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lunedì 6 luglio 2026

La memoria dimezzata dell'Europa: dall'inferno dimenticato della Ciociaria all'indifferenza di oggi

Scena del film La ciociara del 1960. L'attrice Sophia Loren abbraccia in modo protettivo la giovane Eleonora Brown, che interpreta la figlia Rosetta. Entrambe hanno sguardi terrorizzati e sconvolti, con montagne sullo sfondo.
Sophia Loren ed Eleonora Brown in una drammatica scena del film La ciociara (1960) di Vittorio De Sica. I loro sguardi racchiudono il terrore della "guerra contro le donne".

Mentre il mondo assiste in diretta streaming alle tragedie di Gaza, ai conflitti che insanguinano l'Africa e i paesi arabi, tutto sembra scorrere nella più totale e vergognosa naturalità. Ci indigniamo a comando, seguendo l'agenda politica dei governi. Ma come è possibile che ogni abitante dell’Unione Europea ricordi — giustamente — i peccati e i crimini dei russi e di Putin, ma abbia completamente perso la memoria di quelli commessi dai propri alleati? La storia non ha vittime di serie A e di serie B. Eppure, il silenzio che oggi avvolge i massacri contemporanei è lo stesso identico muro di gomma che per decenni ha coperto una delle pagine più brutali della nostra storia: le "marocchinate" del 1943-1945.

