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lunedì 14 settembre 2026

La notte più buia di Ankara: la caccia alle streghe contro la comunità LGBTQI+ nella Turchia di Erdoğan

Un'illustrazione digitale drammatica in toni rossi e infuocati. In alto, una figura colossale e furiosa che ricorda il presidente turco Erdoğan indossa una corona e impugna uno scettro con la mezzaluna e la stella, sovrastando una bandiera turca tra le fiamme. Al centro, una linea di agenti di polizia in tenuta antisommossa scura avanza verso un gruppo di giovani attivisti LGBTQI+ disperati in primo piano. Tra loro, una ragazza piange avvolta in una bandiera arcobaleno, due ragazzi si abbracciano spaventati e un giovane ferito è rannicchiato a terra.
La violenza del potere contro l'amore e l'identità. Questa potente opera digitale descrive visivamente la spietata caccia alle streghe in corso in Turchia. Il contrasto è netto: in alto la ferocia distruttiva e infuocata del regime e delle sue forze di sicurezza; in basso, il dolore, le lacrime e la vulnerabilità dei giovani della comunità LGBTQI+, colpevoli solo di esistere e di resistere sotto il peso di una repressione disumana.

Il pretesto è quasi orwelliano: “La mia famiglia è al sicuro”.

Con questo slogan, il governo turco ha sferrato a metà settembre 2026 uno dei più feroci attacchi coordinati contro la comunità LGBTQI+ della storia recente del Paese. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in abitazioni private, sedi associative e locali gay in 15 province, conducendo indagini su oltre 162 persone, oscurando siti web e bloccando i canali social delle storiche sigle per i diritti civili.

Come documentato nel reportage di BBC News, questa repressione non è un episodio isolato, ma l’apice di una strategia statale che mira a smantellare completamente la società civile.

Una regressione pianificata da lontano

Per anni Istanbul è stata la capitale morale dei diritti civili in Medio Oriente, ospitando Pride con oltre 100.000 partecipanti. La svolta autoritaria di Recep Tayyip Erdoğan ha invertito la rotta, trasformando progressivamente la retorica d’odio in legge dello Stato.

Dal 2015, i Pride sono stati sistematicamente vietati con la forza. Negli ultimi mesi, la propaganda governativa si è ulteriormente inasprita: Erdoğan ha proclamato il “Decennio della Famiglia”, definendo le persone LGBTQI+ «pervertiti» e un «movimento deviato» colpevole del calo delle nascite.

Dietro lo scudo dei “valori tradizionali”, il regime sta portando avanti pacchetti giudiziari che puntano a:

  • criminalizzare l’identità di genere,

  • limitare i percorsi di transizione,

  • incarcerare chi organizza cerimonie simboliche,

  • sciogliere associazioni storiche come Kaos GL.

I media filogovernativi amplificano quotidianamente l’incitamento all’odio, etichettando gli attivisti come “agenti stranieri prezzolati dall’Occidente”.

Chi sostiene la comunità LGBTQI+?

Nonostante la repressione, la comunità non è completamente sola. Ma i suoi alleati istituzionali operano sotto una pressione estrema.

I partiti della sinistra filokurda e progressista (DEM Party)

Il sostegno più esplicito arriva dal DEM Party. Durante i blitz, parlamentari come Kezban Konukcu sono scesi in piazza denunciando il regime e dichiarando che “il governo del palazzo non resterà al potere demonizzando le persone LGBTQ+”.

La principale opposizione (CHP)

Il CHP ha inserito nei suoi programmi la lotta alle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Tuttavia, la sua posizione resta spesso prudente: il partito evita di esporsi troppo per non perdere l’elettorato più conservatore.

Società civile e sindacati

Organizzazioni come IHD, sindacati progressisti come DISK e diversi Ordini degli Avvocati (Ankara, Istanbul) denunciano costantemente i blitz, subendo in cambio indagini giudiziarie.

