Benvenute e benvenuti al quarto appuntamento della nostra collana dedicata alla storia della fluidità affettiva.
Dopo aver esplorato l’assolutezza del desiderio greco con Alessandro Magno, questa settimana ci spostiamo nel cuore di Roma, nel I secolo a.C., per incontrare l’uomo che ha ridisegnato le istituzioni occidentali: Gaius Iulius Caesar.
Giulio Cesare è passato alla storia come un genio militare, uno statista implacabile e il dittatore che pose fine alla Repubblica romana. Eppure, la storiografia conservatrice e la cultura di massa contemporanea hanno spesso censurato, sminuito o ridotto a semplici “pettegolezzi politici” la complessità della sua vita affettiva.
Cesare incarnò perfettamente la fluidità del desiderio antico, amando con eguale passione e intensità sia uomini che donne, tanto da guadagnarsi dai suoi stessi contemporanei quel ritratto tagliente e definitivo:
«Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti».
Lo scandalo della Bitinia: il legame indissolubile con Re Nicomede
Per comprendere l’affettività di Cesare, dobbiamo viaggiare nel tempo fino al 79 a.C., quando un giovane Giulio Cesare, non ancora ventenne, venne inviato in missione diplomatica presso la corte di Nicomede IV di Bitinia. L’obiettivo era ottenere una flotta di navi per l’assedio di Mitilene. Cesare non solo ottenne le navi, ma instaurò con il sovrano orientale un legame affettivo così profondo e duraturo da scuotere il rigido moralismo della Repubblica romana.
A Roma, la bisessualità e le relazioni omosessuali non erano affatto vietate. Ma la società romana — profondamente patriarcale e militarista — imponeva una regola ferrea: il cittadino romano doveva sempre mantenere un ruolo attivo e dominante.
L’accusa mossa a Cesare dai suoi avversari politici non era quella di amare un uomo, ma quella di aver assunto un ruolo sottomesso alla corte del re straniero, ribaltando i rapporti di potere tradizionali.
Questo legame divenne l’arma preferita dei suoi nemici. Cicerone lo punzecchiò ripetutamente nei suoi discorsi in Senato, descrivendo Cesare come “la sposa del re” e ricordando quando il futuro dittatore serviva il vino alla tavola di Nicomede avvolto in vesti di seta porpora.
Perfino i suoi stessi soldati, durante il trionfo per la campagna di Gallia, sfilavano cantando versi satirici diventati leggendari:
«Cesare ha sottomesso le Gallie, Nicomede ha sottomesso Cesare!»
Eppure, Cesare non rinnegò mai quel periodo né la memoria di Nicomede. Anni dopo, difese pubblicamente i diritti della figlia del re defunto, giurando sulla memoria dei benefici ricevuti dal sovrano: un gesto che testimonia un affetto che andava ben oltre l’opportunismo politico.
Le passioni regali e le donne della sua vita
Accanto alla celeberrima relazione giovanile, la vita di Cesare fu costellata da legami intensi e politicamente rivoluzionari con figure femminili.
Sposò Cornelia, che difese a rischio della vita dalle persecuzioni di Silla; poi Pompea e infine Calpurnia.
La sua passione più famosa fu quella per Cleopatra VII, regina d’Egitto. Cesare rimase folgorato dall’intelligenza e dal fascino della sovrana tolemaica, dalla quale ebbe un figlio, Tolomeo Cesare (Cesarione). Per lei sfidò il Senato, trascorse mesi in Egitto e impose la presenza di una monarca straniera a Roma, scatenando il panico tra i tradizionalisti.
Cesare amò profondamente anche molte nobildonne romane, tra cui spicca Servilia Cepione, madre di Bruto. Per lei regalò una perla dal valore astronomico e mantenne un legame affettivo durato decenni.
Per tutta la vita, Cesare si mosse tra questi affetti paralleli con totale disinvoltura, dimostrando che la pluralità del desiderio non era un limite alla sua potenza umana e politica.
La trappola delle etichette e il puritanesimo moderno
Come per Alessandro Magno, la trappola più grande della storiografia moderna è il tentativo di etichettare Cesare secondo i recinti rigidi del nostro tempo.
Nel mondo romano non esistevano le categorie di “eterosessuale” o “omosessuale”. Esisteva il desiderio.
Il paradosso storico è evidente: l’uomo che ha centralizzato il potere imperiale, conquistato l’Europa e riformato il calendario civile viveva la propria affettività senza i sensi di colpa e i dogmi repressivi introdotti successivamente dal moralismo religioso.
Raccontare Cesare nel Mese della Visibilità Bisessuale significa smontare la narrazione tossica che vorrebbe la fluidità affettiva come un’invenzione contemporanea, una “moda” o una debolezza.
Cesare dimostra che si può essere il più implacabile leader della storia antica e, al tempo stesso, vivere un amore plurimo e libero, scardinando gli schemi rigidi di qualsiasi epoca.
— Vanessa Mazza TLGBQI+ Editorialista indipendente. Contro l’ipocrisia, sempre.

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