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venerdì 29 ottobre 2021

In Italia il Ddl Contro l’omotransfobia viene bloccato, negli Usa arriva il passaporto senza genere


di VIOLA RIGOLI

In Italia si esulta in Aula perché la legge contro l’omotransfobia non passa, negli Stati Uniti viene rilasciato il primo passaporto in cui il genere sessuale viene indicato con la “X”.

La decisione presa dall’amministrazione Biden, segna una svolta storica nel riconoscimento dei diritti delle persone che non vogliono essere identificate con la classificazione binaria “uomo” e “donna”.

Passaporto senza genere

E così, dal prossimo anno, con l’aggiornamento di tutti i moduli federali, sarà più facile inserire nella propria richiesta la nuova opzione. Gli Stati Uniti, dopo gli anni trumpiani, tornano a promuovere l’inclusività la libertà, la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone. Comprese le persone LgbtqI+.

Intersessualità riconosciuta dagli Usa


La prima persona a ottenere il passaporto, anche se per motivi di privacy non è stato confermato dal Dipartimento di Stato, sarà il veterano della Marina, intersessuale del Colorado, Dana Zzyym, militare americano che da anni combatte una battaglia legale per veder riconosciuta la propria intersessualità, dopo che le fu negato il passaporto per uscire dal Paese per non aver sbarrato sulla domanda né la casella “maschio” né quella “femmina”. Nessun tribunale, anche dopo numerosi interventi chirurgici anche durante l’amministrazione Obama, ha mai voluto riconoscere il suo genere “X”.

Passaporto senza genere: grazie Biden

Ma i tempi, fortunatamente, cambiano. Almeno in America. E con l’arrivo alla Casa Bianca di “Sleepy” Joe, i diritti civili tornano in primo piano. Biden nomina la transgender Rachel Levine viceministro della Sanità, e poi ammiraglio medico e impone il divieto di discriminare a scuola in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Il militare Dana Zzyym ora può partire

Il riconoscimento del passaporto X renderà più facile la vita di almeno 1,2 milioni di adulti americani non binari, 2 milioni di transgender e 5,5 milioni di persone che si considerano “intersessuali”. Almeno in partenza, perché all’arrivo in Paesi dove tutto questo non è neanche immaginabile, cosa succederà al momento ancora non è chiaro.



Intanto, però, Dana Zzyym ora potrà viaggiare fuori dal Paese, la sua battaglia è stata vinta e la sua intersessualità è stata ufficialmente riconosciuta. Del resto, come ha commentato: «Solo i criminali e i prigionieri non hanno il permesso di uscire dal Paese». Gli Stati Uniti si aggiungono ad Australia, Nuova Zelanda, Nepal e Canada.


martedì 5 luglio 2016

"Era mio padre" Stravolge il borghese quieto vivere, l'opera prima di Claudia Saba.

Era mio padre, edito dalla DiamonD EditricE, è il primo libro di Claudia Saba. È un racconto struggente di un’infanzia violata col quale l’Autrice, che si occupa di counseling, intende incoraggiare altre donne a non restare in silenzio di fronte alla violenza… una donna può diventare la voce di tante donne.


La prefazione di Elisa Morano, Dottoressa in Scienze Psicologiche ed Examiner Forensics, analizza alcuni passaggi dell’opera, esaminando il tema della violenza sulle donne e le conseguenze dell’abuso sessuale su minori.
Il libro si chiude con la postfazione e l’intervista all’autrice di Simone Pozzati, curatore del volume, che ha ricevuto il sostegno del Centro Donna Lilith, l'Associazione Indipendente Donne Europee A.I.D.E. e Seicomesei ONLUS.


La storia di Claudia è quella di una donna mai stata bambina, mentre quella di Sara è la storia di un abuso negato tra le pieghe dei silenzi della stessa donna. Oggi Claudia è la bambina che Sara sarebbe voluta essere, e viceversa. Tutto ciò che non viene compreso, viene agito. Questo, ciò che spesso, è chiamato destino.