L'orrore rimosso: la "Guerra contro le donne"
La libertà, a volte, ha avuto il volto dell'inferno. Tra la fine del 1943 e il maggio del 1945, il Corpo di Spedizione Francese in Italia, composto in gran parte dai soldati coloniali noti come goumier, ha compiuto crimini sistematici contro la popolazione civile. Quella che gli storici definiscono una vera e propria «guerra al femminile» – una guerra spietata contro le donne – si è consumata all'ombra della liberazione dal nazifascismo.
Subito dopo lo sbarco e lo sfondamento della Linea Gustav, in particolare dopo la liberazione dall'occupazione nazista dell'abbazia di Montecassino nel maggio 1944, la violenza è esplosa senza freni nelle zone circostanti. I "liberatori" hanno stuprato in massa donne, bambini, adolescenti di entrambi i sessi, prigionieri e persino preti.
I dettagli storici sono agghiaccianti e urlano vendetta:
  • Il martirio di Esperia: Nel piccolo comune di Esperia, il parroco venne legato e stuprato per una notte intera dai soldati per aver tentato di difendere le donne del paese. Morì poco dopo per le terribili lesioni subite.
  • La caccia alle ragazze: I soldati sceglievano le ragazze più belle e si formavano lunghe code davanti a loro. Due sorelle di 18 e 15 anni vennero stuprate da oltre 200 soldati ciascuna. La più piccola morì per le lesioni interne, la maggiore perse la ragione e finì in manicomio.
  • I civili senza scudo: La situazione era così fuori controllo che molti partigiani italiani dovettero abbandonare temporaneamente la lotta contro i fascisti per concentrarsi su un'altra priorità: difendere i civili e le proprie famiglie dagli alleati.
  • L'epidemia sanitaria: Nel secondo dopoguerra, il Sud Italia si ritrovò a fare i conti con un'impennata drammatica di aborti forzati e con la diffusione incontrollata di malattie veneree.
Dalla realtà alla letteratura: il capolavoro di Alberto Moravia
Questo orrore non è una leggenda metropolitana. Lo scrittore Alberto Moravia visse l'esperienza dello sfollamento in prima persona, nascondendosi per nove mesi tra le montagne per sfuggire ai nazisti. Da quel trauma nacque nel 1957 il suo romanzo più celebre, «La ciociara». Nel 1960 il libro è diventato un capolavoro del cinema grazie a Vittorio De Sica e Sophia Loren. Il film è disponibile online: guardatelo per capire fino a dove può spingersi la crudeltà umana.
La vergogna diplomatica e il silenzio di Parigi
La giustizia, per queste vittime, non è mai arrivata. Nel 1947 l'Italia inviò a Parigi una protesta ufficiale, ricevendo in cambio solo una lettera formale di circostanza. Nel 1952, il Parlamento italiano ascoltò le testimonianze delle vittime e valutò l’entità della tragedia: vennero registrati ufficialmente almeno 20 mila casi di violenza, ma le stime reali degli storici parlano di almeno 60 mila vittime.
Nonostante le rivendicazioni ufficiali presentate dall'Italia alla Francia nel 1951 e ancora nel 1993, non c'è mai stata una vera risposta, né un risarcimento morale.
Ieri come oggi: i bulli del potere e l'inferno in terra
Oggi guardiamo i teatri di guerra in tv e sui social. Vediamo i civili di Gaza e dei paesi arabi schiacciati dalla prepotenza di leader come Netanyahu, o l'Ucraina colpita da Putin. Eppure, la reazione del mondo cambia a seconda di chi stringe il fucile. I governi occidentali e i media occidentali applicano due pesi e due misure, fingendo di non vedere che la violenza sui civili ha sempre lo stesso sapore amaro.
Ieri erano i goumier protetti dal silenzio degli alleati, oggi sono altri eserciti protetti dagli equilibri geopolitici. Ma la carne viva delle persone non può essere un dettaglio di un accordo politico. Di fronte a questa enorme ipocrisia globale, la resistenza culturale e l'informazione indipendente sono le nostre uniche armi per rompere il silenzio.
L'illusione del nostro giardino: perché il silenzio ci condanna tutti
Lo so bene, credetemi. La vita di ognuno di noi è già incredibilmente dura. Ognuno ha la propria croce da portare, le proprie bollette da pagare, i propri piccoli e grandi problemi quotidiani. Siamo tutti quanti immersi nelle nostre piccole guerre solitarie per sopravvivere in questo mondo che non fa sconti a nessuno. È normale voler chiudere lo schermo, spegnere la tv e fare finta che l'inferno sia sempre e solo il problema di qualcun altro, purché sia abbastanza lontano dal nostro giardino.
Ma questa è un'illusione pericolosa. È la stessa identica illusione che cullavano le famiglie della Ciociaria nel 1943, convinte che la guerra fosse una faccenda da soldati e che i "liberatori" avrebbero portato solo pace. Non è andata così.
Il mondo oggi è in un costante, spaventoso ritorno al passato. Siamo una specie testarda, che non impara nulla dalla propria storia e continua, con una regolarità scientifica, a rifare le stesse identiche schifezze. Voltiamo lo sguardo davanti al genocidio a Gaza, giriamo la testa dall'altra parte quando l'Africa brucia, scrolliamo i video dei bombardamenti sui social come se stessimo guardando un film di finzione. Tutto scorre in una totale e vergognosa normalità.
Non c'è un "altrove": domani toccherà a noi
Ma se non facciamo qualcosa nel nostro piccolo, se smettiamo di indignarci, se rinunciamo a usare la nostra voce per denunciare i bulli del potere e l'ipocrisia dei governi, stiamo firmando la nostra condanna. Perché la ruota della storia gira. E se continuiamo a permettere che i diritti dei civili vengano calpestati in nome delle alleanze geopolitiche, domani su quel banco degli imputati — o sotto quelle bombe — ci saremo noi. Ci saranno i nostri figli. Ci saranno i vostri nipoti.
L'orrore non bussa alla porta chiedendo il permesso: entra quando la società civile è troppo stanca o troppo indifferente per difendere la giustizia.
Per questo vi chiedo, a voi che mi leggete e che supportate questo spazio di pensiero libero: non fate finta di nulla. Non permettete alla stanchezza di trasformarsi in indifferenza. Informatevi, condividete la verità, rifiutate la propaganda a senso unico dei media. La nostra rabbia e la nostra memoria sono l'unica vera diga rimasta contro il ritorno alla barbarie.
Rompere il silenzio non è più solo una scelta politica: è un dovere umano per salvare il nostro futuro.
Indietro non si torna. La nostra resistenza continua. ✊🏾🏳️‍🌈🏳️‍⚧️
Ora tocca a voi!
Questo blog vive e respira grazie al vostro coraggio di guardare in faccia la realtà. Di fronte al ripetersi di questi orrori storici e all'ipocrisia globale che stiamo vivendo, come riuscite a combattere l'indifferenza nella vostra vita quotidiana? Pensate che la nostra società abbia davvero perso del tutto la memoria?
Lasciate un commento qui sotto. Confrontiamoci, facciamo rumore. Non lasciamo che il silenzio vinca anche questa volta.
 — vanessa mazza TLGBQI+
 Fonti storiche e approfondimenti per i lettori:
  • I dati storici e parlamentari sulle "marocchinate": Le cifre ufficiali, le interrogazioni parlamentari del 1952 guidate da Maria Maddalena Rossi e i resoconti delle violenze subite nei comuni del basso Lazio sono consultabili nei dossier storici curati dall'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate".
  • La vita e l'esperienza di Alberto Moravia: Per approfondire il periodo in cui lo scrittore visse nascosto a Fondi nel 1943 e come nacque il romanzo, si può consultare la biografia ufficiale sul sito dell'Associazione Fondo Alberto Moravia.
  • Documenti e archivi sulla Resistenza e i civili: I saggi storici sulla "guerra al femminile" e sulla difesa dei civili da parte dei partigiani sono raccolti nei portali di studio dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri (Rete Parri).
  • Il film d'epoca: La pellicola La ciociara (1960) diretta da Vittorio De Sica e prodotta da Carlo Ponti è distribuita e catalogata nei registri storici del cinema italiano della Cineteca di Bologna.

