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mercoledì 29 aprile 2026

Botswana: abrogate le leggi coloniali che criminalizzavano le persone LGBT+

Quando un Paese sceglie la dignità: Botswana e arcobaleno insieme per celebrare l’abrogazione delle leggi coloniali contro le persone LGBT+.

Il Parlamento elimina dal Codice Penale le norme introdotte dall’Impero britannico che punivano i rapporti tra persone dello stesso sesso. Una vittoria giuridica, storica e decoloniale.

Un passo storico: il Botswana chiude un capitolo coloniale

Il Botswana ha compiuto un gesto di enorme portata simbolica e politica: ha eliminato dal proprio Codice Penale le sezioni che criminalizzavano i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso. Si trattava delle sezioni 164(a) e 164(c), introdotte in epoca coloniale britannica e rimaste in vigore per decenni, con pene fino a 7 anni di carcere.

Queste norme non erano africane. Non appartenevano alla cultura del Botswana. Erano strumenti di controllo imposti dall’amministrazione coloniale, pensati per disciplinare i corpi e le identità.

Dalla sentenza del 2019 alla riforma del 2026

Il percorso è iniziato nel giugno 2019, quando l’Alta Corte del Botswana ha dichiarato incostituzionale la criminalizzazione dell’omosessualità, affermando che violava dignità, privacy e uguaglianza. Nel novembre 2021, la Corte d’Appello ha confermato la decisione.

Ma, nonostante le sentenze, le norme erano rimaste materialmente scritte nel Codice Penale. La loro presenza continuava a generare stigma, paura, discriminazione e ostacoli nell’accesso alla salute.

Con la riforma approvata nel marzo 2026, il Parlamento ha finalmente cancellato quelle parole dal testo di legge. Un atto necessario, atteso, liberatorio.

Una vittoria per i diritti umani e per la decolonizzazione

La rimozione delle norme coloniali è molto più di un aggiornamento tecnico: è un atto di decolonizzazione giuridica. Significa dire, come Paese: questo non ci appartiene più.

Le associazioni locali, in particolare LEGABIBO, hanno definito la riforma “un passo fondamentale per la dignità delle persone LGBT+”, ricordando che la criminalizzazione — anche se non più applicabile — alimentava violenze, ricatti e discriminazioni.

Il Botswana si conferma così uno degli Stati africani più avanzati in materia di diritti LGBT+:

  • 2010: divieto di discriminazione sul lavoro per orientamento sessuale

  • 2017: possibilità di cambiare genere sui documenti

  • 2019–2021: sentenze che dichiarano incostituzionali le norme anti‑omosessualità

  • 2026: abrogazione formale delle leggi coloniali dal Codice Penale

Un percorso coerente, coraggioso, profondamente politico.

Un messaggio al continente e al mondo

In un’Africa dove molti governi mantengono o irrigidiscono le leggi anti‑LGBT+ di origine coloniale, il Botswana sceglie un’altra strada: quella della dignità, della memoria, della liberazione.

È un messaggio chiaro: le persone LGBT+ non sono un crimine. Non sono un errore. Non sono un’invenzione occidentale. Sono parte viva delle società africane, da sempre.

E oggi il Botswana lo afferma con la forza della legge.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti: - High Court of Botswana, decisione del 11 giugno 2019 sulla decriminalizzazione dell’omosessualità. - Court of Appeal of Botswana, conferma della sentenza, novembre 2021. - Comunicati ufficiali del Governo del Botswana e del Ministero della Giustizia sulla riforma del Codice Penale, marzo 2026. - Dichiarazioni pubbliche di LEGABIBO (Lesbians, Gays & Bisexuals of Botswana) sulla rimozione delle sezioni 164(a) e 164(c).

martedì 9 settembre 2025

ORRORE IN BOTSUANA Segnalato il Brutale Omicidio di un Giovane Modello, la Polizia Indaga su un Presunto Crimine d'Odio

La comunità LGBTQ+ del Botswana è sconvolta dalla tragica notizia dell'omicidio di Kenosi Mokobamotho, amato modello, presentatore e coreografo, in quello che si ritiene essere un crimine d'odio omofobo.

Secondo l'associazione Lesbians, Gays, and Bisexuals of Botswana (LEGABIBO), Mokobamotho sarebbe stato aggredito, picchiato, bruciato e abbandonato sul ciglio della strada durante il fine settimana nella città di Maun. È stato ricoverato in ospedale, martedì ha ceduto alle gravi ferite riportate. Secondo alcune notizie non verificate diffuse sui social media, Mokobamotho sarebbe stato aggredito da un gruppo di uomini.

L'organizzazione LEGABIBO (Lesbians, Gays and Bisexuals of Botswana) ha dichiarato il proprio “sconcerto, indignazione e allarme”, sottolineando che nessuna famiglia dovrebbe affrontare un dolore così grande causato dalla violenza dell'odio omofobo.

L'organizzazione ha chiesto un'indagine completa, una rapida punizione dei responsabili e la creazione di leggi specifiche contro i crimini d'odio motivati dall'omofobia, dalla transfobia o da altre forme di discriminazione.

A Maun, situata nel nord del Botswana, la situazione per la comunità LGBTQIA+ è complessa: la depenalizzazione dell'omosessualità nel 2019 è un passo importante, ma la società rimane ancora molto tradizionale e conservatrice. Le dimostrazioni pubbliche di affetto possono portare a reazioni spiacevoli, poiché la mentalità è ancora influenzata da valori culturali che in passato hanno visto le persone LGBTQIA+ come "non africane". Sebbene le leggi siano più avanzate a livello nazionale rispetto ad altri luoghi in Africa, l'accettazione sociale a Maun è molto più lenta rispetto a Gaborone, la capitale. 

Gli attivisti sottolineano che l'assenza di una legislazione contro i crimini d'odio rende vulnerabile la popolazione LGBTQ+.