Translate

Visualizzazione post con etichetta omosessuale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omosessuale. Mostra tutti i post

mercoledì 24 aprile 2019

Migranti, Cassazione: “Accogliere gay senza tutele nei loro Paesi”

È quanto ha sottolineato la Suprema Corte, accogliendo il ricorso di un cittadino omosessuale della Costa d’Avorio, minacciato dai suoi parenti, a cui non era stato concesso il diritto di restare in Italia

Prima di negare lo status di rifugiati ai migranti che dichiarano di essere omosessuali e di rischiare la vita se rimpatriati a causa del loro orientamento sessuale, si deve accertare se nei Paesi d'origine non solo non ci siano leggi discriminatorie e omofobe ma bisogna anche verificare che le autorità del luogo assicurino "adeguata tutela" ai gay, ad esempio se colpiti da "persecuzioni" di tipo familiare. Lo ha sottolineato la Cassazione, che ha accolto il ricorso di un cittadino omosessuale della Costa d'Avorio, minacciato dai suoi parenti.
Negato il diritto di rimanere in Italia

Al protagonista di questa vicenda giudiziaria, Bakayoko Aboubakar S., arrivata fino alla Suprema Corte, la Commissione territoriale di Crotone non aveva concesso il diritto di rimanere in Italia sottolineando che "in Costa d'Avorio al contrario di altri stati africani, l'omosessualità non è considerata un reato, né lo Stato presenta una condizione di conflitto armato o violenza diffusa". Per gli 'ermellini' questo non basta: serve accertare l'adeguata protezione statale per minacce provenienti da soggetti privati.
Minacciato dai parenti

Bakayoko Aboubakar S. aveva raccontato che era di religione musulmana, coniugato con due figli, e diventato oggetto "di disprezzo e accuse da parte di sua moglie e di suo padre" che era imam del villaggio, "dopo aver intrattenuto una relazione omosessuale". Aveva deciso di fuggire quando il suo partner era stato "ucciso in circostanze non note, a suo dire a opera di suo padre", l'imam. Secondo la Cassazione "non è conforme a diritto" - quanto deciso oltre che dalla Commissione prefettizia anche dal Tribunale di Catanzaro nel 2014, e dalla Corte di Appello di Catanzaro nel 2016 - aver negato la protezione a Bakayoko senza accertare se nel suo Paese sarebbe difeso dalle minacce dei parenti.
Ordinato l'appello bis

Il caso adesso si riapre e sarà riesaminato da altri giudici nell'appello bis ordinato dagli ‘ermellini’. Nel verdetto, i supremi giudici scrivono che pur in mancanza di "riserve sulla credibilità" del profugo ivoriano - non messa in discussione nelle fasi di merito - "non risulta che sia stata considerata la sua specifica situazione" e siano stati "adeguatamente valutati" i rischi "effettivi" per la sua incolumità "in caso di rientro nel paese di origine, a causa dell'atteggiamento persecutorio nei suoi confronti, senza la presenza di una adeguata tutela da parte dell'autorità statale". "A tal uopo - prosegue la Cassazione - non appare sufficiente l'accertamento che nello stato di provenienza, la Costa d'Avorio, l'omosessualità non è considerata alla stregua di reato, dovendosi accertare in tale paese la sussistenza di adeguata protezione da parte dello Stato, a fronte delle gravissime minacce provenienti da soggetti privati".

martedì 12 novembre 2013

Matrimonio gay. Guardate come reagiscono i bambini.

Due video con due proposte di nozze, uno di una coppia gay e uno di una coppia lesbica, sono stati mostrati a 13 ragazzini tra i 5 e i 13 anni. Ecco le loro reazioni, decisamente friendly.


A 13 bambini tra i 5 e i 13 sono stati mostrati due video, diventati virali, che mostrano altrettante proposte di matrimonio fatte da persone lgbt ai loro compagni e le loro reazioni sono state riprese.
Qualcuno dei bambini, di primo acchito, è sembrato un po' confuso dalla cosa, ma la maggior parte di loro ha detto che i video con le proposte erano davvero carini e di non capire perché qualcuno debba sentirsi urtato da proposte così romantiche.
Vale la pena di fare caso alla faccia che fa Dash, uno dei ragazzi, quando apprende che sono solo 14 gli stati degli Usa che permettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Tutti, alla fine, si sono dimostrati di mentalità decisamente più aperta della maggior parte degli adulti. Qui di seguito trovate la clip completa e vale la pena vederla per intero.