L’isolamento sociale

Nonostante queste sacche di resistenza, l’attivista medio e il cittadino comune si trovano drammaticamente soli. Il clima di terrore spinge le persone a nascondere il proprio orientamento sul lavoro e in famiglia. Criminalizzare l’associazionismo serve proprio a questo: tagliare i ponti di solidarietà, privare le persone di supporto psicologico e legale, e renderle vulnerabili alla macchina repressiva dello Stato.

Oltre la religione: la disumanizzazione nel 2026

Ridurre questa persecuzione a una questione religiosa significa non vedere la reale ferocia della situazione. Questa non è fede: è malvagità politica organizzata.

Quando uno Stato etichetta sistematicamente una minoranza come “deviata” o “malata”, sta compiendo un processo di disumanizzazione. Chi perpetra questi raid, chi firma i decreti di arresto e chi specula sull’odio ha ormai ben poco di umano. La religione diventa un paravento per coprire la crudeltà e distrarre un Paese impoverito dalla crisi economica, offrendo alle masse un capro espiatorio da linciare pubblicamente.

La resistenza dell’informazione indipendente: il baluardo di Bianet

In questo deserto di diritti, la prima linea di difesa è il giornalismo indipendente. Agenzie come Bianet continuano a documentare i raid strada per strada, anche mentre le autorità oscurano siti web e bloccano profili social.

Durante i blitz di metà settembre, Bianet ha pubblicato:

  • verbali dei fermi,

  • testimonianze dirette,

  • dettagli delle violazioni dei diritti civili.

Questo giornalismo basato sui diritti umani sfida quotidianamente le leggi sulla “disinformazione”, usate dal regime come arma di persecuzione giudiziaria.

La risposta internazionale

Appelli urgenti delle ONG

Amnesty International e Human Rights Watch chiedono il rilascio immediato dei 162 indagati e denunciano torture psicologiche e fisiche durante i fermi.

Pressioni da UE e Consiglio d’Europa

Da Bruxelles e Strasburgo arrivano condanne severe. Nonostante la Turchia sia uscita dalla Convenzione di Istanbul, resta vincolata alla CEDU. Si chiedono sanzioni mirate e il congelamento di fondi europei.

Fondi di emergenza globali

Organizzazioni come ILGA World e i network europei di protezione rapida hanno attivato sovvenzioni d’emergenza (Threat & Opportunity Response Fund) per:

  • difesa legale,

  • supporto psicologico,

  • reti di evacuazione,

  • visti umanitari d’urgenza.

    La notte più buia di Ankara non è solo repressione: è un avvertimento. E se il regime vuole il silenzio, allora la risposta è semplice: noi continueremo a parlare. E non potranno fermarci.

— Vanessa Mazza, diritti umani e libertà civili

Fonti e approfondimenti

BBC News, Bianet English, ILGA World, AFP News Agency

martedì 30 giugno 2026

Terrore a Orenburg: la visibilità LGBTQIA+ in Russia diventa reato penale. Pene fino a 7 anni di carcere!

Quando carichi l'immagine su Blogger, imposta come testo alternativo: "Grafica di copertina blog sulla repressione LGBTQIA+ e trans in Russia con persone in cella e simboli queer". Questo aiuterà a indicizzare meglio l'articolo sui motori di ricerca.

