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martedì 14 marzo 2017

Si chiama Jiratchaya Sirimongkolnawin, è la più bella di tutte. Lo ha stabilito la giuria a Pattaya, in Thailandia, che l'ha incoronata transessuale più bella del mondo.


Si chiama Jiratchaya Sirimongkolnawin, è la più bella di tutte. Lo ha stabilito la giuria a Pattaya, in Thailandia, che l’ha incoronata transessuale più bella del mondo. Il secondo e il terzo posto è andato alla Brasiliana Náthalie de Oliveira e la Venezuelana Andrea Collazo .



Sono le tre donne trans, più belle al mondo.


La Thailandese 25 anni, modella e stilista Jiratchaya Sirimongkolnawin, è stata incoronata venerdì 10/3/2017 Miss International queen 2016, scelta tra 24 candidate selezionate in tutto il mondo. Il secondo e il terzo posto è andato a Náthalie de Oliveira (Brasile) e Andrea Collazo (Venezuela). Miss International queem è il più grandi è prestigioso concorso di bellezza al mondo per le persone transessuale e transgender MtF (maschio a femmina) che ogni anno dal 2004 si tieni a Pattaya, proprio in Thailandia.

Il concorso è stato rinviato da novembre dello scorso anno a marzo di quest'anno, a causa della morte de re Bhumibol Adulyadej, nel mese di ottobre dello scorso anno. La Thailandia era in luto.


Il concorso è trasmesso in diretta è raccoglie ogni anno 15 milioni di telespettatori. Per la prima volta in 12 edizioni L’Italia stata rappresentata da una concorrente Italiana di nascita e provenienza. La cantante transgender Roberta Marten Roberta Martinazzo che porta a casa il titolo di BEST TALENT In MISS INTERNATIONAL QUEEN 2016 .


la Thailandia è diventata il paese che possiede più titoli, per le più belle transessuali con 4 signorine. Seguito da Filippine al secondo posto, il Venezuela, il Brasile, la Corea, il Giappone, il Messico e gli Stati Uniti hanno ciascuno una bella corona.

IL concorso è nella sua 12 edizione. Miss International Queen è aperto a donne transgender, che possono essere pre e post intervento chirurgico di riassegnazione chirurgica del sesso, di età compresa tra 18 e 36 anni.

Come in qualsiasi concorsi di bellezza le ragazze hanno sfilato in abiti da sera, costumi da bagno e costumi nazionali. 



Jiratchaya Sirimongkolnawin

Andrea Collazo (Venezuela)


Náthalie de Oliveira (Brasile) 

È interessante notare che la vincitrice proviene da Thailandia, un paese che rimane ancora una società molto conservatrice senza leggi importanti che riconoscono la comunità LGBTQ.


Congratulazioni! Miss Jiratchaya Sirimongkolnawin La nuova International Queen 2016.

martedì 20 dicembre 2016

La vita nascosta Nella Roma di Sara Ficocelli nessuno è ciò che sembra.



La vita nascosta Nella Roma di Sara Ficocelli nessuno è ciò che sembra.

Ai margini della conturbante borghesia descritta da Sorrentino ne La grande bellezza vive una Roma di frontiera che molti intuiscono ma nessuno conosce: è la Capitale della “grande bruttezza”, dove il tempo scorre scandito da problemi logoranti, piccoli o grandi orrori quotidiani e la rassegnazione è la miglior alleata. È questa la realtà con la quale gli abitanti fanno i conti ogni giorno ed è questa la città più interessante: piena di storie, di emozioni, di vita. “Una vita troppo vera per restare nascosta”, come recita il titolo della nota di postfazione firmata dallo scrittore (Prove di felicità a Roma Est, Einaudi 2010) e regista (I primi della lista, Fino a qui tutto bene) Roan Johnson. Una vita che, una volta scoperta, non si può non amare.

Il libro. Iris è una transessuale che si prostituisce nei quartieri alti di Roma. Ha clienti importanti ma sogna di trovare un lavoro “normale”. Il suo compagno, Roberto, gestisce un bar insieme al trentacinquenne Mauro, e ha un rapporto complicato con la famiglia della ex moglie. Dalla loro realtà semplice e popolare Iris è tagliata fuori, e spesso si riduce a spiare le giornate di Roberto dalla vetrina del locale di fronte al suo. A ravvivare il torpore di queste giornate sarà l’incontro con una giovane Sinti in difficoltà, che la trascinerà in una storia di violenze dagli sviluppi tortuosi, in una Roma spietata, piena di pregiudizi e ipocrisia eppure ancora capace di spiazzante generosità.

L’autrice. Sara Ficocelli è nata a Pisa ma vive e lavora a Roma, dove collabora dal 2007 per Repubblica e altre testate del Gruppo Espresso. Ha ricevuto il premio Sodalitas e il premio Paidoss per le sue inchieste su donne e welfare e prostituzione minorile, e una menzione speciale al premio Tonino Carino per un reportage sull'Australia. Ama viaggiare e andare in bicicletta. La vita nascosta è il suo primo romanzo. 




La vita nascosta MdS Editore, 2016 Collana Cattivestrade - pp. 180 - € 12,00

Presentazione 28 maggio ore 19.00 MONK – Circolo ARCI, via Giuseppe Mirri n. 35 - ROMA Ingresso riservato ai soci ARCI


MdS Editore - Società Cooperativa Via Filippo Buonarroti 11 56127 Pisa (PI) - P.IVA 02072310507 info@mdseditore.it – tel +39 328 5461837 – www.mdseditore.it


Fonte:http://www.mdseditore.it/catalogo/la-vita-nascosta.php

lunedì 19 dicembre 2016

Growing Up Coy sbarca su Netflix:Un bellissimo documentario su una bambina transgender.


Il colosso dello streaming 
Netflix, ha acquisito il documentario Growing Up Coy di Eric Juhola e lo lancerà online a partire dal 6 gennaio. Un documentario controverso che ha aperto un lungo dibattito negli Stati Uniti, tanto da arrivare sulla prima pagina del New York Times. La storia è quella dei Mathis, una famiglia del Colorado finita sotto i riflettore a cui famiglia ha combattuto per il suo diritto di usare il bagno delle ragazze in un caso esemplare per i diritti civili che ha spinto un dibattito a livello nazionale, su la loro figlia transgender di 6 anni, Coy.