martedì 9 settembre 2025

ORRORE IN BOTSUANA Segnalato il Brutale Omicidio di un Giovane Modello, la Polizia Indaga su un Presunto Crimine d'Odio

La comunità LGBTQ+ del Botswana è sconvolta dalla tragica notizia dell'omicidio di Kenosi Mokobamotho, amato modello, presentatore e coreografo, in quello che si ritiene essere un crimine d'odio omofobo.

Secondo l'associazione Lesbians, Gays, and Bisexuals of Botswana (LEGABIBO), Mokobamotho sarebbe stato aggredito, picchiato, bruciato e abbandonato sul ciglio della strada durante il fine settimana nella città di Maun. È stato ricoverato in ospedale, martedì ha ceduto alle gravi ferite riportate. Secondo alcune notizie non verificate diffuse sui social media, Mokobamotho sarebbe stato aggredito da un gruppo di uomini.

L'organizzazione LEGABIBO (Lesbians, Gays and Bisexuals of Botswana) ha dichiarato il proprio “sconcerto, indignazione e allarme”, sottolineando che nessuna famiglia dovrebbe affrontare un dolore così grande causato dalla violenza dell'odio omofobo.

L'organizzazione ha chiesto un'indagine completa, una rapida punizione dei responsabili e la creazione di leggi specifiche contro i crimini d'odio motivati dall'omofobia, dalla transfobia o da altre forme di discriminazione.

A Maun, situata nel nord del Botswana, la situazione per la comunità LGBTQIA+ è complessa: la depenalizzazione dell'omosessualità nel 2019 è un passo importante, ma la società rimane ancora molto tradizionale e conservatrice. Le dimostrazioni pubbliche di affetto possono portare a reazioni spiacevoli, poiché la mentalità è ancora influenzata da valori culturali che in passato hanno visto le persone LGBTQIA+ come "non africane". Sebbene le leggi siano più avanzate a livello nazionale rispetto ad altri luoghi in Africa, l'accettazione sociale a Maun è molto più lenta rispetto a Gaborone, la capitale. 

Gli attivisti sottolineano che l'assenza di una legislazione contro i crimini d'odio rende vulnerabile la popolazione LGBTQ+.

giovedì 13 maggio 2021

Africa: Camerun, Shakiro e Patricia condannate a 5 anni di reclusione perché transgender

Arrestate l’8 febbraio in un ristorante, Shakiro e Patricia, due donne trans camerunesi, la prima delle quali molto nota come influencer, sono state condannate a cinque anni di carcere e a una multa di 200.000 franchi Cfa per “tentata sodomia” sulla base dell’articolo 347-1 del Codice penale. Qualora non riuscissero a pagare la somma stabilita, dovranno scontare altri 12 mesi di prigione.

A Shakiro e Patricia è stata applicata la massima della pena prevista da detto articolo in un Paese in cui le persone trans non hanno alcuna possibilità di accedere alla rettifica anagrafica né tantomeno di vedere riconosciuta la propria identità di genere. Al punto che sono perseguite per attività omosessuali.