SINOSSI
Sara è riuscita a crearsi una vita quasi perfetta: ha sposato l’uomo che ama e con lui ha costruito una famiglia. Sembra tutto compiuto, come un cerchio che si chiude, fino a quando le pareti sulle quali aveva costruito la sua favola iniziano a scricchiolare. Il marito bellissimo si rivela essere in realtà un uomo irascibile e violento.
L’elenco di giustificazioni che Sara dà a sé stessa è quello tipico di una donna che subisce violenza tra le mura domestiche dal proprio partner, e innamorata rifiuta di ammettere quanto sta accadendo reinterpretando la realtà al fine di alleviare il dolore.
Quando all'ennesimo episodio di violenza Sara inizia a chiedersi perché accetta tutto questo, troverà il coraggio di chiedere aiuto e inizia un percorso di psicoanalisi. Sarà questo il momento in cui le porte che l’inconscio aveva serrato a sua difesa, come una fortezza contro i nemici, si spalancheranno tutte insieme, violentemente, lasciando liberi quei fantasmi fino ad allora messi a tacere.
Ricordi di un passato doloroso emergeranno in tutta la loro drammaticità, costringendo Sara a fare i conti con un passato che ritorna per restituirle i cocci di un’infanzia violata. Sara si scopre donna tradita e bambina mancata, “abbandonata alla mercé di un padre disturbato. Orfana di una mamma ancora viva”.

Titolo: Era mio padre
Autore: Claudia Saba
Curatore editoriale: Simone Pozzati
Collana: People
Editore: DiamonD EditricE
Anno di pubblicazione: Giugno 2016
ISBN: 9788896650288
I Edizione
Pagine: 112
Prezzo: € 10,00
Copertina ed illustrazioni interne di Simone Di Matteo

martedì 6 gennaio 2015

Donna transgender turca si suicida e posta video d'addio poche ore prima su facebook.



Eylül Cansin, 24 anni, un'altra tragica perdita per la comunità transgender. Il 5 gennaio 2015, poco dopo aver postato su Facebook il suo addio. nelle prime ore del mattino del 4 gennaio 2015 03:30 si e suicidata, saltando da un ponte a Istanbul .


"Sono nata nel 1992. Ora ho 24 anni e sto finendo i miei 24 anni. Baci a tutti. Non posso più. Non psso perché la gente non mi permetti. Non riesco trovare lavoro, volevo fare tante cose, non ho potuto ... mi spiego?Hanno impedito me molte volte; mi hanno fatto soffrire molto. Lascio tutti solo con Dio e ora sto andando al ponte sul Bosforo. Baci a tutti, Dio vi benedica. "

Cansin a chiesto che la madre curasi suo piccolo cane al suo posto, con enorme disperazione nelle sue parole: "Ogni volta che lo guardi, ricorda di me e non darlo a chiunque altro. Quando lo vedi, dire 'questo è mio figlio'. Non ti arrabbiare per questo. "

Cansin ha condiviso questo video su Facebook poche ore prima del suo suicidio:
"Io non posso più fare, ho imparato. Sto facendo quello che tutti volevano.


Riposa in pace Eylül Cansin.

mercoledì 10 settembre 2014

Patrizia Mirigliani vuole aprire Miss Italia alle trans: una vittoria di uguaglianza e civiltà.


Patrizia Mirigliani vuole aprire Miss Italia alle trans: una vittoria di uguaglianza e civiltà.

Presto anche le trans potranno partecipare a Miss Italia. Questa è il senso della dichiarazione inattesa di Patrizia Mirigliani, patron della tradizionale kermesse della bellezza femminile made in Italy, che si dice pronta a cogliere i cambiamenti della società e 

cambiare il regolamento di Miss Italia che, a tutt’oggi, prevede che la miss sia donna dalla nascita.

Si tratta di una significativa vittoria sociale e culturale del movimento transessuale italiano, come giustamente sottolinea la Responsabile del Consultorio Transgenere della Regione Toscana, Regina Satariano, figura storica del mondo trans e ideatrice ed organizzatrice di Miss Trans Italia, kermesse alternativa nata nel 1992 in seguito all’esclusione dal concorso di una ragazza transessuale che voleva indossare l’ambita fascia di Miss Italia.

Evidentemente, se anche Patrizia Mirigliani si dichiara disposta a cambiare lo statuto del noto concorso di bellezza, vuol proprio dire che l’immaginario collettivo è profondamente mutato e anche il legislatore dovrà presto aggiornare le leggi del belpaese e risolvere le drammatiche criticità di un diritto ancora poco sensibile alle rivendicazioni di parità e uguaglianza della comunità transessuale italiana.

