
Donald Trump sul palco di Dallas mentre indica, uno per uno, i futuri beneficiari del suo "fantastico" dividendo patriottico.
Ci sono voluti decenni di raffinata diplomazia, guerre miliardarie per esportare la democrazia e sfilate di portaerei per convincere il mondo che gli Stati Uniti fossero il faro della civiltà occidentale.
Poi è arrivato lui, Donald Trump, e con la grazia di un imbonitore di fiera ha ridotto la più grande superpotenza globale a una televendita di provincia.
La sua ultima trovata? Cinquemila dollari a testa. Cash. Ma solo se a novembre fate la crocetta sul simbolo giusto.
Ma vedere Washington che copia il clientelismo nostrano fa un certo effetto. Benvenuti nella fase terminale della decadenza americana, dove il dibattito sul futuro dell’Occidente si risolve con un “prendi i soldi e scappa”.
L’arte del dazio (ovvero: come pagare un regalo con i vostri stessi soldi)
La spiegazione tecnica di questo miracolo economico è pura poesia geopolitica. Il magnate di Mar‑a‑Lago la chiama “dividendo aziendale”: l’America è una grande corporation e i cittadini sono gli azionisti.
E da dove arrivano questi profitti da distribuire? Dai dazi doganali.
Il piano è geniale nella sua assurdità: tassare i prodotti che arrivano dall’estero per riempire le tasche degli americani. Peccato che qualsiasi studente al primo mese di economia sappia che i dazi non li pagano i governi stranieri, ma le aziende che importano e, alla fine della catena, i consumatori.
In pratica, Trump vi sta promettendo di regalarvi 5.000 dollari che avrete già speso, pagando pane, benzina e iPhone il doppio del loro valore. Un gioco delle tre carte elevato a strategia di Stato.
C’è chi, tra i più cinici, immagina scenari da impero predatore, con oro e petrolio di mezzo mondo — dal Venezuela in giù — a finanziare la lotteria patriottica. Ma la verità è molto più banale: è un pagherò senza fondo, una manovra da oltre 1.000 miliardi di dollari che nessun Congresso sano di mente potrebbe mai approvare, lanciata al grido di “fate finta che sia io il candidato”. Una richiesta d’amore politico mista a una disperata televendita.
La sindrome del “Compagno Kamala” e lo spauracchio rosso
In questo circo ideologico non poteva mancare il pezzo forte: la caccia alle streghe comuniste.
Fa sinceramente sorridere sentire un miliardario con i rubinetti d’oro, che flirta con oligarchi e spinge il capitalismo più sfrenato, accusare i democratici di voler trasformare l’America in un’appendice dell’Unione Sovietica.
L’arma di distrazione preferita della destra americana è ancora lo spauracchio del “pericolo rosso”. Kamala Harris e i democratici — storicamente neoliberisti amici di Wall Street — vengono dipinti nei comizi di Trump come bolscevichi pronti a collettivizzare ranch e campi da golf.
Un anacronismo talmente grottesco che persino Hollywood lo scarterebbe per una sceneggiatura di serie B. Ma nell’America profonda scatena il panico termonucleare.
La grande normalizzazione: il sonno della ragione mediatica
La vera tragedia non sono le sparate di Trump, ma la reazione di chi dovrebbe fare informazione.
La macchina mediatica globale — non solo i network conservatori, ma telegiornali e quotidiani di mezzo mondo — ha ormai subito una assuefazione totale all’assurdo.
Quella che un tempo sarebbe stata trattata come una violazione scandalosa del decoro istituzionale, oggi viene impacchettata e rivenduta come “strategia politica aggressiva”.
I conduttori leggono la notizia del bonus da 5.000 dollari con lo stesso tono asettico con cui parlerebbero di una riforma del welfare. Si aprono dibattiti con grafici e analisti che discutono seriamente la fattibilità di una boutade da bar, normalizzando il delirio e trasformando la democrazia in un Reality Show permanente.
La vernice si è scheggiata
La vera umiliazione per gli Stati Uniti non è la proposta in sé, ma il fatto che funzioni.
Per anni l’America si è presentata al mondo con una vernice lucida di rigore istituzionale. Oggi quella vernice è scrostata, rivelando un Paese diviso, fragile e permeabile alle promesse più grossolane.
E a reggere il sacco di questa deriva c’è una delle più grandi contraddizioni del secolo: la base dei fanatici evangelici. Comunità che predicano moralità assoluta e distacco dai beni terreni, ma che si identificano ciecamente in un leader miliardario che promette bonus in contanti e usa un linguaggio che farebbe arrossire un marinaio.
Il misticismo religioso che sposa il materialismo più sfrenato, uniti sotto la bandiera del populismo.
Il sipario sulla superpotenza
Mentre il resto del pianeta guarda a Washington per capire il futuro delle alleanze globali, dell’inflazione e della transizione energetica, la risposta americana è un televoto da reality show.
La vernice di rispettabilità è andata, sostituita dal riflesso dorato di una slot machine che promette jackpot a fondo perduto.
Forse ha ragione chi dice che sarebbe quasi giusto darglieli subito, questi 5.000 dollari, se non altro per godersi lo spettacolo del crollo definitivo della dignità imperiale in diretta TV.
L’America non fa più paura e non fa più scuola. Fa semplicemente ridere. E il biglietto per questo spettacolo di varietà, purtroppo, lo pagheremo tutti.
— vanessa mazza TLGBQI+
- Il Sole 24 Ore – Video-dichiarazioni di Donald Trump alla convention di Dallas
- Il Post – L'annuncio dei 5.000 dollari per le elezioni di midterm
- Corriere della Sera – L'analisi sulla strategia elettorale repubblicana
- RaiNews – La promessa del dividendo e il dibattito sui dazi doganali