Le due donne trans sono state inoltre giudicate colpevoli di oltraggio alla pubblica decenza e di falsa dichiarazione in relazione alle proprie carte d’identità. Richard Tamfu, uno dei due legali, ha annunciato che Shakiro e Patricia faranno appello contro la sentenza in quanto non ci sono prove, ma solo sospetti, che vi siano stati atti omosessuali.

Il Camerun è uno dei 28 paesi sui 49 dell’Africa sub-sahariana in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso sono perseguiti penalmente con pene detentive che possono arrivare fino all’ergastolo.

Anche Ilaria Allegrozzi, nota ricercatrice di Human Right Watch per i territori dell’Africa centrale, descrive un forte clima fatto di intimidazioni nei confronti della “Comunità Arcobaleno”, quasi un incoraggiamento alla violenza da parte del governo verso le persone LGBTQ+, come in un episodio di arresti e torture della polizia contro 13 omosessuali, accaduto nell’ovest del Camerun a febbraio presso Bafoussam. 

L’avvocatessa di Shakiro e Patricia, Alice Nkom, famosa per aver difeso molte persone della comunità Lgtbq+ e grande sostenitrice della difesa dei diritti umani, in un’intervista a Radio France International ha dichiarato che il Camerun su questo tema ha fatto decisamente tantissimi passi indietro: “La situazione si è aggravata notevolmente. Forse per la pandemia. Forse per i vari problemi politici del Camerun. Ma questa caccia agli omosessuali deve finire. La situazione è ormai ingestibile e drammatica. Questi sono crimini contro l’umanità”.

La legge del Camerun considera l’omosessualità un reato. Secondo l’articolo 347-1 del codice penale del Paese, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono punibili con una pena compresa tra sei mesi e cinque anni di reclusione, oltre a una multa. Inoltre – ricorda il sito Mimi Mefo Info – l’articolo 83, paragrafo 1, della legge del dicembre 2010 sulla cybersicurezza e la criminalità informatica rileva che qualsiasi persona faccia proposte sessuali a una persona dello stesso sesso tramite comunicazioni elettroniche è punita con la reclusione da uno a due anni e con una multa da circa 750 a 1500 euro o solo una di queste due sanzioni. Il comma 2 della stessa legge stabilisce che le pene sono raddoppiate quando alle proposte fa seguito un rapporto sessuale.

martedì 3 giugno 2014

Può un uomo che ha varato delle leggi che limitano la libertà delle persone omosessuali, diventare presidente dell'ONU, un'istituzione in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia?

NEW YORK - Polemiche all'Onu dove l'11 giugno il prossimo presidente dell'assemblea generale Sam Kutesa sarà eletto presidente dell'Assemblea Generale. L'elezione è un atto dovuto: Kutesa, che erediterà il posto dall'attuale presidente John Ashe, è il candidato designato dall'Unione Africana a cui spetta l'incarico per il prossimo mandato. Ma è anche il ministro degli esteri dell'Uganda, Paese che solo quattro mesi fa ha scritto nei codici la più severa legge antigay del mondo.

Le Nazioni Unite sono in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia: l'ultima iniziativa dell'Alto Commissario per i Diritti Umani è un video a favore dei "gay rights" coreografato da Longi di Slumdog Millionnaire.

Partite dall'Uganda, voci di disapprovazione sono arrivate al Palazzo di Vetro e al Congresso americano. "Sarebbe inquietante vedere il ministro degli esteri di un Paese che ha passato una legge ingiusta e discriminatoria sulla base dell'orientamento sessuale che diventa presidente dell'Assemblea generale dell'Onu", ha detto la senatrice di New York Kirsten Gillibrand mentre in Gran Bretagna l'attivista per i diritti dei gay Peter Tatchell ha fatto appello al governo di David Cameron di intervenire per bloccare la candidatura.

