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domenica 29 novembre 2020

Storie di donne e uomini che hanno cambiato il movimento trans

Il
28 giugno di ogni anno, viene celebrato in tutto il mondo Il "Gay Pride" per commemorare la data che ha dato inizio al movimento di liberazione degli omosessuali con lo Stonewall Pub Riots del 1969 a New York. Il 31 marzo, commemoriamo la Giornata internazionale della Visibilità transgender. Dedicata alla sensibilizzazione contro le discriminazioni verso le persone transgender in tutto il mondo. La giornata fu fondata dall'attivista transgender statunitense Rachel Crandall nel 2009 evidenziando il fatto che non esistevano giornate specifiche per la visibilità della comunità transgender all'interno della comunità LGBT, dato che l'unica data dedicata era il Transgender Day of Remembrance, che ricorda le vittime di odio transfobico ma non è specificamente indirizzata alla visibilità transgender. Nel 2014 la giornata fu adottata dagli attivisti LGBT a livello internazionale.


Ma molto prima di questi momenti significativi e anche dopo, molti uomini e donne trans hanno cambiato la storia, la nostra storia, in tutto il mondo. Alzando la voce, rivendicando il diritto di vivere la propria vita nel modo che li rende più felici e di essere trattati con rispetto. Non hanno mai avuto vita facile, nemmeno all'inizio, ma ancora oggi si trovano ad affrontare ostacoli, discriminazioni e rifiuti. Ecco a voi alcune di queste storie.


Lili Elbe , Christine Jorgensen, Michael Dillon, sono stati vere pioniere nel campo degli interventi di riassegnazione di genere. ( La Chirurgia di riassegnazione sessuale (CRS/SRS) o Chirurgia del cambiamento di sesso è lo step finale nel processo di assistenza alle persone che hanno avuto conflitti tra le loro percezioni sessuali e le loro caratteristiche fisiche sin dalla nascita, che in terminologia medica si definisce “disforia di genere”. L'intervento di riassegnazione di genere trasformerà l'organo sessuale in modo da conformarsi allo stato mentale interiore desiderato affinché la persona possa condurre una vita più felice con il genere scelto.)


Nel mondo della recitazione 
Caroline 'Tula' Cossey, Roberta Close, Bibiana Fernández, Laverne Cox hanno segnato anche un prima e un dopo, proprio come ha fatto Andreja Pejic e Lea T ,Valentina Sampaio nel settore della moda.

Ci sono politici come Carla Antonelli in Spagna, Gianmarco il primo sindaco transgender d'Italia. Vladimir Luxuria deputata della XV Legislatura Italiana. Mirella Izzo con il suo “Oltre le gabbie dei generi. Manifesto Pangender” pubblicato dal Gruppo Abele nel 2012, che potremmo definire un importante testo post-transgender. In questo manifesto infatti si parla di identità di genere, ma in un’ottica pangender, universale, formulando un’invito a prendere coscienza del fatto che concetti come “uomo”, “donna”, “omosessuale”, “transgender” sono solo rigide classificazioni, gabbie che ci imprigionano costringendoci ad assomigliare a concetti che esistono solo a livello di cultura e pensiero. Martine Rothblatt donna transgender statunitense, avvocato, presidente del consiglio di amministrazione di una delle più importanti società nel campo delle biotecnologie, (“United Therapeutics Corporation”). Rothblatt salita agli onori delle cronache per essere una delle dirigenti donne più pagata d’America. Erica Malunguinho, deputata in San Paulo, Brasile. Anna Grodzka in Polonia e la senatrice Petra de Sutter in Belgio. Sarah McBride la prima senatrice apertamente transgender nella storia degli Stati Uniti. Eletta nel Delaware il 3 novembre è diventato il politico trans di più alto profilo negli Usa. Ci sono anche due transessuali tra le dieci persone più votate, alle amministrative di Novembre 2020 in Brasile, per il posto di consigliere comunale a San Paolo, il più grande collegio elettorale del Paese. Al sesto posto si è classificata Erika Hilton, candidata del Partito socialismo e libertà (Psol, di sinistra), con 50.477 voti, mentre al nono si è piazzato l’attore Thammy Miranda, del Partito liberale (Pl, di destra), con 43.297. Il consiglio comunale di San Paolo non ha mai avuto un rappresentante transessuale. Settima più votata nella corsa per il consiglio comunale di San Paolo è risultata inoltre la candidatura collettiva del Gruppo femminista, legato al Psol, che ha ottenuto 46.242 voti e ha tra le sue fila Carolina Iara, una trans nera e sieropositiva. Successo per il mondo Lgbt anche a Belo Horizonte, capitale di Minas Gerais, dove l’insegnante transessuale Duda Salabert, del Partito democratico laburista (Pdt, di sinistra), con 37.613 ha superato di oltre ottomila preferenze il secondo classificato, Nikolas Ferreira, del Partito laburista rinnovatore brasiliano (Prtb, di destra). Mentre anche Aracaju, capitale di Sergipe, Linda Brasil, del Psol, avrà la prima transessuale eletta in consiglio comunale.


Registe come le sorelle Wachowski con film famosi e importanti come Matrix. C'è anche chi ha lasciato il mondo sottosopra semplicemente con la sua personalità travolgente come Cristina Ortiz Rodríguez (1964-2017), meglio conosciuta come La Veneno, cantante, attrice, lavoratrice del sesso e personalità dei media in Spagna.


O chi proviene da un'importante saga familiare come Chaz Bono. Abbiamo rivisto le loro biografie e, soprattutto, abbiamo applaudito la loro decisione di fare un passo avanti per cambiare la loro vita e anche la le nostre storie.

Lili Elbe.
Lili Ilse Elvenes (Vejle, 28 dicembre 1882 – Dresda, 13 settembre 1931) è stata un'artista danese. Meglio conosciuta come Lili Elbe, nata biologicamente uomo con il nome di Einar Mogens Andreas Wegener, è stata la prima persona nella storia a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale e a essere identificata come donna transessuale...Morì in uno di essi all'età di 49 anni quando volle farsi impiantare un utero per poter avere dei figli. Einar Wegener incontrò Gerda Gottlieb alla scuola d'arte di Copenaghen, la Kunstakademiet. I due si sposarono nel 1904, quando Einar aveva 22 anni e Gerda 18. Entrambi lavoravano come illustratori: Einar si specializzò in dipinti di paesaggi, mentre Gerda lavorava per riviste di moda e creava libri illustrati. Caratteristiche di Einar erano una spiccata sensibilità e l'interesse per l'abbigliamento femminile.

Einar e Gerda viaggiarono in tutta Europa, dall'Italia alla Francia, stabilendosi a Parigi nel 1912. Nella capitale francese, Einar ebbe modo di vivere apertamente come una donna, e vestirsi come tale. Divenne modella e musa per i dipinti di Gerda, indossando abiti femminili e assumendo il nome di Lili Elbe. Tra gli anni venti e trenta Wegener si presentava regolarmente come una donna a tutte le feste e gli eventi pubblici utilizzando questo nome. Solo Gerda e pochi amici fidati erano al corrente della transessualità di Lili, che veniva presentata come la cugina di Einar. La sua vita è stata portata al cinema con il film "La ragazza danese", interpretato da Eddie Redmayne e Alicia Vikander.



Christine Jorgensen

Un'altra pioniera perché nel suo caso, oltre a sottoporsi all'operazione di riassegnazione, ha anche provato la terapia ormonale. Christine Jorgensen è nata il 30 maggio 1926 a New York. In realtà, il suo vero nome era George William Jorgensen Jr. ma negli Anni ’50 scelse di sottoporsi al processo di transizione . George era un ex soldato che a un certo punto, tra gli Anni ’40 e ’50, decise di non nascondere più la sua vera identità di genere, diventando famosa come una tra le prime persone MtF. Una scelta coraggiosa, a quei tempi, e rischiosa. Ma già dal 1930 era state numerose le persone che avevano passato per La Chirurgia di riassegnazione sessuale, procedendo con l’operazione di vaginoplastica. l'operazione chirurgica per la costruzione, la ricostruzione o il ringiovanimento della vagina

A far sapere al mondo la storia di Christine Jorgensen è stato il New York Daily News, che il 1 dicembre 1952 pubblicò la sua storia. Il titolo dell’articolo riportava “Ex-GI becomes blond beauty“, che significa: “Ex soldato diventa una bella bionda“. Anche se non era la prima al mondo, questo fatto fece molto scalpore a New York, ma contribuì a fare diventare Christine una grande portavoce di tutta la comunità trans.

La Chirurgia di riassegnazione sessuale di Christine Jorgensen

Per sottoporsi all’intervento chirurgico, Christine dovette andare in Danimarca, dove il dottor Christian Hamburger eseguì l’operazione di riattribuzione del sesso genitale (vaginoplastica). Sempre lui la seguì anche per la terapia ormonale necessaria per completare la transizione. Dopo l’operazione e la terapia, Christine Jorgensen divenne un’attivista di spicco per tutte le persone transgender, principalmente americane. Iniziò infatti a tenere incontri in moltissimi campus del Paese, passando da ex-soldato ad attrice, apparendo anche in alcune spettacoli di diversi nightclub. Non era difficile riconoscerla: come “divisa ufficiale” aveva preso il costume di Wonder Woman, che mantenne fino alla fine degli Anni ’80, quando coloro che detenevano il copyright della super-eroina le fecero causa per utilizzo non autorizzato. Nel 1982, a 62 anni, morì per un cancro. Ma la sua storia è stata una fonte di ispirazione per tutte le persone transgender, e anche se oggi non è molto ricordata dalla comunità LGBT, è stata una colonna portante per tutto il movimento. Fu lei stessa a dire che aveva dato “un bel calcio nei pantaloni” alla rivoluzione sessuale, per come si è impegnata nella sua transizione e per come ha voluto far conoscere la sua storia. Ai genitori, dopo l’operazione, scrisse una lettera spiegando la sua scelta: “La Natura ha fatto un errore, che io ho corretto, ed ora sono vostra figlia“.

Sylvia Ray Rivera (front) and Arthur Bell at gay liberation demonstration, New York University, 1970.

