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martedì 13 ottobre 2026

Ti Voglio Bene, Ma Voto Contro la Tua Esistenza

Stretta di mano in primo piano tra due persone, una delle quali indossa un braccialetto con la bandiera trans, davanti a un'urna elettorale sfocata.
Quando l'affetto privato si scontra con la realtà delle urne: il peso di un voto che decide delle nostre esistenze.

C'è un fenomeno psicologico e sociale che sta divorando le democrazie moderne: la cecità selettiva. Quando la politica si trasforma in un tifo da stadio, l'elettore smette di essere un cittadino critico e diventa un ultras. E la prima regola dell'ultras è semplice: il fallo fatto dalla mia squadra non esiste, quello subìto è sempre da espulsione.

Questa doppia morale permette di tollerare nei propri leader le stesse identiche derive che si condannano fermamente negli avversari. Oggi assistiamo a un paradosso globale feroce: leader e tifoserie che si riempiono la bocca con parole come "libertà", "tradizione" e "difesa dei cittadini" per criticare i regimi altrui, mentre nei propri piani politici attuano una sistematica cancellazione dei diritti umani.

Non stiamo più parlando di semplici opinioni: siamo nel pieno di una realtà globale che scivola progressivamente verso l'estremismo ideologico e pseudo-religioso, dove l'ossessione nel criticare le mancanze altrui serve solo a coprire la volontà di fare di peggio.

La memoria corta dell'ultras: dimenticare l'inferno

Il Brasile ha vissuto stagioni drammatiche sotto il precedente governo di Jair Bolsonaro. È stato un periodo segnato dal ritorno del Paese nella "mappa della fame", una piaga che i precedenti governi del PT (Partito dei Lavoratori) e di Lula erano riusciti faticosamente a sconfiggere, e da una costante deriva antidemocratica.

Quella deriva culminò nel tentato colpo di Stato orchestrato dai vertici del bolsonarismo a Brasilia, un attacco diretto al cuore delle istituzioni che solo per fortuna non si è tramutato in una dittatura permanente.

Eppure, a pochi anni di distanza, una parte considerevole dell'elettorato ha deciso di chiudere gli occhi. La dinamica del tifo ha anestetizzato la memoria: pur di non dare spazio alla sinistra, si preferisce ignorare il rischio concreto per la propria stessa libertà e per il proprio futuro.

Il cannibalismo della destra e il pericolo della "Cadrega"

Un altro aspetto tipico del tifo politico è l'accentramento totale attorno a un'unica bandiera. In Brasile, il clan Bolsonaro ha letteralmente cannibalizzato l'intera area politica della destra e dei partiti moderati. Invece di cercare una "terza via", figure alternative o politiche serie e istituzionali per lo sviluppo del Paese, l'elettorato conservatore si è consegnato a una dinastia familiare.

La pericolosità di questa personalizzazione estrema è evidente: la storia recente ci insegna che quando queste forze conquistano la cadrega, la poltrona del potere, tendono a ridefinire le regole democratiche pur di non lasciarla mai più. Il rischio di un futuro golpe o di uno scivolamento autoritario non è una speculazione, ma una minaccia concreta basata su precedenti già vissuti.

Il vuoto programmatico globale: Stati Uniti e Italia

Questo modello di potere non è isolato.

Negli Stati Uniti, l'amministrazione di Donald Trump ha trasformato i diritti delle minoranze nel principale bersaglio politico. Con azioni mirate, come la ridefinizione restrittiva del concetto di sesso, le limitazioni alle cure sanitarie per l'affermazione di genere e i decreti contro la comunità LGBTQI+, i diritti fondamentali sono diventati merce di scambio per compiacere le frange più fondamentaliste e religiose dell'elettorato.

Anche in Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, i segnali sono evidenti: il posizionamento del Paese nella Rainbow Map di ILGA-Europe è arretrato, accompagnato da proposte e iniziative politiche che puntano a limitare il riconoscimento e l'autodeterminazione delle persone transgender.

La caratteristica comune di questi leader è il vuoto programmatico assoluto.

Non salgono al potere perché hanno soluzioni reali per la sanità pubblica, per la sicurezza dei territori, per l'istruzione o per la riurbanizzazione, che oggi rappresenta una delle sfide cruciali di fronte ai cambiamenti climatici.

Salgono al potere sventolando bandiere d'odio:

  • Promettono di perseguitare la comunità LGBTQI+, negando alle persone trans persino il diritto umano e biologico di utilizzare un bagno pubblico coerente con la propria identità.
  • Nelle frange più estreme si arriva a mettere in discussione il valore del voto delle donne o a sminuire la realtà drammatica dei femminicidi.

