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mercoledì 10 settembre 2025

Transgender: Gli stati membri UE devono rilasciare documenti che riflettano l'indentità di genere.


Nell'Unione Europea, i diritti delle persone transgender sono protetti in parte dalla legislazione antidiscriminazione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che vietano la discriminazione basata sull'identità di genere. La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'UE ha ribadito che l'identità di genere è un aspetto della vita privata protetto e che gli Stati membri non possono imporre requisiti chirurgici per il riconoscimento legale del genere. 

Tuttavia, permangono sfide significative, con alcune nazioni ancora che richiedono diagnosi psichiatriche o interventi chirurgici e altre che non hanno ancora procedure per il riconoscimento legale del genere, evidenziate da report come il "Trans Rights Map 2025" di TGEU.

Un parere dell’Avvocato generale della Corte di giustizia UE potrebbe aprire la strada a un importante cambiamento per i diritti delle persone transgender in Europa, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento di genere nei documenti d’identità.

Il caso all’origine della questione arriva dalla Bulgaria. Una cittadina, registrata alla nascita come maschio, ha intrapreso una transizione attraverso trattamenti ormonali e oggi si presenta con caratteristiche femminili. Tuttavia, le autorità nazionali hanno rifiutato di aggiornare i suoi dati anagrafici, mantenendo nei documenti ufficiali il sesso e il nome maschile originari. Questa discrepanza tra aspetto e dati legali le ha provocato difficoltà concrete, ad esempio nella ricerca di un impiego, spingendola a rivolgersi ai tribunali.

La normativa bulgara, come interpretata dai giudici locali, non consente in questi casi la modifica del sesso, del nome e del numero di identificazione personale riportati negli atti di nascita. La Corte suprema di cassazione bulgara, investita della controversia, ha chiesto alla CGUE se tale posizione fosse compatibile con le garanzie previste dall’ordinamento europeo.

Nelle sue conclusioni, l’Avvocato generale ha chiarito che l’obbligo di garantire la libera circolazione e il rispetto della vita privata impone agli Stati membri di riconoscere legalmente il genere vissuto dai propri cittadini. Secondo de la Tour, la menzione del sesso nei documenti d’identità, in quanto strumento di identificazione, deve corrispondere alla realtà vissuta dall’interessato, affinché la validità e l’autenticità del documento non vengano messe in discussione.

Di conseguenza, una legge nazionale che impedisca a una persona transgender di ottenere un documento allineato alla propria identità rappresenta una restrizione ingiustificata di un diritto fondamentale, in questo caso la possibilità di viaggiare e risiedere liberamente all’interno dell’UE. Per essere legittima, una simile limitazione dovrebbe rispondere a motivi oggettivi e proporzionati rispetto a un obiettivo di interesse generale. Ma, osserva l’Avvocato generale, nel caso bulgaro tale giustificazione non sussiste.

Il parere suggerisce inoltre che i giudici nazionali, senza attendere un intervento legislativo, interpretino le norme interne in modo conforme al diritto europeo o, se ciò non fosse possibile, le disapplichino. Ciò significa che i tribunali dei Paesi membri devono garantire, caso per caso, la piena efficacia dei diritti riconosciuti a livello dell’Unione, anche quando le leggi interne non risultino aggiornate.

Particolarmente rilevante è anche un altro punto sollevato da de la Tour: la richiesta di aggiornamento dello stato civile per ottenere documenti conformi alla propria identità di genere non può essere subordinata alla prova di un intervento chirurgico di riassegnazione. Un requisito del genere, infatti, lederebbe non solo il diritto al rispetto della vita privata, ma anche l’integrità fisica della persona, introducendo una condizione medica non necessaria per l’esercizio di un diritto civile.

Si ricorda tuttavia che le conclusioni dell’Avvocato generale non sono vincolanti. Rappresentano una proposta giuridica, elaborata in piena indipendenza, che serve a orientare la Corte di giustizia nella decisione finale. I giudici europei hanno ora iniziato le loro deliberazioni e la sentenza definitiva sarà pronunciata in un secondo momento.

