Mentre i media mainstream dell’Occidente continuano a raccontare una narrazione addomesticata della politica statunitense, i territori della classe operaia americana hanno appena generato una scossa tellurica. Il 5 agosto 2026, l’epidemiologo e militante progressista Abdul El‑Sayed ha vinto le primarie democratiche in Michigan per il seggio al Senato degli Stati Uniti, superando la deputata centrista Haley Stevens, sostenuta dall’intero establishment del partito.
Se a novembre batterà il repubblicano Mike Rogers, El‑Sayed diventerà il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Ma questa non è una storia di inclusione superficiale: è una vittoria politica e materiale contro i signori del capitale e della guerra.
L’asse con Zohran Mamdani: la nuova sinistra metropolitana e operaia
La vittoria di El‑Sayed non è un fulmine a ciel sereno. È parte di una più ampia onda socialista che sta ridisegnando la geografia del potere negli USA. I media conservatori e l’establishment democratico parlano con crescente preoccupazione dei cosiddetti “mini‑Mamdani”, riferimento a Zohran Mamdani, figura di punta dei Democratic Socialists of America (DSA) e simbolo della nuova sinistra metropolitana.
Mamdani ha imposto nell’agenda nazionale temi come:
blocco degli affitti,
trasporti pubblici gratuiti,
tassazione straordinaria sui grandi patrimoni.
Allo stesso modo, El‑Sayed ha conquistato il Midwest operaio con un programma radicale e di classe: Medicare for All, asili nido gratuiti, e l’estromissione dei miliardari dalla politica. È la prova che quando la sinistra torna a parlare di bisogni materiali, i lavoratori rispondono.
Il braccio di ferro con l’AIPAC: la sconfitta dei dollari di guerra
Ciò che rende questa vittoria un capolavoro politico è la sproporzione delle forze economiche in campo. Secondo le analisi delle principali testate progressiste statunitensi, la campagna di Stevens avrebbe beneficiato di decine di milioni di dollari provenienti da comitati pro‑Israele, incluso l’AIPAC, la potentissima lobby attiva a Washington.
L’AIPAC ha finanziato una massiccia campagna mediatica per dipingere El‑Sayed come “estremista” e “antisemita”, attaccandolo per le sue posizioni critiche verso il governo israeliano. El‑Sayed ha infatti definito il primo ministro Benjamin Netanyahu un “criminale di guerra”, riprendendo le accuse avanzate da numerose ONG e organismi internazionali riguardo alle operazioni militari a Gaza.
In uno Stato chiave come il Michigan, che ospita la più grande comunità arabo‑americana del Paese, gli elettori hanno scelto di punire la linea bellicista di Washington. È la dimostrazione che i voti coscienti valgono più dei milioni delle lobby industriali.
Classe e origine: l’intersezione che spaventa il sistema
Questo blog lo sostiene da sempre: non esiste emancipazione delle minoranze senza abbattere le gabbie del capitalismo. Negli Stati Uniti, il razzismo e la discriminazione d’origine sono strumenti storici per dividere la classe lavoratrice.
Il sistema ha tentato di dipingere El‑Sayed come un “estremista identitario” per spaventare l’elettorato bianco del Michigan. La sua campagna ha ribaltato la narrazione, unendo la difesa delle proprie origini a una piattaforma universale di classe: ospedali pubblici, salari dignitosi, fine dei finanziamenti alle guerre imperialiste.
Un messaggio capace di parlare al lavoratore bianco delle fabbriche di Detroit e al cittadino musulmano immigrato.
Il leone per i diritti LGBTQI+: oltre le strumentalizzazioni della destra
La propaganda reazionaria ha provato a insinuare che un candidato musulmano rappresenti un pericolo per i diritti civili. La realtà è l’opposto.
Durante la campagna, El‑Sayed ha dichiarato di voler essere un “leone” per i diritti LGBTQI+ al Senato, sostenendo:
matrimonio egualitario,
leggi antidiscriminazione sul lavoro,
accesso universale alle cure per le persone trans.
Una linea perfettamente in continuità con quella di Zohran Mamdani, che ha inserito la tutela LGBTQI+ tra le priorità della nuova sinistra metropolitana.
In un’America dove l’amministrazione Trump continua a smantellare le tutele per le persone trans e l’accesso all’aborto, la posizione di El‑Sayed rappresenta una rottura netta.
Sfidare la matrice
La vittoria in Michigan è una lezione anche per noi, qui in Italia. Ci insegna che la militanza non deve accettare la frammentazione imposta dal sistema. Non dobbiamo scegliere tra difendere i lavoratori o difendere le persone LGBTQI+, tra condannare l’imperialismo o lottare contro il razzismo.
Abdul El‑Sayed e Zohran Mamdani dimostrano che la vera alternativa al collasso capitalista nasce dall’unione di tutte le lotte in un fronte unico, materialista e progressista.
Hanno tremato i palazzi dei miliardari in Michigan. È tempo che si inizi a tremare anche nelle stanze del potere nostrano.
Di Vanessa Mazza — Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale (Milano, Lombardia, Italy)
- Sui risultati ufficiali delle primarie in Michigan: Si consultino i report dettagliati pubblicati da The Guardian e le agenzie di stampa internazionali come la BBC.
- Sui finanziamenti della lobby AIPAC: Consulta le inchieste relative ai flussi di denaro e alle campagne pubblicitarie contro i candidati progressisti analizzate da Al Jazeera.
- Sulle dichiarazioni e il programma per i diritti civili: Si veda l'intervista esclusiva a El-Sayed rilasciata alla testata tematica statunitense Pride Source.
- Sull'amministrazione socialista a New York: Consulta la scheda bio-politica e i programmi ufficiali della città su Wikipedia alla voce dedicata al sindaco Zohran Mamdani.


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