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martedì 20 ottobre 2026

Transgender Day of Remembrance (TDOR): le vittime della violenza transfobica che il mondo non deve dimenticare

Fotografia ravvicinata di una veglia notturna per il Transgender Day of Remembrance. In primo piano, numerose candele accese in bicchieri di vetro illuminano cartelli bianchi scritti a mano con frasi come 'Le loro vite contano', 'Memoria Dignità Giustizia Sempre' e il simbolo transgender nero impresso su una candela centrale. Sulla sinistra si scorge la bandiera trans azzurra, rosa e bianca. Sullo sfondo, un grande cartellone nero recita 'TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE - Ricordare per un mondo più giusto' affiancato dal disegno di una candela con i colori trans."
Candele accese, fiori e messaggi di resistenza circondano il manifesto del Transgender Day of Remembrance. I cartelli scritti a mano gridano una verità fondamentale: "Le loro vite contano". (Immagine editoriale per vanessablogmazza.com)

Di Vanessa Mazza

Il 20 novembre non è una festa. Non è una ricorrenza simbolica come tante altre. È il giorno in cui il mondo si ferma per guardare in faccia una realtà che troppo spesso si vuole nascondere.
Il Transgender Day of Remembrance (TDOR) è la giornata internazionale dedicata al ricordo delle persone transgender uccise dalla violenza transfobica e di tutte quelle vite spezzate dall'odio, dall'emarginazione e dall'indifferenza.
Ogni anno, in centinaia di città del mondo, vengono letti nomi. Non slogan. Non statistiche. Nomi. Dietro ogni nome c'è una persona che aveva sogni, affetti, relazioni, desideri e un futuro che non ha mai avuto la possibilità di vivere.
Come nasce il Transgender Day of Remembrance
La storia del TDOR inizia a Boston nel 1998. Il 28 novembre di quell'anno Rita Hester, donna transgender afroamericana di 34 anni, venne assassinata nella propria abitazione. Il delitto non è mai stato risolto. La copertura mediatica fu spesso irrispettosa e la sua identità venne trattata con superficialità da parte di molti giornali dell'epoca.
La rabbia e il dolore provocati da quel delitto portarono circa 250 persone a partecipare a una veglia in sua memoria. Da quella mobilitazione nacque qualcosa di più grande.
Nel 1999 l'attivista transgender Gwendolyn Ann Smith fondò il progetto "Remembering Our Dead" e organizzò la prima commemorazione del Transgender Day of Remembrance, con l'obiettivo di ricordare le persone transgender uccise dalla violenza e impedire che venissero cancellate dalla memoria collettiva. Da allora il TDOR è diventato un appuntamento internazionale osservato in decine di Paesi.
Numeri che raccontano una strage silenziosa
Secondo i dati storici del progetto Trans Murder Monitoring di TGEU, che monitora gli omicidi di persone trans e gender diverse nel mondo, dal 2009 sono stati documentati oltre 5.000 omicidi. Gli stessi ricercatori sottolineano che i numeri reali potrebbero essere significativamente più alti a causa della sottodenuncia cronica dei crimini d'odio e del mancato riconoscimento istituzionale dell'identità delle vittime al momento del decesso.
I dati preliminari raccolti per il periodo del TDOR 2026 (che traccia i casi dal 1 ottobre 2025 al 30 settembre 2026) riportano 235 casi documentati. Dietro ogni numero ci sono volti e storie. E ciò che emerge anno dopo anno è sempre lo stesso identico schema.
Dove la violenza colpisce di più
La violenza contro le persone transgender non è distribuita in modo uniforme nel mondo. L'America Latina continua a rappresentare una delle aree più colpite dagli omicidi di persone trans, con la maggioranza delle vittime storicamente concentrate tra l'area latina e i Caraibi.
I dati globali mostrano che il Brasile rimane il Paese con il maggior numero di casi documentati a livello mondiale, seguito da Stati Uniti e Messico.
Molte vittime appartengono inoltre a gruppi sociali già esposti a gravissime forme di discriminazione intersezionale:
  • Donne trans
  • Persone nere o razzializzate
  • Migranti
  • Lavoratrici del sesso
  • Persone che vivono in condizioni di povertà.
Chi alimenta questa violenza?
Gli assassini premono il grilletto. Ma l'odio nasce molto prima.
  • Nasce nei discorsi d'odio che dipingono le persone transgender come una minaccia.
  • Nasce nelle campagne politiche costruite sulla paura e sul fango elettorale.
  • Nasce nei media che ridicolizzano o disumanizzano le identità trans.
  • Nasce quando un'adolescente transgender viene esclusa da scuola, quando una donna trans non trova lavoro, quando un ragazzo trans viene cacciato dalla propria famiglia.
La violenza fisica è spesso solo l'ultimo anello di una lunga catena di esclusione sociale.
Persone costrette a sopravvivere
In molte parti del mondo essere transgender significa vivere sotto una pressione costante. Significa rischiare il rifiuto familiare, l'espulsione dal sistema scolastico, la precarietà economica e, in alcuni casi, la persecuzione istituzionale.
Troppo spesso le persone trans vengono trattate come se non avessero diritto a occupare lo spazio pubblico. Come se la loro semplice esistenza fosse un problema da risolvere.
Ricordare è un atto politico
Il Transgender Day of Remembrance non è solo una giornata di lutto. È un atto di memoria attiva.
Ricordare significa affermare che queste vite avevano valore. Significa rifiutare l'idea che possano essere ridotte a una statistica. Significa pronunciare a voce alta nomi che qualcuno avrebbe voluto cancellare per sempre.
Perché ne scrivo oggi
Da anni il mio blog racconta storie transgender provenienti da ogni parte del mondo. Artiste, attiviste, persone che hanno cambiato la cultura, la politica e la società.
Oggi, però, il dovere è diverso. Oggi non celebriamo il successo. Oggi ricordiamo l'assenza. Ricordiamo chi non è riuscita a invecchiare. Chi non ha potuto realizzare i propri sogni. Chi è stata privata del diritto più fondamentale: quello di vivere.
Finché continueremo a pronunciarne i nomi, finché continueremo a raccontarne le storie, queste persone non saranno mai davvero dimenticate.
✍️ Vanessa Blog Mazza Informazione indipendente, libera da padrini e padroni. Perché il silenzio non è mai una notizia. La verità sì.
📚 Fonti e Approfondimenti per Blindare il Testo
  • Dati e Report Trans Murder Monitoring: Per consultare le tabelle globali, le mappe interattive e i report annuali sugli omicidi di persone trans nel mondo, visita il portale ufficiale di TGEU (Transgender Europe).
  • Diritti Umani e Mappature Europee: Per verificare il posizionamento dei singoli Paesi e l'arretramento normativo in materia di tutele civili, consulta i dati della Rainbow Map sul sito ufficiale di ILGA-Europe.
  • Progetto Storico di Commemorazione: Per approfondire la genesi della ricorrenza e l'archivio dei casi dal 1999 a oggi, consulta le risorse internazionali dedicate alla memoria di Rita Hester e alla nascita del Transgender Day of Remembrance.