Il tradimento dei media e la strategia del conflitto

In tutto questo, che ruolo ha avuto l'informazione?

Si può parlare, senza mezzi termini, di un tradimento da parte dei grandi media internazionali.

La stampa mondiale ha spesso fallito nel raccontare in modo didattico, chiaro e tempestivo la reale natura di questi avvoltoi politici. Troppo spesso compiacente con i poteri economici e le narrative dominanti, una parte dell'informazione vive e prospera sulla polarizzazione costante.

Ha bisogno dello scontro continuo, della tensione e dell'instabilità per generare attenzione, risonanza e profitto.

La strategia più subdola che ne deriva è la più vecchia del mondo: mettere i poveri contro i poveri.

Invece di unire i cittadini attorno ai problemi reali, il lavoro, la fame, i servizi pubblici, la sanità, la politica-tifo, amplificata da un sistema informativo malato, spinge le fasce più deboli della popolazione a individuare il proprio nemico nel vicino di casa, nell'immigrato o nell'elettore dell'altra curva.

Nel frattempo, i veri centri del potere continuano a governare indisturbati.

Il paradosso dei "Megafoni della Minoranza"

Uno dei fenomeni più alienanti del tifo politico è vedere persone appartenenti a queste stesse minoranze, donne, persone trans, gay, lesbiche, neri, immigrati, prestarsi a fare da cassa di risonanza a partiti che mirano a cancellare i loro stessi diritti.

Non si tratta di un'anomalia inspiegabile, bensì di un preciso meccanismo psicologico: il bisogno di compiacere il potere dominante.

Molti credono che, diventando gli "alleati accettabili" del potere dominante, potranno ritagliarsi uno spazio sicuro e ottenere una qualche forma di protezione. La storia, però, mostra spesso il contrario: quando i diritti vengono trasformati in strumenti di propaganda, nessuno è davvero al sicuro e chi oggi viene esibito come prova di inclusione può domani essere scaricato non appena smette di essere utile alla narrativa politica.

La loro presenza viene spesso utilizzata come alibi: "vedete, abbiamo anche noi una donna, una persona gay, una persona trans, un immigrato". Ma l'esistenza di alcune figure simboliche non cancella gli effetti concreti di politiche che continuano a colpire l'intera comunità di appartenenza.

Il dramma privato: quando l'ultras è in casa

Donna in coda a un seggio elettorale, circondata da persone dai volti privi di lineamenti. L'immagine rappresenta l'isolamento individuale di fronte al conformismo politico e alle scelte collettive.
Ho un volto. Loro hanno una tifoseria.

Qui la politica smette di essere un titolo di giornale e si trasforma in un dolore privato, intimo e lacerante.

Cosa succede quando la tifoseria entra nelle nostre case?

Quando un fratello, una sorella, una zia o un amico d'infanzia ti abbracciano, dicono di volerti bene e poi nell'urna votano per le frange politiche che pianificano la cancellazione della tua esistenza come donna trans?

Davanti a questa realtà, crolla la fragile scusa del:

"Ma dai, in fondo è solo politica, non esagerare."

No, non è "solo politica" quando il voto di una persona cara finanzia attivamente la sparizione dei tuoi diritti sanitari, civili e umani.

Scegliere di votare per chi dichiara guerra alle minoranze significa accettare che la vita di quella persona cara valga meno della propria appartenenza a una curva ultras.

Come comportarsi?

Non esiste una formula magica per gestire questo strappo affettivo, ma esistono confini fondamentali di autoconservazione.

1. Rifiuta la finzione

Non sei obbligata a fare finta di niente per preservare un'armonia familiare di facciata.

Hai il pieno diritto di far notare l'ipocrisia:

"Il tuo voto ha conseguenze concrete sulla mia incolumità e sul mio futuro. Non puoi scindere l'affetto che mi dichiari a parole dal danno che mi arrechi con le tue scelte politiche."

2. Proteggi la tua energia

Chi è completamente accecato dal tifo ideologico è spesso impermeabile ai fatti e alla logica.

Se discutere consuma le tue forze e ti logora, hai il diritto di mettere un muro e di allontanarti.

La tua salute mentale e la tua serenità vengono prima del dovere di educare un parente ultras.

3. Investi nella tua famiglia scelta

Il vero supporto spesso non coincide con i legami di sangue, ma si trova in quelle reti di affetti, comunità e amicizie che accolgono, rispettano e difendono la tua identità senza condizioni o compromessi politici.

Fischio finale

Finché continueremo a trattare i diritti civili e la dignità umana come se fossero i gol di una partita di calcio, la società continuerà a scivolare verso l'oscurantismo.