Sotto il regime di Putin la dignità umana viene calpestata in nome di una finta moralità di Stato. La prima storica e drammatica sentenza penale contro il movimento queer trasforma i corpi e le identità in bersagli da abbattere. Ma la nostra resistenza globale non si farà silenziare.
Di Vanessa Mazza
Mentre in altre parti d’Europa si combatte per blindare i diritti e avanzare verso la giustizia, dall'altra parte del continente un velo di oscurantismo e persecuzione statale sta soffocando le vite della nostra comunità. Il tribunale russo di Orenburg ha emesso una sentenza che definire vergognosa è un eufemismo: il proprietario e lo staff del Pose, un noto bar locale, sono stati condannati a pesantissime pene detentive in una colonia penale. La loro unica colpa? Aver permesso la visibilità LGBTQIA+, aver creato uno spazio sicuro e aver dato voce all'arte drag.
Questo verdetto non è l'applicazione della giustizia, ma una spietata persecuzione di Stato camuffata da moralità. Il Cremlino ha deciso che esistere, mostrarsi e rivendicare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere equivale all'“estremismo”. Una mossa folle, figlia del bando totale imposto dalla Corte Suprema russa alla fine del 2023 contro il cosiddetto "movimento internazionale LGBT". Oggi quella legge si traduce in manette, celle e vite spezzate.
📊 SCHEDA DI RIEPILOGO: IL VERDETTO DEL TRIBUNALE DI ORENBURG
  • Vyacheslav Khasanov (37 anni) – Proprietario del locale
    • Condanna: 7 anni di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Confisca di 1 milione di rubli (circa 12.800 dollari) e divieto di lavorare nel settore dell'intrattenimento e della ristorazione per 3 anni dopo il rilascio.
  • Diana Kamilyanova (30 anni) – Amministratrice del bar
    • Condanna: 6 anni e 3 mesi di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Divieto di lavorare nel settore dell'intrattenimento e dei locali pubblici per 3 anni dopo il rilascio.
  • Alexander Klimov (23 anni) – Direttore artistico
    • Condanna: 2 anni e 3 mesi di prigione in una colonia penale.
    • Sanzioni accessorie: Divieto di organizzare eventi, spettacoli e performance artistiche per 2 anni dopo il rilascio.
La vita sotto assedio: l'esistenza invisibile della comunità queer
La condanna dello staff del bar Pose è solo la punta dell'iceberg di una persecuzione sistematica che ha trasformato la Russia in un territorio ostile per chiunque non si allinei ai dettami del Cremlino. Da quando la Corte Suprema ha bollato il movimento LGBTQIA+ come "organizzazione estremista", la quotidianità delle persone queer è diventata una logorante lotta psicologica per la sopravvivenza.
La paura ha ridefinito completamente lo spazio pubblico e privato:
  • Il terrore delle spie: Gruppi di attivisti ultra-nazionalisti e omofobi, tollerati e incoraggiati dallo Stato, monitorano costantemente i social network e frequentano i pochissimi spazi di aggregazione rimasti con l'unico scopo di denunciare i singoli cittadini alla polizia.
  • La cancellazione digitale: Profili social chiusi, chat private eliminate e totale censura online. Anche solo scambiarsi messaggi di supporto, frequentare gruppi di mutuo aiuto o possedere una foto con una bandiera arcobaleno sul telefono può essere usato in tribunale come prova di "affiliazione a una setta estremista".
  • L'isolamento sociale: Molte persone hanno interrotto i contatti con gli amici storici o persino con i familiari, nel timore di trascinare i propri cari in indagini di polizia o di subire denunce da parte di parenti radicalizzati dalla propaganda televisiva di regime.
Persone trans: il bersaglio principale della violenza di Stato
