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giovedì 18 settembre 2025
Il governo filo-russo della Slovacchia promuove l'abolizione dei diritti LGBT.
Il governo filo-russo della Slovacchia promuove l'abolizione dei diritti LGBT.
Le modifiche alla Costituzione proposte dal primo ministro, l'ultra-omofobo Robert Fico, revocano il diritto delle persone trans di Essere riconosciute e non permettono l'adozione alle coppie dello stesso sesso.
Stabilisce inoltre il rifiuto di riconoscere le identità non binarie e porta a livello costituzionale l'“obiezione di coscienza” che consentirebbe, ad esempio, ai medici di non assistere le persone diversamente abili se lo decidono nei processi di transizione di genere o nelle visite mediche.
Il pacchetto di iniziative ha suscitato la condanna delle organizzazioni per i diritti umani in tutta Europa, che sta subendo un aumento esponenziale degli attacchi di odio contro la popolazione transessuale e che teme che la Slovacchia segua la strada dell'Ungheria, un altro governo alleato di Putin, che ha persino vietato alla comunità LGBT il diritto di riunirsi liberamente negli spazi pubblici.
mercoledì 16 aprile 2025
La Corte suprema britannica ha stabilito all'unanimità che le persone transgender non hanno diritto a essere riconosciute come donne
JK Rowling è molto più vicina a persone come Trump di quanto non lo sia a una vera femminista, e il movimento di odio TERF fa parte dell'impennata globale del fascismo.
Il 16 aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito all'unanimità che la definizione legale di “donna” ai sensi dell'Equality Act 2010 si riferisce al sesso biologico, escludendo le donne transgender con certificato di riconoscimento di genere. Ovvero coloro che si sono sottoposti a un intervento chirurgico di genere. I critici sostengono che ciò potrebbe influire sulle tutele dei diritti umani per le persone trans.
Il giudice Patrick Hodge ha dichiarato che cinque colleghi della corte hanno stabilito all'unanimità che “i termini ‘donna’ e ‘sesso’ nella legge sulle pari opportunità si riferiscono a una donna biologica”.
La sentenza significa che una persona transgender con un certificato che la riconosce come femmina non potrà essere considerata una donna ai fini delle leggi sulle pari opportunità. La corte ha però precisato che la sua sentenza “non toglie protezione alle persone trans”, che sono “protette dalla discriminazione sulla base del cambiamento di sesso”. Il caso deriva da una legge del 2018 approvata dal Parlamento scozzese che stabilisce che dovrebbe esserci una rappresentanza femminile del 50 per cento nei consigli di amministrazione degli enti pubblici scozzesi. Tale legge includeva le donne transgender nella sua definizione di 'donne'.
Women Scotland (Fws), un gruppo per i diritti delle donne di cui fa parte anche la scrittrice J.K. Rowling, ha accolto con favore la sentenza. “La nostra posizione è che il sesso, che si sia uomo o donna, è determinato dal concepimento in utero, ancor prima della nascita, dal proprio corpo”, ha detto Aidan O'Neill, avvocato del Fws, “è un'espressione della propria realtà corporea. È uno stato biologico immutabile".
Rowling ha più volte sostenuto che i diritti delle donne trans non dovrebbero andare a scapito di coloro che sono nate biologicamente femmine.
Amnesty International ha invece affermato che escludere le persone transgender dalle tutele contro la discriminazione sessuale è in conflitto con le leggi sui diritti umani. Secondo un recente rapporto della Human Rights Campaign, il 71% delle persone transgender hanno dichiarato di essere state discriminate esclusivamente a causa della loro identità di genere. Ciò sottolinea l'importanza di un sostegno costante alla comunità transgender.
La sentenza di oggi ha riportato indietro di decenni l'intera comunità transgender. È un disastro.
martedì 10 luglio 2018
MISS UNIVERSO, LA SPAGNA PORTA UNA MODELLA TRANS IN FINALE
La nuova Miss Universo Spagna che parteciperà a Miss Universo è Angela Ponce, transessuale di 26 anni.
Sì, una transessuale è diventata la donna più bella del suo paese, che rappresenterà al gala di Miss Universo. Un fatto che sfida le stesse convenzioni della storia.
Miss Universo ha aperto alla partecipazione delle donne transgender in seguito al caso sollevato dalla modella canadese Jenna Talackova nel 2012, squalificata quando si scoprì che era una donna transgender. Jenna rifiutò di incassare la bocciatura e portò avanti una battaglia mediatica con l’associazione LGBT+ americana GLAAD. La campagna ebbe i suoi frutti, spingendo la Presidente dell’organizzazione Paula Shugart e l’allora proprietario del marchio Donald Trump ad accogliere la partecipazione di donne trans e a riammettere Jenna in gara. La canadese entrò nella top 12 mondiale e portò a casa il titolo di Miss Simpatia (Miss Congeniality). La presidente Shugart ha in seguito ringraziato la GLAAD per averla aiutata a garantire con la nuova policy l’uguaglianza verso tutte le donne.
La Miss ringrazia ora i suoi sostenitori dal suo profilo Facebook. “La vita è piena di sfide, comprendere questo nella mia vita ha fatto sì che io abbia realizzato un sogno che ho da sempre: per farlo l’unica cosa di cui ho avuto bisogno è stato trasformare ogni ostacolo che si presentava in un’opportunità di crescita. Partendo dalla mia tenacia, con costanza, disciplina, rispetto, amore per me stessa chiudo con la corona di Miss Universo Spagna, una tappa che ho raggiunto camminando mano nella mano con la mia famiglia e con i miei amici, ricevendo sempre sostegno e amore incondizionato: senza di loro niente di questo sarebbe stato possibile”, scrive la modella.
“Oggi per me inizia un nuovo ciclo: impegnata con me stessa, con la mia missione e con la Spagna, mi dirigo verso Miss Universo con la consapevolezza e l’impegno di portare avanti un messaggio di inclusione, rispetto, tolleranza, amore per se stessi e amore per gli altri", prosegue Ponce, "Porto avanti lo slogan ‘Siamo più di quello che vedi’ e vi ringrazio per avermi accompagnato in questo meraviglioso viaggio, per aver creduto in me, per avermi dato l’opportunità di portare un granello di sabbia in una società che merita cambiamenti e di lasciare un'impronta stampata in ogni essere umano che la vita metterà sulla mia strada”.
Angela Ponce si è accorta di vivere in un corpo che non le apparteneva sin da bambina. All’età di 11 anni ha iniziato a capire cosa fosse la transessualità. Dopo anni di terapia ormonale, nel 2014 si è operata per rinascere in un corpo di donna. Ora continua a combattere per essere felice, per poter essere se stessa e per chi ancora non riesce ad accettarsi e a essere accettato. “Portare il nome e i colori della Spagna davanti all'Universo è il mio grande sogno", scrive su Instagram, "Il mio obiettivo: essere portavoce di un messaggio di inclusione, rispetto e diversità non solo per la comunità LGBTQ+ ma per il mondo intero”.
Fonte:https://www.nacion.com/revista-dominical/angela-ponce-la-transexual-mas-hermosa-de-espana/QN5I3N2ZWNFBZPETY43MSXVAI4/story/
Ha vinto il titolo nazionale di Miss Universo Spagna e rappresenterà il proprio Paese nella finalissima internazionale del più importante concorso di bellezza prevista a fine anno. Angela in passato aveva concorso anche per il titolo di Miss Mondo Spagna, fermandosi però al titolo regionale come rappresentante di Cadice, senza riuscire a spuntarla nella finale nazionale. In quell’occasione la reginetta di bellezza trans si era detta già molto soddisfatta del risultato raggiunto: E in effetti la determinazione l’ha portata poi a scalare pian piano il concorso di bellezza internazionale n. 1, sbaragliando la concorrenza delle altre finaliste con lei nella gara decisiva, venerdì 29 giugno a Tarragona. A dicembre l’aspetta la sfida internazionale nelle Filippine.
Miss Universo ha aperto alla partecipazione delle donne transgender in seguito al caso sollevato dalla modella canadese Jenna Talackova nel 2012, squalificata quando si scoprì che era una donna transgender. Jenna rifiutò di incassare la bocciatura e portò avanti una battaglia mediatica con l’associazione LGBT+ americana GLAAD. La campagna ebbe i suoi frutti, spingendo la Presidente dell’organizzazione Paula Shugart e l’allora proprietario del marchio Donald Trump ad accogliere la partecipazione di donne trans e a riammettere Jenna in gara. La canadese entrò nella top 12 mondiale e portò a casa il titolo di Miss Simpatia (Miss Congeniality). La presidente Shugart ha in seguito ringraziato la GLAAD per averla aiutata a garantire con la nuova policy l’uguaglianza verso tutte le donne.