Dobbiamo toglierci la maglietta da ultras e tornare a guardare la realtà.

In questo campionato truccato non si vince uno scudetto. Si rischia di perdere la libertà di esistere.

Vanessa Mazza
Donna transgender, cittadina e osservatrice ostinata della realtà.

"Non chiedo di essere approvata. Chiedo di poter esistere senza dover difendere la mia umanità a ogni tornata elettorale." ✍️

📌 Fonti e Approfondimenti per Blindare il Testo
  • Sui dati ufficiali del primo turno in Brasile (Ottobre 2026): I numeri reali e i dettagli della tornata elettorale che smentiscono i sondaggi della vigilia sono consultabili sulla pagina di riferimento Elezioni generali in Brasile del 2026 su Wikipedia e nel report approfondito di Treccani Magazine Atlante.
  • Sulla spaccatura del Paese e la figura di Flávio Bolsonaro: L'analisi politica sul "bagno di sangue" per Lula e l'ombra del tentato golpe del 2022 sono dettagliate nell'editoriale de Il Fatto Quotidiano.
  • Sulla posizione critica dell'Italia e la Rainbow Map 2026: Il posizionamento ufficiale dell'Italia, crollata al 36° posto in Europa per i diritti LGBTQI+, è verificabile sui dati della mappa ufficiale ILGA-Europe Rainbow Map 2026 e nell'analisi giornalistica rilanciata dall'agenzia di stampa ANSA.
  • Sull'arretramento e i diritti trans in Europa: I dettagli relativi alle nuove leggi sulla sicurezza che rischiano di colpire la libertà di assemblea e i Pride in Italia e nel resto d'Europa sono documentati nei focus globali di ILGA-Europe Reports.

mercoledì 20 novembre 2013

Quando una transessuale invecchia?


Ho trovato questo bellissimo articolo di Lucas Avila, un giornalista, fotografo e geografo brasiliano. Che racconta il suo viaggio nel universo delle persone trans, per capire meglio, la transessualità, chiamata anche "Disforia di Genere". La transessualità o transessualismo è la condizione di una persona la cui identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici.

E cosi si è fatto questa domanda, "E quando una transessuale invecchia"?. vorrei che fosse molto chiaro che il giornalista qui, parla esclusivamente di una realtà brasiliana. Ma che non e molto diversa da altre nel mondo.
Roberta Lora ha 45 anni
Di Lucas Ávila
Nel mio lavoro di fotografo, sono andato all'incontro di transessuali che sono arrivate nella terza età. Esistono tante storie al di là della prostituzione.



Se il mondo, da un lato, cammina verso una popolazione più vecchia e il giapponese vantano il titolo di più alta aspettativa di vita, le trans brasiliane sono ancora nel inizio del secolo 19 ° , più precisamente nel 1810, quando il tasso di vita era 40 anni. Durante il mio lavoro di fotografo, registrando transgeneros e transessuali a Belo Horizonte (una città del Brasile sud-orientale), pochi avevano più di 35 anni. Due o tre al massimo. Il fatto è che non ci sono dati che mostrano quanto tempo, in media, vive una transessuale. Né sappiamo (tranne in alcuni casi che sono lasciati dai media) di quante vengono uccise ogni anno.

Condizionate nella sua maggioranza soprattutto nel lavoro sessuale che dipende dalla bellezza fisica, gli innesti di silicone che formano e riempiono strategicamente le forme fisiche, progettati e curati nel corso degli anni non resistono alla età. Prima o poi, quelle che potevano scegliere i suoi clienti diventa sempre meno ricercata. Naturalmente ci sono delle eccezioni, quelle che non hanno mai frequentato le strade, che hanno seguito una carriera artistica, coloro che sono riusciti a montare il proprio salone di bellezza o che hanno fatto i soldi in Europa. Ma forse vivendo questo gergo nella pelle che dice che la vita è troppo breve, coloro che sono nelle strade oggi poco pensano alle future rughe. E il Brasile, che si denuda nel carnevale, ma indossa la tonaca quando si parla della legalizzazione della prostituzione, samba nella  ipocrisia. Quelli che attirano pietre e gli nega un posto di lavoro sono gli stessi che realizzano le loro fantasie nei letti di motel.