Se la situazione è drammatica per l'intera comunità, per le persone trans la Russia è diventata una vera e propria trappola a cielo aperto. La legge draconiana approvata nel 2023 ha azzerato decenni di progressi medici e civili, ponendo le esistenze transessuali totalmente fuori dalla legalità:
  • I documenti come condanna: Il divieto assoluto di cambiare il genere anagrafico sui documenti ha creato un esercito di persone invisibili. Mostrare un passaporto o una carta d'identità che non corrisponde al proprio aspetto durante un banale controllo stradale, per affittare una casa o per cercare lavoro significa esporsi a violenze, derisioni e potenziali arresti.
  • Cancellazione medica e rischi per la salute: Lo Stato ha vietato qualsiasi terapia ormonale sostitutiva e gli interventi chirurgici di affermazione di genere. Chi ha iniziato la transizione anni fa si trova ora privato delle cure ed è costretto a ricorrere a mercati neri illegali e pericolosi per reperire i farmaci, rischiando gravissimi danni alla salute o l'accusa penale di contrabbando.
  • Divorzi forzati e perdita dei figli: La legge invalida automaticamente i matrimoni esistenti se una delle due persone ha effettuato la transizione in passato. Inoltre, vieta tassativamente alle persone trans di adottare minori o di ottenerne l'affidamento, distruggendo interi nuclei familiari e separando i genitori dai propri figli biologici.
Questa non è politica, è una deliberata e scientifica operazione di ingegneria sociale volta a cancellare l'identità e la dignità di migliaia di esseri umani. Chi ha le risorse economiche tenta una fuga disperata verso l'estero; chi resta è condannato a nascondersi, a cancellare il proprio passato e a vivere con la valigia pronta sotto il letto, nell'attesa costante di un passo falso o di una bussata alla porta nel cuore della notte.
Una spinta autoritaria globale: il filo rosso tra Mosca e Ankara
Ciò che sta accadendo a Orenburg non è un caso isolato, ma si inserisce in un inquietante disegno geopolitico che unisce i regimi autoritari d'Europa e del Medio Oriente nell'uso del corpo delle persone LGBTQIA+ come arma di distrazione di massa. Esiste un filo rosso evidente che collega le politiche ultraconservatrici di Vladimir Putin a quelle di Recep Tayyip Erdoğan in Turchia.
Anche ad Ankara e Istanbul, assistiamo da anni a una sistematica criminalizzazione del Pride, all'uso della retorica anti-LGBTQIA+ durante le campagne elettorali per compattare l'elettorato nazionalista e a continui attacchi legali contro le associazioni che difendono i diritti umani. In entrambi i Paesi, la retorica della "difesa dei valori tradizionali della famiglia" viene usata come una clava politica per giustificare la repressione del dissenso e l'abolizione dello Stato di diritto. La strumentalizzazione dell'odio è identica: si crea un nemico interno per distrarre la popolazione dalle crisi economiche e sociali, trasformando la vita quotidiana di migliaia di persone queer e trans in un inferno di fobie e persecuzioni istituzionalizzate.
Europa, non sussurrare: i diritti umani non sono propaganda
Come europei e come attivisti, non possiamo restare a guardare. Come dichiarato fermamente dai European Democrats, i diritti umani non sono una concessione ideologica dell'Occidente: sono universali. Nessun tribunale corrotto e nessuna colonia penale potranno mai imprigionare la dignità intrinseca di un essere umano.
Mentre celebriamo le nostre conquiste locali, non dobbiamo dimenticare chi, a poche ore di volo da noi, rischia la vita e la libertà per il solo fatto di non nascondersi. L'Europa non deve sussurrare di fronte a questa barbarie. Dobbiamo urlare, denunciare e fare da scudo a ogni persona russa costretta al silenzio.
Il disonore sta nelle mani di chi stringe le manette, mai nei corpi di chi ama e resiste.
La nostra solidarietà non ha confini. Noi stiamo con lo staff del bar Pose. ✊🏾🏳️‍🌈🏳️‍⚧️
— vanessa mazza TLGBQI+

