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lunedì 20 dicembre 2010

Spot censurato da Rai e Mediaset


di CONCETTA RUOTOLO. C’è chi parla di censura in Rai e Mediaset per l’ultimo spot di un noto brand automobilistico. Per festeggiare una delle ultime arrivate in casa Renault, la Twingo Miss Sixty, i pubblicitari selezionati dall’azienda hanno pensato ad una particolare pubblicità tutta al femminile. La reclame inizia con le immagini di una festa. Pochi sguardi ammiccanti e tra due delle invitate è subito feeling. E’ sempre con un’occhiata ammiccante che una delle due invita l’altra a seguirla. Spostatesi in una camera da letto, la moretta tutto pepe inizia a spogliarsi. Tutto fa pensare ad un gioco malizioso, preludio ad una focosa avventura, ma… finale a sorpresa: l’altra, che sembrava aver iniziato a guidare il gioco, benda la compagna solo per rubarle vestitino rosa e chiavi dell’auto. Lascia l’amica mora lì, sedotta e abbandonata, mentre si gode la sua macchina ed il suo abitino in tinta! Lo spot è carino e divertente ed anche le scene che si pensa possano essere più calde sono solo ironicamente allusive. Volgarità zero, zero assoluto. Eppure, pare che qualcuno abbia avuto da ridire e sembra addirittura che lo spot sia stato bloccato dalle maggiori emittenti televisive italiane: Rai e Mediaset. Considerata la natura dello spot in questione e, soprattutto, volendolo paragonare ad una a caso delle tante pubblicità da cui siamo bombardati a qualunque ora del giorno e in cui il cattivo gusto la fa da padrone, diventa impossibile non porsi una domanda: ma a scandalizzare Rai e Mediaset non saranno state per caso le due presunte lesbiche protagoniste di quel mezzo minuto di video? Va da sé che, se così fosse, ci sarebbe molto su cui riflettere. E per cui indignarsi. Come può una bellona quasi ansimante e in abiti succinti che vende un cellulare o un detersivo essere considerata meno volgare di due ragazze che scherzano tra di loro ad una festa? Lo spot tanto chiacchierato è stato realizzato dall’agenzia Publicis Italia, che fa sapere di essere contenta se ne stia parlando tanto perché, al di là delle polemiche, significa che i pubblicitari (anzi, le pubblicitarie, visto che sarebbero state da due donne ad ideare lo spot) hanno fatto bene il loro mestiere. Una festa, sguardi dolci ed ammiccanti, un colore delicato e grintoso insieme come il rosa, sono gli ingredienti utilizzati dai creativi di Publicis Italia per sponsorizzare un’auto creata in serie limitata, “per ragazze alla moda”. Non era intenzione di nessuno, quindi, far scoppiare scandali o lanciare forti provocazioni. E non è difficile crederci guardando lo spot - che, al momento, viene trasmesso solo da Sky, ma è reperibile sul sito della Renault. Alcuni rappresentanti di importanti gruppi pubblicitari italiani hanno espresso la loro opinione in merito alla vicenda. Praticamente tutti sono concordi nell’affermare che, indipendentemente da valutazioni di gusto sullo spot, quella di censurarlo è stata una scelta sbagliata perchè mancano contenuti tanto espliciti da giustificare una simile decisione. Facendo zapping davanti alla tv, in fin dei conti, ci sono molte altre pubblicità o programmi televisivi che potrebbero scandalizzare o urtare la sensibilità di qualcuno. Tralasciando il contenuto dello spot in questione, comunque, non è assurdo pensare che oggi l’omosessualità (poco importa se presunta o dichiarata) possa ancora essere censurata? Sono certi pregiudizi che dovrebbero essere messi al bando.

Fonte:http://www.essenzialeonline.it/costume/Spot-censurato-da-Rai-e-Mediaset_20821.html

Neonazista condannato per omicidio gay: rischia la pena di morte


17 Dicembre 2010

John Ditullio, neonazista della Florida, si è fatto coprire i tatuaggi per presentarsi in aula al suo processo. Niente svastica, niente filo spinato sulla faccia. Ma la condanna è arrivata lo stesso: colpevole di omicidio di primo grado e tentato omicidio di secondo grado per l'uccisione del 17enne gay Kristofer King e l'aggressione di Patricia Wells, madre di un amico di Kristofer, responsabile di essere "amica di un nero".

La giuria ci ha messo 11 ore per condannarlo, ma il verdetto non lascia scampo: John è colpevole. Nel 2006 aveva accoltellato alla testa il giovane Kristofer aggrendendolo alle spalle mentre il ragazzino era al computer. Motivo della sua violenza: l'omosessualità dell'adolescente. Ditullio era entrato nella roulotte dove il ragazzo viveva con indosso una maschera antigas e aveva poi rivolto la sua ira contro Patricia Wells. Con il coltello le aveva sfregiato il volto, le mani e le braccia. Patricia era riuscita a sfuggire all'omicida per miracolo. La Wells meritava quelle coltellate perchè aveva un amico di colore.

La madre di Kristofer King, presente in aula alla lettura del verdetto, è scoppiata in lacrime. "Ditullio è colpevole. Lo sapevano tutti fin dall'inizio" ha dichiarato "Lo ha scritto nelle sue lettere, lo ha scritto nelle sue poesie, lo ha detto in giro. E' colpevole. Non ci sono e non c'erano dubbi: ora è stato dimostrato".

Per la lettura del verdetto, John Ditullio ha deciso di smetterla di mascherarsi: si è presentato in aula con la sua svastica in bella mostra e il filo spinato tatuato sul volto perchè il giudice lo vedesse per chi è veramente. Ora che John è stato trovato colpevole, rischia la pena di morte. E ci sono buone probabilità che venga giustiziato.

Fonte:http://www.gay.tv/articolo/1/13596/Neonazista-condannato-per-omicidio-gay--rischia-la-pena-di-morte

domenica 19 dicembre 2010

Wild Side. diretto da Sébastien Lifshitz.


Wild Side è un film del 2004 diretto da Sébastien Lifshitz. La pellicola, nata da una co-produzione francese, belga e britannica, è stata presentata l'8 febbraio 2004 nella sezione Panorama al Festival di Berlino dove ha vinto il Teddy Award, in Italia, tre mesi più tardi, ha vinto il Festival internazionale di cinema gaylesbico di Milano.