La Miss ringrazia ora i suoi sostenitori dal suo profilo Facebook. “La vita è piena di sfide, comprendere questo nella mia vita ha fatto sì che io abbia realizzato un sogno che ho da sempre: per farlo l’unica cosa di cui ho avuto bisogno è stato trasformare ogni ostacolo che si presentava in un’opportunità di crescita. Partendo dalla mia tenacia, con costanza, disciplina, rispetto, amore per me stessa chiudo con la corona di Miss Universo Spagna, una tappa che ho raggiunto camminando mano nella mano con la mia famiglia e con i miei amici, ricevendo sempre sostegno e amore incondizionato: senza di loro niente di questo sarebbe stato possibile”, scrive la modella.
“Oggi per me inizia un nuovo ciclo: impegnata con me stessa, con la mia missione e con la Spagna, mi dirigo verso Miss Universo con la consapevolezza e l’impegno di portare avanti un messaggio di inclusione, rispetto, tolleranza, amore per se stessi e amore per gli altri", prosegue Ponce, "Porto avanti lo slogan ‘Siamo più di quello che vedi’ e vi ringrazio per avermi accompagnato in questo meraviglioso viaggio, per aver creduto in me, per avermi dato l’opportunità di portare un granello di sabbia in una società che merita cambiamenti e di lasciare un'impronta stampata in ogni essere umano che la vita metterà sulla mia strada”.
Angela Ponce si è accorta di vivere in un corpo che non le apparteneva sin da bambina. All’età di 11 anni ha iniziato a capire cosa fosse la transessualità. Dopo anni di terapia ormonale, nel 2014 si è operata per rinascere in un corpo di donna. Ora continua a combattere per essere felice, per poter essere se stessa e per chi ancora non riesce ad accettarsi e a essere accettato. “Portare il nome e i colori della Spagna davanti all'Universo è il mio grande sogno", scrive su Instagram, "Il mio obiettivo: essere portavoce di un messaggio di inclusione, rispetto e diversità non solo per la comunità LGBTQ+ ma per il mondo intero”.
Fonte:https://www.nacion.com/revista-dominical/angela-ponce-la-transexual-mas-hermosa-de-espana/QN5I3N2ZWNFBZPETY43MSXVAI4/story/
sabato 23 giugno 2018
In occasione del mese dell'orgoglio gay, Sky vi consiglia una serie di film, documentari a tema: da non perdere per celebrare.

In occasione dei festeggiamenti del mese dell'orgoglio LGBT "gay pride "marcia" (o manifestazione") "dell'orgoglio gay, lesbiche, bisex e transgender". Sky ci regala un viaggio alla scoperta di un movimento che ha lottato, e continua a farlo, per i propri diritti, tentando di abbattere pregiudizi e diffidenza.
Da giovedì 21 giugno, in prima e seconda serata, Sky , ci propone una serie di film, documentari a tema: ecco i titoli in visione sul satellite di Sky.
Su Sky Arte HD, I due episodi che compongono la pellicola Gay Revolution ‒ Il secolo arcobaleno faranno luce sulle origini della cultura gay, ritrovandola nella musica, nella letteratura e nei film. Una cultura che, prima della rivoluzione sessuale e dei moti di Stonewall del 1969.
Su LaF (Sky 135)Chiara Francini Attrice e scrittrice. Chi in qualità di conduttrice per il programma Love me gender. Celebra insomma il mese dell’orgoglio arcobaleno con dodici storie in quattro episodi sull’identità (e la fluidità) di genere. Racconta di coppie nate dopo un cambio di sesso, di famiglie allargate, di persone intersex e focolai domestici poligenitoriali o dove i ruoli di mamma o papà non sono poi così netti come la tradizione insegna.
GENERATIONS – UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA, con Naomi Watts, Susan Sarandon ed Elle Fanning; venerdì 22 la toccante produzione HBO premiata con l’Emmy 2014 sul drammatico stigma dell’HIV per la comunità gay negli anni 80 THE NORMAL HEART, con Mark Ruffalo, Julia Roberts e Matt Bomer, vincitore del Golden Globe 2015; sabato 23 il capolavoro di Pedro Almodóvar sulla scoperta della transessualità TUTTO SU MIA MADRE, vincitore del Oscar® e Golden Globe per il Miglior film straniero e della Palma d'oro per la regia a Cannes; domenica 24 il primo titolo della storia del cinema a tematica LGBT a vincere l’Oscar® come Miglior film MOONLIGHT – TRE STORIE DI UNA VITA. Infine, ogni giorno in seconda serata, è prevista WHEN WE RISE, la miniserie in 4 parti ideata dal premio Oscar® Dustin Lance Black sulla storia del movimento LGBT dagli anni 70 fino ai giorni nostri.
Giugno è il mese in cui i membri della comunità LGBT+
Camminano per il mondo a testa alta, sventolando bandiere arcobaleno. Perché essere visibili significa esistere e le sfilate a questo servono: dare visibilità a chi, durante gli altri 11 mesi dell’anno, viene (ancora) discriminato per la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale; a chi, in passato, ha dovuto lottare con la forza contro abusi, violenze e brutalità inflitte da una società che ha fatto dell’eterosessualità una regola e dei generi uomo/donna le uniche identità possibili (e dell’omosessualità un “disturbo mentale”).
Giugno è stato scelto come di Pride Parade, per commemorare i Moti di Stonewall, una serie di scontri violenti iniziati nelle prime ore del 28 giugno 1969 quando la polizia ha fatto l’ennesima irruzione di routine nello Stonewall Inn, locale gay nel Greenwich Village di New York. Quella mattina qualcosa è cambiato e i membri della comunità gay hanno deciso di reagire e contrastare gli attacchi.
L’evento viene simbolicamente considerato la nascita del movimento di liberazione omosessuale contemporaneo: gli scontri sono durati 6 giorni e hanno coinvolto migliaia di persone, diventando un simbolo di resistenza alla discriminazione sociale e politica e di solidarietà tra gruppi della comunità LGBT+. C’è anche un volto associato ai moti di Stonewall ed è quello di Sylvia Rivera, attivista transessuale che si vuole abbia cominciato la protesta gettando la prima bottiglia contro un agente.
Un anno dopo, il 28 giugno 1970, il primo gay pride ha sfilato per le strade di New York, dal Greenwich Village a Central Park, nella giornata che è passata alla storia come il Christopher Street Gay Liberation Day (dal nome della via dov’era ubicato lo Stonewall Inn).
“Migliaia di Omosessuali Tengono una Manifestazione di Protesta a Central Park”titolava la prima pagina del The New York Times.
Da allora le sfilate celebrano l’orgoglio omosessuale popolando i centri delle maggiori città del mondo. In Italia le sfilate dell’orgoglio sono già cominciate e qui trovate tutte le date. Qui invece ci sono le date di tutti i pride del mondo, tra cui quelli di Madrid e Barcellona, i pride più grandi di Europa che durano diversi giorni e uniscono milioni di persone, e quello di San Paolo del Brasile, il più grande del mondo, che si è tenuto sabato 3 giugno .
Fonte:https://www.tpi.it/2018/06/21/gay-pride-2018-date/
http://arte.sky.it
https://it.wikipedia.org/wiki/Gay_pride
martedì 20 dicembre 2016
La vita nascosta Nella Roma di Sara Ficocelli nessuno è ciò che sembra.
La vita nascosta Nella Roma di Sara Ficocelli nessuno è ciò che sembra.
Ai margini della conturbante borghesia descritta da Sorrentino ne La grande bellezza vive una Roma di frontiera che molti intuiscono ma nessuno conosce: è la Capitale della “grande bruttezza”, dove il tempo scorre scandito da problemi logoranti, piccoli o grandi orrori quotidiani e la rassegnazione è la miglior alleata. È questa la realtà con la quale gli abitanti fanno i conti ogni giorno ed è questa la città più interessante: piena di storie, di emozioni, di vita. “Una vita troppo vera per restare nascosta”, come recita il titolo della nota di postfazione firmata dallo scrittore (Prove di felicità a Roma Est, Einaudi 2010) e regista (I primi della lista, Fino a qui tutto bene) Roan Johnson. Una vita che, una volta scoperta, non si può non amare.
