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martedì 27 ottobre 2026

Lula è Tetra! Abbiamo abbattuto il muro del fascismo, ma la lotta contro l'odio continua

1. Quando la carichi, puoi inserire questa descrizione: "Il presidente Lula da Silva alza la Costituzione brasiliana sopra una folla oceanica di sostenitori durante una manifestazione politica a San Paolo."

Il Brasile ha respirato.

Dopo mesi di impegno, passione e dedizione, ho votato con la coscienza tranquilla e il cuore pieno di speranza. Non erano elezioni come le altre. In gioco c'era la sopravvivenza stessa della nostra democrazia, sotto attacco permanente da parte di chi sogna l'autoritarismo e disprezza le regole della convivenza civile.

Ho votato per Lula perché credo in un Brasile più giusto, più solidale e più democratico. Ho votato pensando ai più poveri, a chi lotta ogni giorno per arrivare alla fine del mese, a chi ha bisogno di opportunità, dignità e di uno Stato presente.

Ma ho votato anche pensando alle persone che, come me, fanno parte della comunità LGBTQIA+ e in particolare alle persone trans, che continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di discriminazione, esclusione e violenza.

In queste settimane il movimento LGBTQIA+ è sceso in strada, ha gridato le proprie ragioni, ha difeso la propria esistenza e ha rivendicato l'uguaglianza come un diritto non negoziabile. Nessuno era disposto a fare un passo indietro.

Illustrazione in stile pittura a olio che mostra, di spalle, un gruppo diversificato di persone che cammina unito verso l'orizzonte su uno sfondo rosso vivo. Tra di loro si vedono persone che indossano la bandiera arcobaleno LGBTQIA+, la bandiera dell'orgoglio trans e una persona in sedia a rotelle. Insieme, sollevano in alto una grande bandiera del Brasile, simboleggiando l'unione, la diversità e la riconquista dei diritti sociali.

C'è molto da imparare dai nostri omologhi brasiliani. Hanno saputo mobilitare energie immense, parlare a tutta la società, costruire alleanze e trasformare la speranza in partecipazione. Sono corsi alle urne sapendo che il futuro si decide con il coraggio di esserci.

Qualunque fosse stato il risultato, sapevo di aver agito secondo i miei valori.

Oggi quel voto è diventato una vittoria straordinaria.

Una coincidenza tanto poetica quanto storica: la conclusione di questo scrutinio coincide con il compleanno di Lula. L'uomo che ha cambiato il Brasile per milioni di persone conquista un quarto mandato e firma una delle più incredibili rimonte della storia politica contemporanea.

Lula è tetra-campione.

Questa è STORIA.

E ognuno di voi ha contribuito a scriverla.

Di fronte a noi c'era un muro enorme. Un sistema di interessi, privilegi e potere apparentemente invincibile.

Eppure lo abbiamo abbattuto.

Abbiamo sconfitto la disinformazione di Meta, lo strapotere delle scommesse (bets), le ingerenze degli USA e l'ombra delle milizie. Abbiamo sconfitto l'élite finanziaria di Faria Lima, i mercati speculativi, la banda di Vorcaro e l'intero clan bolsonarista

Persino Donald Trump aveva scommesso sulla continuità della dinastia Bolsonaro.

Flávio Bolsonaro aveva alle spalle una parte enorme del potere economico e mediatico.

Eppure l'erede del golpismo è stato sconfitto con oltre quattro milioni di voti di scarto.

E ora, come prevedibile, mette in discussione il risultato.

Nulla di nuovo.

I nemici della democrazia accettano il voto popolare soltanto quando vincono.

Congratulazioni, Brasile.

C'è qualcosa di profondamente bello nel vedere il fascismo sconfitto dalle urne, dalla partecipazione e dalla democrazia."

Ma la gioia non deve trasformarsi in ingenuità.

La minaccia fascista è reale. È feroce. È violenta.

Nelle ore che hanno preceduto e seguito il voto, il bolsonarismo ha mostrato ancora una volta il suo volto più oscuro.