Sylvia Rae Rivera (New York, 2 luglio 1951 – New York, 19 febbraio 2002) è stata un'attivista statunitense. Transgender, è divenuta un'icona del movimento LGBT in seguito ai moti di Stonewall del 1969. Nata a New York in un taxi di fronte al Lincoln Hospital ma di origini portoricane e venezuelane Sylvia Rivera viene abbandonata dal padre José Rivera quando era ancora neonata e diventa presto orfana dopo il suicidio della madre dopo tre anni dalla sua nascita. Da allora cresce con la nonna venezuelana che presto si accorge dei suoi modi femminili, e li disapprova, così all'età di 11 anni Sylvia inizia a vivere in strada ed entra in contatto con la comunità di Drag queen della sua città.

Diviene nota dopo che, nella notte fra il 27 ed il 28 giugno 1969, allo "Stonewall Inn", un locale gay di New York, partecipò alla rivolta contro la polizia ricordata ancora oggi in tutto il mondo con la marcia del Gay pride come l'inizio del Movimento di liberazione omosessuale. In particolare, nonostante ancora oggi i racconti dell'episodio risultino contraddittori, Rivera viene ricordata per essere stata la prima ad aver lanciato una bottiglia contro i poliziotti che avevano già fatto numerose volte irruzione nel locale di Christopher street. Nel febbraio 1970 si unisce alla Gay Activists Alliance. Nello stesso anno, memore delle sue esperienze passate, fonda, insieme a Marsha P. Johnson, lo STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), un gruppo dedicato ad assistere ed aiutare le persone Trans di strada senzatetto, che aveva visto morire giovani per una coltellata o un'overdose, ma la mancanza di fondi e altri problemi portano alla sospensione del progetto. Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni novanta si trasferisce a Tarrytown, dove organizza degli spettacoli drag nei locali della zona.

Pur rimanendo in contatto col movimento gay, da questo momento si limita a partecipare ai Gay Pride annuali. Successivamente l'uso di sostanze stupefacenti determinano un tracollo nella sua vita ed il suo ritorno a New York, come senzatetto. Nel 1994, sempre più delusa dall'emarginazione delle persone transgender da parte della comunità gay, decide, durante il venticinquesimo anniversario della rivolta di Stonewall, di mettersi alla testa della cosiddetta marcia "illegale", un gruppo di manifestanti respinti dagli organizzatori del Gay Pride (i gay non volevano marciare insieme all'associazione degli "amanti dei ragazzi" ovvero il NAMBLA, North American Man Boy Love Association). Il 24 maggio 1995 tenta il suicidio, camminando nel fiume Hudson. Sylvia Rivera è stata spinta al suicidio più volte, in seguito alle discriminazioni e alle forti delusioni, in particolare quelle dovute al movimento gay, che ha più volte preso le distanze da transessuali, travestiti e drag queen, che rappresentano talvolta nella comunità LGBT una sorta di minoranza nella minoranza.

Nel 1997 si unì alla Transy House Collective. Nel 1999 venne invitata in Italia dal M.I.T. e partecipò al World Pride 2000 a Roma. Nel 2000, insieme ad altri attivisti, riattivò lo STAR. È morta a 50 anni, il 19 febbraio 2002, al St. Vincent's Manhattan Hospital di New York, per un tumore al fegato. Nel 2005, durante il Transgender Day of Remembrance, New York le ha dedicato una strada. Dal 2013 le è intitolato il comitato territoriale dell'Arcigay di Chieti.


Marsha P. Johnson
(Elizabeth, 24 agosto 1945 – New York, 6 luglio 1992) è stata un'attivista statunitense, autodefinitasi drag queen.

Personalità nota per la sua importante partecipazione al movimento per i diritti LGBT negli Stati Uniti, è ritenuta una delle presenze più rilevanti nei moti di Stonewall del 1969. Johnson fu tra i fondatori del Gay Liberation Front e fondò anche l'organizzazione per gay, trans e persone genderqueer, "STAR" (Street Transvestite Action Revolutionaries) insieme all'amica Sylvia Rivera.


Michael Dillon

1° maggio 1915-15 maggio 1962
Laurence Michael Dillon era un medico britannico, il primo ragazzo FtM a sottoporsi all’intervento chirurgico di falloplastica. La procedura divenne nota come la tecnica Gillies ed è considerata la prima procedura di falloplastica affidabile. Nel 1939, Dillon, che era più a suo agio in abiti maschili e sentiva davvero di essere un uomo, tentò di intraprendere il percorso di transizione con il dottor George Foss. Gli effetti della terapia ormonale a base di testosterone non erano ancora compresi, ma il dottor Foss fornì a Dillon delle compresse di testosterone per via orale. Si ritiene che Dillon sia stato il primo FtM a fare la terapia a base di testosterone.

Mentre era in ospedale per una ferita alla testa, Dillon contattò un chirurgo plastico, una specializzazione rara all’epoca, che eseguì una doppia mastectomia per lui. Questo chirurgo ha anche fornito a Dillon una certificazione per aiutarlo ad ottenere la rettifica anagrafica, e lo mise in contatto con il dottor Harold Gillies, che ha eseguito l’intervento chirurgico di falloplastica per i soldati feriti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1946 Gillies ha accettato di eseguire la falloplastica per Dillon, ma gli diagnosticò una ipospadia per nascondere la vera natura dell’intervento chirurgico. Dal ’46 AL ’49 Gillies ha effettuato almeno 13 interventi chirurgici su Dillon. Nel 1946 Dillon ha pubblicato un libro su ciò che noi oggi definiamo transessualità: “Self: A Study in Endocrinology and Ethics”. Ha scritto di “inversione maschile” e ha affermato che questa inversione fosse innata, una condizione fisica nascosta che non poteva essere mutata con la psicanalisi ma doveva invece essere trattata medicalmente.


“Laddove la mente non può essere adattata al corpo, il corpo deve essere fatto su misura, il più possibile, per la mente.”


Il libro l’ha portato a suscitare l’attenzione di Roberta Cowell, che per mano di Dillon sarebbe diventata la prima donna MtF britannica a ricevere un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso MtF. Sebbene Dillon non avesse ancora completato la sua formazione come medico, ha compiuto un intervento di orchiectomia su Cowell, procedura illegale in base alle leggi britanniche.

Le attenzioni indesiderate della stampa per quanto riguarda il suo passato aristocratico portarono Dillon a fuggire in India, dove si immerse in studi buddisti, è entrato nell’ordine e ha assunto il nome buddista di Sramanera Jivaka. Tuttavia gli fu inizialmente rifiutato di entrare nell’ordine e presto si trasferì a Ladakh, dove è stato ordinato monaco novizio (?) e assunse il nome di Lobzang Jivaka. Ha dedicato il suo tempo al Buddhismo e alla scrittura. Ha pubblicato quattro libri sul Buddhismo, tra cui “The Life of Milarepa” sul rinomato yogi tibetano del XI secolo. Nel 1962 la sua salute fu compromessa, con ogni probabilità per gli effetti del testosterone sul fegato, e morì in ospedale in India all’età di 47 anni.


Il libro di Pagan Kennedy del 2007, “The First Man-Made Man” (“Il primo uomo reso uomo”, NDT), racconta la vita di Dillon, inclusa la sua storia d’amore con Roberta Cowell, rivelando le prime lotte delle persone transessuali.

Marcella di Folco
(1943-2010)
Nel 1987 si sottopone a un'operazione per il cambio di sesso. Nel 1988 diventa Presidente del Movimento Identità Transessuale e nel 1997 vicepresidente dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere (ONIG). Fu eletta Consigliere comunale di Bologna nel 1995, con i Verdi, gruppo politico a cui aveva aderito all'inizio degli anni '90 e alla cui vita avrebbe partecipato in modo attivo fino alla fine. È stata la prima donna apertamente sottopostasi a un'operazione per il cambio di sesso a coprire una carica pubblica al mondo. È stata anche una delle protagoniste del cinema di Federico Fellini negli anni settanta, ma sono note sue apparizioni in opere di Roberto Rossellini, Dino Risi, Alberto Sordi, e Bruno Corbucci.

Giò Stajano (1931-2011)
Maria Gioacchina Stajano Starace Briganti di Panico, detta Giò, nata Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico, è stata una scrittrice, giornalista, attrice e pittrice transessuale italiana. Negli anni Sessanta, prima dell'intervento chirurgico di riassegnazione del sesso (1983), fu celebre come uno dei primi omosessuali pubblicamente dichiarati in Italia.



Mirella Izzo (Genova, 23 aprile 1959) è un'attivista italiana, considerata tra i personaggi di riferimento del panorama transessuale italiano. Impegnata nella tutela dei diritti civili e umani delle persone transessuali, anche a livello politico, è fondatrice di Crisalide AzioneTrans ONLUS, che presiedette dal 1999 al 2006. Essa stessa transessuale, si autodefinisce «pansessuale» e «lesbica» Di orientamento sessuale dichiaratamente lesbica, Mirella Izzo ha affrontato tale apparente contraddizione in vari articoli, tendenti a rimarcare la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale. La tematica fu da lei trattata poco dopo il suo percorso di transizione, nel 2001, e in seguito ampliata, anche a spiegazione del fatto che molte persone transessuali, come capitò a lei prima della transizione di genere, provassero attrazione per persone del sesso biologico opposto al proprio. Più recentemente, il tema è stato ripreso in Translesbismo (2009).

Un altro tema trattato in maniera estensiva è il cosiddetto "transfemminismo", declinato come opposizione al maschilismo di matrice giudeo-cristiana, che vede nell'espressione femminile un motivo di vergogna e isolamento, e che colpisce anche coloro, donne o transgender, che tradiscono il modello femminile a misura dell'uomo.

A latere di tale attività, ha curato anche la redazione di libri, articoli per la stampa (sul quotidiano Liberazione) e la rubrica La posta di Mirella per il sito web di GAY.tv

Monica J. Romano (Milano, 12 aprile 1979) è una scrittrice, saggista e attivista italiana.