Come detto anteriormente, pochi trans superano i 40 anni. Sono vittime di brutali omicidi motivati ​​da transfobia e sono scarsamente supportate dalla polizia, ci sono anche discordia coniugale, il coinvolgimento con il traffico di droga, dipendenze, infezioni da HIV o con le protesi al silicone industriale, che è ancora una realtà. C'è un'altra situazione che contribuisce alla vita breve: alcuni non frequentano ospedali e cliniche per l'imbarazzo del nome di battesimo, in quanto non esiste una legislazione che rispetti la denominazione sociale in Brasile. Quelli che sopravvivono a questo groviglio di problemi nel corso degli anni sono molto, molto pochi. Alcuni sono visti occupare posizioni in organizzazioni non governative che lottano per i diritti umani, altri diventano capi di bordelli, altri affittano le loro case per le più giovani trans, cosi non soffrono tanto quanto loro. Questo perché, oltre a tutte le questioni che circondano l'identità di genere, difficilmente qualcuno affitta una casa o un appartamento a una persona transessuale. Ci sono ancora altri che, senza lavoro e senza spazio, chiedono rifugi alle famiglie che in gioventù gli ha esclusi e sono accettati solo se tornano a vestirsi e comportarsi da uomini.

Anyky ha 59 anni ed è attuale presidente di Cellos (Centro di Lotta per la libero Orientamento sessuale di Minas Gerais). Lei mantiene due case in cui vivono decine di transgender e transessuali.
Sono stato in diverse abitazioni e luoghi di lavoro. Evidenzia Anyky Lima, transessuale carioca 59 anni che vive da oltre 20 anni nella capitale dello stato di Minas Gerais. Presidente della Cellos, lei conosce, bene, le particolarità della vita di chi lavora sulle strade. E ha raccontato un paio di cose in un video che ho fatto come parte della campagna "Transessuale sì, e allora? La mia condizione non giustifica la loro aggressività, "con l'aiuto di Julia e Rita Lopes Carneiro.

Le transessuali più anziane sono di un periodo in cui la prostituzione è stata proibita in Brasile.Sanno che il lavoro per le strade veniva classificato come "vagabondaggio". Dicono che il cambiamento è avvenuto qui in Minas Gerais durante il governo di Itamar Franco, quando un gruppo di prostitute e transessuali hanno preso d'assalto il Palazzo della Libertà per protestare contro la violenza della polizia nelle strade. Il problema è arrivato fino a Brasilia e il MTE cominciò a classificare, nel 2002, la professione come una occupazione.

Nel Paese che reagisce alla lotta per i diritti con intolleranza e  morale religiosa, molte persone ancora aspirano alla libertà. Forse un giorno, in una festa della Terza Età, quando il suono di Britney, Rihanna e Shakira saranno solo segni di un passato già lontano, transessuali già vecchie signore potranno condividere la loro vita tra un brano e l'altro. E ricordare, senza amarezza, di un passato che non hanno mai vissuto.

Fonte:http://vestiario.org/2013/11/18/e-quando-a-travesti-envelhece/

venerdì 30 marzo 2012

AMERICA LATINA, L’ONU CONDANNA L’AUMENTO DEGLI OMICIDI DI TRANSESSUALI

di Luca Pistone. Scritto il 29 mar 2012 alle 6:59.

Nell’ultimo anno in America Latina si è registrato un aumento del numero ditransessuali e travestiti assassinati, violentati o scomparsi, informa UNAIDS(Joint United Nations Programme on HIV and AIDS).

L’ufficio regionale per l’America Latina dell’UNAIDS, con sede a Panama, “condanna con fermezza i casi di omicidio, sparizione e violazione dei diritti umani” che vedono coinvolti transessuali e travestiti nella regione.

Secondo UNAIDS, negli ultimi mesi la regione ha assistito ad “un forte aumento degli attacchi” contro transessuali e travestiti, in particolare in Messico, Guatemala, Honduras e Colombia.

Dall'inizio del 2012, nei 4 paesi citati si è registrato un totale di 31 omicidi: 6 in Messico, 14 in Honduras, 3 in Colombia, 8 in Guatemala. In quest’ultimo paese è stata inoltre denunciata la scomparsa di un travestito.“Il numero dei morti e delle sparizioni potrebbe essere molto più alto. I dati a nostra disposizione sono spesso incompleti”, segnala UNAIDS. “Tra i morti, anche difensori dei diritti di gay, lesbiche e transessuali”.“Tutte le forme di discriminazione, compresa la transfobia, ostacolano l’accesso ai programmi di prevenzione e trattamento dell’HIV”, spiega César Núñez, direttore regionale di UNAIDS per l’America Latina.

UNAIDS invita i governi latinoamericani a “fare quanto possibile, in forma urgente ed immediata, per indagare sulle morti” e applicare “sanzioni appropriate”, ricordando che i diritti umani delle persone sono inalienabili, “senza distinzione alcuna”.