Intanto, mentre auspichiamo l’annunciato cambio di regolamento per il concorso del 2015, anche quest’anno sarà designata la regina italiana della bellezza trans. Così, il prossimo sabato 13 settembre, Napoli ospiterà la 22° edizione di Miss Trans Italia e la 6°edizione di Miss Trans Sudamerica. Per la prima volta la finale del concorso si è spostata dalla sede tradizionale di Torre del Lago, inaugurando un nuovo corso della manifestazione che da quest’anno diventa itinerante per dare maggiore visibilità e attenzione alle istanze di una realtà, quella delle persone transessuali, fatta non solo di lustrini e sfilate ma anche di urgenze normative e necessità concrete.




Infatti, proprio in quest’ottica, sul palco di Miss Trans Italia, palco che sarà montato sabato13 settembre nella centralissima via Diaz, l’organizzatrice Regina Satariano ha organizzato anche un dibattito pubblico, dalle 11 alle 13, sulla questione trans, dibattito a cui parteciperà il Prof. Paolo Valerio (Presidente dell’ONIG), Andrea Morniroli (Presidente della Cooperativa DEDALUS), Ottavia Voza (Presidente diArcigay Salerno), Daniela Falanga (Responsabile Arcigay Napoli per i diritti delle persone transessuali), Loredana Rossi (Presidente ATN) e un delegato dell’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli.
L’attesissimo concorso di bellezza, realizzato grazie al patrocinio del Comune di Napoli e alla collaborazione di ATN e Arcigay Napoli avrà, invece, luogo la sera di sabato 13 settembre, sempre a via Diaz, e sarà presentato da Stefania Zambrano, Elkim, Ciro Cooper e Giò.

Regina Satariano


sabato 18 gennaio 2014

Genova, la morte di Aurora e quel rinvio dell'operazione per diventare donna

Di Marco Pasqua.


«Addio Marzia. Ti voglio bene». Aurora non ha detto altro alla sua amica, prima di appoggiare il telefonino nella sua stanza e lanciarsi nel vuoto, dalla finestra. Genova, un quartiere – quello di Borgoratti – scosso per la morte di una giovane di 22 anni. Morta suicida, dopo aver parlato mezz'ora al telefono con la sua migliore amica di sempre, Marzia. Che oggi si dispera e si interroga. Tante ipotesi, sulla natura di questo gesto estremo. All'inizio dell'anno Aurora aveva festeggiato il primo anniversario con il suo fidanzato. Subito dopo avevano litigato. «Ma capitava spesso, Aurora era impulsiva, ma era certa che la cosa si sarebbe risolta», racconta l'amica.

Il segreto Anche quel segreto che Aurora custodiva dentro di sé – e che aveva condiviso solo con gli amici più stretti e i parenti, che si battevano per proteggerla - non avrebbe giocato alcun ruolo in quella decisione. Un segreto scritto nei documenti, che raccontavano un'altra Aurora. Un'identità anagrafica che non sentiva essere più sua: per lo Stato era Luca, ma lei sapeva e sentiva di essere Aurora. «Aspettava ancora di essere sottoposta all'intervento chirurgico per la riassegnazione del genere", spiega una sua amica, con la quale aveva condiviso ansie e preoccupazioni per quel cammino. Quel nome, Luca, rappresentava il passato, forse non da rinnegare, ma comunque da «sovrascrivere». «Aurora era donna, si sentiva donna in tutto e per tutto», dicono all'unisono gli amici. A dicembre aveva dovuto fronteggiare una brutta notizia: i sanitari dell'ospedale con i quali aveva preso appuntamento per quell'intervento che era tutto per lei, una meta che era anche un punto di partenza per una nuova vita, le avevano comunicato che sarebbe stato rinviato di cinque mesi, da aprile a settembre. Ma lei era pronta ad aspettare pazientemente. Lei che all'età di 16 anni aveva iniziato il lento e difficile percorso per diventare ciò che sentiva di essere. «Non aveva alcun problema di accettazione – racconta Marzia, l'ultima a sentirla – era accettata da Genova e persino dalla gente del suo paesino di origine, tutta rispettosa verso la sua scelta». Era innamoratissima, faceva progetti dopo un anno di fidanzamento, i viaggi insieme al compagno, documentati con le foto sul suo profilo Facebook. Sorridevano e si baciavano, si tenevano per mano e, qualche volta, avevano anche parlato di lasciare l'Italia. Sul suo profilo Twitter, Aurora aveva scritto una frase, che le aveva detto un amico: «Non te la prendere, sono fatti così. Devi solo credere che un giorno te ne andrai di qui» Forse uno sfogo. Erano Marzia e il fidanzato a rincuorarla, nei momenti più bui. Stava cercando un lavoro, ma non era facile, con quei documenti che raccontavano di un'altra persona. E così, gli amici, oggi, cercano delle risposte che sono destinati a non trovare.