martedì 13 ottobre 2026

Ti Voglio Bene, Ma Voto Contro la Tua Esistenza

Stretta di mano in primo piano tra due persone, una delle quali indossa un braccialetto con la bandiera trans, davanti a un'urna elettorale sfocata.
Quando l'affetto privato si scontra con la realtà delle urne: il peso di un voto che decide delle nostre esistenze.

C'è un fenomeno psicologico e sociale che sta divorando le democrazie moderne: la cecità selettiva. Quando la politica si trasforma in un tifo da stadio, l'elettore smette di essere un cittadino critico e diventa un ultras. E la prima regola dell'ultras è semplice: il fallo fatto dalla mia squadra non esiste, quello subìto è sempre da espulsione.

Questa doppia morale permette di tollerare nei propri leader le stesse identiche derive che si condannano fermamente negli avversari. Oggi assistiamo a un paradosso globale feroce: leader e tifoserie che si riempiono la bocca con parole come "libertà", "tradizione" e "difesa dei cittadini" per criticare i regimi altrui, mentre nei propri piani politici attuano una sistematica cancellazione dei diritti umani.

Non stiamo più parlando di semplici opinioni: siamo nel pieno di una realtà globale che scivola progressivamente verso l'estremismo ideologico e pseudo-religioso, dove l'ossessione nel criticare le mancanze altrui serve solo a coprire la volontà di fare di peggio.

La memoria corta dell'ultras: dimenticare l'inferno

Il Brasile ha vissuto stagioni drammatiche sotto il precedente governo di Jair Bolsonaro. È stato un periodo segnato dal ritorno del Paese nella "mappa della fame", una piaga che i precedenti governi del PT (Partito dei Lavoratori) e di Lula erano riusciti faticosamente a sconfiggere, e da una costante deriva antidemocratica.