Il libro. Iris è una transessuale che si prostituisce nei quartieri alti di Roma. Ha clienti importanti ma sogna di trovare un lavoro “normale”. Il suo compagno, Roberto, gestisce un bar insieme al trentacinquenne Mauro, e ha un rapporto complicato con la famiglia della ex moglie. Dalla loro realtà semplice e popolare Iris è tagliata fuori, e spesso si riduce a spiare le giornate di Roberto dalla vetrina del locale di fronte al suo. A ravvivare il torpore di queste giornate sarà l’incontro con una giovane Sinti in difficoltà, che la trascinerà in una storia di violenze dagli sviluppi tortuosi, in una Roma spietata, piena di pregiudizi e ipocrisia eppure ancora capace di spiazzante generosità.
L’autrice. Sara Ficocelli è nata a Pisa ma vive e lavora a Roma, dove collabora dal 2007 per Repubblica e altre testate del Gruppo Espresso. Ha ricevuto il premio Sodalitas e il premio Paidoss per le sue inchieste su donne e welfare e prostituzione minorile, e una menzione speciale al premio Tonino Carino per un reportage sull'Australia. Ama viaggiare e andare in bicicletta. La vita nascosta è il suo primo romanzo.
La vita nascosta MdS Editore, 2016 Collana Cattivestrade - pp. 180 - € 12,00
Presentazione 28 maggio ore 19.00 MONK – Circolo ARCI, via Giuseppe Mirri n. 35 - ROMA Ingresso riservato ai soci ARCI
MdS Editore - Società Cooperativa Via Filippo Buonarroti 11 56127 Pisa (PI) - P.IVA 02072310507 info@mdseditore.it – tel +39 328 5461837 – www.mdseditore.it
Fonte:http://www.mdseditore.it/catalogo/la-vita-nascosta.php
sabato 20 agosto 2016
Triste notizia che ci giungono dalla Turchia. Il corpo di Hande Kader , transgender attivista LGBTQ è stata mutilata e bruciata viva.
Il mio nome Hande Kader. Sono una donna transgender, ho avuto la sfortuna di vivere in un mondo così ingiusto e di combattere in un paese che vuole opprimere il mio corpo, di politicizzare la mia esistenza e portare via la mia voce.
Ma non ho permesso a nessuna di loro di fare mi tacque. Qui, in questa foto, cammino saldamente sulla parata gay a Istanbul. Tengo la testa alta, anche se i miei occhi sono pieni di lacrime. La mia stessa esistenza è una forma di resistenza alla repressione sociale e politica che mi circonda.
Sono costretta ha lavorare nell'industria del sesso, come la maggior parte di molte donne trans nel mondo. Anche se la società ha cercato di governare con disprezzo la mia vita, sono qui per mettere in discussione la discriminazione sessuale contro di me, chiedo sollo rispetto per il mio corpo.
Sono una vittima della mascolinità sopravvalutata sviluppata in questa società, come una malattia orribile, fino a diventare cancrena. Sono una vittima dei vostri valori morali che servono sollo agli interessi politici di autorità patriarcale, che ha sollevato questo "odio" che mi ha bruciata viva.
Il mio omicidio non è semplice omicidio, è un crimine politico. La misoginia e la transfobia sono i mostri che mi hanno ucciso a sangue freddo.
So che i morti non parlano, ma il mio silenzio è il grido di tante altre donne là fuori che stanno scrivendo queste parole, perché poteva essere loro nella mia stessa posizione. Scendete per le strade con il mio nome sulle labbra e avete il coraggio di lottare per i vostri diritti, con il vostro corpo lo scudo per le battaglie per libertà, di essere se stessi, per democrazia, per rispetto!
So che i morti non parlano, ma io sono te e tu sei me! E quando sentirai il mio silenzio, fai con che la nostra voce diventi più forte!
di Esra Dogan
IN MEMORIA DI "Hande Kader", UNA GIOVANI DONNA TRANSGENDER, Ormai simbolo della rivolta contro la repressione #LGBTI turco. Attivista per l'uguaglianza, per i diritti civile. E 'stata barbaramente uccisa in un#criminidodio, stuprata, mutilata e bruciata viva. Aveva 22 anni.
venerdì 15 aprile 2016
L'attrice cubana Phedra de Cordoba muore di cancro a SP, all'età di 77 anni.Un'icona transessuale.
E' morta l'attrice cubana, radicata in Brasile, Phedra D Córdoba , all'età di 77 anni, nata a L'Avana come Rodolfo Acebal, è morta Sabato (09/04/2016) presso l'Ospedale Heliópolis, a San Paolo (BR). Da tempo lottava contro il cancro ai polmoni e reni.
Phedra è nata a L'Avana il 26 maggio 1938. Ancora adolescente, entra a far parte di una compagnia di danza. Durante una stagione di spettacoli a Buenos Aires, conosce il brasiliano Walter Pinto, produttore e drammaturgo, e decide di non tornare a Cuba, stabilendosi a Rio de Janeiro. Assumendo definitivamente la sua identità femminile, all'età di 21 anni.
Phedra lascia una storia di lotta, un patrimonio di arte e di superamento di stigmatizzazioni. Sia come un talentuoso ballerino nella L'Avana degli anni '40, o come, una attrice talentuosa e transessuale in Brasile, fin dagli anni '50, una sopravvissuta della dittatura e attualmente diva del teatro.
Phedra ha lavorato sul palco come showgirl e poi come attrice, lavorando fianco a fianco di artisti come Costinha, Dalva de Oliveira, Angela Maria e molti altri grandi artisti Brasiliani. Diventando anche lei una diva.
Nel 2003 era entrata a far parte nella compagnia teatrale " Il Satyros ". Phedra , fino poco tempo fa, era nel spettacolo " Persone Sublime " quando per la debolezza della malattia, stata costretta a lasciare il palco.
Addio Phedra de Córdoba!!! diva del teatro brasiliano.
L'Avana( Cuba) 26 Maggio 1938. San Paolo 09 Aprile 2016.
Un'icona transessuale. R.I.P.
Phedra è nata a L'Avana il 26 maggio 1938. Ancora adolescente, entra a far parte di una compagnia di danza. Durante una stagione di spettacoli a Buenos Aires, conosce il brasiliano Walter Pinto, produttore e drammaturgo, e decide di non tornare a Cuba, stabilendosi a Rio de Janeiro. Assumendo definitivamente la sua identità femminile, all'età di 21 anni.
Phedra lascia una storia di lotta, un patrimonio di arte e di superamento di stigmatizzazioni. Sia come un talentuoso ballerino nella L'Avana degli anni '40, o come, una attrice talentuosa e transessuale in Brasile, fin dagli anni '50, una sopravvissuta della dittatura e attualmente diva del teatro.
Phedra ha lavorato sul palco come showgirl e poi come attrice, lavorando fianco a fianco di artisti come Costinha, Dalva de Oliveira, Angela Maria e molti altri grandi artisti Brasiliani. Diventando anche lei una diva.
Nel 2003 era entrata a far parte nella compagnia teatrale " Il Satyros ". Phedra , fino poco tempo fa, era nel spettacolo " Persone Sublime " quando per la debolezza della malattia, stata costretta a lasciare il palco.
Nel mese di marzo, le attrice, Cléo De Páris, Maria Casadevall e Paula Cohen, hanno montato un spettacolo "Phedras per Phedras". I testi tratti dal Diario della artista, con i momenti memorabili, della sua vita e carriera. Diretto da Gero Camilo e Rosbon Catalogna. Un modo per onorare la storia della collega cubana e raccogliere fondi per il sue cure. l'attrice è apparsa alla manifestazione, emozionata ha ringraziato tutti.
Addio Phedra de Córdoba!!! diva del teatro brasiliano.
L'Avana( Cuba) 26 Maggio 1938. San Paolo 09 Aprile 2016.
Un'icona transessuale. R.I.P.
mercoledì 10 febbraio 2016
Le Nazioni Unite, per celebrare diritti e uguaglianza, lancia i francobolli LGBT
Si tratta di sei francobolli colorati a sostegno della campagna UN Free & Equal, lanciata dall’alto Commissariato per i Diritti Umani, che da oggi sono in vendita ai quartier generali dell’organizzazione a New York, Ginevra e Vienna e possono anche essere acquistati online.
L’autore dei disegni stampati è l’artista cubano, Sergio Baradat, che si è ispirato allo stile Art Deco degli anni Venti. La presentazione è avvenuta presso l’edificio dell’assemblea generale dell’Onu che ha incluso una performance di coro maschile gay di New York.
È possibile vedere nei diversi timbri uomini e donne nel processo che si abbracciano, una coppia omo-parentali con il loro figli sulle spalle o una persona transgender elegantemente raffigurata con ali di farfalla. Tradotto in tre lingue, inglese, francese e tedesco, questi francobolli tendono a promuovere la parità dei diritti e la lotta contro la discriminazione.
