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sabato 22 novembre 2025

Ornella Vanoni (1934–2025), voce e volto della cultura italiana: dalla scena teatrale al mito musicale.


Ornella Vanoni, nata a Milano il 22 settembre 1934, è stata una delle figure più longeve e autorevoli della cultura italiana. La sua carriera, durata oltre settant’anni, ha attraversato teatro, cinema e musica, trasformandola in un simbolo nazionale.
Dalle scene teatrali al canto

Formata al Piccolo Teatro sotto la guida di Giorgio Strehler, Vanoni debuttò nel 1956 con Sei personaggi in cerca d’autore. La disciplina teatrale le fornì un approccio interpretativo unico, che avrebbe poi portato nella musica.
Le “canzoni della mala”

Alla fine degli anni ’50 si impose con le celebri canzoni della mala, ballate ispirate alla cronaca nera milanese. Fu un repertorio anticonvenzionale che la rese subito riconoscibile e diversa dalle altre interpreti dell’epoca.
Successi musicali

Negli anni ’60 e ’70 consolidò la sua fama con brani entrati nella memoria collettiva: “Senza fine”, “Una ragione di più”, “L’appuntamento”, collaborando con autori come Gino Paoli e avvicinandosi alla bossa nova e al jazz. La sua voce intensa e sensuale raccontava un’Italia in trasformazione.
Versatilità artistica

Parallelamente alla musica, Ornella recitò in film e partecipò a programmi televisivi, confermando la sua versatilità. Con oltre cento album pubblicati, ha attraversato generazioni, reinventandosi senza mai perdere autenticità.
Gli ultimi anni

Negli ultimi decenni ha continuato a esibirsi e a collaborare con artisti più giovani, mantenendo un legame forte con il pubblico. La sua scomparsa il 21 novembre 2025, a Milano, segna la fine di un’epoca.

Conclusione

Ornella Vanoni è stata molto più di una cantante: un’artista capace di trasformare fragilità in forza e intimità in racconto collettivo. La sua voce resterà parte integrante della memoria culturale italiana.



giovedì 21 novembre 2019

Chile: Daniela Carrasco "la Mimo" sequestrata dai militari, uccisa ed esposta impiccata x intimidire le donne che lottano. Come facevano i nazisti con i partigiani.

Daniela Carrasco - 'la Mimo', artista di strada cilena di 36 anni, è stata fermata dai militari e trovata impiccata in un comune della città metropolitana di Santiago del #Chile. Violentata e torturata fino alla morte, nel silenzio colpevole di tutti.

Lei era Daniela Carrasco, aveva 36 anni, per tutti semplicemente "La Mimo".

Il 19 ottobre scorso era scesa in piazza a Santiago del Cile per manifestare contro il governo filo-militare e nostalgico di Pinochet, come faceva ogni giorno, quando è stata catturata dai carabineros cileni. È l'ultima volta che hanno visto Mimo da viva. Il giorno successivo il suo corpo è stato ritrovato senza vita, impiccato ad un albero, straziato dalle violenze subite.

La perizia ricevuta dalla famiglia ieri, un mese esatto dopo, parla di "suicidio", senza alcun riferimento alle torture e alle umiliazioni inferte.


Daniela era una donna, un'artista di strada di straordinario talento, un'attivista per i diritti civili. Un simbolo della protesta in Cile. Daniela fino all'ultimo ha usato il suo corpo, da viva, per raccontare le atrocità di un governo trasformato in regime. Qualcuno ha usato il suo corpo, da morta, per inviare un messaggio a chiunque osi protestare, a tutte le donne che combattono e resistono, in Chile e nel mondo intero.

Daniela è stata "suicidata".
La lotta di Mimo reclama verità.
Il suo corpo grida giustizia.

lunedì 11 gennaio 2016

Una leggenda ci ha lasciato. Un enorme ispirazione per molti di noi, un vero idolo. La sua musica e l'anima vivrà per sempre. R.I.P David Bowie.






Una leggenda musicale, un icona della moda & arte ... Un maestro della reinvenzione che è stato in grado di produrre alcune delle migliori canzoni di punk, dance, pop, soul, e glam rock, Electronic e generi sperimentali.

Grazie per non aver permesso a nessuno di definirti chi eri e per averci dimostrato che essere diversi può essere una qualità sorprendente.