Ad oggi ci sono pochi dubbi che la nomina di Kutesa passi e il successore di Ashe dovrebbe essere eletto, come consuetudine, per acclamazione. Intanto però una petizione su Change.org che fa appello al segretario di Stato John Kerry perché revochi a Kutesa il visto di ingresso e ai paesi membri dell'Onu perché' votino contro il ministro ha ottenuto finora alcune migliaia di firme. L'autore, Milton Allimadi, un giornalista ugandese a New York, ha argomentato che Kutesa "rappresenta l'antitesi di quel che simbolizzano globalmente le Nazioni Unite: pace, sicurezza e tutela dei diritti umani per tutti".

La legge ugandese contro l'omosessualità punisce con l'ergastolo i gay "recidivi", vale a dire le coppie omosessuali che impegnati in una relazione e con sette anni di carcere chi li aiuta a non essere scoperti. Cinque anni di prigione toccano invece a chi promuove l'omosessualità. Come ministro degli esteri, Kutesa ha contribuito a difendere le norme del suo paese a fronte della condanna internazionale sia pure con toni meno violenti del presidente dell'Uganda Yoweri Museveni: "La maggioranza degli africani aborrisce questa pratica", ha dichiarato, aggiungendo che l'omosessualità è "sbagliata e offende la nostra cultura".

Ats Ans

mercoledì 26 febbraio 2014

Uganda, legge anti-gay:Il presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha firmato ieri la controversa legge che prevede l'ergastolo per gli «omosessuali recidivi».


«Questo è un giorno tragico per l’Uganda e per tutti coloro che credono nella causa dei diritti dell'uomo». Così si è espresso il 25 febbraio John Kerry, segretario di Stato Usa, all’indomani dell’approvazione della controversa legge anti-gay che prevede persino l’ergastolo per punire il «reato» di omosessualità.

Peccato che tra i principali «consiglieri» del presidente ugandese Yoweri Museveni che ha fortemente voluto questa legge ci siano proprio tre cittadini statunitensi, «esperti» della materia, tre predicatori evangelici (fondamentalisti cattolici), che almeno dal 2009 hanno offerto la loro «consulenza» in materia al governo dell’Uganda.




Si tratta, per l’esattezza, di
 Scott Lively, letteralmente ossessionato dal fatto che «il movimento gay sta cercando di prendere il potere nel mondo», anzi, così ossessionato, da aver sviluppato una lettura storiografica revisionista che praticamente legge tutti gli avvenimenti della storia mondiale, o almeno i principali, in chiave gay.  E  Caleb Lee Brundidge, che si definisce «ex gay convertito» e propone seminari di «guarigione» per riportare chi sbaglia sulla retta via dell'eterosessualità; Don Schmierer, rappresentante di Exodus International, un gruppo la cui missione è «mobilitare il corpo di Cristo per portare grazia e verità in un mondo colpito dall'omosessualità» 


A Lively, in copia con un altro fondamentalista, però ebreo, Kevin Abrams, si deve – giusto per fare un esempio – uno dei libri più deliranti sul nazismo, The Pink Swastika. Homosexuality in the Nazi Party, edito nel 1995 (ma oggi giunto alla quarta edizione), per conto dell’editore californiano Veritas EternaPress, che propone una «contro storia» del nazismo in chiave appunto gay.

L’amore fra persone dello stesso sesso è tabù in 38 stati del continente su 53. Tabù certificato da un divieto imposto dalla legge. Il presidente ugandese Yoweri Museveni è il più intransigente: ha appena firmato una legge discriminatoria così restrittiva da prevedere addirittura l’ergastolo per l’omossessualità “aggravata”, cioè quella imputabile ai recidivi. Altrimenti sono 14 anni di galera. Per poco non è stata introdotta la pena di morte per i gay ostinati.

Ma le pressioni internazionali nulla hanno potuto per impedire l’oltraggio di una legge così liberticida. Usa e Olanda hanno minacciato il blocco degli aiuti finanziari, Museveni, che incolpa l’Occidente per la diffusione del “morbo”, ha risposto che si tratta di “imperialismo sociale”. Nel frattempo, le vittime degli imperialisti (è l’ultima agghiacciante notizia), pubblicano liste di proscrizione sui giornali: il Red Pepper, quotidiano ugandese, ha strillato in prima pagina i nomi di 200 omossessuali, in larga parte attivisti, titolando “Scoperti!”.


