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martedì 1 settembre 2026

Il Paragrafo 175: la ferita aperta della democrazia tedesca (e l'ipocrisia del silenzio)

Fotografia ravvicinata della copertina del DVD italiano del documentario "Paragraph 175", pubblicato nella collana Queer di Dolmen Home Video. Sulla copertina nera spicca un grande triangolo rosa con foto storiche in bianco e nero di uomini e la grafica dei contrassegni usati nei campi di concentramento nazisti.
Il DVD del documentario Paragraph 175 (edizione italiana Dolmen Home Video, collana Queer), custodito nella mia collezione privata LGBTQI+. Un pezzo di memoria storica tangibile che dà voce ai sopravvissuti dimenticati.
Questo articolo nasce guardando la copertina di un DVD che custodisco gelosamente nella mia collezione privata LGBTQI+: il documentario "Paragraph 175". Toccare con mano questo pezzo di storia, salvato dal dimenticatoio, mi ha ricordato quanto sia fondamentale non abbassare mai la guardia e continuare a fare contro-narrazione militante.
Il 1° settembre 1969 la Germania Ovest compiva un passo storico: la depenalizzazione parziale dell'omosessualità maschile. Ma smettiamola di celebrare questa data come un successo pulito. Farlo significa ripulire la coscienza a uno Stato che, per decenni, ha calpestato vite, dignità e corpi. La storia del Paragrafo 175 del codice penale tedesco non è una marcia trionfale verso il progresso, ma il resoconto lucido di come una democrazia moderna abbia scelto di prolungare l'orrore nazista sotto il mantello della legalità.
L’eredità nazista firmata dalla democrazia
Introdotto nel 1871 con l’Impero tedesco, il Paragrafo 175 puniva i "vizi contrari alla natura" tra uomini. Nel 1935, Hitler lo inasprì brutalmente: bastava uno sguardo, una lettera d'amore o il sospetto di una spia per finire nei campi di concentramento, marchiati con il triangolo rosa.
L’orrore vero, la vergogna più profonda, si consuma però nel dopoguerra. Mentre l'Europa si riempiva la bocca di parole come "libertà" e "democrazia", la Germania Ovest scelse deliberatamente di mantenere intatta la versione nazista della legge. Dal 1949 al 1969, lo Stato democratico ha perseguitato, processato e condannato oltre 50.000 uomini.
Nessun risarcimento. Nessun riconoscimento. Gli omosessuali sopravvissuti ai lager non vennero considerati vittime del nazismo, ma criminali comuni. Molti di loro, il giorno della liberazione dei campi, non tornarono a casa: passarono direttamente dalle baracche di sterminio alle carceri della Repubblica Federale. La riforma del 1969 non fu un atto di generosità, ma una concessione tardiva e ipocrita: legalizzò i rapporti solo sopra i 21 anni, mantenendo un'età del consenso doppia rispetto a quella eterosessuale.
Il paradosso della Germania dell'Est: tolleranza di facciata
Se a Bonn si celebrava il processo di Stato all'amore, dall'altra parte del Muro la Germania dell'Est (RDT) giocava la carta della superiorità ideologica, ma con lo stesso fondo di cinismo:
  • 1950: La Corte Suprema della RDT cancella l'inasprimento nazista, tornando alla versione meno restrittiva del 1871.
  • 1968: L'Est depenalizza l'omosessualità tra adulti un anno prima dell'Ovest.
  • 1988: Il Paragrafo 175 viene definitivamente cancellato a Est.
Ma non c'è nulla da idealizzare. Per il regime socialista, l'omosessualità restava una "decadenza bourgeois". Non era concessa una comunità, non era concesso l'attivismo spontaneo. La Stasi (i servizi segreti) monitorava, infiltrava e ricattava sistematicamente i militanti che cercavano rifugio nei gruppi legati alle chiese evangeliche. La tolleranza legale era solo una strategia di controllo sociale, non un riconoscimento di diritti.
Da vedere: "Paragraph 175", le voci che lo Stato voleva cancellare
Se volete guardare in faccia questa ipocrisia, dovete recuperare un documento fondamentale, un DVD che ogni militante dovrebbe custodire: il documentario del 2000 Paragraph 175, diretto dai premi Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman (e narrato da Rupert Everett).
Questo film non è solo cinema: è un atto d'accusa politico. I registi sono riusciti a intervistare gli ultimi sopravvissuti ai triangoli rosa prima che la vecchiaia li portasse via. Uomini come Pierre Seel o Karl Gorath raccontano, con una dignità che lo Stato tedesco ha cercato di strappare loro, cosa significasse essere braccati prima dalla Gestapo e poi dai poliziotti della democrazia. Il documentario squarcia il velo sul silenzio complice del dopoguerra, mostrando come la prigione non sia finita nel 1945, ma sia continuata nelle aule di tribunale della Germania liberata. Un pugno nello stomaco necessario per capire che la legge non coincide quasi mai con la giustizia.
1994: La fine di un incubo lungo un secolo
Il Paragrafo 175 è stato definitivamente cancellato solo nel 1994, dopo la riunificazione. È servito il 2002 perché il governo annullasse le sentenze naziste e addirittura il 2017 – ieri, praticamente – perché lo Stato tedesco riabilitasse formalmente e promettesse risarcimenti ai sopravvissuti delle condanne del dopoguerra. Ormai, per la maggior parte di loro, era troppo tardi. Erano già morti da criminali per lo Stato.
Ricordare il Paragrafo 175 e questo documentario non è un semplice esercizio di memoria storica. È rabbia militante. È il promemoria brutale che i nostri diritti non sono concessioni eterne, ma trincee da difendere ogni giorno. Perché lo Stato, quando vuole, sa esattamente come trasformare la legge nel peggior carnefice della libertà.
Un articolo di Vanessa Mazza TLGBQI+

venerdì 8 febbraio 2013

Appello al Governo e ai partiti italiani su legge Russa contro i gay


Al Presidente del Consiglio

Alle forze politiche italiane

La Duma Federale Russa ha approvato in prima lettura una legge che renderà illegale scrivere un articolo, organizzare eventi o parlare in pubblico di omosessualità. Analoghe leggi sono già state approvate nelle regioni di Rjazan’ nel 2006, Archangel’sk nel 2011 e Kostroma e San Pietroburgo nel 2012, e anche le regioni di Novosibirsk, Samara, Kirov, Krasnojarsk e Kaliningrad stanno considerando l’adozione di norme simili.