È autrice di tre libri: il saggio Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione, rielaborazione della sua tesi di laurea ed edito nel 2008 da Costa & Nolan, il romanzo di formazione Storie di ragazze XY, edito nel 2015 da Ugo Mursia e il memoir militante Gender (R)Evolution, edito nel 2017 da Ugo Mursia. Nel 2018 ha scritto la postfazione per il libro "I libri delle donne. Case editrici femministe degli anni settanta" di Vera Navarrìa. È autrice della parte dedicata alla storia del movimento transessuale contenuta nel libro "Milano e 50 anni di movimento LGBT", pubblicato nel 2019 [6].


Esperta in amministrazione del personale, si occupa di formazione in diversità management e gender equality presso aziende ed enti pubblici e privati.


Film, documentari e libri raccontano la scrittrice, la sua militanza e la sua vita: Crisalidi. Cinque racconti di vita T*, regia di Federico Tinelli; O sei uomo o sei donna... chiaro?, regia di Enrico Vanni [9]; "Ci chiamano diversi", regia di Vincenzo Monaco; R/BELLE. Storie vere di orgoglio e successo al femminile, regia di Marzia De Clercq.


Nel 2016 si è candidata alle elezioni per il consiglio comunale di Milano nella lista "Sinistra x Milano" per il candidato sindaco Beppe Sala.


La sua militanza nell'ambito dei diritti LGBT ha attraversato un ventennio: il suo primo contatto con le realtà associative transgender risale infatti al 1999, anno in cui ha dato inizio ad attività di volontariato presso il circolo milanese Arcitrans "Fenice". Dal 2003 al 2007 è stata coordinatrice della sede milanese e consigliera del direttivo nazionale dell'associazione Crisalide AzioneTrans ONLUS. Nel 2007 viene nominata delegata alla consulta per il Cig Arcigay Milano. Nel 2008 ha fondato l'associazione "La Fenice", di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Nel 2013 ha avviato un gruppo di auto aiuto e autocoscienza dedicato alla variabilità e non conformità di genere presso il Circolo culturale Harvey Milk a Milano. Nel 2018 viene nominata consigliera onoraria dall'associazione.

Antonia Monopoli
nasce Antonio 43 anni fa a Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. La sua è una storia complicata e dolorosa, finita nel migliore dei modi. Milanese dal ’94, Antonia – dopo anni di prostituzione – dal 2009 è la responsabile dello Sportello Trans di Ala Milano Onlus (Associazione per la lotta all’aids), che dal 2002 opera nel sociale a tutto campo. Da dieci anni Antonia Monopoli è responsabile dello Sportello Trans di Ala Milano. Recentemente ha deciso di raccontarsi nel libro autobiografico La forza di Antonia, storia di una persona transgender, che, scritto in collaborazione con Gerardo Maiello, è stata auto pubblicata il 17 ottobre.

http://www.sportellotransalamilano.it/sportellotrans/tag/antonia-monopoli/

Rola
- La storia di Rolando Casciotti, cittadino di Rocca di Papa, il quale negli anni '50 praticò su di sé l'evirazione pur di ottenere la transizione-allora vietata dalle legge fasciste - da uomo a donna. una storia vera che tesse le sue radici tra la comunità rocchegiana, nel cuore dei castelli Romani, antesignana di un cambiamento epocale che si è avuto solo molti anni dopo. Era il 1971 quando Rolando, che intanto si faceva chiamare Rola, ottenne con una sentenza la riassegnazione anagrafica e sessuale, e divenne cosi Giuliana. Primo uomo a cambiare sesso, proprio a Rocca di Papa. Il 14 gennaio 1954 Rolando si risolse a un gesto dettato da un'assoluta disperazione: dopo aver studiato libri di anestesia e chirurgia, e venendo conoscenza dei primi esperimenti di transizione, si operò da solo. prevedibilmente, fu ricoverato d'urgenza in ospedale con una violenta emorragia, ma a questo punto i chirurghi erano liberi d'intervenire. Nel corso dei successivi tre anni, dopo varie operazioni di chirurgia plastica e dopo un ciclo di ormoni femminili, ottenne infine il corpo che aveva fin li sempre sognato. La prima legge sulla riassegnazione sessuale fu promulgata esattamente un anno dopo la tragica morte di Rola ( legge 164 del 14 Aprile 1982, ancora in vigore).

La storia di Rola nel romanzo di Luciana Balducci

Rola. Un estraneo, il mio corpo


Caroline “Tula” Cossey

È il 1981 e l’aria sul set del nuovo film 007, Solo per i tuoi occhi, trabocca di così tanto sex appeal da poterla tagliare con un coltello. Un manipolo di “Bond Girls” in bikini, baciate dal sole e pronte a scattare una foto stampa con Roger Moore, sorridono alla macchina fotografica per l’ennesima immagine della storia del franchise.

Alla fine della fila, all’estrema sinistra, si vede Caroline “Tula” Cossey, leggendaria modella britannica che, vista in prospettiva, è la vera star della foto. La protagonista non è la più conosciuta solo perché già apparsa su Vogue, Harper’s Bazaar e altre pubblicazioni di alta moda, ma perché, in segreto, è la prima Bond Girl transessuale, rimasta l’unica fino al giorno d’oggi. Grazie a un fisico perfetto e a una grande bellezza, Caroline riuscì a raggiungere le vette del mondo della moda. Ma le voci riguardo quella donna “troppo perfetta” circolarono nell’ambiente in modo crescente, e i giornali scandalistici scavarono nel passato della Cossey. 

All’inizio degli anni ’80 News of the World uscì con un articolo dal titolo “James Bond Girl Was a Boy! – La Bond Girl era un ragazzo”, e poi tutti gli altri seguirono l’onda dello scandalo. Caroline Cossey iniziò a muoversi legalmente contro la legge britannica, che allora impediva l’alterazione legale del proprio certificato di nascita. La sua battaglia iniziò grazie al fidanzamento con Glauco Lasinio, che l’incoraggiò a far valere i propri diritti nelle aule dei tribunali. Dopo aver rotto con Lasinio, Tula incontrò Elias Fattal, un uomo d’affari, che ignorava la sua storia fino a quando le propose il matrimonio nel giorno di San Valentino del 1988. Quando lei gli disse che era un transessuale, invece di rifiutarla, Fattal chiese semplicemente se si sarebbe convertita all’ebraismo, e Caroline accettò.

Si sposarono il 21 maggio 1989, poche settimane dopo che la Corte europea dei diritti umani aveva deciso legalmente di riconoscere Tula come donna. Tornati dalla luna di miele scoprirono che il News of the World aveva pubblicato una storia sul loro matrimonio, ed Elias lasciò la donna perché la madre era riuscita a leggere la notizia.

Il 27 settembre 1990, la Corte europea annullò la propria decisione a seguito del ricorso del governo britannico. (Il diritto di cambiare il sesso per le persone transgender nel Regno Unito non sarebbe stato concesso fino al Gender Recognition Act del 2004.) Tula tornò a fare la modella, una carriera cui aveva rinunciato quattro anni prima.

Tula sposò il canadese David Finch nel 1992, e oggi vivono insieme a Kennesaw, vicino ad Atlanta, in Georgia, negli Stati Uniti.

La storia della transizione di Tula, raccontata da Playboy.



Oggi le donne transgender sono al centro dell’attenzione della cultura pop ( Valentina Sampaio, Lea T, 
Andreja Pejić per fare alcuni esempi), ma allora erano persone scomode, in tutte le circostanze.

La lotta di Caroline Cossey come prima supermodella transgender rappresenta una delle più feroci battaglie della storia LGBTQ+. La sua autobiografia “My Story” è disponibile su Amazon, mentre su Instagram trovate l’account gestito da Caroline stessa.


Roberta Close
è la più famosa transessuale brasiliana e, allo stesso tempo, l'unica che, anche anni prima di sottoporsi al intervento chirurgico di cambiamento di sesso, è stata votata dal pubblico maschile come il modello femminile più sexy del pianeta. Questo è veramente incredibile ! Ma prima di arrivarci, affermandosi come una donna agli occhi di tutti, con l'identità di Roberta Close, ha passato ostacoli e disgrazie. Alla fine, Roberta è uscita come vincitrice e come la prova vivente che gli organi sessuali sono solo una indicazione di una persona. Tuttora è la più famosa transessuale donna dell' America latina, della vita di Roberta Close è stato detto di tutto. Molte delle storie sono state chiaramente inventate, ma suscitando sempre molta curiosità .
https://vanessablogmazza.blogspot.com/2010/08/celebrita-transessuali-roberta-close.html


Bibiana Fernández

Modella, attrice e collaboratrice televisiva è stata una delle prime donne con un cambio di sesso a saltare alla ribalta in Spagna. "Penso, sento e sogno come una donna, che importa se ho l'organo maschile! Non mi piace essere chiamata travestita perché mi sento una donna", disse nel 1978. Nata a Tangeri ma cresciuta a Malaga, ha iniziato come artista in teatri, teatri e cabaret con il nome di Bibi Andersen. Il suo primo film è stato 'Cambio de sexo' di Vicente Aranda. La scena madrilena è arrivata e con essa Pedro Almodóvar e altri film come 'Matador', 'La ley del deseo', 'Tacones Lejanos' o 'Kika'. Il teatro e la televisione sono stati il suo mondo di lavoro negli ultimi anni.

Cristina Ortiz, detta La Veneno, è stata un personaggio chiave della scena LGBT del periodi immediatamente successivo alla dittatura di Franco in Spagna: una delle più famose transgender spagnole. Incrociata casualmente da una giornalista televisiva che intendeva fare un reportage sulla prostituzione a Madrid, è diventata molto velocemente un’icona dopo la sua prima apparizione televisiva, quando è andata in onda l’intervista che la giornalista aveva realizzato. Da quel momento è diventata una presenza fissa televisiva ed è stata da subito identificata come voce di una fetta di popolazione, quella transgender, che non aveva mai avuto visibilità, assurgendo a simbolo di libertà individuale e di espressione. La sua storia viene raccontata in una miniserie ricostruisce la sua vita fino alla (tuttora irrisolta) morte, utilizzando le informazioni raccolte nella biografia ¡Digo! Ni puta ni santa. Las memorias de La Veneno, scritta da Valeria Vegas, una giornalista che incrociò La Veneno nei suoi ultimi anni di vita. Disponibile in streaming ita Netflix, Prime, Rai Play, Timvision e altri servizi di streaming in Italia.

