Secondo il direttore della diversità e l'inclusione di Google, Mark Palmer-Edgecumbe, la campagna sarà "concentrata nei luoghi in cui si vive in una cultura omofobica o dove ci sono leggi contro i diritti omosessuali, prima di espandersi verso i paesi più liberali " .
Il progetto inizierà a Singapore e Polonia. "Vogliamo che i nostri dipendenti che sono gay , lesbiche o transgender abbiano gli stesso rispetto anche fuori dei nostri uffici, che siano trattati allo stesso modo che da noi", ha detto Google esecutivo.
Google è un’azienda con dipendenti in tutto il mondo e naturalmente tra di loro non mancano gay e lesbiche, e non in tutti i paesi dove risiedono uffici della compagnia gli omosessuali sono ben accetti, anzi: in alcuni sono oltraggiate le loro unioni, ma anche mal vista la loro presenza. Chiaramente questo genera in questi lavoratori malessere, e pertanto assumere o trasferire omosessuali nelle nazioni poco tolleranti è difficile e a volte costoso (può capitare infatti che qualcuno chieda una compensazione economica a fronte di una condizione di vita ritenuta poco piacevole).
La compagnia in realtà è impegnata da molto tempo per i diritti degli omosessuali. Per il tradizionale Gay Pride del mese di Giugno, ad esempio, l’azienda ha fuso il suo logo con la celebri bandiera Arcobaleno, diventata simbolo delle lotte per i diritti gay. “Fino ad oggi nel 2012, 1500 Googlers (utenti di Google, N.d.R.) hanno marciato durante i Gay Pride –sottolineano ancora i portavoce aziendali- tra cui Boston, Chicago, New York, San Francisco, San Paolo, Tel Aviv e Varsavia”.
Google ormai ha un potere economico di indubbio valore. Se le pressioni dell’azienda continueranno è possibile che i governi possano riflettere. A partire dall’Italia, che di certo non brilla per tolleranza sotto questo punto di vista.