Fonte:https://www.unfe.org/
venerdì 6 novembre 2015
La Corte costituzionale conferma la non necessarietà delle modifiche chirurgiche ai fini del cambio di sesso
Con sentenza n. 221 depositata oggi, la Corte Costituzionale, in adesione all'orientamento espresso dalla Corte di cassazione con sentenza n. 15138/2015 a seguito del ricorso promosso da Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford, ha escluso il carattere necessario dell'intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica di sesso.
La Corte, riaffermando il principio per cui resta "ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo", ha precisato che, rispetto al cambiamento di sesso, "il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona" e ha sottolineato che "la prevalenza della tutela della salute dell'individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione", ma "come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico".
Importante, infine, il riferimento della Consulta all'art 31 del d.lgs. n. 150 del 2011, che assume "il ruolo di garanzia del diritto all'identità di genere, come espressione del diritto all'identità personale (art. 2 Cost. e art. 8 della CEDU) e, al tempo stesso, di strumento per la piena realizzazione del diritto, dotato anch'esso di copertura costituzionale, alla salute".
La presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI, avv. Maria Grazia Sangalli, esprime la sua soddisfazione per l'esito di un giudizio tanto atteso: "si tratta di una pronuncia che chiarisce definitivamente le ambigue zone d'ombra della legge 164/82 in tema di rettificazione di attribuzione di sesso. La legge non impone la modifica chirurgica del sesso, secondo una interpretazione della stessa definitivamente orientata nei termini di una valorizzazione del diritto costituzionale alla salute. L'intervento è dunque solo un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico della persona".
Copia della sentenza in formato pdf LINK
venerdì 9 ottobre 2015
NASCE A NAPOLI IL PRIMO CENTRO DI ANDROLOGIA PER TRANSESSUALI E TRANSGENDER.
La novità è emersa nel corso di “Alfa Omega” la quattro giorni dedicata ai convegni medici in corso alla Città della Scienza diNapoli e che ha aperto la “Settimana della Prevenzione” che proseguirà
poi con il Campus della Salute in Piazza del Plebisicito dal 9 all’11 ottobre.
“Il nuovo centro di andrologia – spiega Rosario Pivonello, professore di andrologia all’Università Federico II di Napoli – presenta diversi ambulatori sia per i problemi relativi alla riproduzione che, in generale, alla sessualità. E’ strutturato con ambulatori specifici e ce ne sono alcuni dedicati ai transessuali e transgender. Questo risponde a una attenzione sociale a questa parte della popolazione che richiedere di essere trattata in maniera appropriata”. L’ambulatorio è dedicato all’assistenza a chi vuole cambiare sesso sia prima del cambiamento che dopo: “Lo spazio – sottolinea Pivonello – prevede oltre alla figura dell’andrologo e dell’endocrinologo anche la presenza di uno psicologo, dell’urologo e del chirurgo. Di tutte quelle specializzazioni della medicina, cioè coinvolte nel trattamento di questi pazienti che hanno questa esigenza di identità sessuale. L’ambulatorio sarà attivo sia nel seguirli prima dell’intervento, sia in seguito per le problematiche e le patologie da cui possono essere affetti in futuro”.
Nel nuovo centro di andrologia ci sarà grande attenzione anche alla seminologia: “c’è – prosegue Pivonello – un laboratorio avanzato per tutte le analisi e la valutazione legate al seme e alla fertilità maschile. Problemi che stanno conoscendo un enorme incremento anche a causa dell’inquinamento ambienta. E infatti negli spazi dedicati alla ricerca nel nuovo centro stiamo portando avanti anche un’indagine sull’impatto che l’inquinamento ambientale ha in Campania sulla fertilità maschile. Ci sarà poi un ambulatorio di psicoterapia per aiutare le coppie che hanno problematiche di infertilità e di sessualità”. Il nuovo centro di andrologia e sessualità è collegato a un centro di ricerca per nuove possibili terapie per lo spermatozoo e il testicolo.
Di sessualità si è parlato al convegno Alfa Omega anche nella tavola rotonda sul tema “Come evitare le infezioni sessualmente trasmissibili”. Molta attenzione ha richiamato anche l’incontro su “Lo sport come medicina”. Successo, intanto, pr le mattinate dedicate alle scuole: lunedì i ragazzi hanno assistito nell’auditorium di Città della Scienza al film “Supersize me” che li ha spinti a interrogarsi sull’abuso di cibo dei fast food.
Da Francesco Licastro|ottobre 7th, 2015|In evidenza, Salute e “Il nuovo centro di andrologia – spiega Rosario Pivonello, professore di andrologia all’Università Federico II di Napoli – presenta diversi ambulatori sia per i problemi relativi alla riproduzione che, in generale, alla sessualità. E’ strutturato con ambulatori specifici e ce ne sono alcuni dedicati ai transessuali e transgender. Questo risponde a una attenzione sociale a questa parte della popolazione che richiedere di essere trattata in maniera appropriata”. L’ambulatorio è dedicato all’assistenza a chi vuole cambiare sesso sia prima del cambiamento che dopo: “Lo spazio – sottolinea Pivonello – prevede oltre alla figura dell’andrologo e dell’endocrinologo anche la presenza di uno psicologo, dell’urologo e del chirurgo. Di tutte quelle specializzazioni della medicina, cioè coinvolte nel trattamento di questi pazienti che hanno questa esigenza di identità sessuale. L’ambulatorio sarà attivo sia nel seguirli prima dell’intervento, sia in seguito per le problematiche e le patologie da cui possono essere affetti in futuro”.
Nel nuovo centro di andrologia ci sarà grande attenzione anche alla seminologia: “c’è – prosegue Pivonello – un laboratorio avanzato per tutte le analisi e la valutazione legate al seme e alla fertilità maschile. Problemi che stanno conoscendo un enorme incremento anche a causa dell’inquinamento ambienta. E infatti negli spazi dedicati alla ricerca nel nuovo centro stiamo portando avanti anche un’indagine sull’impatto che l’inquinamento ambientale ha in Campania sulla fertilità maschile. Ci sarà poi un ambulatorio di psicoterapia per aiutare le coppie che hanno problematiche di infertilità e di sessualità”. Il nuovo centro di andrologia e sessualità è collegato a un centro di ricerca per nuove possibili terapie per lo spermatozoo e il testicolo.
Di sessualità si è parlato al convegno Alfa Omega anche nella tavola rotonda sul tema “Come evitare le infezioni sessualmente trasmissibili”. Molta attenzione ha richiamato anche l’incontro su “Lo sport come medicina”. Successo, intanto, pr le mattinate dedicate alle scuole: lunedì i ragazzi hanno assistito nell’auditorium di Città della Scienza al film “Supersize me” che li ha spinti a interrogarsi sull’abuso di cibo dei fast food.
mercoledì 30 settembre 2015
Uno dei momenti più importante per una trans, in questo video emozionante
"Erica Maison, una madre di cinque figli di Detroit, sorprende la figlia Corey di 14 anni, con la sua prima dose di ormoni. Errano da due anni che spettava di ricevere.
Quando il sostegno della famiglia può fare una grande differenza nella crescita di un bambino transgender. E la prova è in questo video recentemente pubblicato dalla Americana Erica Maison, madre di Corey, una ragazza trans di 14 anni, guardate la reazione emozionante.
Con più di un milione di visualizzazione, la registrazione mostra il momento esatto che Corey riceve da Erica la prima dose del suo trattamento ormonale, dopo due anni e mezzo di attesa. Al fine di sorprendere la figlia, la madre nascose la scatola della medicina dietro il divano e le chiese di trovare il pacchetto. Appena legge l'etichetta sulla scatola, l'adolescente non e riuscita a contenere il grido di felicità.
La passeggiata è stata lunga, ma lo scorso 24 settembre Corey ha ricevuto la migliore notizia, che la sua prescrizione di estrogeni era pronto per essere ritirata. "Credo che uno dei più grandi problemi della nostra società di oggi è che la gente semplicemente non capiscono che cosa significa veramente essere transessuale. Voglio che vedano questo video, che vedano l'emozione di un bambino transgender scoprendo che lei può davvero vivere nel modo in cui senti di essere ", ha scritto nella pubblicazione del video.
"Voglio che la gente veda questo in modo che forse possano aprire gli occhi. Aprire gli occhi a coloro che sono diversi. Forse questo li aiuterà a capire che le persone transgender sono anche persone come loro, ma che ancora affrontano un alto rischio di violenza a causa di qualcosa che non hanno scelto. Vi garantisco che nessun bambino piace essere deriso, perseguitato o feriti. Nessun bambino scegliere di essere trans, sono semplicemente nati al 100%, cosi ".