Il 14 marzo 2012, il Center for Constitutional Rights, che rappresenta Sexual Minorities Uganda - una coalizione di organizzazioni LGBT ugandese - ha intentato una causa contro Lively per il suo ruolo nella persecuzione della comunità LGBT in Uganda. Lively è il delirante ispiratore di gran parte delle feroci angherie che la comunità LGBT ugandesi soffrono oggi.

Attraverso incontri con i maggiori responsabili politici e religiosi ugandesi Scott Lively, secondo la denuncia dell’organizzazione Sexual Minorities i cui archivi sono stati recentemente saccheggiati da sconosciuti, propone loro una “gay agenda” dove denuncia le intenzioni degli omosessuali di sodomizzare bambini,sovvertire l’ordine istituzionale, invia loro un articolo linkato a una pagina web dove scrive che “Il movimento gay internazionale, ha dedicato ingenti risorse per trasformare la cultura morale mondiale da matrimonio-etero-centrica a una basata sull’anarchia sessuale”, pressiona la classe politica affinché si arrivi alla pena di morte per legge per le persone omosessuali.

La denuncia alle autorità americane dell’organizzazione ugandese Sexual Minorities fa il suo corso Scott Lively sarà processato per crimini contro l’umanità.



Non possiamo neanche dimenticare Il presidente del parlamento ugandese, Rebecca Kadaga, che in 12 novembre 2012, aveva annunciato che questa norma sarebbe stata un ”regalo di Natale” per tutti gli ugandesi anti gay. La signora, come si legge sul sito del parlamento del paese africano, è stata ricevuta e benedetta il 13 dicembre 2012 dal Papa Benedetto XVI che nel suo, messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha definito i tentativi di accomunare i matrimoni gay a quelli fra uomo e donna “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Nella foto si vede Benedetto XVI accanto alla speaker.

giovedì 11 aprile 2013

Video: Una giovane trans legata e umiliata in strada dalle forze di sicurezza in Costa d'Avorio.


Una giovane trans legata e umiliata in strada dalle forze di sicurezza in Costa d'Avorio. Guardate il video.

 

Come è possibile che nel 2013 dobbiamo ancora vedere queste barbarie, l'ennesima barbarie. Perché tanto odio?

Questo video sta facendo il giro del mondo, Nel quale si vede una giovane trans ivoriana umiliata da elementi delle forze di sicurezza a Abidjan, Costa d'Avorio ... Il video è del febbraio 2013.

Sono una donna transessuale, cioè sono nata biologicamente uomo, ma non riconoscendomi nella identità di genere maschile, ma in quella femminile ho iniziato una transizione per diventare quello che mi sento di essere, una donna. Non è una questione di scelta. Questa è una delle varie manifestazioni della natura creata da Dio. La transessualità o transessualismo è la condizione di una persona la cui l’identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo.

L'unica scelta che abbiamo tutti, è quella di essere buoni o cattivi esseri umani, di perdonare e di accettare le differenze.

Dopo vedere questo triste video. Sono triste per l'Africa, con tutte queste storie pietose. Sono ancora più triste nel leggere i commenti di fanatici religiosi del Terzo Millennio, che invocano Dio per giustificare il loro odio, la loro ignoranza. Uno che è capace di gioire nel distruggere altre persone secondo me, è un boia e della peggiore specie.

Ma davvero Dio è così? Possibile che quello che Gesù descriveva come un padre compassionevole e ricco d'amore sia soltanto una specie di orco?

Vanessa Mazza.


http://koaci.com/videos-81359http://koaci.com/videos-81359

mercoledì 21 dicembre 2011

L'OCCIDENTE PUÒ “ESPORTARE” I DIRITTI DEI GAY?

DI KWEI QUARTEY
Foreign Policy in Focus



Nel corso della riunione tenuta nello scorso ottobre a Perth in Australia dei Capi del Governo del Commonwealth (CHOG), il Primo Ministro britannico David Cameron ha redarguitoalcuni dirigenti africani che, se le loro nazioni dovessero bandire l’omosessualità, potrebbero rischiare di perdere gli aiuti economici del Regno Unito.