Il titolo deriva dalla canzone dell'artista newyorchese Lou Reed, ex membro dei Velvet Underground, Walk on the Wild Side[5] che, nel 1972, toccò alcuni tabù quali la transessualità, l'uso di droghe, la prostituzione maschile e il sesso orale.

Il film è aperto dalla canzone I Fell in Love with a Dead Boy di Antony and the Johnsons, che accompagna una serie di dettagli del corpo nudo della protagonista Stéphanie Michelini e l'esibizione live dello stesso Antony.

Trama

Il film racconta la storia di Stéphanie, una transessuale dal carattere molto forte, originaria del nord della Francia che vive Parigi facendo la prostituta. Nel proprio modesto appartamento in città, convive con la sua famiglia composta da Djamel, un bel ragazzo di origine magrebine, anche lui prostituto, e Mikhail, un possente uomo russo in fuga dalla guerra in Cecenia e giunto nella capitale da alcuni mesi. Quest'ultimo è un ex boxeur e sopravvive da clandestino con diversi lavori in nero. Mikhail vorrebbe che Djamel e Stèphanie smettessero di prostituirsi ma, per i due, quella professione è stata una scelta e rappresenta anche un simbolo di libertà. I tre si amano e, nonostante la loro vita sia piena di complicazioni, riescono a trovare un equilibrio che gli permette in cammino di vita comune.

Una mattina Stèphanie, dopo essere stata contattata telefonicamente dall'ospedale, raggiunge la madre molto malata. Le due non si vedevano e parlavano da molto tempo: la madre aveva ritenuto di interrompere i rapporti con figlia pur senza una valida ragione, mentre Stèphanie, dopo il trasferimento a Parigi e i cambiamenti fisici, sentiva di aver ormai voltato pagina.

La donna è quasi in fin di vita ma, nonostante le precarie condizioni di salute, viene riaccompagnata da Stèphanie e Mikhail alla sua vecchia casa nel piccolo paese natale, ormai quasi disabitato e abbandonato a sé stesso. Dopo breve tempo, essi vengono raggiunti anche da Djamel che li aiuta ad occuparsi dei bisogni della donna sino alla sua morte.

I tre protagonisti, grazie al trasferimento dalla città a un luogo così isolato e solo, iniziano un percorso di meditazione e ricerca interiore che diviene occasione per riflettere sulla propria vita comune.

Per Stèphanie, Il ritorno ai luoghi di quand'era piccolo e la ripresa del dialogo con la madre, è un tuffo nei ricordi del passato. Da bambino si chiamava Pierre e la sua infanzia non era stata facile, a causa del suo carattere fragile e della scomparsa del padre e dell'amata sorella e compagna di giochi, Caroline. Il periodo scolastico gli aveva riservato molte amarezze e, all'età di quindici anni anni aveva deciso di abbandonare quei luoghi in cerca di una vita migliore a Parigi. Ora che è tornata, però, sente il bisogno di rintracciare Nicolas, un vecchio amore di gioventù in cui, dopo diciassette anni, ritrova ancora una profonda amicizia.

La madre, a dispetto del lungo periodo di distacco, mantiene nei confronti di Stèphanie un rapporto affettuoso di amore materno e, pur ammonendola che il padre non avrebbe capito, mostra condivisione verso le scelte di vita della figlia, soprattutto con riguardo al rapporto amoroso con Mikhail.

Anche Djamel e Mikhail hanno con le rispettive famiglie un rapporto difficile. Mikhail vorrebbe contattare i suoi genitori di cui sente una profonda mancanza, ma è bloccato dalla sua situazione psicologica, appesantita dal macigno dell'abbandono dei suoi familiari a causa della guerra in Cecenia. Djamel, invece, intrattiene i rapporti unicamente con il fratello poiché la madre, con cui è in aperto conflitto, non ammette la sua vita da gigolò.

Pur con le loro difficoltà familiari, i tre vivono una vita sentimentalmente serena e l'amore tra loro prende vita sotto diverse forme, dal supporto morale e materiale, all'attrazione sessuale.

Cast

Il regista ha scelto come interpreti dei quattro personaggi principali del film due attori professionisti, Yasmine Belmadi nei panni di Djamel e Josiane Stoleru nel ruolo della madre di Stéphanie, e due non professionisti, Stéphanie Michelini e Edouard Nikitine che interpretano rispettivamente Stéphanie e Mikhail.

Vanessa Mazza

Chavez : come fare del bene al popolo....

Mentre l'Europa super capitalista, stringe la cinghia e taglia tutto il possibile e anche oltre, guardate quel "comunista" e "bandito" di Chavez, cosa fa, tenendo in pugno la sovranità monetaria.



sabato 18 dicembre 2010

LGTB: riuscirà l’ONU ad approvare la risoluzione sulle esecuzioni extragiudiziali e altri crimini illegali?


Il mese scorso 79 stati avevano approvato un emendamento a a favore dell’eliminazione del riferimento alle tendenze sessuali

Il prossimo Lunedi 20 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite voterà se includere o meno la protezione per le persone LGBT in una risoluzione storica sulle esecuzioni extragiudiziali e altri crimini illegali.

La risoluzione ha invitato gli Stati a "investigare prontamente e accuratamente tutti gli omicidi, anche commessi per motivi discriminatori, compreso l’orientamento sessuale di una persona." Si tratta delll’unica risoluzione delle Nazioni Unite ad aver incluso un riferimento esplicito all’orientamento sessuale.

Il mese scorso diversi Stati, hanno proposto un emendamento alla presente risoluzione per rimuovere il riferimento all’orientamento sessuale e, sorprendentemente l’emendamento è stato approvato. Settantanove stati hanno votato a favore dell’eliminazione del riferimento alle tendenze sessuali, 70 hanno votato per il mantenimento, 43 stati si sono astenuti o hanno votato no.

Tuttavia, il Lunedi 20 dicembre gli stati avranno l’opportunità di tornare a includere il riferimento alle tendenze sessuali - e, si spera espandersi per includere l’identità di genere - quando la risoluzione viene presentata all’Assemblea Generale Delle Nazioni Unite.