Quando il sostegno della famiglia può fare una grande differenza nella crescita di un bambino transgender. E la prova è in questo video recentemente pubblicato dalla Americana Erica Maison, madre di Corey, una ragazza trans di 14 anni, guardate la reazione emozionante.
Con più di un milione di visualizzazione, la registrazione mostra il momento esatto che Corey riceve da Erica la prima dose del suo trattamento ormonale, dopo due anni e mezzo di attesa. Al fine di sorprendere la figlia, la madre nascose la scatola della medicina dietro il divano e le chiese di trovare il pacchetto. Appena legge l'etichetta sulla scatola, l'adolescente non e riuscita a contenere il grido di felicità.
"Lei non aveva idea di cosa stesse succedendo", ha detto Erica a Buzzfeed.
"Io ero molto ansiosa e non riuscivo a smettere di sorridere.
lei viene verso di me e cosi mi sono fermata le riprese in modo che potesse abbracciarla. Eravamo entrambi a piangere e tremare. Lei mi ha letteralmente tolto il fiato. Non mi aveva mai dato un abbraccio come quello. E io non avevo mai sentito così tanto amore per lei, come in quel momento. "un giorno che ricorderò per il resto della mia vita!
Secondo Erica, era una situazione cruciale è che cambierà per sempre la vita di sua figlia, che era sempre stata super femminile. Lei"Ama vestirsi in abiti e tacchi alti, ma in pubblico indossa vestiti mascolini - pensavo che potesse essere gay", ha detto.
Quando la ragazza era in quinta elementare, a subito bullismo dei compagni di classe e la madre ha deciso di alfabetizzarla in casa . Fino a 11 anni, quando guardando un video di Jazz Jennings, che è anche trans, si rese conto: "Mamma, io sono come lei, io sono una ragazza."
Poco a poco, Corey ha iniziato a guadagnare fiducia per uscire in pubblico vestita da ragazza. Ma il processo non è stato facile. "I suoi capelli erano ancora troppo corte e aveva l'aspetto fanciullesco. La gente la guardava e la fotografavano per le strade. Ridevano, la fissavano. Gli ho detto che ogni volta che qualcuno puntassi una macchina fotografica a lei, di sorridere e mettersi in posa.Questo alla fine gli ha migliorato la sua alto stima. Volevo insegnarle a trasformare il negativo in qualcosa di positivo."
Secondo Erica, era una situazione cruciale è che cambierà per sempre la vita di sua figlia, che era sempre stata super femminile. Lei"Ama vestirsi in abiti e tacchi alti, ma in pubblico indossa vestiti mascolini - pensavo che potesse essere gay", ha detto.
Quando la ragazza era in quinta elementare, a subito bullismo dei compagni di classe e la madre ha deciso di alfabetizzarla in casa . Fino a 11 anni, quando guardando un video di Jazz Jennings, che è anche trans, si rese conto: "Mamma, io sono come lei, io sono una ragazza."
Poco a poco, Corey ha iniziato a guadagnare fiducia per uscire in pubblico vestita da ragazza. Ma il processo non è stato facile. "I suoi capelli erano ancora troppo corte e aveva l'aspetto fanciullesco. La gente la guardava e la fotografavano per le strade. Ridevano, la fissavano. Gli ho detto che ogni volta che qualcuno puntassi una macchina fotografica a lei, di sorridere e mettersi in posa.Questo alla fine gli ha migliorato la sua alto stima. Volevo insegnarle a trasformare il negativo in qualcosa di positivo."
La passeggiata è stata lunga, ma lo scorso 24 settembre Corey ha ricevuto la migliore notizia, che la sua prescrizione di estrogeni era pronto per essere ritirata. "Credo che uno dei più grandi problemi della nostra società di oggi è che la gente semplicemente non capiscono che cosa significa veramente essere transessuale. Voglio che vedano questo video, che vedano l'emozione di un bambino transgender scoprendo che lei può davvero vivere nel modo in cui senti di essere ", ha scritto nella pubblicazione del video.
"Voglio che la gente veda questo in modo che forse possano aprire gli occhi. Aprire gli occhi a coloro che sono diversi. Forse questo li aiuterà a capire che le persone transgender sono anche persone come loro, ma che ancora affrontano un alto rischio di violenza a causa di qualcosa che non hanno scelto. Vi garantisco che nessun bambino piace essere deriso, perseguitato o feriti. Nessun bambino scegliere di essere trans, sono semplicemente nati al 100%, cosi ".
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| Foto di famiglia |
"Tutti noi vogliamo solo essere amati ed accettati dagli altri, e questo è tutto quello che voglio per mia figlia, di essere amata e accettata per quello che è dentro."
venerdì 26 giugno 2015
mercoledì 15 aprile 2015
Brasile: Veronica per terra, legata come un animale davanti a una macchina della polizia, con addosso pantalone strappati. Fotografata da agenti che la prendevano in giro : la crudeltà istituzionalizzata
Veronica Bolina, trans, nera: arrestata, picchiata, le tagliano i capelli , la fotografano mezza nuda, legata come un animale, sfigurata da criminale travestiti da poliziotti, poi esposta e umiliata con queste foto rilasciate in rete. Dalla propria polizia, Il calvario di Veronica inizia Domenica scorsa (12/04) Stata arrestata , accusata di aver aggredito una signora vicina di casa, duranti una lite nel loro edificio a San Paolo. Tuttavia Il fatto vieni alla luce solo per il morso dato nell'orecchio di un carcerieri. Che secondo me, stato inflitto come forma di difesa dalle torture e umiliazione subite.
Nonostante tutto questo gravissimo quadro di umiliazione e di abuso di potere contra Veronica, che di professioni fa la modello, l'aggressione da parte della polizia non sta causando lo giusto sdegno, per il fatto che Veronica Bolina è una trans.
In Brasile c'è una risoluzione per il trattamento appropriato per le persone LGBT e, nel caso di persona transessuale la polizia deve garantire il diritto alla identità di genere, che include il nome sociale, abbigliamento e il trattamento in base all'identità di genere.che abbiano lo stesso trattamento di altre donne.
Ma quello che si vede dalle immagini che vediamo, a Veronica questi diritti non sono stati concesso.
Por tropo, ogni giorno, il numero de transgender e transessuale aggredite e violentate in Brasile aumentano in modo terrificante, molte finiscono morte - e nulla è fatto. Questi tipo di violenza non vieni investigate ne combattute.
A me, viene una tristezza enorme, quando vedo il paese che tanto amo, Pieno de persone meschine, intollerante, razzisti, reazionari, Poi vedendo la deriva evangelica e fasciste che si trova nel congresso nazionale, Mi vieni la conferma ancora più triste che la possibilità di che tutto questo schifo sparisca, evapora nell'aria.
Indipendente del reato che lei ha commesso, a nessun essere umano merita essere umiliato in questo modo vile.
Non so cosa sia realmente accaduto!, Ma la fotografia di Veronica per terra, con la testa razzata, il volto sfigurato, i seni di fuori, legata come un animale, parla da sé. Poco importa ciò che pensiamo o crediamo: la persona nella foto è una donna, perché è così che si vede e quindi così dovrebbe essere trattata. La mancanza di sensibilità e rispetto, della parte della stampa, umilia nella stessa misura della tortura fisica e psicologica che ha subito Veronica ... nulla giustifica questa crudeltà.
Naturalmente, non sono qui a difendere un criminale. Sono la prima a voler che lei paghi per quello che ha commesso. Quello che non posso accettare e che nel 2015 possa accadere ancora, questi atrocità nel sistema carcerario Brasiliano.
Non sono affatto d'accordo, con la violenza inflitta da Veronica su una signora, che potrebbe essere mia mamma ,ho mia nonna. E un reato grave, che lei deve giustamente pagare con il carcere. Pero nulla giustifica il trattamento che a lei stato riservato ... Veronica ha commesso un crimine, punto,mi sembrerebbe illogico che lei non sia condannata e paghi in prigione ...,Ma, mai tortura questo NO!
Veronica era già sotto l'autorità dello Stato in una stazione di polizia. Lo stesso stato che ha firmato e ratificato la Convenzione americana sui diritti umani e la completezza dell'articolo 5 ° l'Inter-americano Convenzione contro la Tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti.
Non possiamo più accertare che funzionari dello Stato, in nessun caso, violino i diritti di coloro che sono sotto la loro tutela. Anche se Veronica è accusata da un qualche tipo di reato, deve essere sottoposta alla giustizia, non tortura. Avere il diritto a un giusto processo, non essere sposta in modo crudele, da vigliacche, il suo corpo stuprato e fotografato dai sadici poliziotti
Vanessa Mazza
Indipendente del reato che lei ha commesso, a nessun essere umano merita essere umiliato in questo modo vile.