Non abbiamo sicuramente anticipato la prontezza e la rabbia della risposta africana a questa dichiarazione. Per il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, 0 Commenti and 0 Reazioni”. Il solitamente pacato Presidente ghanese Atta Mills ha detto che il Ghana si impegna nel sostenere i diritti umani come stabilito dalla costituzione, ma “da presidente di questa nazione, non avvierò né sosterrò alcun tentativo di legalizzare l’omosessualità in Ghana”. Sfidando la dichiarazione di Cameron, il senato nigeriano ha approvato una legge che vieta i matrimoni dello stesso sesso e auspica una condanna a 14 anni di prigione per le persone colpevoli di essere omosessuali. Il consigliere presidenziale dell’Uganda John Nagenda, uno dei paesi più pericolosial mondo per i gay, ha riferito che gli ugandesi sono “stanchi di queste lezioni" e che non possono essere trattati come dei "bambini".

L’ufficio di Cameron ha tentato di chiarire la dichiarazione, riferendosi ai diritti dei gay nel contesto più largo dei diritti umani. Quando sembrava che il furore si fosse placato, il Presidente Obama ha annunciato il 6 dicembre 2011 che la sua amministrazione utilizzerà gli aiuti all’estero per promuovere i diritti dei gay e delle lesbiche, anche combattendo i tentativi dei governi stranieri di criminalizzare l’omosessualità. Quasi simultaneamente al rilascio del memorandum di Obama, il Segretario di Stato Hillary Clinton, in un discorso al Palazzo delle Nazioni per il riconoscimento dello Human Rights Day, ha parlato di “un gruppo i cui diritti umani sono ancora oggi negati in troppe parti del mondo”: le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Clinton ha riconosciuto che la prestazione degli Stati Uniti riguardo i diritti umani delle persone gay è lungi dall’essere perfetta.

Reagendo alle dichiarazioni di Obama-Clinton, l’ugandese John Nagenda ha affermato che “l’omosessualità qui [in Africa] è un tabù […] e io posso dire che quest’idea della Clinton, di Obama, è qualcosa che verrà considerata odiosa”. Uno sguardo a come le nazioni africane puniscono le persone gay o quelli sospettati di essere omosessuali ci dà il senso di quanto pervasiva sia diventata l’omofobia in molte di queste nazioni. Poco importa, a proposito, che molte di esse siano firmatarie dell’altisonante Statuto Africano sui Diritti Umani e dei Popoli, il cui articolo 28 afferma che “ogni individuo deve avere il dovere di rispettare e considerare le persone che gli sono vicine senza discriminazione, e di mantenere relazioni finalizzate alla promozione, alla salvaguardia e al rafforzamento del mutuo rispetto e della tolleranza.”Politiche di aiuti

Secondo Richard Dowden della Royal African Society, quest’anno i fondi per gli aiuti del Regno Unito sono di 12 miliardi di dollari. Il Ghana, ad esempio, prende 133 milioni di dollari. Dowden dice che “i governi destinatari in Africa […] sanno che i donatori devono raggiungere i propri obbiettivi […] e che i canali di comunicazione sono molto trafficati. Quindi, molto spesso, il potere è nelle mani dei governi africani, e non dei donatori occidentali.”

Un'altra ragione che suggerisce il perché le nazioni africane hanno sorprendentemente voluto respingere le proposte di Stati Uniti e Regno Unito sui diritti umani è data dalla sempre più forte presenza cinese in Africa, che rassicura i dirigenti africani per avere una fonte di aiuti alternativa. In questo articolo di Foreign Policy In Focus, “America vs China in Africa”, Francis Njubi Nesbitt ha scritto in modo eloquente come l’Occidente non sia stato capace di rispondere alla sua imminente sostituzione come forza politica ed economica dominante nel continente.

Come l’autore e economista nato in Zambia Dambisa Moyo, alcuni critici ritengono che questi aiuti dai paesi ricchi stanno distruggendo l’Africa. Ma le nazioni donatrici non digeriscono facilmente l’ipotesi di togliere precipitosamente gli aiuti nelle zone critiche. Ad esempio, il governo statunitense ha speso una media di 308 milioni di dollari l’anno per i programmi anti-HIV/AIDS in Nigeria, e il Regno Unito altri 31 milioni. Anche se il ritiro di questi fondi andrà certamente a colpire i gay nigeriani, un numero ben maggiore di omosessuali, in modo particolare donne, ne patiranno le conseguenze, dato che il sesso eterosessuale è responsabile dell’80-95 per cento della trasmissione di HIV in Nigeria.Interferenze con le consuetudini sociali

I politici africani si sono arrabbiati per quello che percepiscono come un’interferenza occidentale nelle “norme sociali africane” e un’“imposizione di valori culturali esterni”. Di tutti i diritti umani a disposizione di Cameron e Obama per le loro preoccupazioni, quelli dei gay sono tra i più infiammanti.