Per ulteriori informazioni sulle esecuzioni extragiudiziarie, arbitrarie o sommariamente di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Fonte:http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7490

Premiazione dei vincitori della VI edizione del Premio "Maria Baiocchi"


17/12/2010

di Roberto Cecchini

Mercoledì 15 dicembre presso l’Istituto Tommaseo dell’Università degli Studi di Roma Tre, si è svolta con un aula piena di studenti e professori la tanto attesa premiazione dei vincitori della VI edizione del premio “Maria Baiocchi” per le migliori tesi di laurea in studi di genere ed orientamento sessuale.
Introdotto da una citazione cinematografica tratta dai “Comizi d’Amore” di Pasolini, noto documentario in materia di sessualità girato nella puritana Italia degli anni ‘60, l’incontro si è svolto alla presenza di alcuni relatori delle tre più importanti università romane. Moderati dalla maestria oratoria di Francesco Bilotta, docente di Diritto Privato dell'Università di Udine, si sono succeduti la parola Vittorio Lingiardi, docente di Psicologia dell’Università “Sapienza”, Francesco Gnerre, docente di Lettere e Filosofia a Tor Vergata e Michela Fusaschi, ricercatrice antropologa di Roma Tre.

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Tutti hanno sottolineato l’importanza del bando, che con la sua diffusione contribuisce alla sensibilizzazione della comunità studentesca, approfondendo la ricerca e lo studio delle tematiche di genere al fine di formare generazioni culturalmente consapevoli. I relatori presenti, rappresentanti di una variegata comunità scientifica, hanno evidenziato inoltre l’esigenza di una comunicazione trasversale del sapere, al fine di creare una tradizione unica che rafforzi il senso di appartenenza di una comunità, quella omosessuale, per secoli vittima, come sottolineato da Francesco Gnerre, di una rappresentazione culturale distorta.

Diverse le angolazioni scientifiche degli argomenti trattati, da quella psicologica relativa all'omofobia interiorizzata ricordata da Vittorio Lingiardi, al significato antropologico del concetto di diversità nei differenti contesti culturali di Michela Fusaschi. E’ stato evidenziato come negli anni sono aumentati i ragazzi che, sparsi su tutto il territorio italiano, si sono avvicinati in maniera coraggiosa agli studi di genere, mettendo in luce un maggiore interesse della comunità accademica verso una frontiera della ricerca di un sapere più avanzato. Il tutto dimostrato dalla disponibilità dell’Università degli studi di Roma Tre, la quale dopo aver accolto la sfida di diffondere nella primavera passata il bando sul sito di Ateneo, ha aperto i propri locali alla stessa premiazione.

Presente come ospite d’onore l’artista militante Vladimir Luxuria, da tempo leader della comunità LGBT italiana, che, orgogliosa di partecipare all’iniziativa, ha sottolineato la necessità di non dimenticare la battaglia per i diritti civili anche delle persone transessuali, e la necessità di arrivare alla depatologizzazione del transessualismo. Portando i saluti del Presidente della regione Puglia Nichi Vendola, che per motivi istituzionali non è potuto intervenire, conclude la giornata la Presidentessa dell’associazione Imma Battaglia, ringraziando tutti coloro che negli anni hanno creduto nell’iniziativa e ne hanno permesso la diffusione e la crescita.

Sottolineando l’importanza di diffondere una cultura del nucleo familiare come affettività di rapporti allargati, che vadano oltre gli stereotipi tradizionali di famiglia, Imma Battaglia, alle telecamere della televisione universitaria UniRoma TV, ha chiarito inoltre come la lotta per i diritti ed il riconoscimento sociale delle persone omosessuali è una lotta per i diritti civili di tutti, che sono la base di una vera democrazia.

Hanno avuto infine il loro giusto riconoscimento i ragazzi vincitori di questa VI edizione del Premio “Maria Baiocchi”, Laura Scarmoncin, Salvatore Finistrella e Francesca Romana Ammaturo, che con le loro tesi hanno sviluppato temi importanti per la comunità LGBT in campo storico, filosofico e giuridico. I ragazzi premiati, ringraziando il lavoro dell’associazione, hanno manifestato fortemente l’importanza di essere sostenuti da iniziative simili, che avvalorino le loro potenzialità di studio e di ricerca scientifica.

La giornata si è così conclusa con un invito della Presidentessa Imma Battaglia a ritrovarsi sempre più numerosi il prossimo anno, con la speranza di ricevere un numero sempre maggiore di tesi, che alimentino e stimolino la ricerca in materia di studi di genere ed orientamento sessuale.



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Fonte:http://www.digayproject.org/Archivio-notizie/diario_di.php?c=3880&m=15&l=it

Sulla giornata del 14 dicembre a Roma


Dalle Donn(ol)e pensieri sparsi sulla giornata del 14 dicembre a Roma:

violenti provocatori criminali devasta­tori estremisti nichilisti autonomi ter­roristi antropologicamente fascisti banditi sovversivi nichilisti teppisti black blok incendiari canaglia “quelli dei centri sociali” infiltrati femministe isteriche.….…..questi sono solo alcuni dei nomi che vengono dati alle persone quando alzano la testa, quando si ribellano (se volete potete continuare voi, dato che la moda tele­visiva è quella delle liste)

per me la violenza vera è altra: è quella di questa economia di rapina, è quella di chi affama il mondo per il suoprof itto, è quella di chi lo avvelena per accumulare denaro, è quella di chi costringe al precariato e al non futuro generazioni intere, è quella di chi ci vuole al lavoro come schiavi, è quella di chi specula su casa e sanità, è quella di chi distrugge scuole, università e cultura. violenza sono le guerre umanitarie e i lager per i migranti e i ghetti per i rom e i respinti in libia che muoiono nel deserto. violenza sono l’oro e i diktat della chiesa. violenza sono le dis­cariche di terzigno (ma come mai saviano a terzigno non c’è andato?) e la chiazza di petrolio del golfo del messico. violenza è la casa degli studenti dell’Aquila che crolla come burro. (e se volete potete continuare voi, dato che la moda televisiva è quella delle liste).

e la violenza il 14 a roma stava den tro il palazzo, nel loro teatrino della democrazia, nei loro lacchezzi, nel loro ignorare le voci di tanti, nei cordoni di polizia a proteggerli. e gli unici infiltrati sono stati quei tre che hanno fatto passare la fiducia.