Coy è nato maschio, ma da quando aveva 18 mesi si è sempre sentita una femmina. Dai 4 anni ha iniziato a vestirsi come una bambina, a giocare soltanto con le bambole e a parlare di sé al femminile. Padre e madre hanno accettato la sua identità e l’hanno sempre difesa da episodi di discriminazione e bullismo, fino alla rivoluzionaria sentenza del Dipartimento di Giustizia per i Diritti Civili del Colorado.


Growing Up Coy sbarca su Netflix
 

Dopo che i genitori avevano presentato un reclamo per difendere la figlia al quale il direttore della scuola elementare Fountain-Fort Carson School aveva negato il diritto di frequentare i bagni delle bambine, il tribunale americano ha deciso che poteva andare alla toilette femminile. Una lotta contro la discriminazione di cui i transgender sono spesso oggetto che Eric Juhola ha deciso di raccontare in questo documentario. Ecco il trailer ufficiale.

venerdì 15 aprile 2016

L'attrice cubana Phedra de Cordoba muore di cancro a SP, all'età di 77 anni.Un'icona transessuale.

E' morta l'attrice cubana, radicata in Brasile, Phedra D Córdoba , all'età di 77 anni, nata a L'Avana come Rodolfo Acebal, è morta Sabato (09/04/2016) presso l'Ospedale Heliópolis, a San Paolo (BR). Da tempo lottava contro il cancro ai polmoni e reni.

Phedra è nata a L'Avana il 26 maggio 1938. Ancora adolescente, entra a far parte di una compagnia di danza. Durante una stagione di spettacoli a Buenos Aires, conosce il brasiliano Walter Pinto, produttore e drammaturgo, e decide di non tornare a Cuba, stabilendosi a Rio de Janeiro. Assumendo definitivamente la sua identità femminile, all'età di 21 anni.






Phedra lascia una storia di lotta, un patrimonio di arte e di superamento di stigmatizzazioni. Sia come un talentuoso ballerino nella L'Avana degli anni '40, o come, una attrice talentuosa e transessuale in Brasile, fin dagli anni '50, una sopravvissuta della dittatura e attualmente diva del teatro.

Phedra ha lavorato sul palco come showgirl e poi come attrice, lavorando fianco a fianco di artisti come Costinha, Dalva de Oliveira, Angela Maria e molti altri grandi artisti Brasiliani. Diventando anche lei una diva.

Nel 2003 era entrata a far parte nella compagnia teatrale " Il Satyros ". Phedra , fino poco tempo fa, era nel spettacolo " Persone Sublime " quando per la debolezza della malattia, stata costretta a lasciare il palco. 





Nel mese di marzo, le attrice, Cléo De Páris, Maria Casadevall e Paula Cohen, hanno montato un spettacolo "Phedras per Phedras". I testi tratti dal Diario della artista, con i momenti memorabili, della sua vita e carriera. Diretto da Gero Camilo e Rosbon Catalogna. Un modo per onorare la storia della collega cubana e raccogliere fondi per il sue cure. l'attrice è apparsa alla manifestazione, emozionata ha ringraziato tutti. 




Addio Phedra de Córdoba!!! diva del teatro brasiliano. 


L'Avana( Cuba) 26 Maggio 1938. San Paolo 09 Aprile 2016.
Un'icona transessuale. R.I.P.

domenica 10 aprile 2016

Il rocker americano Bruce Springsteen ha deciso di cancellare il concerto in programma per oggi, domenica 10 aprile, a Greensboro, in North Carolina, per motivi politici.

Ecco perché lui è “The Boss”.


Sono orgogliosa di definirmi una fan di Bruce oggi, e sapere quanto egli sostiene la comunità a cui appartengo. Bruce Springsteen ha cancellato il suo concerto a Greensboro, in North Carolina, in segno di protesta contro una legge che discrimina le persone transgender e in segno di solidarietà di tutta la comunità LGBT. Come gesto di protesta contro le recenti leggi discriminatorie introdotte dallo stato, come l’obbligo per le persone transgender di utilizzare esclusivamente i servizi pubblici tenendo conto del sesso di nascita. Altrettanto importante, la legge attacca anche i diritti dei cittadini LGBT di intentare una causa quando i loro diritti sono violati sul posto di lavoro, i casi in cui i diritti umani sono violati nei luoghi di lavoro. "Nessun altro gruppo di cittadini del North Carolina si trova ad affrontare qualcosa di così pesante." dice Bruce Springsteen.

Springsteen."Alcune cose sono più importanti di un concerto rock e la battaglia contro il pregiudizio e l'intolleranza è una di queste - scrive il boss - è il modo più forte che ho per alzare la mia voce contro chi continua a cercare di farci tornare indietro invece di andare avanti". Secondo Springsteen, che appoggia una campagna nazionale contro la norma, discrimina i transessuali e “sovverte i diritti dei cittadini”.

questa leggi è parte di una serie di iniziative prese dai vari stati conservatori, in risposta alla decisione di legalizzare a livello nazionale, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione anche alle coppie omosessuali. Questo significa che tutti i 50 Stati del Paese dovranno permettere a due persone dello stesso sesso di sposarsi e riconoscere i matrimoni omosessuali contratti in qualsiasi parte del Paese.

Per fortuna c'è gente come Springsteen ❤ Grazie Boss.

lunedì 4 gennaio 2016

L'intervista a Monica Romano, la scrittrice del libro “Trans. Storie di ragazze XY”.

Prima di tutto ringrazio  Monica Romano, per aver accettato l'invito per questa intervista. Sono grata per la tua gentilezza.

Ora basta parlare e andiamo un po 'su Monica , che gentilmente ha concesso questa intervista per il blog.

Con una scrittura fluida e coinvolgente, questa ragazza ha già scritto un saggio, “Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione”, pubblicato nel maggio del 2008 dalla casa editrice Costa e Nolan. 

Ha contribuito alla realizzazione di documentari sulla realtà trans ed LGBT:
“Crisalidi – 5 Storie di vita trans” di Federico Tinelli, vincitore del Novara Film Festival 2005 e del Tekfestival 2006;
“O sei uomo o sei donna chiaro” di Enrico Vanni;
“Ci chiamano diversi” di Vincenzo Monaco.