L'ultima telefonata «Era serena, scherzavamo del più e del meno – ricorda ancora Marzia – e quando mi ha detto 'addio' pensavo stesse scherzando. Insomma, nella chiacchierata non era emerso alcun elemento che potesse far pensare ad un gesto così estremo». Genova, la città “della graziosa” di via del Campo cantata da De André, l'ha salutata, sabato scorso, in un funerale nel corso del quale il papà ha definito Aurora tutto e il contrario di tutto: “era una ragazza fragile e forte allo stesso tempo”. Ma non è mancata la rabbia. Riversata su una pagina Facebook, a firma di un'altra amica di Aurora, Mariagrazia. Una rabbia che è anche un atto d'accusa verso la famiglia: «Quanta ipocrisia! E' semplice, dopo, scrivere lettere, farsi vedere disperati, venire al funerale, parlare, parlare...Pochi sanno la verità sulla solitudine, disperazione, sul valore e bellezza di Aurora. Lei ha sempre cercato di farsi amare, accettare, di trovare la sua dimensione vivibile. So, invece, che questo non è stato, soprattutto nell'ambito familiare. Il mondo fuori non ti schiaccia così se hai amore di fondo, un nido che ti protegge,sostegno affettivo. Ho pena per chi non ha fatto, per chi non ha goduto della ricchezza interiore di Aurora. A me è quello che rimane, l'ho amata come una figlia e lei mi ha dato tanta tenerezza, amore, risate, se stessa. Grazie Aurora mia».


Sabato 18 Gennaio 2014
Di Marco Pasqua.

venerdì 1 febbraio 2013

One Billion Rising. Il 14 febbraio 2013 in tantissime piazze del mondo le donnne scenderanno in piazza e balleranno contro la violenza su le donne.



Giovedì, 14. Febbraio 2013, 08:00 - 23:00
Luogo Mondo


One Billion rising, la campagna lanciata da Eve Ensler nel 15° anniversario del V-Day, è l’invito ad un’azione globale e nasce dalla volontà di fermare in ogni modo e con ogni mezzo non violento, il perpetrarsi della strage in atto sulla nostra terra. Su una popolazione mondiale di circa 7 miliardi di persone, la violenza riguarda il destino di più di un miliardo di donne e ragazze nel mondo, una su tre. One billion rising non appartiene ad alcuna organizzazione politica o partitica, ed è un evento autogestito. L’invito di Eve Ensler, ideatrice della campagna, è di creare attraverso il ballo una forma di protesta celebrativa e non violenta, con la volontà di trasformare il 14 febbraio 2013 in una giornata di riscatto universale contro le ingiustizie che le donne sopportano.




Una giornata di riscatto universale contro le ingiustizie e le violenze che le donne sono costrette a subire sarà dedicata il 14 febbraio 2013. Ancora oggi, le Nazioni unite affermano, che, nel mondo, una donna su tre sarà picchiata o violentata nel corso della sua vita. Un’atrocità che riguarda più di un miliardo di persone. A questo orrore Eve Ensler, fondatrice del V-day ed autrice del leggendario testo “I monologhi della vagina” ha deciso di rispondere con una visione meravigliosa, un evento di portata mondiale che mira a coinvolgere milioni di persone, perché, se “un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione”. E’ nata la Campagna One billion rising che avrà il suo culmine il 14 febbraio, 15° anniversario del V-day, il movimento globale nato per contrastare la violenza. In quella data tutti sono invitati ad un atto simbolico di libertà, a unirsi a questa ‘sollevazione’: lasciare qualsiasi cpse stiano facendo, gli uffici, le abitudini quotidiane e danzare per le strade.