per me ci si può ribellare in tanti modi: i metodi per farsi sentire, costruire alternative, contrastare poteri possono essere tanti e diversi tra loro. si può a volte costruire a volte distruggere, oppure si possono fare tutte e due le cose insieme. si può salire sui tetti e sulle gru per gridare la pro­pria disperazione, per chiedere giustizia e diritti, si può cercare di costruire alternative all’interno di questo caos, lavorando nei propri territori, si possono mettere in discussione i propri compor­tamenti individuali, difendere i beni comuni dalla devastazione e dalla privatizzazione, boicottare merci, fare cultura in rete, costruire reti di reale solidarietà, si può spaccare un banco­mat per indicare chiaramente i responsabili, per esprimere la propria rabbia, che è quella di molti (e se volete continuate anche questa di liste, che è sempre l’ultima moda televisiva). questa storia di dividere buoni e cattivi è storia vecchia. è successo negli anni ’70 (con l’essenziale aiuto del partito comu nista che, proprio come Saviano, stava sempre dalla parte dei poteri costituiti), è successo dopo genova. ma questa volta ho come la sensazione che il giochino non gli riuscirà, troppo lucida e coerente questa generazione, che la realtà gli brucia sulla pelle ogni giorno e il quadro mi sembra l’abbiano ben chiaro, in tutta europa, non solo qui. troppe persone sento in giro che iniziano a ragionare con la propria testa. il re ormai è nudo, per chi lo vuol vedere.

http://donnola.u-lost.net/files/2010/12/banditen-300x164.jpg

i partigiani li impiccavano con il cartello BANDITEN. noi donnole qualche anno fa abbiamo fatto una mostra sulla resistenza delle donne e per presentarla tra l’altro avevamo scritto: “ci sembra importante e necessario parlare oggi di resistenza. infatti qui ci troviamo, ancora a resistere, a combattere contro poteri forti, reali e materiali. Le risposte che vanno cercate sono metodi per destrutturare e distruggere questi poteri, metodi che possono essere diversi tra loro ma che devono essere efficaci. in questo senso la contrapposizione violenza-non violenza ci appare essere un falso problema. si sente dire spesso che utilizzare metodi violenti significa diventare come il potere che si combatte. le storie, i destini le parole e il sentimento di queste donne sem­brano smentirlo. per loro agire è stata semplice mente una necessità. e tocca purtroppo ancora ribadire che una cosa è la violenza del carnefice e un’altra quella di chi si ribella alla carnefic­ina”. appunto, a volte l’uso della forza (preferisco questa parola all’altra: violenza) diventa necessità.

l’importanze della giornata del 14 a roma è stata l’incontrarsi di tanti: studenti, gente che lotta sui territori come le donne di terzigno e quelli della val di susa, operai (la fiom di mirafiori ha chiesto un’assemblea con gli studenti), precari. l’importante è che tutte queste cose si incontrino e si ricompongano, che ci si riconosca come compagn@ di strada, che si cresca ognun@ in coscienza e comprensione, che si inizi davvero a dire basta, a ribellarsi, a costruire un’alternativa fuori da questo sistema mortifero, ognun@ con le sue forme e con i suoi modi.

semmai quello che è mancato davvero il 14 è stato lo sciopero generale (la cgil lo promette da mesi!), perchè a roma ci si doveva andare tutt@ e non lasciarli soli i ragazzini, i giovani, altro che condannarli! dobbiamo solo ringraziarli per tutto quello che hanno fatto in questi mesi, per la loro determinazione.

ps: per la cronaca: il black blok non è un gruppo politico nè una setta satanica, ma è stato un modo di stare in piazza tra i tanti, che si è espresso nella grande manifestazione di Seattle. con­sisteva nel non cercare lo scontro con le persone, con la polizia, ma nel conce trarsi su oggetti simbolici. si può dire che siano stati dei professionisti della comunicazione: la “battaglia di seat tle” ha avuto eco in tutto il mondo ed è stata il punto di partenza del movimento noglobal.

in quanto a Saviano lo ringraziamo per Gomorra, poi non lo ringraziamo più…

Leggi anche:

I media e l’estetica del disagio

Il comunicato degli studenti della Sapienza sulla giornata del 14/12

Lettera a Roberto Saviano

Scendere dal pulpito

Il telepredicatore

A proposito di cortei e di buoni maestri

Caro Saviano (senza rancore)

L’attacco al palazzo (d’inverno)

Ancora una Lettera a Roberto Saviano

Risposta degli studenti a Saviano

L’errore di Saviano

testo: gilda – dicembre 17, 2010
Fonte:http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/12/17/sulla-giornata-del-14-dicembre-a-roma/#more-8002

17 Dicembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle sex workers


Il 17 dicembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle sex workers – Anche io sono una puttana



Care ragazze,
copio e incollo (che adesso si può dire anche “condivido”) dal blog, Femminismo a Sud, delle cattive ragazze, tutte carissime, che vanno dappertutto, anche in paradiso.

Se ancora non lo conoscete, v’invito a farlo. Non lo lascerete più.
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Giovedì 17 dicembre 2009

Giornata Mondiale contro la violenza sulle Sex Workers

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle Sex Workers, che si celebra ogni anno il 17 dicembre, il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, l’Associazione La Strega da Bruciare e l’Associazione Radicale Certi Diritti, terranno presso la sede dei radicali, in

Via di Torre Argentina, 76 – Roma (III° Piano)
dalle ore 15, una Conferenza Stampa –
Incontro Pubblico sulla condizione delle prostitute in Italia e sui temi relativi alle proposte di regolamentazione della prostituzione.

Troppo spesso l’omicidio o la violenza su una Sex Worker viene indagato in maniera superficiale e priva di autentica indignazione. La condanna morale, la stigmatizzazione e la mancanza di riconoscimento del lavoro sessuale ha portato ad una generalizzata criminalizzazione di chi ha scelto questa attività anche se non infrange nessuna legge.

Questo impedisce di avere il controllo sul proprio lavoro e sulla propria vita, ci mette al margine della società e ci espone a rappresaglie e violenze inaudite. Questo diventa un terreno fertile su cui crescono sfruttamento incontrollato, abuso e costrizione, orari di lavoro inaccettabili, condizioni di lavoro insalubri, ripartizione ingiusta dei guadagni e irragionevoli restrizioni della libertà di movimento

Parlare di prostituzione e sex work in Italia è una faccenda veramente spinosa, tutti e tutte quelle che ne parlano sembrano “non sapere nulla di ciò di cui si sta parlando”. Come se fossero investiti/e da un senso di legittimità diffusa a dire la propria, per altre/i, sulle loro spalle, senza pensare di interpellarle/i. Presupponendo che questi/e ultimi/e non abbiano una voce.