L’omosessualità è stata depenalizzata nella Federazione Russa nel1999 ora ritorna ad essere una condizione perseguita, e purtroppo le opposizioni pubbliche sono sistematicamente represse attraverso fermi e licenziamenti.

Un forte segnale di protesta è giunto negli scorsi giorni dal Consiglio Comunale di Venezia, che all’unanimità ha denunciato questi fatti e impegnato la Giunta a sospendere ogni accordo di cooperazione con la città di San Pietroburgo. Il Consiglio Comunale di Milano ha deciso nei mesi scorsi la sospensione del gemellaggio con la stessa città.

L’Unione Europa attraverso una dichiarazione di Catherine Ashton, rappresentante per la politica estera europea, ha sottolineato come ”la messa in atto di questa legge può rafforzare la discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transessuali così come contro chi difende le loro scelte, in particolare limitando le loro libertà d’espressione, di associazione e di riunione”. Nella dichiarazione inoltre si fa specifico riferimento agli impegni internazionali della Russia ”nel quadro del Consiglio d’Europa, come firmataria della Convenzione dei diritti umani”

Non stiamo parlando di un Paese che non ha mai conosciuto l’alfabeto dei diritti civili ma di una pericolosa regressione che a dispetto di scienza e cultura si attesta su crinali di pericolosità a noi storicamente noti. Alla stato di fatto non valgono le migliaia di studi scientifici in materia di orientamento sessuale e identità di genere e nemmeno l’attestarsi della battaglia per i diritti civili in tutti i programmi politici di rilevanza internazionale. E dal prossimo voto, quello definitivo, a cui seguirà solo la firma del Presidente Putin, in una parte dell’Europa gli omosessuali non potranno più vivere e parlare liberamente.

Chiediamo al Governo italiano e a tutte le forze politiche, di attivarsi immediatamente nei confronti del Federazione Russa affinché vi sia un ripensamento rispetto a una legge che reintroduce in Europa provvedimenti che si sperava, viste le persecuzioni dei decenni passati non riemergessero più, e di agire nelle istituzioni Europee al fine di costruire un’azione politico diplomatica adatta a far sentire la voce di tutti i Paesi del nostro Continente.

Primi firmatari:

Camilla Seibezzi Consigliera Comunale di Venezia

Guido Allegrezza Sel Lazio

Lucia Annunziata giornalista

Ritanna Armeni, giornalista scrittrice

Natalia Aspesi giornalista

Angela Azzaro, vice direttore settimanale gli Altri

Laura Balbo, sociologa

Riccardo Barena

Imma Battaglia presidente Di’Gay Project

Donatella Becattini portavoce Equality Italia Livorno

Andrea Benedino, portavoce Equality Italia Piemonte

Irene Bignardi giornalista e critico cinematografico

Paola Brandolini presidente nazionale Arcilesbica

Laura Callegaro

Antonio Capitani giornalista astrologo

Fabio Cerasi

Massimo Cirri psicologo

Anna Paola Concia, deputata

Lella Costa, attrice

Eleonora Dall’Ovo, conduttrice Radio Popolare

Domenico D’Orsogna professore ordinario Universita’ di Sassari

Adele Falabella

Flavio Favelli artista

Giovanna Frene

Maria Luisa Frisa curatore e critico d’arte

Germana Galli editor Mu6

Franco Grillini presidente nazionale Gaynet

Yuri Guaiana segretario nazionale Associazione Radicale Certi Diritti

Graziella Guglielimino

Cecilia d’Avos, co-presidente Rete Genitori Rainbow

Rita De Santis presidente Agedo

Giuseppina La Delfa presidente nazionale Famiglie Arcobaleno

Cathy La Torre, Avvocata – Vice Presidente MIT

Milovan Farronato curatore e critico d’arte

Raffaele Lelleri sociologo

Barbara Leolini, Fotogiornalista

Gad Lerner, giornalista

Matteo Levaggi

Vladimir Luxuria, artista

Andrea Maccarrone presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Aurelio Mancuso presidente nazionale Equality Italia