Fonte:http://www.gay.it/news/Come-reagiscono-i-bambini-davanti-al-matrimonio-gay--Guardate-un-po

venerdì 12 aprile 2013

Ieri l’Uruguay, oggi la Francia: via libera alla legge sui matrimoni e adozioni per coppie gay


Il Senato francese ha approvato la proposta di legge sul matrimonio omosessuale. Con un giorno di ritardo rispetto all'Uruguay, che ha legalizzato ieri le unioni gay, la controversa proposta del "mariage pour tous" sostenuta con forza dal governo socialista di François Hollande è stata approvata in maggioranza questa mattina.


Il Presidente in persona - sostenuto dall'agguerritissima guardasigilli Christiane Taubira, l'attuale ministro della Giustizia, di cui la legge porta il nome - ha lottato con le unghie e con i denti affinché il progetto venisse approvato all'Assemblée (la Camera dei deputati) nel febbraio scorso, per essere poi sottoposto al Senato della Repubblica.


Il procedimento è stato ritenuto "conforme" dopo una settimana di feroci dibattiti tra opposizione e maggioranza. Hanno votato a favore della legge diversi senatori dell'UMP, il principale partito d'opposizione, e persino dell'UDI, l'Unione dei Democratici indipendenti (centrodestra); va registrata invece l'assenza di alcuni senatori del Partito Socialista

Il primo articolo, il più importante e controverso, prevede anche la possibilità dell'adozione da parte di una coppia omosessuale che possieda specifici requisiti.

"Quindici anni dopo l'adozione dei Pacs, assaporo questo momento. Partecipo ad un momento storico", ha dichiarato Jean-Pierre Michel, relatore della proposta di legge al Senato.

Fonte:http://www.agoravox.it/La-Francia-approva-matrimoni-gay-e.html

sabato 23 marzo 2013

Quale dio vuole questo ? Ditemelo quale DIO? Ciao Ali spero che il tuo paradiso sia migliore dell'inferno di questa terra

Somalia 23 marzo 2013

 

Mohamed Ali Baashi, 18 anni, preso a sassate in Somalia fino a che non è morto. La sua colpa? Era gay. Lapidato a morte dagli islamisti in Somalia.

La notizia della lapidazione, insieme a fotografie, appare sul somalo Gay Community pagina su Facebook, in cui il giovani - stato condannato a morte da un gruppo ribelle islamico. Baashi, ha commesso il crimine peggiore agli occhi dell'Islam - vale a dire la sodomia - è stato lapidato.

Il 'giudice' che ha ordinato le condanne a morte ha ordinato che centinaia di abitanti di un villaggio in Barawe, a circa 50 miglia dalla capitale, Mogadiscio, testimoniasse questo omicidio.

Il 18 anni, è stato sepolto in un buco fino al suo petto e bersagliato con pietre.

Identità Kenya riporta Mohamed Ali Baashi è stato afferrato per i membri del gruppo di collegamento Al Queda ALshabaab a circa 50 miglia dalla capitale Mogadiscio.

In una delle immagini, la Comunità Gay Somalia scrive: 'In una scena tratta da Medioevo, l'uomo giovane somalo accusato di sodomia è stato lapidato a morte da criminali islamici, mentre gli abitanti dei villaggi inorriditi sono stati costretti a guardare.

'Un ribelle ha annunciato che Mohamed Baashi, insieme a un uomo che era stato accusato di omicidio, aveva sia confessato i loro crimini.'

L'uomo accusato di omicidio sarebbe stato colpito a morte.

'Questo è il giorno della giustizia,' gridavano . 'Abbiamo studiato, e questo uomo ha fatto ciò che un musulmano non si dovrebbe fare.