mercoledì 24 aprile 2019

Ankara: revocato il divieto per gli eventi lgbt.


Nessun divieto per le manifestazioni pro-lgbt nella capitale turca, Ankara.

Il tribunale locale ha accolto l’appello del gruppo lgbti+ turco “Kaos GL” contro il ban posto dal Governo di Ankara del novembre 2017, che aveva disposto il diniego di ogni attività propagandistica lgbt nel territorio della capitale per questioni di “moralità pubblica” e “sensibilità sociale“. A seguito del primo appello, andato a vuoto, dello scorso novembre, l’Associazione ha chiesto di essere riaccolta in udienza per addurre nuove argomentazioni, che sono state accettate.

Il tribunale, nello specifico, ha dichiarato che “deve essere assicurato un livello maggiore di sicurezza” anziché porre il ban su libere manifestazioni, che non possono essere vietate “neanche in stato di emergenza“: “Invece di negare i diritti e le libertà fondamentali per proteggere la pace sociale, hanno affermato che il gruppo vulnerabile a qualsiasi attacco dovrebbe essere protetto. Si può dire che la Corte abbia stabilito che lo Stato deve proteggere i diritti e le libertà fondamentali di LGBTI +” ha commentato l’avvocato di Kaos GL Hayriye Kara in una dichiarazione.

Grande soddisfazione da parte di Amnesty International, che ha così accolto la notizia da Ankara attraverso il suo portavoce Fotis Filippou, direttore delle campagne per l’Europa ad Amnesty International: “Questa è una giornata importante per le persone LGBTI in Turchia e un’enorme vittoria per gli attivisti per i diritti LGBTI. L’amore ha vinto ancora una volta.” e apre le porte ad un nuovo, storico Pride che, dopo i ban governativi di Istanbul degli ultimi due anni, potrebbe tornare a svolgersi nella capitale turca: “Le persone LGBTI e i loro alleati sono stati scandalosamente e illegittimamente banditi dal tenere eventi LGBTI da novembre 2017. Con la stagione dell’orgoglio che si avvicina il mese prossimo, celebriamo questa significativa sentenza della corte”.

Istanbul Pride 2018
Per quattro anni le autorità cittadine, fortemente influenzate da Erdogan, hanno vietato espressamente che nella città del Bosforo si tenesse il consueto + , per non meglio precisate “ragioni di sicurezza“. Una marcia storica per il mondo musulmano, che per dieci anni è stata un punto di riferimento importantissimo per la comunità lgbt turca (registrando una partecipazione altissima che in alcune edizioni ha sfiorato le 100.000 persone) e nel 2012 ha visto, tra i partecipanti, anche i manifestanti di Gezi Park. Circostanze che hanno preoccupato il regime repressivo di Erdogan: mentre nel 2015 la polizia ha utilizzatocannoni ad acqua per disperdere i manifestanti, dal 2016 il Pride ha subito l’interdizione governativa.

Nonostante questo, il primo luglio dello scorso anno un migliaio di manifestanti hanno occupato alcune vie del centro sfidando la polizia in assetto anti sommossa. Gli arrestati, circa trenta, sono stati rilasciati dopo poche ore

Sarà giunto finalmente il momento per gli amici turchi di tornare a sfilare con le loro bandiere arcobaleno? Ce lo auspichiamo per loro.

fonte: PinkNews, Kaos GL

https://www.gaystarnews.com/article/turkish-court-lifts-ban-on-pride-events-in-ankara/#gs.7i06re

sabato 30 giugno 2018

Marcha de orgulho LGBT de Istambul ocorrerá apesar de proibição do governo, diz organização

Il coraggio della comunità LGBTIdi Istanbul, che ogni anno sfida i divieti da un governo sempre più conservatore e autoritario e manifesta per il Pride, testimonia che la lotta per i diritti civili non può essere arrestata. Siamo solidali con le sorelle ed i fratelli turchi. LoveWins Pride2018 La Turchia è stata per decenni depositaria di una cultura istituzionale laica e a suo modo progressista. "È stata, ad esempio, tra i primi paesi musulmani a consentire lo svolgimento di un gay pride" ricorda Jenny Van Der Linden, coordinatrice per la Turchia di Amnesty international a Bruxelles. "Ma ora la manifestazione è bandita, e il presidente Erdogan si è spinto al punto di dichiarare ai media che l'omosessualità è incompatibile con i valori del Corano".


ISTAMBUL (Reuters) - A marcha de orgulho lésbico, gay, bissexual e transgênero (LGBT) de Istambul ocorrerá no domingo, mesmo que o governo da cidade turca a tenha proibido, citando preocupações com segurança, disseram os organizadores do evento nesta sexta-feira.

Em comunicado publicado na página da Semana LGBTI+ de Istambul no Facebook, os organizadores disseram que a decisão de proibir a marcha era discriminatória e ilegítima.