Marta Mantelli

Sveva Maraggia

Fabrizio Marrazzo portavoce Gay Center

Simonetta Moro presidente Polis Aperta

Daniela Iride Murgia artista illustratrice

Luigi Oppido Segretario Generale ass. cult. Maison des Artistes

Marco Oppido Maison des Artistes

Fabrizio Paoletti, co-presidente Rete Genitori Rainbow

Anna Poma Festival dei matti

Ileana Piazzoni, Resp. Welfare e Lavoro di SEL Lazio

Alfredo Pirri artista

Federica Rampa

Roberta Rizzo/ Moony Witcher scrittrice

Nicola Rizzella

Stefano Rodotà giurista

Flavio Romani presidente nazionale Arcigay

Daniele Romeo

Barbara Romarri

Antonio Rotelli avv. Presidente Rete Lenford

Piero Sansonetti, direttore Calabria Ora e gli Altri

Tara Santoro, Medico Chirurgo

Chiara Saraceno, sociologa

Massimiliano Scuderi curatore e critico d’arte

Cristina Sereno

Marinella Senatore artista

Marcello Smarrelli curatore e critico d’arte

Maria Rosa Sossai curatore e critico d’arte

Nunzio Roberto Valenza avvocato

Elena Toffolo presidente ArciLesbica Treviso

Daniela Tomasino, presidente Arcigay Palermo

Davide Valenti, giornalista

Angela Vettese curatore e critico d’arte

Simona Viaggio

Valeria Vigano scrittrice

Patrizia Viviani portavoce Equality Italia Massa Carrara

Valentina Violino, consigliere Rete Genitori Rainbow

Circolo di cultura e iniziativa Glbtq Maurice di Torino


Per adesioni presidente@equalityitalia.it

Oppure compila il seguente modulo on-line:http://www.equalityitalia.it/appello.html#

giovedì 30 agosto 2012

10 cose che vorremmo che i CRISTIANI capissero sulla OMOSESSUALITA'

Di volta in volta in volta, utilizzano il nome di Gesù e la Bibbia per mostrare il loro lato più oscuro, il male e la intolleranza della umanità. Le persone che parlano in nome di Dio (con tale arroganza) per giustificare atteggiamenti e mentalità sataniche. Il loro discorso è una ripetizione di ciò che ascoltano al culto e nelle messe dei loro superiori. Si tratta di una spiritualità molto triste che sta molto lontana del  amore del cristianesimo, il credo che dicono di seguire.
Forse un atteggiamento di combattere le sciocchezze predicate e distillate in diversi luoghi solo un altro discorso religioso. Il reverendo Jim Rigby è parroco della Chiesa Presbiteriana di S. Andrea in Austin, Texas, e un attivista per il sociali già di lunga data, per una maggiore giustizia economica. Difende i diritti dei neri, gay e minoranze varie.
Qui di seguito ha scritto dieci argomenti che i cristiani dovrebbero capire su gli omosessualità:




giovedì 2 agosto 2012

Matrimoni gay in Italia: il progetto di Condividilove [VIDEO]




Il matrimonio gay è innanzitutto una questione di civiltà, ancor prima che una questione d’amore! A sottolineare un fatto che dovrebbe essere teoricamente ovvio, ma che purtroppo non lo è ancora per tutti, sono i creatori del progetto ”Condividilove”, un progetto volto alla sensibilizzazione della società in materia di diritti gay, che in realtà, sono solo ed esclusivamente diritti umani, diritti che dovrebbero essere riconosciuti a ogni singolo cittadino del nostro Paese.

Ma torniamo al progetto pro-matrimonio gay ”Condividilove”, un progetto che – come dicevamo – nasce dal bisogno di rivendicare i sacrosanti diritti delle coppie lgbt.

“Negli stessi giorni in cui dall’America echeggiava il messaggio “Legalize Love” ispirato dalle parole del presidente Barack Obama, – si legge sulla pagina Facebook ufficiale dell’iniziativa – in Italia i maggiori rappresentanti di un partito che dovrebbe dirsi “progressista” etichettavano come estremista e illusoria la sola possibilità che nel nostro paese due persone dello stesso sesso vengano mai unite in matrimonio. Mai. È ispirandosi a questi fatti che alcuni liberi cittadini di ogni orientamento sessuale hanno deciso di mettersi insieme per una causa che dovrebbe appartenere a tutti, al di là di ogni differenza”.
E questi liberi cittadini, gay, etero, bisessuali, transessuali e lesbiche, sono quelli che compaiono nel bellissimo video che vi proponiamo.

“In un paese come l’Italia – si legge ancora sulla pagina Facebook di Condividilove – non possiamo aspettarci che siano i leader politici a chiedere al loro popolo il coraggio di supportare i cambiamenti necessari a sanare le diseguaglianze ancora presenti nella legislazione. Pensiamo non solo a premier socialisti come Zapatero o Hollande, ma persino a un conservatore come il premier britannico Cameron che proprio in questi giorni ha dichiarato: “Il matrimonio mi appassiona molto e penso che se funziona per gli eterosessuali come me, dovrebbe funzionare per tutti; per questo dovremmo avere i matrimoni gay e per questo li introdurremo.”

Nel nostro Paese, come si fa notare giustamente (e con non poca amarezza), non vi sono testimonial di spicco, (siano essi del mondo della politica, dello sport o dello spettacolo), che scelgono di diventare portavoce della battaglia per i diritti lgbt, o perlomeno, questi personaggi sono davvero pochi. E’ per questa ragione che la lotta deve partire dai liberi cittadini: “Deve partire dal basso, con tutti i mezzi di cui dispone. Il primo, mai come oggi, è la condivisione”.
Una iniziativa davvero lodevole, che noi di Gay Wave appoggiamo assolutamente. Ecco il video ragazzi, cosa ne pensate?

vi lasciamo con le parole di Roberto Saviano scritte su L'Espresso: 