'Di conseguenza, sarà lapidato a morte e quello che ha ucciso qualcuno sarà girato perché l'omosessualità è più punibile in Islam.'



Quale dio vuole questo ? Ditemelo quale DIO? Ciao Ali spero che il tuo paradiso sia migliore dell'inferno di questa terra.
 
 

giovedì 2 agosto 2012

Gore Vidal: Morte di un gigante della letteratura gay


Eugene Luther Gore Vidal ed era nato all’accademia militare di West Point il 3 ottobre 1925. Secondo quanto ha dichiarato il nipote al Los Angeles Time è morto nella sua casa di Holliwood a causa di una polmonite, aveva 86 anni.

Lo scrittore Gore Vidal, lascia un lavoro monumentale che ha segnato il suo tempo nel 1948 con il suo terzo romanzo, " La statua di sale", considerato il primo lavoro dichiaratamente gay. Il libro racconta la storia di un giovane, negli anni '30, che scopre che non è realmente attratto da ragazze, finisce a letto con un amico. Più tardi diventa l'amante di un attore di Hollywood. Una delle sue opere più importanti , acclamato da André Gide e Christopher Isherwood. Il suo editore non lo volle pubblicare e per questo divenne subito un best seller. D a non dimenticare anche Myra Breckinridge, storia di una transessuale che divenne anche un film. Un romanzo satirico scritto da Gore Vidal, feroce e dissacrante nel dipingere con ironia il mito di Hollywood e il "Sogno Americano".
Il romanzo è particolarmente audace per l'epoca, dal momento che descrive le relazioni tra uomini normali, i luoghi comuni che sono ancora popolari molto tempo dopo. La pubblicazione di questo romanzo ha provocato un enorme scandalo, guadagnandosi un posto nella lista nera per diversi anni, costringendolo a pubblicare il suo nuovo libro con uno pseudonimo.

Tra le altre sue opere più importanti i libri ‘Giuliano’, ‘La fine della libertà’, ‘Impero’ e The city and the pillar’. Le tematiche che lo hanno caratterizzato riguardano la sua iper criticità all’amminsitrazione Usa riguardo l’11 settembre e l’intervento in Irak voluto dal Bush. Qualcuno lo ha definito la coscienza critica del paese.

Figlio di Eugene Vidal un militare di origine italiana e Nina Gore, nasce all'Accademia militare degli Stati Uniti, dove il padre è istruttore aeronautico. Non appena ha inizio la sua carriera letteraria, sceglie come nome il cognome del nonno materno Thomas P. Gore, senatore democratico dello stato dell'Oklahoma.

Cresce a Washington D.C., dove frequenta la St. Albans School. Il nonno materno, il senatore Gore, è cieco, e il nipote, che legge spesso per lui, di tanto in tanto gli fa da guida: ciò gli consente l'accesso - insolito per un bambino - ai corridoi del potere. L'isolazionismodel senatore Gore è uno dei principi ispiratori della filosofia politica di Vidal, che ha sempre criticato con fermezza l'imperialismo americano. Non a caso, oltre a un'innumerevole serie di saggi sull'argomento (molti dei quali pubblicati in Italia da Fazi Editore), ha scritto un ciclo di romanzi che descrive proprio il passaggio degli Stati Uniti da repubblica a impero: le cosiddette Narratives of the empire sono un ciclo di 7 romanzi che abbracciano la storia americana dai primi dell'Ottocento (Burr) alla seconda guerra mondiale (L'Età dell'oro).


Dopo aver frequentato la Phillips Exeter Academy, Gore Vidal si arruola come riservista nell'esercito degli Stati Uniti. È il 1943 e gli Stati Uniti sono in guerra da un paio d'anni. Nello sbarco alleato di Iwo Jima perde la vita Jimmy Trimble, "la mia altra metà", come lo definisce lo stesso Vidal nel suo libro di memorie Palinsesto, del 1994: "Io ero più grande di lui di una settimana. Avevamo la stessa altezza e lo stesso peso. Lui aveva l'occhio lungo dell'atleta-cacciatore; io quello miope del lettore-scrittore. Io ero biondo con i capelli lisci. Lui era biondo, con i capelli ricci." Sul suo rapporto con Jimmie, Vidal è tornato di recente in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese The Independent. (EN)

Per circa trent'anni ha vissuto in Italia, prima a Roma (in Largo di Torre Argentina) e poi a Ravello in costiera amalfitana. Dopo la morte nel 2005 del compagno di una vita, Howard Austen, che aveva conosciuto nel 1950  e con il quale ha condiviso la sua vita tra la California e la costa amalfitana, ha venduto la villa La Rondinaia a Ravello ed è ritornato stabilmente a Los Angeles.

