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| “Il contrasto quotidiano tra la magnificenza architettonica de L'Avana Vecchia e la vita di un popolo in costante resistenza. Paseo del Prado, cuore pulsante della capitale cubana.” |
Oggi l'isola di Cuba sta attraversando una delle più gravi crisi economiche ed energetiche della sua storia recente. La rete elettrica nazionale subisce continui collassi totali che lasciano periodicamente l'intera nazione al buio, mentre le forniture di carburante sono ridotte al minimo. Davanti a questo scenario, il cosiddetto "mondo civile e democratico" guarda in totale silenzio, assistendo senza protestare al tentativo deliberato di soffocare un intero popolo. Ma per capire cosa sta succedendo davvero a Cuba, bisogna rompere il muro della propaganda occidentale, analizzando il presente e il passato senza l'ipocrisia dei due pesi e due misure.
Il blocco economico e la guerra invisibile contro la salute
La narrazione dei media dominanti attribuisce il collasso di Cuba a un fallimento interno, nascondendo il fattore determinante: il bloqueo, il blocco economico, commerciale e finanziario statunitense, intensificato e reso ancora più spietato dalle sanzioni americane che mantengono l'isola nella lista dei paesi sponsor del terrorismo.
Il volto più criminale di questo embargo si consuma sulla pelle dei malati. Il sistema sanitario cubano, storicamente un'eccellenza globale e un pilastro della Rivoluzione, è oggi sotto un assedio economico drammatico:
- Il ricatto bancario: Anche quando Cuba trova aziende straniere disposte a venderle medicinali o materie prime, le banche internazionali rifiutano di processare i pagamenti per paura delle sanzioni multimilionarie del governo USA.
- Il veto sui brevetti: Circa l'80% dei brevetti medici mondiali è controllato da multinazionali statunitensi o dalle loro filiali. A Cuba è vietato acquistare farmaci oncologici di ultima generazione, macchinari per la risonanza magnetica o ventilatori polmonari avanzati se contengono più del 10% di componenti statunitensi.
- La crisi quotidiana nei reparti: Questo blocco finanziario si traduce in una tragica carenza di materiali di base negli ospedali. Mancano siringhe, antibiotici, anestetici, reagenti per le analisi del sangue e persino i fili da sutura per le sale operatorie. I medici cubani sono costretti a fare miracoli in una situazione di emergenza continua, razionando le risorse per salvare vite umane.
Smontare l'anacronismo: l'omofobia degli anni '60 era una piaga globale
Quando si esauriscono gli argomenti per giustificare il blocco attuale, i detrattori della Rivoluzione tirano fuori la carta del passato, accusando leader come Fidel Castro e il Che Guevara per la persecuzione degli omosessuali e l'esistenza delle UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción) tra il 1965 e il 1968.
Giudicare quegli anni con gli occhi di oggi è un grave errore metodologico e un atto di profonda malafede. Negli anni '60 e '70 non esistevano "paradisi" per la comunità omosessuale; i dogmi religiosi erano ovunque fortissimi e l'omofobia era una piaga istituzionalizzata in tutto il pianeta:
- Negli Stati Uniti, mentre la CIA tentava di sabotare l'isola, il governo di Washington portava avanti il Lavender Scare (il Terrore Viola). Sotto l'impulso dell'Ordine Esecutivo 10450 di Eisenhower, l'FBI di J. Edgar Hoover investigò e licenziò in tronco oltre 5.000 dipendenti pubblici solo perché sospettati di essere gay, considerandoli "instabili" e una minaccia nazionale. I rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso sono rimasti un reato in molti stati americani fino alla storica sentenza della Corte Suprema del 2003.
- In Europa, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali solo nel 1990. Il Regno Unito l'ha depenalizzata parzialmente nel 1967, mentre la Germania ha mantenuto il famigerato Paragrafo 175 (che puniva i rapporti gay) fino al 1994.
Se usassimo questo metro di giudizio per cancellare la legittimità di uno Stato, dovremmo invalidare l'intera storia occidentale, dai padri fondatori americani che possedevano gli schiavi a Churchill e alle sue idee coloniali.
Come rispondere alla critica: "Ma Fidel e il Che erano feroci con i gay"
Questa è l'accusa classica, usata come un'arma di distrazione di massa per screditare l'intero ideale rivoluzionario. La risposta a questa provocazione poggia su tre pilastri storici inoppugnabili:
- L'onestà dell'autocritica: A differenza dei leader occidentali, che non hanno mai chiesto scusa per le loro discriminazioni sistemiche, la leadership cubana ha affrontato i propri errori a viso aperto. Nel 2010, in una storica intervista rilasciata al quotidiano messicano La Jornada, lo stesso Fidel Castro si assunse la piena responsabilità storica di quegli eventi: "Se qualcuno è responsabile, sono io... Eravamo perseguitati dalla CIA, avevamo i tentativi di sabotaggio, la crisi dei missili... ma sì, furono momenti di grande ingiustizia".