"Sentire il presidente del Partito democratico Rosy Bindi dire: «Noi siamo chiamati a governare il Paese, non una minoranza» in riferimento alla polemica sui matrimoni gay è stato un duro colpo. Qualunque partito vada al governo o aspiri ad andarci è
chiamato a governare una molteplicità di minoranze, perché di questo è fatto il paese, questa è di fatto la democrazia. Testamento biologico, tutela e sostegno per chi accudisce familiari diversamente abili, riconoscimento dello ius soli ai figli di immigrati nati in Italia e procedure più agili per concedere la cittadinanza agli immigrati che qui lavorano e che di fatto sono nostri concittadini, matrimoni gay, pari diritti e adozioni per le coppie gay, riconoscimento reale delle coppie di fatto, miglioramento delle condizioni dei detenuti nelle carceri che ogni anno a decine si tolgono la vita. Affrontare questi temi non vuol dire essere anticonformisti, fregarsene dei reali problemi del paese, essere pro morte, ma solo essere difensori di diritti inalienabili e scelte individuali che arricchiscono la comunità. La società civile cattolica e laica e molti nella Chiesa, su questi temi hanno una maggiore apertura della classe politica e delle posizioni ufficiali del Vaticano... Una Repubblica in cui le minoranze non vengono tutelate, dove non sono rispettati i diritti civili e in cui i nostri amministratori non credono sia una priorità il pieno sviluppo della persona umana, è una Repubblica destinata a morire. La mancanza di centralità del dibattito sui diritti civili ha contribuito negli anni a spostare l'asticella della sopportazione degli italiani tanto in alto da poter sopportare anche gli eccessi del berlusconismo. E' come se ci fossimo assuefatti. E' come se avessimo abbandonato l'idea di dover difendere i diritti di chi non ne ha. E non difendendo i loro, finiamo per perdere quelli di tutti".

mercoledì 4 luglio 2012

Il “coming out” del re degli anchorman: Anderson Cooper:


Il giornalista Anderson Cooper, anchorman conosciutissimo negli Stati Uniti, a 45 anni d'età ha deciso di fare ufficialmente 'coming out' rendendo noto a tutti il suo orientamento sessuale.


In una mail indirizzata al blogger inglese Andrew Sullivan, anch'egli omosessuale, che gli chiedeva un parere sulla questione relativa a come vengano accolte le persone dichiaratamente omosessuali nella vita pubblica, Cooper ammette a chiare lettere:


“La verità è che sono gay, lo sono sempre stato e lo sarò sempre. Non potrei essere più felice, a mio agio con me stesso ed orgoglioso”.


Anderson Cooper spiega anche il motivo per cui in passato abbia voluto evitare di parlare pubblicamente della sua omosessualità e perché ora abbia cambiato idea:


“Ho sempre pensato che sapere per chi voti un reporter, di che religione sia o chi ami non siano argomenti da discutere pubblicamente (…). Negli ultimi tempi, però, ho capito che mantenendo il silenzio su certi aspetti della mia vita privata tanto a lungo potrei aver dato l’errata impressione che io stia provando a nascondere qualcosa che mi mette a disagio, mi fa vergognare o addirittura mi spaventa. Ciò è doloroso, semplicemente perché non è vero”.


La notizia del coming out di Anderson Cooper ha fatto rapidamente il giro del mondo, suscitando un certo scalpore. Le reazioni, al solito, sono di due tipi; c’è chi parla di coraggio e di scelta importante, c’è chi dice che avrebbe fatto meglio a glissare. Chi scrive semmai si stupisce del clamore mediatico su una vicenda. Evidentemente il “coming out” fa ancora notizia. O peggio scandalo.



Anderson Cooper (New York, 3 giugno 1967) è un giornalista, conduttore televisivo e scrittore statunitense, anchorman del programma televisivo di informazione giornalistica Anderson Cooper 360°. Anderson Cooper si laurea nella prestigiosa Università di Yale in scienze politiche nel 1989. Durante gli studi lavora per due estati per laCIA ma capisce che la sua passione non è quella di lavorare per il governo ma fare il giornalista.


Dal 1995 Anderson Cooper lavora per la ABC: prima come corrispondente per la ABC News, poi come co-presentatore del programmaWorld News Now, poi come presentatore del reality show The Mole ed infine come co-presentatore del popolare Talk-show Live with Regis and Kelly.

Dal 2001 passa alla CNN lavorando come presentatore e corrispondente di trasmissioni di informazione e di attualità occupandosi di fatti ed eventi che hanno cambiato la storia come il Terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 2004 nello Sri Lanka, la Rivoluzione del Cedro a Beirut, il funerale di Giovanni Paolo II, il matrimonio reale tra Camilla Parker Bowles e Carlo, principe di Galles e l'Uragano Katrina.

Dal 2003 è conduttore del programma di informazione giornalistica Anderson Cooper 360° sempre sulla CNN.

Dal 2007 co-conduce il settimanale di attualità televisivo della CBS 60 Minutes e dal 2011 il Talk-show Anderson sulla CNN.

Nel 2011 partecipa nelle vesti di narratore al musical di Broadway How to Succeed in Business Without Really Trying che vede tra i protagonisti Daniel Radcliffe.

Anderson Cooper ha anche scritto numerosi articoli per varie riviste, tra cui Details, oltre che aver scritto un libro per la casa editriceHarperCollins, Dispatches from the Edge - A Memoir of War, Disasters, and Survival, in cui racconta le sue esperienze in Sri Lanka,Africa e Iraq che diventa un best seller negli States arrivando alla numero uno della New York Times Best Seller list nel 2006 Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Anderson_Cooper


http://www.washingtonpost.com/blogs/guest-voices/post/anderson-coopers-coming-out-changes-lives/2012/07/04/gJQAlZ18MW_blog.html

lunedì 25 giugno 2012

Articolo pubblicato in Etiopia afferma che l'omosessualità è come una 'infezione'

Un popolare quotidiano etiope sostiene che gli Stati Uniti e l'Europa stanno complottando per esportare, diffondere e promuovere l'omosessualità in Etiopia.
In un articolo pubblicato dal quotidiano Yenga, il 18 giugno, l'omosessualità viene descritta come in rapida crescita 'infestazione' il giornale racconta che sono ora 16.00 mila gay.