Quella deriva culminò nel tentato colpo di Stato orchestrato dai vertici del bolsonarismo a Brasilia, un attacco diretto al cuore delle istituzioni che solo per fortuna non si è tramutato in una dittatura permanente.

Eppure, a pochi anni di distanza, una parte considerevole dell'elettorato ha deciso di chiudere gli occhi. La dinamica del tifo ha anestetizzato la memoria: pur di non dare spazio alla sinistra, si preferisce ignorare il rischio concreto per la propria stessa libertà e per il proprio futuro.

Il cannibalismo della destra e il pericolo della "Cadrega"

Un altro aspetto tipico del tifo politico è l'accentramento totale attorno a un'unica bandiera. In Brasile, il clan Bolsonaro ha letteralmente cannibalizzato l'intera area politica della destra e dei partiti moderati. Invece di cercare una "terza via", figure alternative o politiche serie e istituzionali per lo sviluppo del Paese, l'elettorato conservatore si è consegnato a una dinastia familiare.

La pericolosità di questa personalizzazione estrema è evidente: la storia recente ci insegna che quando queste forze conquistano la cadrega, la poltrona del potere, tendono a ridefinire le regole democratiche pur di non lasciarla mai più. Il rischio di un futuro golpe o di uno scivolamento autoritario non è una speculazione, ma una minaccia concreta basata su precedenti già vissuti.

Il vuoto programmatico globale: Stati Uniti e Italia

Questo modello di potere non è isolato.

Negli Stati Uniti, l'amministrazione di Donald Trump ha trasformato i diritti delle minoranze nel principale bersaglio politico. Con azioni mirate, come la ridefinizione restrittiva del concetto di sesso, le limitazioni alle cure sanitarie per l'affermazione di genere e i decreti contro la comunità LGBTQI+, i diritti fondamentali sono diventati merce di scambio per compiacere le frange più fondamentaliste e religiose dell'elettorato.

Anche in Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, i segnali sono evidenti: il posizionamento del Paese nella Rainbow Map di ILGA-Europe è arretrato, accompagnato da proposte e iniziative politiche che puntano a limitare il riconoscimento e l'autodeterminazione delle persone transgender.

La caratteristica comune di questi leader è il vuoto programmatico assoluto.

Non salgono al potere perché hanno soluzioni reali per la sanità pubblica, per la sicurezza dei territori, per l'istruzione o per la riurbanizzazione, che oggi rappresenta una delle sfide cruciali di fronte ai cambiamenti climatici.

Salgono al potere sventolando bandiere d'odio:

  • Promettono di perseguitare la comunità LGBTQI+, negando alle persone trans persino il diritto umano e biologico di utilizzare un bagno pubblico coerente con la propria identità.
  • Nelle frange più estreme si arriva a mettere in discussione il valore del voto delle donne o a sminuire la realtà drammatica dei femminicidi.

Il tradimento dei media e la strategia del conflitto

In tutto questo, che ruolo ha avuto l'informazione?

Si può parlare, senza mezzi termini, di un tradimento da parte dei grandi media internazionali.

La stampa mondiale ha spesso fallito nel raccontare in modo didattico, chiaro e tempestivo la reale natura di questi avvoltoi politici. Troppo spesso compiacente con i poteri economici e le narrative dominanti, una parte dell'informazione vive e prospera sulla polarizzazione costante.

Ha bisogno dello scontro continuo, della tensione e dell'instabilità per generare attenzione, risonanza e profitto.

La strategia più subdola che ne deriva è la più vecchia del mondo: mettere i poveri contro i poveri.

Invece di unire i cittadini attorno ai problemi reali, il lavoro, la fame, i servizi pubblici, la sanità, la politica-tifo, amplificata da un sistema informativo malato, spinge le fasce più deboli della popolazione a individuare il proprio nemico nel vicino di casa, nell'immigrato o nell'elettore dell'altra curva.

Nel frattempo, i veri centri del potere continuano a governare indisturbati.

Il paradosso dei "Megafoni della Minoranza"

Uno dei fenomeni più alienanti del tifo politico è vedere persone appartenenti a queste stesse minoranze, donne, persone trans, gay, lesbiche, neri, immigrati, prestarsi a fare da cassa di risonanza a partiti che mirano a cancellare i loro stessi diritti.

Non si tratta di un'anomalia inspiegabile, bensì di un preciso meccanismo psicologico: il bisogno di compiacere il potere dominante.