Austen è sepolto nel cimitero di Rock Creek a Washington D.C., in una tomba destinata a ricevere anche le spoglie dello scrittore.

Vidal è stato membro onorario della National Secular Society. Non si può non ricordare il suo impegno come persona omosessuale.

martedì 26 giugno 2012

È morto Gad Beck, ultimo ebreo gay sopravvissuto alla Shoah

Domenica scorsa, 24 giugno, è morto a Berlino in una casa di riposo Gad Beck, eroe della resistenza contro i nazifascisti e ultimo gay di fede ebraica sopravvissuto all'Olocausto. Nato a Berlino nel 1923 da padre ebreo e madre luterana, il prossimo 30 giugno avrebbe compiuto 89 anni.

Sotto il regime nazista, se è travestito come membro della gioventù hitleriana, ed entrò in un campo di deportazione per liberare il suo amore, Manfred Lewin. Tuttavia, il sig Lewin ha rifiutato di essere separato dalla sua famiglia, con il quale fu poi deportato ad Auschwitz, e uccisi. Di lui resta un quaderno di appunti che lo stesso Beck donò al Museo dell'Olocausto di Washington.

Gad Beck è stato un pioniere dell'attivismo moderno per i diritti Lgbt e la sua esperienza umana e civile è raccontata nel libro autobiografico Dietro il vetro sottile. Memorie di un ebreo omosessuale nella Berlino nazista (Einaudi, 2010).

Il giovane Gad in quanto mezzosangue (Mischling) evitò la deportazione e restò a Berlino in clandestinità, lavorando nella resistenza e consentendo a numerosi ebrei di nascondersi e fuggire in Svizzera. Nel marzo del 1943 fu tradito da un collaborazionista e consegnato alla Gestapo, che lo internò nel centro di detenzione berlinese di Rosenstrasse, da cui uscì dopo soli otto giorni a causa della celebre manifestazione delle donne di Berlino contro la reclusione dei loro familiari, che permise a circa mille Mischling di ottenere la libertà.

Dopo la guerra, Beck si dedicò ad aiutare i sopravvissuti ebrei che desideravano emigrare in Palestina, dove egli stesso si trasferì nel 1947. Tornò a vivere a Berlino nel 1979

Gad Beck

30 giugno 1923 a 24 giugno 2012.

lunedì 25 giugno 2012

Alan Turing. Il papà dei computer moderni

Decrittò i messaggi dei nazisti, inventò l’intelligenza artificiale, fu perseguitato perché omosessuale. Si uccise con una mela avvelenata, come la sua amata Biancaneve, e ancora oggi non si sa se fu suicidio. Ecco chi era il papà dei computer moderni.


Le scusee formulate di recente ad Alan Turing da Gordon Brown a nome dell'Inghilterra hanno apposto un sigillo di ufficialità all'iter col quale, per mezzo secolo, gli ammiratori di questo grande matematico si sono adoperati in ogni modo per riabilitarne il buon nome. Cinquantacinque anni fa Turing si suicidò nella sua casa di Manchester ingerendo una mela spruzzata di cianuro di potassio - un richiamo al suo film preferito, Biancaneve e i sette nani di Walt Disney.

In seguito, il suo nome è stato ripetuto soltanto sottovoce, e in sostanza è stato per lo più fatto sparire dalle storie delle discipline da lui stesso inventate, l'informatica e l'intelligenza artificiale. A mantenere vivo Turing è stato soltanto l'impegno dei suoi estimatori, un inverosimile mix di logici matematici, attivisti per i diritti dei gay, e logici matematici attivisti per i diritti dei gay. Il discorso di Brown ha confermato quello che i suoi ammiratori hanno sostenuto per tutto questo tempo: Turing fa parte degli immortali, e il suo Paese non avrebbe potuto trattarlo in modo più spregevole.