Il giornale ha anche sostenuto che i gay hanno una media di 75 partner sessuali l'anno, e la loro natura 'promiscui' spinge alcuni ad avere sette a nove partner sessuali al giorno.

L'articolo ha descritto come queste 'pratiche' sono 'esportate in Etiopia attraverso gli studenti che ricevono borse di studio per studiare negli Stati Uniti e in Europa. Ha inoltre suggerito che i milioni di dollari spesi in borse di studio sono davvero progettati per diffondere la 'cultura' dell'omosessualità cui 'agenti' (vale a dire gli studenti laureati) che 'reclutano poi i bambini di strada di 8-16 anni di età.

Altri agenti che cospirano a omosessualità sono apparentemente le Nazioni Unite, Ambasciate di paesi europei e nord americani, Ong internazionali con il loro personale gay e turisti.

Il giornale ha riferito che la nazionale anti-omosessuale conferenza che si è svolta poco più di una settimana fa nella capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, ha chiesto misure urgenti dal governo, compresa la pena di morte, al fine di prevenire la rapida 'crescita' di omosessualità e l'apparente crescita di abusi sessuali in ragazzi giovani.

L'articolo inoltre chiede che il governo etiope blocchi tutti i siti pornografici perché questi sono i fattori nella diffusione del 'male sociale' identificato dalla conferenza.

Gli Etiopi attivisti LGBT hanno riferito di crescenti livelli di omofobia dopo la conferenza anti-omosessualità, tra cui minacce di morte che ricevono. Nella conferenza i principali leader erano i religiosi dell'Etiopia, funzionari governativi, membri del parlamento etiope, i leader dei partiti politici, organizzazioni giovanili e rappresentanti di altre società civili che hanno chiesto al governo etiope di adottare misure nel tentativo di sovvertire "l'infezione" del'omosessualità nel paese.

Un attivista che lotta per i diritti della comunità LGBT etiope con sede a Addis Abeba che ha parlato in forma anonima ha detto: 'Sono un attivista che lavora per risolvere i problemi sanitari e sociali delle persone LGBT in Etiopia. Non ho idea da dove e come questo giornale abbia queste "statistiche".

'Sono assolutamente d'accordo che una parte di questa campagna e dei leader religiosi locali, in collaborazione con le organizzazioni religiose omofobiche' che sappiamo che hanno base in realtà in Svezia, Regno Unito e altri paesi ... vogliono incitare il governo e la società in generale a stigmatizzare, perseguitare e attaccare la comunità LGBT in Etiopia." Fonte:http://www.pinknews.co.uk/2012/06/21/ethiopia-newspaper-warns-of-gay-infestation/

Artista
stephano musso fotografia Disperazione http://www.premioceleste.it/opera/ido:124002/  



Etiopia: religiosi sostengono bando costituzionale dell’omosessualità.


Gli espo­nen­ti di va­rie con­fes­sio­ni re­li­gio­se (com­pre­si quelli cat­to­li­ci, pro­te­stan­ti e or­to­dos­si) riu­ni­ti ad Adis Abe­ba al­cu­ni gior­ni fa per un con­ve­gno, han­no adot­ta­to una ri­so­lu­zio­ne con­tro l’omo­ses­sua­lità, de­fi­ni­ta «la vetta dell’im­mo­ra­lità» e chie­sto alle au­to­rità ci­vi­li di emen­da­re la Co­sti­tu­zio­ne del pae­se per san­ci­re pro­prio a li­vel­lo co­sti­tu­zio­na­le le di­scri­mi­na­zio­ni ver­so tali pra­ti­che ses­sua­li. In Etio­pia è in­fat­ti già pre­vi­sta una pena di al­me­no 6 mesi per gli omo­ses­sua­li ed è mol­to dif­fu­sa l’omo­fo­bia, che tro­va una for­te giu­sti­fi­ca­zio­ne re­li­gio­sa. Abu­ne Pao­los, pa­triar­ca del­la Chie­sa or­to­dos­sa etio­pe, pa­ra­go­na gli omo­ses­sua­li a «scioc­chi, stu­pi­di ani­ma­li», so­ste­nen­do che «deve es­se­re loro im­po­sta una di­sci­pli­na e i loro atti de­vo­no es­se­re di­scri­mi­na­ti, de­vo­no ri­ce­ve­re una le­zio­ne». Nel­la ri­so­lu­zio­ne, i re­li­gio­si spro­na­no i par­la­men­ta­ri ad «ap­pro­va­re la mes­sa al ban­do del­la pra­ti­ca omo­ses­sua­le nel­la Co­sti­tu­zio­ne», ad isti­tui­re cen­tri di “ria­bi­li­ta­zio­ne” per i gay e ad in­tro­dur­re con­trol­li nel­la dif­fu­sio­ne del­la por­no­gra­fia. Sey­oum An­to­nios, espo­nen­te del­la Ong an­ti-abor­ti­sta Uni­ted for Life Ethio­pia, so­stie­ne che l’omo­ses­sua­lità (de­fi­ni­ta «inac­cet­ta­bi­le», «im­mo­ra­le») non è una que­stio­ne ine­ren­te i di­rit­ti uma­ni e non cre­de che «sia col­le­ga­ta alla crea­zio­ne», af­fer­man­do che «non ha una base bio­lo­gi­ca»: «tut­ti gli espo­nen­ti re­li­gio­si all’uni­so­no han­no af­fer­ma­to che è la vet­ta dell’im­mo­ra­lità», ha con­clu­so An­to­nios.Fonte:http://www.uaar.it/news/2009/01/02/etiopia-religiosi-sostengono-bando-costituzionale-dellomosessualita/

sabato 9 giugno 2012

No all'omofobia, sì ai diritti umani delle persone lgbti in Italia




“Liberi ed eguali in dignità e diritti”


Come accade purtroppo in diverse parti del mondo e dell’Europa, anche in Italia i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) sono messi a rischio dalla discriminazione e da altri fattori, legislativi, sociali e culturali. Le istituzioni hanno l’obbligo di prevenire e contrastare la discriminazione, perché qualsiasi eccezione all'universalità dei diritti umani è inaccettabile.