Molti credono che, diventando gli "alleati accettabili" del potere dominante, potranno ritagliarsi uno spazio sicuro e ottenere una qualche forma di protezione. La storia, però, mostra spesso il contrario: quando i diritti vengono trasformati in strumenti di propaganda, nessuno è davvero al sicuro e chi oggi viene esibito come prova di inclusione può domani essere scaricato non appena smette di essere utile alla narrativa politica.

La loro presenza viene spesso utilizzata come alibi: "vedete, abbiamo anche noi una donna, una persona gay, una persona trans, un immigrato". Ma l'esistenza di alcune figure simboliche non cancella gli effetti concreti di politiche che continuano a colpire l'intera comunità di appartenenza.

Il dramma privato: quando l'ultras è in casa

Donna in coda a un seggio elettorale, circondata da persone dai volti privi di lineamenti. L'immagine rappresenta l'isolamento individuale di fronte al conformismo politico e alle scelte collettive.
Ho un volto. Loro hanno una tifoseria.

Qui la politica smette di essere un titolo di giornale e si trasforma in un dolore privato, intimo e lacerante.

Cosa succede quando la tifoseria entra nelle nostre case?

Quando un fratello, una sorella, una zia o un amico d'infanzia ti abbracciano, dicono di volerti bene e poi nell'urna votano per le frange politiche che pianificano la cancellazione della tua esistenza come donna trans?

Davanti a questa realtà, crolla la fragile scusa del:

"Ma dai, in fondo è solo politica, non esagerare."

No, non è "solo politica" quando il voto di una persona cara finanzia attivamente la sparizione dei tuoi diritti sanitari, civili e umani.

Scegliere di votare per chi dichiara guerra alle minoranze significa accettare che la vita di quella persona cara valga meno della propria appartenenza a una curva ultras.

Come comportarsi?

Non esiste una formula magica per gestire questo strappo affettivo, ma esistono confini fondamentali di autoconservazione.

1. Rifiuta la finzione

Non sei obbligata a fare finta di niente per preservare un'armonia familiare di facciata.

Hai il pieno diritto di far notare l'ipocrisia:

"Il tuo voto ha conseguenze concrete sulla mia incolumità e sul mio futuro. Non puoi scindere l'affetto che mi dichiari a parole dal danno che mi arrechi con le tue scelte politiche."

2. Proteggi la tua energia

Chi è completamente accecato dal tifo ideologico è spesso impermeabile ai fatti e alla logica.

Se discutere consuma le tue forze e ti logora, hai il diritto di mettere un muro e di allontanarti.

La tua salute mentale e la tua serenità vengono prima del dovere di educare un parente ultras.

3. Investi nella tua famiglia scelta

Il vero supporto spesso non coincide con i legami di sangue, ma si trova in quelle reti di affetti, comunità e amicizie che accolgono, rispettano e difendono la tua identità senza condizioni o compromessi politici.

Fischio finale

Finché continueremo a trattare i diritti civili e la dignità umana come se fossero i gol di una partita di calcio, la società continuerà a scivolare verso l'oscurantismo.

Dobbiamo toglierci la maglietta da ultras e tornare a guardare la realtà.

In questo campionato truccato non si vince uno scudetto. Si rischia di perdere la libertà di esistere.

Vanessa Mazza
Donna transgender, cittadina e osservatrice ostinata della realtà.

"Non chiedo di essere approvata. Chiedo di poter esistere senza dover difendere la mia umanità a ogni tornata elettorale." ✍️

📌 Fonti e Approfondimenti per Blindare il Testo
  • Sui dati ufficiali del primo turno in Brasile (Ottobre 2026): I numeri reali e i dettagli della tornata elettorale che smentiscono i sondaggi della vigilia sono consultabili sulla pagina di riferimento Elezioni generali in Brasile del 2026 su Wikipedia e nel report approfondito di Treccani Magazine Atlante.
  • Sulla spaccatura del Paese e la figura di Flávio Bolsonaro: L'analisi politica sul "bagno di sangue" per Lula e l'ombra del tentato golpe del 2022 sono dettagliate nell'editoriale de Il Fatto Quotidiano.
  • Sulla posizione critica dell'Italia e la Rainbow Map 2026: Il posizionamento ufficiale dell'Italia, crollata al 36° posto in Europa per i diritti LGBTQI+, è verificabile sui dati della mappa ufficiale ILGA-Europe Rainbow Map 2026 e nell'analisi giornalistica rilanciata dall'agenzia di stampa ANSA.
  • Sull'arretramento e i diritti trans in Europa: I dettagli relativi alle nuove leggi sulla sicurezza che rischiano di colpire la libertà di assemblea e i Pride in Italia e nel resto d'Europa sono documentati nei focus globali di ILGA-Europe Reports.