"Essa marcha é organizada para combater a violência e discriminação alimentada por essa decisão da governança", disseram os organizadores.

"Nós gostaríamos de informar à imprensa e ao público que nós seguiremos adiante com a nossa orgulhosa marcha com a mesma ambição que tínhamos antes."

Paradas de orgulho gay foram proibidas em Istambul pelos últimos três anos. Embora a homossexualidade não seja crime na Turquia, diferentemente de outros países de maioria muçulmana, há ampla hostilidade a homossexuais na sociedade turca.

Na quinta-feira, autoridades na capital turca Ancara proibiram a exibição do filme Pride, uma comédia dramática de 2014 de temática LGBT, citando riscos à segurança pública.

Liberdades civis na Turquia se tornaram uma preocupação particular para o Ocidente após uma onda de repressão depois de uma tentativa de golpe militar em julho de 2016.

A Turquia prendeu 160 mil pessoas e demitiu quase o mesmo número de funcionários públicos desde a tentativa de golpe, disse a Organização das Nações Unidas em março. Destes, mais de 50 mil foram formalmente processados e estão sendo mantidos presos durante julgamento.

(Por Ezgi Erkoyun e Yesim Dikmen)

sabato 20 agosto 2016

Triste notizia che ci giungono dalla Turchia. Il corpo di Hande Kader , transgender attivista LGBTQ è stata mutilata e bruciata viva.


Il mio nome Hande Kader. Sono una donna transgender, ho avuto la sfortuna di vivere in un mondo così ingiusto e di combattere in un paese che vuole opprimere il mio corpo, di politicizzare la mia esistenza e portare via la mia voce.

Ma non ho permesso a nessuna di loro di fare mi tacque. Qui, in questa foto, cammino saldamente sulla parata gay a Istanbul. Tengo la testa alta, anche se i miei occhi sono pieni di lacrime. La mia stessa esistenza è una forma di resistenza alla repressione sociale e politica che mi circonda.


Sono costretta ha lavorare nell'industria del sesso, come la maggior parte di molte donne trans nel mondo. Anche se la società ha cercato di governare con disprezzo la mia vita, sono qui per mettere in discussione la discriminazione sessuale contro di me, chiedo sollo rispetto per il mio corpo.

Sono una vittima della mascolinità sopravvalutata sviluppata in questa società, come una malattia orribile, fino a diventare cancrena. Sono una vittima dei vostri valori morali che servono sollo agli interessi politici di autorità patriarcale, che ha sollevato questo "odio" che mi ha bruciata viva.

Il mio omicidio non è semplice omicidio, è un crimine politico. La misoginia e la transfobia sono i mostri che mi hanno ucciso a sangue freddo.

So che i morti non parlano, ma il mio silenzio è il grido di tante altre donne là fuori che stanno scrivendo queste parole, perché poteva essere loro nella mia stessa posizione. Scendete per le strade con il mio nome sulle labbra e avete il coraggio di lottare per i vostri diritti, con il vostro corpo lo scudo per le battaglie per libertà, di essere se stessi, per democrazia, per rispetto!

So che i morti non parlano, ma io sono te e tu sei me! E quando sentirai il mio silenzio, fai con che la nostra voce diventi più forte!
di Esra Dogan



IN MEMORIA DI "Hande Kader", UNA GIOVANI DONNA TRANSGENDER, Ormai simbolo della rivolta contro la repressione ‪#‎LGBTI‬ turco. Attivista per l'uguaglianza, per i diritti civile. E 'stata barbaramente uccisa in un‪#‎criminidodio‬, stuprata, mutilata e bruciata viva. Aveva 22 anni.


venerdì 4 settembre 2015

L'umanità raggiungendo l'apice della crudeltà ... che tristezza ..



Bimbo migrante siriano di nome Aylan Kurdi , spiaggia di Bodrum, Turchia 02.09.2015




"(...) Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili...


Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse. (...)"
Trilussa, da "La ninna-nanna de la guerra" (1914), in:
Tutte le Poesie, Meridiani Mondadori, 2004, p. 69.


La famiglia siriana del bambino trovato morto su una spiaggia in Turchia, in seguito al naufragio della barca su cui stava viaggiando, aveva lasciato la Siria con la speranza di ricongiungersi con alcuni parenti che da tempo vivono in Canada, iniziando un viaggio che lo avrebbe portato in Grecia. Il bambino aveva tre anni e si chiamava Aylan Kurdi: la fotografia del suo corpo sulla battigia è stata mostrata dai media di mezzo mondo e nella sua crudezza è considerata da molti emblematica per descrivere la crisi dei migranti di queste settimane. Sulla barca naufragata c’erano anche la madre e un fratello di Aylan Kurdi, entrambi morti, e suo padre che invece è sopravvissuto e che ha telefonato ai parenti in Canada per avvisarli dell’incidente in mare. Si chiama Abdullah Kurdi e ha spiegato di voler tornare il prima possibile a Kobane, città di confine tra Siria e Turchia, per organizzare il funerale dei suoi familiari.


martedì 6 gennaio 2015

Donna transgender turca si suicida e posta video d'addio poche ore prima su facebook.



Eylül Cansin, 24 anni, un'altra tragica perdita per la comunità transgender. Il 5 gennaio 2015, poco dopo aver postato su Facebook il suo addio. nelle prime ore del mattino del 4 gennaio 2015 03:30 si e suicidata, saltando da un ponte a Istanbul .


"Sono nata nel 1992. Ora ho 24 anni e sto finendo i miei 24 anni. Baci a tutti. Non posso più. Non psso perché la gente non mi permetti. Non riesco trovare lavoro, volevo fare tante cose, non ho potuto ... mi spiego?Hanno impedito me molte volte; mi hanno fatto soffrire molto. Lascio tutti solo con Dio e ora sto andando al ponte sul Bosforo. Baci a tutti, Dio vi benedica. "

Cansin a chiesto che la madre curasi suo piccolo cane al suo posto, con enorme disperazione nelle sue parole: "Ogni volta che lo guardi, ricorda di me e non darlo a chiunque altro. Quando lo vedi, dire 'questo è mio figlio'. Non ti arrabbiare per questo. "

Cansin ha condiviso questo video su Facebook poche ore prima del suo suicidio:
"Io non posso più fare, ho imparato. Sto facendo quello che tutti volevano.


Riposa in pace Eylül Cansin.

lunedì 10 ottobre 2011

Turchia: una giovane transessuale è stata assassinata da suo fratello in un nuovo crimine " d'onore"


Come riportato dal Hurriyet Daily News , un nuovo reato "d'onore" in Turchia è stato commesso contro una persona LGBT. In questo caso, la vittima è stata Ramazan Çetin,
è stata assassinata una giovane transessuale di 24 anni dal fratello, di 27. " Ho purificato il mio onore.
ha detto l'assassino dopo aver posto fine alla vita di sua sorella.


L'omicidio ha avuto luogo venerdì, nella provincia turca di Gaziantep. La ragazza era stata ricoverata in ospedale a causa di fratture subite giorni prima da una caduta da un luogo elevato. Suo fratello, Fevzi Çetin, è apparso lì e ha sparato tre colpi a distanza ravvicinata, uno alla testa. poi si è consegnato alla polizia. "Mio fratello era caduto. L'ho ucciso " , ha continuato a dire. "Ho purificato il mio onore", ha aggiunto.

Ramazan Çetin, era a conoscenza dell'ostilità della sua famiglia, cosi si era allontanata di casa per due anni. Purtroppo non è stata in grado di evitare di essere alla fine uccisa. Riposa in pace.