È necessario che le autorità italiane assicurino alle persone Lgbti il diritto a esprimere la loro identità di genere e il loro orientamento sessuale, il diritto a una vita affettiva e familiare libera da interferenze e un equo accesso a tutti i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni e dagli standard internazionali.

Negli ultimi anni, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone Lgbti si sono verificati con preoccupante frequenza, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno continuato a fomentare un clima di intolleranza e di odio verso le persone Lgbti con dichiarazioni palesemente discriminatorie.

La legge penale italiana anti discriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere (c.d. legge Mancino-Reale, n. 654 del 1975, come modificata e integrata dal decreto legge n. 122 del 1993 e successive modificazioni). A causa di questa lacuna, le persone che subiscono discriminazione, odio e violenza a causa del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere non hanno la stessa tutela garantita alle vittime di reati motivati da altri fattori che la legge identifica come discriminatori; per lo stesso motivo, l’incitamento verbale all'omofobia e alla transfobia, i cui casi purtroppo non sono mancati in questi anni, non è perseguibile come crimine motivato da odio.

Questa lacuna è in contrasto con la legislazione internazionale ed europea sulla discriminazione e rischia di favorire l’aumento di atteggiamenti di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti. Il principio di non discriminazione, sancito dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, trattato vincolante per l’Italia, garantisce parità di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione basata su sesso, razza o origine etnica, lingua, religione o credo, disabilità, età e orientamento sessuale.

Ciononostante, nel luglio 2011, come già accaduto nel 2009, il parlamento italiano ha respinto proposte di legge tese a colmare questa lacuna.

Inoltre, nella legislazione italiana manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso - alle quali non viene consentito di sposarsi - e dai loro figli. In tutto il mondo, Amnesty International si oppone alla discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere nell'accesso al matrimonio civile e chiede agli stati che riconoscano diritti anche alle famiglie di fatto e alle unioni formate all'estero sulla base delle leggi locali. Negare il riconoscimento alle coppie omosessuali impedisce a molte persone di godere di tutta una serie di diritti, necessari per l’auto realizzazione, e alimenta ulteriormente la stigmatizzazione, la discriminazione e gli abusi nei confronti delle persone Lgbti.

Le autorità italiane hanno la responsabilità di proteggere e garantire la realizzazione dei diritti umani delle persone Lgbti affinché esse non siano vittime di discriminazione, possano godere degli stessi diritti di ogni individuo e possano esprimere liberamente il loro orientamento sessuale e identità di genere senza il rischio di subire altre violazioni e abusi dei loro diritti umani.

In occasione dell’odierno gay pride nazionale di Bologna, Amnesty International ha lanciato un appello indirizzato a Elsa Fornero (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità), Renato Schifani (Presidente del Senato) e Gianfranco Fini(Presidente della Camera) in cui, con lo stile sobrio di Amnesty ma senza peli sulla lingua si denuncia la situazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e inter-sessuate. Si legge nel testo:

Egregio ministro,
Egregio presidente del Senato,
Egregio presidente della Camera,

Sono un simpatizzante di Amnesty International, l'Organizzazione non governativa che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.

Sono preoccupato per la discriminazione che colpisce le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) in Italia, dove una lacuna legislativa comporta che le vittime di reati motivati da odio verso l'orientamento sessuale o l'identità di genere non abbiano la stessa tutela garantita alle vittime di reati motivati da altri fattori di discriminazione, e che l'incitamento verbale all'omofobia e alla transfobia non sia perseguibile come crimine d'odio. Questo rischia di favorire l'aumento di atteggiamenti di intolleranza verso le persone Lgbti ed è contrario al principio di non discriminazione sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che è vincolante per l'Italia.

Ritengo che le autorità italiane debbano assicurare alle persone Lgbti il diritto all'espressione della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, il diritto a una vita affettiva libera da interferenze e un equo accesso a tutti i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni e dagli standard internazionali in materia.

Chiedo dunque al parlamento e al governo italiano di:

-Adoperarsi affinché la discriminazione basata su orientamento sessuale o identità di genere sia adeguatamente prevenuta e contrastata attraverso una legislazione e con prassi pienamente in linea con gli strumenti internazionali e regionali a tutela dei diritti umani;

-Garantire che i crimini motivati da finalità di discriminazione o di odio verso le persone Lgbti abbiamo lo stesso trattamento sanzionatorio previsto dall'attuale normativa (c.d. legge Mancino-Reale) per quelli motivati da finalità discriminatorie di altro tipo;

-Assicurare un'effettiva protezione alle vittime di reati di stampo omofobico e transfobico, garantendo il loro pieno accesso alla giustizia;

-Assicurare che ogni atto di violenza e i reati di stampo omofobico e transfobico siano efficacemente indagati e i responsabili siano portati di fronte alla giustizia;

-Eliminare ogni forma di discriminazione nella legislazione sul matrimonio civile, prevedendo il matrimonio per le coppie omosessuali, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all'estero e garantendo pari diritti ai figli delle persone omosessuali;

-Garantire l'accesso gratuito alle cure mediche necessarie al benessere, all'integrità e all'autodeterminazione delle persone Lgbti;

-Assicurare che gli atti dello stato civile e tutti i principali documenti siano modificabili al fine di rappresentare adeguatamente l'identità di genere, e che la scelta dell'identità di genere sia garantita per ciascuno.