  • Hanno assassinato a colpi di arma da fuoco un sostenitore di Lula nel Mato Grosso do Sul.
  • Hanno colpito alla testa con un mattone una consigliera comunale del PT.
  • A Santos hanno brutalmente aggredito Marcelo, un giovane ingegnere di 30 anni, fino a provocargli la morte cerebrale, solo perché partecipava a un'iniziativa pro-Lula. Il bolsonarismo uccide.
  • Hanno bloccato illegalmente gli autobus a Salvador per ostacolare il voto delle fasce più povere della popolazione.
  • Abbiamo assistito a scene aberranti: un uomo nero incatenato come strumento di propaganda politica, episodi di apologia del nazismo e persino maltrattamenti agli animali utilizzati come spettacolo ideologico.

Per questo la nostra lotta deve essere continua. La democrazia non si difende da sola. I diritti non si difendono da soli. La libertà non si difende da sola.

Ma la risposta più bella è arrivata dal popolo brasiliano.

È arrivata dai seggi.

È arrivata dalla memoria.


Migliaia di anziani, tra cui moltissimi centenari, hanno affrontato ogni difficoltà per votare. Donne e uomini che hanno conosciuto la dittatura, la censura e la paura hanno scelto di esserci ancora una volta, per consegnare alle nuove generazioni un Paese più libero.

Il Brasile ha scelto l'amore contro l'odio.

Ha scelto la dignità contro l'umiliazione.

Ha scelto la democrazia contro il fascismo.

La strada sarà lunga e le sfide saranno enormi. Ma oggi il popolo brasiliano ha dimostrato al mondo una verità semplice e potentissima: nessun muro di odio è indistruttibile quando milioni di persone decidono di abbatterlo insieme.

Primo piano del presidente Lula da Silva, sorridente e con una camicia rossa, mentre fa il gesto del pollice alzato in segno di vittoria. Indossa un cappello di paglia e sullo sfondo si nota il simbolo della stella rossa, trasmettendo un messaggio di gioia, fiducia e speranza per il futuro del Brasile.

Buon compleanno, presidente Lula.

Che i tuoi 81 anni siano celebrati non soltanto come il giorno della tua nascita, ma come il giorno in cui un intero popolo ha rinnovato la propria fiducia nella democrazia, nella giustizia sociale e nella speranza.

Oggi il Brasile ti regala la vittoria. E tu, ancora una volta, restituisci al Brasile la speranza.

Parabéns, presidente Lula. Viva il Brasile. Viva la democrazia. 🇧🇷✨

Dal Brasile arriva una lezione per il mondo: la democrazia può vacillare, ma non si arrende mai.

Vanessa Mazza

Fonti e dati ufficiali:

martedì 20 ottobre 2026

🔴 MENTRE IL POPOLO SI SVEGLIA, IL POTERE COMPRA IL SILENZIO E I COMPLICI VENDONO BUGIE

Manifestazione di protesta a Roma 2026 contro il carovita, decreti sicurezza e propaganda dei media - VanessaBlogMazza
Due strade opposte: da un lato l'autostrada della paura e della propaganda mediatica, dall'altro la marcia del popolo che si sveglia per difendere diritti, dignità e Costituzione verso un altro futuro possibile.

C'è qualcosa che sta diventando sempre più evidente e del tutto intollerabile nel dibattito pubblico attuale.
Mentre milioni di persone fanno quotidianamente i conti con bollette impossibili, salari da fame, precarietà strutturale e un costo della vita che divora stipendi e pensioni, il potere continua a raccontarci che va tutto bene. I telegiornali minimizzano, la stampa di regime distorce, i professionisti della propaganda costruiscono ogni giorno una realtà parallela nella quale il popolo soffre in silenzio e i responsabili non esistono.
Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. L'Europa sta ribollendo.
Dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all'Italia, ovunque crescono rabbia, disagio sociale e protesta per il carovita che morde le piazze. Milioni di cittadini stanno finalmente capendo che il problema non sono i poveri, non sono i lavoratori, non sono i pensionati, non sono i migranti e le minoranze usati come cinico capro espiatorio. Il problema reale è un sistema economico e politico marcio che continua a chiedere sacrifici a chi ha poco e a regalare privilegi a chi possiede già tutto.
E quando il popolo comincia ad aprire gli occhi, il potere risponde sempre allo stesso identico modo: Non ascolta. Non dialoga. Non risolve. Reprime.
La gestione dell'ordine pubblico a due velocità
In Italia lo vediamo ogni giorno. Quando migliaia di persone scendono in piazza per difendere il lavoro, la sanità, la scuola, la pace o semplicemente il diritto a vivere con dignità, arrivano puntuali i manganelli, le cariche selvagge, le denunce e i linciaggi mediatici.
Al contrario, quando squadristi e gruppi di matrice neofascista provocano, intimidiscono o aggrediscono i cittadini in diretta, quegli stessi apparati si girano dall'altra parte o si trasformano di fatto in "guardie del corpo", garantendo l'impunità ai violenti.
Due pesi. Due misure. Due Italie. Da una parte un popolo che difende la vita e i beni comuni, dall'altra chi semina odio e violenza ideologica protetto dall'alto.
Milano: il volto di una deriva squadrista che non può essere ignorata