Monica Romano è attivista del movimento per i diritti delle persone LGBT. Ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009.


Si è laureata in Scienze Politiche nel 2007, con una tesi sulla discriminazione nel mondo del lavoro delle persone transgender. È autrice di Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione (2008). Ha contribuito alla realizzazione di due documentari sulla realtà transgender. Attualmente fa parte del direttivo del Circolo culturale “Harvey Milk” a Milano.

“Trans. Storie di ragazze XY

«I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo.»

«Sei maschio o femmina?» È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.
Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.

1.Come è nata la tua passione per la scrittura?


Monica-La passione per la scrittura è arrivata durante l'infanzia, molto incoraggiata da mia madre. Adoravo leggere e scrivere già durante i primi anni delle scuole elementari. La scrittura è stata, da sempre, il mio mezzo comunicativo prediletto.

2. Come ti descriveresti? Hai trovato difficoltà ad iniziare il percorso di transizione? . E invece qual è stato l'ostacolo maggiore nella tua vita in relazione alla tua identità di genere e poi sessuale?Monica-Sono una donna transgender che vive e lavora Milano, in uno studio di consulenza del lavoro, ho una famiglia, una compagna, due cani. Amo dedicare il mio tempo libero al volontariato e all'attivismo per i diritti LGBT.
Rispetto al mio percorso di transizione ed autodeterminazione, che ho iniziato a 19 anni, ormai 15 anni fa, l'ostacolo più significativo che ho incontrato è stato l'immaginario collettivo estremamente penalizzante legato alla nostra condizione, l'idea che l'unico destino di una donna transgender sia quello della prostituzione, che per noi non esista la possibilità di un lavoro regolare, di una vita vissuta alla luce del sole fatta di affetti, amore, lavoro, sana normalità.
Di questo, del desiderio di normalità che molte donne transgender vivono, parlo ampiamente nel mio nuovo libro.

3.Qual è il messaggio che hai voluto far passare attraverso le righe di questo libro?

Monica-Il libro è soprattutto un messaggio per le ragazze che oggi stanno per iniziare un percorso di transizione. Attraverso Ilenia, la protagonista del mio memoir, e attraverso le donne che Ilenia incontra lungo il suo cammino, intendevo raccontare alle giovani trans che realizzarsi, avere una vita "diurna", un lavoro regolare, degli affetti, un amore è possibile anche per noi.
Alle nuove generazioni di ragazze transgender intendevo comunicare che la nostra è una strada certamente in salita, ma non impraticabile, che anche noi possiamo essere felici, a dispetto di un sistema sociale e culturale che ci penalizza in ogni contesto. La nostra felicità e realizzazione passano soprattutto dal bene per noi stesse e dall'orgoglio per il nostro percorso di vita, senza paure e vergogne per quello che siamo.


3.Cosa vuol dire per te essere una scrittrice? donna, lesbica e trans? in una cultura dominante sessista che in altri milioni di casi impone alle donne, per mantenerle nel ruolo che la medesima cultura maschilista ha loro assegnato.
Monica-Prima di essere una scrittrice sono un'attivista.
La scrittura per me è un mezzo molto potente per sovvertire gli stereotipi che riceviamo.
Essere una donna, una trans e una lesbica nella stessa vita non è affatto semplice.
La cultura maschilista e fallocentrica in cui siamo immersi fa molta fatica ad accettare l'idea che una trans compia il suo percorso di autoaffermazione per se stessa, per poter finalmente essere, e che non lo faccia per piacere agli uomini. L'esistenza delle trans lesbiche è la più evidente dimostrazione che identità e orientamento sessuale sono cose da tenere ben distinte.
Realtà difficile da digerire per un immaginario che ci ha sempre viste come oggetti, carne da macello ad uso e consumo del maschio.


4.E stato difficile trovare una casa editrice disposta a pubblicarti?
Monica-Sorprendentemente no.
Ho inviato il mio manoscritto ad una decina di case editrici grandi e medie.
In breve tempo ho ricevuto la proposta di pubblicazione della Ugo Mursia.


5-Qual'è il tuo libro (o autore) preferito?
Monica-E' molto difficile dare una risposta!
Sono abbastanza "onnivora" nelle mie letture.
Amo in particolare la saggistica (Bauman, Marzano, Aspesi), i romanzi politici (Orwell), i memoir (Primo Levi).
Poi ci sono scrittrici che seguo da sempre, come Isabel Allende, Marcela Serrano e Banana Yoshimoto.
Amo la poesia di Alda Merini.

6- Trans. Storie di ragazze XY, è un libro autobiografico?
Monica-Sì. "Trans. Storie di ragazze XY" è un memoir, quindi un romanzo di ispirazione autobiografica.

7-Parliamo del tuo blog (http:// http://transgenderfreedom.com/ /), Com'è nata l’idea?
Monica-L'idea del mio "Blog la libertà di genere" è nata dalla voglia di condividere articoli e riflessioni che scrivo sul tema dell'identità di genere, e funziona: il mio blog ha ricevuto la nomination per miglior blog trans 2015 all'"Italian Gay blogger Awards" 2015.

8-Hai in programma di scrivere un nuovo libro?
Monica-Sì, e presto inizierò a lavorarci.


9-Qual è l’antidoto alla paura e alla ignoranza di chi ci percepisce come “diversi”?
Monica-L'informazione, la sensibilizzazione e l'orgoglio per le nostre differenze.

Di Vanessa Mazza

Per conoscere un po 'di più Monica Romano e acquisire i suoi libri, basta visitare la pagina dell'autrice.

venerdì 13 novembre 2015

LGBT senza la T di transgender: c’è chi lo propone



Un gruppo di uomini e donne omosessuali e bisessuali sono arrivati alla conclusione che la comunita’ transgender debba essere dissociata dalla piu’ larga comunita’ LGB e chiedono, sostanzialmente, che venga “eliminata la T” dalla famosa sigla LGBT con la loro campagna “DROP THE T“.