Il rinvio pregiudiziale, strumento utilizzato in questo caso, consente ai tribunali nazionali di chiedere alla CGUE chiarimenti sull’interpretazione o sulla validità del diritto dell’Unione, senza che la Corte stessa risolva direttamente la controversia interna. Sarà infatti compito dei giudici bulgari concludere il procedimento, applicando la decisione europea, che a sua volta diventerà un riferimento vincolante per altri tribunali alle prese con questioni analoghe.

Se la Corte seguirà le indicazioni dell’Avvocato generale, la decisione avrà effetti ben oltre la Bulgaria. Potrebbe infatti costituire un precedente capace di incidere sulle legislazioni di diversi Stati membri che ancora oggi subordinano il riconoscimento legale dell’identità di genere a procedure mediche invasive o, in alcuni casi, non lo prevedono affatto. Un passo, dunque, che non riguarda soltanto la burocrazia dei documenti, ma tocca la dignità e i diritti fondamentali di numerose persone in tutta l’Unione europea.

L’avvocato generale della Corte di giustizia UE afferma: ogni persona ha diritto a documenti che rispecchino la propria identità di genere, senza dover subire interventi chirurgici o dover fornire prova di essi.


E’ il riconoscimento pieno del diritto all’autodeterminazione, alla libertà, alla dignità: il diritto ad essere se stessi, senza condizioni. Ora ci aspettiamo che la Corte confermi questa linea e che in tutta l’Unione nessuno possa più negare dignità e libertà a cittadine e cittadini, in particolare alle persone trans.

venerdì 8 febbraio 2013

Appello al Governo e ai partiti italiani su legge Russa contro i gay


Al Presidente del Consiglio

Alle forze politiche italiane

La Duma Federale Russa ha approvato in prima lettura una legge che renderà illegale scrivere un articolo, organizzare eventi o parlare in pubblico di omosessualità. Analoghe leggi sono già state approvate nelle regioni di Rjazan’ nel 2006, Archangel’sk nel 2011 e Kostroma e San Pietroburgo nel 2012, e anche le regioni di Novosibirsk, Samara, Kirov, Krasnojarsk e Kaliningrad stanno considerando l’adozione di norme simili.

L’omosessualità è stata depenalizzata nella Federazione Russa nel1999 ora ritorna ad essere una condizione perseguita, e purtroppo le opposizioni pubbliche sono sistematicamente represse attraverso fermi e licenziamenti.

Un forte segnale di protesta è giunto negli scorsi giorni dal Consiglio Comunale di Venezia, che all’unanimità ha denunciato questi fatti e impegnato la Giunta a sospendere ogni accordo di cooperazione con la città di San Pietroburgo. Il Consiglio Comunale di Milano ha deciso nei mesi scorsi la sospensione del gemellaggio con la stessa città.

L’Unione Europa attraverso una dichiarazione di Catherine Ashton, rappresentante per la politica estera europea, ha sottolineato come ”la messa in atto di questa legge può rafforzare la discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transessuali così come contro chi difende le loro scelte, in particolare limitando le loro libertà d’espressione, di associazione e di riunione”. Nella dichiarazione inoltre si fa specifico riferimento agli impegni internazionali della Russia ”nel quadro del Consiglio d’Europa, come firmataria della Convenzione dei diritti umani”

Non stiamo parlando di un Paese che non ha mai conosciuto l’alfabeto dei diritti civili ma di una pericolosa regressione che a dispetto di scienza e cultura si attesta su crinali di pericolosità a noi storicamente noti. Alla stato di fatto non valgono le migliaia di studi scientifici in materia di orientamento sessuale e identità di genere e nemmeno l’attestarsi della battaglia per i diritti civili in tutti i programmi politici di rilevanza internazionale. E dal prossimo voto, quello definitivo, a cui seguirà solo la firma del Presidente Putin, in una parte dell’Europa gli omosessuali non potranno più vivere e parlare liberamente.

Chiediamo al Governo italiano e a tutte le forze politiche, di attivarsi immediatamente nei confronti del Federazione Russa affinché vi sia un ripensamento rispetto a una legge che reintroduce in Europa provvedimenti che si sperava, viste le persecuzioni dei decenni passati non riemergessero più, e di agire nelle istituzioni Europee al fine di costruire un’azione politico diplomatica adatta a far sentire la voce di tutti i Paesi del nostro Continente.

Primi firmatari:

Camilla Seibezzi Consigliera Comunale di Venezia

Guido Allegrezza Sel Lazio

Lucia Annunziata giornalista

Ritanna Armeni, giornalista scrittrice

Natalia Aspesi giornalista

Angela Azzaro, vice direttore settimanale gli Altri

Laura Balbo, sociologa

Riccardo Barena

Imma Battaglia presidente Di’Gay Project

Donatella Becattini portavoce Equality Italia Livorno

Andrea Benedino, portavoce Equality Italia Piemonte

Irene Bignardi giornalista e critico cinematografico

Paola Brandolini presidente nazionale Arcilesbica

Laura Callegaro

Antonio Capitani giornalista astrologo

Fabio Cerasi

Massimo Cirri psicologo

Anna Paola Concia, deputata

Lella Costa, attrice

Eleonora Dall’Ovo, conduttrice Radio Popolare

Domenico D’Orsogna professore ordinario Universita’ di Sassari

Adele Falabella

Flavio Favelli artista

Giovanna Frene

Maria Luisa Frisa curatore e critico d’arte

Germana Galli editor Mu6

Franco Grillini presidente nazionale Gaynet

Yuri Guaiana segretario nazionale Associazione Radicale Certi Diritti

Graziella Guglielimino

Cecilia d’Avos, co-presidente Rete Genitori Rainbow

Rita De Santis presidente Agedo

Giuseppina La Delfa presidente nazionale Famiglie Arcobaleno

Cathy La Torre, Avvocata – Vice Presidente MIT

Milovan Farronato curatore e critico d’arte

Raffaele Lelleri sociologo

Barbara Leolini, Fotogiornalista

Gad Lerner, giornalista

Matteo Levaggi

Vladimir Luxuria, artista

Andrea Maccarrone presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Aurelio Mancuso presidente nazionale Equality Italia

Marta Mantelli

Sveva Maraggia

Fabrizio Marrazzo portavoce Gay Center

Simonetta Moro presidente Polis Aperta

Daniela Iride Murgia artista illustratrice

Luigi Oppido Segretario Generale ass. cult. Maison des Artistes

Marco Oppido Maison des Artistes

Fabrizio Paoletti, co-presidente Rete Genitori Rainbow

Anna Poma Festival dei matti

Ileana Piazzoni, Resp. Welfare e Lavoro di SEL Lazio

Alfredo Pirri artista

Federica Rampa

Roberta Rizzo/ Moony Witcher scrittrice

Nicola Rizzella

Stefano Rodotà giurista

Flavio Romani presidente nazionale Arcigay

Daniele Romeo

Barbara Romarri

Antonio Rotelli avv. Presidente Rete Lenford

Piero Sansonetti, direttore Calabria Ora e gli Altri

Tara Santoro, Medico Chirurgo

Chiara Saraceno, sociologa

Massimiliano Scuderi curatore e critico d’arte

Cristina Sereno

Marinella Senatore artista

Marcello Smarrelli curatore e critico d’arte

Maria Rosa Sossai curatore e critico d’arte

Nunzio Roberto Valenza avvocato

Elena Toffolo presidente ArciLesbica Treviso

Daniela Tomasino, presidente Arcigay Palermo

Davide Valenti, giornalista

Angela Vettese curatore e critico d’arte

Simona Viaggio

Valeria Vigano scrittrice

Patrizia Viviani portavoce Equality Italia Massa Carrara

Valentina Violino, consigliere Rete Genitori Rainbow

Circolo di cultura e iniziativa Glbtq Maurice di Torino


Per adesioni presidente@equalityitalia.it

Oppure compila il seguente modulo on-line:http://www.equalityitalia.it/appello.html#