Ho visto i filmati dell'aggressione di Milano e sono rimasta completamente senza parole.
Li ho guardati e riguardati, e l'unica parola possibile è disgusto.
Un uomo anziano colpito brutalmente e insultato, un ragazzo coraggioso che interviene per fargli da scudo e viene aggredito a sua volta da una furia bestiale. Persino gli animali sono più civili di quello che mostrano le immagini diffuse dalle testate indipendenti. Ma ciò che sconvolge e fa accapponare la pelle è il dopo: agenti in borghese che, invece di bloccare e arrestare l'aggressore, minacciano di portare in questura i ragazzi che difendevano le vittime e riprendevano la scena.
C'è una chiara regia dietro questi scontri: capovolgere la realtà, isolare chi protesta pacificamente, trasformare chi difende i diritti in un criminale per giustificare la repressione.
La paura come strumento di governo: i decreti della vergogna
Questa narrazione distorta non è un caso: serve a dare forza ai provvedimenti liberticidi del governo. Proprio in queste ore, Palazzo Chigi usa la scusa delle tensioni per varare un nuovo e ferocissimo Decreto Sicurezza anti-violenti. Norme nate con l'unico obiettivo di criminalizzare il dissenso sociale, estendere i fermi preventivi, militarizzare le città e sbattere in galera chi non ce la fa più.
Il potere ha bisogno della paura, del nemico artificiale, della tensione. Ha bisogno di una popolazione divisa e in guerra contro se stessa (italiani contro stranieri, giovani contro anziani) per distrarci mentre chi governa continua indisturbato a proteggere gli interessi economici delle grandi élite. La guerra tra poveri funziona, distrae, debilita. E permette a chi sta in alto di tenersi stretto il trono. Per questa classe politica il popolo serve solo al momento del voto: promettono il cambiamento per rubare il consenso, e un secondo dopo ci ritroviamo nello stesso punto di prima, se non peggio.
La protesta è globale: da Los Angeles all'Europa
Quello che sta accadendo non riguarda soltanto noi. È un fenomeno internazionale e i popoli si stanno svegliando. Negli Stati Uniti la rabbia è esplosa nelle strade. La protesta nazionale denominata "No Kings" sta paralizzando le principali metropoli: nel centro di Los Angeles, migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro Donald Trump, accusandolo apertamente di stare distruggendo l'economia e la democrazia del Paese in un corteo storico documentato anche da Euronews. I dati delle agenzie di stampa certificano il fallimento totale del magnate, con un tasso di gradimento precipitato al minimo storico del 33%. Dichiarare che gli stranieri siano tutti criminali è la menzogna più bestiale mai pronunciata da un presidente per coprire le colpe di chi gestisce la ricchezza mondiale.
Una deriva d'intolleranza che in Italia trova una sponda perfetta nei deliri di Roberto Vannacci e del suo movimento "Futuro Nazionale", che campano di propaganda disumana e numeri totalmente sconnessi dalla realtà sulla "remigrazione" forzata. Ma la gente sta aprendo gli occhi: gli ultimi sondaggi dell'istituto SWG per il TG La7 certificano un vero e proprio crollo verticale di Futuro Nazionale, che perde due punti e precipita al 5%. Gli slogan e la bestialità ideologica non bastano più a distrarre gli italiani dalla fame e dal carovita.
La Costituzione non è un ornamento: riprendiamoci il futuro
Ci riempiono la bocca di democrazia e legalità, ma il rispetto deve essere reciproco. La nostra Costituzione, all'Articolo 3, parla chiaro: è compito solenne della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Loro quegli ostacoli li creano artificialmente. Gestiscono il potere parlando costantemente di guerre anziché costruire la pace, ossessionati dall'alzare muri invisibili e fili spinati anziché gettare ponti di solidarietà. Stanno distruggendo i diritti fondamentali calpestando la nostra stessa carta costituzionale.
Ma qualcosa si sta rompendo nel loro meccanismo di controllo. Sempre più persone rifiutano la paura, rifiutano il silenzio, rifiutano di essere trattate come sudditi. Per questo il potere è nervoso. Per questo aumenta la repressione. Perché sanno che la coscienza collettiva è molto più forte di qualsiasi manganello.
Puoi comprare le televisioni, puoi comprare i giornali servili, puoi costruire narrazioni ideologiche, MA NON PUOI FERMARE PER SEMPRE UN POPOLO CHE HA DECISO DI APRIRE GLI OCCHI E DI FAR TREMARE I TRONI COSTRUITI SULL'ARROGANZA!
✊ IL SILENZIO È COMPLICITÀ.
Riprendiamoci il nostro futuro, difendiamo la Costituzione, imponiamo la Pace!
Condividi questo articolo. Informa. Organizzati. Alza la testa!
✊☭🔥
✍ Vanessa Blog Mazza
Informazione indipendente, libera da padrini e padroni.
Perché il silenzio non è mai una notizia. La verità sì. 🌻