Le sorelle Wachowski
Immaginate di aver raggiunto la gloria a Hollywood come regista e sceneggiatore di film così importanti nella storia del cinema come 'Matrix' e 'V for Vendetta' e nel vostro momento più alto decidere che tutto deve cambiare. Questo è successo ai fratelli Larry e Andy Wachowski quando hanno deciso di fare la loro transizione e di diventare sorelle Lana e Lilly Wachowski. Una decisione molto coraggiosa che hanno dovuto affrontare per lottare per essere chi sono veramente.

Sarah McBride ha 30 anni ed è la prima senatrice apertamente transgender nella storia degli Stati Uniti. Eletta nel Delaware il 3 novembre è diventato il politico trans di più alto profilo negli Usa. La senatrice è molto attiva su Twitter, e proprio sul social ha rimbeccato un utente, ottenendo l’approvazione della rete. Nel 2012 McBride era la prima persona transgender a lavorare alla Casa Bianca, era stagista durante l’amministrazione di Barack Obama. Nel 2016 è stata la prima persona transgender a parlare alla convention del partito democratico, e in assoluto la prima a parlare a un evento di uno dei due partiti principali.

Combattendo per i diritti LGBTQIA+ con Human Rights Campaign and Equality nel Delaware e lavorando alle campagne elettorali del governatore dello stato Jack Markell e del procuratore generale, Beau Biden (uno dei figli del candidato democratico Joe Biden), è oggi la prima senatrice transgender della storia degli Stati Uniti.

L’attivista si è battuta per l’assistenza sanitaria e la tutela dei minori, il libro “Tomorrow Will Be Different” raccoglie la storia delle sue battaglie.


Laverne Cox è nata a Mobile (Alabama)


ed ha un fratello gemello di nome M. Lamar, che ha interpretato Sophia Burset prima della sua transizione nella serie televisiva Orange Is the New Black.
Laverne Cox ha raggiunto la popolarità nel 2013 con il ruolo di Sophia Burset nella serie Netflix Orange Is the New Black, in cui è una detenuta transessuale appunto, in un carcere femminile. Ha conquistato così l’attenzione di pubblico e media e ha ricevuto tre nomination agli Emmy, meritandosi un posto nella storia come prima donna transgender a ricevere una candidatura. Nel 2014 è anche la prima persona apertamente trans a posare per una copertina di Time. La sua carriera continua, poi, con un’infilata di progetti televisivi: The Mindy Project, Dear White People e Curb Your Enthusiasm, e di film tra cui Charlie’s Angels, oltre a un grande attivismo per i diritti delle persone transessuali.


Dominque Jackson, MJ Rodriguez, Indya Moore, Angelica Ross, Hailie Sahar. Trace Lysette.


Pose, la creatura di Ryan Murphy realizzata negli Stati Uniti per Fx e da noi distribuita da Netflix, è un unicum: nessun’altra serie annovera così tante persone di colore e appartenenti alla comunità Lgbt+. In particolare, sono moltissime le attrici transgender con un ruolo di primo piano in questo affresco storico, che rubano la scena per talento, fascino e magnetismo.

Hunter Schafer serie Hbo Euphoria, che lo scorso autunno ha fatto parlare molto di sé per la rappresentazione senza filtri di uno spaccato di gioventù problematica e ansiogena. Accanto alla protagonista Rue (Zendaya, lei sì nominata agli Emmy), c’è Jules, ragazza transessuale interpretata da Hunter Schafer, esordiente con un passato da modella. Il suo personaggio è davvero significativo, perché per una volta rappresenta una persona transgender che non ha problemi ad accettarsi .




Il 20 Novembre abbiamo ricordato, purtroppo Il Transgender Day of Remembrance nato nel 1999 da Gwendolyn Ann Smith, per commemorare l’omicidio di Rita Hester, uccisa il 28 novembre 1998 ad Allston nel Massachusetts, una donna afroamericana transgender da cui scaturì la lotta della comunità trans per ottenere sul delitto una copertura mediatica rispettosa da parte dei giornali locali. Purtroppo i numeri sono allarmanti, le persone trans sono vulnerabile ed emarginate. Soltanto quest'anno 350 persone trans sono state ammazzate. Se lentamente l’attenzione dell’opinione pubblica inizia a comprendere il significato e le conseguenze dell’omofobia però resta lontana una presa di coscienza collettiva verso la transfobia.


Dobbiamo imparare a rispettare gli altri, cambiare il nostro comportamento quando pensiamo che un determinato fatto o persona non si adatta agli standard imposti dalla società. Dobbiamo evolvere e rafforzare sempre più le nostre politiche pubbliche in modo che siano efficienti ed efficaci nel ridurre questi numeri. Purtroppo La popolazione trans è, storicamente, la più emarginata tra la comunità LGBT: senza accesso al lavoro, con alti tassi di abbandono scolastico per pregiudizi e vittime di violenza quotidiana contro il proprio corpo. Ecco perché dobbiamo raccontarci, creare un dibattito affinché la popolazione transessuale viva dignitosamente.


Questa è una lotta per l'intera comunità LGBT e per tutte le persone. Le nostre difficoltà iniziano solitamente in famiglia, fin dalla prima infanzia, con vigilanza e punizione affinché si adattiamo al comportamento ritenuto ideale per i nostro sesso anatomico.


È passato il momento in cui la società può comprendere che un'identità di genere diversa dal sesso biologico non dovrebbe essere un ostacolo per il pieno sviluppo degli individui, fornendo a tutti le condizioni per un adeguato inserimento nell'ambiente sociale.


Noi siamo sempre state in prima linea, in questa guerra per diritti e rispetto. Armate solamente con i nostri corpi e la nostra esistenza. Abbiamo dipinto le nostre carni decorato le nostre teste. Come in ogni guerra abbiamo perso, e stiamo perdendo tante di noi...è la realtà.

Dandara dos Santo
s (Fortaleza, CE, Brasile) picchiata a morte nel febbraio 2017 i suoi carnefici hanno pubblicato un video dove torturavano sui social. Nella stessa città, tre giorni prima, Hérica Izidório stata picchiata e lanciata da un cavalcavia. È morta dopo due mesi di coma.

Sophia Castro (Contagem, MG, Brasile) è stata strangolata da un cliente il 29 aprile 2017. Il corpo è stato riconosciuto dalle sue amiche con cui viveva, ma solo i membri della famiglia potevano rilasciare il corpo all'IML. Il 19 febbraio, sempre a Minas Gerais, Mirella de Carlo è stata trovata morta. Aveva un asciugamano avvolto intorno al collo.

Violenze dirette e indirette, come ad Acerra il 12 settembre scorso, quando una ragazza di 20 anni, Maria Paola Gaglione, è stata uccisa dal fratello che l’ha spinta giù dal motorino, perché la sua famiglia non sopportava che fosse innamorata di un ragazzo trans, rimasto ferito anch’egli durante l’omicidio della fidanzata. una giovane ragazza su un materasso sulle sponde del Tevere

Steffany sul ciglio della strada a Tor Sapienza

una donna nel proprio appartamento a Frosinone

Laura in una pozza di sangue (per accoltellamento) al quartiere Eur

Ximena sul lago di Nemi

Andrea, uccisa a bastonate presso la stazione Termini

Lara Argento, Manuela de Cassia, Steffany Dior, Francesca Galatro. Sono i nomi delle donne trans uccise nell’ultimo anno in Italia. Sono i quattro nomi italiani che si aggiungono agli altri 3727 da ricordare questo 20 novembre per il Trans Day of Remembrance, la giornata internazionale per ricordare le persone trans vittime di violenza.

PER NON DIMENTICARE.


Fonte. Wikipedia

martedì 7 luglio 2020

Bi-Visibility Day, Ogni 23 settembre dal 1999 : LA BISESSUALITÀ ESISTE E DEVI FARTENE UNA RAGIONE

Il 23 settembre si celebra invece il Bi-Visibility Day, giornata dell’orgoglio e della visibilità delle persone bisessuali. Istituita per la prima volta nel 1999 dagli attivisti americani Wendy Curry, Michael Page, e Gigi Raven Wilbur in occasione dell’annuale assemblea di Ilga (International Lesbian and Gay Association), una delle più importanti associazioni LGBTQ+ al mondo. La giornata ha come obiettivo di quello di affermare l’esistenza delle persone bisessuali al di là del binarismo etero/gay, rimarcando come il proprio orientamento sessuale non sia né una scelta né una fase di confusione.

Secondo lo studio Who I Am, pubblicato sull’Australian Journal of General Practice lo scorso marzo, su un campione di circa 2500 persone bisessuali il 58,7% ha avuto episodi di autolesionismo e il 77,6% ha pensato almeno una volta di suicidarsi. Una su quattro ci ha provato. La Fondazione HRC, in collaborazione con BRC, BiNetUSA e il Bisexual Organizing Project, ha invece rilasciato il report Health Disparities Among Bisexual People, che evidenzia come le persone bisessuali siano soggette a tassi più alti di obesità, fumo, cancro e malattie sessuali. A causa dei pregiudizi che ancora sussistono anche in ambito medico, molte parlano meno ai medici della propria sessualità e ciò si traduce nella ricezione di prestazioni mediche non sempre adeguate. Per questo motivo il mese di marzo è stato ribattezzato il Bisexual Health Awareness Month, cioè il mese dedicato all’aumentare la consapevolezza e il dialogo sulla realtà sociale, economica e di salute delle persone B+.

Fonte:https://thevision.com/attualita/orientamento-bisessuale-lgbtq/

http://www.bivisibilityday.com/


Facebook Orgoglio Bisessuale.

Il rovescio globale dei diritti LGBTQ +: cosa sta succedendo e cosa potete fare al riguardo

Daniel Hubbard scrive della preoccupante tendenza degli attacchi ai diritti delle persone LGBTQ + dagli Stati Uniti alla Russia.