L’idea superficiale ma diffusa tra molti africani è che l’omosessualità è un “male” portato nel continente dagli occidentali. Come evidenziato in molti scritti, c’è una vasta evidenza del contrario. Il libro affascinante Boy-Wives and Female Husbands esplora le pratiche indigene omosessuali in quattro diverse regioni geografiche dell’Africa. L’antologia include i primi racconti degli esploratori europei come Cavazzi e Cardonega, che nel XXVII secolo descrivevano l’attività omosessuale tra gli uomini africani. Testimoniando questi comportamenti, gli europei scioccati reagirono allo stesso modo degli attuali leader africani, biasimando quelle che descrivono come “pratiche sporche”, “errata lussuria maschile” e “peccato abominevole”. Per quanto incredibile possa sembrare, le importazioni europee in Africa potrebbero riguardare non tanto l’omosessualità, quanto l’omofobia.

Considerate quanta parte del linguaggio arcaico delle leggi scritte in Africa sia basato sullacommon law britannica. Ad esempio, la Sezione 104 del Codice Penale del Ghana si riferisce a una “innaturale conoscenza carnale”, definita tortuosamente come “rapporto sessuale con una persona in modo innaturale o con un animale”. Deriva da testi antichi come quello di questo pagina in A Treatise of Pleas of the Crown di William Hawkins, la cui prima edizione fu pubblicata nel 1716. Non c’è una menzione specifica degli atti omosessuali, se sembra che gran parte dei ghanesi abbia fuso omosessualità con pedofilia, sodomia e criminalità. Sembra esserci poca comprensione che l’amore tra uomini e donne dello stesso sesso riguarda una vasta gamma di comportamenti, da una frequentazione ravvicinata a salire, ma che non necessariamente comporta un rapporto sessuale. Ma in un paese profondamente religioso dove molti ricavano le proprie convinzioni omofobiche dai pastori moralisti che attizzano il parossismo e sollecitano i giovani a diventare sempre più pii, c’è poca speranza di un rapido cambiamento.

Sembra un paradosso che l’omofobia sia in crescita in Ghana, dove da tempo è normale per gli uomini tenersi per mano in pubblico o avere un contatto fisico, e dove gli abbracci indolori, l’attrazione romantica e l’omoerotismo sono frequenti tra gli studenti dei collegi.

Il sostegno dei gay in Africa

Va tutto bene per Cameron, Obama e la Clinton nel rilasciare proclami da migliaia di miglia di distanza. Ma aiutano davvero i gruppi di sostegno ai gay africani nel combattere sul posto nei rispettivi paesi? In un post sul blog MyWeku.com, N. Thompson scrive, “Se il programma di Cameron fosse quello di supportare gay e lesbiche in tutta l’Africa, allora ha fatto davvero un pessimo lavoro.”

Un gruppo di attivisti africani ha inoltre dichiarato: “Anche se le intenzioni potevano essere quelle di proteggere i diritti delle persone LGBTI [lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali], la decisione di tagliare gli aiuti trascura il ruolo dei movimenti LGBTI e di giustizia sociale del continente e crea un serio rischio di una forte rivalsa contro le persone LGBTI.”

In conclusione, il triumvirato Obama-Cameron-Clinton potrebbe aver reso un disservizio a quelli che pretendono di aiutare. D’altro canto, se l’Uganda dovesse finalmente approvare dopo un tira e molla la legge sulla pena di morte per l’omosessualità, è difficile immaginarsi come il governo statunitense possa incrociare le braccia e fare niente. Dovrebbe far ricorso a tutte le sue capacità per riuscire a camminare sul ciglio tra saggezza e ingerenza.

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Fonte: Can the West "Export" Gay Rights?

13.12.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE