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mercoledì 20 giugno 2018

LA TRANSESSUALITA' non è più classificata dall'Oms come malattia mentale.


Nel mese dell’orgoglio LGBT, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da un motivo in più per festeggiare e toglie la transessualità dalla lista delle malattie mentali.

La decisione dell'Oms è stata accolta con gioia dalle organizzazioni che da tempo si battono per vedere riconosciuti i diritti dei transessuali: è "l'equivalente di aver tolto l'omosessualità dai disordini psichiatrici, è una pietra miliare", ha commentato Sally Goldner dell'australiana TransGender Victoria. Un passo in avanti che aiuterà a combattere lo stigma e la transfobia, ha aggiunto, sottolineando che "non si può più dire che è un disordine mentale: c'è l'Oms che dice di no, che è solo parte della diversità umana e deve essere trattata con rispetto".


La classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi di salute correlati appena presentata dall'Organizzazione mondiale della sanità, andava necessariamente riveduta e corretta e dopo diciotto anni la nuova edizione, l'undicesima, ha visto finalmente la luce. Anche se dopo la presentazione alla prossima Assemblea generale dell'Oms, sarà ufficialmente in vigore "solo" nel 2022, per essere recepita con modalità differenziate dai singoli Stati membri. L'ICD-10, rilasciato nel 1990, fu recepito dalla Tailandia solo nel 1994


La svolta sulle persone transgender. Dopo un lavoro molto complesso, durato oltre dieci anni, l'ICD-11 è un "manuale" decisamente nuovo. Intanto perché è completamente elettronico, e questo ne agevola la consultazione e l'uso. Ma soprattutto perché registra svolte epocali: come lo spostamento dell'incongruenza di genere dai codici relativi ai disturbi mentali a quelli sulle condizioni di salute sessuale. «La logica - spiegano dall'Oms - è che mentre le prove sono ora chiare sul fatto che non si tratta di un disturbo mentale, classificazione che può causare uno stigma enorme per le persone transgender, restano significative esigenze di assistenza sanitaria che possono essere soddisfatte meglio se la condizione è classificata sotto l'Icd». No allo stigma, quindi; sì a una migliore presa in carico. Anche perché proprio per le condizioni di salute mentale «i codici ICD sono particolarmente importanti, «in quanto è uno strumento diagnostico». La transessualità - ha spiegato Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio - è stata inserita in un capitolo di nuova creazione, per dare spazio a condizioni legate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni codificate nell'ICD».



Secondo quanto riportato su tgcom24.mediaset.it, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato:

«L'incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell'International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale”».

L’Oms ha anche aggiunto:
«è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare un'enorme stigmatizzazione per le trnpersone transgender».

Sono trascorsi quasi trent’anni da quando l’omosessualità è stata rimossa dalla “enciclopedia delle malattie” stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un momento storico, quello del 17 maggio 1990, che ha aperto la strada a un lungo percorso (ancora incompiuto) di conquiste nel campo dei diritti della persona. E che si ripete oggi, con la decisione dell’Oms di rimuovere la transessualità dalla categoria dei disordini mentali dell’International classification of diseases(Icd).

La decisione dell’Oms è stata accolta con favore dalle associazioni Lgbtqi, come Arcigay, che ora chiede una “necessaria revisione dell’attuale normativa italiana, per una semplificazione delle procedure ed il rispetto del principio di autodeterminazione della persona“. Secondo il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni, inoltre, “da oggi chiunque dovrà adeguarsi alla verità scientifica: la transessualità non è una malattia ma una possibilità, libera e legittima, come abbiamo sempre sostenuto”. A parlare è anche l’attivista Lgbt ed ex parlamentare Vladimir Luxuria: “È un segnale positivo che fa capire che chi è a disagio con il proprio corpo anagrafico e lo modifica per armonizzarlo alla sua mente non è un disturbato ma una persona che ha diritto a pari opportunità affettive e lavorative”.
Il termine ‘transessuale’ fu coniato nella prima volta 1949 dal dottor David Cauldwell, ma è diventato di uso comune soltanto in seguito alla pubblicazione del libro ‘Il fenomeno transessuale’ ( The transsexual phenomenon ) da parte di Harry Benjamin ( sessuologo ed endocrinologo ). Negli anni precedenti alla coniazione e all’avvio degli studi sulla transessualità, essa era considerata una malattia da cui si poteva guarire con un percorso di psicoterapia e tramite un accanimento “terapeutico”: alle persone che presentavano situazioni di disforia ( un alterazione dell’umore in senso depressivo ) nei confronti del proprio sesso, venivano somministrati, in maniera ripetuta, ormoni del proprio sesso genetico. Solo in seguito a numerosi casi di tentativi di suicidio, registrati dopo questi accanimenti “terapeutici”, si cominciò a studiare la transessualità

Fu il sessuolo ed endocrinologo Harry Benjamin ad ipotizzare per primo che la persona transessuale dovesse ricevere un supporto psicologico e psichiatrico per affrontare correttamente le terapie endocrinologiche e chirurgiche e concludere in sicurezza il percorso di transizione di genere.