Questo gruppo organizzato ha fatto richiesta ad organizzazioni come Human Rights Campaign, GLAAD, Lambda Legal e testate giornalistiche web come come The Advocate, Out, Huff Post Gay Voices ecc e ha presentato loro la campagna “DROP THE T” spiegando che, sostanzialmente, la comunita’ LGB sia basata sulla natura e orientamento sessuale, mentre la comunita’ transgender sia basata sull’identita’ di genere, quindi non conforme ad appartenere ad una stessa minoranza.

La petizione-campagna Drop The T, precisamente dettagliata, è interamente leggibile su Change.org.

Presto sono arrivate le risposte di Human Rights Campaign, GLAAD e Lambda Legal che, all’unaminita’, si schierano completamene a sfavore di questa petizione, che ritengono offensiva e regressiva.

“Clayton,” il famoso anonimo che ha lanciato la campagna Drop The T, ha difeso la sua campagna in un’intervista su The Federalist ma ha continuato a restare nell’anonimato.

Noi ci chiediamo: ma se credi cosi tanto in una campagna, tanto da scomodare tutte queste testate ed organizzazioni mondiali, perchè non ci metti anche la faccia?

DROP THE M-ASK!

mercoledì 9 aprile 2014

Mercoledì 9 Aprile 2014- Il giorno delle piccole vittorie dei diritti. Si progredisce per piccoli o piccolissimi passi in Italia.

Fecondazione assistita, Consulta: “Divieto di eterologa è incostituzionale”

Una vittoria del DIRITTO Alla procreazione”. Una vittoria della Costituzione contro una legge barbara che per dieci anni ha afflitto migliaia di coppie italiani che hanno problemi di sterilità. Un piccolo segno di Laicità.


La Corte Costituzionale dichiara incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40. Dopo dieci anni di sentenze che l'hanno smantellata, questo pronunciamento ha una portata storica: si potrà ricorrere a ovuli o spermatozoi di un terzo donatore quando uno dei due partner è sterile.
Una sentenza che demolisce uno dei cardini di questa norma arretrata, formulata per non scontentare i vescovi italiani.


I giudici dovevano valutare la questione su cui tre tribunali - Milano, Catania e Firenze - hanno sollevato dubbio di incostituzionalità. Quella della Consulta è una sentenza fortemente attesa dalle tante coppie che in questi anni si sono viste negare la possibilità di avere un figlio grazie alla provetta, scegliendo in molti casi di rivolgersi a centri esteri, spendendo moltissimi soldi e andando spesso incontro a truffe e problemi di salute.



Nozze gay, tribunale di Grosseto obbliga Comune a riconoscere matrimonio

Giudice dà ragione a due italiani sposati a New York Firenze, 9 apr. (TMNews) - Una coppia di uomini italiani si era sposata negli Stati Uniti nel dicembre 2012, a New York, e ora il tribunale di Grosseto ha emesso una sentenza per la quale il Comune deve trascrivere nei registri di stato civile il loro matrimonio.

Il giudice ha sottolineato che "non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie" al matrimonio. La sentenza dà ragione delle richieste della coppia gay formata da Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, rispettivamente architetto e giornalista.

È un precedente unico in Italia, un Tribunale ha accolto la richiesta da parte di una coppia gay di trascrivere nei registi dello Stato Civile il proprio matrimonio. I due cittadini di Grosseto hanno ottenuto ciò che fino ad oggi è sempre stato negato dai comuni e dai tribunali: veder riconosciuto il loro status di coppia sposata in uno Stato estero”.

lunedì 7 aprile 2014

Usa, poste dedicano francobollo a Harvey Milk

Il servizio postale americano ha dedicato un francobollo a Harvey Milk. il primo che onora un uomo politico apertamente gay.


Harvey Bernard Milk (Woodmere, 22 maggio 1930 – San Francisco, 27 novembre 1978) è stato un politico statunitense, militante del movimento di liberazione omosessuale. Fu il primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay.

Fu assassinato insieme al sindaco di San Francisco, George Moscone nel 1978 dall'ex consigliere comunale Dan White. Nel 2009 ilPresidente degli Stati Uniti Barack Obama ha conferito alla memoria di Milk la massima decorazione degli Stati Uniti, la Presidential Medal of Freedom, per il suo contributo al movimento per i diritti dei gay.


Milk è oggi ritenuto un martire della comunità gay e del movimento di liberazione omosessuale.
Molte istituzioni della collettività gay statunitense sono intitolate a Milk (tra queste l'Harvey Milk Institute e l'Harvey Milk Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Democratic Club di San Francisco)
Portano il suo nome alcune scuole a favore dei gay, come la Harvey Milk School di New York.
Un ristorante, presso l'Università di Warwick è stato chiamato “Harvey's”.
L'assemblea degli studenti dell'Università di Leeds ha chiamato un locale notturno “Harvey Milk Bar”.
Il 25 febbraio 2011 il consiglio comunale della città di Pescara ha approvato con una larga maggioranza la proposta, presentata il 17 maggio 2010 (Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia), di intitolare una via cittadina ad Harvey Milk.


Anche il cinema si è occupato della vicenda di Harvey Milk:

La vita di questo politico è stata immortalata nel documentario The times of Harvey Milk (1984), che ha vinto l'Academy Award al miglior documentario.
Il film del 1999 Execution of justice, basato su un'opera teatrale (dallo stesso titolo) scritta da Emily Mann, ripercorre le fasi dell'assassinio.
Nel 2000 il film televisivo, American Justice: It's Not My Fault - Strange Defenses esamina l'assassinio usando filmati d'archivio su Milk e White.
Nel 2009 è uscito nelle sale un biopic sulla vita di Harvey Milk intitolato semplicemente Milk, diretto da Gus Van Sant ed interpretato da Sean Penn, il quale ha vinto l'oscar come miglior attore protagonista.
Il regista Bryan Singer ha avuto in progetto la realizzazione di un film, poi sospeso, intitolato The Mayor of Castro Street, biografia sulla vita di Milk.

martedì 12 novembre 2013

Matrimonio gay. Guardate come reagiscono i bambini.

Due video con due proposte di nozze, uno di una coppia gay e uno di una coppia lesbica, sono stati mostrati a 13 ragazzini tra i 5 e i 13 anni. Ecco le loro reazioni, decisamente friendly.


A 13 bambini tra i 5 e i 13 sono stati mostrati due video, diventati virali, che mostrano altrettante proposte di matrimonio fatte da persone lgbt ai loro compagni e le loro reazioni sono state riprese.
Qualcuno dei bambini, di primo acchito, è sembrato un po' confuso dalla cosa, ma la maggior parte di loro ha detto che i video con le proposte erano davvero carini e di non capire perché qualcuno debba sentirsi urtato da proposte così romantiche.
Vale la pena di fare caso alla faccia che fa Dash, uno dei ragazzi, quando apprende che sono solo 14 gli stati degli Usa che permettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Tutti, alla fine, si sono dimostrati di mentalità decisamente più aperta della maggior parte degli adulti. Qui di seguito trovate la clip completa e vale la pena vederla per intero.

Fonte:http://www.gay.it/news/Come-reagiscono-i-bambini-davanti-al-matrimonio-gay--Guardate-un-po

giovedì 8 agosto 2013

Il presidente americano nell'intervista al 'Tonight Show' di Jay Leno, rispondendo a una richiesta di commento proprio sui recenti provvedimenti adottati in Russia.



«Non ho pazienza per i Paesi che cercano di trattare i gay, le lesbiche o i transessuali in modo che sia per loro discriminatorio o dannoso»,



«Ogni Paese, ogni gruppo di persone, ogni religione ha abitudini e tradizioni diverse e quando si parla delle opinioni o della fede della gente, bisogna rispettare la diversità dei punti di vista che ci troviamo di fronte. Ma quando si parla del modo in cui uno stato tratta la gente, del modo in cui la legge tratta la gente, allora ognuno deve essere trattato in modo uguale», ha aggiunto Obama,

Barack Obama

martedì 23 aprile 2013

La Francia diventa il 14esimo Paese al mondo ad istituire il matrimonio tra persone dello stesso

 L'Assemblea nazionale francese ha approva definitivamente la leggi per l'uguaglianza del matrimonio. La legge è passata con 331 voti a favore e 225 contrari. "È un momento storico" è stato il commento del ministro della Giustizia, Christiane Taubira, che prima della votazione aveva detto che i primi matrimoni potranno essere celebrati già a giugno.
  Il voto è andato giù poco dopo una protesta nella galleria. Il presidente dell'assemblea ha ordinato 'fuori questi nemici della democrazia fuori dal parlamento!'



La Francia si unisce alla Nuova Zelanda, Uruguay, Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Sud Africa, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Argentina e Danimarca come la 14 ° nazione che offri ai suoi cittadini l'uguaglianza del matrimonio in tutta la nazione.

Brasile, Messico, e, naturalmente, gli Stati Uniti lo offrono in alcune parti del paese.

La risposta della ministra della Giustizia francese, Christiane Taubira, che ha difeso con forza all’Assemblea nazionale il progetto di legge sul matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali, spiegando che garantisce «la sicurezza giuridica a tutti i bambini della Francia». La sua risposta a un deputato di destra contrario ai matrimoni gay.


«Signor deputato, non vorrete farci credere che vivete in un igloo e che non avete alcuna conoscenza della diversità delle famiglie in questo paese, che ignorate del tutto l’esistenza di famiglie omogenitoriali, che non sapete che c’è lo stesso amore nelle coppie eterosessuali che in quelle omosessuali, che hanno lo stesso amore per i loro bambini e che i loro bambini sono i bambini della Francia. Signor deputato, il governo ha presentato un testo di legge di grande progresso, grande generosità, fraternità e uguaglianza per garantire la sicurezza giuridica a tutti i bambini della Francia. E le posso dire che ne sono particolarmente fiera».





Gli oppositori alle nozze gay sono i movimenti CATTOLICI, LA DESTRA. CONTRARI alla uguaglianza di diritti, CONTRARIO AL AMOR, CONTRARI A ALTRE ESSERE UMANI, CITTADINI COME TUTTI LORO, CHE GODONO DEL DIRITTO SUPREMO DI ESSERE NATI ETEROSESSUALI, E APPARTENENTI A UNA RELIGIONE( come sono tante, le religione, non elenco qui). Riflessione ...dove sta l'amore, la fratellanza. Ama il prossimo tuo come te stesso? Mi sa che dovevano prima di tutto imparare ad amare se stessi . Sarà per questo che il mondo fa cosi schifo?.

Vanessa Mazza

sabato 23 marzo 2013

Quale dio vuole questo ? Ditemelo quale DIO? Ciao Ali spero che il tuo paradiso sia migliore dell'inferno di questa terra

Somalia 23 marzo 2013

 

Mohamed Ali Baashi, 18 anni, preso a sassate in Somalia fino a che non è morto. La sua colpa? Era gay. Lapidato a morte dagli islamisti in Somalia.

La notizia della lapidazione, insieme a fotografie, appare sul somalo Gay Community pagina su Facebook, in cui il giovani - stato condannato a morte da un gruppo ribelle islamico. Baashi, ha commesso il crimine peggiore agli occhi dell'Islam - vale a dire la sodomia - è stato lapidato.

Il 'giudice' che ha ordinato le condanne a morte ha ordinato che centinaia di abitanti di un villaggio in Barawe, a circa 50 miglia dalla capitale, Mogadiscio, testimoniasse questo omicidio.

Il 18 anni, è stato sepolto in un buco fino al suo petto e bersagliato con pietre.

Identità Kenya riporta Mohamed Ali Baashi è stato afferrato per i membri del gruppo di collegamento Al Queda ALshabaab a circa 50 miglia dalla capitale Mogadiscio.

In una delle immagini, la Comunità Gay Somalia scrive: 'In una scena tratta da Medioevo, l'uomo giovane somalo accusato di sodomia è stato lapidato a morte da criminali islamici, mentre gli abitanti dei villaggi inorriditi sono stati costretti a guardare.

'Un ribelle ha annunciato che Mohamed Baashi, insieme a un uomo che era stato accusato di omicidio, aveva sia confessato i loro crimini.'

L'uomo accusato di omicidio sarebbe stato colpito a morte.

'Questo è il giorno della giustizia,' gridavano . 'Abbiamo studiato, e questo uomo ha fatto ciò che un musulmano non si dovrebbe fare.