E allora è stata prodotta una spilletta “anche io sono una puttana”, riprendendola da un collettivo di donne catalane. Piaceva questo slogan perché dava visibilità alla consapevolezza delle lavoratrici del sesso, al loro orgoglio di essere tali e al loro deciso rifiuto della “vergogna” comunemente associata al mestiere. Perché alludeva alla necessità di non nascondersi, di non fare il gioco della doppia morale. Ma, al contempo, quello che ci affascinava, era il fatto di poter portare addosso quell’”epiteto” che ancora oggi – tutte le donne sanno – corrisponde ad un’offesa. “Puttana”, ben lungi da designare una professione, è innanzitutto qualcuna che “la da’ via”. Il sottotesto, ci fosse bisogno di spiegarlo, è che la cosa peggiore che una donna puo’ fare, è avere una vita sessuale di cui disporre liberamente.

E allora il cerchio si chiude, siamo da capo, e ripartiamo da qui: se FARE la puttana è un lavoro, chi lo fa deve poter emergere come tale. Se puttane siamo tutte (perche’ tutte vogliamo disporre liberamente della nostra vita sessuale) bene, allora: eccoci!

SIAMO TUTT* PUTTANE

Vanessa Mazza

sito:http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

giovedì 16 dicembre 2010

Mostra fotografica “Unconventional”, ritratti di famiglie non convenzionali


In attesa dell’Europride 2011, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è lieto di comunicarel’in augurazione della mostra UNCONVENTIONAL – Ritratti di famiglie non convenzionali, che inaugurerà giovedì 16 dicembre 2010 presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Colonna in Roma.

Con UNCONVENTIONAL, mostra prodotta dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, vengono proposte le fotografie di Mirta Lispi, ideatrice del progetto originario: Ritratti di famiglie“non convenzionali”, con l’obiettivo di mettere in luce uno spaccato della nostra società e delle nuove realtà che la compongono, con l’intento di valorizzare le diversità e dove la qualità artistica va di pari passo con l’impegno civile e la promozione dei diritti di tutti.

Una mostra che tocca nel modo più esaustivo possibile l’universo delle famiglie, riunendole in una stessa esposizione, per mezzo della “fiction” fotografica, e mostrando la loro naturalezza, la loro gioia di vivere e di restare unite, il bisogno non più rimandabile di vedere riconosciuto a pieno diritto il loro innegabile valore aggiunto nel nostro sistema sociale.

Le fotografie raccontano storie di coppie e di Nuove Famiglie, che da anni vivono

“consapevolmente” la mancanza di un loro completo riconoscimento sociale e giuridico. Coppie gay, coppie lesbiche, coppie eterosessuali non sposate, coppie che allevano animali e coppie che scelgono di concepire un figlio o di crescere i figli che sono stati generati da precedenti legami di uno dei partner, famiglie formate da amici, unioni durature e feconde di legami, di relazioni, famiglie innovative, “esperimenti” d’amore, famiglie che si aggregano sulla base di scelte di vita e di condivisione: un universo variegato di situazioni che, prescindendo da orientamenti sessuali e identità di genere, mette insieme i progetti di vita di persone che formano nuclei familiari diversi da

quello formalizzato dallo statuto del matrimonio tradizionalmente concepito.

Le foto sono semplici e dirette e rappresentano famiglie vere e felici. La richiesta di un riconoscimento giuridico è infatti l’unico atto “freddo” che le famiglie non convenzionali sono disposte a far entrare nella loro vita.

La mostra vuole anche segnalare la difficoltà che le nuove famiglie possono incontrare, in particolare quelle formate da coppie gay e lesbiche che hanno deciso di avere un figlio. Il nostro augurio è che presto non avremo più nessuna difficoltà a mostrare la bellezza dei nostri bambini e delle nostre bambine. Protagonisti orgogliosi del nostro futuro.

Romana, classe 1976, Mirta Lispi ritrae personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport per MTV, Vanity Fair, Chi, Max, A, e molte altre testate. Insegna ritratto fotografico all’Istituto Europeo di Design di Roma.

Tra le mostre esposte ricordiamo PORTRAITS (Milano 2008, Roma 2009), “Hiv+Real Life: People” (Roma Aeroporto Leonardo da Vinci 2006), e UNCONVENTIONAL.

Per maggiori informazioni:

Dal 16 al 31 Dicembre 2010

Libreria Feltrinelli – Galleria Sordi

Piazza Colonna – Roma

Lun – ven 10 – 21 Sabato 10 – 22 Dom e festivi 10 – 21

Ingresso gratuito


Editoriale/ Gli stranieri? Criminali


I ragazzi tra i 14 e i 19 anni sono diffusamente razzisti, anche se contraddittori nei giudizi: il 42% infatti prova sentimenti discriminatori per il «diverso», per sesso, razza, religione.

Giovedí 16.12.2010 13:12

Il 50% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ritiene che la presenza degli stranieri in Italia sia un fatto negativo; il 59% ritiene che l’ingresso degli stranieri in Italia favorisca la criminalità; il 45% ritiene che i rom siano tutti ladri; il 42% dichiara di provare sentimenti discriminatori nei confronti degli immigrati; il 36% ritiene che la religione islamica costituisca una minaccia; un giovane su tre crede che la relazione omosessuale non sia una forma d’amore come quella eterosessuale e pensa che la società sia diventata troppo tollerante verso i gay; il 90% dichiara di avere amici che mostrano atteggiamenti discriminatori.

Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca ‘Minori, mass media e diversità’ condotta dal Centro Studi minori e media su 1.214 studenti di 19 scuole superiori di tutta Italia. "I ragazzi di oggi mostrano preoccupanti atteggiamenti razzisti e discriminatori – ha detto Laura Sturlese, presidente del Centro Studi minori e media – La scuola e il giornalismo sono i primi attori che potranno porre rimedio a questo quadro desolante”.