 FONTI E DOCUMENTAZIONE DI RIFERIMENTO
  • Cronaca e documentazione video dei fatti di Milano: Per visionare i filmati integrali delle aggressioni e l'intervento delle forze dell'ordine in Piazza San Carlo del 19 ottobre 2026, consulta l'ampia copertura giornalistica d'inchiesta disponibile su Il Fatto Quotidiano.
  • Misure governative e Decreti Sicurezza: Per verificare i dettagli sul Consiglio dei Ministri straordinario di questo pomeriggio e le nuove norme urgenti sul "Decreto anti-violenti", consulta il focus istituzionale di Sky TG24.
  • Proteste internazionali e mobilitazione "No Kings" negli USA: Per l'approfondimento video sulle oceaniche manifestazioni nel centro di Los Angeles contro le politiche di Donald Trump, consulta il servizio della testata transatlantica Euronews.
  • Analisi dei dati demoscopici e Sondaggi Politici: Per i dati ufficiali dell'istituto SWG che certificano il crollo verticale di Futuro Nazionale al 5%, consulta l'ultimo monitoraggio politico trasmesso da La7.
  • Dati sul disagio sociale e carovita in Italia: Per la mappatura delle mobilitazioni sindacali e studentesche contro l'inflazione strutturale, consulta l'analisi socio-economica dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.

martedì 16 giugno 2026

🌈 ORGOGLIO E MEMORIA — ANITA AUGSPURG, LA GIURISTA LESBICA CHE SFIDÒ HITLER E IL PATRIARCATO

Ritratto storico di profilo di Anita Augspurg, prima giurista lesbica tedesca

Un ritratto d'epoca della giurista tedesca Anita Augspurg (1857-1943). Con i suoi capelli corti e la sua attitudine ribelle, sfidò i canoni estetici e morali della Prussia imperiale, diventando il simbolo del primo lesbofemminismo radicale europeo.

Il viaggio quotidiano della nostra rubrica per il mese del Pride oggi ci porta nel cuore dell’Europa di fine Ottocento, dove una donna aveva già capito tutto: che la liberazione delle donne, l’antimilitarismo e la visibilità lesbica erano armi politiche contro un unico nemico —
il patriarcato autoritario.

Oggi accendiamo i riflettori su Anita Augspurg, una delle figure più luminose e scomode della storia femminista europea. Una giurista, giornalista e attivista che ha pagato con l’esilio la sua totale indisponibilità a piegarsi al fascismo.

La prima giurista dell’Impero tedesco, lesbica e radicale

Nata nel 1857, Anita capì presto che la Germania non avrebbe mai permesso alle donne di studiare. Così fece ciò che fanno le rivoluzionarie: aggirò il sistema. Si trasferì in Svizzera, si laureò in giurisprudenza e divenne la prima donna dottore in legge dell’Impero tedesco.

Ritratto storico di Lida Gustava Heymann, attivista femminista e compagna di Anita Augspurg

Lida Gustava Heymann (1868-1943), attivista radicale e compagna di vita e di militanza di Anita Augspurg. Insieme formarono la coppia più celebre del femminismo tedesco, finendo unite nella lista nera di Hitler e morendo in esilio a pochi mesi di distanza l'una dall'altra.