La sua eccezionale carriera fu contrassegnata dal caso. Nel 1936, quando era studente a Cambridge, assistette a una conferenza nella quale M. H. A. "Max" Newman definì un problema di logica, irrisolto e difficile, come qualcosa da risolvere trovando un "processo meccanico" in grado di mettere alla prova la validità di un assunto matematico. Poiché prendeva le cose alla lettera per eccesso, Turing considerò la definizione "processo matematico" per quello che era testualmente e scrisse una relazione abbozzando la configurazione di un'ipotetica apparecchiatura in grado di svolgere il compito. Quella relazione, destinata a un pubblico ristretto di specialisti, ebbe ripercussioni ben più ampie di quelle che avrebbe potuto immaginare il suo autore in quanto risultò essere una sorta di progetto introduttivo del computer moderno.

Lo schema delle scoperte del tutto casuali si ripeté. Durante la Seconda guerra mondiale Turing fece parte di un gruppo di scienziati convocati a Bletchley Park per contribuire a decrittare il codice tedesco Enigma, apparentemente inviolabile. Tenuto conto che tale codice era generato da una macchina, decise Turing, soltanto una macchina sarebbe stata in grado di decrittarlo. Egli andò quindi avanti a progettare e costruire un'apparecchiatura - detta la "Bomba" - in mancanza della quale gli Alleati avrebbero potuto perdere la guerra, e così facendo contribuì a far compiere un considerevole balzo in avanti alla crittoanalisi.

Dopo la guerra, Turing si trasferì a Manchester, dove prese parte alla creazione di molti dei primi computer funzionanti e dove mise a punto un test col quale diventava possibile determinare se una macchina poteva essere definita pensante - il cosiddetto "test di Turing". In questo modo diede origine a quella che oggi chiamiamo intelligenza artificiale.

Turing si era reso conto di essere gay sin dalla prima adolescenza e in questo non aveva trovato nulla di sbagliato. Se la società nella quale viveva criminalizzava l'omosessualità, era la società a sbagliare - così credeva - non certo gli uomini e le donne che della società erano vittime. Fece pochi sforzi per mascherare o reprimere il proprio desiderio di altri uomini e, quando all'inizio degli anni Cinquanta intraprese un rapporto continuativo con un giovane che aveva rimorchiato a Manchester, la sua opinione di come doveva essere il mondo si scontrò con la dura realtà di com'era in effetti.

Sospettando che il suo compagno avesse commesso un furto, chiamò la polizia a casa sua. La polizia arrivò e finì coll'arrestare lo stesso Turing in virtù della cosiddetta blackmailer's charter, che sanciva la perseguibilità di tutti "gli atti di palese indecenza" tra uomini adulti, in pubblico come in privato. Fu in base alle clausole di quella medesima legge - abrogata soltanto nel 1967 - che Oscar Wilde fu condannato ai lavori forzati nel carcere di Reading Gaol. Per evitare il carcere, Turing acconsentì a essere sottoposto a un ciclo "terapeutico" a base di estrogeni, che avrebbe dovuto "curare" la sua omosessualità: in seguito a tale cura divenne impotente e iniziò a crescergli il seno. Anche al termine del cosiddetto "trattamento", la polizia gli rimase sempre alle costole, interrompendo ogni tentativo di vivere liberamente, perfino nei suoi viaggi all'estero.

Il suo suicidio nel 1954 sconvolse amici e colleghi e resta al centro di molteplici congetture: tenuto conto che all'epoca Turing era considerato un pericolo per la sicurezza, vulnerabile ai ricatti o a tentativi di seduzione da parte di agenti stranieri, è possibile che il suo suicidio fosse una montatura? Oggi Turing è un modello da prendere a esempio, tanto per il mondo dell'informatica quanto per quello degli attivisti gay. Durante una recente visita al Middlebury College, dove i professori Michael Olinick e Robert Martin tengono un seminario interdisciplinare sulla vita e le opere di Turing destinato alle matricole, ho cenato con un gruppo di universitari spaventosamente intelligenti che aveva da rivolgere un mucchio di domande.