La nuova Classificazione Internazionale delle Malattie, che sarà effettiva dal gennaio 2022, oltre a sdoganare l’idea pregressa sugli individui transgender e ad aumentare l’accettazione sociale degli stessi, mira anche a fornire quanto più supporto possibile a chi decide di intraprendere un percorso di transizione garantendo loro l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari.

venerdì 29 aprile 2011

Il Pakistan Riconosce Ufficialmente I Transessuali


La Corte suprema del Pakistan ha ordinato la creazione di un nuovo genere su le carte d'identità

Il tribunale supremo del Pakistan, con una decisione insolita nel mondo islamico, ha deciso di aggiungere un nuovo genere sulle carte d'identità, riconoscendo così la comunutà transessuale come "terzo sesso". I "hirja", come vengono chiamati i trans nel Sud dell'Asia, dal 25 aprile potranno celebrare l'acquisizione di questo importante diritto anche sui documenti ufficiali.

"Due anni fa abbiamo presentato un'istanza al tribunale supremo rivendicando i nostri diritti, perchè in Pakistan non c'era il riconoscimento legale per gli appartenenti alla nostra comunità", ha spiegato all'agenzia spagnola EFE Miss Bobby, presidentessa dell'associazione che si occupa dei diritti dei transessuali in Pakistan. Miss Bobby ha elogiato il capo del tribunale supremo, Iftikhar Chaudhry, ed ha deciso di mettere una foto di lui nella sua sala da pranzo. "Ha preso una decisione molto forte, ed è un gran passo per la nostra comunità. È la prima volta che accade qualcosa di simile in Pakistan", ha aggiunto Miss Bobby.

L'associazione ritiene che tra 50 000 e 80 000 persone farebbero parte della comunità transgender in Pakistan.

Fonte:http://www.paid2write.org/attualita_gossip/il_pakistan_riconosce_ufficialmente_transessuali_14439.html

domenica 6 marzo 2011

Roma, l’università educa alle differenze sessuali


Pubblicato il 06 marzo 2011 da Raffaele Lupoli

Sensibilizzare i giovani sulle identità di genere e sugli orientamenti sessuali, anche alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche. È l’obiettivo del corso di educazione alle differenze affettive e sessuali organizzato dal Cirps consortium della Sapienza di Roma e dal dipartimento di Ricerche filosofiche dell’Università di Roma Tor Vergata.

Mentre a Milano le università fanno fronte comune per affrontare le tematiche di genere, anche l’esperienza formativa promossa dai due atenei romani punterà i riflettori sulla rappresentazione mediatica delle realtà omosessuali e transessuali e darà ampio spazio alle buone pratiche verso la costruzione di una cultura del rispetto delle scelte sessuali altrui.

Un esempio di buona pratica segnalato dagli organizzatori del corso è l’attivazione di un Osservatorio permanente sulla comunicazione e l’informazione. All’Osservatorio media e omosessualità, in sigla Omo, si affianca la nascita del Premio giornalistico “Penna Arcobaleno”, voluto dallo stesso Osservatorio e conferito ai professionisti dell’informazione e della comunicazione che hanno trattato il tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere con competenza e professionalità.

“La proposta formativa – spiega Pasquale Quaranta, l’ideatore del corso e delle altre iniziative collegate – consta di 60 ore di lezione in aula più 3 mesi di tirocinio e si articola in tre moduli: sociale, salute e benessere, sicurezza”. Gli argomenti trattati vanno dal bullismo omofobico tra i banchi di scuola agli studi gay e lesbici in ambito accademico, alla comunicazione glbt, acronimo usato per indicare a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Nel programma di studi anche la legislazione, gli aspetto storico culturali e quelli di natura sanitaria.

“L’intento è quello di offrire un’occasione di confronto – tra giovani e ricercatori, studiosi e autori, attivisti e militanti, esponenti della cultura, dell’informazione e della comunicazione – prosegue Pasquale Quaranta –. In questo modo i partecipanti al corso avranno un quadro chiaro e completo della tematica e delle possibili soluzioni ad essa collegate”. Le lezioni avranno inizio il 28 marzo presso la sede del Cirps Consortium (Palazzo Doria Pamphilj), in Piazza della Costituente a Valmontone (RM). La partecipazione al corso è gratuita ed è prevista un’indennità di frequenza per i disoccupati pari a 3 euro per ogni ora di corso effettivamente frequentata, previa presenza ad almeno il 70% del monte ore del corso. Gli allievi che avranno superato l’esame conclusivo riceveranno un attestato di frequenza valido agli effetti della Legge Regionale n. 23 del 25 febbraio 1993. Il bando del corso resterà aperto fino al 14 marzo.

Fonte:http://www.universita.it/roma-torvergata-sapienza-corso-differenze-sessuali/