CW: omofobia, transfobia, menzione della violenza nei confronti delle persone LGBTQ

Mentre il mese dell'Orgoglio volge al termine, può essere confortante guardare indietro all'avanzamento dei diritti LGBTQ+ di cui gran parte del mondo è stata testimone negli ultimi tre decenni. Nel sondaggio britannico "Social Attitudes" del 2019, il 66% degli intervistati ha dichiarato che non c'è nulla di sbagliato nelle relazioni omosessuali, rispetto all'11% di tre decenni prima. Tuttavia, le persone LGBTQ+ nel Regno Unito sono ancora oggetto di discriminazione e sono sproporzionatamente vittime di crimini motivati dall'odio, il che dimostra che la Gran Bretagna non è affatto una società perfetta quando si tratta di diritti LGBTQ+. A livello internazionale, il quadro è ancora più allarmante. Dall'Ungheria agli Stati Uniti, i governi conservatori hanno lanciato un attacco a tutto campo contro le comunità LGBTQ+, cercando di privarle dei diritti civili duramente conquistati. Pertanto, se da un lato il Gay Pride dovrebbe essere una celebrazione della vivace comunità LGBTQ+ della Gran Bretagna, dall'altro dobbiamo sempre ricordare che le persone gay devono ancora affrontare la discriminazione, anche in gran parte di ciò che consideriamo il mondo sviluppato.


Negli ultimi decenni, dopo una liberalizzazione limitata sulla scia del crollo dell'URSS, la Russia è diventata l'epicentro del backsliding dei diritti LGBTQ+. Famigeratamente nel 2013 il Cremlino ha emanato leggi che criminalizzano la cosiddetta "propaganda LGBTQ+". Questo è stato visto da molti come un tentativo di Putin di assicurarsi la sua base conservatrice dopo la stagnazione economica; tuttavia, ha creato un ambiente profondamente ostile per le persone LGBTQ+ all'interno della Russia, che da allora è cresciuto solo negli anni. Il 1° luglio, i russi hanno votato in un referendum costituzionale per dare a Putin più poteri dittatoriali, per radicare ulteriormente gli atteggiamenti omofobici nella legge russa. In particolare, darà autorità costituzionale all'opinione che il matrimonio può essere solo tra un uomo e una donna. Queste riforme hanno ottenuto la benedizione, tra molti eminenti russi, della Chiesa ortodossa profondamente reazionaria della Russia. Accanto a questo, la violenta persecuzione delle persone LGBTQ+ continua nella regione meridionale della Cecenia, come documentato nel nuovo film "Benvenuti in Cecenia": The Gay Purge", che sarà disponibile sulla BBC a luglio. Questo documenta come dal 2017 il governo regionale ceceno abbia lanciato una violenta repressione dei diritti LGBTQ+ che va al di là di qualsiasi editto di Putin, poiché gay e trans si trovano ad affrontare torture e rapimenti sanzionati dallo Stato.


Mentre la persecuzione delle persone LGBTQ+ da parte della Russia è ben nota in quello che è considerato l'Occidente, i diritti dei gay e dei transgender sono stati oggetto di attacchi anche in paesi come l'Ungheria e Polonia, entrambi membri dell'UE e della NATO. In Ungheria, il primo ministro totalitario Viktor Orban, incoraggiato dai nuovi poteri di emergenza, ha approvato una legislazione transfobica, mentre il resto dell'UE si occupava di coronavirus. Con le nuove leggi ungheresi, il riconoscimento legale delle persone transgender è stato messo fine. L'editto definisce il genere come basato sui cromosomi alla nascita, il che significa che le persone trans non riceveranno né assistenza medica per la transizione né riconoscimento legale della loro identità di genere. La legge impedisce inoltre alle persone di cambiare il proprio nome per allinearsi alla propria identità di genere, il che significa che il loro nome sui documenti ufficiali può apparire disgiunto dall'aspetto esteriore delle persone trans. Il leader dell'opposizione Bernadett Szél ha indicato questa clausola come una clausola particolarmente repressiva, poiché in Ungheria è richiesto l'esibizione della carta d'identità per una serie di attività quotidiane come il ritiro della posta, il che significa che le persone trans saranno costrette ad uscire ogni giorno. In un paese in cui il 69% dei voti è andato a partiti di estrema destra, questo rappresenta ovviamente un pericolo per la sicurezza delle persone LGBTQ+.


Allo stesso modo, negli ultimi cinque anni la Polonia ha visto aumentare la repressione del governo nei confronti dei diritti LGBTQ+. Anche se questo è stato meno estremo che in Ungheria o in Russia, il Partito della Legge e della Giustizia è comunque avidamente omofobico, avendo sostenuto la creazione di "zone libere LGBTQ+" in più di 80 comuni polacchi. Tuttavia, il 12 luglio la Polonia si recherà alle urne alle elezioni presidenziali per scegliere tra il presidente in carica del partito Legge e Giustizia Andrzej Duda e il più liberale sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski. Il primo ha fatto campagna elettorale con un biglietto fortemente anti-LGBTQ+, definendo l'accettazione LGBTQ+ una "ideologia peggiore del comunismo" e giurando di difendere i bambini polacchi dalla cosiddetta "ideologia". Duda si è impegnato a sostenere i polacchi nelle aree rurali, e la maggioranza degli uomini polacchi ha dichiarato in un recente sondaggio che il movimento per i diritti LGBTQ+ era la più grande minaccia per il paese. Trzaskowski, d'altra parte, pur avendo evitato le tematiche LGBTQ+ nel percorso della campagna, in passato ha sostenuto la protezione delle persone LGBTQ+ e ha marciato nella parata del Gay Pride di Varsavia del 2019. Nel primo turno di votazioni Duda ha vinto il 44% dei voti contro il 30% di Trzaskowski, con i sondaggi che dichiarano che il voto di fuga è troppo vicino alla chiamata. Se Trzaskowski dovesse trionfare, potrebbe usare il potere di veto del presidente per bloccare i tentativi del parlamento controllato dalla legge e dalla giustizia di emanare ulteriori leggi discriminatorie.


Tuttavia, non basta pensare che è solo nelle "democrazie illiberali" di Polonia e Ungheria che i diritti LGBT sono minacciati. Sotto Donald Trump, nel 2019 il governo statunitense ha vietato alle persone transgender di arruolarsi nelle forze armate, a meno che non lo abbiano fatto in base al loro incarico di sesso alla nascita. Inoltre, nel giugno 2020, a metà del mese del Pride, il Dipartimento della Salute ha dichiarato che avrebbe basato la sua interpretazione della discriminazione sessuale sulla biologia alla nascita. In effetti, questo significava che l'ospedale e le compagnie di assicurazione avrebbero potuto rifiutare la copertura per le cure legate alla transizione. Tuttavia, a differenza di Ungheria e Polonia, le istituzioni americane si sono dimostrate più resistenti agli attacchi di Trump ai diritti LGBTQ+. Ciò è stato dimostrato dalla sentenza della Corte Suprema del 15 giugno, che ha stabilito che la discriminazione sul posto di lavoro basata sulla sessualità e sull'identità di genere era illegale, andando contro la politica dell'amministrazione Trump.


Anche altri cosiddetti Paesi occidentali hanno visto un respingimento contro i diritti LGBTQ+; in particolare in Spagna il Partito Vox, che chiede di porre un freno alle sfilate dei gay Pride e di vietare l'adozione di persone dello stesso sesso, ha vinto il 14% dei voti alle elezioni dell'anno scorso.


Pertanto, anche se siamo tentati di celebrare il successo del movimento per i diritti LGBTQ+, dobbiamo sempre stare attenti a seguire la strada pericolosa di luoghi come gli Stati Uniti. È particolarmente preoccupante che gli atteggiamenti sociali britannici menzionati all'inizio di questo pezzo abbiano effettivamente registrato un calo del 2% nell'accettazione delle relazioni omosessuali rispetto al 2018. Oltre ad essere consapevoli dei pericoli che la nostra società deve affrontare, le persone LGBTQ+ e i suoi alleati dovrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per aiutare le vittime della discriminazione LGBTQ+ all'estero.


Per i lettori dei Paesi dell'UE, il modo più efficace potrebbe essere quello di contattare gli eurodeputati locali per incoraggiare l'UE ad agire contro l'Ungheria e la Polonia. Per i britannici, anche se non siamo più membri dell'UE, possiamo comunque scrivere ai nostri deputati per fare pressione sui governi per una maggiore azione contro i regimi che minacciano i diritti LGBTQ+.


È fondamentale rimanere costantemente consapevoli delle campagne che ci hanno portato i nostri diritti civili, e continuare la lotta per mantenerli sia in patria che all'estero. I casi della Polonia, dell'Ungheria e degli Stati Uniti mostrano i pericoli dell'autocompiacimento, e lo dobbiamo alle persone che in quei Paesi sono prive di potere di fare ciò che possiamo per sostenerli.


I lettori possono trovare qui di seguito un elenco degli enti di beneficenza partner di Stonewall per i paesi citati in questo articolo, molti dei quali hanno un disperato bisogno di sostegno.

https://www.lgbtnet.org/en

http://www.ptpa.org.pl/

Gay, Lesbian and Straight Educators Network

Acropoli


Per consigli e assistenza confidenziali, è possibile contattare Switchboard al numero 0300 330 0630, dalle 10 alle 22, tutti i giorni, oppure inviarli tramite e-mail all'indirizzo chris@switchboard.lgbt. Tutti gli operatori telefonici sono LGBTQ +.

Fonte: By Daniel Hubbard
-2nd July 2020
https://cherwell.org/2020/07/02/the-global-backslide-of-lgbtq-rights-whats-happening-and-what-you-can-do-about-it/

domenica 17 maggio 2020

17 Maggio la Giornata mondiale contro l’omotransfobia.

Oggi sono 30 anni che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. La giornata mondiale contro l’omofobia la lesbofobia, la bifobia e la transfobia è una ricorrenza riconosciuta e promossa dall'Unione europea, dal Consiglio d’Europa e dalle Nazioni Unite. Viene celebrata dal 2004 il 17 maggio di ogni anno.