- Il mito storiografico sul Che: Non esiste un solo documento storico, diario, lettera o discorso in cui Ernesto Che Guevara citi l'omosessualità o ne chieda la persecuzione. Il Che lasciò i ruoli di governo a Cuba nel 1965 e l'isola definitivamente nel 1966 per andare a combattere in Congo e Bolivia, prima ancora che il sistema delle UMAP entrasse pienamente a regime. Attribuire a lui la creazione di quei campi è storicamente falso.
- I frutti del percorso rivoluzionario: Le UMAP rimasero attive per soli tre anni proprio grazie a una fortissima mobilitazione interna alla Rivoluzione. L'Unione degli Scrittori e degli Artisti di Cuba (UNEAC), guidata dal poeta Nicolás Guillén, protestò duramente contro l'internamento degli intellettuali. Icone della Nueva Trova come Silvio Rodríguez e Pablo Milanés (che fu recluso in quei campi) usarono l'arte e la musica per denunciare l'ingiustizia. Infine, Vilma Espín, alla guida della Federazione delle Donne Cubane, fece infiltrare dei funzionari nei campi per documentare gli abusi, forzandone la chiusura definitiva nel 1968.
Il presente: Cuba all'avanguardia dei diritti, l'Occidente regredisce
Grazie a quel percorso di autocritica, guidato negli ultimi decenni dal lavoro istituzionale di Mariela Castro alla testa del CENESEX, Cuba ha compiuto un salto culturale enorme. Mentre i paesi capitalisti arretrano, l'isola ha approvato tramite referendum popolare il nuovo Codice delle Famiglie, una delle leggi più progressiste al mondo.
Oggi Cuba garantisce per legge tutele che paesi come l'Italia si sognano:
- Matrimonio egualitario e adozione per coppie dello stesso sesso con piena uguaglianza genitoriale.
- Gestazione solidale e non commerciale, per permettere l'accesso alla genitorialità senza lo sfruttamento mercantile del corpo della donna.
- Sostituzione della "Patria Potestà" con la "Responsabilità Genitoriale", mettendo al centro l'autonomia progressiva del minore.
- Chirurgia di riassegnazione di genere e terapie ormonali completamente gratuite all'interno del sistema sanitario nazionale.
Il contrasto con il blocco occidentale è stridente. Negli Stati Uniti assistiamo a una spaventosa regressione ultraconservatrice, dove i diritti civili vengono smantellati, il diritto all'aborto è negato e si legittimano movimenti radicali che escludono le minoranze e vietano alle persone omosessuali di esistere.
La nuova sfida: l'offensiva evangelica
Questo progresso sociale non è privo di ostacoli interni. Sfruttando le difficoltà materiali causate dal blocco economico, le chiese evangeliche e pentecostali stanno registrando una crescita esponenziale nei quartieri popolari cubani. Muovendosi con logiche conservatrici simili a quelle che sostengono la destra americana, queste comunità offrono aiuti materiali dove lo Stato fatica ad arrivare a causa della crisi, e si sono strutturate come il principale fronte politico di opposizione ai diritti civili, guidando la campagna per il "No" contro il Codice delle Famiglie. Una sfida ideologica complessa per il governo rivoluzionario, che deve difendere la libertà di culto garantita dalla Costituzione senza permettere che l'oscurantismo sociale mini le conquiste progressiste del Paese.
Il dovere di resistere
Il popolo cubano è chiamato oggi, ancora una volta, a "resistere" e a non piegarsi alla malvagità dell'imperialismo e delle pressione esterne. Difendere Cuba non significa negare che la sua storia abbia conosciuto ombre e contraddizioni negli anni '60, ma significa riconoscere la sua straordinaria capacità di evolversi e trasformarsi.
Mentre l'Occidente capitalista scivola nuovamente nel razzismo, nell'omofobia e nell'intolleranza protetta dai governi reazionari, Cuba resiste sotto le bombe economiche di Washington, dimostrando al mondo che un'alternativa basata sulla dignità umana, sulla solidarietà e sui diritti sociali è non solo possibile, ma necessaria.
Di Vanessa Mazza
— Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale
(Milano, Lombardia, Italy)
— Libera pensatrice, cittadina e attivista transessuale
(Milano, Lombardia, Italy)
🔗 Fonti ufficiali e documentali per i lettori:
- Aggiornamenti sulla crisi in tempo reale: Segui gli speciali e i notiziari quotidiani trasmessi dall'emittente sudamericana teleSUR tv.
- Sull'autocritica della leadership cubana: Leggi l'intervista originale a Fidel Castro del 2010 sul quotidiano messicano La Jornada.
- Sul monitoraggio dei diritti civili e del Codice delle Famiglie: Consulta i testi di legge e i resoconti sulle attività del comitato per l'inclusione sociale sul portale istituzionale Cubadebate - Sezione CENESEX.
- Sull'impatto economico e sociale dell'embargo: Esamina i report dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e i dati diffusi dalle agenzie internazionali indipendenti relative al bloqueo.

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