'Di conseguenza, sarà lapidato a morte e quello che ha ucciso qualcuno sarà girato perché l'omosessualità è più punibile in Islam.'



Quale dio vuole questo ? Ditemelo quale DIO? Ciao Ali spero che il tuo paradiso sia migliore dell'inferno di questa terra.
 
 

giovedì 2 agosto 2012

Matrimoni gay in Italia: il progetto di Condividilove [VIDEO]




Il matrimonio gay è innanzitutto una questione di civiltà, ancor prima che una questione d’amore! A sottolineare un fatto che dovrebbe essere teoricamente ovvio, ma che purtroppo non lo è ancora per tutti, sono i creatori del progetto ”Condividilove”, un progetto volto alla sensibilizzazione della società in materia di diritti gay, che in realtà, sono solo ed esclusivamente diritti umani, diritti che dovrebbero essere riconosciuti a ogni singolo cittadino del nostro Paese.

Ma torniamo al progetto pro-matrimonio gay ”Condividilove”, un progetto che – come dicevamo – nasce dal bisogno di rivendicare i sacrosanti diritti delle coppie lgbt.

“Negli stessi giorni in cui dall’America echeggiava il messaggio “Legalize Love” ispirato dalle parole del presidente Barack Obama, – si legge sulla pagina Facebook ufficiale dell’iniziativa – in Italia i maggiori rappresentanti di un partito che dovrebbe dirsi “progressista” etichettavano come estremista e illusoria la sola possibilità che nel nostro paese due persone dello stesso sesso vengano mai unite in matrimonio. Mai. È ispirandosi a questi fatti che alcuni liberi cittadini di ogni orientamento sessuale hanno deciso di mettersi insieme per una causa che dovrebbe appartenere a tutti, al di là di ogni differenza”.
E questi liberi cittadini, gay, etero, bisessuali, transessuali e lesbiche, sono quelli che compaiono nel bellissimo video che vi proponiamo.

“In un paese come l’Italia – si legge ancora sulla pagina Facebook di Condividilove – non possiamo aspettarci che siano i leader politici a chiedere al loro popolo il coraggio di supportare i cambiamenti necessari a sanare le diseguaglianze ancora presenti nella legislazione. Pensiamo non solo a premier socialisti come Zapatero o Hollande, ma persino a un conservatore come il premier britannico Cameron che proprio in questi giorni ha dichiarato: “Il matrimonio mi appassiona molto e penso che se funziona per gli eterosessuali come me, dovrebbe funzionare per tutti; per questo dovremmo avere i matrimoni gay e per questo li introdurremo.”

Nel nostro Paese, come si fa notare giustamente (e con non poca amarezza), non vi sono testimonial di spicco, (siano essi del mondo della politica, dello sport o dello spettacolo), che scelgono di diventare portavoce della battaglia per i diritti lgbt, o perlomeno, questi personaggi sono davvero pochi. E’ per questa ragione che la lotta deve partire dai liberi cittadini: “Deve partire dal basso, con tutti i mezzi di cui dispone. Il primo, mai come oggi, è la condivisione”.
Una iniziativa davvero lodevole, che noi di Gay Wave appoggiamo assolutamente. Ecco il video ragazzi, cosa ne pensate?

vi lasciamo con le parole di Roberto Saviano scritte su L'Espresso: 

"Sentire il presidente del Partito democratico Rosy Bindi dire: «Noi siamo chiamati a governare il Paese, non una minoranza» in riferimento alla polemica sui matrimoni gay è stato un duro colpo. Qualunque partito vada al governo o aspiri ad andarci è
chiamato a governare una molteplicità di minoranze, perché di questo è fatto il paese, questa è di fatto la democrazia. Testamento biologico, tutela e sostegno per chi accudisce familiari diversamente abili, riconoscimento dello ius soli ai figli di immigrati nati in Italia e procedure più agili per concedere la cittadinanza agli immigrati che qui lavorano e che di fatto sono nostri concittadini, matrimoni gay, pari diritti e adozioni per le coppie gay, riconoscimento reale delle coppie di fatto, miglioramento delle condizioni dei detenuti nelle carceri che ogni anno a decine si tolgono la vita. Affrontare questi temi non vuol dire essere anticonformisti, fregarsene dei reali problemi del paese, essere pro morte, ma solo essere difensori di diritti inalienabili e scelte individuali che arricchiscono la comunità. La società civile cattolica e laica e molti nella Chiesa, su questi temi hanno una maggiore apertura della classe politica e delle posizioni ufficiali del Vaticano... Una Repubblica in cui le minoranze non vengono tutelate, dove non sono rispettati i diritti civili e in cui i nostri amministratori non credono sia una priorità il pieno sviluppo della persona umana, è una Repubblica destinata a morire. La mancanza di centralità del dibattito sui diritti civili ha contribuito negli anni a spostare l'asticella della sopportazione degli italiani tanto in alto da poter sopportare anche gli eccessi del berlusconismo. E' come se ci fossimo assuefatti. E' come se avessimo abbandonato l'idea di dover difendere i diritti di chi non ne ha. E non difendendo i loro, finiamo per perdere quelli di tutti".

mercoledì 13 giugno 2012

Uganda: i leader religiosi appellano al governo per accelerare il disegno di legge anti-omosessualità

I Vescovi che parteciperanno alla conferenza annuale ugandese del Christian Council, hanno deciso di chiedere al parlamento ugandese di approvare una legge che imporrebbe punizioni severe sulle persone omosessuali in Uganda. 


I leader religiosi provenienti da tutto il paese hanno chiesto al Parlamento di accelerare il processo di emanazione della legge contro l'omosessualità, per evitare quello che hanno chiamato "un attacco alla Bibbia e le istituzione del matrimonio".


Parlando dopo il loro recente convegno annuale organizzato dalla Uganda Joint Christian Council (UJCC), un organismo ecumenico che riunisce le chiese anglicana, cattolica e ortodossa, i vescovi hanno deliberato che la commissione parlamentare di genere dovrebbe coinvolgere la Camera sul disegno di legge che ora è ferma in commissione. 