La scelta del giorno non è casuale: il 17 maggio 1990, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava per la prima volta che l’omosessualità non è una malattia. Malgrado siano passati già trent'anni, la comunità LGBTQI+ è ancora vittima di atti discriminatori e la consapevolezza delle questioni sottese è davvero poco diffusa, comportando nella maggioranza della popolazione un ampio livello di confusione soprattutto nelle differenze tra identità di genere e orientamento sessuale.

Il nostro è ormai l’ultimo tra i Paesi occidentali a non prevedere una norma speciale contro l’odio omotransfobico. Nel tentativo di sopperire ad un ritardo ormai decennale, il nuovo progetto di legge contro l’omotransfobia arriverà alla Camera dei deputati a Luglio. Qualora trovasse la maggioranza dei voti in entrambe le Camere del Parlamento, la legge contro l’omotransfobia andrebbe ad estendere la legge Mancino, che già esiste e che punisce ogni forma di violenza e discriminazione per motivi razziali, religiosi o nazionali, introducendo sanzioni e pene per chi istiga a commettere oppure commette direttamente violenza e odio di tipo omotransfobico.

Quest’anno, nel rispetto delle disposizioni di legge dovute alla gestione dell’emergenza Covid19, l’azione decisa durante l’ultimo incontro nazionale “Le parole che includono” si sposta online . A tutti noi, che oggi festeggiamo il 17 maggio, il monito di non smettere mai di credere ad una società uguale nelle diversità.

"Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo." (Harvey Milk)

venerdì 15 maggio 2020

Neil Gaiman vuole degli scrittori transessuali per l’adattamento televisivo di Sandman: ecco spiegato il perché.

Neil Gaiman

Netflix sta lavorando sodo per l’adattamento televisivo di Sandman, opera principale di Neil Gaiman, per la quale però l’autore ha una richiesta particolare, ossia che verranno assunti anche degli scrittori transessuali.


Non si tratta di una richiesta bizzarra da parte dell’autore, dato che uno degli episodi della graphic novel, “A Game of You” aveva tra i personaggi principali proprio una transessuale chiamato Wanda.

Con i passi avanti fatti dalla società nel corso del tempo, personaggi di questo tipo stanno finalmente ricevendo più visibilità, grazie anche a show come Pose e Orange is the New Black, ma negli anni ’90, all’epoca di A Game of You, la cosa era molto più rara, come ricorda lo stesso Gaiman:

“Avevo un sacco di amici trans, e li volevo mettere nel mio fumetto. La grande differenza però è che ora vorrei dei trans a scriverlo, non vorrei scriverlo io. All’epoca mi guardavo intorno e non c’erano questo tipo di scrittori. La mia più grande richiesta per lo showrunner di Sandman per quando arrivaremo alla stagione con A Game of You, è di avere uomini e donne transessuali tra gli scrittori. Non come consulenti, ma proprio come scrittori. Mi affascina l’idea di vedere che storie creerebbero con questi personaggi”.

Lo showrunner di cui parla Sandman è Allan Heinberg, che ha già lavorato al cinecomic DC Wonder Woman, che come ricorderete è stato un grandissimo successo ai botteghini. Lo stesso Gaiman sarà invece produttore esecutivo e scrittore della serie, per cui avrà sicuramente potere decisionale (vedremo quindi se sarà accolta la sua particolare richiesta), anche se non sarà coinvolto quanto lo è stato in Good Omens, ad esempio.

Che ne pensate della richiesta dell’autore, e cosa vi aspettate dall’adattamento di Sandman?

(Fonte: Winteriscoming.net)

“Io sono io”. La storia di Greta, giovane transgender di Ravenna, diventa un libro, scritto da sua madre


di Claudia Folli -


Uscirà all’inizio di giugno il libro “Io sono io”, edito dal Ponte Vecchio di Cesena e scritto da Cinzia Messina con la collaborazione di Francesca Viola Mazzoni. 112 pagine per parlare della storia di una famiglia normale, quella di Cinzia, la mamma, Luigi, il babbo, Paolo, il fratello e soprattutto Greta, la giovane transgender di Ravenna, la cui storia è ormai diventata celebre a livello nazionale, dopo le molteplici partecipazioni a programmi tv come Le Iene e Tagadà


Una famiglia normale, si diceva, che si è trovata però ad affrontare un passaggio considerato ancora straordinario nella nostra società: quello del coming out di Greta che ha deciso di affermare la propria identità femminile, in barba a convenzioni e opportunità, per realizzare se stessa e affermare al mondo senza paura “Io sono io”.

“L’idea del libro – spiega Cinzia, la mamma di Greta (e Paolo, il fratello gemello) – ha lo scopo di fare informazione sul tema dell’adolescenza transgender, di cui ancora si parla troppo poco. Quando io, come donna e madre, mi sono trovata a vivere questa esperienza con mia figlia, mi è stato di grande supporto poter leggere che le stesse cose appartenevano ed erano appartenute a tante altre persone. Smetti di sentirti isolata e “strana”. Quindi il primo risultato che spero di ottenere con questo libro è quello di giungere al cuore di tante altre famiglie e di dare sollievo ai loro dubbi e alle loro paure”.

“Siccome poi – prosegue Cinzia – tante persone, pur non conoscendo la nostra vita, si permettono di giudicare e di puntare il dito, dicendo cosa farebbero o cosa avrebbero fatto al posto nostro, spero che anche a loro il libro possa aiutare a considerare le cose da un altro punto di vista. Magari, che faccia venir loro la voglia di conoscerci”.

“Mettere la faccia nelle battaglie che si portano avanti, come stiamo facendo noi – commenta – ha un costo. Ma Greta sta crescendo, nascondere il suo percorso significa ignorarla e io vorrei proprio che quello che capita a lei fosse considerato normalità”.

Nel libro Cinzia racconta la loro storia familiare attraverso aneddoti ed episodi di vita, stati d’animo e anche Greta interviene, parlando di sé in prima persona. Alcune pagine sono poi state scritte dall’artista ravennate Francesca Viola Mazzoni, che ha collaborato molto anche alla stesura e revisione del testo.

“Quello con Francesca è stato un rapporto molto proficuo – ci tiene a sottolineare Cinzia -, la ringrazio davvero per essersi presa a cuore questo libro e per esservisi dedicata con passione e professionalità. Ma oltre a questo, è nata una bella amicizia”.

Completano il libro alcuni disegni realizzati da Tatiana Rodolfi, che ha curato anche l’immagine di copertina. Tatiana è una giovane disegnatrice, che ha cominciato a realizzare disegni dedicati a Greta dopo averla vista in TV. La madre ha contattato poi Cinzia e li ha invitati tutti a Mantova dove vivono, per mostrarglieli. “Anche in questo caso è nata un’amicizia. Le ho chiesto se potevamo includere i suoi disegni nel libro e ne è stata felice”.

Prima della pandemia, l’idea era quella di promuoverlo con una serie di presentazioni durante l’estate, ora è tutto sospeso. “Speriamo che più avanti sia possibile presentarlo in luoghi all’aperto, si vedrà”, conclude Cinzia.

Il libro “Io sono io”, che da giugno sarà disponibile in libreria, sarà ordinabile anche su IBS, Amazon, Mondadoristore.it, sul sito www.ilpontevecchio.it e sarà distribuito a Bologna e in Emilia da Euroservizi, mentre a livello nazionale da Libro.co.

LA PANDEMIA HA LASCIATO ANCORA PIÙ SOLA LA COMUNITÀ LGBTQ+



DI GIUSEPPE PORROVECCHIO


Il 25 marzo Amin Bonsu, presidente della Ghana Muslim Mission in Uganda, ha pubblicato un comunicato in cinque punti in cui afferma: “È importante per noi riconoscere i nostri peccati contro il mondo, in particolare gli atti più abominevoli come omosessualità, lesbismo, transgenderismo, distruzione di bacini idrici e foreste”. Prima di lui ci sono stati il Patriarca ucraino Filaret, il pastore americano Rick Wiles, il rabbino Meir Mazuz, il predicatore conservatore del Tennessee Perry Stone e molti altri. In Ungheria il dittatore Viktor Orbán, dopo un golpe istituzionale con cui ha sciolto il parlamento, ha ottenuto pieni poteri con la scusante di gestire più celermente l’emergenza sanitaria e accentrare nelle proprie mani decisioni che altrimenti avrebbero dovuto essere condivise con gli altri organi costituzionali. Una delle sue prime azioni è stata però emanare un provvedimento, fortemente voluto dal suo vice primo ministro Zsolt Semjen, che vieta la rettifica anagrafica alle persone transessuali, annullandone di fatto i diritti. Una misura che ha ben poco a che fare con il contenimento dell’epidemia. In Marocco, invece, in questi ultimi giorni molti uomini stanno subendo una violazione della privacy e un outing forzato dopo che un influencer ha svelato i nomi delle dating app gay più utilizzate e consigliato alle donne di crearsi dei profili falsi per identificare le persone omosessuali presenti nella propria città. Minacciati di pestaggio e cacciati di casa perché ritenuti responsabili del diffondersi del virus SARS-COV-2, i ragazzi gay si ritrovano costretti a restare senza dimora e sono più esposti al rischio di contagio. Inoltre, la forte militarizzazione della zona finalizzata a evitare la violazione delle restrizioni rende più facili gli abusi da parte delle forze dell’ordine. Il Marocco è infatti uno dei Paesi in cui l’omosessualità è ancora condannata con la reclusione.


Anche in Italia, la comunità LGBTQ+ sta vivendo l’inasprirsi delle tante problematiche già presenti, che con l’obbligo di isolamento dovuto alle restrizioni si sono aggravate. “In questi giorni tutte e tutti siamo chiamati a stare responsabilmente a casa. È tuttavia nostro dovere pensare a chi non ha una casa in cui stare o chi in quella stessa casa subisce discriminazione o violenza e vive in situazioni di disagio che necessita di supporto professionale e assistenza”, ha dichiarato Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. L’associazione ha lanciato una campagna a sostegno delle persone LGBTQ+, intensificando il servizio di supporto psicologico a distanza e la linea telefonica Rainbow Line 800 110 611.