La ringrazio per l'attenzione. L’invito, pertanto, al Parlamento e al governo è quello di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone lgbti. È possibile firmare l’appello online

Amnesty International Italia prenderà parte al Bologna Pride 2012 di oggi, sabato 9 giugno, aderendo alla modalità di svolgimento, solidale con le popolazioni colpite dal terremoto, proposta dal comitato organizzatore della manifestazione.

Attraverso la sua presenza al Bologna Pride 2012, Amnesty International vuole rappresentare tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) che nel mondo non sono ancora libere di vivere e di esprimere il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere e vedono minacciato il loro diritto di manifestare in libertà e sicurezza, e marciare al fianco delle persone Lgbti che vivono in Italia dove, come in altri paesi europei, l'omosessualità e la transessualità sono spesso ancora origine di discriminazione e odio.

mercoledì 26 ottobre 2011

''Oltre le Differenze'' continua il viaggio tra le associazioni lgbtq


Su Antenna Radio Esse, una finestra sull’omosessualità e non solo
Venerdì 28 ottobre alle 21, il format radiofonico condotto da Natascia Maesi ed Eleonora Sassetti conosce meglio il comitato provinciale Arcigay e Arcilesbica Omphalos di Perugia.

Riparte il viaggio di “Oltre le Differenze” nelle associazioni lgbtq d’Italia. Questo mese la redazione del format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer - condotto da Natascia Maesi e Eleonora Sassetti e in onda alle 21 sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 99.10) e in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it – andrà a Perugia per dedicare l'intera puntata di venerdì 28 ottobre all'associazione Omphalos - comitato provinciale Arcigay e Arcilesbica perugino.

Si comincia con Nikita Queen, al secolo Michele, la resident drag queen di Omphalos che aprirà la puntata accompagnando gli ascoltatori nel viaggio alla scoperta del personaggio drag di cui veste i panni e che anima le serate di divertimento lgbtq di tutta l'Umbria e non solo...

Spazio poi alla storia del circolo Omphalos e alle iniziative promosse dall’associazione... dal piccolo circolo nato neglio anni '90 all'organizzazione del XIII Congresso Nazionale di Arcigay nel 2010... con un’ampia intervista alla presidente Patrizia Stefani. Conclude il viaggio una divertente e un po’ irriverente carta d’identità di Omphalos, firmata dal segretario del comitato provinciale Giuliano Foca.

logo_omphalosImmancabile il consueto scaffale, che in questa puntata speciale consiglierà letture e film “scelti per voi” dall'associazione Omphalos e non mancheranno le segnalazioni di appuntamenti culturali e festaioli a tema.


Per chi ascolta “Oltre le differenze”, c'è la possibilità di interagire con la redazione del programma chiamando il 366 2809050 o scrivendo a redazione.oltreledifferenze@gmail.com. E’ possibile inoltre visitare la pagina facebook e il blog: http://oltreledifferenze.splinder.com/ in cui trovate i video di tutte le puntate già andate in onda.

Fonte:http://www.sienafree.it/eventi-e-spettacoli/256-eventi-e-spettacoli/27499-oltre-le-differenze-continua-il-viaggio-tra-le-associazioni-lgbtq

mercoledì 7 settembre 2011

Richiedenti asilo LGBTe l'omofobia europea non unita.

7 settembre 2011

Un studio olandese evidenzia i pregiudizi dei paesi dell'UE, nelle pratiche di richieste di asilo dei candidati gay,lesbiche, transgender (LGBT).

Nel aprile 2011, il parlamento Europeo ha approvato con una maggioranza di centro-sinistra, e per soli 8 voti di differenza (314 favorevoli, 306 contrari e 48 astenuti) la Relazione Guillaume che emenda la proposta di Direttiva della Commissione europea sulle "Norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale". Tale Direttiva, conosciuta anche con la sigla 2005/85/CE, era già stata approvata nel dicembre del 2005 e prevedeva l’obbligo da parte dei paesi membri dell’unione di accogliere i richiedenti asilo politico, previo esame di ogni singolo caso, in virtù della Convenzione di Ginevra.

La parlamentare socialista Sylvie Guillaume, con la relazione “Riconoscimento e revoca della protezione internazionale”, ha presentato la proposta di emendamento della Direttiva che, oltre a rafforzare le garanzie dei richiedenti asilo politico, prevede maggiori garanzie e protezioni per le persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), includendole nella categoria “richiedenti asilo con bisogni speciali” e quindi bisognosi di particolare sostegno, attenzione e protezione. Spesso in fuga dai loro paesi per sevizie, violenze e persecuzioni, oltre che per conflitti armati, come sta succedendo in alcuni paesi africani, le persone LGBT devono aver diritto, secondo la proposta di emendamento, a maggior sostegno, attenzione e protezione. In ogni paese membro dell’Unione, quindi, le procedure di accoglienza e assistenza dei rifugiati politici dovranno tener conto, in modo appropriato, della nuova situazione richiesta per le persone LGBT. La formazione del personale, l’assistenza di esperti specializzati, la garanzia della riservatezza delle informazioni rispetto alla famiglia, per il rispetto della dignità umana e dell’integrità in occasione degli esami fisici e i tempi di preparazione per le interviste, devono tenere conto in modo appropriato della situazione delle persone LGBT.

