non ci sono fondi per nulla". Eppure, i canali finanziari si aprono magicamente quando si tratta di foraggiare l'industria bellica. Come confermato in sede di audizione istituzionale dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’Italia destina lo 0,9% del PIL alla spesa militare, traducendosi nella cifra monstre di circa 21,7 miliardi di euro confluiti in armamenti.
Ventuno miliardi di euro sottratti alla vita quotidiana del Paese. Quando servono ai cittadini, i soldi spariscono; quando servono ai produttori di ordigni, spuntano come funghi. La realtà dei fatti evidenzia un disastro sociale interno programmato:
  • Sanità pubblica allo stremo: I pronti soccorso regionali sono al collasso, il personale medico è ridotto ai minimi termini e le liste d’attesa per esami diagnostici vitali durano mesi.
  • Scuole e territorio abbandonati: Le strutture scolastiche pubbliche cadono a pezzi, i piani per l'edilizia popolare e la costruzione di case per le famiglie indigenti sono bloccati da anni.
  • La beffa dei terremotati: I fondi destinati alla ricostruzione strutturale e alla messa in sicurezza delle aree colpite dagli ultimi catastrofici terremoti in Italia rimangono drammaticamente insufficienti.
Questo dirottamento non è casuale. In qualsiasi democrazia matura, i legami diretti o indiretti di alcuni membri della maggioranza con le lobby e le aziende produttrici di armamenti rappresenterebbero uno scandalo e un conflitto d'interessi insanabile. In Italia, passano come normale amministrazione.
Il caso Delmastro: la Camera che blinda le indagini antimafia
Il cortocircuito morale del governo emerge in tutta la sua gravità nell'aula della Camera dei Deputati. L'Aula di Montecitorio ha votato a scrutinio segreto, esprimendosi con 206 voti favorevoli alla maggioranza e 133 contrari, per negare alla Procura di Roma l’acquisizione e l'utilizzo delle chat tra il deputato di Fratelli d'Italia e sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, e l’imprenditore Mauro Caroccia.
Caroccia è stato condannato per intestazione fittizia di beni aggravata dal favoreggiamento del clan Senese, una delle organizzazioni criminali e mafiose più pericolose e radicate nella Capitale. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), il ristorante "Bisteccheria d’Italia", di cui Delmastro era socio, sarebbe stato utilizzato proprio per reinvestire e riciclare i soldi sporchi del clan.
Davanti alla richiesta formale della magistratura di visionare messaggi ritenuti essenziali dal procuratore capo Francesco Lo Voi per un'importante inchiesta di mafia, chi a parole giura di voler combattere la criminalità ha alzato uno scudo politico. La maggioranza ha scelto di blindare il sottosegretario e impedire ai magistrati di fare luce sulla vicenda, lasciando i messaggi sigillati in cassaforte.
Falcone e Borsellino usati come scudi retorici
Nonostante questo sistematico ostruzionismo parlamentare verso le indagini antimafia, la maggioranza non si fa alcuno scrupolo a citare continuamente i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I due magistrati simbolo della lotta alla criminalità vengono usati come puri scudi retorici. Li invocano nei comizi ufficiali mentre, contemporaneamente, approvano riforme volte ad ammorbidire l'azione della magistratura, proteggono i propri alleati coinvolti in vicende giudiziarie opache e difendono esponenti politici dai comportamenti istituzionali indegni.
Il caso Bignami: l'aggressività e i fantasmi del passato
Un esempio lampante di questa deriva è rappresentato dal viceministro Galeazzo Bignami. L'uomo che nel 2005 si fece fotografare con indosso una divisa nazista completa di fascia al braccio (episodio autenticato e ammesso dallo stesso esponente politico) siede oggi nei banchi del governo della Repubblica.
Durante i tesi dibattiti parlamentari legati alle tutele giudiziarie dell'esecutivo, Bignami si è reso protagonista di interventi durissimi, urlando in Aula contro l'opposizione e attaccando figure storiche come l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Vedere un uomo dal passato nostalgico e dai modi squadristi urlare in Parlamento per difendere l'indifendibile, spalleggiato dagli applausi della maggioranza, fotografa perfettamente il livello culturale e istituzionale di questa classe dirigente.
Dal fango interno ai fallimenti internazionali: il cortocircuito con la Spagna
La totale incapacità di gestire le crisi con rigore istituzionale si riflette anche sul piano della politica estera. La propaganda identitaria e la ricerca del nemico esterno producono regolarmente isolamento internazionale, come dimostrato dalle forti tensioni diplomatiche esplose con la Spagna a causa dell'emergenza migratoria nell'enclave di Ceuta.
Nel tentativo di fare speculazione politica interna, la Presidenza del Consiglio italiana è arrivata a minacciare la sospensione unilaterale del trattato di Schengen verso Madrid. Un azzardo diplomatico che si è tradotto in un clamoroso autogol: la Spagna ha convocato l’ambasciatore italiano, l'Unione Europea ha fatto quadrato intorno al governo di Madrid e l'Italia si è ritrovata completamente isolata all'interno del Consiglio UE, costretta a fare marcia indietro in un cortocircuito politico grottesco.
A ciascuno le sue conclusioni
Il quadro globale è desolante, ma limpido nella sua gravità. Il governo Meloni, a dispetto della sbandierata retorica antimafia, ha scelto di scudare il sottosegretario Delmastro nel caso delle chat segrete con un imprenditore legato al clan Senese, ricorrendo al muro parlamentare dei 206 voti favorevoli per bloccare il lavoro degli inquirenti. Contestualmente, l'esecutivo viene fortemente criticato per una spesa militare record che tocca i 21,7 miliardi di euro, drenando risorse vitali che dovrebbero essere destinate alla sanità pubblica, alle scuole e ai servizi sociali per i cittadini meno abbienti.
La mafia dei colletti bianchi si nutre di silenzio, di distrazione e di slogan urlati per coprire il rumore dei soldi e delle armi. Ma dalle pagine di questo blog, la controinformazione non si ferma. Spetta a noi, lettori e cittadini coscenti, guardare oltre la propaganda istituzionale, visitare i siti d'informazione indipendente o gli stessi atti del Parlamento italiano per verificare la veridicità dei fatti e trarre, infine, le dovute conclusioni.
Di Vanessa Mazza
— Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale
(Milano, Lombardia, Italy)
🔗 Fonti ufficiali e atti parlamentari:
  • Dati sulle spese militari e PIL: Si vedano i resoconti delle audizioni del ministro Giancarlo Giorgetti sulla spesa alla Difesa reperibili sul portale ufficiale del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e nei lanci delle agenzie d'informazione RaiNews e Open.
  • Sullo scrutinio del Caso Delmastro (206 sì, 133 no): Si consultino i verbali di voto dell'Aula e della Giunta delle Autorizzazioni disponibili sul sito ufficiale della Camera dei Deputati - Parlamento Italiano e i servizi di LaPresse e TG La7.
  • Sulla crisi diplomatica Italia-Spagna: Si veda la rassegna internazionale d'attualità politica sul quotidiano spagnolo La Vanguardia e gli approfondimenti storici di Il Post.

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