"Chiediamo inoltre al comitato dell'istruzione di coinvolgere il Ministero della Pubblica Istruzione sulla questione di introdurre un tema sulla sessualità umana nei programmi delle nostre scuole e istituzioni di apprendimento," le risoluzioni firmate da arcivescovi Henry Luke Orombi, Cyprian Kizito Lwanga e Metropolita Giona Lwanga, indicato.

I cleri-ci hanno anche rivolto un appello a tutte le chiese del paese "a rimanere unite nel opporsi ai fenomeni di omosessualità, lesbismo e l'unione tra persone dello stesso sesso".
La leggi Anti-omosessualità è stato proposto da David Bahati MP, ed è diventato un oggetto di dibattito internazionale con la maggior parte delle potenze occidentali che descrive il disegno di legge barbaro e contro i diritti del uomo.

Tuttavia, il sentimento Anti-gay, continua a crescere nel paese.

"The Bill è a livello di commissione e spero che sarà presto riportato alla Camera per la discussione. Siamo determinati a combattere fino alla fine ", ha detto Bahati.

Il disegno di legge contenzioso è uno dei 23 che sono state accantonate in Parlamento, con alcuni membri di voto per spingerli alla casa successiva.

Tra alcune delle proposte nel progetto di legge c'è la pena di morte e ergastolo per coloro che vieni catturati nel impegnarsi nella lotta dei diritti è in omosessualità per una seconda volta.

Tuttavia, il sig Bahati aveva detto che queste sanzioni nel frattempo erano state rimosse dal progetto di legge.

Durante la stessa conferenza, i vescovi hanno ribadito il loro ruolo in politica dicendo: "La Chiesa ha il mandato biblico di sfidare politiche e pratiche che perpetuano l'ingiustizia, l'emarginazione o la disuguaglianza".

Speaker Rebecca Kadaga, in un discorso letto per lei dal sig Bahati, ha detto: "La Chiesa deve discernere dove e quando lo Stato è sia positivo o negativo nella vita di una nazione e non deve esitare a promuovere sempre il bene e denunciare il male ."

La legislazione in Uganda. Nel paese africano, il dibattito in Parlamento che riguarda la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è orientato verso la soluzione della pena di morte per chiunque compia atti nella sfera dei comportamenti omosessuali. In Uganda, le relazioni tra lo stesso sesso sono attualmente punibili con la reclusione fino a 14 anni. Una proposta ampiamente criticata da numerose organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, oltre che da molti governi occidentali. Nello scorso dicembre 2009, il ministro del governo svedese, Gunilla Carlsson, aveva minacciato di tagliare gli aiuti, pari a circa 50 milioni di dollari, all'Uganda a causa della sua legge anti-gay.

Inoltre tutte le misure adottate in passato dal governo dell’Uganda per combattere l’HIV hanno escluso sistematicamente la popolazione omosessuale, il che ha portato a un amento delle infezioni tra le persone lgbt del paese.

A Londra, gli attivisti dimostrerà-no davanti all'ambasciata ugandese il Venerdì 15, a sostegno della comunità ugandesi LGBT , tra cui, anche alle lesbiche, Linda Nakibuuke e Aisha Namirembe, che sono stati arrestati dalla UK Border Agency e sono in attesa di essere deportati.

Fonte:http:http://www.monitor.co.ug/News/National/Bishops+want+shelved+anti+gay+Bill+dusted/-/688334/1424158/-/lec25uz/-/index.html


http://news.pinkpaper.com/NewsStory/7466/12/06/2012/uganda-religious-leaders-call-on-government-to-speed-up-anti-homosexuality-bill.aspx

sabato 9 giugno 2012

Gay pride, la marcia dell'orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.



Gay pride, la marcia dell'orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.











L'orgoglio di essere quel che si è, da parte delle persone omosessuali. La resa del termine inglese pride ha creato in italiano numerosi equivoci attraverso la traduzione più usata, "orgoglio" (che in italiano è anche sinonimo di "superbia"), mentre la traduzione più corretta sarebbe semmai "fierezza", cioè il concetto opposto alla vergogna, vista come la condizione in cui vive la maggior parte delle persone omosessuali.


L'"orgoglio gay" si basa su tre assunti:

1_che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono.

2_che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna.

3_che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.

Il cosiddetti moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gaystatunitense rivolta di Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato "Stonewall Inn", un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village."Stonewall" (così è di solito definito in breve l'episodio) è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo.

Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay pride". Simbolo dei moti di Stonewall è diventata la donna transessuale Sylvia Rivera, che si vuole abbia iniziato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

Storia.

Le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club fecero regolarmente parte della vita gay nelle città di tutti gli Stati Uniti fino aglianni sessanta, quando divennero marcatamente meno frequenti nelle città principali. Molti concludono che il declino di queste retate può essere attribuito a una serie di azioni legali e all'aumentata resistenza da parte del "movimento omofilo".

Prima del 1965, l'identità dei presenti al momento della retata veniva registrata dalla polizia, e in alcune occasioni venne anche pubblicata sui quotidiani. All'epoca, la polizia usava tutti i motivi che riusciva a escogitare per giustificare un arresto con accuse di "indecenza", tra cui: baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti del sesso opposto, o anche il semplice essersi trovati nel bar al momento dell'irruzione.

È importante guardare a prima del 1969 ed esaminare il diverso atteggiamento esistente a New York nei confronti dei bar gay e dei diritti gay. Nel 1965 salirono alla ribalta due figure importanti. John Lindsay, un Repubblicano liberale, venne eletto sindaco di New York con una piattaforma riformatrice. Dick Leitsch divenne presidente della Mattachine Society a New York, all'incirca nello stesso periodo. Leitsch era considerato relativamente militante rispetto ai suoi predecessori, e credeva nelle tecniche di azione diretta comunemente usate da altri gruppi per i diritti civili degli anni 1960.

All'inizio del 1966, a causa delle lamentele della Mattachine, erano cambiate le politiche per cui la polizia stava in strada anche per incastrare i gay e accusarli di atteggiamenti osceni. Il commissario, Howard Leary, istruì le forze di polizia perché non adescassero i gay spingendoli a infrangere la legge e richiese inoltre che ogni poliziotto in borghese avesse un civile come testimone quando veniva arrestato un gay. Ciò pose quasi fine al cosiddetto entrapment (la pratica dell'adescamento con lo scopo di arrestare) dei gay con tali accuse a New York.

