Translate

Visualizzazione post con etichetta Auschwitz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Auschwitz. Mostra tutti i post

venerdì 12 giugno 2026

🌈🔥 ORGOGLIO E MEMORIA Karl Gorath: il sopravvissuto che la storia ha tentato di imprigionare due volte

Foto segnaletiche di omosessuali ad Auschwitz 1943 e Bremerhaven 1950.

La prova visiva della doppia persecuzione: in alto, le foto segnaletiche di un prigioniero omosessuale schedato ad Auschwitz nel 1943; in basso, la schedatura della Kriminalpolizei di Bremerhaven nel 1950. Due epoche diverse, ma la stessa identica violenza giudiziaria basata sul famigerato Paragrafo 175.
Nel nostro cammino quotidiano attraverso le memorie queer cancellate, oggi ci fermiamo davanti a una delle ferite più profonde e rimosse del Novecento: la persecuzione delle persone omosessuali sotto il nazifascismo.

E in questa oscurità, restituiamo voce a un uomo che ha attraversato l’inferno e che, anche dopo la liberazione, ha dovuto combattere contro un mondo deciso a negargli dignità: Karl Gorath.

Il giovane infermiere marchiato dal Paragrafo 175

Nato nel 1912, Karl era un infermiere tedesco quando la sua vita venne spezzata dalla delazione di un ex compagno geloso. Nel 1938 la Gestapo lo arrestò e lo condannò in base al famigerato Paragrafo 175, la legge che criminalizzava l’omosessualità e che avrebbe distrutto migliaia di vite.

Il Triangolo Rosa e l’inferno dei campi

La macchina nazista fu spietata. Gorath venne deportato a Neuengamme, poi ad Auschwitz, infine a Mauthausen. Sul petto portava il Triangolo Rosa, il marchio infame che relegava gli omosessuali all’ultimo gradino della gerarchia concentrazionaria: violenze sistematiche, lavori forzati, torture mediche.

Sopravvisse solo grazie alla sua professione: negli ospedali dei campi era “utile”, e questo lo salvò fino alla liberazione del 1945.

La vergogna del dopoguerra: liberi, ma ancora criminali

La parte più oscena della sua storia arriva dopo. Mentre il mondo celebrava la fine del nazismo, la Germania democratica mantenne in vigore il Paragrafo 175.

Nel 1947, Karl Gorath fu processato di nuovo. Dallo stesso giudice. Per lo stesso “reato”. Perché aveva osato dichiarare pubblicamente la propria omosessualità.

Lo Stato gli negò ogni risarcimento, ogni pensione, ogni riconoscimento come vittima del nazismo. Per la legge, la sua deportazione era stata “legittima”.

Dalla Germania del dopoguerra all’Italia di Meloni, Salvini e Vannacci: la matrice dell’odio non cambia

La storia di Karl Gorath non è un reperto museale. È uno specchio. E quello che riflette oggi fa paura.

Nell’Italia governata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, assistiamo a un lento ma costante smantellamento culturale e politico dei diritti LGBTQI+. L’odio non indossa più la divisa delle SS: indossa giacche eleganti, siede nei talk show, firma decreti.

Emblematico quanto accaduto nelle ultime ore a Otto e mezzo, dove il neoeletto eurodeputato Roberto Vannacci ha negato l’esistenza stessa delle discriminazioni, sostenendo che “i gay hanno già tutti i diritti”, mentre porta avanti una crociata contro l’alternanza di genere nelle liste elettorali.

È la stessa strategia che vediamo nell’asse internazionale tra Donald Trump ed Elon Musk: normalizzare l’intolleranza, far credere che le minoranze siano “privilegiate”, per poi colpirle legalmente — famiglie arcobaleno, scuole, cultura di genere, identità trans.

È la stessa matrice ideologica che armò la penna dei legislatori del Paragrafo 175.

Ricordare Karl Gorath significa resistere

Raccontare Karl Gorath non è un esercizio di memoria sterile. È un atto politico. È uno scudo.

Perché l’odio cambia linguaggio, ma non cambia obiettivo: schiacciare la diversità, punire i corpi liberi, cancellare chi non si conforma.

Noi non dimentichiamo. Noi resistiamo.

— vanessa mazza TLGBQI+

venerdì 27 gennaio 2017

mercoledì 27 gennaio 2016

Il 27 gennaio 1945,i cancelli di Auschwitz furono abbattuti. Si ricorda, per non dimenticare…



27 gennaio 2016 Giorno della Memoria

27 gennaio 2016 Giorno della Memoria
Ricordiamo che la razza umana è una sola, siamo tutti uguali, tutti degni di libertà, di rispetto, di dignità, di diritti. Ricordiamo per fare in modo che non accada MAI PIÙ una discriminazione tale da uccidere migliaia di persone. Ricordiamo che ad Auschwitz, come in tutti i campi di concentramento, non c’erano animali, c’erano delle PERSONE.

venerdì 25 gennaio 2013

Giorno della Memoria



Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Il testo dell'articolo 1 della legge italiana definisce così le finalità del Giorno della Memoria: « La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz,

 "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »



Dal diario di Anna Frank così scriveva Anna pochi giorni prima che i tedeschi irrompano nell' alloggio segreto....
15 luglio 1944

...Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’ intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili".
la tua Anna