Non so cosa sia realmente accaduto!, Ma la fotografia di Veronica per terra, con la testa razzata, il volto sfigurato, i seni di fuori, legata come un animale, parla da sé. Poco importa ciò che pensiamo o crediamo: la persona nella foto è una donna, perché è così che si vede e quindi così dovrebbe essere trattata. La mancanza di sensibilità e rispetto, della parte della stampa, umilia nella stessa misura della tortura fisica e psicologica che ha subito Veronica ... nulla giustifica questa crudeltà.
Naturalmente, non sono qui a difendere un criminale. Sono la prima a voler che lei paghi per quello che ha commesso. Quello che non posso accettare e che nel 2015 possa accadere ancora, questi atrocità nel sistema carcerario Brasiliano.
Non sono affatto d'accordo, con la violenza inflitta da Veronica su una signora, che potrebbe essere mia mamma ,ho mia nonna. E un reato grave, che lei deve giustamente pagare con il carcere. Pero nulla giustifica il trattamento che a lei stato riservato ... Veronica ha commesso un crimine, punto,mi sembrerebbe illogico che lei non sia condannata e paghi in prigione ...,Ma, mai tortura questo NO!
Veronica era già sotto l'autorità dello Stato in una stazione di polizia. Lo stesso stato che ha firmato e ratificato la Convenzione americana sui diritti umani e la completezza dell'articolo 5 ° l'Inter-americano Convenzione contro la Tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti.
Non possiamo più accertare che funzionari dello Stato, in nessun caso, violino i diritti di coloro che sono sotto la loro tutela. Anche se Veronica è accusata da un qualche tipo di reato, deve essere sottoposta alla giustizia, non tortura. Avere il diritto a un giusto processo, non essere sposta in modo crudele, da vigliacche, il suo corpo stuprato e fotografato dai sadici poliziotti
Vanessa Mazza
sabato 26 aprile 2014
Sentenza shock a Beirut, ma in senso positivo
Diritti. L’assoluzione di una transessuale accusata di aver fatto sesso con un uomo fa ben sperare, ma la strada resta lunga. «Un gay qui non avrà mai il coraggio - o per lo meno adesso non ce l’ha - di raccontarsi in tv»
Di Beatrice Cassina, BEIRUT, 26.4.2014
Lo scorso 28 gennaio, il tribunale di Jdeideh a Beirut, nella persona del giudice Naji El Dahdah, ha spiazzato una buona parte dell’opinione pubblica e, sicuramente in senso positivo, la comunità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), rivelando un’apertura di vedute davvero insperata. L’accusa era, nei confronti di una transessuale, di avere avuto rapporti sessuali con un uomo. Ma questa volta, l’incerta impalcatura della legge 534 è crollata al suolo. Perché, ha sostenuto il giudice che ha respinto il caso, non si è neppure potuto parlare di rapporto tra due persone dello stesso sesso, dato che una delle due era transessuale, quindi donna.
«La realtà del Libano», racconta Tarek Zeidan, attivista impegnato con l’organizzazione che compie oggi dieci anni Helem, e con la rivista Barra, entrambe dedicate alla difesa dei diritti lgbt, «qui è molto diversa da tutti gli altri paesi del Medio Oriente, dove esistono ancora leggi antisodomia. Qui non abbiamo leggi di questo tipo, ma ne esiste tuttavia una, la 534, che punisce gli atti sessuali “contro natura”». Cosa significa però «contro natura», ovvio, dipende molto da chi la legge la interpreta e la applica. Se si viaggia a ritroso di solo pochi anni, ci si rende conto che tante cose stanno cambiando rapidamente. Se un tempo si poteva rischiare realmente di passare una o più notti in prigione, di essere torturati, spogliati, umiliati, adesso quest’eventualità è diventata sempre meno possibile anche se tutto, comunque, dipende sempre da chi giudica. «A volte — prosegue Zeidan -, in processi simili a questo, se chi sta valutando il caso vuole proprio arrivare a una sentenza di colpevolezza, possono essere aggiunte accuse di spaccio di droga o prostituzione, dato che molti transessuali, non trovando facilmente lavoro, arrivano spesso a vendere il proprio corpo». Ma il vero problema è rappresentato da quella legge molto confusa che dice tutto e niente, che sentenzia come una sibilla chi deve, può, non può essere condannato.
Cosa vuol dire «sesso normale»? Fino alla storica sentenza del dicembre 2009, il rapporto omosessuale valicava sicuramente la linea della legalità. Ma, dopo quella data, in cui il giudice aveva sentenziato che un rapporto sessuale tra due uomini non è contro natura, l’aria ha cominciato a essere un poco più leggera. «Di fatto — aggiunge ancora Zeidan — il giudice aveva detto semplicemente che le due persone denunciate, due uomini in questo caso, non andavano processate secondo la legge 534, ma solo per pubblica decenza». Da allora sono cominciate ad arrivare altre piccole vittorie. L’associazione degli psicologi ha tolto l’omosessualità dalla lista delle malattie. Il sindacato dei medici ha deciso che nessun medico coopererà più con le forze dell’ordine per valutare se una persona è gay o no, dopo che, nel 2011, in uno show televisivo, è stato mostrato un cinema gay dove non si vedeva nessuna presenza di polizia (per mantenere la sicurezza, dicono). La polizia è stata presa in giro, ma è arrivata velocemente e ha arrestato circa 30 persone. Impettiti allora nelle loro divise, i poliziotti avevano chiesto di far valutare a medici se le persone nel cinema fossero gay attraverso visite molto particolari. «Hanno addirittura trovato una legge francese del 1920, dico, del 1920! — dice Tarek infastidito -, in cui si spiegava come decidere se un uomo è gay. Senza entrare in particolari inutili e spiacevoli, sono state usate delle uova di plastica e tre persone sono state ritenute essere omosessuali». Quest’anno invece, il caso è stato quello di un uomo che è stato trovato in macchina con una transessuale. «Il fatto che ci fossero state altre sentenze negli ultimi anni a favore della comunità gay, ha aiutato molto. In questo caso poi, hanno riconosciuto che il transessuale non è un uomo ma ormai una donna, e quindi il crimine proprio non sussiste. Lo so, la legge è molto vaga, imprecisa. Quello che ancora è molto vero è che se c’è un giudice omofobo possiamo ancora avere molti problemi. Dipende davvero tutto da quello che pensa e crede il giudice. La cosa positiva però è che ci sono state sentenze a nostro favore di cui gli altri giudici, in futuro, dovranno sempre e comunque tenere conto».
Tentare di cambiare la legge, ancora, è ritenuto pericoloso. «Anche se questi giudici sono stati molto aperti e comprensivi — spiega Tarek — dobbiamo ricordarci che il Libano ancora non lo è. Abbiamo bisogno del 50% della gente. Se in Arabia Saudita le cose sono molto chiare e non ci si può sbagliare (purtroppo), qui toccare la legge potrebbe anche portarci nella direzione opposta rispetto a quello che vogliamo realmente raggiungere. Non possiamo, non dobbiamo parlare di cambiare la legge, se prima non prepariamo la gente, la società. Stiamo lavorando con le forze dell’ordine così che, se dovessero mai arrestare un gay, la polizia non lo torturi, e che un transessuale non va messo in una cella con uomini. Ecco, noi adesso stiamo lavorando con medici, avvocati, abbiamo cominciato anche a lavorare con insegnanti e studenti, con le nuove generazioni. Lavorare con la società in generale è altrettanto importante ed è davvero l’unico modo per raggiungere tutti. Meglio ancora se ci aiuteranno i media, come per altro stanno già facendo. La televisione può essere molto utile, ma qui in Libano (siamo un paese davvero molto piccolo), un gay non avrà mai — o per lo meno adesso non l’ha — il coraggio di andare in televisione a raccontare la propria storia, come fanno invece negli Stati Uniti e in Europa. Aveva cominciato a farlo negli Stati Uniti Jerry Springer, poi Oprah Winfrey… Loro hanno parlato con gay, lesbiche, transessuali dei loro problemi di tutti i giorni. La gente ascolta, si commuove con Oprah, capisce e comincia a rispettare di più chi è diverso. Le nuove generazioni sono sicuramente la speranza, ma è anche vero che i giovani spesso non hanno il coraggio di parlare con la propria famiglia. Ma credo sia un percorso che, una volta partito ed è partito!, continuerà a procedere senza grandi problemi, anche se la strada è complicata. In Medio Oriente e in Asia ci sono molte influenze dall’Islam e spesso le situazioni sono davvero difficili, soprattutto nelle regioni dei villaggi, lontano dai grandi centri metropolitani. Ci vuole un percorso che non s’interrompa e che proceda con continuità, anche se lentamente. Dobbiamo proseguire, ma non con i modi che sono stati usati da Usa o Europa. Dobbiamo partire dal modo in cui le persone pensano qui, e aiutarle a vedere questa realtà con occhi diversi. Non dobbiamo agire come in Occidente, perché sarebbe facile accusarci di essere un loro prodotto che ha solo snaturato la nostra identità. Bisogna far capire che gay, lesbiche, bisessuali ci sono sempre stati. Ma dobbiamo stare anche molto attenti a non aprire un vaso di Pandora. Possiamo criticare la Chiesa, la Moschea ma, se cominciassero a combatterci, noi non avremmo modo di difenderci, visto che la legge non ci protegge. Nessuno ci protegge, il sistema politico non considera i diritti umani come la cosa più importante».