Ogni anno, sarebbero 8000-10 000 * uomini e donne LGBT, che fuggono dal loro paese per cercare la protezione degli Stati europei, dal 2 al 3% del numero totale dei candidati nella UE. La stima viene da uno studio della Free University di Amsterdam e la principale associazione omosessuale i COC dei Paesi Bassi. "In fuga per omofobia" sono state individuate differenze di trattamento nella ricettività dei paesi dell'UE per questi rifugiati.

Alcuni, ad esempio, credono che i rifugiati LGBT perseguitati dalla loro comunità devono chiedere assistenza alle autorità del loro paese - senza considerare l'omofobia diffusa tra le autorità e la polizia. E in cinque paesi, la criminalizzazione dell'omosessualità viene semplicemente ignorata. In Irlanda, una lesbica Pakistana è stata respinta sulla base di una relazione in cui affermava che "gli omosessuali sono raramente perseguiti," nonostante una legge contro l'omosessualità in questo paese.

Essere discreti

Una giustificazione particolarmente comune che i richiedenti asilo sentono è che possono vivere la loro omosessualità nelle loro case "a condizione che rimanga discreta." Recentemente in Svizzera, il Tribunale amministrativo federale ha respinto la domanda di un iraniano. Questo tipo di scusa, vieni ripetuta oggi da diversi paesi come l'Australia e il Regno Unito, è fortemente condannato nello studio, in cui si afferma che "se una persona ha un ragionevole timore di essere perseguitata per l'esercizio di un legittimo diritto umano, ha diritto alla protezione internazionale. "Inoltre, nulla è meno certo che vivere " nascosti ". Gli individui che nascondano la loro omosessualità possono in qualsiasi momento essere individuati e sterminati.

Stereotipi

Ma uno degli ostacoli principali affrontati dai rifugiati LGBT sembra essere la incredulità da parte delle autorità. Soprattutto quando "non corrispondono agli stereotipi conosciuti dai funzionari", scrivono gli autori di "Omofobia in fuga". Essi possono essere lesbiche che non sono maschili e gay non effeminato, o ai candidati che sono sposati o hanno figli. Le domande più innocue possono diventare una trappola. A Cipro, un richiedente che era gay ha detto di non aver voluto sfuggire al servizio militare obbligatorio ha attirato i sospetti della immigrazione. Un altro esempio : un giudice irlandese ha negato asilo a un richiedente omosessuale perché lui non ha saputo dare un nome al bar principale gay a Dublino!

Tutti i mezzi sembrano essere buoni per catturare "falsi" richiedenti asilo LGBT. Incluse interviste e test indiscreti, eredità degradante di antichi disegni di omosessualità mediche, psichiatriche o psicologiche. Questo è stato il caso nella Repubblica Ceca e Slovacchia, che portavano i test "phallometric" misurare l'erezione dei richiedenti asilo di fronte a film porno. Prassi recentemente abbandonato su richiesta della Commissione europea.

La situazione rivela la paura delle autorità per le quali la concessione dell'asilo ai gay, potrebbe creare un fattore di attrazione. Per il presidente del COC, questa paura è ingiustificata. "L'omosessualità nel loro paese di origine è un tale tabù che [i ricorrenti] non possono dichiarare, fatto che avrebbe messo la loro vita a rischio. E se tornassero, la loro situazione e quella delle loro famiglie sarebbe diventata insostenibile.Inserisci link
Solo il Belgio con (522 casi nel 2010) e Norvegia (26) hanno stabilito un conteggio di asilo motivato ​​da orientamento sessuale e identità di genere. Altri paesi forniscono stime: 300 all'anno in Svezia, 200 in Olanda. In Italia, 54 casi sono stati trattati tra il 2005 e all'inizio del 2008, di cui 29 dello status di rifugiato o protezione umanitaria.

Vanessa Mazza

Fonte:http://www.rechten.vu.nl/nl/Images/Fleeing%20Homophobia%20report%20EN_tcm22-232205.pdf

http://360.ch/blog/magazine/2011/09/demandeurs-dasile-lgbti-cacophonie-europeenne/

venerdì 26 agosto 2011

Transgender è di moda. La storia di Isis King


23 ago 2011 di Laura Pacelli

Assieme a Lea T è la modella transgender più famosa delle passerelle. Isis King, prima di tornare per la nuova serie di America's Next Top Model, sfila a Baltimora e conquista gli Stati Uniti


In comune con la brasiliana Lea T che posò senza veli per Riccardo Tisci (Givenchy) su Vogue Paris, Isis King ha la transessualità. Magra, anzi, magrissima, al limite dell'anoressia, Isis, americana 25enne di origini caraibiche, è negli Stati Uniti anche più nota di Lea T per aver partecipato ad America's Next top Model, la trasmissione condotta dall'ex top Tyra Banks che ripartirà il prossimo 14 settembre. Per allora i riflettori saranno tutti puntati su di lei che torna a partecipare per la nuova serie della trasmissione All Stars.

La modella è stata la prima transgender ad aver partecipato nel 2008 al reality show della Banks a cui deve anche parte del finanziamento degli interventi di chirurgia plastica che le hanno permesso di cambiare definitivamente sesso. Così oggi Isis è tra le modelle più richieste, forse più per la sua "unicità" che per la sua bellezza. Di questi giorni infatti la sua partecipazione alla Baltimora Fashion Week. E che la moda guardi con attenzione al fenomeno transgender lo dimostra anche il successo di Andreij Pejic, il modello androgino dai lineamenti efebici protagonista di ormai decine di copertine e servizi fotografici, oltre che di passerelle internazionali.
I canoni della bellezza stanno cambiando? Chissà cosa ne penserebbe Antonio Canova.

Fonte:http://www.gqitalia.it/moda/articles/2011/8/transgender-e-di-moda-il-caso-di-isis-king