Nello stesso anno, allo scopo di sfidare la State Liquor Authority (SLA) sulle sue politiche circa i bar gay, Dick Leitsch condusse un "sip in" (il termine deriva da "sit in", e sip significa "sorseggiare"). Leitsch aveva avvisato la stampa e progettato un incontro in un bar con altri due uomini gay (un bar poteva vedersi revocata la sua licenza di vendita dei liquori se serviva da bere volontariamente a un gruppo di tre o più omosessuali); per verificare la politica della SLA sulla chiusura dei bar. Quando il barista del Julius li mandò via, essi reclamarono davanti alla commissione cittadina per i diritti umani. A seguito del "sip in", il presidente della SLA dichiarò che il suo dipartimento non proibiva la vendita di liquori agli omosessuali.Inoltre, l'anno seguente, due distinte sentenze giudiziarie dichiararono che erano richieste "prove sostanziali" per poter revocare una licenza per gli alcolici. I baci tra due uomini non erano più considerati comportamento indecente. Il numero di bar gay a New York crebbe stabilmente dopo il 1966 .

Così, se nel 1969 i bar gay erano legali, perché allora ci fu l'irruzione allo Stonewall Inn? John D'Emilio, storico gay statunitense, fa notare che la città era nel mezzo di una campagna per l'elezione del sindaco e John Lindsay, che aveva perso le primarie del suo partito, aveva motivo di chiedere un repulisti dei bar della città.

Lo Stonewall Inn forniva pretesti per un intervento della polizia. Operava senza licenza per i liquori, aveva legami con il crimine organizzato, e forniva dei "go-go boys" scarsamente abbigliati come intrattenimento.

Il vice ispettore Seymour Pine, che guidò l'incursione nel bar della prima notte, sostenne che gli venne ordinato di chiudere lo Stonewall Inn perché era il luogo principale ove raccogliere informazioni sugli uomini gay che lavoravano a Wall Street: un incremento nel numero di furti organizzati in aziende di intermediazione di Wall Street aveva portato la polizia a sospettare che dietro a questi furti ci fossero gay che venivano ricattati.

Perché Stonewall?

Gli avventori dello Stonewall erano abituati a queste retate e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre?

In proposito ci sono due spiegazioni: La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del Sessantotto, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell'aria l'idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan Gay power (It. potere gay) che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan Black Power (It. potere nero). In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali.

La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d'integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, "gay", rifiutava l'integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

La seconda spiegazione è meno rigorosa dal punto di vista storico ma più popolare (e stereotipica), e collega i moti del giugno 1969 con la morte, avvenuta una settimana prima, di Judy Garland, un'importante icona culturale in cui si identificavano molti appartenenti alla comunità gay. Il palpabile lutto per la sua perdita culminò nel suo funerale, il 27 giugno, cui parteciparono 22.000 persone, di cui si stima 12.000 fossero gay. Molti degli avventori dello Stonewall quindi sarebbero stati ancora provati emotivamente quando quella notte avvenne l'irruzione. Questa è la tesi che viene sposata, e quindi resa celebre, dal film Stonewall.

In realtà molti dei partecipanti alla rivolta dichiararono ripetutamente in seguito che la morte di Judy Garland non fu il fattore motivante.

La retata di Stonewall e le conseguenze

Diversi fattori differenziano la retata che si svolse il 28 giugno da altri simili allo Stonewall Inn. Generalmente, il sesto distretto avvisava i gestori dello Stonewall Inn prima delle retate, che si compivano abbastanza presto la sera, in modo da permettere il normale ritorno agli affari per le ore di punta della notte.

Approssimativamente all'1 e 20 di notte, molto più tardi del solito, otto ufficiali del primo distretto, dei quali solo uno era in uniforme, entrarono nel bar di Christopher Street. Gran parte degli avventori fu in grado di sfuggire all'arresto, poiché gli unici arrestati furono "coloro i quali si trovavano privi di documenti di identità, quelli vestiti con abiti del sesso opposto, e alcuni o tutti i dipendenti del bar".

I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello . Un'altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire (D'Emilio, p. 232). Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia.

Intontiti, i poliziotti si ritirarono all'interno del bar. Il cantante eterosessuale Dave Van Ronk, che stava passeggiando nella zona, venne afferrato dalla polizia, trascinato nel bar e picchiato. Gli attacchi della folla non cessavano. Alcuni cercarono di appiccare il fuoco al bar.

Altri usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti ad uscire. La notizia della rivolta si diffuse rapidamente e molti residenti, così come gli avventori dei bar vicini, accorsero sulla scena.

Nel corso della notte la polizia isolò molti uomini effeminati e spesso li picchiò. Solo nella prima notte vennero arrestate 13 persone e vennero feriti quattro agenti di polizia, oltre a un numero imprecisato di dimostranti. Si sa comunque che almeno due dimostranti vennero picchiati selvaggiamente dalla polizia . Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan "Gay Power!". La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.

La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti.

Ad un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

(EN)« We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees! »

(IT)« Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans
sopra i nostri ginocchi da checche! »


Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.

Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni alle cose. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta "Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!".

Eredità.

Le forze che ribollivano prima della rivolta non erano emerse in superficie. La comunità creata dalle organizzazioni omofile dei due decenni precedenti aveva creato l'ambiente perfetto per la nascita del Movimento di liberazione gay. Per la fine di luglio a New York si formò il Gay Liberation Front (GLF), e per la fine dell'anno il GLF comparve in città e università di tutti gli  Gli Stati Uniti .

Organizzazioni simili vennero presto create in tutto il mondo: Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Australia eNuova Zelanda. In Italia, dove un movimento omofilo che preparasse il terreno non era mai esistito, si dovette aspettare fino al 1971.

L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte. Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano "la caduta della forcina che si udì in tutto il mondo" .

Il principale gruppo britannico per i diritti gay si chiama Stonewall in onore della rivolta. Sull'episodio è stato prodotto nel 1995 un film celebrativo, rivolto al grande pubblico: Stonewall.


PER NON DIMENTICARE !!!