Ma intanto, questo esercito pacifista e combattivo, ha già cominciato a confrontarsi nelle università (come nell’American University of Beirut). Ci sarà presto un incontro in cui persone omosessuali potranno avere un’occasione per parlare delle proprie difficoltà nella vita di tutti i giorni, a casa, a scuola, con la gente in generale, con la ricerca di un lavoro, è una prima importante occasione per parlare di qualcosa che è stato ignorato per tanto, troppo tempo. Comunque, il vero obiettivo, per cominciare, è davvero quello di far capire alla gente un punto di vista diverso, quello di un omosessuale. «Abbiamo bisogno di persone etero che ci capiscano, ci appoggino, che ci aiutino a far capire che non c’è niente di cui avere paura. Alla fine vorremmo che tutto fosse naturale. Come abbiamo aiutato, e aiutiamo tuttora, i rifugiati palestinesi, siriani, gli handicappati, gli anziani, ecco! dovremmo aiutarci tra noi tutti. La gente potrebbe finalmente capire che non esiste pericolo. Proprio Georges Azzi, uno dei fondatori di Helem e oggi direttore dell’organizzazione, con base a Beirut, Affe (Arab Foundation for Freedoms and Equality), lavora in tutto il Medio Oriente per diffondere una cultura di tolleranza. Non è semplice per chi vive in città ma, per esempio, in un piccolo villaggio sulle montagne, anche solo parlare con la propria famiglia diventa davvero impossibile. Qui, nell’ufficio nella zona di Ashrafieh , aiutano a organizzare programmi da portare in tanti paesi mediorientali e nordafricani, aiutano a preparare attivisti in Marocco, Tunisia, Egitto, ovunque, e ci si occupa di sicurezza, supporto, diritti, problemi sanitari.
«Tra le difficoltà più grandi — spiega Georges -, esiste non tanto la chiusura dettata dal proprio credo religioso, ma da differenze sociali molto grandi. La parte di popolazione più difficile per parlare di omosessualità è sicuramente quella di gente che vive nelle zone rurali, lontane dalla città, che sono sempre le più conservatrici. Questo succede sia in Libano che in un qualsiasi altro paese mediorientale. E la “novità” dell’omosessualità, in questi casi, fa ancora molta paura. La nostra sfida è semplicemente quella di preparare la gente a parlarne e ascoltare senza troppi pregiudizi».
«La realtà del Libano», racconta Tarek Zeidan, attivista impegnato con l’organizzazione che compie oggi dieci anni Helem, e con la rivista Barra, entrambe dedicate alla difesa dei diritti lgbt, «qui è molto diversa da tutti gli altri paesi del Medio Oriente, dove esistono ancora leggi antisodomia. Qui non abbiamo leggi di questo tipo, ma ne esiste tuttavia una, la 534, che punisce gli atti sessuali “contro natura”». Cosa significa però «contro natura», ovvio, dipende molto da chi la legge la interpreta e la applica. Se si viaggia a ritroso di solo pochi anni, ci si rende conto che tante cose stanno cambiando rapidamente. Se un tempo si poteva rischiare realmente di passare una o più notti in prigione, di essere torturati, spogliati, umiliati, adesso quest’eventualità è diventata sempre meno possibile anche se tutto, comunque, dipende sempre da chi giudica. «A volte — prosegue Zeidan -, in processi simili a questo, se chi sta valutando il caso vuole proprio arrivare a una sentenza di colpevolezza, possono essere aggiunte accuse di spaccio di droga o prostituzione, dato che molti transessuali, non trovando facilmente lavoro, arrivano spesso a vendere il proprio corpo». Ma il vero problema è rappresentato da quella legge molto confusa che dice tutto e niente, che sentenzia come una sibilla chi deve, può, non può essere condannato.
Cosa vuol dire «sesso normale»? Fino alla storica sentenza del dicembre 2009, il rapporto omosessuale valicava sicuramente la linea della legalità. Ma, dopo quella data, in cui il giudice aveva sentenziato che un rapporto sessuale tra due uomini non è contro natura, l’aria ha cominciato a essere un poco più leggera. «Di fatto — aggiunge ancora Zeidan — il giudice aveva detto semplicemente che le due persone denunciate, due uomini in questo caso, non andavano processate secondo la legge 534, ma solo per pubblica decenza». Da allora sono cominciate ad arrivare altre piccole vittorie. L’associazione degli psicologi ha tolto l’omosessualità dalla lista delle malattie. Il sindacato dei medici ha deciso che nessun medico coopererà più con le forze dell’ordine per valutare se una persona è gay o no, dopo che, nel 2011, in uno show televisivo, è stato mostrato un cinema gay dove non si vedeva nessuna presenza di polizia (per mantenere la sicurezza, dicono). La polizia è stata presa in giro, ma è arrivata velocemente e ha arrestato circa 30 persone. Impettiti allora nelle loro divise, i poliziotti avevano chiesto di far valutare a medici se le persone nel cinema fossero gay attraverso visite molto particolari. «Hanno addirittura trovato una legge francese del 1920, dico, del 1920! — dice Tarek infastidito -, in cui si spiegava come decidere se un uomo è gay. Senza entrare in particolari inutili e spiacevoli, sono state usate delle uova di plastica e tre persone sono state ritenute essere omosessuali». Quest’anno invece, il caso è stato quello di un uomo che è stato trovato in macchina con una transessuale. «Il fatto che ci fossero state altre sentenze negli ultimi anni a favore della comunità gay, ha aiutato molto. In questo caso poi, hanno riconosciuto che il transessuale non è un uomo ma ormai una donna, e quindi il crimine proprio non sussiste. Lo so, la legge è molto vaga, imprecisa. Quello che ancora è molto vero è che se c’è un giudice omofobo possiamo ancora avere molti problemi. Dipende davvero tutto da quello che pensa e crede il giudice. La cosa positiva però è che ci sono state sentenze a nostro favore di cui gli altri giudici, in futuro, dovranno sempre e comunque tenere conto».
Tentare di cambiare la legge, ancora, è ritenuto pericoloso. «Anche se questi giudici sono stati molto aperti e comprensivi — spiega Tarek — dobbiamo ricordarci che il Libano ancora non lo è. Abbiamo bisogno del 50% della gente. Se in Arabia Saudita le cose sono molto chiare e non ci si può sbagliare (purtroppo), qui toccare la legge potrebbe anche portarci nella direzione opposta rispetto a quello che vogliamo realmente raggiungere. Non possiamo, non dobbiamo parlare di cambiare la legge, se prima non prepariamo la gente, la società. Stiamo lavorando con le forze dell’ordine così che, se dovessero mai arrestare un gay, la polizia non lo torturi, e che un transessuale non va messo in una cella con uomini. Ecco, noi adesso stiamo lavorando con medici, avvocati, abbiamo cominciato anche a lavorare con insegnanti e studenti, con le nuove generazioni. Lavorare con la società in generale è altrettanto importante ed è davvero l’unico modo per raggiungere tutti. Meglio ancora se ci aiuteranno i media, come per altro stanno già facendo. La televisione può essere molto utile, ma qui in Libano (siamo un paese davvero molto piccolo), un gay non avrà mai — o per lo meno adesso non l’ha — il coraggio di andare in televisione a raccontare la propria storia, come fanno invece negli Stati Uniti e in Europa. Aveva cominciato a farlo negli Stati Uniti Jerry Springer, poi Oprah Winfrey… Loro hanno parlato con gay, lesbiche, transessuali dei loro problemi di tutti i giorni. La gente ascolta, si commuove con Oprah, capisce e comincia a rispettare di più chi è diverso. Le nuove generazioni sono sicuramente la speranza, ma è anche vero che i giovani spesso non hanno il coraggio di parlare con la propria famiglia. Ma credo sia un percorso che, una volta partito ed è partito!, continuerà a procedere senza grandi problemi, anche se la strada è complicata. In Medio Oriente e in Asia ci sono molte influenze dall’Islam e spesso le situazioni sono davvero difficili, soprattutto nelle regioni dei villaggi, lontano dai grandi centri metropolitani. Ci vuole un percorso che non s’interrompa e che proceda con continuità, anche se lentamente. Dobbiamo proseguire, ma non con i modi che sono stati usati da Usa o Europa. Dobbiamo partire dal modo in cui le persone pensano qui, e aiutarle a vedere questa realtà con occhi diversi. Non dobbiamo agire come in Occidente, perché sarebbe facile accusarci di essere un loro prodotto che ha solo snaturato la nostra identità. Bisogna far capire che gay, lesbiche, bisessuali ci sono sempre stati. Ma dobbiamo stare anche molto attenti a non aprire un vaso di Pandora. Possiamo criticare la Chiesa, la Moschea ma, se cominciassero a combatterci, noi non avremmo modo di difenderci, visto che la legge non ci protegge. Nessuno ci protegge, il sistema politico non considera i diritti umani come la cosa più importante».