Viveva apertamente la sua omosessualità in un’epoca in cui farlo significava rischiare tutto. Per quarant’anni condivise vita, lotte e amore con Lida Gustava Heymann, compagna politica e sentimentale. Insieme fondarono giornali, collettivi, associazioni per il suffragio femminile e campagne per la decriminalizzazione dell’omosessualità, sfidando apertamente il codice penale prussiano.

La preveggenza contro il fascismo: Hitler come minaccia mortale

La grandezza di Anita non sta solo nelle battaglie vinte, ma nella sua terribile lucidità politica.

Già nel 1923, dieci anni prima dell’ascesa al potere, Anita e Lida identificarono in Adolf Hitler una minaccia mortale per la democrazia. Dopo il Putsch di Monaco, chiesero formalmente al governo bavarese l’espulsione di Hitler dalla Germania per tentato colpo di Stato.

Il nazismo non dimenticò.

Quando Hitler prese il potere nel 1933, Anita e Lida si trovavano all’estero. Fu la loro salvezza: i loro nomi erano in cima alla lista nera della Gestapo. Il regime confiscò i loro beni, bruciò i loro archivi, cancellò la loro memoria pubblica e le condannò all’esilio eterno.

Morirono in Svizzera nel 1943, a pochi mesi di distanza, senza aver mai smesso di fare resistenza culturale.

Il filo con il presente: l’asse Meloni–Salvini–Vannacci e la caccia alle “femministe”

La storia di Anita Augspurg risuona con una potenza inquietante nell’Italia del 2026.

Anita ci insegna che i regimi autoritari colpiscono sempre per primi chi unisce femminismo e visibilità LGBTQI+. È lo stesso schema che vediamo oggi nella retorica della destra radicale: da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, fino alle uscite del generale Roberto Vannacci, che negli ultimi giorni — ospite a Otto e mezzo — ha definito l’autodeterminazione di genere una “deviazione” e le quote paritarie “un’offesa”.

È la stessa grammatica del patriarcato tossico che, cento anni fa, bollava suffragette e lesbiche come “sovversive della razza”.

E non è un fenomeno solo italiano: dalla retorica di Donald Trump ai deliri reazionari di Elon Musk, la strategia è identica. Normalizzare l’intolleranza per distrarre dai disastri sociali.

Ma la memoria di Anita Augspurg ci ricorda una verità semplice e incandescente:

Il femminismo o è intersezionale, lesbico e antifascista, oppure non è.

E noi, come Anita, non faremo un passo indietro.

— vanessa mazza TLGBQI+

venerdì 12 giugno 2026

🌈🔥 ORGOGLIO E MEMORIA Karl Gorath: il sopravvissuto che la storia ha tentato di imprigionare due volte

Foto segnaletiche di omosessuali ad Auschwitz 1943 e Bremerhaven 1950.

La prova visiva della doppia persecuzione: in alto, le foto segnaletiche di un prigioniero omosessuale schedato ad Auschwitz nel 1943; in basso, la schedatura della Kriminalpolizei di Bremerhaven nel 1950. Due epoche diverse, ma la stessa identica violenza giudiziaria basata sul famigerato Paragrafo 175.
Nel nostro cammino quotidiano attraverso le memorie queer cancellate, oggi ci fermiamo davanti a una delle ferite più profonde e rimosse del Novecento: la persecuzione delle persone omosessuali sotto il nazifascismo.

E in questa oscurità, restituiamo voce a un uomo che ha attraversato l’inferno e che, anche dopo la liberazione, ha dovuto combattere contro un mondo deciso a negargli dignità: Karl Gorath.

Il giovane infermiere marchiato dal Paragrafo 175

Nato nel 1912, Karl era un infermiere tedesco quando la sua vita venne spezzata dalla delazione di un ex compagno geloso. Nel 1938 la Gestapo lo arrestò e lo condannò in base al famigerato Paragrafo 175, la legge che criminalizzava l’omosessualità e che avrebbe distrutto migliaia di vite.

Il Triangolo Rosa e l’inferno dei campi

La macchina nazista fu spietata. Gorath venne deportato a Neuengamme, poi ad Auschwitz, infine a Mauthausen. Sul petto portava il Triangolo Rosa, il marchio infame che relegava gli omosessuali all’ultimo gradino della gerarchia concentrazionaria: violenze sistematiche, lavori forzati, torture mediche.