mercoledì 10 febbraio 2016

Le Nazioni Unite, per celebrare diritti e uguaglianza, lancia i francobolli LGBT

Le Nazioni Unite si schierano a favore delle persone LGBT emettendo una serie di francobolli per promuovere la diversità in generale, e l'eguaglianza dei diritti LGBT in particolare. L’Amministrazione postale dell’ Onu per la prima volta affronta il tema promuovendo l’uguaglianza per lesbiche, gay, transgender.


Si tratta di sei francobolli colorati a sostegno della campagna UN Free & Equal, lanciata dall’alto Commissariato per i Diritti Umani, che da oggi sono in vendita ai quartier generali dell’organizzazione a New York, Ginevra e Vienna e possono anche essere acquistati online.


L’autore dei disegni stampati è l’artista cubano, Sergio Baradat, che si è ispirato allo stile Art Deco degli anni Venti. La presentazione è avvenuta presso l’edificio dell’assemblea generale dell’Onu che ha incluso una performance di coro maschile gay di New York.


È possibile vedere nei diversi timbri uomini e donne nel processo che si abbracciano, una coppia omo-parentali con il loro figli sulle spalle o una persona transgender elegantemente raffigurata con ali di farfalla. Tradotto in tre lingue, inglese, francese e tedesco, questi francobolli tendono a promuovere la parità dei diritti e la lotta contro la discriminazione.

venerdì 18 settembre 2015

REAL TIME RACCONTA IL CORAGGIO DI VIVERE SE’ STESSI


Lunedì 21 Settembre, inizia un ciclo di quattro programmi su Real Time.
Quattro storie vere di persone trans.


Primo di questi BECOMING US (TUTTO SU MIO PADRE), programma andato in onda addirittura su ABC Family, che racconterà la storia di Charlie, padre di famiglia che lentamente si trasforma in Carly.


Poi sarà la volta di VITE DIVERGENTI – STORIE DI UN ALTRO GENERE, realizzato col Movimento d’identità di Bologna; raccoglierà testimonianze bellissime, commoventi, vere con cui ognuno si racconterà, come Lucy, la più anziana trans italiana, che è stata rinchiusa nel campo di Dachau quando era maschio.

Dal 26 ottobre I AM JAZZ, serie che segue l’adolescente Jazz Jenning che ha iniziato la sua transizione all’età di 5 anni.

Si chiude a fine novembre (dal giorno 30), con NEW GIRLS ON THE BLOCK programma che ruoterà attorno a sei donne trans di Kansas City che racconteranno la loro vita a ostacoli dai pregiudizi sul lavoro fino al pasticcio dei documenti.

Fonte: http://www.realtimetv.it/guida-tv/?type=series&channel_code=RTIT-IT&series_id=221692

domenica 23 settembre 2012

"Anch'io appartengo a questo Stato" La campagna del rispetto transgender .


Dopo alcuni episodi di transfobia, lo Stato americano del District of Columbia ha lanciato la sua campagna per l'integrazione delle persone transgender. La prima testimonial dei manifesti affissi per tutto il territorio dice: "Amo perdermi per il museo Smithsonian, mangiare con gli amici sulla H Street e andare agli spettacoli dell'Howard Theatre. Faccio parte di questo stato. Trattami come qualsiasi altra donna, con gentilezza e rispetto". 

"Faccio parte di questo Stato. Trattami come qualsiasi altra donna, con gentilezza e rispetto". E' lo slogan di uno dei manifesti della campagna di sensbilizzazione per l'integrazione delle persone transgender. Una foto e una breve biografia accompagnano i manifesti che saranno affissi in tutto lo Stato e anche sui bus. La campagna arriva come risposta ai diversi episodi di violenza e incompresioni che la comunità Lgbt subisce ogni giorno. "Abbiamo voluto dare un messaggio ottimista: i membri della comunità Lgbt ci hanno messo letteralmente la faccia - spiega Gustavo Velasquez, direttore dell'ufficio per i diritti civili del District of Columbia - ma anche perché il nostro scopo è ridurre la discriminazione dei transgender"