La canzone ufficiale dell’evento sarà Break the chain (Spezzare le catene). Lo short movie della campagna incarna perfettamente l’idea di fondo che vuole ‘esplodere’, rendere possibile il cambiamento. Nel video di appena tre minuti donne di tutte le parti del mondo vengono sottoposte a soprusi: dalle mutilazioni genitali allo sfruttamento lavorativo, dalla violenza sessuale alle molestie, ma una vibrazione profonda scuote la terra, sempre più forte. Un ritmo che sale, sempre più trascinante, fino a divenire un ballo liberatorio e gioioso. Una presa di coscienza della donna, della sua forza di riscatto e di autoderminazione, rappresentata dal gesto, fortissimo, del braccio alzato. Una donna che non è più solo ‘vittima’ da salvare ma protagonista del proprio rinascere.

A One billion rising hanno aderito attivisti, artisti, ministri, leader di movimenti sociali, membri del parlamento e migliaia di associazioni ed organizzazioni di 189 paesi del mondo, da Amnesty International a Se Non Ora Quando? con il supporto di testimoni come Robert Redford, Yoko Ono, Naomi Klein, Jane Fonda, Laura Pausini, Vandana Shiva, il Dalai Lama, Anne Hathaway, Berenice King, la figlia Martin Luther King. La campagna non appartiene ad alcuna organizzazione politica o partitica. In Italia è curata dal comitato Vday Modena. In moltissime città si stanno organizzando dei flash mob per il 14 febbraio. L’elenco completo delle iniziative è disponibile a questo link, mentre per le adesioni si può consultare la pagina Facebook del coordinamento italiano. Sul sito http://www.onebillionrising.org/ è possibile trovare video, notizie costantemente aggiornate, foto, informazioni su come unirsi alla campagna e molto altro.