In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia del 2019, la Gay Help Line 800 713 713 ha riportato alcuni dati elaborati insieme al Ministero dell’Istruzione: oltre ventimila contatti da tutta Italia tramite telefono, chat (Speakly.org), e-mail, di cui circa tremila relative a minori e più di quattrocento inerenti gravi maltrattamenti familiari segnalati tra i 12 e i 25 anni.


È proprio lo storico numero verde a lanciare l’allarme: nel periodo dal 2 all’8 aprile 2020, nei giorni del coronavirus, su un campione di circa tremila persone, il 40% degli adolescenti ha subito violenze e discriminazioni, di cui la maggior parte gravi e avvenute in famiglia. Un dato che sale al 50% per le persone transgender. Inoltre, quattro su cinque hanno affermato di sentirsi soli o depressi. Non solo è difficile per i centri antiviolenza prevedere nuovi inserimenti in mancanza di strutture per la quarantena, ma sono poche le case rifugio arcobaleno presenti sul territorio italiano. A Napoli, sono stati recuperati alloggi per donne e persone LGBTQ+ vittime di violenza domestica firmando contratti con tre strutture private, ma resta un caso sporadico. “Le associazioni si preoccuperanno di assistenza legale e psicologica per tutto il percorso. Nel frattempo, opereremo con ulteriore forza per stringere sinergie con prefettura e questura con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione interistituzionale e dare maggiore impulso al lavoro che già si sta facendo per tutelare le vittime di violenza. Per quanto riguarda le persone LGBTQ+, stiamo lavorando per offrire accoglienza anche dopo l’emergenza, mediante una struttura comunale attrezzata allo scopo“, ha dichiarato l’assessora alle Pari opportunità di Napoli Francesca Menna.

La pandemia di COVID-19 sta avendo altre urgenti ripercussioni sulla popolazione transgender, sia dal punto di vista economico che sanitario. Costrette a vivere per strada dopo essere state ripudiate dalla famiglia o a prostituirsi perché vittime di discriminazioni sul lavoro, molte persone trans sono rimaste senza nulla su cui poter fare affidamento. Secondo un report redatto dall’associazione nazionale Arcigay, Mit – Movimento identità trans e Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, tra il 2004 e il 2014 il 45% delle persone trans ha visto respinta la propria candidatura a un colloquio di lavoro a causa della propria identità di genere e il 25% è stato addirittura licenziato. Non a caso l’ultima indagine OCSE mostra come solo il 37% degli italiani sia disposto ad accettare una persona trans come collega di lavoro.


A ciò va aggiunto come in Italia non esista alcuna tutela per le sex worker. La prostituzione non è legalmente riconosciuta e di conseguenza lavoratori e lavoratrici del sesso non possono accedere agli aiuti economici previsti dal governo. “Faccio questo lavoro da otto anni, ho cercato altri impieghi, ma nessuno mi ha mai dato una possibilità. Non ho scelta: qui non si assumono trans, siamo discriminate”, racconta a Internazionale Gabriella, una ragazza transgender. “Certo, non mi piace quello che faccio, sono stata aggredita e rapinata più volte, ma almeno prima della pandemia riuscivo a sopravvivere. Adesso, quando vado in giro, tutti mi evitano come se fossi infetta, come se noi trans fossimo automaticamente delle prostitute e quindi veicolo del virus”. A supporto Pia Covre, rappresentante del comitato civile per i diritti delle prostitute, ha lanciato il crowdfunding “Nessuna da sola!”, che al momento ha raggiunto quota 12mila euro.

In Italia, inoltre, sono pochi gli endocrinologi che trattano la disforia di genere e le strutture pubbliche che se ne occupano sono dislocate a macchia di leopardo. I continui spostamenti a cui sono costrette le persone transgender sono però diventati molto difficili in questo periodo. Il collettivo Transvisioni ha inviato una lettera co-firmata da altre associazioni nazionali al ministero della Salute per richiedere degli interventi a tutela della comunità. Le istituzioni hanno prontamente provveduto a estendere la validità dei piani e a rendere valide le ricette prescritte dai medici di base, eppure forse ci avrebbero dovuto pensare prima. A quanto pare, però, mentre vengono stilati i decreti c’è sempre qualcosa o qualcuno di cui ci si dimentica e di solito sono le minoranze e i gruppi più deboli. Ormai è arrivato il momento che la politica si faccia carico anche di quelle identità a cui finora ha faticato a prestare ascolto.
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La violenta campagna omofoba in atto in Marocco fa venire i brividi (dall'inizio alla fine)

Di Carlotta Sisti 

Uno dei più preoccupanti effetti perversi che in diverse parti del mondo questa pandemia sta trascinando con sé sono i colpi al cuore dei diritti civili. In mezzo al caos, infatti, proliferano le opportunità per fendere colpi, laddove il livello di sorveglianza non può che abbassarsi, schiacciato dallo tsunami del Covid-19. Lo abbiamo visto, per ben due volte, accadere in Ungheria, dove il primo ministro Viktor Orban, che si è auto proclamato pieni poteri, ha primo reso illegale il cambio di sesso, per poi bocciare la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne. E di nuovo, lo stiamo vedendo in Libano, dove gli abusi a danno del sesso femminile hanno visto un'impennata impressionante. Oggi, purtroppo, tocca aggiungere all'elenco degli Stati immersi in una condizione di azzeramento dei diritti civili anche il Marocco, dove è in atto un'autentica caccia ai gay. Qui, dove, ricordiamo, l’omosessualità è reato, secondo l’articolo 489 del codice penale e si rischiano fino ai tre anni di reclusione e una multa di 1200 dirham, è successo che un controverso influencer transgender marocchino, trasferitasi in Turchia, di nome Sofia Taloni (usiamo il maschile perché Taloni dichiara di sentirsi un uomo gay), abbia lanciato una sorta di campagna social dal titolo "smascheriamo gli omosessuali". In una serie di streaming live su Instagram, Taloni ha chiesto ai suoi 620 mila follower di scaricare specifiche app per incontri, come Grindr o Hornet per "conoscere la vera natura delle persone che vi sono vicino". E se a monte (e a detta della protagonista, i cui profili sono stati tutti bloccati) l'idea era quella di smascherare l'ipocrisia dello stato marocchino, le conseguenze reali sono state drammatiche.




Molte persone, infatti, hanno seguito le indicazioni di Taloni e adescato on line ragazzi e uomini, per poi caricare in rete pubblicamente le loro foto. Ovviamente il risultato è stato che moltissimi sono stati messi alla gogna ed altrettanti hanno subito violenze ed abusi. Il caso più estremo è quello di uno studente, tornato in Marocco dalla Francia a causa della pandemia, che si è ucciso dopo l'umiliazione che è stato costretto a subire davanti alla sua famiglia. In un Paese dove ancora si lotta strenuamente per il diritto all'aborto, quello dell'omosessualità è uno stigma impossibile da portare. Le conseguenze, soprattutto in tempi di confinamento da coronavirus, sono terribili: ricatti, minacce, denunce, figl* cacciati di casa in piena pandemia, violenze. E certo non aiuta la militarizzazione di fatto del Paese per il contenimento della diffusione del Covid-19, anzi, le forze armate non sono altro che l'ultimo anello di una catena di abusi ed umiliazioni. Qualche tentativo di reazione c'è, ma lo scenario è dei più plumbei. Da Amsterdam, dove si è rifugiato, Mala Badi, performer transessuale, ha dato vita al movimento #QueerRevolutionMorocco, a cui hanno aderito giovani marocchini che vivono nel Paese e all’estero, per chiedere un sostanziale cambio di rotta da parte del governo e un riconoscimento se non dei diritti civili, almeno del diritto al non subire abusi. “Vogliamo misure efficaci contro la violenza, minacce, incitamenti e molestie sulla base dell’orientamento sessuale”, si legge nella petizione lanciata dagli attivisti sulla piattaforma internazionale All Out che potete firmare https://action.allout.org/it/m/6045eca6/#form-section.


Anche Human Rights Watch ha chiesto al governo marocchino di far valere il diritto alla privacy e di depenalizzare le relazioni tra persone dello stesso sesso: "Le autorità marocchine dovrebbero immediatamente intervenire per proteggere la privacy delle persone Lgbt e abrogare le leggi anti-Lgbt che possono solo alimentare questo comportamento omofobico". Adam Alaoui, attivista e reporter de Il Grande Colibrì, portale che si occupa di ciò che accade alla popolazione LGBTQI+ nel mondo, ha scritto un lungo articolo su questa vicenda, nel quale ha spiegato come "diffondendo dati personali sensibili e violando chiaramente la privacy, questa campagna di outing è estremamente grave, ma lo è ancora di più quando consideriamo le micro-realtà, dove i ragazzi non hanno la minima possibilità di esprimere la propria identità e di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale: chi lo fa, si imbatte nel rischio di un pestaggio o, nel peggiore dei casi, di un omicidio di onore. Inoltre, la fase di militarizzazione che il regno sta vivendo per evitare la violazione delle norme contro l’epidemia rende ancora più facili e invisibili gli abusi delle forze di sicurezza. Ancora non si hanno dati certi sulle conseguenze di questa caccia alle streghe: notizie sicure sulle reazioni al suo gesto sconsiderato arriveranno nelle ore e nei giorni a venire. Non saranno notizie liete, tanto che sono state già attivate varie linee telefoniche e reti di supporto. Di molte violenze, poi, non si avrà mai notizia. È essenziale che nessuno, dai siti internet agli utenti dei social, faccia nomi e cognomi di chi è stato o sarà vittima del perfido gioco di Taloni: condividere foto, video, messaggi o anche semplicemente link a pagine che mostrano foto, video e messaggi significa portare avanti la gogna mediatica in atto, anche quando lo si fa per denunciare quanto sta avvenendo. Chi dovesse trovare sulle proprie bacheche di Facebook, YouTube o Instagram questo materiale, dovrebbe avere una sola parola d’ordine: segnalare, segnalare, segnalare."

Ungheria: Orban pronto a violare i diritti dei transgender con nuova legge

di Laura Pasotti


In Ungheria è a rischio il diritto di cambiare legalmente nome e genere. Lo prevede una proposta di legge che avrebbe conseguenze drammatiche nella vita di tutti i giorni per le persone transgender. Tanto che le associazioni si sono già rivolte a Corte dei diritti dell'uomo, UE e ONU.