Ma intanto, questo esercito pacifista e combattivo, ha già cominciato a confrontarsi nelle università (come nell’American University of Beirut). Ci sarà presto un incontro in cui persone omosessuali potranno avere un’occasione per parlare delle proprie difficoltà nella vita di tutti i giorni, a casa, a scuola, con la gente in generale, con la ricerca di un lavoro, è una prima importante occasione per parlare di qualcosa che è stato ignorato per tanto, troppo tempo. Comunque, il vero obiettivo, per cominciare, è davvero quello di far capire alla gente un punto di vista diverso, quello di un omosessuale. «Abbiamo bisogno di persone etero che ci capiscano, ci appoggino, che ci aiutino a far capire che non c’è niente di cui avere paura. Alla fine vorremmo che tutto fosse naturale. Come abbiamo aiutato, e aiutiamo tuttora, i rifugiati palestinesi, siriani, gli handicappati, gli anziani, ecco! dovremmo aiutarci tra noi tutti. La gente potrebbe finalmente capire che non esiste pericolo. Proprio Georges Azzi, uno dei fondatori di Helem e oggi direttore dell’organizzazione, con base a Beirut, Affe (Arab Foundation for Freedoms and Equality), lavora in tutto il Medio Oriente per diffondere una cultura di tolleranza. Non è semplice per chi vive in città ma, per esempio, in un piccolo villaggio sulle montagne, anche solo parlare con la propria famiglia diventa davvero impossibile. Qui, nell’ufficio nella zona di Ashrafieh , aiutano a organizzare programmi da portare in tanti paesi mediorientali e nordafricani, aiutano a preparare attivisti in Marocco, Tunisia, Egitto, ovunque, e ci si occupa di sicurezza, supporto, diritti, problemi sanitari.
«Tra le difficoltà più grandi — spiega Georges -, esiste non tanto la chiusura dettata dal proprio credo religioso, ma da differenze sociali molto grandi. La parte di popolazione più difficile per parlare di omosessualità è sicuramente quella di gente che vive nelle zone rurali, lontane dalla città, che sono sempre le più conservatrici. Questo succede sia in Libano che in un qualsiasi altro paese mediorientale. E la “novità” dell’omosessualità, in questi casi, fa ancora molta paura. La nostra sfida è semplicemente quella di preparare la gente a parlarne e ascoltare senza troppi pregiudizi».
giovedì 17 aprile 2014
Oliwer Mastalerz: il modello transessuale(FtM) che sta attirando l'attenzione del mondo della moda.
Lui e diventato una febbre nelle rette sociale a causa del suo blog personale, in cui rivela passo dopo passo la transizioni da femmina a maschio (ftm).
Al primo sguardo, il polacco Oliwer Mastalerz richiama l'attenzione del pubblico soprattutto femminile per il suo corpo definito e con la barba lunga. Quello che poche sanno e che il ragazzo 21 anni, era in realtà nato ragazza.
Mastalerz è diventato famoso su internet per conta del suo blog, che rivela la sua transizioni giornaliere da femmina a maschioo - tornandosi un riferimento per gli altri che sono nella sua stessa condizione.
Adesso anche la moda e interessata a Oliwer, il giovane ha appena posato per la campagna di Terry Richardson per un brand maschile brasiliano.
sabato 5 aprile 2014
Trans ricoverata e denudata nel reparto uomini di un ospedale: il caso finisce in Parlamento
Colpita da ictus. La denuncia di Sel: "Lavata in presenza di pazienti maschi"
Diventata un caso nazionale la vicenda denunciata dall'Arcigay di Napoli di una transessuale ricoverata nel reparto maschile di un ospedale del capolugo campano. Il deputato di Sinistra ecologia e libertà Alessandro Zan ha presentato un'interrogazione ai ministri della Salute, della Giustizia e delle Politiche sociali sul caso, denunciato dall'Arcigay di Napoli, di una transessuale ricoverata all'ospedale San Giovanni Bosco, nel capoluogo campano. Secondo le notizie apparse in rete, la transessuale, a seguito di un ictus, sarebbe stata ricoverata nel reparto maschile poiché il nome e il sesso maschile originari, così come riportati nei documenti di identità, non sarebbero ancora stati rettificati.
"La donna sarebbe stata denudata e sottoposta a lavaggio, alla presenza in stanza di quattro pazienti maschi, senza l'adozione di paraventi o di altre misure idonee a tutelare la sua dignità e la sua riservatezza", spiega in una nota il parlamentare, esponente della comunità Lgbt.
"Questo fatto - sottolinea Zan - riporta l'attenzione sull'urgente necessità di modificare la normativa nazionale sulla rettificazione di attribuzione di sesso, la legge 164 dell'82, che di fatto subordina la rettifica dell'atto di nascita e del nome alla sola effettuazione dell'invasivo intervento di 'riassegnazione chirurgica del sesso'".
Per Zan "è necessario, e in tal senso ho chiesto che il governo valuti iniziative urgenti atte a superare questa situazione, adottare un approccio più aperto e rispettoso alla materia, in linea con le recenti pronunce della giurisprudenza nazionale".
"Sempre più spesso, infatti - spiega Zan - i giudici sembrano ritenere sufficiente, per la rettifica del nome e del genere, il solo dato di appartenenza psicologica, rispetto a qualsivoglia ulteriore intervento chirurgico sul proprio corpo. I tempi previsti per l'intera procedura di riattribuzione del sesso, peraltro, appaiono assolutamente inadeguati a tutelare l'identità sessuale dei cittadini
interessati: una situazione che coinvolge aspetti e diritti personalissimi e insindacabili", conclude il deputato di Sel, "ed espone la persona a continui rischi di discriminazioni e umiliazioni capaci di incidere in modo negativo e permanente sul suo benessere psicofisico".
"La donna sarebbe stata denudata e sottoposta a lavaggio, alla presenza in stanza di quattro pazienti maschi, senza l'adozione di paraventi o di altre misure idonee a tutelare la sua dignità e la sua riservatezza", spiega in una nota il parlamentare, esponente della comunità Lgbt.
"Questo fatto - sottolinea Zan - riporta l'attenzione sull'urgente necessità di modificare la normativa nazionale sulla rettificazione di attribuzione di sesso, la legge 164 dell'82, che di fatto subordina la rettifica dell'atto di nascita e del nome alla sola effettuazione dell'invasivo intervento di 'riassegnazione chirurgica del sesso'".
Per Zan "è necessario, e in tal senso ho chiesto che il governo valuti iniziative urgenti atte a superare questa situazione, adottare un approccio più aperto e rispettoso alla materia, in linea con le recenti pronunce della giurisprudenza nazionale".
"Sempre più spesso, infatti - spiega Zan - i giudici sembrano ritenere sufficiente, per la rettifica del nome e del genere, il solo dato di appartenenza psicologica, rispetto a qualsivoglia ulteriore intervento chirurgico sul proprio corpo. I tempi previsti per l'intera procedura di riattribuzione del sesso, peraltro, appaiono assolutamente inadeguati a tutelare l'identità sessuale dei cittadini
interessati: una situazione che coinvolge aspetti e diritti personalissimi e insindacabili", conclude il deputato di Sel, "ed espone la persona a continui rischi di discriminazioni e umiliazioni capaci di incidere in modo negativo e permanente sul suo benessere psicofisico".
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