SONO STANCA
Eve Ensler
Sono stanca della cultura dello stupro, della mentalità dello stupro, delle pagine di Facebook pro stupro.
Sono stanca delle milioni di persone che firmano quelle pagine con i loro veri nomi senza vergognarsi.
Sono stanca delle persone che domandano il loro diritto allo stupro su quelle pagine, appellandosi alla libertà di parola o giustificandisi con la frase “E' solo un gioco”.
Sono stanca di persone che non capiscono che lo stupro non è un gioco, e sono stanca di sentirmi dire che non ho senso dell'umorismo, che la maggiorparte delle donne non ha senso dell'umorismo quando invece la maggiorparte delle donne che consoco (e ne conosco parecchie) sono dannatamente divertenti. Noi semplicemente non pensiamo che un pene non richiesto infilato dentro al nostro ano o alla nostra vagina faccia piegare dalle risate.
Sono stanca del lungo tempo che serve per avere una risposta contro lo stupro.
Sono stanca del fatto che ci vogliano settimane perchè Facebook cancelli le pagine pro stupro.
Sono stanca che centinaia di migliaia di donne in Congo stiano ancora aspettando che gli stupri finiscano e che chi le ha rapite venga ritenuto responsabile.
Sono stanca che migliaia di donne in Bosnia, Burma, Pakistan, Sud Africa, Guatemala, Sierra Leone, Haiti, Afghanistan, Libia, ma potremmo dire un luogo qualsiasi, stiano ancora aspettando di avere giustizia.
Sono stanca che gli stupri avvengano in pieno giorno.
Sono stanca che in Ecuador 207 cliniche siano supportate dal governo perchè catturino, violentino e torturino donne lesbiche per farle divetare etero.
Sono stanca che una donna su tre dell'esercito americano venga stuprata dai suoi cosiddetti “compagni”
Sono stanca delle forze che negano ad una donna che è stata stuprata il diritto all'aborto.
Sono stanca del fatto che dopo che quattro donne hanno dichiarato di essere state palpeggiate, strattonate e umiliate da Herman Cain, lui stia ancora concorrendo alla carica di Presidente degli Stati Uniti. E sono stanca che vedere che quando la giornalista della CNBC Maria Bartimoro gli ha chiesto una spiegazione sia stata fischiata. Non Herman Cain, è stata fischiata lei.
Questo mi ricorda che sono stanca degli studenti che hanno protestato contro il sistema giudiziario invece che contro il presunto rapitore pedofilo di 8 bambini, o del suo capo Joe Paterno, che non ha fatto nulla per proteggere quei bambini dopo aver saputo cos'era successo loro.
Sono stanca che le vittime dello stupro siano ri- stuprate ogni volta che lo rendono pubblico.
Sono stanca che le donne affamate somale siano stuprate nei campi profughi in Kenya, e sono stanca di sapere che le donne che hanno subito stupro presenti all'Occupy Wall Street siano state messe a tacere riguardo a questo perché loro stavano partecipando ad un movimento che si batte per la fine della rovina e dello stupro dell'economia e della terra... Come se lo stupro del loro corpo fosse qualcosa di separato. Sono stanca di donne che ancora tacciono riguardo allo stupro perché sono state portate a credere che sia colpa loro o che loro debbano aver fatto qualcosa perchè accadesse.
Sono stanca che la violenza sulle donne non sia al primo posto nelle priorità internazionali quando una donna su tre sarà stuprata o picchiata durante la sua vita, come se la distruzione e la mutilazione e la sottovalutazione delle donne non fosse la distruzione della vita stessa.
Niente donne niente futuro, amico.
Sono stanca di questa cultura dello stupro in cui i privilegiati con poteri politici ed economici possono prendere quello che vogliono, quando lo vogliono, nella quantità che vogliono, ogni volta che lo vogliono.
Sono stanca delle resurrezioni senza fine delle carriere degli stupratori e degli sfruttatori della prostituzione – registi, leader mondiali, dirigenti d'azienda, star del cinema, atleti – mentre le vite delle donne che hanno violato sono per sempre distrutte spesso obbligate a vivere in esilio dagli affetti e dalla società.
Sono stanca della passività degli uomini buoni. Dove diavolo siete? Vivete con noi, fate l'amore con noi, siete nostri padri, nostri amici, siete nostri fratelli, generati, amati e per sempre sostenuti da noi, quindi perchè non vi sollevate insieme a noi? Perchè non puntate dritti al centro della follia che ci sta violentando ed umiliando?
Sono stanca di essere anno dopo anno stanca degli stupri.
E di pensare allo stupro ogni giorno della mia vita da quando avevo 5 anni.
E di sentirmi male dallo stupro, e depressa dallo stupro e arrabbiata dallo stupro.
E di leggere nella mia follemente piena casella posta di orribili storie di stupro ad ogni ora di ogni singolo giorno.
Sono stanca di essere educata nei confronti dello stupro. E' passato troppo tempo, siamo state troppo a lungo incomprese.
Noi abbiamo bisogno di occupare con lo stupro ogni scuola, parco, radio, rete televisiva, casa, ufficio, fabbrica, campo profughi, base militare, camera osucra, nightclub, vicolo, aula di tribunale, ufficio delle nazioni unite.
Noi abbiamo bisogno che la gente provi davvero ad immaginare, una volta per tutte, cosa si prova ad avere il proprio corpo invaso, la propria mente schiacchiata, la propria anima strappata.
Noi abbiamo bisogno che la nostra rabbia e la nostra compassione ci unisca perchè possiamo cambiare il sistema globale dello stupro.
Nel pianeta ci sono approssimativamente un miliardo di donne che sono state violate.
UN MILIARDO DI DONNE.
Il tempo è adesso. Preparatevi per l'insurrezione.
Inizia oggi, fino all'apice del 14 febbraio 2013 quando un miliardo di donne si solleveranno per chiedere la fine dello stupro.
Perchè noi siamo stanche.










 Dove si balla in Italia (aggiornamenti qui):