Dalla ricerca è inoltre emerso che i giovani di oggi sono più intolleranti alle diversità rispetto ai loro genitori. Solo un giovane su tre, infatti, è meno discriminatorio dei propri genitori e nonni nei confronti dell’orientamento sessuale, solo uno su quattro nei confronti di chi ha diverse opinioni politiche o appartiene a un’altra etnia e solo due giovani su dieci nei confronti dei disabili. Gli studenti intervistati ritengono che nella società attuale la discriminazione nei confronti del ‘diverso’ sia molto diffusa: soprattutto per quanto riguarda l’orientamento sessuale e l’etnia (88%), la condizione sociale (78%), la disabilità (67%), il credo religioso (60%). Tra gli altri dati emersi, il 28% degli intervistati ritiene che i media trapelino pregiudizi verso i ‘diversi’, mentre il 12% afferma che viene dato troppo spazio al tema della diversità e che c’è un eccesso di buonismo. Il 48% del campione di giovani ha delle riserve sulla costruzione in Italia di luoghi di culto religioso diverso da quello cattolico. I soggetti ritenuti più influenti nella lotta contro l’intolleranza sono le associazioni di volontariato, la Chiesa e i mass media.

Fonte:http://www.affaritaliani.it/sociale/minori_stranieri161210.html

SONIA ALFANO: “LE ‘VAIASSE’ ANCHE AL PARLAMENTO EUROPEO”?



ALFANO (IDV): INQUALIFICABILE IL COMPORTAMENTO DELLA RONZULLI AL PARLAMENTO EUROPEO

16/12/2010 - "Sòreta m'ha chiammato e io aggio venuto / sòreta è na vaiassa e ttu curnuto". 'Vajassa', con o senza la ‘j’ resta un vocabolo assai colorito della lingua napoletana, per dire "serva" o donna del popolino basso, "sbraitante e rissaiola" o più ‘italianamente’ bagascia: potrebbe derivare dalla parola araba bagasch.
Ed ‘informarsi’ in Parlamento europeo (“mi è venuto spontaneo chiedere alla Ronzulli - ha detto l’on Sonia Alfano - se le ‘vaiasse’ fossero arrivate anche al Parlamento Europeo”) non è certo un gesto del tutto affettuoso...

I fatti... Ieri al Parlamento Europeo durante la sua dichiarazione di voto sulla relazione Gal sui diritti fondamentali dell’UE nel 2009, l’on. Sonia Alfano (Idv) stava “spiegando che l’attività del Governo italiano rappresenta una pressoché costante violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In tal senso mi è sembrato giusto segnalare ai miei colleghi anche la maniera nella quale tale Governo va avanti, raccontando lo scandaloso voto di sfiducia di ieri, evitato solo grazie alla corruzione di deputati dell’opposizione passati alla maggioranza in poche ore. A quel punto – continua la Alfano – la Ronzulli ha iniziato a urlarmi contro. Le ho ricordato che non eravamo al Parlamento italiano e che doveva stare zitta. Dopo numerosi tentativi di completare il mio intervento mi è venuto spontaneo chiedere alla Ronzulli se le vaiasse fossero arrivate anche al Parlamento Europeo”.

Lo scorso novembre s’era registrato uno scontro a distanza tra il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna e l'onorevole Alessandra Mussolini, quando in una intervista al quotidiano "Il Mattino" di Napoli, la Carfagna aveva annunciato l'intenzione di dimettersi da ministro.

La Mussolini intanto le aveva scattato una foto con il suo telefonino mentre la carfagna, ministro delle Pari Opportunità, stava conservando alla Camera con il finiano Italo Bocchino.

"Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l'ha commesso" – dichiarava la Carfagna - a Napoli le chiamano vaiasse...".

Nella tradizione popolare partenopea era nei bassi fondi che si faceva il gioco delle ‘pallucce’, un gioco d’azzardo… E così viene ricordato in una villanella popolare napoletana:

Nu juorno me jucaie palle e pallucce / rint'a nu vicariello stritto e lluòngo / S'affaccia a signurella 'a lu palazzo / «Chi ha fatto 'u meglio 'e sei / ca saglia ncoppa» / Sagliétti ncoppa e la porta abbarrata / e arreto pe sepponta / na pagliuca / Trasiétti arinto a lu lietto apparato / ué ué cuscini 'i seta / manta 'i velluto / 'Ncoppa 'nce steva 'na nenna curcata/ non steva nè vestuta e nè spugliata / A ttiempo a ttiempo nce sagliètte u frate / «Tu faccia reggialluta che faie lloco»? / Sòreta m'ha chiammato e io aggio venuto / sòreta è na vaiassa e ttu curnuto»

Fonte:http://parcodeinebrodi.blogspot.com/2010/12/sonia-alfano-le-vaiasse-anche-al.html?showComment=1292522697135_AIe9_BFel_sAIogA_Z6Jpz8o2XdLiGL6LMwe3wROY_aQxVJBfLiDY44dYEtywbFs1r0YRz_61ISEiXomsEAff6qoHW8pXfhlwqCnKa-1PE71JjmZMqZxnxFZVMsUMGo5W9h4fD7mSCexTT7wfa8XBasKjp6Q2DiaeBK8fMOBxKaZ7yfmDcN4HaNLbqaKZ0uyt_0cP_UhhhGDdtdcKQ-f9Nz-TbOwTuezlqoxYF2UsJpzYoxnzfzJKb3R-rYLNkMxqjdZNkQIH-6MFlw_sPWbhxbCI8NR6tGtmVWYwlhHGj_Y0GWmX0vYqvCj1LiJ6UV18BiyypO5jnIVkcU6VuZQe4dLNly_WDx-mNMYVHmAQfjWT7MoKHjh-LWGhIkBFXJ6kOpANkY5MmYZd8V39lVtucbtuWYAiMHQzIKkkrGxrkaUluMfaIO7DShucnhBL6MgZl-CiBYeq4Klz2MvgczysdVGMx8e2WFHp3Ynxx9QVkv_JDZY92UkXHauLUS61QBEw3WF2s1lAn5izE7ZuFXkYwzQLDlbnI9L-fR2tr5FT_D7MqrZETojIfqwYdcFaUNClMDzpnvOaKuhjFu623Ig7B7MOtBIr53gQnSmJvtgYJB93_ujSPqVVQnp0NrdCoaSTMLYeXLKyN1cosB22ODsebMIhBkdN77ZhR8mAtkeYWWVBhXHHAnZInKEgBExr7Z2vlE88EjqyAhKsHRdtFeqvC8mjZ2OOuk9zzyJHKxxZ_J4PsP0L8qVqnDrCqwtXbTgTwMsDuITKUIsWWXvZL_jBkvgqpXv7Xi4lg#c4110122295705535819

venerdì 3 dicembre 2010

Per la prima volta, una transessuale ricevi l'identità che riconosci l'identità di genere. senza la necessità di un intervento chirurgico di cambiamen


La comunità transgender, in Argentina. Ha fatto un altro passo avanti, verso il riconoscimento dell'identità di genere. per la concessione di un nuovo documento per una donna transgender, senza la necessità di un intervento chirurgico di cambiamento di sesso.