Uno di loro mi ha chiesto quale dovesse essere, secondo me, il passo successivo da parte del governo britannico. Ho risposto che penserei a due iniziative. Per prima cosa il governo dovrebbe declassificare tutto il materiale relativo a Turing per mettere a tacere le voci secondo le quali fu assassinato. In secondo luogo, Brown dovrebbe estendere le sue scuse formali a tutti gli uomini omosessuali che hanno sofferto o sono morti per le esecrabili clausole della ricchi e poveri, sconosciuti e illustri indistintamente.

In una lettera scritta verso il termine della sua vita all'amico Norman Routledge, Alan Turing compose il seguente sarcastico sillogismo: "Turing crede che le macchine pensino. Turing giace con gli uomini. Di conseguenza le macchine non sanno pensare". Ciò che Turing temeva maggiormente, in altre parole, era che il suo arresto sarebbe stato preso a pretesto per invalidare le sue idee. Grazie a Dio, ebbe torto. A Middlebury ho incontrato una matricola che mi ha detto di voler dare nuovo impulso al settore dell'intelligenza artificiale ritornando ai principi originari, quelli che abbozzò Alan Turing. Presumo che questo grande studioso si sorprenderebbe e si compiacerebbe di constatare che, dopo decenni di silenzio e di vergogna, oggi egli non è compianto ma commemorato.
(Traduzione di Anna Bissanti)
(di David Leavitt) 

sabato 6 agosto 2011

Identità di genere, è scontro tra il Vaticano e l’Onu


La Santa Sede ribadisce il no a discriminazioni e violenze verso omosessuali, ma condanna il tentativo di imporre l’idea secondo cui ogni tipo di rapporto sarebbe equivalente dal punto di vista della natura e della morale

giacomo galeazzi
città del vaticano 15/07/2011

Il Vaticano protesta per la «road map» Onu sui diritti dei gay in quanto non permetterebbe alcuna distinzione morale, politica o giuridica in relazione al matrimonio, all’adozione o all’inseminazione artificiale.

La recente risoluzione delle Nazioni Unite sull’orientamento sessuale e l’identità di genere è entrata a far parte di un documento-manifesto che potrebbe limitare la libertà della Chiesa. In pratica, non sarebbe considerato più ammissibile avere un’opinione morale o religiosa sull’omosessualità. Il Vaticano, quindi, mette in guardia dal pensiero unico, imposto in nome dello sradicamento dell’omofobia e della transfobia. Le categorie di orientamento sessuale e identità di genere non sono né riconosciute, né univocamente definite nel diritto internazionale e, pertanto, sono suscettibili di essere interpretate e definite secondo le intenzioni di chi a esse si riferisce. Secondo il rappresentante della Santa Sede al Consiglio dei diritti umani di Ginevra, l’agenda delle Nazioni Unite mette in pericolo la libertà religiosa della Chiesa.

«L’obiettivo è includere i diritti dei gay nell’agenda globale dei diritti umani», mette in guardia l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'ufficio dell’Onu a Ginevra. Secondo la Santa Sede, uno dei possibili travisamenti è che, se uno Stato o una comunità religiosa rifiutassero di celebrare il matrimonio per le coppie dello stesso sesso o di riconoscerne le adozioni infantili, sarebbero suscettibili di violare i diritti dei gay inseriti in agenda dalle Nazioni Unite. E, in casi estremi, i ministri religiosi potrebbero addirittura ricevere un’ingiunzione a celebrare i matrimoni gay. Il contributo della Chiesa alla riflessione sui diritti umani non è mai disgiunto dalla prospettiva della fede nel Dio creatore. Per la Chiesa cattolica, trattandosi di diritti che hanno a che vedere con la vita e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli, il discernimento prevede che ci si chieda ogni volta se le problematiche che si vogliono riconoscere come nuovi diritti promuovano un vero bene per tutti e in quale rapporto stiano con gli altri diritti e con le responsabilità di ognuno. Ad essere minacciata dalla «road map» sui diritti dei gay, perciò, è la libertà religiosa. Da una parte la Santa Sede si contrappone a una dittatura della ragione positivista che esclude Dio dalla vita della comunità e dagli ordinamenti pubblici, privando così l'uomo di suoi specifici criteri di misura, dall’altra accoglie le vere conquiste dell’illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione. Il braccio di ferro tra Vaticano e Onu si inserisce nella discussione sui diritti dei «LGBT» (lesbiche,gay,bisessuali e transessuali), tra i quali sono contemplati anche il matrimonio, l’adozione e l’inseminazione artificiale.