ACQUASPARTA (TR): Piazza Federico Cesi
ALESSANDRIA: Via Vinzaglio, 59 ore 18.00
ANCONA:
ARZANO (NA):
BARI:
BAUCINA (PA): Piazza Garibaldi
BOLOGNA: Piazza San Francesco ore 17.00
BRESCIA: Piazza della Loggia
CAGLIARI:
CALTANISSETTA:
CATANIA: Piazza Currò ore 20.00
CERVETERI: Piazza Risorgimento ore 16.00
CUNEO: Largo Audifreddi ore 16.00
FERRARA: Piazza Trento e Trieste ore 17.00
FIRENZE: Piazza della Repubblica
GENOVA: Piazza de Ferrari ore 17.00
IMOLA:
JESI: Piazza della Repubblica ore 19.00
LANUSEI:
LECCO:
LODI: Giardini del Passeggio Piazza Zaninelli (Calicantus caffè) ore 18.00
LUCCA:
MASSA: Piazza Aranci ore 18.00
MASSA LOMBARDA (RA): Piazza Matteotti 1 ore 16.30
MILANO: Galleria Vittorio Emanuele ore 18.00
MODENA: Piazza Grande ore 18.00
ORVIETO:
NAPOLI: Piazza Plebiscito ore 16.00
NAPOLI: Galleria Umberto I ore 16.45
PADOVA:
PAESTUM:
PALERMO: Piazza Verdi ore 16.00
PALERMO: Viale delle scienze edificio 1 ore
PARMA: Piazzale della Pace ore 17.00-19.00
PERUGIA: Piazza 4 novembre
PESCARA: Piazza Salotto ore 17.30
PISTOIA: Piazza della Sala ore 19.30
PORDENONE: Piazza XX settembre ore 12.00
POTENZA:
RAVENNA:
REGGIO EMILIA: Piazza Prampolini ore 18.30
RIMINI:
ROMA: Casa Internazionale delle donne ore 18.30
ROMA: Piazza del Popolo
ROVERETO:
SAN PAOLO (BS): Piazza Aldo Moro
SARTEANO (SIENA): Piazza 24 giugno ore 14.15
SASSARI:
SCHIO: Piazzetta Garibaldi ore 18.00
SIRACUSA:
TARANTO:
TORINO: Piazza Castello ore 19.00
TRENTO:
TRIESTE: Piazza Unità d'Italia ore 18.00
UDINE: Piazza Libertà ore 18.00
VIBO VALENTIA:
VILLAFRANCA TIRRENA (ME):
VITERBO: Corso Italia 71
VERONA:
VIAREGGIO:

 Fonte ;http://www.onebillionrising.org/


  

mercoledì 23 gennaio 2013

Si celebra il primo matrimonio transessuale in Israele

Per la prima volta è stato celebrato in Israele un matrimonio con moglie transessuale. Erez, nato in una famiglia religiosa tradizionale, è diventata Arizona e gestisce un salone di bellezza a Tel Aviv.


Ci fu un'altra pietra miliare sulla strada per la parità: in Israele si è tenuto il primo matrimonio pubblico tra una donna transessuale e un uomo nella storia del paese. La bionda bellezza Arizona Chen e suo marito, la cui identità non è stata rilasciata, sono stati applauditi da celebrità israeliani, amici e familiari.

Il processo per diventare Arizona stato lungo e difficile sia psicologicamente che fisicamente, con trattamenti ormonali, protesi mammarie, e interventi chirurgici multipli. Chen ha rivelato di aver incontrato alcuni uomini che hanno dichiarato di amare la sua 'anima e corpo', tanti inviti a prendere un caffè in un bar, perché non volevano farsi vedere in pubblico con una transessuale

Suo marito, che preferisce discrezione, sposato e padre di tre figli dalla sua precedente relazione. Ora che il suo sogno si è avverato, Chen non ha esitato a esaltare il valore del marito. «Ogni uomo che ama i transessuali avrebbe voluto essere al suo posto, ma non tutti hanno il coraggio di farlo, e dire 'io'. Tanto di cappello per lui. '

La cerimonia è stata officiata dalla celebrità televisiva Avri Gilad, con la partecipazione di altre celebrità, tra cui il cantante Arik Sinai che ha cantato per la coppia. Inoltre, il collegamento è stato trasmesso in televisione.



Fonte:http://www.ociogay.com/2013/01/21/se-celebra-la-primera-boda-transexual-publica-de-israel/

martedì 19 aprile 2011

Bologna: parte il progetto Petra. Destinerà 10 alloggi a madri straniere sole con bambini.


Il progetto si occuperà di accoglienza di transizione, per indirizzare soggetti difficili all’integrazione sociale. Le associazioni locali già attive usufruiranno di un finanziamento del Fondo Europeo per i Rifugiati.

