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martedì 10 luglio 2012

'Legalize Love' Google dichiara guerra all'omofobia

Il più grande motore di ricerca mondiale, Google ha annunciato Lunedi, 9 luglio, che inizierà una nuova campagna per i diritti civili delle persone LGBT. La campagna è stata ba-tesata " Legalize Love"che arriverà prima nei paesi più omofobi.

Secondo il direttore della diversità e l'inclusione di Google, Mark Palmer-Edgecumbe, la campagna sarà "concentrata nei luoghi in cui si vive in una cultura omofobica o dove ci sono leggi contro i diritti omosessuali, prima di espandersi verso i paesi più liberali " .

Il progetto inizierà a Singapore e Polonia. "Vogliamo che i nostri dipendenti che sono gay , lesbiche o transgender abbiano gli stesso rispetto anche fuori dei nostri uffici, che siano trattati allo stesso modo che da noi", ha detto Google esecutivo.

Google, che si schiera dalla parti dei diritti. “I diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender sono diritti umani”.

Google è un’azienda con dipendenti in tutto il mondo e naturalmente tra di loro non mancano gay e lesbiche, e non in tutti i paesi dove risiedono uffici della compagnia gli omosessuali sono ben accetti, anzi: in alcuni sono oltraggiate le loro unioni, ma anche mal vista la loro presenza. Chiaramente questo genera in questi lavoratori malessere, e pertanto assumere o trasferire omosessuali nelle nazioni poco tolleranti è difficile e a volte costoso (può capitare infatti che qualcuno chieda una compensazione economica a fronte di una condizione di vita ritenuta poco piacevole).

La compagnia in realtà è impegnata da molto tempo per i diritti degli omosessuali. Per il tradizionale Gay Pride del mese di Giugno, ad esempio, l’azienda ha fuso il suo logo con la celebri bandiera Arcobaleno, diventata simbolo delle lotte per i diritti gay. “Fino ad oggi nel 2012, 1500 Googlers (utenti di Google, N.d.R.) hanno marciato durante i Gay Pride –sottolineano ancora i portavoce aziendali- tra cui Boston, Chicago, New York, San Francisco, San Paolo, Tel Aviv e Varsavia”.

Google ormai ha un potere economico di indubbio valore. Se le pressioni dell’azienda continueranno è possibile che i governi possano riflettere. A partire dall’Italia, che di certo non brilla per tolleranza sotto questo punto di vista.

mercoledì 1 febbraio 2012

Dopo il caso Twitter, un altro allarme censura si leva dalla rete: Google


Dopo il caso Twitter, un altro allarme censura si leva dalla rete: Blogger, la popolare piattaforma di pubblicazione di Google, ha introdotto silenziosamente una modifica che permetterebbe di bloccare contenuti limitatamente ai paesi che ne facciano richiesta. Una mossa che ricorda da vicino quella di Twitter 1 e che già scatena polemiche.

Presto, chi visiterà un sito ospitato da Blogspot (il servizio di hosting del blog Google) verrà reindirizzato su una pagina diversa a seconda del suo paese di provenienza. Se ne è accorto per primo il sito Techdow.com, che ha dato il via al dibattito. Per Google si tratta di una mossa volta a minimizzare l'impatto di eventuali richieste di oscuramento o di rimozione dei contenuti da parte delle autorità locali. Ad esempio, se un blog pubblica un contenuto ritenuto illecito dalla magistratura statunitense, la pagina non sarà raggiungibile dagli Stati Uniti ma continuerà ad essere vista dal resto del mondo.

Come già avvenuto per Twitter, c'è chi obietta ritenendo che la decisione di Google sia un'implicita sottomissione ad eventuali richieste provenienti da paesi illiberali, che potrebbero mettere il silenziatore all'opposizione interna pur non potendo evitare che i contenuti sgraditi siano visualizzati a livello globale.

Da Google, tuttavia, rispondono facendo notare che la funzione geolocalizzata può essere disattivata in qualunque momento su scelta dell'utente, che può visualizzare le pagine non geolocalizzate aggiungendo all'indirizzo la stringa "/ncr" (che sta per "no country redirect"). D'altra parte, chi è contrario alla scelta di Google osserva che, grazie alla geolocalizzazione, un regime avrebbe gioco più facile nel bloccare i contenuti sgraditi. Ad esempio, il governo cinese potrebbe dare il via libera ai blog ospitati su blogspot.com.cn, filtrati secondo le sue esigenze, e oscurare tutti quelli ospitati su blogspot.com.

La nuova politica di geolocalizzazione è stata introdotta circa un mese fa, ma è venuta a galla solo ora. Per ora, i paesi nei quali le nuove regole sembrano già in funzione sono Australia e India, ma nelle prossime settimane dovrebbero essere estese a tutto il mondo.

venerdì 22 luglio 2011

Lo zoo di 105 di Mazzoli e Tamarreide accusati di omofobia. Mentre Google si schiera con i trans


22 lug 2011 —Di Giovanni Molaschi

Mentre radio e tv con programmi come lo Zoo e Tamarreide faticano ad emanciparsi dai rispettivi luoghi comuni, Internet decide di rispettare tutti i suoi utenti con speciali funzioni su Google+ e Google Chrome con Fox lancia un video contro l'omofobia.

Cambia la squadra ma non il gioco del capitano. Sette mesi dopo la fuga di WNA (acronimo di Wender, Paolo Noise e Fabio Alisei) da 105 Marco Mazzoli, storica voce dell'emittente, dimostra che il suo Zoo può infastidire anche senza i tre professionisti che lo hanno portato al successo. Attraverso Facebook lo speaker ha fatto sapere di essere stato criticato da un'ascoltatrice transessuale: "Vi faccio ridere: Un trans ci ha querelato per le battute di ieri in apertura!! Dicendo che siamo diseducativi!!! Noi???? Il mondo gira al contrario...". Poche ore dopo il messaggio è stato tolto dalla bacheca del sito per contenere i commenti omofobi degli ascoltatori del programma.

Dell'ascoltatrice che minacciava di querelare Mazzoli, precisano da 105, si sono perse le tracce. Sette giorni dopo l'episodio in radio non è arrivata nessuna diffida. La vicenda, di fatto, non è chiusa. In rete c'è chi propone il boicottaggio della trasmissione, che solo su Facebook conta un milione e 400mila fan, e chi dallo Zoo vorrebbe delle scuse ufficiali.

Il controllo dei contenuti trasmessi dai mass media è una questione annosa e mai risolta. Le stesse considerazioni elaborate dopo le battute di Mazzoli sono state fatte per Tamarreide, la docu-soup di Italia 1 ispirato al Jersey Shore di Mtv. Fiammetta Cicogna, conduttrice del programma, ha giustificato il linguaggio omofobo di uno dei concorrenti.

Mentre radio e tv faticano ad emanciparsi dai rispettivi luoghi comuni, internet decide di rispettare tutti i suoi utenti. Google ha deciso di non pubblicare i dati delle persone transessuali che vogliono essere su Google+. I navigatori che si iscriveranno al social network potranno evitare di specificare il proprio genere sessuale o quello in cui si riconoscono. L'azienda, da tempo, unisce la promozione dei nuovi progetti con campagne di sensibilizzazione glbtq. Per promuovere il browser Chrome aveva realizzato insieme a Fox uno spot contro il bullismo omofobico. Il video è stato trasmesso in una delle pause pubblicitarie di Glee, la serie tv gay-friendly per adolescenti.


Fonte:http://www.gqitalia.it/show/lifestyle/2011/7/105-lo-zoo-di-mazzoli-accusato-di-omofobia-google-si-schiera-con-i-trans