Turchia: una realtà difficile per le persone LGBT

La Turchia offre molta più libertà all'interno dei paesi alla comunità LGBT di altri paese musulmani, ma questo gruppo soffre ancora di gravi problemi di discriminazione e violenza. Le relazioni omosessuali non sono reato, ma ci sono leggi contro "pubblico scandalo" e pendono come una spada di Damocle sul gay e lesbiche, mentre l'omosessualità è considerata una malattia da parte dell'esercito.

Ma la realtà sociale è, purtroppo, peggio di quella giuridica. Secondo Amnesty International, diversi mesi fa ha pubblicato un rapporto sulla situazione delle persone LGBT in Turchia, 16 di loro sono stati uccisi nel 2010 per il loro orientamento sessuale o identità di genere. Si sospetta che questa figura è in realtà superiore. Delitti d'onore, per la quale vengono uccise le persone LGBT dalla propria famiglia, come è successo a Ramazan Çetin, restano una realtà. Un esempio familiare ai lettori di dosmanzanas fu l'omicidio del giovane Ahmet Yildiz, nel 2008.

La situazione è peggiore per le donne transessuali, mentre si può entrare nel processo di riassegnazione sessuale e cambiare il loro stato di registrazione, sono spesso rinnegate dalle loro famiglie e costrette a prostituirsi. Ogni giorno vengono arrestati con l'accusa di condotta disordinata e portati alla stazione di polizia dove sono spesso vittime della violenza della polizia, come Amnesty International ha anche denunciato. Diciotto mesi fa, la violenza a un gruppo di attivisti transgender del gruppo Pembe Hayat.

giovedì 28 aprile 2011

Turchia, due trans in corsa per una poltrona in Parlamento

BURSA (TURCHIA) – Aveva sospirato: “Se mi candidano è un miracolo, se mi eleggono potrebbe esserci una rivoluzione”. Lei è Oyku Ozen, trans candidata dall’opposizione del Partito repubblicano del popolo, CHP, delle elezioni del 12 giugno.

Özen, capo dell’associazione per i diritti umani di Bursa che ha promesso di combattere per l’emancipazione di gay e lesbiche nel paese, è in lizza per un posto in parlamento per la sezione della provincia nord-occidentale dal Partito.

La sua più grande soddisfazione sarebbe ricevere il consenso della comunità omosessuale turca, così restia a esporsi se non nelle città più grandi come Istanbul.

“I voti delle persone gay sono abbastanza per me. Ci sono 10 milioni di persone gay in Turchia, la maggior parte di loro vive nascondendo la sessualità. Dovremmo anche essere rappresentati in Parlamento”, ha detto Özen.

“Gli omosessuali non sono diversi dagli altri e per dimostrare che, ho deciso di diventare un candidato candidato di portare i problemi delle persone gay in Parlamento”, ha detto Özen. “Se sono stato scelto come deputato, è perché il mio partito vuole rompere i pregiudizi verso le persone gay. La gente sa circa le persone gay solo in luoghi di intrattenimento”, ha detto.

Il 18 aprile scorso però la neo candidata ha minacciato di uccidersi, secondo quanto racconta Hurriyet. Il problema sarebbe legato al marito, scrive il quotidiano, e non allo stress per la sua candidatura.

Alle elezioni del 12 giugno però Ozen non è l’unica trans candidata, quella che ha fatto più scalpore in realtà è Almina Can, una musicista, che aspira a diventare deputata ma del partito musulmano conservatore Akp.


Almina Can

“I compagni di partito mi trattano con rispetto. Finalmente nel mio paese sembra essere giunta la democrazia! Finora le porte della politica mi sono state chiuse per la mia sessualità. Adesso, se verrò eletta non mi interesserò solo ai problemi dei transessuali ma affronterò problemi comuni, come la lotta agli sprechi”, ha raccontato.

C’è anche Belgin Celik, che concorre concorre per un seggio da consigliere comunale a Istanbul, nel distretto che comprende il quartiere centrale di Cihangir e Istiklal Caddesi.

28 aprile 2011 | 09:48

Fonte:http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/turchia-trans-candidata-oyku-ozen-837110/