Dieci alloggi per 11 madri straniere con bambini, ma prive di un compagno o di una famiglia e titolari di protezione internazionale (rifugiate, protezione umanitaria o sussidiaria). Sono quelli messi a disposizione dal progetto Petra, Percorsi in transizione verso l’autonomia, dell’associazione Xenia. Tante le associazioni coinvolte nel progetto che punta al potenziamento degli alloggi di transizione, preposti per le categorie deboli a rischio di esclusione sociale. Gli alloggi sono stati messi a disposizione dal Comune di Bologna e il progetto ha ottenuto un finanziamento iniziale del Fondo europeo per i rifugiati. “Pensiamo che la disponibilità di un alloggio non sia un fine sociale – spiega Maria Adele Mimmi, Settore politiche abitative del Comune di Bologna – ma un mezzo per poter raggiungere un’integrazione sociale”.

Per la realizzazione del progetto, è stata costituita una rete territoriale di contatti che fa appello alla rete di servizi già esistente e operante, composta dal Comune di Bologna e dai soggetti responsabili e gestori delle comunità di accoglienza (Asp Irides, Asp Poveri Vergognosi, Associazione Mondo Donna). “Il progetto è stato suddiviso in due fasi – spiega Giancarlo Puliti, Istituzione per l’inclusione sociale – una prima in cui si individuano le beneficiarie, si allestiscono e si assegnano gli alloggi di transizione e una seconda in cui si attiva un percorso formativo di accesso alla casa, incentrato sui diritti e le regole per un corretto utilizzo degli alloggi, di promozione di rapporti di vicinato e di reti di mutuo-aiuto”.
Il concetto della rotazione va di pari passo con quello di co-abitazione. “Pensiamo che sia più costruttivo che queste persone stiano insieme in casa, e non da sole – continua Mimmi – Abbiamo riscontrato che soggetti difficili che abitano in uno dei nostri monolocali, quindi da soli, tendono ad affezionarsi all’appartamento, arrivando a considerarlo di loro proprietà. Il distaccamento poi diventa traumatico: una madre moldava che stiamo ospitando appena ha saputo dell’imminente cambio di residenza che doveva fare, ha dichiarato di non volersi allontanare dalla palazzina in cui si trovava perché lì ha trovato una coppia di anziani che considera i nonni della sua bambina”. La responsabile del Comune aggiunge anche che “a Bologna il 51% delle case è abitato da singoli soggetti, questo mette in luce un altro problema, quello della solitudine: non tutti vogliono vivere da soli”. Dello stesso parere sono anche Asp Irides e Ceis, associazioni impegnate nella tutela di minori stranieri non accompagnati. “Ospitiamo 6 ragazzi nei nostri appartamenti – spiega Padre Mengoli, direttore del Ceis Bologna – due ragazzi marocchini, uno albanese e uno afgano stanno nelle nostre stanze dall’inizio del 2009. Hanno tutti dai 19 ai 21 anni e lavorano tutti”.
A sostenere l’iniziativa ci sono anche le associazioni Mondo Donna e il Movimento identità transessuale (Mit). “Le nostre strutture – dichiara Loretta Michelini, Mondo Donna – si occupano di donne in situazione di disagio socio-economico, lavorativo e psico-sociale, in particolare rivolte a donne immigrate. Forniamo un percorso formativo che le porti ad ambientarsi in un Paese che non è il loro, insegnando loro la lingua e inserendole nel mondo del lavoro”. Un problema che evidenzia anche il Mit: “Abbiamo avuto dal Comune la disponibilità di 3 mini alloggi – spiega Egisto Porpora, Mit – Bologna si è dimostrata una delle poche città italiane che sostengono e tutelano la comunità transessuale, già ad alto rischio di vulnerabilità. Gli alloggi danno un appoggio materiale a persone transessuali che perdono il lavoro, vengono discriminate o hanno problemi di salute”.
Il progetto Petra è sostenuto anche dall’Associazione Volontari Carcere, che ne evidenzia gli aspetti più positivi: “Per i detenuti l’iniziativa degli alloggi di transizione ha una duplice utilità perché permette di ottenere spazi ricreativi di cui in carcere non si dispone, e allo stesso tempo può assicurare un reinserimento in società non traumatico del detenuto – spiega Maria Luisa Casini, dell’associazione – Le persone che escono da un carcere hanno difficoltà a trovare lavoro e vengono spesso discriminate. Gli alloggi di transizione permettono di avere una base solida con cui assicurarsi un futuro”.

Fonte:http://www.iltamburo.it/notiziario/da-bologna/bologna-parte-il-progetto-petra-destinera-10-alloggi-a-madri-straniere-sole-con-bambini/