La Santa Sede condivide il legittimo fine di evitare discriminazioni ingiustificate e di tutelare da violenze le persone «LGBT», ma stigmatizza il tentativo di forzare l’opinione e le coscienze, imponendo un’idea secondo cui ogni tipo di rapporto (eterosessuale, omosessuale, bisessuale o transessuale) sarebbe equivalente dal punto di vista della natura e della morale. Ciò, secondo la Santa Sede, viola diversi diritti fondamentali in quanto indebolisce le libertà di opinione, di espressione e di religione. A rischio, dunque, è la libertà della Chiesa e dei credenti. Inoltre, la famiglia e i bambini non sarebbero più riconosciuti come realtà naturali in se stesse, ma come oggetto di desiderio soggettivo a causa dell’esistenza di un loro diritto dei gay a sposarsi, ad adottare e a fondare una «famiglia», come se le realtà naturali non esistessero. La Santa Sede è preoccupata per la negazione della differenziazione tra le realtà di coppie eterosessuali e di rapporti tra persone LGBT, oltreché per la neutralizzazione morale della sessualità. La polemica tra Roma e Ginevra si fonda sull’opposta valutazione di un presupposto: ossia se la sessualità sia esterna o meno alla sfera dell’azione morale. Per la morale cattolica la sessualità umana, come ogni attività volontaria, possiede una dimensione morale: si tratta di un’attività posta in essere da una volontà individuale, per una finalità; non è una «identità». Insomma, dipende dall’agire e non dall’essere, nonostante quanto le tendenze omosessuali possano essere radicate nella personalità. Negare la dimensione morale della sessualità equivale a negare la libertà della persona in questo ambito e porta, in ultima analisi, verso una violazione della sua dignità ontologica. La Santa Sede teme che il riconoscimento di una piena parità giuridica per le persone portatrici di orientamento omosessuale possa prestarsi alla rivendicazione del matrimonio tra due uomini o due donne.

Lo scontro Nazioni Unite-Santa Sede ha in Italia un significativo precedente nella disputa di sei anni fa tra la Regione Toscana e il cardinale Ennio Antonelli, all’epoca arcivescovo di Firenze e attuale ministro vaticano della Famiglia. Anche in quel caso la materia del contendere fu una legge a favore di una cultura che stravolge la naturale distinzione sessuale tra uomo e donna a favore di transessuali e di transgender. In una legge regionale, infatti, si affermava che la persona umana nasce neutra, non esiste cioè una condizione di natura che definisca il sesso, così che la scelta di genere avviene secondo percorsi culturali. Da qui l’invito della legge alle province ed ai comuni, a promuovere, mediante iniziative culturali, le nuove figure sessuali come transessuali, omosessuali, lesbiche e transgender. «Una cosa sono i diritti individuali delle persone, altro è il riconoscimento giuridico della coppia omosessuale equiparandola alla famiglia- criticò il cardinale Antonelli-. Credo che questa sia una strada che non contribuisca al bene della società».

Nell’ottobre 2009 al Sinodo dei vescovi dedicato in Vaticano all’Africa, lo stesso cardinale Antonelli, in veste di presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia ha lamentato davanti al Sinodo l'estensione della teoria di genere in Africa per mediazione di istituzioni cristiane in linea con le istituzioni internazionali, le loro agenzie (ONU, OMS, UNICEF, UNESCO) e le ONG.

Fonte:http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-onu-identita-di-genere-vatican-gender-identity-identidad-de-genero-4864/