Il 31 marzo, in piena emergenza sanitaria da coronavirus e appena due settimane dopo l’assunzione di pieni poteri da parte del primo ministro Viktor Orbán, il governo dell’Ungheria ha presentato una proposta di legge che mette a rischio il diritto delle persone trans di cambiare legalmente nome e genere.


La proposta, prevista all'articolo 33 di un decreto “omnibus” che mira a emendare diverse norme, prevede di sostituire il termine “sesso” sulle carte di identità con la dicitura “sesso alla nascita”, stabilendo che questo non possa essere modificato.

Già al centro di un dibattito generale in parlamento, la proposta è stata discussa dal Comitato parlamentare sulla giustizia e il voto finale è atteso tra il 18 e il 21 maggio. «Se la proposta diventerà legge, lo Stato ungherese riconoscerà solo il sesso biologico registrato all'anagrafe e non fornirà alle persone trans alcun documento che ne rifletta l’identità di genere», afferma Barnabás Hidasi, presidente dell’associazione ungherese Transvanilla che dal 2011 si occupa di consulenza, assistenza e sostegno alla comunità trans nel Paese.

Attualmente l’Ungheria non ha una legislazione in merito, ma a partire dal 2004 è stata adottata una procedura amministrativa che, dopo una diagnosi di salute mentale e il parere di ginecologo o urologo, consentiva di cambiare legalmente nome e genere, anche senza interventi chirurgici.

«Questa procedura ha funzionato molto bene nel passato ma dal 2018 è stata bloccata proprio per la mancanza di una legislazione in materia», spiega Hidasi. Con la conseguenza che molte persone trans non sono più riuscite a modificare il proprio nome e genere: nell'aprile 2019 Transvanilla ha portato i casi di 23 persone in questa situazione davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Coronavirus, papa Francesco e la Chiesa al fianco di comunità transgender

Torvaianica. Il Pontefice invia il cardinale Krajewski, a sostegno di alcuni transessuali vittime dell’emergenza Covid. La comunità trans di Torvaianica, infatti, ha chiesto l’aiuto del Papa affinchè il suo elemosiniere recapitasse gli aiuti di cui si aveva bisogno.

Subito son giunti al santo padre i ringraziamenti della comunità: come afferma don Conocchia, parroco della Beata Vergine dell’Immacolata di Torvaianica, “Nel colmo dell’emergenza coronavirus sono arrivati in chiesa un gruppo di transessuali, quasi tutti latinoamericani. Chiedevano aiuti perché con il Covid non avevano più clienti sulla strada». Don Andrea, superato lo stupore iniziale, è stato catturato dalla solidarietà di questa comunità trans che divide le spese di affitto e si aiuta come può. E li ha aiutati sostenendoli non solo economicamente ma anche spiritualmente.

In questa «comunità trans, la voce poi si è sparsa, ora ci sono circa una ventina di persone. Arrivano per lo più dall’America Latina, vogliono molto bene a Bergoglio. Hanno anche fede. Sono rimasto commosso per l’immagine di uno di loro che si è messo a pregare in ginocchio davanti alla Vergine. Qualcuno mi ha anche chiesto di benedire oggetti cari».

Il parroco, giorno dopo giorno ha continuato a essere loro vicino: «Sono persone molto sole, le famiglie lontane. C’è una che ha iniziato a lavorare in strada a 14 anni. Da allora sono passati trent’anni».

Don Conocchia riflette anche sulla situazione generale di questo tempo di pandemia: «Come Chiesa abbiamo l’occasione con il coronavirus di tornare all’essenziale». Un concetto che allarga anche alla celebrazione delle messe ancora a porte chiuse: «Ogni mattina alle 7 abbiamo la messa del Papa. Io ai miei parrocchiani ho spiegato che è questione di vita o di morte. Che Dio e la scienza ci aiutino, quest’ultima dicendo una parola certa sul coronavirus. Poi facciamo quel che è possibile».


Addio a Aimee Stephens l'attivista che per prima ha portato i diritti transgender alla Corte Suprema USA


Aveva 59 anni e soffriva di insufficienza renale, ma questo non le aveva impedito di continuare fino all'ultimo la sua lotta per i diritti delle persone transgender. Aimee Stephens è morta ieri nella sua casa in Michigan, ma il suo caso tuttora pendente davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe ancora fare la storia e portare a una importantissima vittoria per i diritti LGBTQA+. Stephens, infatti, è la prima persona transgender ad essere stata ascoltata dalla Corte Suprema per un caso sui i diritti civili e in gioco c'è una decisione fondamentale: se la legge federale che vieta la discriminazione sul lavoro si applichi o meno ai dipendenti transessuali. "Aimee non ha deciso di essere un'eroina e una pioniera, ma di fatto lo è stata", ha dichiarato l'ACLU in un tweet dopo la notizia della morte. "Tutti abbiamo un debito di gratitudine per il suo impegno per la giustizia e per la sua dedizione alla comunità trans".


La vicenda giudiziale in questione comincia nel 2013 quando Stephens scrive una lettera ai suoi colleghi della RG and GR Harris Funeral Home, l'impresa funebre dove lavora. "Quello che devo dirvi è molto difficile per me e sto usando tutto il coraggio che riesco a trovare. Mi sono sentita imprigionata in un corpo che non corrisponde alla mia mente, e questo mi ha causato grande disperazione e solitudine. Tornerò a lavorare come il mio vero io, Aimee Australia Stephens, in abiti da lavoro adeguati". Stephens prende quindi la decisione di cominciare a vivere a tutti gli effetti come donna prima di effettuare la transizione, ma due settimane dopo riceve una lettera di licenziamento. Il motivo? Proprio il fatto che da quel momento "si sarebbe vestita da donna pur essendo un uomo". Inizia così la battaglia legale di Aimee che fa causa al suo datore di lavoro per essere stata licenziata sulla base del suo status di transgender.


Nel 2018 arriva la prima vittoria: la Corte d'Appello degli Stati Uniti si pronuncia contro i proprietari di pompe funebri, sostenendo che le persone LGBTQ sono protette ai sensi del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, per il quale i datori di lavoro non possono licenziare, rifiutare di assumere o altrimenti penalizzare le persone sulla base del loro sesso. A questo punto, però, si apre una questione ben più complessa che coinvolge direttamente l'intero mondo LGBTQA+: il Civil Act riguarda effettivamente anche l'orientamento sessuale e lo status di persona transgender?

Per rispondere a questa domanda, il caso di Aimee arriva davanti alla Corte Suprema (Stephens è stata sentita a Washington in ottobre, ndr) che a breve sarà chiamata a rispondere sul punto. Neanche a dirlo la posta in gioco è altissima. Nonostante alcuni recenti passi avanti, come spiega il New York Times, la discriminazione sul lavoro nei confronti dei dipendenti omosessuali e transgender è infatti ancora legale in gran parte della nazione e questa decisione potrebbe invece cambiare (finalmente) le cose. Se la Corte dovesse decidere che il titolo VII della legge sui diritti civili, si applica anche alla comunità LGBTQA+, allora milioni di lavoratori potrebbero davvero ottenere la tutela lavorativa che meritano.

La vittoria, però, è tutt'altro che scontata specie dal momento che la Corte Suprema è attualmente composta da 5 giudici conservatori e 4 liberali. Le variabili, d'altro canto, sono moltissime: non resta che aspettare il verdetto e sperare in una svolta a favore dei diritti civili. Aimee, purtroppo, non vedrà l'esito della battaglia a cui ha dedicato la vita, ma il suo spirito e la sua forza non potranno essere dimenticati. "Sono ottimista e credo in quello che sto facendo" ha dichiarato in un'intervista a The Detroit News. "Siamo tutti umani e tutti meritiamo gli stessi diritti di base. Non stiamo chiedendo niente di speciale, solo di essere trattati come le altre persone".


lunedì 25 novembre 2019

25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne Chiedete aiuto: Il 1522 è un numero anti violenza e stalking, è gratuito e attivo 24 h su 24, Ricordatevi che non siete sole.

L ′82% delle volte chi fa violenza su una donna non deve introdursi con violenza nell’abitazione, ha le chiavi di casa. È infatti quasi sempre il compagno o un conoscente.



Fumetti di Silvia Ziche. 

 L’errore più grosso è quello di credere di meritarlo. In Silenzio.



#stopviolenzasulledonne #orangetheworld

giovedì 21 novembre 2019

Chile: Daniela Carrasco "la Mimo" sequestrata dai militari, uccisa ed esposta impiccata x intimidire le donne che lottano. Come facevano i nazisti con i partigiani.

Daniela Carrasco - 'la Mimo', artista di strada cilena di 36 anni, è stata fermata dai militari e trovata impiccata in un comune della città metropolitana di Santiago del #Chile. Violentata e torturata fino alla morte, nel silenzio colpevole di tutti.

Lei era Daniela Carrasco, aveva 36 anni, per tutti semplicemente "La Mimo".

Il 19 ottobre scorso era scesa in piazza a Santiago del Cile per manifestare contro il governo filo-militare e nostalgico di Pinochet, come faceva ogni giorno, quando è stata catturata dai carabineros cileni. È l'ultima volta che hanno visto Mimo da viva. Il giorno successivo il suo corpo è stato ritrovato senza vita, impiccato ad un albero, straziato dalle violenze subite.

La perizia ricevuta dalla famiglia ieri, un mese esatto dopo, parla di "suicidio", senza alcun riferimento alle torture e alle umiliazioni inferte.


Daniela era una donna, un'artista di strada di straordinario talento, un'attivista per i diritti civili. Un simbolo della protesta in Cile. Daniela fino all'ultimo ha usato il suo corpo, da viva, per raccontare le atrocità di un governo trasformato in regime. Qualcuno ha usato il suo corpo, da morta, per inviare un messaggio a chiunque osi protestare, a tutte le donne che combattono e resistono, in Chile e nel mondo intero.

Daniela è stata "suicidata".
La lotta di Mimo reclama verità.
Il suo corpo grida giustizia.