Nel corso di una cerimonia svolta nella Sala Cabezas della Camera dei Deputati, la Comunità Omosessuale Argentina (CHA) ieri ha dato il suo nuovo documento a Tania Luna, un fatto ritenuto storico da parte delle organizzazioni di lotta per i diritti civili.

È che Tania, attrice, 27 anni, divenne il primo uomo in America Latina a ottenere un documento riconoscendo la sua identità di donna, pur essendo nata di sesso maschile, senza essere costretta a subire un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale.

L'attrice, che il 7 di questo mese farà il suo debutto in teatro, avuto modo di vedere scritto nel documento il nome che lei si alto nomino undici anni fa.

"La mia è una posizione di privilegio", Tania celebra al Congresso, dove ha ringraziato la sua famiglia e le organizzazioni che hanno contribuito per questa vitoria. ha difeso la sanzione di una legge che possa essere applicate a tutte le minoranze sessuali, che non sonno in grado di aver un appoggio di un avvocato.

Nella consegna del documento a Tania hanno partecipato ieri al Congresso Cesar Cigliutti, presidente del CHA, Pedro Paradiso Sottile, coordinatore legale dell'organizzazione, il proprietario di Inadi, Claudio Morgado, l'attivista Claudia Puccini e Lohana Berkins, un riferimento alle associazione che si battano per la lotta per la Identità Transessuale (ALITT).

"Il documento è la porta d'ingresso alla cittadinanza, al riconoscimento dalle singoli scelta sessuale e di accesso ai programmi sociali, sanitari, il diritto di voto", ha detto Morgado, che ha sottolineato il ruolo del governo nazionale, per fornire " strumenti per questi ( diritti) siano una realtà ".

Con l'introduzione del nuovo (documento), la comunità LGBT ha dato dimostrazione di sostegno per una nuova legge introdotta il mese scorso, l'impostata in quattro aree per capire la identità trans e evitare forme binarie di leggi che non siano in grado di dare dignità alle persone trans.

L'iniziativa promuove:depatologizzazione (non considera una malattia, la identità trans), il dejudicializazzione (che il processo amministrativo per il riconoscimento prima del Registro Civil), la stigmatizzazione (include la non discriminazione), e la depenalizzazione delle identità trans.

Lohana Berkins attrice transessuale, che era alla presentazione , ha detto che in base alla loro documentazione di genere permettono travestiti e transessuali più possibilità di lavoro, perché, ha detto, "La prostituzione non è una condizione inerente alla transessualità."

L'iniziativa, che è stato depositato il 10 novembre, afferma che "tutti le persone maggiore di 16 anni possono chiedere la rettifica del nome e del sesso, e la registrazione di immagini in tutti i registri pubblici, che deve contenere tali dati e che non corrispondono al genere auto-percepito".

Il progetto non richiede la prova di un intervento chirurgico di cambiamento di sesso per la correzione del nome.

La domanda di registrazione per la correzione comporta la modifica prenome della persona stessa, il sesso e l'immagine fotografica e cambiando raggiungere a tutti i documenti pubblici e privati del paese.

Il testo indica che "cambiare sesso una volta fatto può essere ulteriormente modificato con l'autorizzazione giudiziaria."



Fonte:http://www.losandes.com.ar/notas/2010/12/2/primera-vez-travesti-tiene-reconoce-como-mujer-530833.asp

Malta, Transessuale ottiene il diritto di sposarsi

Quattro anni dopo aver fatto domanda per la pubblicazione del matrimonio, Joanne Cassar ottiene il diritto a sposarsi. Ieri la Corte costituzionale dell’isola mediterranea si è rifatta al caso di Christine Goodwin contro Regno Unito portato alla Corte europea, dov’era stato stabilito che tale posizione violava l’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo sul diritto a sposarsi, a cui Malta stessa ha aderito.

Quando Joanne Cassar nel 2006 il pubblico ufficiale del suo comune si era rifiutato di rilasciare le pubblicazioni matrimoniali richieste da Joanne Cassar e dal suo compagno ed il giudizio di primo grado si era espresso a favore del diniego.

Il diritto applicato dal cancelliere, ha aggiunto, non ha riconosciuto il sesso acquisito di un transessuale per ogni effetto di legge anche nel matrimonio. Questo era una violazione del diritto umano fondamentale. La signora Cassar ha diritto di sposarsi.

"Quando ho sentito la lettura della sentenza non riuscivo a crederci ... Volevo telefonare a tutti ... Ho iniziato da mia madre e mio padre ", ha detto la signora Cassar con uno sguardo sorpreso di tristezza nei suoi occhi. "Tutto questo mi costringe a ricordare i disagi che ho dovuto sopportare per raggiungere ciò che è mio di diritto".

Quando ha iniziato a combattere la battaglia per il matrimonio, lei era una donna in procinto di sposarsi. Il suo matrimonio era previsto per dicembre 2007. Lo stress della battaglia legale, insieme alla pubblicità, ha aggiunto pressione sulla relazione di coppia e oggi non sono più insieme.

Nonostante questo, ha continuato la lotta per il diritto di sposarsi un giorno.

"Sono preoccupata che impugnerà la sentenza," Ms Cassar ha detto aggiungendo: "Ho vissuto l'esperienza".

Nel febbraio 2007, la sig.ra Cassar ha vinto una causa civile in cui il giudice ha ordinato il "a rilasciare le pubblicazioni di nozze che aveva in precedenza rifiutato. Tuttavia, nel maggio 2008, la decisione è stata revocata in appello.

Il tribunale ha deciso che la signora Cassar non sarebbe mai stata considerata una "donna", secondo la leggi, ha dichiarato il cambiamento nel suo certificato di nascita, permettendo un cambio di nome e di genere, era solo per proteggere il diritto alla privacy e per evitare l'imbarazzo .