Sei stato una ispirazione in tanti modi :-( 

Grazie David Bowie per la musica incredibile ❤R.I.P

sabato 19 ottobre 2013

Artista trans sex worker Paola Revenioti in una mostra fotografica a Londra - dal 19 Ottobre - 3 Novembre a George East London e Dragon bar gay

Paola Revenioti è un’artista poliedrica Greca, che ha attraversato la scena LGBT anarco punk dagli anni 80 ad oggi. considerata ora artista, è stata prostituta, trans, fondatrice della fanzine trans-anarchica“Kraximo” di cui la mostra offre delle rare copie. 

Paola, al secolo Pàvlos Reveniòtis, è stata una delle prime transessuali ad impegnarsi nella lotta per i diritti gay in Grecia. Detto così non sembra nulla di speciale, ma se si considera che la Grecia in cui l’allora giovane Paola agiva era sotto una sanguinaria dittatura militare e che la comunità LGBT per meglio sfuggire alle persecuzioni della polizia doveva esprimersi in un lingua segreta, la sua lotta assume un altro più grande significato. Perché, Paola, infatti, lottava per il più grande valore che i suoi antenati hanno trasmesso alla nostra cultura occidentale: ” La libertà senza se e senza ma. C’era un tempo in cui essere transessuali era un reato. Io non riuscivo a capire il perché di questa ingiustizia. E sono certa che non lo capiva neanche la polizia che ci arrestava per gioco. Non riesco a ricordare più quante volte sono stata picchiata, malmenata, costretta a nascondermi per poi tornare più agguerrita di prima”. Nel 1982 fonda un giornale dal titolo più che mai emblematico: Kràximo, il grido.

“Kràximo è il grido dei corvi, il loro gracchiare senza sosta. Lo chiami così perché era quello che più volevo fare, gridare senza mai fermarmi a tutta la Grecia, dalle coste di Creta alla cima dell’Olimpo: sono trans, sono fiera di essere trans, non sono un mostro e voglio dimostrarvelo. E se non volete ascoltarmi io grido! Grido e grido ancora più forte, fin quando sarete stanchi di sentirmi urlare e mi darete la vostra attenzione. Allora parleremo con calma. Perché è dialogando che si giunge alla verità. Non ricordate il nostro Socrate?”.

La sua rivista, che in Grecia ha fatto epoca, non fu ben accolta dalla morigerata borghesia ateniese. I temi trattati, come aids, diritti gay e prostituzione maschile “ fino a quel momento erano soltanto sussurrati nel retro dei locali ‘a tema’. Mi censurarono e, quando mi rifiutai di sospendere le stampe, mi misero in prigione. Tre mesi di carcere e violenze. Ma neanche lì smisi di gridare. Ero in cella e gridavo. Ero in cortile per l’ora d’aria e gridavo. Mi misero in isolamento dopo avermi fracassato le ossa. Tacqui perché non avevo più voce, ma dopo un po’ ripresi a gridare”. L’arresto di Paola Revenioti segna però la svolta nel mondo gay greco. L’indignazione della comunità LGBT e della società civile, che fino a quel momento aveva taciuto, fu incontenibile. In centinaia scesero in piazza per lei, arrivarono associazioni gay dall’estero, intervenne anche Amnesty International. Paola divenne il simbolo dell’oppressione della comunità LGBT che, chiedendo la liberazione della coraggiosa trans, si arrogava apertamente e legittimamente il diritto di esistere ed esprimersi. E anche loro, sotto l’esempio di Paola, lo facevano gridando. “Ad un certo punto si mise a gridare anche gli altri detenuti. Credo che allora i secondini capirono che il vento stava cambiando. Quando sulle nostre Isole il caldo si fa asfissiante, arriva un momento in cui l’aria si ferma. Dura pochi istanti. Poi si sente il gorgoglio del mare. L’Egeo cambia colore, si gonfia e inizia a soffiare il vento fresco di Meltémi. Così fu allora”. Paola, a cui si deve, tra le altre cose, l’organizzazione del primo Athens Pride, ebbe un rapporto privilegiato con molti dei grandi intellettuali greci del dopoguerra. Uno su tutti, Kostas Tachtsìs, uno dei primissimi scrittori greci a denunciare nel 1970 le atrocità perpetrate dalla Giunta dei Colonnelli. “Era un uomo di straordinaria saggezza.


L'artista greco,sta facendo il suo debutto in Regno Unito (18 ottobre) a George, East London e Dragon bar. La mostra fotografica comprende immagini dei sue ex amanti e clienti e comprenderà anche le immagini da rivista Kraximo, che ha pubblicato 1.986-1.992.
Fotografie molto belle, al limite della pornografia, che esaltano la nudità di corpi maschili in pose diverse e sotto luci taglienti che rendono scultoree le forme.