Sopravvisse solo grazie alla sua professione: negli ospedali dei campi era “utile”, e questo lo salvò fino alla liberazione del 1945.

La vergogna del dopoguerra: liberi, ma ancora criminali

La parte più oscena della sua storia arriva dopo. Mentre il mondo celebrava la fine del nazismo, la Germania democratica mantenne in vigore il Paragrafo 175.

Nel 1947, Karl Gorath fu processato di nuovo. Dallo stesso giudice. Per lo stesso “reato”. Perché aveva osato dichiarare pubblicamente la propria omosessualità.

Lo Stato gli negò ogni risarcimento, ogni pensione, ogni riconoscimento come vittima del nazismo. Per la legge, la sua deportazione era stata “legittima”.

Dalla Germania del dopoguerra all’Italia di Meloni, Salvini e Vannacci: la matrice dell’odio non cambia

La storia di Karl Gorath non è un reperto museale. È uno specchio. E quello che riflette oggi fa paura.

Nell’Italia governata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, assistiamo a un lento ma costante smantellamento culturale e politico dei diritti LGBTQI+. L’odio non indossa più la divisa delle SS: indossa giacche eleganti, siede nei talk show, firma decreti.

Emblematico quanto accaduto nelle ultime ore a Otto e mezzo, dove il neoeletto eurodeputato Roberto Vannacci ha negato l’esistenza stessa delle discriminazioni, sostenendo che “i gay hanno già tutti i diritti”, mentre porta avanti una crociata contro l’alternanza di genere nelle liste elettorali.

È la stessa strategia che vediamo nell’asse internazionale tra Donald Trump ed Elon Musk: normalizzare l’intolleranza, far credere che le minoranze siano “privilegiate”, per poi colpirle legalmente — famiglie arcobaleno, scuole, cultura di genere, identità trans.

È la stessa matrice ideologica che armò la penna dei legislatori del Paragrafo 175.

Ricordare Karl Gorath significa resistere

Raccontare Karl Gorath non è un esercizio di memoria sterile. È un atto politico. È uno scudo.

Perché l’odio cambia linguaggio, ma non cambia obiettivo: schiacciare la diversità, punire i corpi liberi, cancellare chi non si conforma.

Noi non dimentichiamo. Noi resistiamo.

— vanessa mazza TLGBQI+

giovedì 4 dicembre 2025

Zerocalcare rinuncia a “Più libri più liberi”: «Non si condividono spazi con i nazisti»


Michele Rech, in arte Zerocalcare, è uno dei fumettisti più influenti della scena italiana contemporanea. Nato ad Arezzo nel 1983 e cresciuto a Rebibbia, ha trasformato il fumetto in uno strumento di memoria collettiva e impegno politico. Opere come La profezia dell’Armadillo, Kobane Calling e la serie Netflix Strappare lungo i bordi hanno raccontato con ironia e profondità le contraddizioni di una generazione, intrecciando autobiografia e cronaca sociale.

La sua decisione di rinunciare alla fiera “Più libri più liberi” non è un gesto isolato, ma un atto politico. La manifestazione romana, dedicata alla piccola e media editoria, ha confermato la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco, nota per pubblicazioni che celebrano figure nazifasciste. Un gruppo di intellettuali, tra cui Alessandro Barbero e Antonio Scurati, aveva già lanciato un appello contro questa scelta. Zerocalcare ha scelto di non partecipare: «Ognuno ha i suoi paletti, questo è il mio. Non si condividono spazi con i nazisti».

Il caso mette in luce una dinamica inquietante: frange antidemocratiche sfruttano gli spazi della democrazia per diffondere idee che mirano a distruggerla.

La presenza di editori che esaltano il nazifascismo in una fiera culturale normalizza l’odio come “opinione legittima”.


La mancanza di prese di posizione nette da parte delle istituzioni culturali e politiche rischia di trasformarsi in complicità.


La democrazia, se non difesa, può essere trascinata lentamente verso nuove forme di autoritarismo, silenziose ma pervasive.


Il gesto di Zerocalcare è un atto di resistenza culturale. Ricorda che la libertà non è neutrale e che la cultura non può accogliere chi nega la dignità umana. In tempi di avanzata dell’estrema destra, dire no diventa un dovere civico e morale.