Determinata a combattere per il suo diritto a sposarsi, ha aperto un caso nella prima sezione del tribunale civile nella sua giurisdizione costituzionale, lamentando una violazione dei diritti umani.

"Ho combattuto per il principio. Quando ho aperto il caso sono stata impegnata e aveva previsto tutto per sposarsi. Posso dire che questo problema ha sconvolto la mia vita.

"Spero ora che mi è stato concesso il diritto di sposarsi non lo tolgono in un appello ... Io continuerò a combattere anche se io rimango sola per tutta la vita. Questo è il mio diritto e nessuno può togliermelo.

"Io non pretendo niente da nessuno. Io non costringo nessuno a sposarmi. Mi da fastidio che la gente faccia certi commenti come, non dovrei sposarmi, perché non posso avere figli. Le persone si sposano per amore ", ha detto con convinzione.

"Sono nata con una malattia e ho subito un intervento chirurgico per risolvere il problema. Oggi sono una donna e voglio vivere una vita normale come qualsiasi donna ", ha aggiunto la signora Cassar.

Le era stato diagnosticato un disturbo dell'identità di genere, Il disturbo dell'identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere, è una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico o comunque a quello assegnato anagraficamente alla nascita. Il termine disforia di genere venne introdotto nel 1971 da Donald Laub e Norman Fisk. Il DIG è indipendente dall'orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti una transessuale da maschio a femmina (MtF) può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio (FtM) può essere eterosessuale o gay. Alcuni studi hanno trovato un rapporto fra orientamento sessuale e soggetto con transessualismo primario o secondario, tuttavia la stessa definizione di transessualismo primario o secondario può essere discutibile.

Fin dalla tenera età, sempre mi senti di essere una donna. Dopo aver mantenuto i suoi sentimenti in bottiglia per anni e subito il bullismo a scuola, quando aveva 15 anni si e aperta ai suoi genitori che sono stati immediatamente favorevoli.

Quando aveva 22 anni ha viaggiato per il Regno Unito per il suo intervento chirurgico di cambiamento di sesso. Prima di andare sotto i ferri è stata sottoposta a trattamenti ormonali e vari test medici e psichiatrici per assicurare che era medicalmente e psicologicamente preparata per la chirurgia invasiva.

Poco dopo ha depositato una domanda al tribunale per cambiare il suo sesso e genere nel suo certificato di nascita. Il giudice ha accolto la richiesta di documenti che le ha permesso di essere veramente anche sui documenti quello che si sentiva.

Dopo essere stata con il suo fidanzato per diversi anni avevano progettato di sposarsi a dicembre 2007. Tutto non è andato come previsto, ma la signora Cassar rimase convinta del diritto di sposarsi meritava di essere combattuta, anche se per lei non e arrivato ancora il momento giusto.

"Buona fortuna a chiunque possa fare questo passo ho sempre sognato in quello giorno. Se Dio vuole, mi sposerò per le giuste ragioni e non per mostrare o ottenere una qualche forma di denaro in cambio, "ha detto.

Fonte:http://www.timesofmalta.com/articles/view/20101201/local/transsexual-wins-right-to-marry


giovedì 2 dicembre 2010

Cie: rinviato a febbraio il processo di Vittorio Adesso


A cura di AMISnet • 2 Dicembre 2010

Si è conclusa con un rinvio del processo al 2 febbraio l’udienza preliminare del processo per violenza sessuale che vede imputato Vittorio Addesso, ispettore capo del Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, Milano.

In solidarietà con Joy, la giovane nigeriana che nell’agosto del 2009 ha accusato di violenze Addesso, un presidio promosso dal collettivo Noinonsiamocomplici si è svolto sotto il tribunale di Milano. “Nei Cie, non ci stancheremo mai di ripeterlo, violenze, pestaggi e umiliazioni da parte del personale civile e di polizia sono all’ordine del giorno. E per le donne e le transessuali che vi vengono rinchiuse c’è un di più di violenza in forma di ricatti sessuali, molestie, stupri” spiegano le ragazze del collettivo.

Al presidio è stato anche evidenziato il filo conduttore che lega questa vicenda con le proteste di queste settimane contro la cosiddetta sanatoria-truffa. “La sanatoria per colf e “badanti” ha mostrato ancora una volta il vero volto di uno Stato che da sempre porta avanti politiche funzionali allo sfruttamento e per far ciò crea e fomenta sentimenti razzisti che dividono, separano e impediscono una solidarietà pericolosa tra sfruttati e sfruttate.Non rientrare in quella sanatoria significa rimanere in una condizione di maggiore fragilità, col rischio altissimo di essere mandate/i in un Cie per sei mesi, per poi essere espulse/i” concludono i manifestanti.

Fonte:http://amisnet.org/agenzia/2010/12/02/cie-rinviato-a-febbraio-il-processo-di-vittorio-adesso/

mercoledì 1 dicembre 2010

Oggi 1 dicembre: Giornata Mondiale contro l'Aids 2010



Oggi 1 dicembre verrà celebrata la Giornata Mondiale contro l'Aids. La diagnosi del primo caso risale al 1° dicembre del 1981. Diritti umani, accesso universale a prevenzione, cure e trattamenti, sono i temi centrali di questa edizione del World Aids Campaign che ha come slogan 'Lights for Rights' (Luce sui Diritti). Per l'occasione, il Ministero della salute ha dato il via alla campagna 'Aids: la sua forza finisce dove comincia la tua' con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione italiana alla necessità di non abbassare la guardia nei confronti dell'Aids e di essere responsabili nei comportamenti sessuali. In particolare vengono incentivati i giovani adulti, dai 30 ai 40 anni ad effettuare il test Hiv. La Lila, Lega italiana per la Lotta contro l'Aids, pone l'accento sui 160mila malati di Aids in Italia che ogni giorno devono fare i conti con la violazione dei propri diritti e promuove la campagna 'Yes we condom' per la diffusione dell'uso del preservativo. "Ogni due ore si registra una nuova infezione da Hiv, oltre 4mila ogni anno, e per la stragrande maggioranza sono dovute a rapporti sessuali non protetti".
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito lila.it



Fonte:http://www.italia-news.it/salute-c13/oggi-1-dicembre--giornata-mondiale-contro-laids-2010-51596.html